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Fallimento e privilegio speciale - C.Cass. n. 4922/06 Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 21045 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2009 in tema di prevalenza o meno del privilegio speciale su un bene... Vedi di più

Esame di Diritto Civile docente Prof. G. Furgiuele

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ESTRATTO DOCUMENTO

udito il P.M. in persona dell'Avvocato Generale Dott. IANNELLI

Domenico, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel fallimento della Nu.Na. S.n.c. di Ficara Concetto Paolo & C., pendente dinanzi al Tribunale di

Forlì, la Cassa dei Risparmi di Forlì propose opposizione ad un piano di riparto parziale dichiarato

esecutivo dal giudice delegato. Premesso che la somma distribuita costituiva il ricavato della vendita di

un appartamento sul quale risultava iscritta ipoteca a garanzia del credito dalla Cassa stessa vantato in

virtù di un mutuo fondiario concesso alla società costruttrice dell'immobile, l'opponente sosteneva che

erroneamente tale credito era stato collocato con grado inferiore a quello vantato dal B. per il rimborso

della caparra da questo versata contestualmente alla stipulazione di un contratto preliminare di acquisto

del medesimo appartamento, trascritto in data successiva all'iscrizione dell'ipoteca e scioltosi ai sensi

della L. Fall., art. 72.

Ad avviso dell'opponente, infatti, l'ipoteca concessa a garanzia del finanziamento di un intervento

edilizio ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 38, prevalendo sulla trascrizione anteriore del

contratto preliminare, a norma dell'art. 2825 bis c.c., doveva prevalere, a maggior ragione, sulla

trascrizione posteriore.

Il Tribunale accolse la domanda, osservando, anzitutto, che la particolare causa di prelazione accordata

al promissario acquirente dall'art. 2775 bis c.c., comma 1, non si sottrae al principio generale enunciato

dall'art. 2748 c.c., comma 2, in forza del quale i crediti muniti di privilegio speciale immobiliare

prevalgono su quelli ipotecari, se la legge non dispone diversamente. Ha, tuttavia, ravvisato una tale

diversa disposizione (idonea, appunto, ad invertire l'anzidetto criterio di priorità) nel combinato disposto

degli artt. 2775 bis e 282 5 bis c.c., reputando che dette norme siano da interpretare nel senso della

prevalenza delle ipoteche iscritte a garanzia di mutui fondiari erogati a norma del R.D.L. 12 marzo

1936, n. 375, art. 38 e ss., T.U. bancario, rispetto al privilegio immobiliare accordato al promissario

acquirente, indipendentemente dall'esservi stato o meno accollo del mutuo da parte dell'acquirente.

Così ragionando ha, dunque, ritenuto irrilevante nella fattispecie la precedente affermazione resa sul

tema da questa Corte (Cass. 14 novembre 2003, n. 17197, della quale si dirà in seguito), considerando

che questa non decidesse riguardo ad un istituto di credito garantito da ipoteca ai sensi del D.Lgs. n.

385 del 1993, artt. 38 e segg., ovvero in altro modo garantito da ipoteca.

Avverso il decreto del Tribunale di Forlì il B. ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico

motivo.

Ha resistito con controricorso la Cassa dei Risparmi, la quale ha depositato successivamente memoria.

Non ha svolto difese la curatela del fallimento.

Con ordinanza interlocutoria del 20 ottobre 2008, la Prima Sezione Civile, ritenuta la sussistenza di una

questione di massima di particolare importanza, avente ad oggetto la prevalenza del privilegio di cui

all'art. 2775 bis c.c., sulle ipoteche per mutui fondiari iscritte anteriormente alla trascrizione del

contratto preliminare, ha rimesso gli atti al Primo Presidente, il quale ha disposto l'assegnazione della

causa alle Sezioni Unite.

