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Efficienza mercati finanziari Appunti scolastici Premium

L'appunto sull'efficienza dei mercati finanziari tratta in primo luogo i prezzi e i rendimenti di equilibrio (sotto l'influenza delle variazioni dei tassi di interesse), e il ruolo giocato dall'informazione per il raggiungimento dell'equilibrio (si veda l'asimmetria informativa). Viene infine trattato... Vedi di più

Esame di Analisi e previsioni nei mercati finanziari docente Prof. G. Verga

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ESTRATTO DOCUMENTO

 E [P + D ]

k kt t+1 t+1

 

 

6) E [r ] -

k kt t k

P

t 

Eseguendo le sommatorie rispetto a k e dividendo per , si ha:

k k

 

 

E [r ] E [P + D ] 1

k k kt t k k kt t+1 t+1  

     

7) - /

k k k k

 

  P

k k k k t

Ma il termine di sinistra non è altro cheE [r ], la media ponderata dei rendimenti attesi; il primo

t t

 

 

termine di destra, E [P + D ] / , a sua volta, non è altro che la media ponderata dei prezzi

k k kt t t k k

e dei dividendi attesi dai singoli operatori, e che può essere anche chiamata ―prezzi e dividendi

E

mercato‖ e che, in analogia al rendimento, può essere indicata con

attesi dal [P + D ], :

t t+1 t+1

 E [P + D ]

k k kt t+1 t+1

  

8) E [P + D ]

t t+1 t+1 

k k

Sostituendo la (8) e la (4) nella (7) si ha:

1

E E 

9) [r ] [P + D ] - 1

t t t t+1 t+1 P

t

E, risolvendo per P :

t

E [P + D ]

t t+1 t+1

 

10) P

t 

1 + E [r ]

t t

Ponendo a questo punto nella (10) il rendimento di equilibrio r* dato dalla (4), sia ha il

t

corrispondente prezzo di equilibrio P* :

t

E [P + D ]

t t+1 t+1



11) P* =

t 1 + r* t

Esso è tanto maggiore quanto maggiore sono il prezzo e il dividendo atteso dal mercatoE [P + D ],

t t t

e tanto minore quanto più è elevato il rendimento atteso di equilibrio:

11’) P* = F(E [P + D ], r* ) = F(E [P + D ], r , A, u )

t t t+1 t+1 t t t+1 t+1 x

(+) (-) (+) (-) (-) (+)

Dato il prezzo di mercato P , il rendimento atteso dai singoli soggetti k varia ovviamente al variare

t+1

delle sue aspettative sui prezzi e i dividendi futuri: 4

E [P + D ] E [P + D ]

kt t+1 t+1 kt t+1 t+1

   

12) E [r ] - 1 = (1 + r* ) - 1

kt t t 

P E [P + D ]

t t t+1 t+1

E [P + D ]

kt t+1 t+1

 

r* +

t  E [P + D ]

t t+1 t+1 E

Esso è tanto maggiore quanto maggiore è il rendimento atteso di equilibrio del mercato [r ] = r*

t t t

e quanto più ottimiste sono le aspettative su prezzi e dividendi futuri del soggetto k rispetto alle

aspettative medie del mercato.

Il modello può essere migliorato tenendo conto che la domanda è legata anche al prezzo e non solo

al rendimento atteso (al crescere del prezzo aumenta automaticamente anche la quota di ricchezza

così che è probabile che l’individuo

investita nell’attività A, k voglia disfarsi di parte di queste

attività), ma i risultati non mutano molto dal punto di vista qualitativo e il problema viene quindi

ignorato.

________________________________________________________________________________

Da tutte le relazioni prima presentate emerge chiaramente che, nel caso in cui il prezzo di mercato si

aggiusti immediatamente a mutamenti della domanda, le variazioni del prezzo possono essere

dovute esclusivamente a:

- variazioni del rendimento di equilibrio (dovute per esempio a variazioni del rendimento di

attività concorrenziali)

- variazioni delle aspettative del mercato (cioè delle aspettative medie dei singoli soggetti che

compongono il mercato) sui prezzi e/o sui dividendi. l’equilibrio,

(non vi possono essere invece movimenti dei prezzi dovuti a lenti aggiustamenti verso

cioè da una posizione di disequilibrio a una di equilibrio).

