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sciolse), e perciò legittimati da una continuità costituzionale che riemerge e produce una

terza “ondata” di costituzioni contraddistinte da alcune idee nuove, in grado di

influenzare anche i Länder dell’Ovest.

Ne risulta che lo Stato centrale, fondato su un costituzionalismo sviluppato non soltanto

sul suo livello, ma sul livello degli Stati membri, ha massimo interesse a che questo

secondo costituzionalismo esista e si rafforzi. Ciò spiega perché sia previsto che la Corte

costituzionale federale giudichi sui conflitti costituzionali nei Länder, se nel Land non c’è

una Corte costituzionale competente (art. 93, primo comma, n. 4, LF). Si è in presenza,

pertanto, di una cooperazione giuridica e di fatto tra i diversi livelli, e, soprattutto, la

garanzia dell’autonomia costituzionale dei Länder caratterizza in maniera marcata tutte le

costituzioni tedesche, dall’Atto di Confederazione del 1815 fino all’art. 28, terzo comma,

LF. Vi è, dunque, una garanzia, e perciò la possibilità di una concorrenza fra i Länder.

Ma l’altra faccia di tale assetto normativo è rappresentato dalla condizioni della garanzia

stessa, vale a dire dalla regole che determinano e limitano l’ordinamento costituzionale

dei Länder.

3. La problematica dell’omogeneità

Nelle esperienze storiche, la problematica dell’omogeneità si è presentata sotto diversi

profili, fin dall’inizio della Confederazione tedesca. Un problema apparentemente

superato, ma sempre interessante sotto altri profili, era il dualismo, anzi l’asimmetria tra

monarchie e repubbliche, che rivive oggi come dualismo tra Città-Stato e Länder più

ampi. Fino al 1918, il controllo sugli Stati membri nella prospettiva di evitare l’affermarsi

delle istanze democratiche, rappresentava un criterio che orientava la garanzia delle

costituzioni e la risoluzione dei conflitti costituzionali nei Länder. Ma con la forma

repubblicana, garantita dalla Costituzione di Weimar anche per il livello dei Länder, il

problema di omogeneità non perdeva di importanza. I governi prima comunisti, poi di

estrema destra sollevarono una serie di gravi questioni, dando l’occasione alla Corte

costituzionale del Reich di pronunciarsi su una moltitudine di conflitti. Il caso più

importante, e infausto per la Germania democratica, è rappresentato dalle misure

adottate dal governo di destra del Reich il 20 luglio 1932 contro la Prussia

socialdemocratica – misure purtroppo criticate soltanto in maniera timida dalla Corte

costituzionale, che, nella sua sentenza del 25 ottobre 1932, contribuì ad aprire la strada al

nazismo (3).

Per la Germania della Legge Fondamentale era del pari indispensabile stabilire dei

principi di omogeneizzazione per i Länder, anche nella prospettiva di una eventuale

riunificazione. La Legge Fondamentale, come costituzione basata su principi e valori

fondamentali, insiste nell’imporre le stesse strutture portanti della costituzione centrale

anche ai Länder. Perciò il vincolo dei diritti fondamentali per tutti i poteri dello Stato

vale, allo stesso modo, per i poteri centrali e per quelli dei Länder (art. 1, terzo comma;

art 28, terzo comma, LF). Il sistema giurisdizionale, con il ricorso costituzionale diretto

come ultimo rimedio, controlla tutti i poteri federali e degli Stati federati. Ma c’è di più.

3

L’enunciazione dei principi dello Stato federale, democratico e sociale con la separazione

dei poteri e la prevalenza della costituzione e della legge è contenuta nell’art. 28, primo

comma, prima proposizione (4). Da questo punto di vista, si può – e si deve – parlare di

un’omogeneizzazione delle idee guida per la Federazione e i Länder. Da ciò, tuttavia,

deriva il problema dell’indirizzo politico: come preservare le diverse autonomie

costituzionali se i principi guida sono gli stessi? Se si considera altresì il divieto di partiti

anticostituzionali (art. 21, secondo comma, LF), con la Corte costituzionale che decide

sull’attività di un partito anche nei Länder, l’arco costituzionale sembra prefigurato dalle

scelte di questa natura operate a livello centrale.

