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Estinzione obbligazioni

La dispensa si riferisce al seminario di Istituzioni di Diritto Privato I, tenuto dalla Dott. ssa Parola il 5 maggio 2011.
Gli argomenti trattati nella dispensa sono i seguenti:
- Analisi della sent. Cass. n. 260/06 (compensazione)
- Analisi della sent. Cass. n. 12962/05 (novazione)
- Analisi della... Vedi di più

Esame di Istituzioni di Diritto Privato I docente Prof. C. Granelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

ha peraltro precisato che la compensazione può operare anche tra debiti scaturenti da un rapporto

unico (argomentando dal disposto dell'art. 1246 c.c., secondo cui la compensazione si verifica

qualunque sia il titolo delle obbligazioni senza alcuna limitazione in ordine alla pluralità di

rapporti), salvo che si tratti di obbligazioni legate da un vincolo di corrispettività perchè, se in tale

ipotesi si ammettesse la compensazione, si verrebbe ad incidere direttamente sull'efficacia stessa del

contratto, paralizzandone gli effetti (Cass. S.U. 16/11/1999, n. 775; Cass. 21/06/2002, n. 9059); ha

chiarito che l'autonomia manca e la compensazione non opera quando, pur derivando i debiti

contrapposti da una pluralità di rapporti, i medesimi siano legati da un vincolo di subordinazione o

interdipendenza (Cass. 04/03/1970, n. 530) ovvero, come nel caso della fideiussione, da un vincolo

di accessorietà (Cass. 05/05/1980, n. 2943).

Aderendo ad un orientamento dottrinale, questa Corte ha ritenuto che la sublocazione costituisce un

caso di collegamento contrattuale legislativamente fissato e quindi tipico (Cass. 28/06/2001, n.

8844; Cass. 27/04/1995, n. 4645); nella sublocazione e, più in generale, nel subcontratto il

collegamento investe due contratti, di cui uno base e l'altro derivato, e comporta dipendenza

unilaterale o bilaterale a seconda che il collegamento sia tipico o atipico.

La dottrina non ha mancato di sottolineare la dubbia utilità della ricostruzione della

subcontrattualità in termini di collegamento contrattuale.

Occorre, peraltro, rilevare che nella sublocazione, come in qualsiasi ipotesi di collegamento

contrattuale, ciascun contratto, anche se finalizzato ad un unico regolamento dei reciproci interessi,

conserva la propria causa (Cass. 28/06/2001, n. 8844), di tal che tra i debiti del subconduttore verso

il sublocatore e del sublocatore verso il locatore concernenti il canone opera la compensazione

legale e non si fa luogo a semplice accertamento delle rispettive posizioni attive e passive.

3) La terza questione involge un accertamento di fatto, trattandosi di verificare se i debiti

contrapposti presentassero i requisiti della omogeneità, liquidità e, soprattutto, esigibilità.

Il ricorso incidentale va, pertanto, accolto e la sentenza impugnata cassata con rinvio, non

ricorrendo le condizioni richieste dall'art. 384 c.p.c. per decidere la causa nel merito; il giudice di

rinvio, che si designa nella Corte di Appello di Roma, è incaricato di procedere a nuovo esame,

facendo applicazione dei principi sopra esposti, e di provvedere in ordine alle spese del giudizio di

Cassazione.

Il ricorso principale rimane assorbito; con entrambi i motivi di tale ricorso si censura, difatti, la

corte di merito sotto i profili della violazione degli artt. 1176 e 1218 c.c. e della omessa o

insufficiente motivazione per avere rigettato la domanda di risoluzione del contratto di locazione e

tale censura presuppone che la compensazione non operi.

P.Q.M.

la Corte riunisce i ricorsi; accoglie il ricorso incidentale; dichiara assorbito il ricorso principale;

cassa e rinvia anche per le spese del giudizio di Cassazione alla Corte di Appello di Roma. 3

novazione

IL CASO

Il sig. Elio è proprietario di un fondo rustico, concesso in affitto ai fratelli Pellini a far data dal

1929.

Successivamente, nel 1965, interviene fra le parti una transazione con cui le stesse convengono che

il contratto di affitto sia stipulato fra il sig. Elio ed uno solo dei fratelli Pellini.

Nel 1998 il sig. Elio chiede al Tribunale il rilascio del fondo da parte del Pellini, per scadenza del

contratto di affitto.

Il Pellini resiste in giudizio sostenendo che l’accordo del 1965 non aveva natura novativa e che, non

essendo stata data disdetta da parte dell’Elio nel 1982, per legge il contratto si deve ritenere

tacitamente rinnovato fino al 2007.

