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I

Con l’infinito, la coscienza è dileguata. Che la coscienza sia dileguata

significa, che ormai non solo per noi, ma per la coscienza stessa, la verità

non è più nell’oggetto estraneo, ma nella stessa certezza che la coscienza ne

ha. Con il dileguare della coscienza, abbiamo colto il principio

fondamentale dell’idealismo: l’identità di certezza e verità. La certezza, ora,

è certezza di sé, non di un altro, e dunque ripone in sé la verità. Quando il

cammino fenomenologico consegue l’autocoscienza, con ciò stesso trova

presente la vita. Questo intreccio fra autocoscienza e vita (per cui la vita

presuppone l’identità di certezza e verità, e anzi la realizza nella sua forma

semplice) merita di essere seguito con attenzione.

In poche righe, Hegel sintetizza la situazione che abbiamo di fronte. Nel

percorso della coscienza, la verità si è presentata come altro dalla certezza,

come un oggetto estraneo che le sta di fronte, cioè nel segno della

differenza. Ma questo concetto della verità ora verschwindet, dilegua; e

dilegua attraverso la Erfahrung, l’esperienza, che la coscienza stessa ha

compiuto.

Nei modi precedenti della certezza il vero è per la coscienza qualcosa di altro

che lei stessa. Il concetto di questo vero dilegua però nell’esperienza di esso.

Certezza e verità si presentano, nella coscienza, nel segno della differenza.

Ciò che dilegua è “der Begriff dieses Wahre”, “il concetto di questo vero”.

Ossia, è l’idea di verità che accompagna la coscienza che, via via, si

consuma. Ma la verità della coscienza è proprio la presupposizione

dell’alterità dell’essere, dell’oggetto, di fronte alla propria certezza. Questo

dileguare dell’idea di verità non deriva da una critica che la filosofia, in

modo esteriore, possa averle rivolto, ma deriva dalla Erfahrung,

dall’esperienza che, con il percorso fenomenologico, la coscienza stessa ha

compiuto.

Bisogna fare attenzione al significato che qui Hegel attribuisce al

“Begriff des Wahre”, al “concetto del vero”. Verità non significa soltanto

adeguazione del conoscere alla cosa. Verità significa, piuttosto,

l’inadeguato, ciò che è essenzialmente inadeguato all’atto conoscitivo della

coscienza. Nella sua certezza, la coscienza può bene adeguarsi

all’apparenza fenomenica dell’oggetto; e, d’altronde, può generare l’errore,

il non essere, laddove si manifesti inadeguata al fenomeno. Ma il fenomeno

non è la cosa. L’adeguatezza della certezza (che è adeguata al fenomeno)

s’innesta nell’originaria inadeguatezza del fenomeno alla realtà della cosa:

nell’essere adeguata al fenomeno, la certezza è inadeguata alla cosa. Perciò,

il concetto di verità della coscienza non può mai conseguire la trasparenza

dell’essere, poiché presuppone l’alterità a sé dell’oggetto. Questa non-verità

della certezza costituisce il concetto di verità della coscienza: ed è su questa

originaria asimmetria che Hegel vuole ora fermare la nostra attenzione.

Nel passaggio successivo, Hegel osserva la situazione, in maniera più

ravvicinata, dal lato dell’oggetto. Per la coscienza, spiega, l’oggetto era das

Ansich, l’in-sé, ossia un immediato, un indipendente, che si poneva di fronte


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia dell'interpretazione, tenute dal Prof. Marcello Mustè nell'anno accademico 2011 e cerca di collocare l'opera di Hegel, Fenomenologia dello spirito, nel contesto storico del periodo in cui fu pubblicata e nel contesto delle altre opere hegeliane, e di assegnarle il significato vero che l'autore le voleva dare. In particolare in questa dispensa arriva a considerare il concetto di autocoscienza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'interpretazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mustè Marcello.

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