Esempio:

Sia l’attività A un’azione USA. Si supponga che al tempo t il mercato americano non si aspetti

nessun intervento da parte della Fed. Improvvisamente in t il mercato cambia idea e si attenda che al

tempo t+H la Fed abbasserà i tassi di un punto. Supponiamo che la riduzione dei tassi della Fed

(quindi un aumento dei prezzi futuri

implichi un miglioramento delle aspettative sull’economia

attesi e del dividendo) e una riduzione dei rendimenti dei titoli a reddito fisso. Facciamo 3 casi: al

tempo t+H la Fed (a) abbassa i tassi di mezzo punto; (b) abbassa i tassi di 1 punto; (c) abbassa i

di 1,5 punti. Qual è l’andamento nel tempo del rendimento di equilibrio e del prezzo?

tassi

Sotto le ipotesi fatte, al tempo t gli operatori si aspettano per il tempo t+H un rendimento di

equilibrio più basso e, contemporaneamente, un miglioramento delle aspettative sulla redditività

futura del titolo: questi due fenomeni fanno sì che in t, dopo la modifica delle loro previsioni, gli

operatori si attendano per t+H un prezzo più alto che in precedenza. Questo aumento del prezzo

atteso determina un aumento immediato del prezzo di equilibrio: in t, cioè, i prezzi salgono ancor

prima del presunto intervento della Banca Centrale.

immediatamente prima dell’intervento della FED, il prezzo sarà già allineato al

Nel tempo t+H,

livello che assumerà appena dopo il previsto intervento. Che consegue che, nel caso la Banca operi

l’attesa riduzione di un punto, il prezzo non subirà più modifiche. Se invece la riduzione del tasso

5

fosse più alta del previsto, il prezzo si aggiusterebbe immediatamente verso l’alto perché, dopo

l’intervento, la valutazione degli operatori si baserebbe sulla ―vera‖ decisione della Fed che è

risultata diversa da quella attesa. Il prezzo, invece, si aggiusterebbe verso il basso qualora la

risoluzione del tasso fosse inferiore al previsto.

l’efficienza informativa

2 b -

L’ipotesi di efficienza informativa richiede due condizioni:

a) Il mercato è sempre in equilibrio;

b) Gli investitori sfruttano le informazioni disponibili nel modo più efficiente possibile, così da

arrivare a previsioni dei rendimenti futuri il più possibile precise.

Qui ci occupiamo del secondo punto introducendo alcune annotazioni che completano quanto già

riportato nel libro di testo.

 l’insieme delle loro informazioni in l’ipotesi (b), per essere valida, richiede, che

Detto t, le

t nel senso ―econometrico‖ del termine. Esse, cioè,

aspettative (stime) siano corrette ed efficienti

devono essere le ―migliori possibili‖ intendendo con questo che non deve esistere alcuna

futuro effettivo non

informazione aggiuntiva X che permetta di spiegare parte dell’andamento

t 

prevedibile in base all’insieme di informazioni .

t

E 

Detta [r ] la stima (valore atteso) del rendimento futuro effettuata dal mercato utilizzando

t t t  

l’insieme di informazioni , l’errore (ex post) commesso nella valutazione del rendimento

t t

effettivo r è dato da:

t

  

 

1) r - E [r ]

t t t t t 2

Si supponga ora che, tramite l’osservazione di un’ulteriore informazione , l’individuo

X n-esimo si

t

 

abbia una stima del rendimento futuro E [r X ] più precisa di quella del mercato. Ciò

h t t t

significa che l’errore commesso dal soggetto n è diverso da quella del mercato ed è pari a:

t

  

 

2) r - E [r X ] ,

t t nt t t t

con  

 (X

3) ) , ovvero

t t t

 

 (X

4) ) + ,

t t t grazie all’utilizzo dell’informazione

il che significa che il soggetto n, X, è in grado di spiegare la

(X ) dell’errore

parte che invece il mercato non sa spiegare ritiene quindi di natura totalmente

t t

casuale. un’informazione aggiuntiva, potrebbe semplicemente essere un’informazione sfruttata male

2 Ovviamente, X, anziché

dagli altri soggetti. 6

In questo caso, però, la stima di n sarebbe migliore di quella del mercato, la cui stima non sarebbe

quindi efficiente.

Una verifica empirica dell’efficienza del mercato consiste quindi nel verificare se una tale

informazione X esiste.

t

Uno dei principali tipi di analisi è il seguente (per altre tecniche si veda il libro di testo a p. 219 e

segg.).

Partendo dall’ipotesi che il mercato sia sempre in equilibrio (e che l’investimento di n sia

e

abbastanza ―piccolo‖ da non influenzare l’equilibrio del mercato), il rendimento di equilibrio r t

(vedere la formula 4 del paragrafo Prezzi e rendimenti di equilibrio della presente dispensa),

rifletterebbe le domande dei primi n-1 soggetti economici, il cui preso è quello prevalente. Questo

rendimento di equilibrio corrisponderebbe però (vedere sempre la formula 4 del paragrafo Prezzi e

rendimenti di equilibrio) al valore atteso di questi (n-1) soggetti, che nelle loro stime non utilizzano

l’informazione X. Ne consegue che:

_ 

4) E [r ] = r*

t t t t

e la (1) diventa:

 –

5) = r r*

t t t

ovvero: 

5’) r = r* +

t t

t

Sostituendo la (3) nella (5) si ottiene

(X

(6) r = r* + ) +

t t t t

Ma, se il mercato è efficiente (dal punto di vista informativo), non dev’essere possibile che il

soggetto n sia in grado di calcolare delle stime migliori di quelle del mercato, e pertanto la