Nonostante tali considerazioni, che assumevano una peculiare importanza nel confronto

con la Germania orientale durante la guerra fredda, per la Repubblica Federale non si

può parlare di un’omogeneizzazione delle maggioranze, delle coalizioni di governo e dei

sistemi di governo dei Länder. I partiti politici, le forme di governo, le coalizioni sono

essenzialmente radicate nei Länder e possono, perciò, differire dalla Federazione e da

altri Länder. In molti di essi, le coalizioni governative non corrispondono a quella

federale e, in due casi, vedono attualmente anche la partecipazione del PDS tedesco,

mentre altri partiti ne restano esclusi.

Ne dedurrei che, oltre l’omogeneizzazione effettuata dall’ordinamento costituzionale, c’è

in Germania un’altra omogeneizzazione, di natura politica, cioè il “cartello di potere” fra

governo federale e governi dei Länder, necessario per trovare le decisioni concrete nella

Camera dei governi dei Länder, ossia il Bundesrat (5). Il soggetto politico che partecipa

ad almeno un governo, può usufruire di questa strada di influsso; chi è escluso da tutti i

governi (6), rischia di essere eliminato dalla scena politica. In questa maniera, le tendenze

competitive del federalismo sono coordinate verso un sistema cooperativo che prelude

alla problematica attuale.

4. L’omogeneità delle costituzioni dei Länder

Bisogna sottolineare che, dal punto di vista giuridico, l’art. 28, primo comma, LF,

stabilisce – oltre il vincolo dei diritti fondamentali e del sistema giurisdizionale tedesco –

nella sua prima proposizione che i Länder debbono conformarsi ai quattro principi dello

Stato di diritto, repubblicano, democratico e sociale, i quali sono contenuti, per la

Federazione, nell’art. 20. Cosicché si realizza una elaborazione parallela con riguardo alla

totalità di questi principi sia a livello federale che a quello dei Länder, e le conseguenze

che ne derivano per il diritto federale limitano, a loro volta, lo sviluppo del diritto

costituzionale dei Länder. Ovviamente le conseguenze di norma sono assai ridotte e di

esigua portata pratica: la democrazia, lo Stato sociale possono assumere forme assai

diverse, tutte ammesse dalla Legge Fondamentale.

La seconda proposizione dell’art. 28, primo comma, invece prescrive, per i Länder, le

province e i comuni l’esistenza di una rappresentanza popolare eletta, anche in questo

caso, secondo principi identici a quelli validi per le elezioni parlamentari centrali (art. 38,

4

primo comma, prima proposizione), cioè mediante elezioni generali, dirette, libere, eguali

e segrete. Anche a questo proposito si sono sviluppati un dibattito ed una prassi

giurisprudenziali in parallelo, tra la Federazione e i Länder, soprattutto con riguardo alla

giurisprudenza costituzionale in materia di eguaglianza.

Più importante, però, è quello che l’art. 28, primo comma, seconda proposizione, non

dice – ed ecco che si manifesta la portata pratica dell’autonomia costituzionale dei

Länder: niente viene detto sul sistema elettorale che può, secondo l’opinione dominante

ma contestabile (7), essere proporzionale o maggioritario; niente sulla forma di governo

che può razionalizzare, in diversa misura, il sistema parlamentare; niente sulla esistenza

di un Capo dello Stato (ed infatti, il vecchio Land Baden ne aveva uno); niente sugli

istituti di democrazia diretta; niente di esplicito sulla competenza del Parlamento, ecc.

Un’interpretazione sistematica sarebbe in grado di evidenziare numerosi punti

controversi. Scelgo quattro problemi esemplari ed attuali.

