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1989, n. 1078 sia oggetto di ricorso, d'altra parte avrebbe fondato la decisione di annullamento degli atti impugnati proprio sulla carenza di potere

della Giunta municipale.

La priorità logica dell'esame di tale motivo di appello è da ricercarsi nel fatto che esso, in sostanza, sembra riproporre l'eccezione di inammissibilità

del ricorso originario, avanzata dall'ente appellante proprio per la mancata Impugnazione della già ricordata delibera di Giunta municipale n.

1078/89.

Ad avviso del Collegio il motivo non è fondato.

I.1. Esso nasce da una erronea interpretazione della decisione impugnata, dal momento che questa non afferma che il vizio che inficia il decreto di

occupazione temporanea (e il successivo avviso di occupazione) dipende dalla carenza di potere della Giunta municipale all'atto dell'adozione della

delibera n. 1078/89. In realtà, i primi giudici correttamente hanno affermato l'autonomia del decreto di occupazione temporanea (e del successivo

avviso di occupazione) rispetto alla delibera di Giunta municipale più volte richiamata, limitandosi peraltro a sottolineare che la carenza di potere

del sindaco (la cui delibera consiliare di nomina era stata annullata dal TAR Friuli Venezia Giulia) spiegava effetti anche nei confronti dell'impugnato

decreto di occupazione temporanea (e non solo della citata delibera di Giunta municipale).

Del resto, proprio l'esame della delibera di Giunta municipale n. 1078/89 e dei suoi rapporti con gli atti impugnati evidenzia la correttezza della

censurata sentenza.

I.2. Giova al riguardo ricordare che la sezione con sentenza interlocutoria n. 241 del 28 gennaio ­ 11 marzo 1997 dispose proprio il deposito, poi

avvenuto il 6.5.1997, della più volte ricordata delibera n. 1078/89.

Come si ricava agevolmente dalla sua epigrafe, essa ha ad oggetto: "Legge Regionale 22/85 ­ Opere di viabilità della città di Pordenone ­

consegna delle opere ­ Stralcio di alcuni lavori" e riguarda in particolare l'approvazione di un'elencazione di lavori, la cui esecuzione era da differirsi

nelle more del perfezionamento degli atti di competenza regionale, necessari per la copertura finanziaria dei lavori stessi. Di detti lavori si

disponeva la immediata consegna alle imprese esecutrici pei rispettare gli impegni contrattuali già assunti, nell'intesa che, previa apposizione di

apposita clausola contrattuale, l'inizio dei lavori era subordinato ad una autorizzazione comunale che sarebbe intervenuta dopo l'approvazione dei

finanziamenti regionali. Il contenuto di tale delibera che ha un valore in parte ricognitivo, in parte organizzatorio ­ finanziario, di carattere interno,

oltre a non possedere i requisiti della immediata e diretta lesività della posizione giuridica della ricorrente {Cojazzi Elda} (il che esclude la

fondatezza anche dell'eccezione di inammissibilità del ricorso originario proposta dal Comune di Pordenone), dimostra che esso non può neppure

considerarsi quale atto presupposto in modo diretto ed immediato dei provvedimenti impugnati in primo grado (decreto di occupazione temporanea

e avviso di occupazione).

Il decreto di occupazione n. 9/S ­ LL.PP. prot. 26784 del 18.5.1989 ed il successivo avviso di occupazione temporanea del 16.6.1989 a firma del

procuratore dell'Impresa concessionaria dei lavori, sono, in realtà, la conseguenza della necessità di dare attuazione ai provvedimenti di

approvazione del progetto dei lavori e cioè alle delibere del Consiglio comunale n. 167 del 28.4.1986, della Giunta municipale n. 3134 del

9.12.1986 e del Consiglio comunale n. 719 del 29.12.1986, con le quali risulta proprio approvato il progetto esecutivo dei lavori di sistemazione di

via Grigoletti.

Nessun rapporto di conseguenzialità diretta ed immediata vi è, invece, tra gli atti impugnati e la delibera della Giunta municipale n. 1078/89, per

effetto della quale i lavori stessi sono stati consegnati all'impresa concessionaria, incaricata di realizzarli.