Si illustrino le argomentazioni a sostegno delle ragioni delle parti in causa.

Cass., sez. III, 16-06-2005, n. 12962.

Poiché la novazione oggettiva si configura come un contratto estintivo e costitutiva di obbligazioni,

caratterizzato dalla volontà di far sorgere un nuovo rapporto obbligatorio in sostituzione di quello

precedente con nuove ed autonome situazioni giuridiche, di tale contratto sono elementi essenziali,

oltre ai soggetti e alla causa, l’animus novandi, consistente nella inequivoca, comune intenzione di

entrambe le parti di estinguere l’originaria obbligazione, sostituendola con una nuova, e l’aliquid

novi, inteso come mutamento sostanziale dell’oggetto della prestazione o del titolo del rapporto,

dovendosi invece escludere che la semplice regolazione pattizia delle modalità di svolgimento della

preesistente prestazione produca novazione (nella specie, la suprema corte ha cassato la sentenza

di merito che aveva ravvisato novazione mediante estinzione del precedente rapporto agrario e

creazione di uno nuovo, in relazione all’accordo con cui le parti erano addivenute «a un pacifico

regolamento delle pendenze esistenti», mantenendo ferma la causa e l’oggetto del contratto di

affitto di fondo rustico).

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso 7 giugno 1998 ELIO Fausto, premesso di essere proprietario di un fondo rustico con

relativi annessi in Roverchiara, condotto in affitto da PELLINI Romeo, ha convenuto quest'ultimo

in giudizio innanzi al tribunale di Verona sezione specializzata agraria chiedendo che, accertata la

cessazione al 10 novembre 1997 del contratto di affitto inter partes, il PELLINI fosse condannato al

rilascio del fondo per la detta data.

Ha esposto l'attore, a fondamento delle spiegate domande, che nella specie - quanto alla data di

cessazione del rapporto in questione - doveva trovare applicazione l'art. 2, lett. e; della l. 3 maggio

1982, n. 203.

Il fondo in parola - ha, infatti, riferito l'ELIO - un tempo era condotto in affitto da PELLINI Italo,

Aldo e Ugo ma il 7 aprile 1965 era intervenuta, tra tutte le parti, una transazione in esecuzione della

quale, da un lato, PELLINI Italo e Aldo avevano abbandonato il fondo, dall'altro, era stato stipulato

un nuovo contratto con il solo PELLINI Ugo, ora deceduto, cui era succeduto il convenuto

PELLINI Romeo.

Costituitosi in giudizio in proprio nonchè quale rappresentante della famiglia coltivatrice il

PELLINI ha resistito alle avverse pretese facendo presente che l'atto dell'aprile 1965 non aveva

natura novativa per cui, essendo sorto il rapporto di affitto inter partes nel 1929, lo stesso era

soggetto alla disciplina di cui all'art. 2, lett. a) della legge n. 203 del 1982 si che, cessato il rapporto

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nel 1982 e essendo mancata la disdetta del caso, lo stesso si era rinnovato per altri 15 anni, sino al

2007.

Ha chiesto, pertanto, il convenuto, da un lato, il rigetto delle domande attrici, dall'altro - in via

riconvenzionale - la restituzione delle somme pagate in più, rispetto al canone legale, dal 1970-71 al

1994-95.

Svoltasi la istruttoria del caso l'adita sezione ha accolto sia la domanda attrice, attesa la natura nova-

tiva dell'accordo del 7 aprile 1965, sia quella riconvenzionale, con condanna dell'attore alla

restituzione dei canoni ultralegali quantificati in lire 316.951.716.

2. Gravata tale pronunzia in via principale dall'ELIO e in via incidentale dal PELLINI, la Corte di

appello di Venezia, sezione specializzata agraria, con sentenza 22 novembre 2000 - 15 marzo 2001

in parziale riforma della sentenza dei primi giudici, ha determinato in lire 78.012.482 il capitale

dovuto da ELIO Fausto al PELLINI per le causali di cui in motivazione, capitale da aumentare di

interessi e rivalutazione secondo le modalità indicate nella c.t.u. espletata in prima grado, con gli

ulteriori accessori, per rivalutazione e interessi, maturati sino al saldo, rigettate nel resto le altre

impugnazioni principale e incidentale.

3. Per la Cassazione di tale ultima pronunzia, non notificata, ha proposto ricorso, affidato a tre

motivi, BELLINI Romeo, con atto 15 marzo 2002.

Resiste, con controricorso e ricorso incidentale, notificato il 17 aprile 2002 ELIO Fausto affidato a

un unico motivo.

