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Lo scetticismo è il superamento del limite dello stoicismo. Ciò che nello

stoicismo è soltanto Begriff, concetto, qui trova la Realisierung, la

realizzazione: accede a una sfera di realtà. È la wirkliche Erfahrung,

l’esperienza reale, della libertà del pensiero; perciò è an sich, in sé, il

negativo, e deve manifestarsi così:

Lo Scetticismo è la realizzazione … e deve così presentarsi. (p. 169)

Il passaggio dallo stoicismo allo scetticismo viene ora sintetizzato da

Hegel nelle due proposizioni che seguono. Lo stoicismo è “la riflessione

dell’autocoscienza nel pensiero semplice di sé stessa”: con tale riflessione,

“l’esserci indipendente” è herausgefallen, caduto fuori, dissociato, aus der

Unendlichkeit, dall’infinità. Si ricordi che l’infinito hegeliano è ciò che non

ha nulla fuori di sé che lo condizioni: nello stoicismo, l’infinito si era

dissociato, perché l’esserci, come l’inessenziale, era caduto fuori dalla pura

essenza del pensiero. Ma lo scetticismo riunifica l’infinito, perché la sua

negazione si rivolge al tutto, a ogni esserci, a ogni positività. Dunque, lo

scetticismo si riaffaccia su questo esserci emarginato, lasciato fuori, e lo fa

nel segno di un’attiva negatività: è relazione negativa all’esserci, al mondo

molteplice. Non è indifferente all’esserci, ma se ne interessa attivamente,

negandolo nella sua indipendenza:

Con la riflessione dell’autocoscienza nel pensiero semplice … diventa la

negatività reale. (p. 169)

Si faccia attenzione al passaggio che segue, dove Hegel approfondisce la

relazione stoicismo-scetticismo con riferimento alla precedente dialettica

del signore e del servo. Lo stoicismo, scrive, entspricht, corrisponde, “al

concetto della coscienza indipendente”: cioè al momento che, in quella

dialettica, era incarnato dal signore. Infatti, il principio dello stoicismo è

l’indifferenza verso l’esserci, il sollevarsi al di sopra di esso. Lo scetticismo,

invece, corrisponde “all’appetito e al lavoro”: cioè corrisponde al momento

servile di quella dialettica. Infatti, lo scettico lavora l’esserci, reca in esso la

sua negatività, non è indifferente verso di esso ma lo tras-forma. Tuttavia,

ciò che il servo faceva con la fatica delle braccia, ormai lo scettico fa al

livello del pensiero: si relaziona all’esserci, ma negandolo con la forma del

pensiero. Possiamo dire che lo scettico è un servo realizzato oltre la contesa

delle autocoscienze.

E’ chiaro che come lo stoicismo corrisponde … diventa una differenza

dell’autocoscienza. (pp. 169-170)

Ecco dunque il significato generale dello scetticismo: lo scetticismo

introduce una dialektische Bewegung, un movimento dialettico. È il

momento negativo, che rende inessenziale ciò che, per l’autocoscienza,

conservava un valore supremo. Il problema del signore e del servo era la

relazione con l’esserci indipendente, nella forma del consumo o in quella

del lavoro. Ma lo scettico dissolve l’indipendenza di questo esserci, la nega.

Per questo Hegel scrive che lo scetticismo indica la dialettica welche die

sinnliche Gewißheit, die Wahrnehmung und der Verstand ist, che è la

certezza sensibile, la percezione e l’intelletto: risolve cioè, con la sua

negazione, quel residuo di coscienza che restava al fondo


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia dell'interpretazione, tenute dal Prof. Marcello Mustè nell'anno accademico 2011 e cerca di collocare l'opera di Hegel, Fenomenologia dello spirito, nel contesto storico del periodo in cui fu pubblicata e nel contesto delle altre opere hegeliane, e di assegnarle il significato vero che l'autore le voleva dare. In particolare in questa dispensa viene approfondito il tema dello scetticismo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'interpretazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mustè Marcello.

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