(1) I diritti fondamentali vincolano, secondo l’art. 1, terzo comma, LF, ogni potere statale e

pertanto anche dei Länder, ex art. 28, terzo comma. Certo, l’art. 142 LF contiene una

garanzia dei diritti costituzionali contenuti nelle costituzioni dei Länder se

corrispondono ai diritti fondamentali federali o ne ampliano l’efficacia. Ne risulta una

relativizzazione della forza derogatoria del diritto federale (art. 31 LF) che permette

l’attività delle Corti costituzionali dei Länder, sottolineata dalla giurisprudenza

costituzionale centrale (8). Ma il valore ulteriore di questa garanzia rimane ancora esiguo.

Un Land non potrà mai restringere, relativizzare un diritto fondamentale federale non

limitato, e soprattutto la competenza legislativa federale nelle materie più importanti non

determina sul piano pratico un effetto rilevante ai diritti fondamentali dei Länder.

Ancora peggio si presenta la situazione per i diritti sociali contenuti soprattutto in alcune

vecchie costituzioni di Länder come Brema, l’Assia e altri. Normalmente un diritto

sociale comporterà la limitazione di diritti come la proprietà o l’iniziativa privata e sarà,

per questo, contrario alla Legge Fondamentale. In altri casi la legislazione federale

contiene una disciplina non derogabile da un diritto sociale del Land. In questo senso, il

diritto federale in materia di lavoro, di affitti, di codeterminazione esclude la maggior

parte di atti legislativi dei Länder in materia. Perciò le costituzioni recenti, specialmente

dei Länder dell’Est, contengono soltanto direttive, principi di legislazione invece di

diritti. Quando superano questo limite, come nel Brandenburgo, a ciò consegue un’aspra

controversia costituzionale (9).

(2) Per il diritto elettorale, troviamo anzitutto la giurisprudenza della Corte costituzionale

federale in materia di eguaglianza a delimitare l’autonomia costituzionale dei Länder. Ciò

vale per le clausole di sbarramento, il numero delle firme richiesto per le candidature, la

campagna elettorale ecc.. È vero che ci sono – specialmente nell’ultimo periodo –

sentenze anche delle Corti costituzionali dei Länder. Ma le divergenze sono di poco

conto e possono spesso essere spiegate anche da situazioni territoriali specifiche (10). A

prescindere da tendenze recenti verso l’accentuazione dell’apporto diretto dell’elettore in

5

tema di scelta dei candidati, non si può parlare di una discussione in atto su una riforma

globale del diritto elettorale e neppure di aspetti particolarmente controversi in questa

materia. Nessun Land, ad esempio, ha aderito al sistema maggioritario.

(3) Il voto dei cittadini stranieri, soprattutto comunitari e in ambito comunale, ha però

causato una discussione dal carattere singolare. Il dibattito degli anni ’80 sul tema,

avendo condotto ad una legislazione favorevole in alcuni Länder, provocò una

giurisprudenza costituzionale (11) che escluse questo diritto al voto. Basandosi sul testo

costituzionale, tale giurisprudenza non appare però del tutto comprensibile: democrazia,

rappresentanza del popolo, elezioni generali ed uguali – il motivo di incostituzionalità di

un diritto di voto attribuito a cittadini stranieri è difficile da identificare. La Corte,

tuttavia, lo trovò nel concetto di “popolo” rappresentato. Malgrado la formulazione

“aperta” dell’art. 28 (come dell’art. 20 LF e della maggior parte delle costituzioni dei

Länder) che non menziona la cittadinanza, la Corte interpretò il Preambolo (che parla

del “popolo tedesco”) in questo senso, ed annullò quindi le leggi in questione.

La controversia sul punto fu riaperta dalla firma del Trattato di Maastricht che garantì il

voto dei cittadini dell’Unione a livello comunale. Secondo l’argomentazione della Corte

costituzionale, un tale voto era da considerarsi contrario all’art. 28, come pure all’art. 20

e perciò, si doveva concludere, escluso anche in via di revisione costituzionale dall’art.

