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Il dispositivo d'incostituzionalità della decisione del 28 maggio 2010

presenta un notevole interesse per la sua inedita portata:

- dichiarazione d'incostituzionalità di tutte le norme denunciate (non conformità totale);

- determinazione dell'effetto sul piano temporale di tale dichiarazione;

- ordine di pubblicazione e notificazione della decisione.

L'attenzione è attratta dal dispositivo di incostituzionalità differita, previsto

dall'art.62 comma 2 della Costituzione francese, che rinvia, per quanto riguarda quelli che

sono gli effetti temporali della decisione, all'apposito punto della motivazione.

Il Consiglio Costituzionale, richiamando esplicitamente la valenza abrogativa della sua

dichiarazione d'incostituzionalità, rileva come la disparità di trattamento presente nelle

norme abrogate dalla sua propria decisione sia suscettibile di essere aggravata dalla

reviviscenza delle norme previgenti in quanto, per taluni profili, ancor più sofferenti di

quell'effetto discriminatorio non soddisfacentemente rimosso dalle norme dichiarate

incostituzionali.

Da qui la determinazione del rinvio dell'effetto abrogativo ad una data posteriore,

individuata al 1° gennaio 2011 (7 mesi di rinvio), al fine di permettere al legislatore di

intervenire con una disciplina idonea ad ovviare alle incostituzionalità dichiarate,

impedendo la reviviscenza delle norme pregresse.

Differenza con la Corte Costituzionale italiana:

1) Nota come additiva di principi invece che di regole, la nostra Corte resta priva della

possibilità di stabilire un termine fisso per l'intervento legislativo, anche se è vero che,

dinnanzi alla pervivace inerzia del legislatore, essa potrebbe ritornare sui suoi passi e

rendere più incisiva la sua decisione attraverso un'addizione di regole cogenti.

2) Diversa attitudine dei giudici e del giudice a quo in particolare, al quale, nel nostro

ordinamento, non è precluso di giovarsi comunque della decisione della Corte, se a ciò si

sente autorizzato dalla possibilità di utilizzare per la soluzione del caso in via analogica,

altre previsioni ordinamentali (indipendentemente da quanto e da cosa sarà stabilito dal

legislatore).

In Francia – lo apprendiamo dalla decisione del Consiglio Costituzionale – ai giudici

può essere invece imposto di attendere l' intervento del legislatore. Questa

impostazione è molto efficace in quanto sorretta dal art.62 comma 3 cost., dal quale

risulta che le decisioni del Consiglio Costituzionale siano obbligatorie anche per tutte

le autorità giurisdizionali.

Conseguenze :

Un infortunio di rilevanti dimensioni sembra aver colpito lo stesso meccanismo della question

prioritaire. Proprio la specifica fisionomia della questione porta la Cassazione (decisione 16

denunciando che il divieto di non

aprile 2010) a ricorrere alla corte del Lussenburgo,

utilizzare la pregiudiziale comunitaria in anticipo rispetto alla proposizione di una

questione di costituzionalità finirebbe per precluderne anche un impiego

successivo, e ciò in forza dell'art.62 cost. che dichiara le decisioni del Consiglio

Costituzionale insuscettibili di qualsiasi gravame.

Nella fattispecie il giudice delle libertà e della detenzione del Tribunale di Grande Istanza di

Lille ha opinato per la probabile invalidità di una norma del codice di procedura penale francese

limitativa della libertà di circolazione garantita dall'art 67 del Trattato di Lisbona, laddove –

questa la chiave della vicenda – una tale collisione con il diritto comunitario si prestava ad essere

configurata anche come una questione di costituzionalità, precisamente per la violazione dell'art

88-1 della Cost. francese, che costituisce il titolo della partecipazione della Francia all'Unione

Europea, impegnandola nel contempo ad assumerne e rispettarne tutte le derivanti obbligazioni.

La questione non poteva che essere avviata dal Consiglio Costituzionale ma

la Cassazione, tra l'altro invocando la procedure d'urgenza in sede

comunitaria (vuoi per i 3 mesi per esercitare il suo ruolo di filtraggio, vuoi

perché si riferiva ad una persona detenuta), l'ha bloccata, formulando la

questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia.

Il focus della questione è sull'accertamento dell'effettiva idoneità del

giudicato costituzionale a precludere un rinvio pregiudiziale.

