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Forma urbis e iconografia: il post-funzionalismo di A. Sant'Elia Appunti scolastici Premium

In questo materiale didattico vengono trattati i seguenti argomenti. Il post-funzionalismo di A. Sant'Elia. La città nuova. Interpretazione dello spazio fisico e il suo orizzonte figurativo come appartenenti a un duplice teatro:
- della realtà costruita: una porzione di territorio “rilevata” per comprenderne le forme,... Vedi di più

Esame di Composizione architettonica e urbana docente Prof. R. Partenope

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ESTRATTO DOCUMENTO

"La mano che scrive sembra staccarsi dal corpo e si

prolunga in libertà assai lungi dal cervello, che,

anch'esso in qualche modo staccato dal corpo è

divenuto aereo, guarda dall'alto, con una terribile

lucidità, le frasi inattese che escono dalla penna" (1).

Questo pensiero di F. T. Marinetti sintetizza in modo

esemplare lo spirito che anima i disegni dell'architet-

tura futurista.

Come una "scrittura automatica" la ragione del dise-

gno futurista va ricercata in un aldilà della volontà del

soggetto, in una volontà metastorica collettiva di cui

l'artista, dall'alto del suo punto di vista, interpreta le

"azioni" orientandole nella libertà.

Disegno "automatico" ma anche "aereo", lontano

dalle contingenze materiali e dai limiti imposti dal

reale, il disegno di architettura futurista, virtuale e

radicale, non è solo l'espressione di una "poetica"

ansiosa, ma anche la costruzione di un momento

autonomo, teoretico e strettamente disciplinare della

ricerca architettonica moderna, della concezione

dello spazio e della progettazione.

In ciò la storia è esclusa; l'immagine "simultanea"

futurista in una rifondazione totale del mondo e della

sua percezione, a partire da due aspetti fondamen-

tali della sua poetica, le velocità e le pubblicità, anti-

cipa il nodo teorico/pratico della "rappresentazione"

nella cultura post - moderna.

"I mezzi di comunicazione erano per loro (i futuristi)

anche mezzi di rappresentazione : ogni veicolo, ogni

vettore tecnico, rappresentava una idea, una 'nuova

visione del mondo'(...)" (2).

E' posto come centrale il tema della velocità, e con-

seguentemente la nuova condizione che questa

pone dal punto di vista della percezione della realtà.

Il punto di vista mobile riduce la realtà a un continuo

fluire dinamico; l'automobile e l'aereo, mezzi di comu-

nicazione ancora "primitivi", oltre a "(spazzare) le

vecchie pastoie logiche e i fili a piombo della com-

prensione antica"(3) , scompone la figura architetto-

nica in un "complesso plastico" il cui ordine è fonda-

mentalmente figurativo. Gli elementi di questo ordine

non stabiliscono nessun rapporto "scientifico" o "sta-

bile", ma tutto è determinato da un principio di corri-

spondenza e compenetrazione la cui natura è simile

alle "congiunzioni mercuriali" di Balla fondate sul

principio della integrazione degli opposti e della loro

unificazione. Al di là dei risultati figurativi, la consa-

pevolezza "che il moto e la luce distruggono la mate-

rialità dei corpi"(4) dà all'avanguardia futurista il

merito della prima grande intuizione sul significato

che hanno per l'arte e l'architettura l'ambizione della

tecnica e lo sviluppo della velocità.

Velocità non tanto meccanica, come quella della

ricerca di Balla nel "dinamismo di un cane al guinza-

glio" 1912), quanto quella legata al concetto di "dura-

ta" (Bergson - Boccioni), in cui il "flusso" istantaneo

degli eventi nel vortice delle trasformazioni (immagi-

ni), determina una cancellazione della realtà, della

sua "identità plastica" costruendo un "ponte tra l'infi-

nito plastico esteriore e l'infinito plastico interiore "(5).

La sintesi di questo scambio, l'istantaneità del suo

svolgimento, la sua velocità, determina lo "sterminio

del mondo" immagine di cui noi oggi siamo testimoni

(6) .

Aspetto, questo, inscindibile all'istanza post - funzio-

nale mossa dal futurismo architettonico, al suo aspet-

to pubblicistico, effimero, demagogico e pedagogico.

Linguaggio esplicito, "superficiale", i disegni delle

architetture futuriste non hanno bisogno di penetra-

zioni disciplinari, di approfondimenti, di significati;

l'immagine intransitiva, romantica nella sua essenza

autonoma, rimanda solo a se stessa; come il foto-

gramma di una pellicola cinematografica, la

"Metropolis" futurista è contenuta nel labile spessore

di un foglio disegnato oppure sull'effimero "cartellone

pubblicitario" di un padiglione di Prampolini - Depero

che risulta essere, del resto, l'esito conseguente di

una poetica che ha assegnato un ruolo centrale alle

tecniche di comunicazione visive e verbali.

