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Intervento di Polo

(e scontro con Socrate)

• Cambio di tono (461c, 462b): “Allora

Socrate, rispondimi, dimmi tu che cosa è

la retorica?”;

• Il retore come il cuoco: la retorica è una

pseudo-arte, una pratica empirica “capace

di produrre un certo diletto e un certo

piacere”. Come il cuoco lusinga il palato, il

retore lusinga chi si lascia persuadere.

465c-d-e

Le 4 technai buone: Le 4 forme di lusinga:

• •

Ginnastica; Gastronomia;

• •

Medicina; Cosmesi;

• •

Legislazione; Retorica;

• •

Giustizia. Sofistica.

Reazione di Polo

• Immenso potere del retore nella città: il retore nella polis

è come un tiranno, può tutto ciò che vuole (466b,c,e);

• Confutazione socratica (467a, 468e):

- Il potere dettato dal desiderio=potere illusorio;

- Il vero potere=agire secondo il bene;

- Il tiranno non è invidiabile (compiere ingiustizia è il male

peggiore).

- Necessità di conoscere i fini cui sono rivolte le

azioni: il potere senza conoscenza è privo di valore.

Il “paradosso” della giustizia

socratica

• “Il più grande dei mali è commettere ingiustizia” (469b);

• “Se fosse necessario scegliere tra subire un’ingiustizia o

commetterla, preferirei subirla” (469c);

• Socrate dimostra a Polo che non si può essere

contemporaneamente ingiusti e felici (come Archelao):

- Commettere ingiustizia non supera, in dolore, il patirla;

- Ma commettere ingiustizia supera il patirla per quanto

riguarda il male (male morale);

- Quindi commettere ingiustizia è peggio che patirla;

- La retorica serve solo con chi ha intenzione di

commettere il male: altrimenti, è inutile.

Pratica politica (Atene) e dialettica

(Socrate)

Retorica (e politica): Dialettica:

- -

Lusinga il demos (come il Costringe i partecipanti al

cuoco gratifica il palato) dialogos;

per ottenere voti; - Il suo potere dipende

- Non sa nulla, ma finge di dalla forza non costrittiva

sapere; dell’argomento migliore (e

non dai voti);

- Un metodo che fa appello -

ai molti. Un metodo che fa appello

al singolo.

Callicle

• La “pietra di paragone” (possiede tutte le qualità

che Socrates ammira di più: conoscenza,

carattere e franco parlare→parresia): se Socrate

riuscirà a convincere Callicle, la filosofia avrà

spazio e significato nella città (=possibilità di una

politica filosoficamente fondata)→nessun

accordo può essere considerato più rilevante di

quello di Callicle (487e); CALLICLE

INTERLOCUTORE IDEALE DI S.

• Dalla retorica alla questione morale: “se tu parli

sul serio, e se queste cose che dici sono vere, la

vita degli uomini è una vita capovolta” (481c).

Due “eros” distinti – due logoi

antagonisti (discorso della potenza

vs discorso della verità)

Socrate: Callicle:

- -

Alcibiade: amante instabile Il demos: amante instabile;

(“ora dice una cosa, ora ne - Atene: amante instabile.

dice un’altra”);

- La filosofia: amante stabile

(“dice sempre le stesse cose”).

“…io credo che sarebbe assai

meglio che fosse scordata e

stonata la mia lira…e che la

maggior parte degli uomini non

fosse d’accordo con me e che

dicesse il contrario di ciò che

dico io, piuttosto che essere io,

che pure sono uno solo, in

disaccordo e in contraddizione

con me stesso” (482c).

Callicle: la giustizia del dominio

CALLICLE oppone:

- Retorica a dialettica;

- Politica a filosofia;

- naturalmente potente a convenzionalmente giusto (la

legge non è fondata in natura, ma è un’istituzione

umana→la giustizia non è che una convenzione;

- Atene a Socrate: la pretesa della verità di Socrate deve

essere smascherata per quello che è, ovvero una

pretesa di potere che si nasconde dietro la maschera

della rispettabilità intellettuale.

Socrate: una morale “da schiavi”

(483a,b,c,d)?

