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esterna non qualificata rimarranno elevati. Non si può più ignorare l'attrattiva esercitata dal

territorio europeo grazie alla sua relativa prosperità, alla sua stabilità politica, alle richieste di

ricongiungimento familiare da parte degli immigrati arrivati di recente ed alla crescita

dinamica delle popolazioni di regioni relativamente povere vicine all’Europa. Sarà necessario

conciliare meglio questi diversi fattori organizzando l'immigrazione legale e, di pari passo,

l'integrazione degli immigrati, rispettando nel contempo le esigenze dei paesi d'origine.

Le politiche nazionali in tema di immigrazione dai paesi terzi non sono omogenee. In alcuni

paesi i flussi legali sono limitati e l'immigrazione illegale è più o meno contenuta; in altri le

massicce regolarizzazioni di questi ultimi anni hanno permesso di legalizzare la posizione di

centinaia di migliaia di immigrati che vi risiedevano e lavoravano in situazione irregolare.

Oltre alle divergenze sul mercato del lavoro, queste differenze riflettono le difficoltà crescenti

che incontra l'integrazione economica e sociale degli immigrati nei paesi caratterizzati da

un’immigrazione di lunga data. Con l’andare del tempo queste divergenze non saranno

sostenibili in un'Unione che pratica al suo interno la libera circolazione dei lavoratori ed il cui

mercato interno del lavoro tende ad unificarsi. Ed è l'Unione che, grazie al suo peso

internazionale, al suo ruolo commerciale e alle sue relazioni internazionali di cooperazione

con le grandi regioni del Mediterraneo, dell’Africa e dell’America latina, potrà impegnarsi nei

partenariati indispensabili al controllo dei flussi d'immigrazione, condizione essenziale

affinché le politiche in tema di immigrazione possano avere successo. Spetta sempre

all’Unione, fondata sui principi della non discriminazione e del rispetto delle differenze, il

compito di dialogare con le opinioni pubbliche per lottare contro i pregiudizi, indicare i veri

13

ostacoli da superare, ricordare anche le ricchezze insite nella diversità .

È per queste ragioni che oggi l’Unione è impegnata con gli Stati membri nello sviluppo degli

14

elementi di una politica comune di immigrazione legale , destinata soprattutto

all’immigrazione per motivi di lavoro, per rispondere alle esigenze di alcuni settori del

mercato del lavoro. Questa politica va completata con un rafforzamento delle politiche

15

d’integrazione dei cittadini dei paesi terzi , con maggiori risorse finanziarie e con l’avvio di

partenariati con i paesi d’emigrazione.

Parallelamente, sul piano della mobilità interna dei cittadini comunitari, prosegue la

transizione verso la piena libertà di circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione a 27

entro il 2014. Questa mobilità interna contribuisce ad assorbire gli squilibri dei mercati del

lavoro in Europa e deve essere presa in considerazione al momento di elaborare le politiche

d’immigrazione.

Il programma dell’Aia del 2004 ha condotto all’elaborazione di un “Piano d’azione

sull’immigrazione legale” e ha ispirato la costituzione di un Fondo per l’integrazione. Questi

strumenti possono sostenere altre iniziative a tutti i livelli intese a favorire l’integrazione degli

immigrati regolari.

La Commissione proseguirà le iniziative volte a favorire l’integrazione dei migranti e

proseguirà soprattutto le discussioni avviate con gli Stati membri sugli ostacoli alla loro

13 Vedere i risultati dell'Eurobarometro 64, pubblicato nel dicembre 2005, e 65, pubblicato nel giugno

2006 su opinione pubblica e migrazioni.

14 Comunicazione della Commissione “Piano d’azione sull’immigrazione legale” (COM(2005) 669 del

21.12.2005).

15 Comunicazione della Commissione "Un’agenda comune per l’integrazione – Quadro per l’integrazione

dei cittadini di paesi terzi nell’Unione europea" (COM(2005) 389 dell’1.9.2005).

IT IT

12

integrazione al fine di conoscere meglio le caratteristiche dei migranti, le percezioni e le

politiche messe in atto. Nel corso del 2009 la Commissione valuterà se sia opportuno proporre

nuove misure relative all'immigrazione economica, tenuto conto delle esigenze del mercato

dell'occupazione, e farà il punto sui progressi realizzati in tema di mobilità interna.

3.5. Un'Europa caratterizzata da finanze pubbliche sostenibili: garantire

un’adeguata protezione sociale e l'equità tra generazioni

Nella maggior parte degli Stati membri le finanze pubbliche non sono sostenibili con le attuali

politiche. È necessario uno sforzo duraturo di consolidamento del bilancio. L’aumento del

tasso di partecipazione all'occupazione costituisce uno strumento efficace grazie al quale i

governi possono accrescere le loro entrate e sostenere le spese inerenti all’invecchiamento

senza aumentare le aliquote d'imposta.

