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maggio 2009 R.Santacroce 9

Bollettino situazione pluvio-niveometrica prevista tra il 4-10 e il 7-10-2004 della Regione

Piemonte che mostra la suddivisione della regione in 11 diverse “aree di allertamento”

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Soglie pluviometriche

livelli di pioggia dai quali dipende l’attivazione delle fasi di

preallarme e di allarme dei piani di emergenza.

minimizzare falsi allarmi e mancati allarmi

La scelta delle soglie si basa sull’analisi di eventi storici per i quali

si disponga dei dati pluviometrici e della descrizione degli effetti

(alluvioni, frane) da queste prodotti sul territorio.

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VALUTAZIONE E MITIGAZIONE DELLA

PERICOLOSITA’ CONNESSA A MOVIMENTI FRANOSI

Le frane sono fenomeni molto diffusi e capaci di arrecare danni ingenti,

provocando spesso la perdita di vite umane.

Tuttavia, nella maggioranza dei casi…

le aree predisposte al fenomeno possono essere

riconosciute con indagini relativamente semplici

(ZONAZIONE)

i versanti pericolosi possono essere stabilizzati

(o non usati in maniera inadeguata)

(MITIGAZIONE)

sistemi di monitoraggio e di allarme possono

essere messi in funzione per minimizzare il rischio

(MONITORAGGIO & PREVISIONE)

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Zonazione della Pericolosita’

in tutti gli esempi discussi e prima che l’evento si verificasse, erano presenti

condizioni chiaramente indicative della possibilita’ che esso si verificasse

L’indagine geologica avrebbe rivelato la presenza dello strato di argilla veloce

nel substrato di Turnagain Heights, e ben si conosceva la elevata pericolosita’

sismica dell’area.

L’area devastata dalla valanga di detrito e dalle colate di fango del Nevados

de Huascaran era coperta da detriti e depositi lasciati da molti eventi franosi

piu’ vecchi e non doveva sussistere dubbio alcuno sulla predisposizione

dell’area a tali fenomeni pericolosi.

Le colate di fango che accompagnarono le eruzioni del St. Helens nel 1980 e

del Nevado del Ruiz nel 1985 rientravano sicuramente nei fenomeni attesi e la

loro possibile estensione areale era stata prevista correttamente nelle carte di

pericolosita’ predisposte dai vulcanologi.

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I minatori di Elm, in Svizzera, erano ben consapevoli del fatto che lo

scalzamento alla base avrebbe potuto causare il crollo della parete della

montagna, ma non erano stati allertati sulla possibilità che il fenomeno

evolvesse in maniera così distruttiva come in effetti poi avvenne..

Piena consapevolezza della frana in movimento c’era nel caso della frana del

Vajont: abbiamo visto come si cercasse di governare la quantità di acqua

presente nell’invaso proprio in relazione alla dinamica del movimento franoso.

E abbiamo visto come, probabilmente, fu proprio l’errata regimazione del

livello dell’acqua a indurre l’accelerazione catastrofica alla frana.

Per le colate di fango del 1998 a Sarno, il fenomeno era noto certamente fin da

tempi precedenti il regno borbonico. Almeno 40 diversi episodi di scorrimento

di colate di fango e detrito sono documentati essere avvenuti nell’area di Sarno

negli ultimi 200 anni. E nel passato si evitava accuratamente di costruire sui

conoidi attivi (che si stanno cioe’ formando a seguito dell’accumulo dei

depositi lasciati da colate di fango e di detrito) come invece e’ stato fatto a

partire dagli anni ‘50.

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sulla base dei depositi,

sulla geologia e geomorfologia dell’area,

sulle notizie ricavabili dalle cronache

storiche

è possibile rilevare

“carte della franosità”

e altre carte “tematiche” (inventario del dissesto; litologia del

substrato, morfologia dei versanti, acclivita’, coperture, ecc)

Esse sono la base su cui costruire le

“carte della pericolosità”

connessa ai fenomeni franosi.

interpretazione dello stato di natura, descritto e rappresentato nelle tante e

diverse carte tematiche, che ha lo scopo di suddividere il territorio in

aree con analoga probabilità di accadimento

di fenomeni franosi

.

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….ma per la valutazione della

Pericolosità

=

probabilità che una frana di determinate natura, velocita’ e ,

dimensioni si verifichi in un’area entro un dato intervallo di tempo

sono necessarie informazioni sulla ricorrenza spazio-temporale

dei fenomeni franosi e sulle cause del loro innesco non sempre

reperibili e mai omogenee per aree significativamente estese.

si tende quindi a una zonazione del territorio in classi di

“propensione” al fenomeno franoso

senza considerare il tempo di ritorno degli eventi.

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media

pendenza Fattore di forma del bacino

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esempio di carta tematica (carta delle pendenze - o dell’acclivita’ – della Valle del Clanio (Campania

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In situazioni omogenee dal punto di vista del terreno e dei

fenomeni considerati (in questo caso colate di detrito), sono

possibili relazioni empiriche tra distanza percorsa dalla frana e

altezza del distacco.

Il caso considerato e’ quello dei rilievi calcarei a Nord e Nord Est

del Vesuvio.

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie per l'ambiente (Facoltà di Agraria, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di scienze della terra e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Santacroce Roberto.

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