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2.2. Qualsiasi validazione si scelga per l’argomento, un dato mi sembra incontrovertibile: la

formula dei «pagamenti (…) effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso»

(corsivo mio) evoca una (formula inopinatamente scomparsa nella

condizione di normalità

versione definitiva del testo dell’art. 67 l.f. modificato dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35 e poi dal d.

lg. n. 169/2007 ed invece circolata nelle proposte di riforma: così ad es. nell’art. 113, n. 3,

schema di d.d.l. di riforma delle procedure concorsuali redatto dalla Commissione istituita con

d.m. 27 febbraio 2004 dal Ministro della Giustizia); a mio più che sommesso avviso, la

condizione di normalità della gestione dell’impresa e, in prospettiva, delle sue esigenze di

continuità. Così inteso, il criterio non può che condurre alla valutazione caso per caso: resta da

stabilire se avere riguardo alla «normalità» nel caso singolo del debitore dichiarato fallito (nello

specifico dei rapporti con i suoi danti causa) e/o nel settore di appartenenza (secondo alcuni

scrittori, i due criteri si combinano: Meoli; secondo altri, vale solo il secondo criterio:

Terranova, che parla di «uso che corre su piazza»); resta soprattutto da verificare se esista un

qualche appiglio testuale per determinare una tale «normalità». Come meglio vedremo più

avanti, la formula legale dell’ «esercizio dell’impresa» porta con qualche certezza ad escludere

dalla considerazione qualsiasi operazione di ristrutturazione aziendale: dalle cessioni totali o

parziali di azienda ad altri piani di ristrutturazione rientranti, semmai, nelle fattispecie di cui alle

lett. ed dell’art. 67, comma 3, l.f. (infra, nn. 3.3. e 3.4.3.).

d) e)

Nella formulazione letterale della disposizione dell’art. 67, comma 3, lett. l.f., si prescinde da

a),

qualsiasi valutazione circa la sussistenza o meno di un evento a danno di tutto o di parte del ceto

creditorio (pur a voler intendere il «danno» come semanticamente diverso da quello che è a

presupposto di azioni risarcitorie – art. 2043 c.c. –, secondo l’insegnamento di Terranova). Si è

così opinato in favore dell’accoglimento, in sede legislativa, della lettura antindennitaria, o

distributiva, dell’azione revocatoria fallimentare, recentemente fatta propria anche dalle S.U.

della Cassazione (sent. n. 7028/2006: così il commento di Guerrieri). Purtroppo, nell’assenza di

provvedimenti sulla materia che qui ci occupa, della ricordata sentenza delle S.U. la dottrina ha

dato un rilievo, secondo me eccessivo e scientificamente poco giustificato, a quello che altro

non è che nel quale viene offerta una lettura antindennitaria dell’art. 67, comma

obiter dictum,

3, lett. l.f. allorché esso introduce una puntuale deroga all’art. 67, comma 2, l.f. [tutt’altro

a),

riguardavano invece il contenzioso e il diritto applicato: la sentenza statuisce, anzitutto in base

al vecchio diritto, sulla revocabilità dell’atto di alienazione di un immobile il cui prezzo di

vendita sia stato utilizzato dal fallito per pagare un creditore ipotecario, affermando la

violazione della (art. 2741 c.c.) e la conseguente revocabilità del primo

par condicio creditorum

atto dispositivo per aver saltato le procedure di accertamento del passivo, di liquidazione e poi

di distribuzione del ricavato].

3. Ma quale identità causale pare legittimo attribuire agli atti che sorreggono i pagamenti

esentati? L’indizio testuale dal quale iniziare a lavorare dovrebbe rinvenirsi della formula dei

«pagamenti di beni e servizi (…)».

3.1. All’interno della cornice della continuità dell’impresa debitrice, la dottrina dominante

identifica gli atti che sorreggono i esentati nei «contratti di fornitura» (seppure con

pagamenti

varietà d’accenti, Terranova; Cavalli; Fortunato; Stanghellini; Menti; Rosapepe). Certo, la

formula dei «pagamenti (a fronte dell’acquisto) di beni e di servizi» pare scarsamente

significativa, perché nella categoria dei «servizi» potrebbero farsi rientrare le operazioni più

disparate. Ma la lettura si fa già più plausibile sol che si condivida la più sopra ricordata

ratio

dell’esenzione, concernente ogni pagamento – purché «normale» – a valle delle operazioni

alla continuazione del ciclo produttivo del debitore.

strettamente necessarie

La proposta ricostruttiva, di per sé coerente con gli obiettivi della riforma, a mio più che

sommesso avviso non dovrebbe essere circoscritta formalisticamente (= dando alle parole il

valore sostanziale che non hanno, senza attenzione al dato economico ed agli obiettivi della

legge) alla causa della somministrazione del codice civile (artt. 1559 ss. c.c.). Al contrario, data

3 Salamone - art.67.3 a l.f. - evoluto.doc

per scontata l’inclusione di quest’ultima, l’esenzione dovrebbe estendersi anche a pagamenti in

esecuzione di: contratti di subfornitura nelle attività produttive (legge 18 giugno 1998, n.