• La giustizia socratica secondo Callicle: un

insieme di convenzioni fatte dal debole per il

debole;

• La morale non è che l’astuzia del più debole,

messa in opera per dominare il più

(naturalmente) forte;

• Il più forte (colui che è superiore) dovrà

sottomettersi alle convenzioni istituite dai più

deboli;

• Lo standard di riferimento di Callicle: la natura

(physis)→il forte domina, il debole subisce

(483e).

Callicle e il “ posto” della filosofia

(484,485,486)

• La filosofia come pratica “infantile” – una

parte dell’educazione degli individui - (e

sconvenienza della pratica di f in età

adulta);

• Condanna della filosofia: la filosofia non

insegna a difendersi, la filosofia non è un

fine ultimo (chi vi si dedica….);

• “…smettila di confutare e coltiva, invece,

la buona musica delle azioni...” (486c,d).

azioni

Il giusto per natura

• Callicle:

- forte=buono (I);

- Buono=migliore (II)

• “è proprio questo che dico! Questo, infatti, credo sia il giusto

secondo natura: che chi è migliore e più intelligente comandi e

abbia di più di quelli che sono inferiori” (490a)→Lussuria,

intemperanza, libertà=felicità→il loro perseguimento è giusto

secondo natura (492c).

• “Colui che non è capace di governare se stesso, come potrà

governare gli altri?”(491d)→Socrate introduce la correlazione tra

giustizia e temperanza, che determinerà una concezione della

competenza politica indissociabile dalla morale.

• Callicle: giustizia e temperanza sono le virtù dei mediocri.

“… ma non ti vergogni, Socrate…?”

• Socrate: bene=piacere→forza di governare se stessi (fondamento

nella ragione)→una vita vissuta secondo giustizia;

• Callicle: bene≠piacere→forza di vincere gli altri (fondamento nel

desiderio)→una vita vissuta perseguendo indiscriminatamente il

piacere;

• La differenza tra piaceri “buoni” e piaceri “cattivi”:

- Fame soddisfatta dal cibo;

- Sete soddisfatta dal bere;

- Prurito soddisfatto dal grattarsi.

Esiste una “gerarchia” di virtù (e di piaceri): solo la persona

competente – colui che ha la conoscenza – potrà individuare i criteri

dell’agire morale. Saggezza e coraggio sono migliori di stupidità e

codardia (Callicle è d’accordo).

Gorgia: due modelli di potere

contrapposti

• •

Callicle: Socrate:

-

- Potere politico=potere del potere=dominio e

dominio; governo di se stessi

(desideri e appetiti), e

Potere politico=capacità (di ordine del sé e della città

un uomo/città) di secondo criteri di giustizia

soddisfare i propri (504d);

desideri illimitati; - Potere=sapere.

Dibattere in

assemblea=guadagnare

forza, onore, ricchezza,

reputazione (nel caso di

una città=diventare tanto

potente da dominare le

altre)

Tesi (socratiche) finali di G

• Solo Socrate, tra gli ateniesi, pratica la vera arte

della politica (521d, p. 289, 291, 293);

• Socrate afferma il dialogo filosofico come

paradigma di deliberazione politica (527d) e

identifica la filosofia come pratica della vera arte

della politica→se gli ateniesi seguissero la

pratica socratica nelle loro deliberazioni

politiche, la città sarebbe sana e i cittadini

migliori.

Ma è così facile l’identificazione tra

dialogo filosofico e deliberazione

politica?

• La pratica filosofica socratica evita i luoghi

pubblici istituzionali;

• La filosofia non ha uno status istituzionale

ad Atene (=non ha una forma pubblica

riconoscibile);

• Dialogo socratico rimane marginalizzato:

lavora negli “interstizi” tra pubblico e

privato.

Fallimento della filosofia?

• Socrate confuta Callicle, ma non lo persuade (né

riesce a cambiare il suo modo di vivere): il ritiro

del politico traduce il fallimento della filosofia?

• La vittoria alla fine del confronto con Callicle

traduce la vittoria della risorsa dialogica, oppure

anche la forza dialogica viene meno?

• Se Socrate non è in grado di convincere Callicle

in una conversazione privata, come potrà essere

in grado di convincere l’Assemblea?