Frammento pensato al di fuori di ogni possibile fatti-

bilità, questa dimensione "mediale", fantastica della

città futurista ha, in una ottica di "espressione totale",

un rapporto fondamentale con le altre arti : la scultu-

ra, la pittura, la musica.

"Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futuri-

sta simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile,

mobile dinamico in ogni sua parte, e la casa futurista

simile ad una macchina gigantesca. Gli ascensori

non devono rincattucciarsi come vermi solitari nei

vani delle scale, ma le scale divenute inutili, devono

essere abolite e gli ascensori devono inerpicarsi,

come serpenti di ferro e di vetro, lungo la facciata. La

casa di cemento e di vetro, di ferro, senza pittura,

senza scultura, ricca soltanto della bellezza congeni-

ta alle sue linee ai suoi rilievi, straordinariamente

brutta nella sua meccanica semplicità, alta e larga

quanto è necessario, e non quanto è prescritto dal-

l'ordinamento municipale, deve sorgere sull'orlo di un

abisso tumultuante : la strada, la quale non si sten-

derà più come un soppedaneo al livello delle portine-

rie, ma sprofonderà nella terra per parecchi piani, che

accoglieranno il traffico metropolitano e saranno con-

giunte, per i transiti necessari, da passerelle metalli-

che e da velocissimi tapis roulants (...)" (7) .

Questa è l'immagine della città raccontata da

Sant'Elia. E' chiara l'influenza esercitata dalle espe-

rienze descritte, sognate o illustrate delle città otto-

centesche delle metropolitane e delle sopraelevate,

ma anche della nuova realtà metropolitana degli Stati

Uniti e dei suoi grattacieli, divulgata dai periodici.

Paesaggio fatto macchina, ancor più che nelle pro-

spettive di Garnier della "città industriale" (1902), la

natura nuova di "cose artificiali", di Sant'Elia raccon-

ta la dinamica della produzione della forma urbana;

dinamica ancora "mimetica" e "riproduttiva" rispetto

alla natura tecnologica. In questa ottica la struttura

della forma della città va ricreata più nel flusso delle

sensazioni che non in una logica razionale.

La forma deriva da una intuizione spaziale, poetica-

mente instabile, mai geometricamente fissabile, al di

là di ogni possibile sistematizzazione di relazioni e

rapporti; la città di Sant'Elia, senza piante e senza

sezioni, rappresenta la linea di una architettura spez-

zata da una temporalità intermittente.

"Immagine simultanea" determinata da un contatto

accidentale con la materia, libero e sdrammatizzato,

privo di fondamento.

La città come luogo di un "libero agire" sulle cose

materiali e immateriali, sull'energia che la attraversa

sfugge a ogni possibile "rappresentazione"; la conta-

minazione tra ambiente esterno ed interno, tra ogget-

to e contesto, tra arte e realtà, impedisce l'individua-

zione di una polarità spaziale, di una corrispondenza

tra segno e significato.

La città di Sant'Elia non è prevedibile o progettabile;

si ricrea nel flusso della vita. Il punto di vista è troppo

interno, il suo sguardo troppo parziale e circoscritto

per cogliere la "totalità"; il mondo colto nella sua

astrattezza drammatica, molteplice, può essere resti-

tuito nello spazio di una breve emozione figurativa, di

un frammento senza "oggetto", ibrido.

Come le "parole in libertà" le forme della città futuri-

sta appartengono a differenziati repertori figurativi e

tipologici: torri, contrafforti, dighe, viadotti, tralicci,

passerelle, gallerie; ai "grandi aggruppamenti di

masse (...) [e] alla (...) vasta disposizione della pian-

ta" (8) corrisponde l'immagine di una grande fabbrica

composita fatta di ferro, di cemento armato possente

e dalla trasparenza del vetro.

Scompaiono tutti i riferimenti storici che qualificano

l'immagine della città : definizione e caratterizzazione

tipologica; rapporti riconoscibili e gerarchicamente

definibili tra le parti : la strada, l'edificio, i monumenti,

le piazze, i portici, i marciapiedi, le gradinate, i giardi-

ni. L'edificio è una stazione, una casa, un ponte.