Le recenti riforme delle pensioni attuate in numerosi paesi permetteranno di ridurre

notevolmente lo squilibrio finanziario dei regimi pensionistici. In alcuni paesi possono

tuttavia risultare necessarie riforme supplementari intese in particolare ad evitare l’uscita

precoce dal mercato del lavoro, ad aumentare l'età di cessazione definitiva dell’attività

lavorativa, ad offrire ai lavoratori anziani incentivi finanziari per restare sul mercato del

lavoro e ad offrire ai singoli la possibilità di integrare i loro redditi da pensione con pensioni

complementari, garantendo nel contempo un migliore equilibrio tra prestazioni e contributi.

Stanno emergendo nuove sfide legate allo sviluppo del risparmio privato e dei sistemi a

capitalizzazione. Esse riguardano, ad esempio, il livello di copertura di questi sistemi, il

livello dei contributi ed il ruolo sempre maggiore dei fondi pensione, che solleva a sua volta

problemi di trasparenza e di qualità del controllo. In tale contesto è indispensabile

promuovere mercati finanziari efficaci e condizioni di stabilità e sicurezza al fine di

permettere ai cittadini di risparmiare ed investire. I governi dovranno inoltre favorire la

creazione di una varietà sufficiente di strumenti finanziari. Occorre inoltre favorire

l’accumulazione dei risparmi e del capitale privato affinché i cittadini possano fissare con

maggiore autonomia il livello di reddito di cui intendono disporre durante il pensionamento.

Saranno inoltre necessari sforzi a livello di comunicazione e interventi di formazione

finanziaria per aiutare i singoli cittadini ad adattarsi alle nuove condizioni.

Parallelamente alla presente comunicazione, la Commissione adotta una relazione che

analizza la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, basandosi sulle proiezioni

demografiche fino al 2050 e sulle strategie finanziarie presentate dagli Stati membri nei loro

programmi di convergenza e stabilità 2005.

4. C : ’

ONCLUSIONI TRASFORMARE UNA SFIDA IN UN OPPORTUNITÀ

L'invecchiamento delle popolazioni europee è la conseguenza inevitabile di tendenze

fondamentalmente positive: l’allungamento della speranza di vita, spesso in buona salute, una

scelta più facile sul fatto di avere figli o meno e in che momento da parte di donne che

dispongono di livelli di istruzione sempre più elevati e accedono più facilmente al mercato del

lavoro. Questi profondi cambiamenti demografici e socioeconomici impongono tuttavia la

necessità di riformare le attuali istituzioni per ragioni sia d'efficacia economica che d'equità

sociale.

IT IT

13

Le nostre attuali politiche non sono sostenibili a lungo termine poiché non permettono di far

fronte alla riduzione prevista del numero di persone attive ed alla prospettiva di slittamento

delle finanze pubbliche. La fonte del problema non è l'allungamento della speranza di vita in

quanto tale, ma consiste piuttosto nell’incapacità delle attuali politiche di adattarsi alla nuova

situazione demografica nonché nella reticenza mostrata dalle imprese e dai cittadini al

momento di modificare aspettative e comportamenti, soprattutto di fronte alla

modernizzazione del mercato del lavoro. In definitiva, gli Stati membri sono chiamati ad

affrontare un problema legato più alle pensioni che all’invecchiamento.

Spetta innanzitutto agli Stati membri trovare soluzioni concrete per rispondere alla sfida

demografica. A tale proposito, le esperienze recenti risultano incoraggianti dal momento che

le prime riforme pensionistiche cominciano a produrre risultati. La sfida non sarà

insormontabile se sapremo sfruttare al meglio la breve finestra d’opportunità di una decina

d’anni che è a nostra disposizione.

Le riforme si inseriscono inoltre in un quadro europeo che è già stato opportunamente e

tenacemente applicato grazie alla Strategia di Lisbona rinnovata per la crescita e

l’occupazione, al Patto di stabilità e crescita, alla Strategia per lo sviluppo sostenibile, alla

politica di coesione e al Metodo di coordinamento aperto in materia di protezione e

integrazione sociali.

Non si tratta di avviare in questa fase un nuovo processo di coordinamento europeo.

Dobbiamo impegnarci a proseguire e ad approfondire questi sforzi, garantendo nel contempo

che le molteplici e complesse dimensioni della sfida demografica vengano debitamente

considerate nelle nostre politiche, globalmente e singolarmente, a livello tanto nazionale

quanto comunitario.

