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Espropriazione - C. Cass. n. 28254/08 Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 28254 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2008 in tema di espropriazione per pubblico interesse, occupazione... Vedi di più

Esame di Diritto Civile docente Prof. G. Furgiuele

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ESTRATTO DOCUMENTO

riconvenzionale di usucapione osservando che, con la scrittura del 1977, le parti avevano fissato la linea

di confine tra le loro proprietà, senza che fosse stato provato il possesso continuo ventennale comunque

interrotto con l'introduzione del giudizio avvenuto nel 1996.

Avverso la detta sentenza i C. proponevano appello al quale resistevano il G. e la P. che spiegavano

appello incidentale.

Nel corso del giudizio di secondo grado C.M.N. decedeva e si costituivano i suoi eredi C., Cl. e C.M.T..

Con sentenza 678/2003 la corte di appello di Perugia: determinava il confine tra i due fondi;

condannava gli appellanti ad arretrare la propria costruzione nella posizione occupata dalla costruzione

preesistente con rimessione in pristino dello stato dei luoghi;

dichiarava l'autenticità delle firme apposte in calce alla scrittura privata del 1977 e, per l'effetto,

dichiarava trasferita dalla parte alienante alla parte acquirente la porzione di fondo ivi menzionata.

La corte di merito osservava: che la questione essenziale atteneva all'identificazione sia del confine tra i

due fondi che aveva subito una modificazione per effetto della scrittura privata del 1977, sia della

porzione del fabbricato G. - P. rispetto al confine abbattuto e ricostruito; che con la detta scrittura

privata i C. avevano alienato al G. una "piccola rata di terreno costituente intercapedine fra la proprietà

del venditore ed il fabbricato dell'acquirente, già esistente con muretto di pietra e superiore recinzione,

della superficie di mq. 35"; che il terreno compravenduto non era perciò all'epoca edificato e costituiva

una sorta di fascia di rispetto del fabbricato degli acquirenti costruito sul confine tra i due fondi; che,

alla luce della scrittura, il confine tra i due fondi era all'epoca, prima della compravendita, costituito

dalla linea esterna di delimitazione del vecchio fabbricato degli appellati; che l'alienazione della striscia

di terreno di cui alla scrittura aveva comportato lo spostamento del confine in modo da ricomprendere

la porzione compravenduta di 35 mq.;

che, come emergeva dalla relazione del c.t.u, il fabbricato riedificato era collocato tutto all'interno della

proprietà G. - P. (come accresciutasi con l'acquisto dei 35 mq. ) eccezion fatta per l'area di 24 mq. sulla

quale erano state collocate opere pertinenziali costituite da un marciapiede in cemento e dagli scarichi

fognari; che pertanto il nuovo edificio non era stato costruito sulla identica pianta dell'edificio

precedente e, cioè, sul vecchio confine bensì in prossimità del nuovo confine con in più l'occupazione di

ulteriori 24 mq. come individuati dal c.t.u.;

che il confine tra i due fondi era quello che delimitava, dal versante più prossimo alla proprietà G. - P.,

l'area di 24 mq. occupata dagli appellati in eccedenza rispetto a quanto previsto dalla scrittura privata;

che era fondata l'azione di regolamento di confini che era allo stato quello risultante dalla scrittura

privata del 1977 ed era fondata anche l'azione volta all'arretramento della costruzione edificata in

posizione diversa da quella originaria; che la previsione dettata dal regolamento locale di un distacco

dal confine di metri 5 poteva trovare applicazione solo per la parte riferita alla posizione del fabbricato

preesistente; che il primo Giudice non aveva fatto corretta applicazione dell'art. 938 c.c., riferendosi

tale norma solo alla costruzione di un edificio e non poteva essere invocata con riguardo ad opere

diverse; che nella specie dunque non poteva operare l'art. 938 c.c., rispetto alla porzione di mq. 24

occupata dai G. - P. sulla quale era stato edificato un marciapiede in calcestruzzo con muretto di

contenimento, nonchè due fosse "imhoff", tre pozzetti acque chiare, un pozzetto acque nere e tre

caditoie, il tutto estraneo alla struttura della costruzione; che andava dichiarata l'autenticità delle firme

apposte in calce alla scrittura 28/3/1977 e, per l'effetto, andava trasferita alla parte acquirente la

porzione di fondo ivi menzionata.

