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VIII

Nel capitolo sulla Religione della Fenomenologia, Hegel sintetizza il

significato della coscienza infelice. La religione, spiega, attraversa l’intero

itinerario fenomenologico “in quanto coscienza dell’essenza assoluta”:

sorge nella coscienza come “coscienza del soprasensibile o dell’interno

dell’esserci oggettivo”; poi riemerge nell’autocoscienza come coscienza

infelice; infine, dopo essersi nascosta nella ragione, torna in primo piano nel

mondo etico (come religione degli inferi) e nella moralità, per essere

considerata infine in sé stessa, e passare nel concetto, dove ne viene

superato il lato rappresentativo. A proposito della coscienza infelice Hegel

scrive, dunque, così:

Poi l’autocoscienza, che ha il suo compimento nella figura della coscienza

infelice, era soltanto il dolore dello spirito, dolore che lotta ancora per

riuscire all’oggettività, senza però conseguirla. L’unità dell’autocoscienza

singola e della sua essenza intrasmutabile, alla quale quella si adduce, resta

così un al di là di essa. (Fenomenologia, vol. II, p. 197)

Si tratta di una sintesi molto precisa, capace di portarci subito al

centro della questione. La coscienza infelice rappresenta la forma della

religione all’altezza dell’autocoscienza. La rappresenta, perciò, come un

dolore, che consiste nel tentativo, operato dalla singolarità, di unificarsi con

la propria “essenza intrasmutabile”, che è tuttavia destinata a restare sempre

al di là. Possiamo anche dire che la coscienza infelice descrive il destino

della religione nell’orizzonte della coscienza singola: un destino di

lacerazione, di infelicità, di dolore.

Abbiamo di fronte, perciò, un’esperienza religiosa peculiare, anche

se fondamentale.

La natura costitutiva della coscienza infelice è stata indicata da Hegel

nelle battute conclusive della parte dedicata allo scetticismo:

Così la duplicazione che precedentemente si distribuiva … e ancora del tutto

impligliata nella contraddizione. (p. 174)

Il dualismo delle coscienze singole, che segnava la dialettica del signore

e del servo, si è dunque riunificato: ist … in Eines eingekehrt, è tornato

nell’uno dell’autocoscienza. È dunque vorhanden, presente, la Verdopplung,

la duplicazione in sich selbst, in sé stessa, dell’autocoscienza, aber noch

nicht ihre Einheit, ma non è ancora presente la verace unità di questo

dualismo. I due termini della scissione alloggiano ormai nell’autocoscienza,

ma ancora come termini separati, non realmente unificati. Perciò la

coscienza infelice è la coscienza di questa lacerazione. Hegel aggiunge: è

coscienza di sé come nur widersprechenden Wesens, come soltanto

dell’essenza che si contraddice. Si faccia attenzione all’uso di questo

widersprechenden: contraddirsi non significa qui unificare, ma al contrario

restare nella lacerazione della Verdopplung, del raddoppiamento. L’essenza

è lacerata, non esattamente unificata dal ritmo della contraddizione.

Il problema peculiare della coscienza infelice si costituisce propriamente

in tale espressione: nur widersprechenden Wesens. Come sappiamo, nella

filosofia di Hegel la contraddizione rappresenta il superamento della

diversità dei termini opposti, in quanto ciascun opposto si determina come

l’opposto in sé stesso. Questo movimento della contraddizione, che sarà

pienamente svolto nella logica dell’essenza (nel passaggio dall’opposizione

alla contraddizione), è colto già qui, nella Fenomenologia, a proposito

dell’infinito. Hegel aveva scritto:

Ora si deve pensare il puro scambio … immediatamente presente in lui

l’Altro. (Fen, I, p. 134)

La risoluzione della differenza degli opposti, nella situazione in cui

“l’Altro è immediatamente esso stesso presente in quell’opposto”,

costituisce, dunque, il movimento proprio del contraddirsi. Ma la coscienza

infelice non realizza questo concetto dell’unità degli opposti. È nur,

soltanto, un contraddirsi, perché la differenza è bensì superata, ma in modo

imperfetto: gli opposti resistono nella loro differenza, pur essendo uniti

nella medesima coscienza. Sono nella stessa coscienza, perciò unificati: ma

vi sono come estranei.

È questa la situazione che abbiamo di fronte. L’autocoscienza è dentro di

sé entzweite, scissa, lacerata, duplicata. Ci sono due coscienze, due

esistenze, nella stessa coscienza. Hegel parla, apppunto, di due coscienze:

l’una è necessariamente in relazione con l’altra, non può liberarsene, ma

non può neanche unificarla a sé. Austreiben significa: espellere. Quando la

coscienza meint, opina, di avere conseguito la quiete, subito viene espulsa

dalla presenza dell’altra. Perciò, il movimento è quello di un rinvio

estrinseco: il manifestarsi dell’unità riproduce sempre la situazione di

estraneità. Quando la coscienza si unifica, accade che un opposto tiene fuori

di sé l’altro.

Questa coscienza infelice scissa entro se stessa … venir cacciata da ciascuna

sue due coscienze]. (p. 174)

[delle

La conciliazione, la pacificazione, rappresenterà il concetto dello spirito:

lebendig, cioè vivente, animato da una contraddizione che unifica e non

lacera. Si ricordi, a questo proposito, che l’essenza del Leben, della vita, è

per Hegel intrinseca al contraddirsi della determinazione, cioè al

superamento della sua natura astratta. Nella Fenomenologia, questa

connessione tra spirito e vita era già emersa a proposito dell’infinito:

Questa inifinità semplice o il concetto assoluto, … è in lui stesso il contrario

di sé. (Fen, I, pp. 135-136)

Il medesimo concetto verrà ribadito da Hegel, in maniera più compiuta

nella terza nota alla contraddizione della logica dell’essenza:

Ma è uno dei pregiudizii fondamentali della vecchia logica … solo in quanto

ha in se stesso una contraddizione. (Scienza della logica, pp. 490-491)

E ora, con riferimento alla coscienza infelice (o meglio al suo destino di

superamento), Hegel scrive:

Ma il suo vero ritorno in se stessa … è entrato nella sfera dell’esistenza: (p.

174)


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia dell'interpretazione, tenute dal Prof. Marcello Mustè nell'anno accademico 2011 e cerca di collocare l'opera di Hegel, Fenomenologia dello spirito, nel contesto storico del periodo in cui fu pubblicata e nel contesto delle altre opere hegeliane, e di assegnarle il significato vero che l'autore le voleva dare. In particolare in questa dispensa viene approfondito il tema della coscienza infelice.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'interpretazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mustè Marcello.

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