79, terzo comma, LF. Il legislatore invece seguì il precetto comunitario ed introdusse, nel

1992, la terza proposizione dell’art. 28, primo comma, prevedendo il diritto di voto in

capo ai cittadini dell’Unione. La vicenda della necessaria estensione del diritto di voto è

istruttiva sulle difficoltà cui può dar luogo una interpretazione rigida dell’art. 28.

(4) Gli istituti di democrazia diretta hanno, negli ultimi 15 anni, trovato maggiore spazio in

tutti i Länder. Tuttavia, esistono movimenti che non li considerano ancora sufficienti e

che promuovono proposte di legge costituzionale per ridurre il numero di firme

necessarie, eliminare i quorum di partecipazione, estendere le materie sottoponibili alla

pronuncia diretta del corpo elettorale e facilitare in altri modi il ricorso all’iniziativa

popolare. Sono ovvie le obiezioni politiche contro tali proposte. Ma la tendenza

giurisprudenziale va oltre e ne mette in dubbio la legittimità costituzionale. Le Corti

costituzionali della Baviera e di Brema hanno concluso per l’inammissibilità delle

iniziative in questione (12). Come parametro di legittimità si invoca il principio dello

Stato democratico, ancorato nell’art. 28, primo comma, prima proposizione, LF. Senza

dubbio questo principio presuppone la rappresentanza, puntualmente garantita nell’art.

28, primo comma, seconda proposizione. Ma se ne può – e se ne deve – concludere che

tale disciplina limiti gli strumenti di democrazia diretta? L’affermazione di una tale

conclusione, per quanto mi consta, non ancora considerata nella dottrina e

giurisprudenza, mi sembra decisamente audace, perché limita l’autonomia costituzionale

dei Länder in una misura finora sconosciuta. Sembra pertanto condivisibile una recente

sentenza della Corte costituzionale della Sassonia più favorevole all’allargamento della

democrazia diretta (13). 6

5. L’omogeneità dell’ordinamento delle province e dei comuni

A questo punto, si può estendere le riflessioni finora sviluppate anche all’ordinamento

delle autonomie, cioè dei comuni e dei “Kreise”, enti di autonomia di secondo livello

con compiti di rilievo, soprattutto delegati dallo Stato, ma anche propri, e pertanto

comparabili alle province italiane (14). In tutti e due i casi, province e comuni, abbiamo

una competenza legislativa esclusiva dei Länder che possono disciplinarne

l’ordinamento. Anche questa competenza è, però, limitata dalle regole di

omogeneizzazione contenute nell’art. 28 LF.

Per l’organizzazione democratica delle autonomie, soprattutto la necessità della

rappresentanza popolare, posso richiamare quanto già detto: la rappresentanza nelle

province e nei comuni, come nei Länder, è norma di omogeneizzazione vincolante come

per le costituzioni, così per la disciplina delle autonomie locali da parte dei Länder.

Desta un interesse speciale però il fatto che l’art. 28, primo comma, seconda

proposizione, diversamente da quanto accade nella prima proposizione e nel resto della

Legge Fondamentale, tratta in maniera uguale i Länder, le province ed i comuni. Non

abbiamo in questo campo un sistema federale con lo Stato centrale e gli Stati membri –

Federazione e Länder – competenti nel loro settore, ma un sistema di autonomie

democratiche, non dissimile già del vecchio art. 114 della Costituzione italiana. A parte

l’importanza democratica della norma, essa equipara l’organizzazione democratica dei

Länder, province e comuni. In questa prospettiva, i concetti tradizionali di autonomia

che pretendevano di attribuire ai comuni una specie di diritto fondamentale, opposto al

potere statale, non sono più compatibili con la Legge Fondamentale. Le province e i

comuni, come i Länder, sono organizzati in maniera parallela e fanno parte di

un’organizzazione pubblica. Come le competenze dei Länder, così anche le competenze

delle autonomie possono essere ricostruiti non in termini di diritti fondamentali, ma di

diritti pubblici soggettivi con una tutela giurisdizionale specifica.