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. - PREMESSA - IL RICORSO E LA QUESTIONE SOTTOPOSTA ALL'ESAME DELLE SEZIONI UNITE. Il

ricorrente, nel dedurre la violazione dell'art. 2645 bis c.c., art. 2775 bis c.c., art. 2748 c.c., comma 2, e

art. 2825 bis c.c., sostiene che dell'art. 2775 bis c.c., comma 2, individua due soli casi di ipoteche che

non soccombono al privilegio di cui al comma 1, e precisamente quelle iscritte a garanzia del mutuo

erogato al promissario acquirente per l'acquisto dell'immobile e quelle iscritte a garanzia del credito

edilizio nei limiti della quota che il promissario stesso si sia accollato; benchè l'art. 2825 bis c.c., faccia

riferimento esclusivamente alle ipoteche iscritte successivamente alla trascrizione del preliminare, è

ovvia la prevalenza anche di quelle iscritte in epoca anteriore, ma sempre nei limiti della quota di debito

che il promissario si sia accollato, non avendo egli altrimenti alcun ruolo nel rapporto tra il finanziatore

ed il costruttore.

Secondo il ricorrente, il decreto impugnato contrasta, oltre che con l'orientamento della giurisprudenza

di legittimità, che subordina la prevalenza dell'ipoteca all'accollo da parte del promissario del debito

contratto dal costruttore, anche con lo spirito della legge, che mira a tutelare i promissari acquirenti di

fabbricati in corso di costruzione in caso di mancata esecuzione del preliminare o fallimento del

promittente venditore .

Nella specie, pertanto, non essendo intervenuto l'accollo della quota di mutuo gravante sull'immobile

promesso in vendita, troverebbe applicazione il principio generale di cui all'art. 2748 c.c., comma 2,

secondo cui il privilegio immobiliare prevale sulle ipoteche iscritte anche anteriormente, non potendo

individuarsi nell'art. 2825 bis c.c., la diversa disposizione di legge che, ai sensi dell'ultimo inciso dell'art.

2748 c.p.c., comma 2, consente di derogare a tale principio.

Preliminare rispetto al vaglio delle doglianze prospettate nel ricorso è l'esame della premessa giuridica

dalla quale muove l'impugnato provvedimento, secondo cui il privilegio del credito del promissario

acquirente per mancata esecuzione del contratto preliminare prevale, ai sensi dell'art. 2748 c.c.,

comma 2, sui crediti ipotecar, anche se l'ipoteca è stata iscritta prima della trascrizione del preliminare,

salvo soltanto che si tratti di ipoteche relative a mutui erogati per l'acquisto del medesimo immobile

promesso in vendita o iscritte a favore dei creditori garantiti ai sensi dell'art. 2825 bis c.c..

Solo ove, infatti, tale premessa fosse da condividere occorrerebbe valutare se reggono o meno alla

critica le conseguenti considerazioni in base alle quali il tribunale ha ravvisato la prevalenza sul

privilegio speciale spettante al promissario acquirente dell'ipoteca iscritta a garanzia del mutuo fondiario

erogato dalla cassa di risparmio; qualora, viceversa, quella premessa fosse da disattendere,

s'imporrebbe la correzione della motivazione del provvedimento impugnato, ma il ricorso dovrebbe

essere rigettato.

La suaccennata premessa, dalla quale il tribunale prende le mosse (e la cui fondatezza è contestata

dalla controricorrente), è in effetti conforme a quanto affermato nel già menzionato precedente di

questa Corte (Cass. n. 17197 del 2003), secondo cui, appunto, in forza del disposto dell'art. 2748 c.c.,

comma 2, (per il quale i creditori che hanno privilegio sui beni immobili sono preferiti ai creditori

ipotecali, se la legge non dispone diversamente), anche il privilegio speciale immobiliare, previsto dal

citato art. 2775 bis c.c., prevale rispetto alle ipoteche gravanti sullo stesso immobile, pur se trascritte

anteriormente alla trascrizione del contratto preliminare da cui il privilegio scaturisce, non rilevando in

contrario la natura "iscrizionale" (o "trascrisionale") di siffatto privilegio, giacchè questa non basta a

rendere applicabile, in simili casi, il principio della prevalenza dei diritti secondo l'ordine delle trascrizioni

e delle iscrizioni dal quale è regolata la pubblicità immobiliare.

L'ordinanza che ha rimesso la soluzione della questione alle sezioni unite ritiene che le conclusioni alle

quali è pervenuta la citata sentenza n. 17197 del 2003 non abbiano placato il dibattito che già prima

era insorto in dottrina in ordine alla corretta interpretazione da dare alle disposizioni dettate dal codice

a tutela del promissario acquirente di immobili (introdotte, com'è noto, con il D.L. 31 dicembre 1996, n.

669, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 1997, n. 30). Dibattito che, piuttosto, ne è stato

rinfocolato. Viene, allora, chiesto l'approfondimento dei seguenti punti:

a) il privilegio accordato al promissario acquirente non si ricollega esclusivamente alla causa del credito,

ma presuppone necessariamente la trascrizione del contratto preliminare, alla quale pare pertanto

ragionevole assegnare, in ragione della sua efficacia costitutiva, anche la funzione, ad essa connaturata,

di risolvere i possibili conflitti tra titolari di diritti assoggettati al medesimo regime di pubblicità;

b) poichè nella graduazione prevista dall'art. 2780 c.c., il privilegio in questione è collocato dopo quelli

che assistono i crediti per concessione di acque e per tributi indiretti, i quali non possono essere

esercitati in pregiudizio dei diritti anteriormente acquisiti dai terzi sui medesimi immobili, la prevalenza

di tale privilegio sulle ipoteche iscritte anteriormente renderebbe impossibile stabilire l'ordine di

collocazione dei crediti;

c) detta prevalenza risulterebbe inoltre scarsamente razionale, dal momento che le ipoteche iscritte

anteriormente sono certamente opponibili all'acquirente, in caso di perfezionamento del contratto

definitivo di acquisto dell'immobile;

d) l'art. 2825 bis c.c., prevedendo eccezionalmente che, in caso di accollo del mutuo fondiario da parte

del promissario acquirente, l'ipoteca iscritta a garanzia dello stesso prevalga sulla trascrizione anteriore

del contratta preliminare, fa supporre, a maggior ragione, l'operatività del medesimo criterio in

presenza di una trascrizione posteriore di tale contratto, trovando applicazione, in tal caso, i principi

generali in materia di pubblicità immobiliare.

In conclusione, la questione sottoposta alle Sezioni Unite consiste nello stabilire se, ai fini della

distribuzione del ricavato della vendita, disposta in sede fallimentare, di un immobile già promesso in

vendita dal fallito con contratto preliminare trascritto, il privilegio che, a norma dell'art. 2775 bis c.c.,

assiste il credito del promissario acquirente per la mancata esecuzione del preliminare prevalga (o

meno), ai sensi dell'art. 2748 c.c., comma 2, sulle ipoteche iscritte sul medesimo immobile in data

anteriore alla trascrizione del contratto preliminare.

2. - LA TRASCRIVIBILITA DEL CONTRATTO PRELIMINARE ED IL PRIVILEGIO CHE ASSISTE I CREDITI

DEL PROMISSARIO ACQUIRENTE. La trascrivibilità del preliminare, non prevista dal testo originario del

codice civile, in ragione della natura meramente obbligatoria di tale contratto, è stata introdotta dal D.L.

31 dicembre 1996, n. 669, art. 3, (convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 1997, n. 30), che ha

modificato il titolo 1^ del libro 6^ del codice, inserendo nel capo 1^ l'art. 2645 bis c.c..

Questo ammette la possibilità di procedere alla trascrizione dei contratti preliminari, ancorchè sottoposti

a condizione o relativi ad edifici da costruire o in corso di costruzione, purchè essi: a) abbiano ad

oggetto la conclusione di taluno dei contratti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4 dell'art. 2643 c.c.; b) risultino

da atto pubblico o da scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente. La ratio

della disciplina consiste nel tutelare il promissario, che, all'atto della stipulazione del preliminare o

comunque nelle more della stipulazione del contratto definitivo, abbia corrisposto in tutto o in parte il

corrispettivo dovuto, contro l'eventualità che il promittente si sottragga all'adempimento

dell'obbligazione assunta, ponendo in essere atti di disposizione del bene promesso, tali da rendere

impossibile il successivo trasferimento dell'immobile.

