Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

2

Parte III - Lezione III - pag.

III.1. Una semplificazione preliminare

La Lezione II si è conclusa con un aggiornamento del modello macroeconomico

che, tuttavia, resta ‘aperto’ in quanto lascia esogene due variabili: l’adeguamento delle

scorte transattive di moneta (A) e il tasso d’interesse (r). Ciò significa che occorre

predeterminarle arbitrariamente entrambe (assegnare loro valori a scelta) per consentire

al modello di determinare le sei variabili endogene in esso coinvolte: il reddito

nazionale , la domanda finale (D), il consumo (C), l’investimento , l’emissione di

(

Y ) ( I )

capitale nuovo ( K ) , il risparmio . La procedura è rappresentabile con lo schema

( S )

n

seguente: MODELLO

⇒ ⇒

A

, r Y , D , C , I , K , S

n

esogene APERTO endogene

La ‘potenza’ di un modello è ‘inversamente proporzionale’ al suo ‘grado di

apertura’, cioè al numero delle esogene in esso presenti. In altre parole, un modello (la

teoria da esso formalizza) è tanto più ‘compiuto’ quanto minore è il suo bisogno di

essere ‘soccorso dall’esterno’ con la predeterminazione di una parte delle variabili. Il

‘massimo della potenza’ è raggiunto dai modelli ‘chiusi’ (autosufficienti), cioè

totalmente privi di esogene. Tali modelli sono detti ‘di equilibrio generale’ in

contrapposizione a quelli aperti che sono invece detti ‘di equilibrio parziale’ o ‘locale’.

Lo scopo della presente Lezione è di endogenizzare le variabili A e r, cioè

sviluppare teorie che consentano di ‘chiudere’ il modello aggiungendo equazioni in

grado di spiegare tali variabili in termini di altre già spiegate.

III.2. La domanda transattiva di moneta

La presente sezione è dedicata alla introduzione di una nuova variabile: la

domanda transattiva di moneta. Avendo annunciato di voler chiudere il modello

(spiegandole due sole esogene rimaste) l’introduzione di una nuova variabile può

sembrare una cattiva idea. Tuttavia così non è. Infatti, da un lato, la domanda transattiva

di moneta sarà spiegata (comandata) dal reddito nazionale e, dall’altro, potrà spiegare

(comandare) l’adeguamento delle scorte liquide delle imprese. Farà dunque da

‘cerniera’ fra il primo e il secondo. Proprio per questo il suo ingresso nel modello

consentirà di endogenizzare l’adeguamento delle scorte liquide delle imprese lasciando

esogeno il solo tasso di interesse. Un passo importante sarà, in tal modo, compiuto in

direzione della ‘chiusura’ del modello alla quale perverremo solo nel § III.8.

III.2.1. Moneta desiderata e moneta posseduta

Dalla Lezione III della Parte I sappiamo che le imprese tengono scorte liquide,

1

cioè una cassa, per superare le asincronie fra le transazioni in moneta, cioè incassi e

pagamenti.

1 Il termine ‘transazione’ è un discutibile anglicismo (da transactions) che gli economisti si

concedono per indicare qualsiasi operazione di scambio. In corretto italiano, il termine ha tutt’altro

significato. 3

Parte III - Lezione III - pag.

Ogni anno, le imprese adeguano le scorte ereditate dal precedente.

L’adeguamento è ottenuto emettendo nuovo capitale in misura diversa da quella

2 = +

necessaria per finanziare l’investimento . Lo ricorda l’equazione K I A (già

n

inclusa nel modello macroeconomico) secondo la quale il capitale nuovo è emesso in

misura pari alla somma dell’investimento e dell’adeguamento della cassa. Si

distinguono due casi:

• se l’adeguamento è positivo (le imprese desiderano più scorte transattive

di quelle che posseggono) il capitale nuovo è emesso in misura superiore

all’investimento netto;

• se l’adeguamento è negativo (le imprese vogliono meno scorte) il

3 .

capitale nuovo è emesso in misura inferiore

In realtà, l’equazione non esclude il caso in cui le imprese siano ‘contente’ delle scorte

=

=

ereditate dall’anno precedente. In tal caso e perciò K I .

A 0 n

L’adeguamento delle scorte transattive può essere endogenizzato (spiegato in

termini di variabili già presenti) aggiungendo al modello un’equazione che determina

l’adeguamento stesso per differenza fra le scorte transattive ‘desiderate’ e quelle

possedute (frutto della decisione presa l’anno precedente). Indicando le prime con L (L

t

sta per ‘liquidità desiderata’ mentre il pedice t sta per ‘transazioni’) e le seconde con M

t

(M sta per ‘moneta posseduta’ mentre il pedice t non muta significato) l’equazione

prende la forma: = −

A L M .