Inoltre, la preclusione viene estremizzata dal fatto che il Consiglio Costituzionale

francese ha il diritto a dire l'ultima parola.

Premesso che il problema sollevato dalla Cassazione non potrebbe dirsi risolto,

se il Consiglio Costituzionale accettasse di farsi promotore esso stesso di questioni

pregiudiziali, diversamente da quanto finora avvenuto, dal momento che non pare che il

Trattato possa consentire limitazioni o monopoli circa l'uso della questione pregiudiziale,

il punto è che, il Consiglio Costituzionale, fino ad oggi, non sembra aver voluto

allontanarsi da una giurisprudenza orientata a non riconoscere a se stesso la competenza a

verificare in via generale la compatibilità di una norma di legge interna con una

convenzione internazionale, ne al diritto comunitario.

Da qui ne deriverebbe l' impossibilità dell'esito temuto dalla Cassazione, ma varrebbe la

risposta che il Consiglio ha ritenuto di dare con l' occasione della decisione n° 2010-605

DC del 12 maggio 2010. Il consiglio stimolato, da una provocatoria, saisine

complementaire, formulata con esplicito riferimento alla decisione della Cassazione del 16

aprile 2010, il Consiglio ha ribadito, il suo pensiero intorno al rapporto tra controllo di

costituzionalità e controllo di convenzionalità (riservato in Francia a tutti i giudici comuni)

Secondo il Consiglio, poiché la questione della compatibilità di una norma legislativa

● vuoi con gli impegni internazionali, vuoi con quelli comunitari, non sarebbe

suscettibile d' essere configurata in Francia come una questione di costituzionalità, la

distanza tra i piani dei due controlli rimarrebbe incommensurabile. Di conseguenza,

il giudicato costituzionale non precluderebbe la possibilità che i giudici comuni

attribuiscano prevalente efficacia ad una norma desumibile da un trattato rispetto ad

una norma interna, la quale, pure, abbia superato indenne il controllo di

costituzionalità. E' evidente l' intento rassicurare la Corte di Giustizia sulla

sostanziale assenza di ostacoli sul primato del diritto comunitario.

Nello specifico il Consiglio considera, innanzi tutto,come la risoluzione di una questione

● di costituzionalità sia connotata da tempi procedurali rapidi, non impedendo, d'altro canto,

che il giudice proceda ugualmente quando ciò sia imposto da termini legislativi o ragioni

di urgenza, potendo egli, in ogni caso, al fine di preservare l' efficacia di sue future

decisioni, adottare i provvedimenti conservativi necessari (compresa la sospensione delle

limitazioni legislative dei diritti reputate incompatibili con il diritto comunitario) .

Elemento di fondamentale importanza, è che, in questa linea di valorizzazione dei poteri

istruttori e cautelari del giudice, il Consiglio perviene addirittura ad affermare

esplicitamente la salvezza della facoltà o dell'obbligo dei giudici nazionali, cosi come

previsto dal Trattato, di proporre una questione pregiudiziale, ancorché abbiano sollevato

una questione di costituzionalità.

Se dunque il timore era quello che un meccanismo, introdotto dalla revisione

costituzionale del 2008 per meglio tutelare i diritti e le libertà fondamentali

costituzionalmente garantiti, potesse paradossalmente affievolire la tutela offerta

dall'Unione Europea (specie dopo la messa in vigore della Carta dei diritti Fondamentali),

il Consiglio sembra aver persuasivamente chiarito come siffatto meccanismo non abbia la

vocazione ad attuarsi a scapito della massima espansione della protezione di tali diritti e

libertà fondamentali.

La pronuncia della Corte di Giustizia nel caso Melki

Il 22 giugno 2010, la Grande Camera della Corte di giustizia dell'UE, si è

pronunciata sul rinvio pregiudiziale sollevato il 16 aprile dalla Corte di Cassazione

con il quale la suprema magistratura domandava ai giudici dell'UE

francese,

di valutare la compatibilità del nuovo sistema di controllo costituzionale

delle leggi con i principi del diritto UE. è intervenuta in seguito ad

La decisione della CGE nel caso Melki, peraltro

una forte presa di posizione del Consiglio Costituzionale, il quale, il 12 maggio,

nel contesto di un giudizio di costituzionalità a priori, ha colto l' occasione per

replicare agli argomenti della cassazione e offrire un' interpretazione alternativa

delle modalità di funzionamento della questione prioritaria di costituzionalità.