Essa muove dalla presa d'atto che, nella pratica commerciale, la stipulazione di un contratto preliminare

costituisce ormai una fase pressochè imprescindibile del procedimento negoziale che conduce al

trasferimento dei diritti reali immobiliari, la quale trova per lo più giustificazione nell'esigenza delle parti

di consacrare provvisoriamente l'accordo raggiunto, al fine di consentire, in vista della stipulazione del

contratto definitivo, la verifica dell'esatta consistenza dell'immobile, della sua conformità alle norme

urbanistiche e degli oneri tributari connessi al trasferimento. A questa prassi fa riscontro, talvolta, la

consegna anticipata dell'immobile e, più spesso, il versamento di uno o più acconti sul prezzo pattuito, il

quale trova giustificazione, nel caso di vendita di beni ancora da edificare o in corso di costruzione, nei

convergenti interessi del venditore ad autofinanziarsi mediante l'anticipata riscossione del corrispettivo

e dell'acquirente a spuntare un prezzo più vantaggioso attraverso l'acquisto su progetto.

Nella vigenza del testo originario del codice civile, l'impossibilità di procedere alla trascrizione del

preliminare, dovuta all'inidoneità di tale contratto a determinare il trasferimento del diritto reale,

esponeva il promissario, che avesse in tutto o in parte adempiuto la propria obbligazione, al rischio

dell'inadempimento della controparte, dovendo egli soccombere di fronte ad atti dispositivi

eventualmente posti in essere da quest'ultima, ovvero ad atti compiuti da terzi in danno della medesima

controparte; la trascrizione di questi atti, se intervenuta anteriormente al contratto definitivo, ne

rendeva infatti impossibile la stipulazione, precludendo anche l'accoglimento di un'eventuale domanda

giudiziale ex art. 2932 c.c..

A tale rischio, riconducibile alla normale alea contrattuale, si aggiungeva, nel caso in cui il promittente

venditore fosse un imprenditore, quello proprio dell'attività d'impresa, che aumenta notevolmente il

pericolo dell'aggressione dei beni da parte di terzi, fino all'ipotesi estrema del fallimento, che,

consentendo al curatore di sciogliersi dal vincolo contrattuale (come è avvenuto nella fattispecie in

trattazione), costringe il promissario acquirente ad insinuarsi al passivo per ottenere la restituzione

delle somme versate e quindi ad assoggettarsi alle regole del concorso, con scarse speranze di ottenere

la soddisfazione del proprio diritto, avuto riguardo alla natura chirografaria del credito.

Per evitare questi inconvenienti (ai quali, in passato, poteva ovviarsi esclusivamente attraverso la

tempestiva trascrizione di una domanda di esecuzione in forma specifica) è ora riconosciuta la

possibilità di tutelare il proprio diritto all'acquisto direttamente mediante la trascrizione del contratto

preliminare.

L'efficacia di tale adempimento pubblicitario è disciplinata dai commi secondo e terzo dell'art. 2645 bis

c.c., i quali prevedono che, ove entro un anno dalla data convenuta tra le parti, e comunque entro tre

anni dalla trascrizione del preliminare, segua la trascrizione del contratto definitivo o di un altro atto che

costituisca comunque esecuzione del contratto preliminare, ovvero della domanda giudiziale di cui

all'art. 2652 c.c., comma 1, n. 2, gli effetti di tale trascrizione o di quella della sentenza che accoglie la

domanda diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare retroagiscono fino

alla data della trascrizione di quest'ultimo, prevalendo sulle trascrizioni ed iscrizioni eseguite in data

successiva contro il promittente alienante.

Tale efficacia è stata definita di "prenotazione" degli effetti tipici della trascrizione del contratto

definitivo, e consiste nel fatto che, ove seguita da quest'ultima, la trascrizione del preliminare rende

inopponibili al promissario acquirente tutte le iscrizioni o trascrizioni eseguite medio tempore nei

confronti del promittente.

E' tuttavia controverso se l'effetto prenotativo renda inopponibili al promissario acquirente le sole

formalità pubblicitarie eseguite successivamente nei confronti del promittente alienante in virtù di titoli

da lui voluti, ovvero abbia portata generale, estendendosi anche alle trascrizioni di pignoramenti o

sequestri ed alle iscrizioni di ipoteche giudiziali.

In riferimento all'ipotesi di fallimento del promittente, la L. Fall., art. 72, comma 3, anch'esso introdotto

dal D.L. n. 669 del 1996, art. 3, esclude infatti la prevalenza del preliminare, confermando la facoltà del

curatore di sciogliersi dal contratto, ai sensi del comma 2 del medesimo articolo, e disponendo che in

caso di esercizio di tale facoltà l'acquirente ha diritto di far valere il proprio credito nel passivo, senza

che gli sia dovuto il risarcimento del danno, e gode del privilegio di cui all'art. 2775 bis c.c., a

condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla

data della dichiarazione di fallimento.