(III-1) t t

Nel seguito le scorte di moneta desiderate (L ) sono chiamate domanda

t

transattiva di moneta con l’avvertenza che, anche nel presente contesto, il termine

‘domanda’ è sinonimo di ‘desiderio’. E’ questa la nuova definizione annunciata

all’inizio della sezione III.1. Come si vede, la definizione è nuova sol perché chiama in

modo nuovo un concetto acquisito da tempo.

Occorre ammettere che l’ingresso dell’equazione (III-1) nel modello non

consente di fare passi avanti sulla strada della chiusura del modello: da un lato, K non è

n

più una variabile endogena ma, dall’altro, nell’equazione (III-1) compare la nuova

esogena L (M è invece un parametro perché le scorte transattive ereditate sono un

t t riusciremo davvero a ‘guadagnare un’esogena’ (ridurre

dato). Solo endogenizzando L t

di un’unità le esogene presenti). Per farlo, dobbiamo comprendere il criterio con cui le

imprese decidono la nuova dimensione delle scorte di moneta.

III.2.2. Moneta desiderata e reddito nazionale

In questa sezione spiegheremo che la domada transattiva di moneta (L ) dipende

t

dal reddito nazionale (Y). La spiegazione prende avvio dal riesame delle ragioni che

inducono un’impresa a ‘domandare’ (desiderare) scorte liquide.

Trascurando l’attività di investimento finanziata a parte con apposita emissione

di capitale (e ricordando anche l’ipotesi di immortalità delle macchine) gli incassi e i

pagamenti di un’impresa sono rappresentabili come nel Quadro III.1 (cfr. Lezione 2

2 Se non fosse per l’ipotesi di immortalità delle macchine, assunta nella Lezione II, occorrerebbe

specificare che l’emissione dev’essere diversa da quella necessaria a finanziare l’investimento netto.

3 Aumentare il capitale in misura inferiore all’investimento significa lasciar concorrere una parte

delle scorte transattive esistenti al finanziamento di quest’ultimo. 4

Parte III - Lezione III - pag.

della Parte I). I redditi (pagamenti alle famiglie) sono uguali alla differenza fra l’output

(la produzione) e gli input (il consumo intermedio). Poiché trascuriamo l’investimento,

l’output uguaglia le vendite e gli input uguagliano gli acquisti. Perciò i redditi

uguagliano la differenza fra le vendite e gli acquisti. E’ questa la ragione per cui le

uscite di cassa complessive (pagamenti ai fornitori e redditi alle famiglie) bilanciano

perfettamente le entrate (incassi dai clienti). vendite

acquisti cassa

∆=0

redditi alle famiglie

(vendite - acquisti)

Quadro III.1

Ma il bilanciamento su base annua non esclude sbilanci infrannuali, dovuti alla

differente calendarizzazione delle entrate e delle uscite. Ne fornisce un esempio il

Quadro III.2 dove le colonne seconda e quinta evidenziano calendari asincroni degli

incassi e dei pagamenti che generano i saldi di cassa mensili (talora positivi e tal’altra

negativi) indicati nella sesta colonna. evoluzione della cassa in

pagamenti

incassi (dai

mese saldi presenza di una scorta

clienti) ai fornitori alle famiglie totali iniziale di 120 euro

gennaio 200 0 50 50 150 300

febbraio 100 0 50 50 200 350

marzo 10 200 50 250 -40 110

aprile 10 0 50 50 -80 70

maggio 10 0 50 50 -120 30

giugno 90 0 50 50 -80 70

luglio 200 0 50 50 70 220

agosto 200 0 50 50 220 370

settembre 60 0 50 50 230 380

ottobre 10 200 50 250 -10 140

novembre 10 0 50 50 -50 100

dicembre 100 0 50 50 0 150

TOTALE

ANNUO 1000 400 600 1000

Quadro III.2

E’ importante comprendere le modalità di calcolo, e perciò il significato, di tali

saldi. Ciascuno è ottenuto sottraendo i pagamenti registrati fino al mese di riferimento

dagli incassi registrati nello stesso periodo. Ad esempio, il saldo di marzo è ottenuto

sottraendo i pagamenti (50+50+200) dagli incassi (200+100+10) del primo trimestre.

Così costruiti, i saldi mensili hanno il significato di ‘scoperti’ (deficienze) di cassa se

negativi, oppure di eccedenze di cassa se positivi. Il saldo di dicembre è

necessariamente nullo perché, su base annua, i flussi di cassa sono bilanciati. 5

Parte III - Lezione III - pag.