Come per i Länder, è interessante notare ciò che non dice l’art. 28, primo comma,

seconda proposizione: esso lascia piena libertà per l’organizzazione dell’amministrazione

locale. Non si pronuncia sull’elezione del sindaco né di un’altra forma organizzativa per

la direzione dell’amministrazione comunale; è semplicemente uno sviluppo di fatto che

quasi tutti i Länder hanno, negli anni scorsi, introdotto l’elezione diretta del sindaco.

Non parla del sistema elettorale per i consigli comunali e provinciali, per cui si rilevano

certe differenze fra i Länder. Non disciplina, ma neppure esclude, elementi di

democrazia diretta. In tutti questi campi, la legislazione dei Länder, spesso determinata

dalla costituzione del Land, è libera – sotto riserva però di sviluppi della giurisprudenza

come quelli prima menzionati, che potrebbero produrre ulteriori sorprese.

Inoltre è obbligatoria – di nuovo, non come diritto fondamentale, ma come garanzia

istituzionale e norma di competenza – la garanzia di un campo di autonomia comunale

largamente definito dall’art. 28, secondo comma, LF. Con questa garanzia risalente e ben

legittimata dalle riforme del primo Ottocento introdotte seguendo le idee del Freiherr

7

vom Stein, il comune tedesco ha un campo di attività libera da garantire, secondo il

precetto contenuto nella Legge Fondamentale, nei riguardi della legislazione dei Länder

che spesso, nelle loro costituzioni, riprendono e concretizzano questa garanzia. Così

sembra che certe competenze siano riservate ai comuni e, secondo la seconda

proposizione del capoverso, alle unioni di comuni, fra cui, oltre i consorzi ed altre forme,

si pongono anzitutto le province (15). E c’è di più: leggendo la prima proposizione

dell’art. 28, secondo comma, ci si accorge che sono oggetto della garanzia “tutti gli affari

della comunità locale”. Si può, e si deve, dedurre da questa formula, dal c.d. principio

dell’universalità delle competenze che, a livello locale, i comuni possono fare tutto?

Ovviamente una tale conclusione non può essere accolta. Una prima limitazione risulta

già dal carattere solamente locale dell’autonomia. I comuni non devono occuparsi di

materie di carattere generale, statale. È esclusa, ad es., la loro attività in materie di affari

esteri, difesa, politica economica generale ecc., con difficoltà di delimitazione

considerevoli, quando si tratta, ad esempio, della cooperazione comunale allo sviluppo

(16), dell’opposizione allo stazionamento di certe armi o imprese (17), della

programmazione territoriale. Inoltre, secondo, il rispetto delle leggi esclude che i comuni

disciplinino in maniera contraria alla legge oppure su materie riservate alla legge statale.

Perciò tutti gli interventi nella sfera dei diritti di libertà effettuati dai comuni necessitano

di una base legale statale, cioè federale o del Land. L’autonomia comunale non basta per

legittimarli. Ad esempio, è esclusa un’imposizione di tributi fuori dall’autorizzazione

accordata da leggi speciali, una politica penale oppure anche una politica ambientale

incisiva. Infine, terzo, questo rispetto delle leggi dà la possibilità al legislatore statale,

anche in questo caso federale o del Land, di disciplinare certe materie in maniera

completa, cosicché i comuni partecipano all’esecuzione soltanto in via di

amministrazione delegata sotto le direttive statali. Così, l’attività giuridica dello Stato

restringe l’autonomia comunale, ed è un problema molto controverso se ci sia una “sfera

essenziale” (Kernbereich) di affari locali sottratta ad interventi legislativi. La giurisprudenza,

favorevole in principio e in teoria ad una tale restrizione agli interventi del legislatore, di

regola esita a limitare concretamente la legislazione in questo campo (18).