i)

192): una classe (eterogenea) di contratti, piuttosto che un tipo unitario; contratti di

ii)

distribuzione commerciale, con forniture connesse, là dove il debitore sia titolare di un’impresa

di distribuzione integrata: anche qui ci troviamo di fronte ad una classe diversificata di contratti,

quali concessione di vendita e di (legge 6 maggio 2004, n. 129); contratti di

franchising iii)

Non mette qui conto riesumare dibattiti, anche risalenti, intorno alla variegata funzione

leasing.

di tali contratti, correlabile ora alla utilizzazione di beni durevoli, ora ad operazioni finanziare:

basterà ricordare che l’applicabilità della esenzione ai pagamenti di ratei effettuati

dall’utilizzatore, poi fallito, è espressamente disposta dalla legge [v. art. 72 comma 2, in

quater,

fine, l.f. (introdotto con d.lg. n.5/2006 e modificato con d. lg. 12 settembre 2007, n. 169) che

richiama art. 67, comma 3, lett. l.f.]; contratti di locazione; contratti di appalto (anche,

a), iv) v)

ma non solo, di servizi, quali ad es. manutenzione di macchinari); contratti di trasporto di

vi)

merci; contratti di deposito di merci; contratti d’opera (artt. 2222 ss. c.c.) e di

vii) viii)

prestazione intellettuale (artt. 2229 ss. c.c.); contratti ad esecuzione istantanea od isolata nel

ix)

tempo, purché strettamente necessari per mantenere in esercizio l’impresa, quali vendite etc.

3.2. La legge parla di «esercizio dell’impresa»; ma da quando e fino a quando si danno

pagamenti che vi rientrino?

Sul versante dell’inizio può recuperarsi la corrente distinzione tra

dell’impresa, atti di

ed per affermare, con la giurisprudenza, che i primi

organizzazione atti dell’organizzazione,

sono qualificabili come atti d’impresa quando univocamente diretti a creare la necessaria

organizzazione aziendale e per derivarne l’irrevocabilità dei relativi atti solutori. Sarebbe

contraddittorio, a mio avviso, obiettare il carattere straordinario, se già in conseguenza di questi

la giurisprudenza ritiene assoggettabile a fallimento l’imprenditore.

Sul versante della reputerei esentati i pagamenti esecutivi di eventuali atti di

fine dell’impresa,

in fase di liquidazione (Vincre; in senso più restrittivo Nigro, nonché

gestione dell’impresa

Rosapepe, secondo i quali la esenzione troverebbe applicazione solo nelle ipotesi di società in

liquidazione, per quanto concerne gli atti di gestione dell’impresa che in questa fase si

compiono). Ciò, riterrei, alla stregua della giurisprudenza della Corte Costituzionale (sent. 21

luglio 2000, n. 319) ed ora anche del nuovo art. 10 l.f. (modificato prima dal d. lg. n. 5/2006 e

poi dal d. lg. n. 169/2007).

3.3. Viceversa, escluderei dalla esenzione tutti i pagamenti effettuati a fronte di operazioni di

salvo quelle che dirò tra breve, in quanto non strettamente

credito di qualsiasi natura,

necessarie per tenere in esercizio il ciclo produttivo: esse possono palesare una situazione di

sovraindebitamento – anche se non ancora e non necessariamente di insolvenza – non

meritevole di esenzione ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. l.f.; oppure si connettono ad

a),

operazioni straordinarie.

Sfuggono infatti alla esenzione della lettera dell’art. 67, comma 3, l.f. anche i pagamenti per

a)

– formula piuttosto vaga (ma v. già qualche esemplificazione n.

operazioni straordinarie retro,

2.2.: cessioni totali o parziali di azienda; altri piani di ristrutturazione) – perché queste e quelli

superano la stretta necessità di prosecuzione dell’impresa e godono semmai della esenzione

dalla revocatori alle diverse condizioni delle lettere ed dell’art. 67, comma 3, l.f. Direi

d) e)

meglio: non paiono sussistere altre condizioni di esenzione di operazioni c.d. straordinarie che

quelle delle lett. d) ed e).

Per contro, le sole operazioni di credito incluse nel beneficio della esenzione della lettera a)

dell’art. 67, comma 3, l.f. sembrano quelle connesse ai ci si riferisce a ciò,

tempi del pagamento:

che sia convenuto un termine a favore del debitore e senza ulteriori, successivi accordi di

dilazione (fatto salvo quanto si dirà n. 4.1.). È evidente che: un termine a favore del

infra, a)

debitore manifesti già di per sé un’operazione (lato creditizia; la «normalità» della

sensu) b)

lunghezza del termine sia da valutarsi secondo il criterio generale (= stretta necessità di

prosecuzione dell’impresa e condizioni usualmente praticate tra le parti e nel settore di

4 Salamone - art.67.3 a l.f. - evoluto.doc

riferimento) legittimato dal d.lg. 9 ottobre 2002, n. 231 (di cui si vedano, in particolare, gli artt.