A tale proposito la presente comunicazione sviluppa il quadro di riferimento a livello

comunitario per queste politiche attuate dagli Stati membri. Il quadro definisce cinque settori

che rispondono ad una prospettiva comune, quella della fiducia ritrovata:

• un'Europa che favorisca il rinnovamento demografico;

• un'Europa che valorizzi il lavoro: un maggior numero di posti di lavoro ed una vita attiva

più lunga e di qualità;

• un'Europa più produttiva ed efficiente;

• un'Europa organizzata per accogliere ed integrare i migranti;

• un'Europa caratterizzata da finanze pubbliche sostenibili: garantire un’adeguata protezione

sociale e l'equità tra generazioni

Le politiche comunitarie e nazionali devono essere adeguate alla sfida demografica descritta

nella presente comunicazione. Le politiche europee, comprese quelle della Commissione,

devono essere oggetto di una revisione affinché la sfida demografica venga integrata nelle

prossime scelte politiche. La Commissione raccomanda che i Consigli settoriali e i comitati

settoriali del Parlamento europeo valutino gli effetti dei mutamenti demografici negli ambiti

politici di cui sono responsabili.

IT IT

14

Occorre costruire fin da ora la fiducia nel futuro a lungo termine basandosi sulla

partecipazione all’attività di uomini e donne, sulla produttività e sul rendimento. È questa

stessa fiducia che contribuirà inoltre a far sì che i cittadini europei possano costruire con gli

attuali migranti e con quelli che verranno relazioni fruttuose, basate sul rispetto reciproco.

Rispondere alla sfida demografica è un compito che richiederà tempo per tutti noi. I progressi

nell'attuazione di questi interventi saranno oggetto del forum demografico europeo semestrale

che si terrà per la prima volta nell'ottobre del 2006. Le ripercussioni delle iniziative

annunciate dalla presente comunicazione entro il 2009 e le lezioni tratte dal forum saranno al

centro ogni due anni di un capitolo della relazione annuale sullo stato di avanzamento

(Processo di Lisbona) dedicata allo stato di preparazione dell'Unione all'allungamento della

speranza di vita.

IT IT

15

5. APPENDIX: M E D T D

AIN UROPEAN EMOGRAPHIC RENDS AND ATA

Projections – EU25

Projections for EU's population trend 2005-2050

2005-2050 2005-2010 2010-2030 2030-2050

in thousands -8659 5563 5312 -19534

Total population

Percentage change -1,9% 1,2% 1,1% 4,2%

-13811 -2304 -6080 -5427

Children (0-14)

Percentage change -18,6% -3,1% -8,5% -8,2%

-14035 -2383 -6663 -4990

Young people (15-24)

Percentage change -24,3% -4,1% -12,0% -10,2%

-24867 -3896 -14883 -6088

Young adults (25-39)

Percentage change -25,0% -3,9% -15,6% -7,5%

-18666 4116 -10029 -12754

Adults (40-54)

Percentage change -19,0% 4,1% -9,8% -13,8%

4721 4973 8717 -8969

Older workers (55-64)

Percentage change 9,1% 9,5% 15,3% -13,6%

25688 1947 22281 1460

Elderly people (65-79)

Percentage change 44,5% 3,4% 37,3% 1,8%

32311 3109 11969 17233

Frail elderly (80+)