Sulla scia di questa osservazione, giungo alla tutela giurisdizionale dell’autonomia

comunale, ed è proprio quest’argomento che relativizza la legislazione dei Länder in

materia di autonomie locali (19). Prima di tutto va da sé che tutti gli atti di controllo e di

limitazione dell’autonomia comunale possono essere impugnati dai comuni davanti alla

giurisdizione amministrativa (che è competente, in Germania, anche per violazioni di

diritti pubblici soggettivi) in tre istanze, fino al ricorso costituzionale diretto. È già

questo rimedio giurisdizionale a mitigare il controllo amministrativo statale sui comuni

(20). Poi, se un tribunale o una corte è del parere che una legge limitativa dell’autonomia

comunale – qui soprattutto una legge del Land – viola i principi costituzionali, in specie

l’art. 28, secondo comma, LF, può trasmettere la questione alla Corte costituzionale che

ha il potere di annullare una tale legge. Infine, i comuni hanno, secondo l’art. 93, primo

comma, n. 4b, LF, un diritto di ricorso diretto contro le leggi che violano la garanzia

dell’autonomia comunale. Si tratta, infatti, di una specie di controllo limitato sulle leggi in

via principale, con accesso diretto alla Corte costituzionale. Ne risulta un controllo

8

efficiente della legislazione del Land limitativa dell’ autonomia – e pertanto una garanzia

dell’omogeneizzazione prescritta per i Länder nell’art. 28 LF che, come vediamo,

relativizza la competenza dei Länder in maniera già incisiva.

6. L’essenza del problema: Legislazione federale e esecuzione dei Länder

Dico “già”, perché – e questo problema, spesso non trattato nell’ambito della

discussione sull’ autonomia locale, mi sembra di massima rilevanza – il discorso non

finisce qui. Certo, apparentemente la Repubblica federale è basata sui due livelli di

Federazione e Länder. Abbiamo una legislazione federale ampia, ma l’esecuzione è in via

di principio, e nei fatti prevalentemente, lasciata ai Länder con le loro amministrazioni

(art. 83 LF), completate però dalle amministrazioni provinciali e comunali, sia

utilizzando l’autonomia di queste ultime, sia delegando loro l’amministrazione attraverso

leggi, nella prospettiva di considerare l’amministrazione locale come primo gradino del

sistema.

Ora la competenza legislativa in materia di procedimento e organizzazione

amministrativa è affidata conseguentemente, come abbiamo visto (supra, 5), ai Länder.

Ricordo che la legge tedesca sul procedimento amministrativo non è, giuridicamente, una

sola legge, ma una legge emanata separatamente dalla Federazione e da ogni Land per la

sua amministrazione, con contenuto essenzialmente identico – l’ironia può ben far

parlare di “federalismo Xerox” – ma attraverso fonti diverse. Per l’organizzazione

amministrativa, abbiamo, a prescindere dalle regole omogeneizzanti menzionate, non un

modello unitario secondo la Legge Fondamentale, ma il principio di autonomia

costituzionale che è, anzitutto, un’autonomia organizzativa.

Ovviamente una tale situazione costituzionale può causare difficoltà e deficit di

implementazione. Perciò la Legge Fondamentale (art. 84, primo comma) riserva

l’autonomia procedimentale e amministrativa ai Länder soltanto “a meno che leggi

federali con l’assenso del Bundesrat non dispongano diversamente”. Se ne è sviluppato

una prassi costituzionale secondo cui la maggior parte delle leggi federali – attualmente

circa il 60% – contiene regole sul procedimento amministrativo, sull’organizzazione

amministrativa o su tutti e due.

Ma, come detto, l’assenso del Bundesrat è necessario per l’emanazione di tutte queste

leggi! Ecco, di fatto è questo, nella prassi finora sviluppata, il motivo principale del

bicameralismo legislativo in Germania. Il governo con la sua maggioranza parlamentare

ha bisogno anche dell’assenso del Bundesrat, spesso con una maggioranza politicamente

diversa, e determinato dagli interessi dei Länder. Questo bisogno apre la strada verso un

federalismo necessariamente cooperativo (21).