Entrambe le parti hanno presentato memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. I vari ricorsi avverso la stessa sentenza devono essere riuniti, ai sensi dell'art. 335 c.p.c.

2. I giudici del merito - come accennato in parte espositiva - hanno ritenuto che con la scrittura del 7

aprile 1965 le parti abbiano novato il precedente rapporto inter partes affermando di volere fare

applicazione, al caso di specie, del principio in forza del quale per la configurabilità della novazione

è necessaria la sussistenza dell'animus novandi risultante in modo inequivoco, quando anche per

implicito, dalla intesa contrattuale unitamente al dato oggettivo dell'aliquid novi, integrato dal

mutamento sostanziale dell'oggetto o del titolo delle prestazioni rispettive.

Infatti, con tale accordo: le parti hanno manifestato il proposito di "... addivenire ad un pacifico

regolamento delle pendente esistenti ..." e conseguentemente di risolvere "consensualmente, a far

epoca con il 10 novembre 1964 ..." il pregresso rapporto, sostituendo altro vincolo obbligatorio con

uno solo dei precedenti affittuari e regolando in guisa innegabilmente nuova le prestazioni di

quest'ultimo, con l'unica clausola di salvaguardia dell'applicazione, per il conduttore, di un

regolamento non deteriore rispetto a quello precedente".

Di conseguenza, quei giudici, hanno ritenuto tempestiva la disdetta.

le riassunte proposizioni con il primo motivo e il secondo motivo del proprio

3. Il PELLINI censura

ricorso denunziando "omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della

controversia, come prospettato dalle parti o rilevabile d'ufficio (ex art. 360 sub 5 c.p.c.) nonchè

violazione dell'art. 360 sub 3 c.p.c per falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt.

1230 e 1231 c.c. e ss. nonchè agli artt. 1965 e ss.

4. I descritti motivi sono fondati, e meritevoli di accoglimento.

Giusta quanto assolutamente pacifico presso una giurisprudenza più che consolidata di questa

Corte regolatrice, che nella specie deve ulteriormente ribadirsi, poichè la novazione oggettiva si

configura come un contratto estintivo e costitutivo di obbligazioni, caratterizzato dalla volontà di far

sorgere un nuovo rapporto obbligatorio in sostituzione di quello precedente con nuove ed autonome

situazioni giuridiche, di tale contratto sono elementi essenziali, oltre ai soggetti e alla causa,

l'animus novandi, consistente nella inequivoca, comune intenzione di entrambe le parti di

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estinguere l'originaria obbligazione, sostituendola con una nuova, e l'aliquid novi, inteso come

mutamento sostanziale dell'oggetto della prestazione o del titolo del rapporto, dovendosi escludere

che la semplice regolazione pattizia delle modalità di svolgimento della preesistente prestazione

produca novazione (Cass. 17 agosto 2004, n. 16038).

Non controversi i principi di cui sopra, cui - in tesi - ha ritenuto di fare riferimento anche la

sentenza gravata è palese la violazione di legge in cui è incorsa la sentenza impugnata allorchè ha

affermato che nella specie sussisterebbe, oltre alla volontà manifestata dalle parti, di sostituire alla

precedente pattuizioni una nuova, anche l'ulteriore requisito dell'aliquid novi.

Se, infatti, per aversi detto ultimo requisito è indispensabile un mutamento sostanziale

dell'oggetto della prestazione o del titolo del rapporto, non può dubitarsi che nella specie fa

difetto sia un elemento sia l'altro, atteso che è rimasta immutato sia l'oggetto della prestazione, il

godimento del fondo da parte di uno degli originari conduttori, sia l'altro, atteso che come per il

passato il conduttore ha continuato a detenere il fondo a titolo di affitto. (Sempre sulla necessità che

la novazione sia connotata dall'aliquid novi sì che la semplice variazione della misura del canone e

la modificazione del termine di scadenza non sono di per sè indice della novazione di un rapporto di

locazione, tra le tantissime, Cass. 9 aprile 2003, n. 5576, resa in una fattispecie in cui è stata cassata

la sentenza con la quale Corte del merito aveva ritenuto novato il precedente contratto di locazione

solo perchè il nuovo prevedeva il godimento, sempre a titolo di locazione, dello stesso immobile, a

un canone maggiorato).