4 e 7). Dire il contrario – dire cioè che la disciplina comunitaria dei ritardi nelle transazioni

commerciali riguardi altro che la normalità dei tempi dell’adempimento valevole ai fini della

disciplina fallimentare – è quanto sostenere che non ci troviamo dinanzi ad una speciale

a)

disciplina delle obbligazioni professionali, pur sempre coordinata con i principi generali del

codice civile oppure che questi ultimi non valgano per la legge fallimentare, quasi che questa

b)

sia un micro-sistema a sé stante.

3.4. Così stando le cose in tema di operazioni di credito, bisogna darsi carico di esplorare quali

si diano con la casistica di pertinenza delle lettere ed dell’art. 67, comma 3,

interferenze b), d) e)

l.f. 3.4.1. Si applica

Pagamenti di ratei di mutui e fidi regolati in conto corrente bancario.

l’esenzione di cui alla lettera dell’art. 67, comma 3, l.f.? Ogni volta che abbiano luogo

a)

movimentazioni su conti bancari occorre guardare all’esenzione dell’art. 67, comma 3, lett. b),

l.f. Il quesito allora avrebbe senso di porsi là dove il finanziamento sia transitato attraverso il

canale di (nonché attraverso l’intermediazione bancaria in

intermediazione non bancaria

assenza regolamentazione in conto corrente: ma è un caso di scuola di cui non vale la pena di

occuparsi). Ma il campo, come stiamo per vedere, è destinato a restringersi ulteriormente.

3.4.2. Tali

Pagamenti periodici di commissioni ed interessi bancari (passivi).

pagamenti, solitamente attuati attraverso iscrizioni di partite a debito sul conto corrente bancario

del cliente a fronte di servizi di varia natura, rimarrebbero fuori dalla esenzione dell’art. 67,

comma 3, lett. l.f., ove sia recepita una interpretazione restrittiva della espressione

b),

«rimesse»; cosicché un valente scrittore ne propone la esenzione dalla revocatoria ai sensi della

lett. dell’art. 67, comma 3, l.f. (Olivieri). Ho la sensazione, tuttavia, che, in quanto accedano

a)

ad operazioni creditizie, interessi passivi e commissioni debbano seguirne la sorte

lato sensu

restando fuori dalla esenzione (in senso conforme, Rosapepe).

3.4.3. I pagamenti effettuati in esecuzione di

Ancora sulle operazioni straordinarie.

nonché di di cui

piani di risanamento concordati preventivi e di accordi di ristrutturazione

all’art. 182 l.f. sfuggono inoltre alla esenzione della lett. poiché esonerati ai sensi,

ter a)

rispettivamente, delle lett. ed dell’art. 67, comma 3, l.f. Va ripetuto che solo a queste

d) e),

condizioni operazioni straordinarie possono conseguire esenzioni dalla revocatoria (retro, n.

3.3.). 3.4.4. Così ristretto il campo, ci si chiede se siano irrevocabili art. 67, comma 3, lett.

ex

l.f., pagamenti a valle di dirette cioè a

a), operazioni non bancarie di credito non straordinario,

sopperire a temporanee carenze di liquidità, con obbligo di restituzione a breve termine. Una

risposta in senso affermativo mi pare assai poco plausibile: tali operazioni sembrano mancare

della stretta necessità in vista della prosecuzione del ciclo produttivo.

4. «Pagamenti (…) (…) la formula non si riferisce – o non si

effettuati nei termini d’uso»:

riferisce principalmente - al tempo dell’adempimento.

4.1. Il non sconfinante nell’anomalia, non è facilmente individuabile, tra

tempo del pagamento,

mercati a tempistica standardizzata (= ove si rinviene l’ «uso che corre su piazza»: n. 2.2.)

retro,

e non, nei quali ultimi non ci si può riferire che alla storia delle relazioni tra le parti in causa. In

difetto di più precise indicazioni dalla legge fallimentare, credo che, dopo il codice civile, la

sola normativa nella quale ricercare parametri di normalità dei termini degli atti solutori di

obbligazioni professionali sia nel d. lg. n. 231/2002, sui ritardi dei pagamenti nelle transazioni

commerciali. Il rispetto dell’art. 4 d. lg. cit. mi sembra una condizione di normalità del

pagamento, probabilmente ai fini del riconoscimento della

sufficiente, ma non necessaria,

irrevocabilità di cui ci occupiamo. Dirimente mi appare, semmai, che l’accordo sul termine

resista al sindacato di «grave iniquità a danno del creditore» ai sensi dell’art. 7 d. lg. cit.;

diversamente, riterrei essere il pagamento 1) senz’altro fuori dai «termini d’uso» (= dalla

5 Salamone - art.67.3 a l.f. - evoluto.doc


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Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Commerciale, tenute dal Prof. Luigi Salamone nell'anno accademico 2008.
Il documento riporta un commento dell'art. 67 c.3 lett. a) della nuova legge fallimentare che disciplina l'esenzione dalla revocatoria fallimentare di pagamenti di beni e servizi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Salamone Luigi.

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