La cassazione della sentenza della corte di appello di Perugia è stata chiesta da G.M. e da P.F. con

ricorso affidato a tre motivi illustrati da memoria. G., T., C. e Ca.Mo.Cl. hanno resistito con

controricorso.

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il secondo motivo - che logicamente va esaminato, unitamente al terzo, in via prioritaria rispetto al

primo - i ricorrenti denunciano violazione dell'art. 950 c.c., e vizi di motivazione deducendo che la corte

di appello è pervenuta alla determinazione del confine esclusivamente tenendo conto del dato catastale

il che integra la denunciata violazione del citato art. secondo cui solo in difetto di altri elementi il

Giudice può attenersi alle mappe catastali. Sotto altro profilo l'insufficienza dell'accertamento emerge

nella c.t.u.

laddove il tecnico, ammessa l'impossibilità di ricostruire l'esatta delimitazione dei confini in base alla

planimetria allegata alla compravendita del 1977, ha proceduto al una operazione singolare e, cioè, alla

"digitazione dell'attuale mappa catastale e successiva sovrapposizione del risultato ottenuto con i

rilievi". Tale risultato ha portato a conclusioni aberranti atteso che anche molti altri edifici risultano nella

realtà posizionati diversamente rispetto alle indicazioni della mappa risalente al lontano 1930. Sotto

altro profilo la decisione appare viziata per non essere stata ammessa la prova per testi richiesta

proprio sul detto punto con testi qualificati. Analogo è il discorso in ordine alla posizione dell'edificio

posto che la conclusione cui è pervenuto il c.t.u.

muove dal presupposto della ricostruzione del fabbricato non nella posizione precedente e con

avvicinamento al confine. A tale conclusione la sentenza impugnata perviene solo sulla base del

confronto tra i rilievi attuali - eseguiti come sopra ricordato - e la posizione del fabbricato riportata sulla

mappe catastali. Anche su tale punto la sentenza non ha preso in considerazione la prova testimoniale

richiesta al fine di determinare l'esatta posizione del fabbricato prima e dopo la ricostruzione. La

decisione impugnata è peraltro errata laddove ha ritenuto applicabile le norme sulle distanze

nonostante emergesse dalla c.t.u. che la porzione di terreno limitrofa a quella degli attori fosse

destinata a verde comune alla intera lottizzazione per cui non potevano essere imposte distanze

previste per altre fattispecie (terreni di proprietà individuale).

Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano vizi di motivazione deducendo che la sentenza impugnata,

mutuando acriticamente le conclusioni del c.t.u., finisce per cadere in omissione laddove non considera

tutti gli elementi emergenti dallo stesso elaborato e non traendone tutte le dovute conclusioni. In

particolare l'allegato 5 alla c.t.u. riproduce lo stato dei luoghi alla data del 21/5/1983:

sarebbe stato corretto dal punto di vista logico - probatorio che l'elaborato peritale proponesse anche

un confronto tra lo stato dei luoghi attuali e le planimetrie contenute in detto elaborato. La corte di

merito avrebbe dovuto rilevare tale lacuna.

La Corte rileva l'infondatezza delle dette censure che possono essere esaminate congiuntamente per la

loro stretta connessione ed interdipendenza riguardando tutte, quale più quale meno e sotto diversi

aspetti e profili, le stesse questioni o questioni collegate e che si risolvono essenzialmente, pur se

titolate come violazione di legge e come difetto di motivazione, nella prospettazione di una diversa

analisi del merito della causa, inammissibile in sede di legittimità, nonchè nella pretesa di contrastare

valutazioni ed apprezzamenti dei fatti e delle risultanze probatorie che sono prerogativa del Giudice del

merito e la cui motivazione non è sindacabile in sede di legittimità se sufficiente ed esente da vizi logici

e da errori di diritto: il sindacato di legittimità è sul punto limitato al riscontro estrinseco della presenza