Il 29 giugno la settimana successiva alla sentenza della CGE, la Cassazione ha

tratto le proprie conclusioni dalla pronuncia dei giudici europei comunicando la sua

decisione definitiva sulla domanda pregiudiziale costituzionale originariamente sollevata

dal Tribunale di grande istanza di Lille.

Queste tre corti dell'ordinamento costituzionale europeo si sono pronunciate in

relazione alla “legittimità comunitaria”di una norma statale “che instaura un

procedimento incidentale di controllo di costituzionalità delle leggi nazionali,

imponendo alle giurisdizioni di tale stato membro di pronunciarsi in via prioritaria

sulla trasmissione, alla giurisdizione nazionale, incaricata di effettuare il controllo di

costituzionalità delle leggi, di una questione relativa alla conformità di una

disposizione del diritto interno con la costituzione, laddove è in causa la contrarietà di

questo con il Diritto dell'UE

Ad innescare tale acceso dialogo multilivello è stata infatti Loi organique

n° 2009-1523 che nel dare attuazione al nuovo Art. 61-1 Cost. , sul controllo di

costituzionalità a posteriori, aveva recentemente introdotto nuove disposizioni (Art. 23-

2 e 23-5)

Secondo Cassazione dette previsioni evidenziavano un potenziale contrasto con

l' art. 267 Trattato sul Funzionamento dell'UE, il quale stabilisce la facoltà o per

i giudici nazionali di ultimo grado, l'obbligo, di adire la CGE in caso di dubbio

sull'interpretazione o della validità del diritto dell'UE.

La legge organica - imponendo ai giudici comuni di valutare in via prioritaria le

eventuali questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle parti, senza disporre alcuna

deroga per il diritto dell'UE - avrebbe ad essi impedito di adire ex ante la CGE in via

pregiudiziale e di valutare preventivamente la compatibilità di una norma interna con il diritto

dell'UE. Inoltre, poiché l'art.62 Cost. stabilisce che le decisioni del Consiglio Costituzionale,

non sono suscettibili di alcun ricorso e si impongono a tutte le autorità amministrative e

giurisdizionali.

Nell'eventualità in cui il Consiglio si fosse pronunciato, nel giudizio di costituzionalità a

posteriori, sulla conformità della disposizione nazionale impugnata anche non il diritto

dell'UE – il rispetto del quale ,ex art.88-1 Cost. costituisce un esigenza di valore costituzionale –

ne sarebbe derivata una impossibilità per i giudici comuni di adire ex post la CGE.

Risposta del Consiglio Costituzionale

Il Consiglio Costituzionale nella sua decisione, ha respinto tale interpretazione. Esso

ha dapprima affermato non essere suo compito verificare, anche in un giudizio di

costituzionalità a posteriori, la compatibilità di una disposizione legislativa con gli

obblighi internazionali ed europei della Francia. Ribadendo la validità del principio

risalente alla sentenza IVG (decisione 74-54 DC) ai sensi della quale, nonostante l'

art. 55 Cost., i trattati internazionali non possono costituire parametro di

costituzionalità.

La legge organica, nello stabilire la priorità di controllo di costituzionalità, non

ostacola i giudici comuni dall'esercitare il controllo di convenzionalità.

Perché una decisione di costituzionalità di una norma interna da parte del Consiglio non

avrebbe l'effetto di impedire ai giudici comuni di dichiararne successivamente la non

conformità al diritto sovranazionale.

Sia prima che durante il giudizio di costituzionalità, rimarebbe comunque aperta ai

giudici comuni la possibilità di sospendere immediatamente tutti gli effetti della legge

incompatibile con il diritto dell'UE e sollevare rinvio pregiudiziale alla CGE.

Il Consiglio ha fornito una sorta di interpretatio abrogans delle disposizioni

contestate, cercando di anticipare nei tempi una possibile decisione avversa

della CGE .


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Giustizia Costituzionale Comparata, tenute dalla Prof. ssa Vittoria Barsotti nell'anno accademico 2011.
Il documento spiega il controllo di convenzionalità francese mettendo a confronto la Cour de Cassation e il Conseil Costitutionnel. In seguito vengono riportati alcuni casi come il caso Melki.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Giustizia Costituzionale Comparata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Barsotti Vittoria.

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