Coronato dalle gabbie metalliche degli ascensori e

dai tralicci dei telegrafi, dissolve le sue masse mura-

rie nel cielo elettrico ed assente. Il grande piano incli-

nato, sottilizzandosi fino a scomparire, amplifica l'at-

mosfericità attraverso la variazione di profondità dei

ballatoi - ponti dell'ascensore, come se fossero gli

archi rampanti di una antica architettura gotica.

"Buttiamo all'aria monumenti, marciapiedi, porticati,

gradinate, sprofondiamo le strade e le piazze, innal-

ziamo il livello della città" (9) .

Tema caro a tutta la ricerca architettonica moderna,

l'innalzamento della città vuole dire strutturare un

"nuovo suolo artificiale" come campo di libere azioni

plastiche e funzionali : le grandi "gallerie" attraversa-

te da tralicci, viadotti e passerelle sono l'elemento

direi "poetico" più pregnante di questo trapasso tra la

dimensione cupa e inquietante della piranesiana città

sotterranea e la massa "traforata" dalle infinite buca-

ture ritmate dalle sottili lesene, in una progressiva

atmosfericità culminante nelle guglie dei telegrafi.

Questo "suolo" solcato da infinite direzione, attraver-

sato da obelischi-piloni che ne misurano l'ampiezza,

non ha traccia di "natura", nè è dato sapere dove, a

quale profondità questa si trovi. Una nuova "geogra-

fia" artificiale sembra mimare un improbabile pae-

saggio originario.

I "tracciati" sono circuiti di flussi di energia; nessuna

macchina li percorre. Il circuito a differenza del trac-

ciato è una forma effimera, la sua materia, la sua dis-

posizione, i rapporti che stabilisce sono "disponibili" a

perpetui cambiamenti, in continua ristrutturazione e

movimento come le braccia "tumultuanti" di una città

tentecolare.

"Da una architettura così concepita non può nascere

nessuna abitudine plastica e lineare, perchè i carat-

teri fondamentali dell'architettura futurista saranno la

caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno

di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua

città.

Questo costante rinnovamento dell'ambiente archi-

tettonico contribuirà alla vittoria del futurismo (...)"

(10) .

Qui sembrano innestarsi tematiche a noi molto vici-

ne; "caducità e transitorietà". Impossibilità di indivi-

duare un metodo o una teoria della progettazione,

una "linearità" che faccia rileggere i processi della

costruzione della forma. Azzerata la storia, cancella-

ta la diacronicità della opera d'arte in favore della sin-

cronicità e "simultaneità", parola chiave della poetica

futurista, questo nuovo romanticismo non ha corri-

sposto all'"attualismo" della ricerca architettonica

delle avanguardie europee, e nemmeno all'appiatti-

mento ideologico che caratterizzava alcune di quelle

esperienze, alla intransigenza "figurativa" e totaliz-

zante.

"La nuova via verso l'arte pura" porterà alla coinci-

denza di necessità ed arbitrio : al fondo della libertà

futurista sta l'infondabile necessità del puro caso"

(11).

Progetto dunque come accadimento nel senso di

"cade-presso"; in quanto tale, nella sua "testualità"

ed "autonomia" accompagna nella caducità ogni pos-

sibile nostra rappresentazione (12).

Brutale, primitiva, "l'architettura come arte di disporre

le forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è fini-

ta " (13).

Finisce qualsiasi proposta organizzativa e funziona-

le, qualsiasi ipotesi di piano o progetto; la città come

"macchina imperfetta" mette in crisi se stessa, l'ipo-

tesi del suo funzionamento, la sua utopia.

Riprendiamo l'immagine e valutiamo più analitica-

mente il rapporto che questa ha con la scultura e pit-

tura futurista:

"Abbiamo detto che in pittura porremo lo spettatore al

centro del quadro facendolo cioè centro dell'emozio-

ne invece che semplice spettatore. Anche l'ambiente

architettonico della città si trasforma in senso avvol-

gente. Noi viviamo in una spirale di forme architetto-


PAGINE

28

PESO

1.39 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

In questo materiale didattico vengono trattati i seguenti argomenti. Il post-funzionalismo di A. Sant'Elia. La città nuova. Interpretazione dello spazio fisico e il suo orizzonte figurativo come appartenenti a un duplice teatro:
- della realtà costruita: una porzione di territorio “rilevata” per comprenderne le forme, le caratteristiche fisiche e metrico dimensionali.
- della realtà immaginata: una realtà il cui livello di sperimentalità viene sottoposto al controllo e alla misura della sua struttura figurativa, del suo significato e delle sue funzioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in urbanistica
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Composizione architettonica e urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Partenope Renato.

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