Se - ancora - come evidenziato sopra, la novazione oggettiva di una precedente obbligazione

presuppone un mutamento sostanziale di questa ultima, e dunque che con la seconda obbligazione

siano apportati alla prima cambiamenti riguardanti l'oggetto della prestazione o la natura giuridica

dell'obbligazione che trasformino questa in una nuova obbligazione incompatibile con la prima

(Cass. 12 settembre 2000, n. 12039) è palese che perchè si abbia "incompatibilità" tra le due

obbligazioni rispettivamente oggetto del primo e del secondo contratto non è sufficiente - come del

tutto apoditticamente si assume nella sentenza gravata - che sussista la impossibilità di coesistenza

delle due obbligazioni - certo essendo che detta impossibilità sussiste ogni qualvolta a un contratto

ne segue un secondo - ma che oggetto dei due contratti siano "obbligazioni" tra loro incompatibili.

Certo, per contro, che nella specie sia con il contratto originale, sia con il successivo l'obbligazione

delle parti era di identico contenuto (a carico del concedente di fare godere lo stesso bene al

conduttore e a carico del conduttore di corrispondere un corrispettivo periodico per tale godimento)

è di palmare evidenza la violazione dei principi diritto enunciati sopra, da parte della sentenza

gravata.

Da ultimo, infine, si sottolinea che in sede di esegesi dell'art. 2, della l. 3 maggio 1982, n. 203 (che

detta la disciplina transitoria per i contratti di affitto e coltivatore diretto, stipulati anteriormente alla

stessa legge ed in corso al momento della sua entrata in vigore e che dispone, rispetto alla data di

scadenza, un'ulteriore durata), la giurisprudenza di questa Corte regolatrice - dalla quale prescinde

totalmente la sentenza in questa sede gravata - è fermissima nell'affermare da lustri, in conformità

alla lettera della legge, che la disposizione in esame fa riferimento nel fissare tale ulteriore durata,

all'anno in cui ha avuto inizio il "rapporto".

È palese, pertanto, che deve ritenersi che il legislatore, ha inteso fare riferimento all'epoca in cui, in

base ad un valido titolo negoziale, un certo conduttore o una certa famiglia si è in concreto installata

nel fondo con correlativa perdita della disponibilità di questo da parte del concedente, ed attribuire

rilevanza, ai fini della durata, alla continuità del rapporto a partire da quell'epoca,

indipendentemente dalla circostanza che dopo la stipulazione dell'originario contratto siano stati

conclusi nuovi accordi parzialmente modificativi per quanto attiene alla estensione del fondo, o che

siano intervenute delle novazioni soggettive del rapporto stesso per subentro di discendenti (tra le

tantissime, in tale senso, cfr., Cass., 15 febbraio 1996, n. 1162, specie in motivazione, nonchè Cass.,

2 giugno 1998, n. 5298; Cass., 12 novembre 1998, n. 11449) o, perchè alla originaria pluralità dei

conduttori, appartenenti alla stessa famiglia, se ne sia sostituito uno solo (in termini, resa in una

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fattispecie sotto molteplici aspetti identica alla presente, cfr. recentemente, Cass. 2 aprile 2004, n.

6520).

Come, in particolare, non produce l'estinzione del rapporto in corso e la nascita di un nuovo

rapporto, ma solo la modificazione del rapporto originario la eventuale trasformazione

dell'originario rapporto associativo in affitto, che, perciò, prosegue tra i medesimi soggetti (o tra

alcuni di questi) e con lo stesso oggetto, dovendo la volontà di estinguere l'obbligazione precedente

risultare in modo non equivoco, sicchè, modificativa della precedente obbligazione (Cass. 22

giugno 2001, n. 8596; Cass. 12 novembre 1998, n. 11449; Cass. 2 ottobre 1997, n, 9628, nonchè la

fondamentale, Cass., sez. un., 28 novembre 1994, n. 10130), così sono inidonee a costituire

novazione le mere modificazioni accessorie dell'originario contratto (Cass. 2 aprile 2004, n. 6520).

Certo quanto precede è palese che la sentenza gravata non si è attenuta ai principi di diritto sopra

riferiti, e costantemente ribaditi dalla giurisprudenza di questa Corte regolatrice, allorchè dalla

semplice affermazione, contenuta nel contratto del 1965 che era intenzione delle parti di

"addivenire a un pacifico regolamento delle pendenze esistenti" ha tratto la conclusione che vi sia

stata una "estinzione" del precedente rapporto con la creazione di uno nuovo, pur essendo rimasto

immutati sia la causa (sia con il precedente contratto che con il nuovo le parti hanno inteso stipulare

un contratto di affitto di fondo rustico) sia l'oggetto (è rimasto immutato il bene oggetto di affitto),

ritenendo di conseguenza - ai fini della applicazione dell'art. 2, della legge 3 maggio 1982 n. 203 il

rapporto sorto nel 1965 anzichè nel 1929.