Gli scoperti infra-annuali costituiscono un serio problema in quanto riducono

l’impresa all’insolvenza. Ad essi si può porre rimedio in due modi. Il primo è di fare

ricorso temporaneo al credito. In tal caso l’impresa dovrebbe indebitarsi per 40 euro a

marzo, per altri 40 (per un totale di 80) ad aprile, per altri 40 (per un totale di 120) a

4

maggio. A giugno potrebbe rimborsare 40 euro e a luglio l’intero debituo residuo. Ma a

ottobre dovrebbe tornare a indebitarsi per 10 euro e a novembre per altri 40. Il debito di

5

50 euro, totalizzato a novembre, potrebbe essere infine rimborsato a dicembre .

6

Come si vede, la gestione degli indebitamenti è molto laboriosa . Proprio per

questo l’impresa preferisce dotarsi di una scorta liquida iniziale cui attingere quando i

saldi sono negativi. Nell’esempio, è di 120 euro la scorta che, nell’anno trascorso,

avrebbe consentito di far fronte a tutti gli scoperti di cassa, compreso il maggiore

verificatosi a maggio. L’ultima colonna della tabella mostra la dinamica che la scorta

avrebbe assunto nei 12 mesi dell’anno prima di tornare, a fine anno, al valore iniziale.

Viene ora un passo molto importante del ragionamento. L’impresa non è nella

fortunata condizione di decidere le scorte transattive ‘col senno di poi’, cioè dopo avere

‘osservato’ gli scoperti. Al contrario, la scorta dev’essere costituita ‘al buio’, cioè ogni

anno per far fronte agli scoperti (incogniti) del successivo. I saldi correnti, sotto gli

occhi dell’impresa, possono tuttavia aiutare a formulare la previsione di quelli futuri.

cioè

Il caso più semplice è quello in cui l’impresa coltivi aspettative statiche,

preveda, per l’anno prossimo, la ‘riedizione’, pura e semplice, dello ‘scenario’ osservato

quest’anno. Per prevenire oggi l’insolvenza di domani, vorrà quindi costituire

quest’anno una scorta almeno uguale a 120 euro.

In verità, per quanta fiducia voglia riporre nelle sue aspettative (statiche)

l’impresa deve mettere in conto che qualche scoperto (compreso quello massimo) potrà

risultare superiore al previsto. Contro un simile rischio, vuole allora ‘assicurarsi’

costituendo una scorta superiore.

Al lordo di tale componente precauzionale, la scorta con cui l’impresa intende

affrontare l’anno successivo, e che perciò desidera costituire nel corso di questo, è

.

esattamente la domanda transattiva di moneta, già indicata con L t

4 Poiché l’unica forma di indebitamento consentita in queste Lezioni sono i titoli irredimibili, il

debito è rimborsabile riacquistando, sul mercato secondario, i titoli emessi in precedenza.

5 A fronte degli indebitamenti, l’impresa potrebbe prestare i saldi positivi di gennaio, febbraio,

luglio, agosto e settembre.

6 Nell’ipotesi di cui alla nota 5, dovrebbe aggiungersi la gestione, ugualmente laboriosa, dei

prestiti. 6

Parte III - Lezione III - pag.

evoluzione della cassa in

pagamenti

incassi (dai

mese saldi presenza di una scorta

clienti) ai fornitori alle famiglie totali iniziale di 240 euro

gennaio 400 0 100 100 300 540

febbraio 200 0 100 100 400 640

marzo 20 400 100 500 -80 160

aprile 20 0 100 100 -160 80

maggio 20 0 100 100 -240 0

giugno 180 0 100 100 -160 80

luglio 400 0 100 100 140 380

agosto 400 0 100 100 440 680

settembre 120 0 100 100 460 700

ottobre 20 400 100 500 -20 220

novembre 20 0 100 100 -100 140

dicembre 200 0 100 100 0 240

TOTALE

ANNUO 2000 800 1200 2000

Quadro III.3

Resta da spiegare perché la nuova variabile dipende dal reddito corrente, cioè

perché le imprese vogliono costituire, ogni anno per il successivo, scorte di moneta

crescenti col reddito dell’anno. Allo scopo, si immagini di raddoppiare il ‘volume

d’affari’ dell’anno corrente, cioè gli incassi dai clienti, i pagamenti ai fornitori e

(conseguentemente) i redditi alle famiglie. Ferma restando la ‘stagionalità’

(distribuzione percentuale fra i 12 mesi) di tutti e tre i flussi di cassa, legata alle

consuetudini commerciali anche imposte dal tipo di mercato, raddoppiano allora i saldi

mensili, ivi compreso lo scoperto massimo del mese di maggio che passa da 120 a 240

euro. Lo scenario non è più quello descritto nel Quadro III.2 bensì l’altro descritto nel

Quadro III.3. Raddoppiando la scorta liquida strettamente necessaria a fronteggiare lo

scoperto di maggio, possiamo immaginare che raddoppi anche la maggiorazione

precauzionale.