Qualche conclusione e una

domanda finale

• L’accordo intellettuale non produce necessariamente

comunione esistenziale;

• Socrate sconfigge Callicle, MA non lo persuade=la

confutazione formale è insufficiente se la conoscenza

non diventa virtuosa→Socrate non convince la sua

“pietra di paragone”=la filosofia non convince Atene;

• Socrate è inefficace//Callicle è incorreggibile;

DOMANDA: il fallimento di Socrate nel convincere Callicle

segnala il fallimento del dialogos?

Dilemmi affrontati dal dialogo

(attualizzabili)

• Come controllare il potere della propaganda (e

della tirannia della maggioranza) in una

democrazia;

• come ristabilire standard morali in un mondo in

cui gli standard tradizionali sono giunti al

collasso?

• Physis contro nomos (il nomos sarebbe una

sorta di contratto sociale promosso da schiavi

come ricompensa contro i forti – il nomos

produce una moralità di schiavi) (cfr. 483b)

Qualche affinità tra Apologia e

Gorgia

• 1) argomenti di Socrate sulla filosofia;

• 2) allusioni al processo, e all’incapacità auto-

difensiva della filosofia;

• 3) distinzione tra la filosofia e le altre forme

discorsive, come la retorica.

• 4) «non ti vergogni dell’attività che pratichi?»

(tema della vergogna).

• 5) questione della morte (non sappiamo se sia

un bene o un male). L’atteggiamento filosofico si

applica anche alla morte.

Filosofia e politica (I)

• Tensioni tra f e p→ Apologia di Socrate→

filpol come pratica non solitaria che

esplora opinioni diverse (pluralità delle

doxai) e, facendole dialogare, le

connette→ NB: critica di Callicle nel

Gorgia→ difficoltà della pratica filosofica

socratica (ritiro del politico dal dialogo)→

Dopo la condanna di Socrate, la

filosofia è ancora in grado di

conservare la sua forza?

Filosofia e politica (II)

• Cercare di capire perché non si può non aver bisogno di filpol→ è vero che

non si può non aver bisogno di filpol?

• Dal processo a Socrate in poi→ relazione tra filosofia e polis è:

- problematica: divorzio “platonico” tra f e p (Apologia è il testo del divorzio)→

cambiamento di natura di f: da politica e polemica diventa autodifensiva e

“medica” (ma nei confronti del solo filosofo);

- biunivoca: f senza p = monologo; p senza f = gioco di forze e poteri

contrapposti;

- instabile: separazione tra f e p→ fatto tragico per alcuni, benefico per altri

(separazione permette alla filosofia politica di costituirsi come sguardo

filosofico non troppo coinvolto sulla città, mantenendo una distanza critica

nei confronti delle tradizioni civiche e delle appartenenze).

Due profili di Socrate

• •

Profilo negativistico (Socrate- Profilo costruttivistico (Socrate-

Apologia): Gorgia):

- -

Lavoro di “disturbo” di malattia→omeopatia: la

filpol→distanza, confusione che Socrate crea

diffidenza→scopo: distruggere sui confini stabiliti dalla polis

certezze assodate e accettate non ha uno scopo negativo,

senza sottoporle al vaglio della ma vuole trasmettere ai

critica (es. tafano); cittadini la possibilità di

ridefinire la mappatura politica

- Capacità di “slegare” i soggetti (e non di farne a meno).

da legami fittizi (la diffidenza→scopo:

“tradizione”). incoraggiare alla

partecipazione, invitare la città

a ripensare se stessa;

- Connessione civico-politica

della filosofia.

Analogie tra f e p

• filosofia e politica enfatizzano il nostro bisogno di

interlocutori, che offrano riparo alla nostra unilateralità e

incompletezza (quindi, importanza del dialogo);

• filosofia e politica dipendono da un corpus di

significati stabili, ed entrambe hanno bisogno di

costituire comunità discorsive;

• filosofia e politica hanno come oggetto la continuazione

della loro possibilità (deve cioè esistere un quadro

cognitivo, devono esistere regole costitutive);

• filosofia e politica sono attività antitiranniche (cfr.

Socrate/Gorgia), nel momento in cui richiedono la

sussistenza di una pluralità di voci).

