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scienza, filosofia della

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che comprende sia le scienze naturali sia quelle so- neopositivistici, «la base empirica delle scienze og-

ciali in un unico modello epistemico, fondato sul- gettive non ha in sé nulla di ‘assoluto’», e che l’im-

l’assunzione monistica dell’omogeneità ontologica presa scientifica è sempre caratterizzata dall’essere

di tutte le realtà esperibili. Alla tesi fondamentale un edificio precario, «costruito su palafitte» poggian-

dell’unità della scienza e del suo metodo si riallac- ti non su una base naturale data una volta per tutte, a

cia il programma fisicalista, affermatosi soprattut- cui fa riscontro il carattere provvisorio e congettura-

to ad opera di Neurath e Carnap, di riduzione di le delle ipotesi scientifiche. Tale riconoscimento non

tutte le proposizioni scientifiche a enunciati for- implica per Popper il relativismo o lo scetticismo, per-

mulabili nel linguaggio della fisica, ovvero a desi- ché l’obiettivo della scienza resta la verità, secondo

gnazioni spazio-temporali e a predicati osservativi, una concezione del mondo articolata in un modello

programma che escludeva dal discorso scientifico triadico: il ‘mondo 1’ dei fatti materiali; il ‘mondo 2’

tutte le istanze non riconducibili ai dati immediati degli stati di coscienza soggettivi; il ‘mondo 3’ dei

dell’esperienza. Dal programma di unificazione fi- pensieri e delle teorie, costruzioni oggettive che pos-

sicalista delle scienze, che trovò negli Stati Uniti sono essere vere o false a seconda della corrispon-

nuovo terreno di sviluppo dopo la diaspora dal- denza o meno con la realtà fattuale. Come chiarito

l’Europa (a causa dell’avvento del nazismo) del mo- da Popper sotto la spinta delle critiche rivoltegli da

vimento neopositivista, prese corpo l’ambizioso pro- Kuhn e da altri esponenti della filosofia della post-

getto, mai completato, dell’International encyclope- empiristica, una teoria scientifica non entra in crisi e

dia of unified science, il cui primo fascicolo fu viene soppiantata in virtù di esperimenti cruciali che

pubblicato nel 1938 a Chicago da Neurath, Carnap e la falsificano: il principio di falsificazione non è un

Morris. Oltreoceano il neopositivismo trovò ampia indice assoluto di verità, ma un semplice strumento

diffusione, improntando profondamente la filosofia per stabilire un criterio temporaneo di scelta tra ipo-

accademico-scientifica americana, grazie soprattut- tesi rivali, oltre che un criterio di demarcazione tra

to all’insegnamento di Carnap e Reichenbach, e sta- teorie scientifiche e teorie non-scientifiche, come la

bilendo un proficuo rapporto di scambio teorico metafisica, la quale, pur non essendo scienza, non è

con la tradizione pragmatistica e con quella anali- affatto positivisticamente ridotta a non senso. Le teo-

tica. Fu soprattutto Quine a compiere, negli anni rie metafisiche, non empiricamente corroborabili ma

Cinquanta, il processo di integrazione tra le meto- razionalmente «criticabili», hanno esercitato ed eser-

dologie di analisi e le problematiche del Circolo di citano secondo Popper una funzione regolativa e pro-

Vienna, e gli assunti epistemologici del pragmati- pulsiva nei confronti della ricerca empirica, impen-

smo, sottoponendo a critica i «dogmi» neopositivistici sabile senza quadri metafisici generali, «che determi-

del riduzionismo («l’idea che ciascuna proposizio- nano non solo quali problemi esplicativi sceglieremo

ne, presa di per sé e isolata dalle altre, si possa con- di affrontare, ma anche quali tipi di risposte consi-

fermare o infirmare», Two dogmas of empiricism, dereremo idonee, soddisfacenti o accettabili» (Po-

1951; trad. it. Due dogmi dell’empirismo) e della di- scritto alla Logica della scoperta scientifica, vol. 3°).

stinzione tra enunciati analitici ed enunciati sintetici, L’epistemologia post-positivistica: filosofia e storia

nella difesa di un empirismo attenuato, che recu- delle scienze. L’idea popperiana della fallibilità e con-

pera elementi dell’olismo metodologico di Duhem. getturalità della conoscenza scientifica ha dato luo-

go, nel secondo Novecento, a un vasto dibattito epi-

Popper e il falsificazionismo. Formatosi a stretto stemologico, a partire dal riconoscimento dell’im-

contatto con il Circolo di Vienna, Popper sviluppò possibilità non solo di ricondurre storicamente il

sin dagli anni Trenta una critica sistematica dell’i- metodo scientifico all’osservanza di regole univo-

dentificazione neopositivista del significato di una che, ma anche di una giustificazione puramente ra-

proposizione con il metodo della sua verifica empi- zionale delle teorie scientifiche e della loro incom-

rica, muovendo dalla critica humiana del procedi- mensurabilità, sottolineate in partic. da Kuhn e

mento induttivo, secondo la quale è logicamente im- Feyerabend. Formatosi in origine come fisico, Kuhn

possibile far scaturire da una somma di casi partico- ben presto rivolse i propri interessi alla storia della

lari una legge universale. Se non si possono inferire scienza, occupandosi in partic. di due dei maggiori

asserzioni universali da asserzioni singolari, se cioè il spartiacque teorici delle moderne scienze fisiche, la

principio d’induzione neopositivistico è inattuabile, al- rivoluzione copernicana e la meccanica quantistica.

lora nessuna teoria scientifica può essere messa alla Nella fortunatissima The structure of scientific revo-

prova della verifica empirica («per quanto numerosi lutions (1962; trad. it. La struttura delle rivoluzioni

siano i casi di cigni bianchi che possiamo aver osser- scientifiche) Kuhn ha presentato un’immagine della

vato, ciò non giustifica la conclusione ‘tutti i cigni so- scienza alternativa a quella neopositivistica e pop-

no bianchi’», Logica della scoperta scientifica, 1934), periana. L’immagine kuhniana della scienza svilup-

ma è sufficiente un unico esperimento contrario per pava in maniera originale tematiche proprie della

falsificarla. Popper dichiara quindi che è la falsifica- tradizione francese di studi storico-epistemologici

bilità, e non la verificabilità, il criterio di scientificità (Koyré) e dell’olismo metodologico di Quine, ri-

di una teoria, e di demarcazione tra scienza e non chiamandosi al principio gestaltico della non distin-

scienza, invertendo l’immagine neopositivistica del- zione osservazione-teoria, e alla funzione determi-

le procedure di ricerca: la scienza non muove dalle nante del linguaggio sulla categorizzazione del mon-

osservazioni alla costruzione delle teorie, ma dalla do, teorizzata dal secondo Wittgenstein e dalla

formulazione di congetture che vengono sottoposte linguistica di B.L. Whorf. Le teorie scientifiche, so-

al controllo dei fatti mediante tentativi di confuta- stiene Kuhn, sono formulate all’interno di «para-

zione. La base del processo di falsificazione è affida- digmi», quei complessi di teorie, modelli di ricerca

ta da Popper a enunciati elementari («asserzioni-ba- e pratiche sperimentali «ai quali una particolare co-

se»), aventi la forma di asserzioni singolari di esi- munità scientifica, per un certo periodo di tempo,

stenza, intersoggettivamente controllabili e accettate riconosce la capacità di costituire il fondamento

dalla comunità dei ricercatori. Ciò significa secon- della sua prassi ulteriore». La scienza per Kuhn si

do Popper che, a differenza dei protocolli osservativi


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allocca Nunzio.

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