Assumendo il reddito distribuito alle famiglie come indicatore del volume

d’affari complessivo, da esso soltanto faremo lecitamente dipendere la domanda

transattiva di moneta (al lordo della componente precauzionale).

Riferita al sistema produttivo (piuttosto che alle singola impresa) la dipendena

prende la forma: λ

= ⋅

L Y

(III-2) t

denota la domanda transattiva aggregata, cioè esercitata dal complesso delle

dove L t λ

imprese, mentre Y continua a denotare il reddito nazionale. Il coefficiente angolare

rappresenta la scorta transattiva ‘unitaria’, cioè la scorta di cui le imprese desiderano

7

mediamente dotarsi per ogni euro di reddito nazionale da esse distribuito

(rappresentativo del volume d’affari conseguito).

Siamo ora pronti per accogliere le equazioni (III-1) e (III-2) nel modello

macroeconomico riformulato alla fine della Lezione II. Così facendo, si ottiene

l’aggiornamento rappresentato nel Quadro III.4.

7 λ

Si osservi che, per l’impresa cui sono riferiti il Quadro III.2 e il Quadro III.3, il coefficiente

vale 0,2. Infatti quando il reddito vale 600 euro la domanda transattiva di moneta vale = ×

120 0, 2 600

euro, mentre quando il primo sale a 1.200 euro la seconda sale a euro.

= ×

240 0, 2 1.200 7

Parte III - Lezione III - pag.

λ

= ⋅

L Y = −

A L M

t t t

1 ( ) = +

K I A

=

I I r

= ⋅

Y I n

1 c r

1

= ⋅

D I

1 c

c

= ⋅

C I

1 c

( )

= −

S 1 c Y Quadro III.4

Nella nuova forma, il modello presenta una sola variabile esogena: il tasso

d’interesse di mercato. La restante parte della lezione è dedicata a endogenizzarla.

III.2.3. La riduzione a cinque endogene e cinque equazioni

L’obiettivo annunciato è poiuttosto ambizioso e il percorso necessario è quindi

impegnativo. Prima di intraprenderlo, conviene ‘alleggerire’ il modello tagliando alcune

variabili e le relative equazioni. Le condizioni da rispettare sono due. In primo luogo, i

tagli non devono interrompere catene logico-causali perché ciò avrebbe l’effetto di far

tornare esogene (non più spiegate) le variabili a valle del taglio. In secondo luogo, le

variabili tagliate non devono servire agli sviluppi teorici che ci attendono.

La domanda finale e il consumo possono essere eliminati senza problemi

trattandosi di binari morti, cioè di variabili che la teoria del moltiplicatore fa dipendere

dall’investimento ma che non spiegano, a loro volta, altre variabili. Anche

l’adeguamento delle scorte transattive può essere eliminato ma, non essendo un binario

morto, la sua equazione dev’essere sostituita nell’equazione a valle che diventa perciò

( )

= + −

K I L M .

n t t

I tagli consentono l’aggiornamento di cui al Quadro III.5. Si osservi che le

variabili endogene sono ora ridotte a cinque (L , Y , I , K , S ) mentre resta mentre resta

t n

una sola variabile esogena (r). 8

Parte III - Lezione III - pag.

λ

= ⋅

L Y

t 1 ( ) ( )

= = + −

I I r K I L M

= ⋅

Y I n t t

1 c r

( )

= −

S 1 c Y Quadro III.5

III.3. Le scelte di portafoglio

Dobbiamo ora lasciare le imprese per occuparci dei criteri con cui le famiglie

scelgono di investire i loro patrimoni.

III.3.1. Le ipotesi di lavoro

Nel mondo reale le famiglie dispongono di molte forme di investimento. La

gamma comprende gli immobili, i titoli azionari (o, più in generale, le quote di

partecipazione al capitale di rischio delle imprese), i titoli obbligazionari, i depositi

8

bancari, la moneta . In queste Lezioni sono ‘ammesse’ solo due forme: le obbligazioni e

la moneta. Si tratta di una semplificazione drastica della realtà assunta per consentire

una introduzione elementare alla teoria delle ‘scelte di portafoglio’. Vediamo alcuni

aspetti dell’ipotesi assunta.

L’esclusione degli immobili rischia di configurare una ‘economia di senza tetto’.

