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(bene lungi dal venire protetto dal dazio, ne verrà danneggiato.

B),

Dazio e ragione di scambio internazionale: il caso di Metzler.

In tale situazione sarà il settore a diventare più profittevole; le risorse

A

si sposteranno verso tale settore dal settore e risulterà quindi favorito il

B

fattore produttivo impiegato in modo relativamente intenso nel settore A

(teorema di Stolper-Samuelson nella sua formulazione generalizzata).

Nella trattazione sin qui effettuata abbiamo visto che l’imposizione di

un dazio migliora la ragione di scambio internazionale a favore del paese

impositore. Tale risultato, tuttavia, non è privo di eccezioni, poiché è in

teoria possibile il verificarsi di casi in cui la ragione di scambio internazionale

non muta o addirittura peggiora a sfavore del paese impositore. Si tratta

di casi anch’essi riconducibili ad anomalie delle curve di domanda-offerta

internazionale: se, ad esempio, la curva di domanda-offerta internazionale del

paese è una retta uscente dall’origine, è chiaro che qualsiasi spostamento

1

della curva di domanda-offerta internazionale del paese dovuta ad un dazio

2

lascerà inalterata la ragione di scambio internazionale (che coincide con la

data e costante pendenza della curva di domanda-offerta internazionale del

paese Più interessante è il caso in cui la ragione di scambio internazionale

1).

si muove a sfavore del paese che impone il dazio (caso di Lerner).

Per esaminare questo caso occorre preliminarmente stabilire in che mo-

do vengono utilizzati i proventi del dazio (nella precedente analisi abbiamo

esplicitamente trascurato gli effetti di tale utilizzo). Tra le varie possibili-

tà consideriamo quella in cui detti proventi vengono spesi interamente dallo

stato nell’acquisto del bene d’importazione. È allora intuitivo che, se la do-

manda interna privata di tale bene è piuttosto rigida (per cui varia poco o

138

nulla), la domanda addizionale che si viene a generare sul mercato mondiale

a seguito della spesa dei proventi del dazio provocherà un aumento del prezzo

mondiale del bene di importazione e cioè un peggioramento della ragione di

scambio internazionale del paese che ha imposto il dazio.

Dazio e ragione di scambio internazionale: il caso di Lerner.

Ciò può esser visto più rigorosamente nella figura, dove la curva di domanda-

offerta internazionale del paese è di tipo anomalo, e l’equilibrio internazio-

2

nale iniziale (E) si trova nel suo tratto decrescente. . Si

L’imposizione di un dazio provoca lo spostamento della in

OG OG

2 2

osservi che, a differenza che nei grafici precedenti, la interseca la

OG OG

2

2

e, precisamente, la interseca in un punto a sinistra di in modo da trovarsi

E

a destra della stessa lungo il prolungamento del raggio che rappresenta

OG

2

la ragione di scambio internazionale pre-dazio, cioè Ciò è dovu-

OE, OEP.

to alle due ipotesi fatte sopra (rigidità della domanda interna del bene di

importazione e spesa dei proventi del dazio nell’acquisto di tale bene), in

conseguenza delle quali alla data ragione di scambio internazionale vi è un

eccesso di domanda per il bene sul mercato mondiale, il che richiede che

B

il punto si trovi alla destra del punto Soltanto in tal caso, infatti, la

P E.

domanda per il bene da parte del paese data la ragione di scambio inter-

B 2,

nazionale (pendenza del raggio ), è maggiore dell’offerta del medesimo

OEP

bene da parte del paese a quella stessa ragione di scambio internazionale:

1

come si vede dal grafico, risulta per l’appunto .

OP > OE

B B

Tutto ciò premesso, risulta immediato che nel nuovo punto di equilibrio

internazionale il prezzo relativo internazionale (p ) post-dazio è au-

E /p

B A

mentato (pendenza del raggio pendenza del raggio dunque, la

OE > OE):

ragione di scambio internazionale che si viene a determinare dopo l’impo-

sizione di un dazio da parte del paese è peggiorata a sfavore del paese

2 2

stesso. 139

*Beni intermedi e tasso effettivo di protezione

Gli schemi finora esposti prendono in considerazione soltanto dazi sui beni

finali, data l’ipotesi che la produzione avvenga esclusivamente mediante l’uso

di fattori primari non oggetto di commercio internazionale (capitale e lavoro).

Nella realtà, tuttavia, la produzione richiede anche l’uso di beni intermedi

(materie prime, semilavorati ecc.) i quali possono essere, e normalmente so-

no, oggetto di commercio internazionale. Ciò ha indotto all’elaborazione del

concetto di (o dazio implicito), definito come

tasso effettivo di protezione

l’incremento del valore aggiunto unitario in un’attività economica reso pos-

sibile dalla struttura dei dazi ma a parità di altre circostanze (dato quindi

il tasso di cambio); tale incremento è espresso come proporzione del valore

aggiunto in assenza di dazi.