Limiti di Socrate?

• filosofia e politica dipendono da un corpus di significati stabili, ed entrambe hanno

bisogno di costituire comunità discorsive: ma cosa succede quando c’è instabilità

(es. “l’uomo non può certamente essere, a un tempo, sano e ammalato”, Gorgia,

495d; “Una casa che abbia ordine e armonia, potrà essere una buona casa,

mentre quella che ha disordine cattiva”, Gorgia, 504b) ?

• La necessità di uno sfondo condiviso sul quale muoversi sarebbe un fatto

costitutivo della filosofia politica. Ma che cosa succede quando ci si trova a doversi

muovere su sfondi non condivisi, o almeno su sfondi plurali?

• A chi parla il filosofo politico? Il punto su cui bisogna ora lavorare, è precisamente

che il filosofo parla anche a colui che non condivide: la filosofia, in altri termini, è

anche per coloro che stanno fuori dalle mura della polis (“…io credo che sarebbe

assai meglio che fosse scordata e stonata la mia lira…e che la maggior parte degli

uomini non fosse d’accordo con me e che dicesse il contrario di ciò che dico io,

piuttosto che essere io, che pure sono uno solo, in disaccordo e in contraddizione

con me stesso” (Gorgia, 482c).

• Il ritiro di Callicle, il limite di Socrate→le nuove “parole-chiave”: CONFLITTO,

CONFINE, PLURALISMO.

Il conflitto

• Difficoltà di filpol ad esprimere il proprio oggetto – la politica ← nasce dalla

sua tendenza a rappresentarlo secondo moduli categoriali che ne

nascondono, o rimuovono, il contenuto prevalente, vale a dire il

CONFLITTO (di interesse, di potere, di valori);

• → la filosofia politica è strutturalmente inabilitata a pensare il conflitto

perché originariamente indirizzata su domande interamente concentrate

intorno alla questione dell’ordine. E di un ordine che non si combina o si

intreccia con il conflitto, ma che lo espelle in quanto tale”→scopo di filpol

(←Platone): risoluzione del conflitto;

• → se la natura conflittuale costituisce il fondamento dei rapporti tra filosofia

e politica, Hobbes è uno dei primi autori che affronta tale conflitto, e ne

indaga possibili soluzioni→ attraverso una riflessione sul significato e sui

limiti del potere che la società può esercitare sugli individui: CONFLITTO →

ACCORDO. Nuove domande

← pdv normativo: costruire argomenti per rispondere ai dilemmi della

convivenza e del conflitto.

• Scopo di filpol II: mostrare in che cosa consista l’attività della filosofia

quando essa cerca di rispondere all’incertezza che investe i criteri del

giudizio e le pratiche della giustificazione di istituzioni e scelte collettive→

filpol come risposta costruttiva alle sfide dell’incertezza (politica);

• Giustificazione razionale dell’autorità e dell’obbligo politico → la stabilità

(ordine) come imperativo;

• La domanda centrale di Hobbes: perché (dobbiamo) ubbidire? = quali

ragioni, se ve ne sono, sono a favore della giustificazione dell’obbligo

politico?→possiamo riformulare la domanda centrale di Hobbes come una

domanda sulla giustificabilità del fatto che vi siano istituzioni politiche→ il

problema della giustificazione si riformula come un problema di scelta

collettiva o di deliberazione.

Perché ubbidire?

• Incertezza deve investire i modi in cui persone

ubbidiscono ad altre persone;

• Dobbiamo ritenere che il fatto che alcuni ubbidiscano e

altri comandino non sia un dato naturale (ma un dilemma

da risolvere);

• Se i modi non politici del nostro riconoscerci e del nostro

interagire = modi naturali→ la politica è la costruzione

artificiale che risolve i dilemmi e le trappole dei nostri

modi di interagire naturale;

• Vincolo molto esigente→autorità e obbligo politico

saranno giustificati se e solo se individui liberi ed eguali

avranno ragioni per preferirle allo stato di natura (in

questo senso, il problema della giustificazione è il

problema saliente di filpol).