I.3. Appare dunque di tutta evidenza l'infondatezza della censura mossa dall'appellante, atteso che il vizio di carenza di potere, sollevato in primo

grado e ritenuto fondato dai primi giudici, riguarda solo il decreto di occupazione temporanea emesso dal Sindaco di Pordenone.

Il. Passando dunque all'esame del primo motivo d'appello, deve ricordarsi che con esso il Comune di Pordenone lamenta che, nel caso di specie, il

TAR avrebbe erroneamente ritenuto non applicabile la teoria del c.d. funzionario di fatto , che doveva, invece, trovare ingresso in omaggio ai principi

di continuità dell'azione amministrativa e di conservazione degli atti amministrativi. A completamento del motivo l'appellante ha dedotto che, dopo

l'annullamento delle delibere consiliari di nomina del Sindaco e della Giunta municipale, la nuova Giunta ed il nuovo Sindaco avrebbero dato

ulteriore impulso alla procedura ablativa iniziata dai loro predecessori, realizzando così una ratifica (implicita) degli atti compiuti, tra cui andrebbero

annoverati quelli oggetto d'impugnazione.

Osserva il Collegio che anche tale motivo è infondato.

II.1.1. È pacifico in punto di fatto che il decreto di occupazione n. 9/S ­ LL.PP. prot. 26784 del 18.5.1989 è stato emanato dal Sindaco di Pordenone,

la cui nomina è stata annullata dal TAR Friuli ­ Venezia Giulia con sentenza 24 giugno 1989, n. 226. È, altresì, pacifico che il ricorso giurisdizionale

avversoil4ecret li.. occupazione temporanea (ed il consequenziale avviso di occupazione) è stato notificato il 4.8.1989 ed è incentrato tra l'altro

proprio sul vizio di carenza di potere del Sindaco (e della Giunta municipale) per l'intervenuto annullamento delle delibere consiliari che ne avevano

disposto la nomina.

II.1.2. Fatte tale premesse non sembra che possa essere applicata al caso di specie l'invocata teoria del funzionario di fatto.

In essa, notoriamente, si fanno rientrare per antica tradizione svariate fattispecie, il cui unico tratto comune è rappresentato dall'esercizio di funzioni

pubbliche da parte di un organo o di un soggetto in mancanza di una regolare investitura. Il fenomeno, che però trova vita solo allorquando si tratti

di esercizio di funzioni essenziali e/o indifferibili, che per loro natura riguardino i terzi con efficacia immediata e diretta (C.d.S., sez. V, 15.12.1962,

n. 1160; A.P. 22.5.1993, n. 6), pone problemi circa la validità degli atti (amministrativi) posti in essere medio tempore dal funzionario e formalmente

imputati all'ente.

La teoria che riconosce legittimi gli atti compiuti dal funzionario di fatto si fonda sull'esigenza di garantire i diritti dei terzi che vengono a contatto col

funzionario medesimo e si sostanzia dunque nella tutela della buona fede del privato; ed in questa prospettiva gli effetti presi in considerazione

dalla teoria in esame sono solo quelli favorevoli al privato (Cons. Giust. Reg. Sic. 24.3.1960, n. 170; C.d.S., sez. V, 15.12.1962, n. 1160; sez. IV,

13.4.1949, n. 145).

È stato anche affermato che la teoria del c.d. funzionario di fatto si fonda sul principio di continuità dell'azione amministrativa.

II.1.3. Orbene il problema che viene all'esame del collegio è quello di stabilire la validità degli atti posti in essere dal Sindaco del Comune di

Pordenone, la cui nomina è stata annullata giurisdizionalmente, tendendo conto che proprio tale intervenuto annullamento giurisdizionale, cui

consegue evidentemente la carenza di potere dell'organo, è stato motivo esplicito del ricorso.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Amministrativo tenute dalla Prof. ssa Annalisa Giusti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 853 emessa dal Consiglio di Stato nel 1999 relativamente alla validità dei provvedimenti emessi dal c.d. funzionario di fatto. Parole chiave: investitura, buona fede del terzo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Giusti Annalisa.

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