di una congrua ed esauriente motivazione che consenta di individuare le ragioni della decisione e l'iter

argomentativo seguito nell'impugnata sentenza. Spetta infatti solo al Giudice del merito individuare la

fonte del proprio convincimento e valutare le prove, controllarne l'attendibilità e la concludenza,

scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dar

prevalenza all'uno o all'altro mezzo di prova. Nè per ottemperare all'obbligo della motivazione il Giudice

di merito è tenuto a prendere in esame tutte le risultanze istruttorie e a confutare ogni argomentazione

prospettata dalle parti essendo sufficiente che egli indichi gli elementi sui quali fonda il suo

convincimento e dovendosi ritenere per implicito disattesi tutti gli altri rilievi e fatti che, sebbene non

specificamente menzionati, siano incompatibili con la decisione adottata.

Nel caso in esame non sono ravvisabili nè il lamentato difetto di motivazione, nè l'asserita violazione di

legge: la sentenza impugnata - per la parte relativa alla determinazione del confine in questione - è del

tutto corretta e si sottrae alle critiche di cui è stata oggetto.

In relazione alla censura concernente il criterio adottato dal tribunale per la determinazione del confine

tra i fondi in questione è appena il caso di rilevare che, nell'azione di regolamento di confini, la prova

dell'appartenenza all'uno o all'altro proprietario confinante della striscia di terreno contestata può essere

fornita, a norma del secondo comma dell'art. 950 c.c., "con ogni mezzo". Il cit. art. comma 3, stabilisce

altresì che "in mancanza di altri elementi, il Giudice si attiene alle mappe catastali".

Secondo i principi in proposito costantemente affermati nella giurisprudenza di questa Corte, l'azione di

regolamento di confini si configura come una "vindicatio duplex incertae partis" nel senso che, ai fini

dell'incidenza probatoria, la posizione dell'attore e quella del convenuto sono sostanzialmente eguali,

incombendo a ciascuno di essi di allegare e fornire qualsiasi mezzo di prova idoneo all'individuazione

dell'esatta linea di confine, mentre il Giudice - svincolato dal principio "actore non probante reus

absolvitur" - ha un amplissimo potere di scelta e valutazione dei mezzi probatori acquisiti al processo,

salvo, nell'ipotesi di mancanza di prove o di inidoneità delle prove disponibili, il ricorso alle indicazioni

delle mappe catastali.

In particolare occorre osservare che, come è noto e pacifico nella giurisprudenza di legittimità, in tema

di regolamento di confini il ricorso al sistema di accertamento sussidiario configurato dalle mappe

catastali è consentito non solo nel caso di mancanza assoluta ed obiettiva di altri elementi, ma anche

nel caso in cui questi, per la loro consistenza o per ragioni relative alla loro attendibilità, risultino,

secondo l'accertamento incensurabile del Giudice del merito, comunque inidonei alla determinazione

certa del confine.

Inoltre la parte la quale si dolga che il Giudice del merito per accertare il confine tra due fondi abbia

utilizzato le risultanze catastali, alle quali si può ricorrere a norma dell'art. 950 c.c., soltanto in via

sussidiaria, ha l'onere di indicare gli specifici elementi probatori alla cui stregua risulterebbe la linea di

confine controversa.

Nella specie il Giudice di appello si è attenuto ai detti principi giurisprudenziali di questa Corte e, come

riportato nella parte espositiva che precede, ha ineccepibilmente ritenuto, con corretto apprezzamento

di merito, di dover determinare il confine tra i due fondi in questione alla luce di quanto disposto nella

menzionata scrittura privata del 1977 e di quanto accertato (e specificato nella relazione con allegata

planimetria) dal c.t.u. nominato in primo grado.

I ricorrenti nelle censure in esame hanno fatto riferimento solo ad elementi (relativi ai criteri ed ai

metodi adottati dal consulente per la determinazione del confine) che riguardano in sostanza

l'interpretazione e la valutazione della disposta c.t.u..


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 28254 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2008 in tema di espropriazione per pubblico interesse, occupazione illegittima, accessione invertita a seguito di occupazione acquisitiva.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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