Approssimandoci alla questione in esame, occorre ricordare che, oltre all'efficacia prenotativa, il D.L. n.

669 del 1996, art. 3, ha attribuito alla trascrizione del contratto preliminare una peculiare efficacia

costitutiva, introducendo nel titolo 3^ del libro 6^ del codice civile, alla sezione 3^ del capo 2^, l'art.

2775 bis c.p.c., il quale, al fine di tutelare i crediti del promissario acquirente derivanti dalla mancata

esecuzione del contratto preliminare, dispone al comma 1 che essi "hanno privilegio speciale sul bene

immobile oggetto del contratto preliminare, sempre che gli effetti della trascrizione non siano cessati al

momento della risoluzione del contratto risultante da atto avente data certa, ovvero al momento della

domanda giudiziale di risoluzione del contratto o di condanna al pagamento, ovvero al momento della

trascrizione del pignoramento o al momento dell'intervento nella esecuzione promossa da terzi".

La trascrizione del preliminare fa sorgere pertanto, a favore dei crediti del promissario, un privilegio

speciale immobiliare, subordinato alla condizione che gli effetti della trascrizione siano ancora in atto al

momento in cui si verificano gli eventi che costituiscono causa del credito. Tale privilegio è collocato al

n. 5 dell'ordine stabilito dall'art. 2780 c.c., in particolare dopo quelli che assistono i crediti dello Stato

per concessioni di acque (art. 2774 c.c.) e per tributi indiretti (art. 2772).

L'art. 2775 c.c., comma 2. Me prevede che esso "non è opponibile ai creditori garantiti da ipoteca

relativa a mutui erogati al promissario acquirente per l'acquisto del bene immobile nonchè ai creditori

garantiti da ipoteca ai sensi dell'art. 2825 bis c.c.";

ossia, ai creditori che abbiano iscritto ipoteca su un edificio o complesso condominiale, anche da

costruire o in corso di costruzione, a garanzia di finanziamento dell'intervento edilizio ai sensi del D.Lgs.

1 settembre 1993, n. 385, artt. 38 e segg.: tale ipoteca, peraltro, prevale sulla trascrizione anteriore

del contratto preliminare "limitatamente alla quota di debito derivante dal suddetto finanziamento che il

promissario acquirente si sia accollata con il contratto preliminare o con altro atto successivo

eventualmente adeguata ai sensi dell'art. 39, comma. 3, del citato decreto legislativo n. 385 del 1993",

con l'ulteriore precisazione che "se l'accollo risulta da atto successivo, questo è annotato in margine alla

trascrizione del contratto preliminare".

Quest'ultima disposizione mira a contemperare la tutela del terzo acquirente con quella dei terzi che

abbiano concesso finanziamenti per l'acquisto o la costruzione dell'immobile promesso in vendita, in

conformità con le finalità perseguite dalla D.L. n. 669 del 1996, art. 3, che consistono tra l'altro nel

promuovere la realizzazione e l'acquisto della prima casa di abitazione.

Nella prima parte, essa sembra fare riferimento all'ipotesi (piuttosto marginale) in cui il promittente

venditore abbia prestato il proprio consenso, prima della stipulazione del contratto definitivo,

all'iscrizione di ipoteca sull'immobile promesso in vendita, a garanzia del credito derivante da un mutuo

concesso al promissario acquirente: diversamente, infatti, non si spiegherebbe come quest'ultimo possa

concedere ipoteca su di un bene del quale non è ancora divenuto proprietario.

Nella seconda parte, invece, la norma si riferisce alle ipoteche concesse dal promittente venditore a

garanzia di crediti derivanti dai mutui fondiari accordati da banche concedenti finanziamenti a medio e

lungo termine, garantiti da ipoteca di primo grado su immobili, ovvero da ipoteche di grado ulteriore nei

casi consentiti dalla Banca d'Italia; in tal caso, la prevalenza dell'ipoteca è subordinata alla condizione

che il promissario acquirente si sia accollato il relativo debito, nello stesso preliminare o con atto

successivo annotato a margine della trascrizione, ed opera limitatamente alla quota gravante

sull'immobile promesso in vendita.

