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IX

Il noi si è inserito nella considerazione fenomenologica, indicando la

mediazione nascosta e occultata nel dominio immediato del conoscere

sensibile. Ma l’inserzione del noi deve essere ora ripresa nel ritmo della

cosa, perché – spiega Hegel – nella coscienza stessa si trova quella

differenza:

Il conoscere sensibile è immediato, ma è pur sempre un conoscere.

Conoscere, come sappiamo, significa presupporre la differenza, cioè avere

fede nella differenza di pensiero ed essere, e riporre l’idea di verità nella

corrispondenza di questi due diversi (assumendo però l’essere come criterio

fondamentale del pensiero e della relazione stessa). L’immediatezza del

conoscere sensibile non può superare questo limite della differenza

presupposta. E perciò la coscienza è costretta a riporre la sfera della

determinazione nella figura dell’esempio, del Beispiel, come ciò che sta

accanto al semplice essere dell’ente intuito. L’intuizione sensibile

dell’oggetto è un atto di adeguazione assoluta, ma è pur sempre un atto di

adeguazione, in cui pensiero ed essere si unificano immediatamente nella

loro differenza.

Così, dapprima (vedremo fra breve come questa situazione sia destinata

a evolversi), l’intuizione afferra l’essere dell’oggetto come un indipendente,

come l’essenza e la verità. Nell’essere dell’oggetto l’io si smarrisce e si

annulla, come l’inessenziale e l’indifferente rispetto alla verità della cosa:

Questo improvviso naufragio della coscienza di fronte al suo oggetto segna

un passaggio forte nell’argomentazione hegeliana, che merita di essere

sottolineato. Nella forma immediata della certezza sensibile, la differenza

tra coscienza e oggetto sembrava, in effetti, nascosta dall’atto di assoluta

adeguazione che la caratterizzava. Ma l’adeguazione era stata tuttavia

presentata da Hegel come un possesso integrale dell’oggetto, o meglio come

un coglimento immediato del semplice essere della cosa. La verità della

coscienza si raccoglieva, fin dall’inizio, nell’enunciato relativo all’oggetto:


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia dell'interpretazione, tenute dal Prof. Marcello Mustè nell'anno accademico 2011 e cerca di collocare l'opera di Hegel, Fenomenologia dello spirito, nel contesto storico del periodo in cui fu pubblicata e nel contesto delle altre opere hegeliane, e di assegnarle il significato vero che l'autore le voleva dare. In particolare riflette sui concetti di coscienza e noi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'interpretazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mustè Marcello.

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