(X nulla:

componente ) deve’essere

t  (X

(7) efficienza informativa ) = 0

t

Per stabilire se il mercato è o non è efficiente rispetto a una certa informazione occorre quindi

 (X

verificare se parte dell’errore è sistematicamente spiegabile dalla componente ) dovuta

t t

all’utilizzo dell’informazione X . Per fare questo basta stimare la relazione

t

(X

8) r = r* + ) + ovvero:

t t t t

(X

8’) –

r r* = ) +

t t t t (X

E condizione necessaria affinché il mercato sia efficiente è che tale componente ) non esista,

t

sia ―nullo‖. In termini econometrici, pertanto,

cioè che il suo contributo alla stima del rendimento r t

eseguita la regressione

(X

9) r = r* + ) ovvero:

t t t

(X

9’) –

r r* = ) ,

t t t 7

(X 2

dev’essere significativo o, comunque, il suo contributo all’ R

il coefficiente di ) non della

t

regressione dev’essere trascurabile.

Ovviamente questo test di efficienza è soltanto un test ―relativo‖ perché, per essere completo,

, ….

dovrebbe essere eseguito per tutte le possibili informazioni {X , Y Z }il che è, ovviamente, è

t t t

impossibile. Nel caso, comunque, che si considerino contemporaneamente due informazioni X , e

t

, le (9) e (9’) andrebbero ovviamente sostituite dalle

Y

t (X

10) r = r* + , Y ,)

t t t t

(X

10’) –

r r* = , Y ,)

t t t t

Un problema che s’incontra in questo tipo di analisi è che il valore del rendimento atteso di

equilibrio r* non è noto. Utilizzando dati di breve-brevissimo periodo (giornalieri, settimanali,

t

mensili), questo problema non è però molto rilevante perchè che le oscillazioni del rendimento di

equilibrio sono trascurabili rispetto a quelle dei rendimenti effettivi. In questo caso, quindi, il

rendimento di equilibrio può essere approssimato da una costante, oppure da una costante + il

rendimento a breve ovviamente quest’ultimo espresso in ragioni giornaliere, settimanali o mensili.

Nel caso di efficienza informativa, il prezzo corrisponde sempre a quel valore che dà a tutti gli

investitori un rendimento pari a quello di equilibrio r* . Questo è ovviamente vero sia per chi

t

utilizza in modo efficiente tutte le informazioni disponibili sia per chi non utilizza alcuna

informazione (valore atteso incondizionato): è chiaro, però, che chi non utilizza alcuna

informazione non ha alcuna informazione nemmeno sul rendimento di equilibrio e quindi è soggetto

a un rischio aggiuntivo rispetto agli altri investitori,

2 c - VALORE INTRINSECO (O VALORE FONDAMENTALE) DI UN'ATTIVITA'R

L’EFFICIENZA VALUTATIVA

Si definisce valore intrinseco o valore fondamentale di un'attività il valore attuale dei flussi futuri

attesi cui dà diritto il possesso dell'attività:

E [D ] E [D ] E [D ] E [D ]

t t+1 t t+2 t t+3 t t+4

———— ———— ———— ———— + …..

1) V = + + +

t 2 3 4

(1 + r ) (1 + r ) (1 + r ) (1 + r )

t t t t

Dove r è il rendimento di equilibrio (a lunga). Si dice che nel mercato c'è efficienza valutativa

quando il prezzo P di mercato dell'attività corrisponde al suo valore V , nell'ipotesi che le stime

t t

delle future entrate siano calcolate in modo efficiente utilizzando tutte le informazioni disponibili.

Se vale la condizione di efficienza informativa, per gli operatori interessati al lungo periodo il

prezzo corrisponde al valore atuale delle entrate future scontate al rendimenti di equilibrio di lungo

condizione è particolarmente rilevante per l’emittente

periodo. Questa che è in grado di collocare

pagando un ―interesse‖ (in generale un ―rendimento‖:

ogni unità di attività emessa al prezzo V = V

t t

è per lui il ―costo‖ dell’emissione) pari a quello di equilibrio. In questo modo, uguagliando la

produttività marginale del capitale (alcuni la chiamano produttività marginale dell’investimento!!)

al rendimento (=costo dell’emissione) effettua un ammontare d’investimento otimale in termine di

benessere collettivo (su questo si veda le lezioni di economia del primo e del secondo anno). 8


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

L'appunto sull'efficienza dei mercati finanziari tratta in primo luogo i prezzi e i rendimenti di equilibrio (sotto l'influenza delle variazioni dei tassi di interesse), e il ruolo giocato dall'informazione per il raggiungimento dell'equilibrio (si veda l'asimmetria informativa). Viene infine trattato il valore intrinseco di un'attività e l'efficienza valutativa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi e previsioni nei mercati finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Verga Giovanni.

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