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XII

La prima forma della conoscenza sensibile è naufragata. La coscienza, nel

suo intuire immediato, aveva posto la verità nell’essere dell’oggetto,

rendendo inessenziale e trasparente sé stessa. Riteneva di afferrare il singolo

ente (il giorno, la notte, la casa, l’albero) nella sua pura immediatezza. Ma

quando alla coscienza abbiamo chiesto ragione del suo conoscere, quando

l’abbiamo interrogata, affinché esprimesse con il linguaggio, cioè

determinatamente, l’oggetto del proprio conoscere, il suo sapere si è

invertito: l’oggetto si è dissolto come individuo determinato e si è

trasformato in un vuoto universale. Per questo, la coscienza ha tolto la verità

dall’oggetto, e la ha posta nella propria immediatezza, nel sé come Io.

Ma cosa è l’Io, che ora si presenta come fondamento della verità?

Per la prima volta, la conoscenza sensibile fa appello ai sensi: alla vista,

all’udito, al gusto. L’Io vede il tavolo, sente questi rumori, assapora questa

bevanda. Il dileguare del qui e dell’ora wird dadurch abgehalten, dass Ich

sie festhalte, viene con ciò evitato, perché Io lo trattengo; l’oggetto esiste

perché Io lo apprendo con i sensi, lo tengo fermo in me, lo accolgo:

Questa è, dunque, la situazione che abbiamo di fronte. Nel suo primo

apparire, la certezza sensibile manifestava un Verschwinden, un dileguare,

della determinazione, dell’oggetto, nel mantenersi della generalità del qui e

dell’ora. L’oggetto non riusciva a conservarsi nella presenza, se non come

semplice “essere della cosa”. Ciò che doveva essere conosciuto, saputo,

tenuto fermo (il giorno, la notte, la casa, l’albero), dileguava nel permanere

di un puro essere. Ora, dice Hegel, questo dileguare wird abgehalten, viene

evitato, perché Io fermo, trattengo, l’oggetto dileguante nella mia presenza

che permane. Il giorno può farsi notte, ma esso è il giorno, perché Io lo

ospito nel mio mantenermi e lo vedo, lo ascolto, ecc.

Eppure qui accade qualcosa di simile a ciò che accadeva nella

situazione precedente. Prima, l’ora e il qui persistevano nel mutare

dell’oggetto. Adesso, l’Io persiste nel mutarsi dell’apprensione sensibile. Io

vedo l’albero; Io vedo la casa. L’Io permane indifferente al mutarsi

dell’oggetto. Rivela con ciò di non essere il fondamento della singolarità,

della determinazione della cosa:


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3

PESO

1.22 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia dell'interpretazione, tenute dal Prof. Marcello Mustè nell'anno accademico 2011 e cerca di collocare l'opera di Hegel, Fenomenologia dello spirito, nel contesto storico del periodo in cui fu pubblicata e nel contesto delle altre opere hegeliane, e di assegnarle il significato vero che l'autore le voleva dare. In particolare riflette sui concetti di coscienza sensibile e linguaggio determinante.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'interpretazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mustè Marcello.

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