Hobbes I

• La sua “antropo-logica” (negativistica): la condizione

umana nel Leviatano;

• L’esperimento mentale di Hobbes: il suo stato di

natura e l’invenzione della società civile;

• La questione fondamentale: a quali condizioni gli

individui saranno disposti a deporre il loro diritto su

tutte le cose, in modo da poter soddisfare il loro

interesse a lungo termine per la pace e la sicurezza?

• Domanda fondamentale del contrattualismo: “come

deve essere organizzata una forma di potere

legittimo, cui tutti i cittadini siano tenuti a dare il loro

assenso?”. Nuovi compiti

• Determinare la corretta balance tra autonomia e

autorità = definire la distribuzione più

ragionevole del potere politico→

• “come è distribuito il potere?”/”Quali diritti e

libertà abbiamo?” (NO/non solo)

• “cosa corrisponderebbe ad una equa

distribuzione di potere?”/”Quali diritti e libertà

dovremmo avere?” (SI);

• Studiare come le cose stanno→spiegare come

stanno

potrebbero essere→MA→spiegare come

potrebbero essere→immaginare come

dovrebbero essere.

Il paradigma del contratto

• Il modello contrattualista = un metodo per dare una

risposta razionale alla domanda di Hobbes;

→ l’ordine politico legittimo è quello che meriterebbe il

consenso razionale da parte di individui liberi ed eguali,

che si trovassero a scegliere come organizzare la loro

convivenza a partire da una condizione pre-politica (=

“stato di natura”);

• Il paradigma del contratto non esprime una verità storica,

ma una questione controfattuale (non “come sono

andate le cose”, MA “come dovrebbe essere organizzato

un ordine politico legittimo”);

• Paradigma contrattualista = uno dei paradigmi

concettuali più forti e consistenti cui abbia dato luogo la

filpol normativa.

Strategia a contrario

• “Come sarebbe la vita in uno stato di natura, cioè in un

universo senza ordine né governo?”

• “Che alternative abbiamo?” → punto di partenza per

pensare all’ordine politico: “come sarebbero le cose

senza tale ordine?” → gli argomenti del contratto sociale

non come un’intesa reale o ipotetica, ma come un

espediente in grado di far emergere le implicazioni di

certe premesse morali concernenti l’uguaglianza delle

persone = quando si invoca l’idea di uno stato di natura,

non lo si fa per ricostruire le origini storiche della società,

o gli obblighi storicamente sanciti di individui e governi,

ma per sviluppare l’idea di uguaglianza morale degli

individui. Hobbes II

• La sua “antropo-logica” (negativistica): la condizione umana nel

Leviatano→ non esistono che corpi; (Intro) = movimento+desiderio;

corpi

• L’esperimento mentale di Hobbes: il suo stato di natura e l’invenzione

della società civile (libro I, cap. XIII)→da un patto di associazione a un

patto di soggezione consapevole: scelta libera di creare un

Commonwealth = liberarsi dal desiderio, rinunciare alla libertà→autorità

centrale (“sovrano” o “corpo politico”).

• I contraenti sono vincolati al patto, il sovrano non lo è: il Leviatano dice

la legge, e la fa rispettare (e a nessuno è concesso ribellarsi);

• La questione fondamentale: a quali condizioni gli individui saranno

disposti a deporre il loro diritto su tutte le cose, in modo da poter

soddisfare il loro interesse a lungo termine per la pace e la sicurezza?

“Non esiste qualcosa che assomigli

ad una quiete…”

• Gli esseri umani→”felicità” (= successo continuo

nell’ottenimento di oggetti di desiderio)→stato di guerra

nella condizione di stato di natura, paura della morte→

Leviatano. Perché?

• ←definizione di potere (Hobbes) = un mezzo/metodo

presente in misura di garantire beni futuri→per essere

certi di raggiungere felicità, necessità di avere potere;

Quindi:

1) Impossibilità di raggiungere un livello di completa

soddisfazione;

2) Impossibilità di garantire sempre il proprio potere

(ricerca del potere in sé = competitiva).

Competizione +uguaglianza =

“state of war”

• Tendenza continua e naturale dell’individuo di

aumentare il potere→competizione;

• MA: competizione≠guerra→perché la competizione nello

sdn porta a guerra?

