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Collettivo Femminista Via Cherubini 8

(1975)

Non abbiamo aderito né partecipato alla manifestazione per l'aborto libero e gratuito: sul problema dell'aborto noi facciamo un

lavoro politico diverso.

L'aborto libero e gratuito ci farà spendere dei soldi in meno e ci risparmierà alcune sofferenze fisiche: per questo nessuna di noi

e contro una riforma sanitaria e giuridica che tratti la prevenzione della gravidanza e secondariamente la sua interruzione, ma

tra questo e il fare delle manifestazioni abortiste in generale e per di più con gli uomini ci passa. Perché tali manifestazioni

sono in contrasto con la pratica politica e la consapevolezza che le donne in lotta hanno espresso in questi anni.

Intanto diciamo subito che per noi l'aborto di massa negli ospedali non rappresenta una conquista di civiltà, perché è una

risposta violenta e mortifera al problema della gravidanza e che per di più colpevolizza ulteriormente il corpo della donna: è il

suo corpo che sbaglia perché fa bambini che il capitalismo non può mantenere ed educare. Si arriva all'ossessione americana:

«siamo troppi, non respireremo più non mangeremo più, ccc.». E il problema da risolvere diventa quello del controllo delle

nascite e non il cambiamento della struttura sessi- sta e capitalista della società. Non possiamo essere complici di questa falsa

coscienza.

Il lavoro politico va orientato e la soluzione va cercata nell'afferma- zione del corpo femminile che è: sessualità distinta dal

concepimento capacità di procreare, percezione della sessualità interna, cavitaria: utero, ovaie, mestruazioni. E il rapporto con

le risorse, la natura, la produzione e la riproduzione della specie va impostato nel senso della socializzazione anziché dei

tentativi di razionalizzare, mantenendola la struttura familiare, la proprietà privata, lo spreco.

Comunque l'aborto non è «la fine di una vergogna». La maggioranza delle donne che abortiscono nella clandestinità non si

vergognano di essere clandestine. Se c'è vergogna è per altre cose e per altre cause.

Anche le donne che hanno tutti i mezzi e sono in grado di accedere alla contraccezione meccanica e chimica, che hanno la

possibilità di riflettere e ordinare la loro vita sessuale (in scelte, tempi, modi, forme e partner), ripetono il fenomeno del

concepimento e il più delle volte dell'aborto, ripetono cioè la negazione e l'affermazione della gravidanza, ripetono esse stesse

la violenza che le donne subiscono e si usano. Arcaismo invincibile delle donne — come pensa il razionalismo borghese — o

per noi vitale indicazione di riflessione e lavoro politico. Emerge qui la contraddizione tra sessualità femminile e sessualità

maschile, la realtà del dominio maschile sulla donna; e si palesa quanto il problema dell'aborto coinvolga la donna — a livello

conscio e inconscio — nel suo rapporto con la sessualità, la maternità e l'uomo.

La clandestinità dell'aborto è una vergogna degli uomini, i quali spedendoci negli ospedali ad abortire ufficialmente si

metteranno la coscienza in pace in modo definitivo. Si continuerà come prima e meglio di prima a fare all'amore nei modi che

soddisfano le esigenze fisiche, psicologiche e mentali degli uomini. Rimane un divieto di situarci in un'altra sessualità non

interamente orientata verso la fecondazione.

Il corpo della donna, la sua sessualità, il suo godere non esigono necessariamente quei modi e quelle forme di intimità (coito)

che poi la fanno rimanere incinta.

Al contrario noi donne preferiamo: o essere lasciate in pace (le statistiche sulla frigidità parlano chiaro) o cercare godimento e

gioia in altri modi.

Allora, cosa dobbiamo volere e cercare per prima cosa? Il nostro star bene, il nostro piacere, la nostra gioia, oppure il rimedio

(violento) ai gusti e alle preferenze di altri, cioè degli uomini?

Esiste una profonda divisione ed una contraddizione tra l'uomo e la donna, tra la sessualità maschile e la nostra sessualità. Non

si risolve questa contraddizione eliminando il momento della lotta di sole donne (questo equivale a far prevalere ancora gli

interessi degli uomini e a ribadire la subordinazione delle donne).

In caso con gli uomini potremo fare altre manifestazioni emancipatorie (per i servizi sociali, per il diritto al lavoro) ma non questa

sull'aborto dove, come abbiamo chiarito, la contraddizione tra sessualità maschile e femminile esplode. Dove la violenza

chirurgica sul corpo della donna non è che la drammatizzazione della violenza sessuale.


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AUTORE

Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Genere, cittadinanza e politica internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Baritono Raffaella.

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