Per ovviare, basta immaginare che le abitazioni appartengono tutte (anziché in parte

come nella realtà) alle imprese immobiliari. Queste sono imprese specializzate nella

produzione di un particolare bene, il servizio abitativo, di cui il canone di locazione

rappresenta il prezzo. Gli immobili di loro proprietà (affittati alle famiglie) si

configurano come mezzi di produzione durevoli (macchine) necessari per produrre tale

servizio (con scarso impiego di lavoro e di beni intermedi).

L’esclusione del capitale di rischio fa sì che il capitale di credito sia l’unica fonte

di finanziamento a disposizione delle imprese. La nuova ipotesi non va confusa con

quella, già assunta fin dalla Lezione III della Parte I, che le imprese sono

esclusivamente costituite in forma individuale. Tale ipotesi non esclude il capitale di

rischio ma si limita a riservarne la proprietà ad una categoria molto speciale di

9 . La nuova ipotesi è più drastica in quanto

individui: gli imprenditori (individuali)

perfino agli imprenditori impedisce di conferire capitale di rischio alle loro imprese.

8 La moneta di cui si parla è quella legale (a corso forzoso). Il lettore che vorrà proseguire gli

studi economici imparerà che i depositi bancari sono anch’essi moneta.

9 Nel mondo reale è invece possibile partecipare al capitale di rischio alle imprese senza essere

un imprenditore. Ad esempio, i lavoratori possono acquistare azioni. 9

Parte III - Lezione III - pag.

Naturalmente, l’ipotesi lascia gli imprenditori liberi di possedere obbligazioni delle loro

imprese (e quindi di conferiread esse capitale di credito) così come di altre.

Infine, l’esclusione dei depositi bancari non è un’ipotesi nuova. Infatti le banche

sono state escluse fin dalla Lezione III della Parte I. Si ricorderà che, in quella stessa

sede, si è anche assunta l’ipotesi (tuttora valida) che le obbligazioni sono solo del tipo

irredimibile.

III.3.2. Il patrimonio aggregato delle famiglie: valore e composizione di fatto

Cercheremo in primo luogo di capire come si valuta il patrimonio aggregato

delle famiglie (inteso come somma dei singoli patrimoni personali) in dipendenza dal

valore corrente dell’interesse di mercato.

Al periodo corrente le famiglie ‘si affacciano’ con

• i titoli che la totalità dei cassettisti e una parte degli speculatori ereditano dal

periodo precedente per averli scelti, all’epoca, come forma d’impiego dei

loro patrimoni personali;

• la moneta che una parte degli speculatori (e nessun cassettista) eredita dal

medesimo periodo per la medesima ragione.

Nel periodo corrente, alla moneta ereditata si aggiunge quella che affluisce nelle

casse delle famiglie per effetto del risparmio. Il Quadro III.6 aiuta a comprendere il

fenomeno. La distribuzione del reddito nazionale riduce le casse delle imprese facendo

entrare soldi nei patrimoni delle famiglie. Il consumo genera l’effetto opposto. Poiché il

reddito eccede il consumo, vi sarà un flusso netto di moneta, dalle imprese alle famiglie,

di importo uguale al risparmio. Insomma, il risparmio (astinenza dal consumo) drena

una parte della liquidità affluita alle famiglie con la distribuzione del reddito impedendo

ad essa di rifluire alle imprese. Tale liquidità drenata è la forma in cui nasce il

‘patrimonio nuovo’ delle famiglie che si aggiunge a quello ‘vecchio’ costituito dalla

10 .

moneta e dai titoli ereditati dal periodo precedente

10 Nella Lezione II abbiamo imparato che il processo moltiplicativo genera un risparmio uguale

all’investimento. Perciò il Quadro III.6 non contraddice la proposizione (che ci è nota fin dalla Lezione

III della Parte I)) secondo cui la cassa di ogni singola impresa dev’essere rifornita con un’emissione di

capitale uguale all’investimento da essa realizzato. L’argomento può essere approfondito nel contesto

dell’accluso diagramma che descrive i flussi monetari aventi luogo in una economia (piuttosto

improbabile) dove esistono due sole imprese una delle quali produce grano per 800 euro e l’altra trattori

per 200. Nessuna delle due usa beni intermedi: i trattori sono prodotti col solo lavoro, il grano col lavoro e

i trattori. L’impresa che produce trattori (il cui ciclo produttivo non ha input) realizza un surplus uguale

alla produzione. Così anche l’impresa che produce grano sotto l’ipotesi che i trattori siano immortali. La

differenza fra le due sta solo nel fatto che la prima (in quanto produce trattori col solo lavoro) è

un’impresa senza capitale e perciò senza interessi da pagare; gli unici redditi da distribuire sono i salari e

il profitto. La seconda impresa, invece, ha un capitale impiegato in trattori alle cui fonti devono essere

riconosciuti interessi. I redditi distribuiti dalle due imprese prendono la forma dei flussi di cassa, per 800

e 200 euro, che (nel diagramma) vanno dalle imprese stesse alle famiglie. Il grano è interamente

acquistato dalle famiglie che perciò restituiscono moneta, per 800 euro, ad una sola delle due imprese.