• Assunzione hobbesiana: gli individui sono per natura

uguali ( uguaglianza naturale, XIII, 1 – ovvero in forza e in

abilità - degli esseri umani = tutti gli umani possiedono il

medesimo livello di forza e di abilità→ogni essere umano

possiede la capacità di ucciderne un altro: “… il più

debole ha sufficiente forza per uccidere il più forte,

avvenga ciò per segreta macchinazione, o tramite

alleanza”;

• Seconda ragionevole assunzione hobbesiana: la scarsità

di beni. Nessuno è al sicuro

• In sdn nessuno può rendere se stesso invulnerabile contro la possibilità di

un attacco: qualsiasi cosa io possieda, altri potrebbero desiderare→restare

costantemente in guardia;

• Se non possiedo nulla = preda di fear (potrei essere una minaccia per gli

altri→vittima di un attacco preventivo);

• Dalle assunzioni hobbesiane in termini di UGUAGLIANZA, SCARSITA’,

INCERTEZZA→sdn come state of war;

• 3 principali ragioni per un attacco in sdn:

- guadagno;

- salvezza (prevenire la tua invasione);

- gloria e reputazione;

L’elemento rivelatore: la paura.

Le due tesi di Hobbes

• 1) tesi della naturale uguaglianza tra i

soggetti (parte I, cap. XIII)→impossibilità

di attestarsi spontaneamente in rapporti

gerarchici (rilevanza del corpo→ cfr.

Introduzione);

• 2) tesi della conflittualità inevitabile tra i

soggetti→impossibilità di una convivenza

pacifica/necessità di un’istituzione

artificiale (parte I, cap. XVII-XVIII).

Le leggi di natura (Lev.,I, XIV)

• Leggi di natura = “una regola generale, scoperta dalla

ragione, che vieta ad un uomo di fare ciò che è lesivo

della sua vita”;

• Problema: nello sdn (=privo di potere comune) le leggi di

natura non sono davvero vincolanti per gli individui→le

ldn sono vincolanti in foro interno (non in foro externo);

• Il patto è la soluzione (I, XVII, 12)→la legge naturale

viene sostituita dalla legge del Leviatano (= potere non

limitato nel suo esercizio dalle leggi di natura, ora

sostituite dalle leggi positive dettate dal sovrano), che è

per definizione al di sopra della legge.

Quale libertà

• La libertà per Hobbes (parte II, cap. XXI)→

libertà negativa = libertà come assenza di

impedimenti = la libertà dei sudditi si esplica in

tutte le azioni che il sovrano omette di regolare;

• Rischio: possibilità di abusi da parte di L. (privo

di istanze che lo limitino-paradosso del senso

del limite);

• Risposta hobbesiana: male minore.. (la più dura

sovranità è comunque preferibile a state of war).

Il “patto sociale”

(parte I, cap. V - parte II, cap. XVII)

• Una versione verticale del contratto sociale: l’ordine

si fonda sull’alienazione delle libertà individuali.

• Perché Hobbes è un liberale:

- è un “progressista”;

- “un mondo di individui liberi ed uguali” il suo

riferimento;

- crede nel consenso come elemento cruciale del patto.

• Perché Hobbes non è un liberale:

- la direzione del patto è verticale;

- il sovrano è onnipotente (squilibrio tra le pretese individuali e il

potere dello stato);

- l’indipendenza del cittadino è compromessa: la sicurezza

interpretata in termini repressivi ed espulsivi (il consenso è

sull’alienazione della libertà del singolo).

Hobbes: una teoria democratica

sovranità assoluta→ problemi

della ancora aperti

• In nome dei cittadini: l’ombra della

rappresentanza (il rispetto dell’obbligo

politico è basato su motivazioni utilitarie);

• Il teatro della politica non è più il teatro

della morale/religione;

• Cosa significa prendere la paura sul serio:

aspetti prudenziali e aspetti politici della

questione;

• La “legge del desiderio”.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Filosofia Politica della prof.ssa Beatrice Magni, all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: introduzione alla filosofia politica; l'apologia di Socrate; le caratterisitiche della filosofia socratica; il Gorgia; il pensiero politico di Hobbes ed il patto sociale; il contrattualismo di Locke.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Magni Beatrice.

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