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xv

Nel movimento precedente, come abbiamo visto, si è compiuta la cosa, das

Ding, come la verità della percezione. Siamo tornati, seppure a un diverso

livello, al primo momento della certezza sensibile: quel momento per cui la

verità è posta nell’essere dell’oggetto, che sta di fronte alla coscienza come

indipendente. Certo, l’oggetto ora è mediato in sé, ma esso cosituisce pur

sempre la verità. La percezione è vera solo se è adeguata al suo oggetto. Se

la percezione è inadeguata all’oggetto, essa dà luogo alla Täuschung,

all’illusione. La percezione inadeguata è come il sogno della metafisica.

L’illusione è qui il modo peculiare in cui si presenta l’errore, il negativo.

Possiamo dunque dire che l’illusione è la forma peculiare che

l’errore come non-conformità all’oggetto assume nel conoscere percettivo.

Come sappiamo, nell’orizzonte della coscienza la verità non può che

prendere questa configurazione: poiché la coscienza presuppone un oggetto

che le è estraneo (essa è questa presupposizione), la verità deve

necessariamente apparire come relazione di adeguatezza tra i termini posti

come differenti, secondo un movimento oscillatorio che indica il

fondamento della verità ora nell’essere della cosa e ora nella coscienza

stessa. Ma nella conoscenza percettiva questa relazione di adeguatezza

presenta il volto di un paradosso. Se l’oggetto mediato è il fondamento

della verità, allora la coscienza percipiente non può che configurarsi come

alterazione, ossia come origine dell’errore e della non-conformità.

L’oggetto percepito, in sé stesso, è il vero; dunque, qualsiasi attività che la

coscienza percipiente vi aggiunga rappresenta un’alterazione della verità,

cioè la radice di un’illusione. Il paradosso consiste nel fatto che la relazione,

che costituisce la verità, deve ridursi a una non-relazione, ossia a una

relazione nella quale un termine (la coscienza) deve presentarsi come

nullità. Ma una relazione dove un termine scompare fino a configurarsi

come un puro assumere l’oggetto è, appunto, una non-relazione. In altri

termini, la relazione di adeguatezza deve esservi, poiché altrimenti la verità

non si offrirebbe alla coscienza; ma, nello stesso tempo, quella relazione

deve manifestarsi nella forma di una non-relazione, cioè tale che uno dei

termini (la coscienza) sia ridotto alla trasparenza del puro assumere l’altro.

Scrive dunque Hegel:


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4

PESO

1.83 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia dell'interpretazione, tenute dal Prof. Marcello Mustè nell'anno accademico 2011 e cerca di collocare l'opera di Hegel, Fenomenologia dello spirito, nel contesto storico del periodo in cui fu pubblicata e nel contesto delle altre opere hegeliane, e di assegnarle il significato vero che l'autore le voleva dare. In particolare riflette sui concetti di illusione, alterazione e paradosso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'interpretazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mustè Marcello.

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