Questa, però, ne ‘gira’ 200 all’altra in contropartita dei trattori che da essa acquista. Alla fin della storia,

le famiglie registrano un saldo di cassa positivo uguale al risparmio di 200 euro che esse realizzano per

differenza fra un reddito di 1.000 e un consumo di 800, mentre l’impresa produttrice di grano registra un

saldo negativo uguale all’investimento di 200 euro che essa realizza in trattori. 10

Parte III - Lezione III - pag.

Y Famiglie

Imprese

-S (=I) +S (=I)

C

Quadro III.6

Sommando il patrimonio nuovo (interamente liquido) alle due componenti

(moneta e titoli) di quello vecchio, il patrimonio complessivo delle famiglie, nel seguito

indicato con W come wealth, risulta, in formule, il seguente:

= + + ×

(III-3) W S M n P ,

s i i

liquidità titoli

dove: • S è il risparmio realizzato dalla totalità delle famiglie;

• M denota la moneta che una parte degli speculatori ha ereditato dal periodo

s

precedente;

• n la quantità del titolo i.esimo che la parte residua degli speculatori e la

i

totalità dei cassetisti hanno ereditato dal periodo precedente;

• P il prezzo corrente del medesimo titolo.

i

Si ricorderà dalla Lezione II della Parte I che, per garantire l’interesse di mercato

C

=

deve soddisfare la condizione , dove C denota la cedola,

corrente, r, il prezzo P P i

i i

r

i

cosicché la (III-3) può essere riscritta nella forma:

∑ ×

n C

( ) i i

= + +

(III-4) W S M .

s r Y=800

grano famiglie

C=800

200 Y=200

trattori

- saldo dell'impresa produttrice di grano: -

200 saldo delle

- saldo dell'impresa produttrice di trattori: 0, famiglie:+200

Nella fase logica successiva, l’impresa produttrice di grano emette obbligazioni per finanziare

l’investimento in trattori, così generando il ritorno alle imprese della liquidità accumulata (dal risparmio)

presso le famiglie. Anticipando quanto verrà spiegato nel seguito della presente Lezione, al tasso

d’interesse di mercato spetta di ‘convincere’ le famiglie a consentire tale ritorno cioè ad acquistare le

obbligazioni emesse. 11

Parte III - Lezione III - pag.

La ricchezza delle famiglie si presenta ora come la somma di una funzione di r

∑ ×

n C

i i +

(la componente mobiliare ) e di una costante (la componente liquida S M ).

s

r

Nel Quadro III.7 le due componenti sono separatamente rappresentate sul piano

cartesiano che reca in ascissa i valori che il tasso d’interesse è suscettibile di assumere

nel periodo corrente. La componente liquida è rappresentata con una retta orizzontale

mentre quella mobiliare è rappresentata con una curva:

• decrescente,

• che tende all’infinito al tendere di r a zero, 11

∑ ×

• n C

che tende a (sommatoria delle cedole) al tendere di r all’unità .

i i

Nel Quadro III.8, le curve rappresentate nel Quadro III.7 sono sommate per

ottenere quella del patrimonio complessivo (W). Il nuovo quadro non dimentica le

informazioni contenute nel precedente, e cioè evidenzia le due componenti del

patrimonio aggregato: la ‘area della moneta’ è evidenziata in verde e quella dei titoli in

azzurro. La retta orizzontale segna, al tempo stesso, il ‘confine sud’ della componente

mobiliare e il ‘confine nord’ della componente liquida.

+∞ titoli posseduti

moneta posseduta +

S M ∑ ×

s n C

i i

1 r 1 r

Quadro III.7

Il Quadro III.8 mostra che la crescita del tasso d’interesse produce due effetti:

• la ricchezza complessiva delle famiglie diminuisce (perché la riduzione

del prezzo dei titoli diminuisce la componente mobiliare);

• aumenta il peso relativo della moneta.

11 Si noterà che la componente liquida della ricchezza è una funzione iperbolica del tasso

d’interesse, sia pure considerata nel solo campo di variazione che va da 0 a 1. 12

Parte III - Lezione III - pag.