Tale condizione trova fondamento nella considerazione che l'opponibilità al promissario dell'ipoteca

iscritta successivamente al preliminare è giustificata solo in caso di accollo del mutuo, in quanto egli

diviene parte del rapporto derivante dal finanziamento, giovandosi della relativa rateazione ai fini del

pagamento del prezzo; qualora invece acquisti senza accollo, pagando il prezzo direttamente al

promittente, il promissario rimane estraneo al rapporto tra finanziatore e finanziato, con la conseguenza

che l'ipoteca, iscritta successivamente alla trascrizione dei preliminare, non gli è opponibile.

Il privilegio in esame prevale, pertanto, ai sensi dell'art. 2645 bis c.c., sulle ipoteche iscritte in data

successiva alla trascrizione del preliminare, escluse quelle previste dall'art. 2825 bis c.c., in quanto tale

disposizione stabilisce eccezionalmente la prevalenza delle ipoteche relative a mutui erogati al

promissario acquirente, nonchè di quelle relative a mutui fondiari erogati al promittente venditore, che

il promissario acquirente si sia accollato.

3. - GLI ORIENTAMENTI DELLA GIURISPRUDENZA DI MERITO E DELLA DOTTRINA. L'orientamento quasi

unanime affermatosi nella giurisprudenza di merito sostiene che le ipoteche delle quali s'e detto siano

comunque destinate a cedere in naso di concorso con il privilegio spettante al promissario acquirente.

Esso muove dal rilievo secondo cui il concorso tra privilegi ed ipoteche sarebbe regolato esclusivamente

dall'art. 2748 c.c., comma 2, non potendo trovare applicazione l'art. 2644 c.c., il quale disciplinerebbe,

invece, il conflitto tra cause di prelazione e diritti reali di godimento; ciò posto, esso afferma che al

principio della prevalenza de i privilegi, sancito dalla predetta disposizione, potrebbe derogarsi soltanto

in presenza di un dato normativo chiaro ed inequivocabile, non ravvisabile nè nell'art. 2775 bis c.c., (il

quale, nella parte in cui subordina la nascita del privilegio del promissario acquirente alla trascrizione

del preliminare, non introdurrebbe elementi di novità rispetto ad altre fattispecie previste dalla

normativa vigente), nè nell'art. 2825 bis c.c., (il quale, riferendosi alle sole ipoteche iscritte

successivamente alla trascrizione del preliminare, non sarebbe applicabile a quelle iscritte in data

anteriore).

L'indirizzo in esame riflette l'opinione espressa dai primi commentatori del D.L. n. 669 del 1996, i quali

avevano ritenuto insuperabile il dato normativo emergente dall'interpretazione letterale dell'artt. 2748

c.c., comma 2, e art. 2825 bis c.c., escludendo così che le ipoteche iscritte in epoca anteriore alla

trascrizione del contratto preliminare potessero prevalere sul privilegio che assiste il credito del

promissario acquirente.

All'obiezione secondo cui l'ipoteca prevale sui diritti dei terzi trascritti in epoca successi va all'iscrizione,

essi replicavano che ciò accade perchè il rapporto tra le cause di prelazione e i diritti reali di godimento

è regolato dal principio prior in tempore, potior in jure, esaltato, nel caso di immobili, dalla priorità della

relativa pubblicità; nella fattispecie in esame, tutta via, non vi è un conflitto tra il diritto del promissario

di ottenere l'esecuzione specifica del contratto e l'ipoteca del terzo sullo stesso bene oggetto del

preliminare, ma un conflitto tra il privilegio speciale del promissario (conseguente alla risoluzione o allo

scioglimento del contratto preliminare) e l'ipoteca iscritta sullo stesso bene: si tratterebbe di un conflitto

tra cause di prelazione, la cui prevalenza sarebbe disciplinata dalla legge in base ad un principio diverso

da quello della priorità cronologica.


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Atreyu

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La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 21045 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2009 in tema di prevalenza o meno del privilegio speciale su un bene immobile rispetto al pegno o all'ipoteca nel contesto di un fallimento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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