Percentage change 171,6% 16,5% 54,0% 50,8%

Source : EUROSTAT, 2004

IT IT

16

Projections by country

1 2 3 5

Net Migration

Population Fertility Life expectancy Natural Old Age

4 6

Increase Dependency

Men Women

2005 2050 2004 2050 2004 2050 2004 2050 2004 2050 2004 2050 2004 2050

EU25 459,5 449,8 1,5 1,6 73,7 80,5 80,4 85,6 211 -48351 1464 39710 24,5 52,8

BE 10,4 10,9 1,6 1,7 75,5 82,3 81,6 88,3 5 -405 24 897 26,1 48,1

CZ 10,2 8,9 1,2 1,5 72,4 79,7 78,8 84,1 -18 -2010 4 647 19,7 54,8

DK 5,4 5,4 1,8 1,8 75,2 80,9 79,6 83,7 6 -302 8 323 22,5 40,0

DE 82,5 74,6 1,4 1,5 76,1 82,0 81,7 86,8 -143 -17311 211 8980 26,8 55,8

EE 1,3 1,1 1,4 1,6 65,5 74,9 76,9 83,1 -5 -248 1 19 23,8 43,1

EL 11,1 10,6 1,3 1,5 76,4 80,3 81,4 85,1 -1 -2207 43 1743 26,4 58,8

ES 43,0 42,8 1,3 1,4 76,6 81,4 83,4 87,9 67 -6007 508 6235 24,6 67,5

7

FR 60,6 65,7 1,9 1,9 76,2 82,7 83,4 89,1 219 2919 64 2823 25,2 47,9

IE 4,1 5,5 2,0 1,8 75,5 82,4 80,7 87,0 33 814 16 645 16,4 45,3

IT 58,5 52,7 1,3 1,4 77,3 83,6 83,2 88,8 -29 -11278 330 5777 28,9 66,0

CY 0,7 1,0 1,5 1,5 76,3 81,9 80,8 85,1 3 8 6 238 17,5 43,2

LV 2,3 1,9 1,3 1,6 64,9 74,3 76,2 82,5 -12 -484 -2 30 23,6 44,1

LT 3,4 2,9 1,3 1,6 66,5 75,5 77,6 83,7 -11 -606 -6 28 22,3 44,9

LU 0,5 0,6 1,7 1,8 75,0 81,6 81,4 86,7 2 63 3 131 21,0 36,1

HU 10,1 8,9 1,3 1,6 68,5 78,1 76,8 83,4 -36 -2029 15 795 22,6 48,3

MT 0,4 0,5 1,7 1,6 76,2 81,8 80,7 85,0 1 -4 3 113 19,0 40,6

NL 16,3 17,4 1,8 1,8 76,2 80,2 80,8 83,6 52 -358 21 1480 20,5 38,6

AT 8,2 8,2 1,4 1,4 76,2 83,6 82,1 87,7 1 -912 25 985 22,8 53,2

PL 38,2 33,7 1,2 1,5 70,5 79,1 78,5 84,4 -26 -5022 -28 318 18,6 51,0

PT 10,5 10,0 1,5 1,6 74,2 80,4 81,0 86,6 7 -1326 42 808 24,9 58,1

SI 2,0 1,9 1,2 1,5 72,6 79,8 80,2 85,1 -3 -390 6 287 21,4 55,6

SK 5,4 4,7 1,2 1,6 69,7 77,7 77,8 83,4 -2 -781 -2 109 16,3 50,6

FI 5,2 5,2 1,8 1,8 75,3 81,9 81,9 86,5 7 -303 6 288 23,3 46,7

SE 9,0 10,2 1,7 1,9 78,1 83,3 82,4 86,5 6 171 28 1069 26,4 40,9

UK 60,0 64,3 1,7 1,8 76,4 82,9 80,9 86,6 89 -343 139 4939 24,3 45,3

Source: EUROSTAT, 2004

IT IT

17

Notes: st

1 Population in million on January 1 (2050: trend scenario)

2 Number of children per woman (2004: estimate; 2050: trend scenario)

3 Life expectancy at birth in years (2050: trend scenario)

4 Difference between the number of live births and the number of deaths (2004: estimated annual

Flow, 2050: cumulative net migration between 2004 and 2050)

5 Estimation of net migration in thousands (2004: estimated annual flow, 2050: cumulative net

migration between 2004 and 2050)

6 Number of people aged 65+ as percentage of people aged 15-64 (2050: trend scenario)

7 France: Metropolitan France (excluding overseas territories)

IT IT

18

Life expectancy at birth Life Expectancy 1960-2050, Females

90,0 1960

2004

2050

85,0

80,0

75,0

70,0

65,0

60,0 FR

U LU

Z FI

I IE SE ES

EE Y

K BE

SK K E

LV PL EL

L 15

25

10 IT

AT

PT

LT T

S N

C M C

D U D

H EU

EU

EU Life Expectancy 1960-2050, Males

90,0 1960

2004

2050

85,0

80,0

75,0

70,0

65,0

60,0 FR

LU

Z FI

I IE ES

SE

SK K BE

EE Y E

LV K

PL EL

L

10 15

25

U IT

AT

PT

LT T

S N

C M

D C D

U

H EU EU

EU

Source: Eurostat 2004 Demographic Projections (Baseline scenario)

Employment rate of older workers

IT IT

19

Employment Rate of Older Workers, 55-64 Years

(2005)

80 Females

70 Total

Males

60

50

40

30

20

10

0 gr cz cy

lv

si

pl nl

sk es uk dk

it at lt pt

lu be hu de ie se

ee

eu25 eu15

fr fi

mt

Source: Eurostat, Labour Force Survey

Fertility and female employment rates

Female Employment Rates (15-64) and Total Fertility Rates

2004

75 2,5

Female Employment Rate

60 2

TFR

(%) rate

45 1,5

rate fertility

Employment Total

30 1

15 0,5

0 0

gr cy

cz lv at pt

lt

it fi

si nl

pl uk dk

sk

es

t se

de ee

be

hu ie

lu 15

25 fr

m eu

eu

Source: Eurostat, Labour Force Survey and National data

IT IT

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PAGINE

21

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Demografia e sviluppo della Prof.ssa Annunziata Nobile. Trattasi della Comunicazione della Commissione Europea del 2006 riguardante gli effetti dell'invecchiamento generale della popolazione europea. Ne affronta le cause come l'innalzamento dell'aspettativa di vita, la diminuzione della fecondità, ne valuta le conseguenze e propone politiche adeguate agli Stati membri.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Nobile Annunziata.

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