+∞ patrimonio

aggregato delle

famiglie

titoli posseduti ∑ ×

n C

i i

moneta posseduta +

S M s

1 r

Quadro III.8 valore dei

tasso patrimonio

titoli

Esercizi d'interesse complessivo

posseduti

1,00% 50.000,0 52.000,0

Le famiglie di Fantasyland hanno un patrimonio aggregato che consiste

1. 2,00% 25.000,0 25.000,0

di 50 titoli (in portafoglio dal periodo precedente) e moneta per 2.000 euro 3,00% 16.666,7 16.666,7

(in parte drenata col risparmio corrente). Completare la tabella acclusa 4,00% 12.500,0 12.500,0

5,00% 10.000,0 10.000,0

nell’ipotesi che tutti i titoli paghino la stessa cedola di 10 euro. 6,00% 8.333,3 8.333,3

7,00% 7.142,9 7.142,9

Il patrimonio aggregato delle famiglie, compreso il risparmio di 200

2. 8,00% 6.250,0 6.250,0

euro realizzato nel periodo corrente, vale 5.000 euro ed in esso sono presenti 9,00% 5.555,6 5.555,6

20 titoli che pagano la stessa cedola di 10 euro. In presenza di un tasso 10,00% 5.000,0 5.000,0

d’interesse del 5%, quanto vale la moneta (M ) ereditata dal periodo

s

precedente?

Le famiglie posseggono 20 titoli la cui cedola è di 10 euro e altri 20 la cui cedola è di 20 euro. Quanto vale

3.

la componente mobiliare del loro patrimonio in presenza di un tasso d’interesse del 5%? Quanto in presenza di

un tasso di interesse del 10%?

III.3.3. La composizione desiderata

Occorre distinguere la composizione ‘di fatto’ del patrimonio aggregato (fin qui

discussa) dalla composizione ‘desiderata’ di cui dobbiamo ora occuparci. Esamineremo

successivamente le operazioni in titoli (acquisti o vendite) con cui gli investitori

passano dalla prima alla seconda.

III.3.3.1 Come gli investitori si ripartiscono fra moneta e titoli

Si è spiegata nella Lezione II della Parte I la differenza fra cassettisti e

speculatori. Il cassettista ragiona in modo molto semplice. Pensando che i titoli rendono

un interesse e la moneta no, investe nei primi tutti i risparmi annui man mano realizzati.

Ad ogni acquisto si garantisce un rendimento perennemente uguale all’interesse in quel

momento espresso dal mercato. Il suo patrimonio complessivo risulta quindi

‘stratificato’ in ‘fette’ (i risparmi annui passati) ciascuna delle quali ha un suo specifico

rendimento. 13

Parte III - Lezione III - pag.

Lo speculatore è un investitore geneticamente diverso, attento alle convenienze e

sempre pronto a decidere ex novo la destinazione del suo intero patrimonio. Si ricorderà

che la sua regola decisionale è la seguente:

r

t

< ⇒

ˆ

r conviene tenere i titoli (comprarli o non venderli)

+

1

t

(III-5) −

1 r

t ⇒

altrimenti conviene tenere la moneta (vendere titoli o non comprarli ) .

La prima condizione prefigura l’attesa di un rendimento annuale positivo generato dalla

prevalenza della cedola su una capital loss oppure, meglio ancora, dal cumulo della

cedola con un capital gain. La seconda condizione prefigura invece l’attesa di un

rendimento annuale negativo generato dalla prevalenza di una capital loss sulla cedola.

Poiché quest’ultimo si risolve in una decurtazione del patrimonio investito in titoli, la

moneta si configura come il ‘veicolo’ utilizzato dallo speculatore ‘pessimista’ (che

attende un rendimento annuale negativo) per traghettare integro il patrimonio al periodo

successivo.

La regola decisionale (III-5), sebbene condivisa dalla generalità degli

speculatori, è fondata su una previsione soggettiva del tasso d’interesse. In dipendenza

di previsioni diverse, può quindi generare comportamenti diversi. Su tale aspetto fa leva

la teoria della formazione del tasso d’interesse proposta da J.M. Keynes nella General

Theory.

La teoria di Keynes è basata sull’idea che ogni speculatore ‘ha in testa’ un suo

diverso da quelli degli altri. Il tasso normale è

‘personale’ tasso d’interesse normale,

concepito da Keynes come una sorta di ‘polo gravitazionale’ dal quale il tasso di

mercato può allontanarsi solo temporaneamente. In ogni periodo il tasso normale si

configura quindi come tasso atteso (dallo speculatore) per il periodo successivo.

