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Investimenti diretti esteri

Gli Investimenti diretti esteri (Ide) rappresentano un fenomeno in forte ascesa nel

panorama dell’economia internazionale. Su scala globale, dagli anni ’90 il tasso di

crescita degli Ide è stato di molto superiore rispetto a quello sia del Pil, sia del

commercio mondiale.

Un Ide si ha quando un’impresa multinazionale investe in un’attività produttiva al

di fuori dei confini nazionali. Tale ingresso in un mercato estero può avvenire con

due modalità.

La prima è detta greenfield e avviene quando una multinazionale crea un’attività

produttiva completamente ex-novo. La seconda modalità è quella delle fusioni e

acquisizioni (M&A, dall’inglese “Mergers and Acquisitions”), con la quale

l’impresa multinazionale acquista (completamente o in parte) la proprietà di

un’impresa nazionale già esistente. I greenfield sono la modalità di Ide prevalente

nei Pvs mentre, quando l’Ide avviene in un paese a reddito alto, la modalità di

ingresso prevalente è quella dell’acquisizione totale o parziale di un’impresa già

esistente, quindi nella forma delle M&A. La ragione di ciò è che nei Pvs vi sono

meno attività produttive che possono essere candidate ad un’acquisizione

transnazionale.

La scelta della modalità di ingresso in un mercato estero è una decisione

importante per una multinazionale. I greenfield garantiscono un maggiore

controllo sulle risorse, ma implicano anche costi elevati, non solo in termini di

strutture fisiche, ma anche con riferimento a tutti gli altri costi - di transazione, di

informazione - che sono necessari per operare con successo in un nuovo mercato.

Greenfield e M&A sono differenti anche in termini di tempo, in quanto le M&A

richiedono tempi generalmente molto minori rispetto ai greenfield.

Il paese di appartenenza dell’impresa che effettua l’investimento è detto paese di

origine, mentre il paese al quale si rivolge l’Ide è detto paese di destinazione. I

principali paesi origine sono i paesi avanzati e, ciò è piuttosto normale in

considerazione del fatto che le imprese multinazionali risiedono in prevalenza nei

paesi a reddito pro-capite elevato. Circostanza meno scontata è quella per la quale

i paesi avanzati sono anche i maggiori destinatari di Ide. Su tale fronte bisogna

sottolineare, però, che un numero crescente di Ide è destinato ai Pvs, in particolare

alle economie emergenti (prima fra tutte la Cina).

In generale quasi tutti i Governi hanno una buona predisposizione verso gli Ide

che sono considerati un catalizzatore di sviluppo. La volontà dei Governi di

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attrarre gli Ide non deriva solo dai flussi finanziari ad essi associati, ma anche dai

corrispondenti flussi reali.

Capitale e sviluppo: le differenti categorie di capitale

Capitali domestici

• Risparmio pubblico (investimenti dello Stato)

o Risparmio privato (risparmio dei cittadini)

o

Capitali internazionali

• Di origine pubblica: la cooperazione internazionale

o Cooperazione bilaterale

Cooperazione multilaterale

Di origine privata

o Ide

Investimenti di portafoglio

Altri

I benefici degli Ide per i paesi di destinazione

Sia i Governi dei Pvs che quelli dei paesi ad alto reddito sono interessati

all’attrazione degli Ide sul proprio territorio. Tale interesse è giustificato dalla

diffusa convinzione che gli Ide abbiamo effetti positivi per il paese di

destinazione. Una serie di argomentazioni possono essere addotte a sostegno di

tale ipotesi.

Il primo e più tradizionale è che i flussi finanziari connessi agli investimenti esteri

diretti suppliscono all’eventuale carenza di capitali domestici. Per i Pvs, in

particolare, gli Ide sono preferibili rispetto ad altri tipi di flussi finanziari data la

loro minore volatilità.

Tuttavia, mentre questa spiegazione può essere utile per paesi con limitato

risparmio privato e limitato accesso ai mercati internazionali del credito, non lo

può essere altrettanto per le economie avanzate. Nel caso dei paesi

industrializzati, la mancanza di Ide non porrebbe un vincolo finanziario alla

crescita, poiché le economie mature, in genere, hanno una sufficiente quantità di

risparmio interno e/o pieno accesso ai mercati finanziari internazionali.

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Per le economie avanzate la ragione di interesse nei confronti degli Ide si trova nei

flussi reali associati ai flussi finanziari degli Ide, ossia: la crescita della

produzione, l’aumento dell’occupazione, l’acquisizione di conoscenze e

competenze manageriali, gli incrementi di produttività. Tali benefici sono validi,

ovviamente, non solo nel caso delle economie avanzate, ma anche nel caso dei

Pvs, per i quali si sommano ai benefici che derivano dalla disponibilità di risorse

finanziarie.

Un argomento largamente utilizzato nel sostenere i vantaggi che deriverebbero

dagli Ide è quello degli incrementi di produttività che deriverebbero

dall’importazione di pratiche innovative e nuove competenze manageriali. Le

imprese multinazionali sono considerate portatrici di innovazione e migliori

processi produttivi, con evidenti vantaggi in termini di sviluppo economico e

produttivo.

Inoltre la presenza di imprese multinazionali potrebbe anche stimolare la

produzione locale di beni intermedi (il cosiddetto “indotto”), con eventuali

ulteriori effetti positivi su crescita e occupazione.

Le quattro tipologie di Ide

Gli Ide possono essere distinti sulla base della motivazione che li genera. In altre

parole, si tratta di analizzare il motivo per il quale un’impresa decide di investire

al di fuori dei propri confini nazionali.

Il primo tipo di Ide sono quelli orizzontali, che sono motivati dall’accesso al

mercato del paese di destinazione dell’Ide. In pratica gli Ide orizzontali mirano ad

acquisire porzioni di mercato nel paese di destinazione, servendo i consumatori

direttamente in loco. Un esempio di tale tipo di investimento sono le filiali che la

grande distribuzione ha in differenti paesi.

Un secondo tipo di Ide sono gli Ide verticali, nei quali l’impresa multinazionale ha

come motivazione quella di utilizzare un input produttivo presente nel paese di

destinazione dell’investimento. Tali input possono essere le materie prime

(petrolio, metalli, ecc…), ma anche le risorse offerte dal mercato del lavoro

(lavoro a basso costo, oppure lavoro fortemente specializzato). Un esempio di Ide

verticale è dato dalle delocalizzazioni produttive, per le quali molte imprese dei

paesi avanzati trasferiscono la parte manifatturiera del processo produttivo in

paesi dove vi è un minore costo del lavoro.

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia dello sviluppo del Prof. Andrea Billi riguardante i flussi di capitale e gli investimenti diretti esteri ed in particolare: i capitali nazionali, i capitali internazionali pubblici e privati, gli investimenti diretti esteri in modalità greenfield ed in quella fusioni e acquisizioni (Mergers and Acquisitions, M&A).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Billi Andrea.

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