Per di più, la legislazione federale sull’organizzazione e il procedimento dei Länder

riguarda del pari le province e i comuni. I carichi loro imposti, soprattutto nell’assistenza

sociale (rovinose per le Città-Stato e altre città metropolitane), ma anche in altre materie,

9

sono pesanti, e necessitano di misure di equiparazione. I comuni però non hanno,

diversamente dai Länder, che pochi strumenti per mitigare questa situazione; non esiste

una rappresentanza comunale né al livello della Federazione, né a quello dei Länder.

Perciò la competenza dei Länder in materie organizzative e procedimentali è limitata, ma

in parte sostituita almeno da un diritto di co-determinazione che modifica il carattere del

sistema federale, mentre la situazione delle autonomie è definitivamente indebolita.

Furono state avanzate critiche decise a questo tipo di assetto. Per la situazione finanziaria

dei comuni fu inserita, con revisione costituzionale del 27 ottobre 1994, a sua volta

modificata il 20 ottobre 1997, una terza proposizione all’art. 28, secondo comma, che

però non basta per risolvere il problema. I comuni lamentano di non poter finanziare gli

oneri che gli vengono accollati dalla legislazione centrale.

Per la competenza legislativa dei Länder invece, il conflitto era palese. Da un lato,

un’erosione della competenza legislativa propria per assicurare un’esecuzione corretta

delle leggi federali, dall’altro lato, un aumento di co-determinazione e di intreccio tra

legislazione federale e interessi dei Länder che relativizza la sfera di decisione autonoma.

Così il sistema federale disegnato dalla Legge Fondamentale e sopra descritto appariva

svuotato, e si manifestava con nettezza l’esigenza di una terapia radicale.

7. La genesi della riforma

Le prime riflessioni sulle modifiche costituzionali vennero legate alle riforme rese

necessarie dalla riunificazione tedesca. Infatti, il trattato sull’unità, accanto a modifiche

esigue nel contesto della riunificazione, raccomandò alcune revisioni costituzionali

future, fra cui anche la ripartizione delle competenze fra Federazione e Länder, e su

proposta della commissione costituzionale comune (del Bundestag e del Bundesrat)

furono introdotte, con legge costituzionale del 27 ottobre 1994, alcune caute modifiche,

che rinforzavano lievemente la competenza dei Länder. In quest’ambito anche la

clausola sulla necessità della legislazione federale, con riguardo alla competenza

legislativa concorrente, presente nella Legge Fondamentale già dal 1949, fu riformulata,

accentuata e sottoposta ad un controllo speciale della Corte costituzionale (22). Così un

controllo sulla necessità di un intervento legislativo concorrente federale, per assicurare

condizioni di vita equivalenti, preservare l’unità giuridica o economica, nell’interesse

dell’intero Stato, diveniva possibile.

L’innovazione, oggetto di dibattiti teorici, rimase in un primo momento sulla carta.

Soltanto dopo otto anni, il 24 ottobre 2002, una prima sentenza della Corte

costituzionale applicò le misure introdotte, con un’interpretazione abbastanza rigida delle

condizioni per l’intervento legislativo federale (23). Mentre l’effetto di questo controllo

rimaneva ancora teorico, tre sentenze successive hanno vagliato e limitato la competenza

federale in materia di chiusura di negozi, misure contro cani pericolosi e diritto

universitario (24). Ne risulta una grande incertezza della portata della competenza

legislativa federale che sottolinea la problematica dell’intreccio legislativo tra Bundestag e

Bundesrat. Limitare quest’intreccio sembrava lo scopo prioritario, ma dal momento che

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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Diritto Regionale Europeo della Prof.ssa Larissa Pasotti. Trattasi della relazione di Dian SCHEFOLD dal titolo "Federalismo, regionalismo e riforma del federalismo tedesco", al convegno X convegno italo-spagnolo. Al suo interno è analizzato il sistema federale tedesco con particolare riguardo all'autonomia costituzionale dei Länder, all'ordinamento delle province e dei comuni, alla genesi ed al contenuto della riforma attualmente in discussione dal parlamento tedesco.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche per il governo e l'amministrazione
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto regionale europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Pasotti Larissa.

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