Il primo e il secondo motivo del ricorso principale, in conclusione, devono essere accolti, con

assorbimento del terzo.

5. omissis.

9. Conclusivamente, accolti il primo e il secondo motivo del ricorso principale, con assorbimento

del terzo, e cassata la sentenza impugnata la causa va rimessa, per nuovo esame, alla luce dei

principi di diritto esposti sopra, alla stessa la Corte di appello di Venezia, sezione specializzata

agraria, in diversa composizione, che provvederà, altresì, sulle spese di questo giudizio di

Cassazione.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi; accoglie il primo e il secondo motivo del ricorso principale, assorbito il

terzo; accoglie il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, per nuovo

esame, alla stessa Corte di appello di Venezia, sezione specializzata agraria, in diversa

composizione, che provvederà, altresì, sulle spese di questo giudizio di legittimità. 7

Datio in solutum e pagamento tramite assegno

CORTE DI CASSAZIONE; sezioni unite civili; sentenza, 18-12-2007, n. 26617

Il creditore di una somma di denaro inferiore ad euro 12.500 può rifiutare il pagamento con

assegno circolare, in alternativa al denaro contante, solo per giustificato motivo da valutare

secondo le regole della correttezza e della buona fede oggettiva; comunque l’effetto liberatorio si

verifica soltanto quando il creditore acquista la concreta disponibilità della somma, ricadendo sul

debitore il rischio dell’inconvertibilità dell’assegno.

Svolgimento del processo.

1. Anna Maria Carlesi proponeva opposizione all’esecuzione immobiliare promossa da Luca

Garofalo e Laura Ceccantini in base a sentenza di condanna.

Il Tribunale di Prato rigettava l’opposizione.

2. La Corte d’appello di Firenze confermava il rigetto con sentenza pubblicata il 12 marzo 2002.

La corte riteneva che l’offerta della somma dovuta con assegno circolare rifiutata dai creditori non

aveva estinto l’obbligazione, per cui il titolo esecutivo aveva conservato la propria efficacia.

3. La Carlesi ha proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi; gli intimati non hanno

svolto attività difensiva.

Il ricorso, assegnato alla terza sezione civile, è stato rimesso alle sezioni unite per la risoluzione del

contrasto di giurisprudenza circa l’efficacia estintiva del pagamento dei debiti pecuniari mediante

assegno circolare.

Motivi della decisione. —

1. - Con il primo motivo la ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli art. 1210,

2910, 1° comma, c.c., 615 c.p.c. in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c., sostiene che il giudice del

merito avrebbe dovuto dichiarare estinta l’obbligazione ed accogliere l’opposizione dal momento

che, come è pacifico, essa ha offerto con assegno circolare la somma indicata nel precetto e le spese

della procedura esecutiva; richiama il principio affermato da Cass. 10 febbraio 1998, n. 1351 (Foro

it., 1998, I, 1914), secondo cui la consegna di assegni circolari, pur non equivalendo al pagamento

effettuato con somme di denaro, estingue l’obbligazione quando il rifiuto del creditore appare

contrario alle regole di correttezza che a norma dell’art. 1175 c.c. gli impongono di prestare la sua

collaborazione all’adempimento dell’obbligazione.

2. - Il motivo pone la questione se nelle obbligazioni pecuniarie abbia efficacia estintiva solo il

pagamento in moneta contante, oppure anche mediante consegna di assegni circolari.

La questione si risolve in quella se il creditore possa rifiutare senza giustificato motivo il

pagamento che il debitore intenda effettuare con assegni circolari e pretendere che avvenga con la

corresponsione di denaro contante, pena l’inadempimento e gli effetti conseguenti di mora debendi.

Il tema dell’indagine è quindi il carattere obbligatorio della modalità del pagamento con dazione di

moneta avente corso legale e correlativamente la rifiutabilità di mezzi alternativi di pagamento.

La soluzione presenta notevole interesse, considerato che nell’esperienza pratica ed ancor più nel

mondo degli affari l’estinzione della maggior parte delle obbligazioni pecuniarie e della quasi

totalità di quelle di importo rilevante avviene con assegni circolari o mezzi alternativi di pagamento.

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce al seminario di Istituzioni di Diritto Privato I, tenuto dalla Dott. ssa Parola il 5 maggio 2011.
Gli argomenti trattati nella dispensa sono i seguenti:
- Analisi della sent. Cass. n. 260/06 (compensazione)
- Analisi della sent. Cass. n. 12962/05 (novazione)
- Analisi della sent. S.U. n. 26617/07 (datio in solutum e pagamento tramite assegno).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (a ciclo unico)
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Privato I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Granelli Carlo.

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