Avendo i tassi normali la natura di ‘convincimenti psicologici’, non influenzati dal tasso

corrente, sul piano cartesiano che reca il secondo in ascissa, i primi sono rappresentabili

12 .

con rette orizzontali ( )

r A

Nel diagramma superiore del Quadro III.9 sono indicati due tassi normali,

( )

r B , dei quali il più grande è atteso dallo speculatore A e il più piccolo dallo

e

speculatore B. Nel diagramma è presente anche la curva del tasso limite: la pietra

miliare con cui, in base alla regola (III-5), gli speculatori confrontano i loro tassi

normali. Dalla Lezione II della Parte I, si ricorderà che la curva del tasso limite è

crescente, esce dall’origine degli assi e la sua ordinata diventa indefinitamente grande

quando r si avvicina all’unità. Perciò incontra necessariamente le rette dei tassi normali.

Con r’ e r” sono indicate le ascisse dei punti d’incontro.

12 Si osservi che la teoria Keynesiana della formazione del tasso d’interesse può fare a meno

della nozione di tasso normale ed essere quindi unicamente basata sulla diversità dei tassi

individualmente attesi (non necessariamente concepiti come poli gravitazionali). Per ‘amore di

ortodossia’, nel seguito i tassi attesi saranno tuttavia concepiti come normali. 14

Parte III - Lezione III - pag.

r

1 r ( )

r A

( )

r B

r' r'' r

100% frequenza con cui

gli speculatori

scelgono i titoli

frequenza con cui

gli speculatori

scelgono la moneta r

r' r'' 1

Quadro III.9

Si noterà che:

• se il mercato esprimesse (nel periodo corrente) un tasso d’interesse

compreso fra 0 e r’, la regola (III-5) prescriverebbe la moneta sia ad A che a

B; perciò gli speculatori considerati sceglierebbero la moneta con una

frequenza del 100% e i titoli con una dello 0%.

• Se il mercato esprimesse un tasso d’interesse compreso fra r’ e r’’, la stessa

regola prescriverebbe la moneta soltanto ad A mentre a B prescriverebbe i

titoli; perciò gli speculatori considerati si ripartirebbero in ugual misura fra

la moneta e i titoli.

• Infine, se il mercato esprimesse un tasso d’interesse compreso fra r” e

l’unità, la regola prescriverebbe i titoli sia ad A che a B; perciò gli

speculatori considerati sceglierebbero la moneta con una frequenza dello 0%

e i titoli con una del 100%.

Nel diagramma inferiore del Quadro III.9 è costruita una spezzata che demarca

la linea di confine fra l’area verde, rappresentativa della frequenza con cui gli

speculatori scelgono la moneta, e l’area azzurra rappresentativa della frequenza con cui

gli speculatori scelgono i titoli.

E’ facile rendersi conto che, ove nel diagramma superiore fossero rappresentati i

tassi normali di una moltitudine di speculatori (anziché due soltanto) nel diagramma

inferiore la spezzata presenterebbe una moltitudine di ‘microscopici gradini’, al punto

15

Parte III - Lezione III - pag.

da essere approssimabile con una curva continua del tipo indicato nel Quadro III.10.

Quest’ultima segna quindi il confine fra le frequenze con cui gli speculatori si

ripartiscono fra la moneta e i titoli in un contesto più realistico di quello rappresentato

nel Quadro III.9. 100% frequenza con

cui gli

speculatori

scelgono i titoli

frequenza con cui

gli speculatori

scelgono la moneta r

1

Quadro III.10

Ma quale diventa il confine quando la popolazione di riferimento sia estesa dai

soli speculatori alla totalità degli investitori, cassettisti compresi? Facile rispondere che

se i cassettisti fossero, ad esempio, 70 e gli speculatori 30, il nuovo confine si otterrebbe

=

abbassando del 70% quello precedente. Perciò in la nuova ordinata sarebbe il

r 0

=

30% anziché il 100%, mentre all’estremo opposto, per , l’ordinata resterebbe nulla

1

r

per la buona ragione che, abbattendo lo 0%del 70%, si ottiene nuovamente lo 0%!

In generale, la nuova curva (rappresentativa del modo in cui gli investitori,

anziché gli speculatori soltanto, si ripartiscono fra la moneta e i titoli) si ottiene

abbassando quella del Quadro III.10 della percentuale con cui i cassettisti pesano sul

totale degli investitori.


PAGINE

33

PESO

365.27 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico di macroeconomia per il corso di Economia Politica della Prof.ssa Simona Pergolesi. Al suo interno sono affrontati i seguenti argomenti: teoria della formazione del tasso di interesse; la domanda transattiva di moneta; le scelte di portafoglio; mercato dei titoli e tasso d’interesse; il modello IS - LM; la circolazione di moneta.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pergolesi Simona.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia politica

Determinazione del reddito nazionale
Dispensa
Modello IS - LM
Dispensa
Mercati, domanda e offerta
Dispensa
Scelte di produzione
Dispensa