L’idea di base è che, se si tiene conto dei beni intermedi, il dazio nominale

su un dato bene (il quale si applica al prezzo del bene stesso) può essere note-

volmente diverso dal dazio implicito sul valore aggiunto, concernente il bene

in questione e quindi, poiché secondo i proponenti quello che conta è il valore

aggiunto, occorre considerare, invece che la percentuale nominale del dazio,

il tasso effettivo di protezione. Invero, se l’ottica è quella di proteggere un

determinato settore e poiché ciò che conta per un’impresa è, ceteris paribus,

il valore aggiunto, la protezione “effettiva” è quella che consente un aumento

del valore aggiunto.

Data la definizione fornita sopra, si intuisce che il tasso effettivo di prote-

zione dipende non soltanto dal dazio sul bene finale ma anche dai coefficienti

tecnici e dai dazi sui beni intermedi. L’analisi si muove di solito nel contesto

dello schema dove i beni intermedi vengono immessi nel proces-

input-output,

so produttivo di base a coefficienti tecnici e Si suppone inoltre

dati costanti.

che il prezzo internazionale delle importazioni rimanga inalterato.

Immaginiamo, a titolo di esempio, che per produrre una unità di tessuto

occorrano unità di filato, che i prezzi in assenza di dazi siano e

1, 5 100 50

rispettivamente per il tessuto e il filato, che ambedue i beni siano beni di

importazione. Date le ipotesi di costanza dei coefficienti tecnici fissi ecc.,

possiamo considerare il valore aggiunto unitario pre-dazio, che è cioè

25, 100

(valore di una unità del bene finale tessuto) meno (valore di unità di

75 1, 5

filato).

Introduciamo ora un dazio del sul tessuto e del sul filato. Il

40% 20%

prezzo interno del tessuto passa a e quello del filato a il valore aggiunto

140 60;

post-dazio è dato dalla differenza fra e Questo valore rappresenta

50, 140 90.

un incremento del sul valore originario

100% [(50 25)/25].

La struttura tariffaria ha dunque garantito ai produttori nazionali di tes-

140

suto un tasso effettivo di protezione del mentre il dazio nominale è del

100%,

soltanto.

40%

Quanto finora esemplificato numericamente può essere trattato in modo

generale ricorrendo all’algebra elementare. A tal fine introduciamo i seguenti

simboli: valore aggiunto unitario nell’attività in assenza di dazi;

v = j v =

j j

valore aggiunto unitario nell’attività in presenza di dazi; coefficiente

j q =

ij

tecnico (quantità del bene intermedio che entra nella produzione di una

i

unità del bene supposto fisso; valore del coefficiente tecnico (espresso

j) a =

ij

come proporzione del valore del bene aliquota del dazio sul bene

j); d = j;

j

aliquota del dazio sul bene , prezzi; tasso effettivo di

d = i; p p = g =

i j i j

protezione dell’attività j.

Il valore aggiunto unitario pre-dazio è dato da:

. (2)

v = p p q

j j i ij

Poiché, per definizione, da cui , possiamo

a = p q /p p a = p q

ij i ij j j ij i ij

scrivere la (2) come (3)

v = p p a = p (1 a ).

− −

j j j ij j ij

Dopo l’introduzione dei dazi il valore aggiunto unitario diventa

= (1 + d )p (1 + d )p q = (1 + d )p (1 + d )p a =

v − −

j j i i ij j j i j ij

j (4)

= p [(1 + d ) (1 + d )a ].

j j i ij

Il tasso effettivo di protezione è definito come:

v

v − j

j (5)

g = ,

j v

j

per cui sostituendo e semplificando

p [(1 + d ) (1 + d )a ] p (1 a )

− − −

j j i ij j ij

g = =

j p (1 a )

j ij

[(1 + d ) (1 + d )a ] (1 a ) d d a

− − − −

j i ij ij j i ij (6)

= = .

1 a 1 a

− −

ij ij

Per trasformare la (6) in un’altra espressione matematicamente equivalen-

te ma più istruttiva dal punto di vista economico, sottraiamo e aggiungiamo

al numeratore dell’ultima frazione la medesima quantità , ottenendo

d a

j ij

d d a + d a d a

− −

j j ij j ij i ij =

g =

j 1 a

− ij a

d (1 a ) + a (d d )

− − ij

j ij ij j i (7)

= d + (d d ) .

= −

j j i

1 a 1 a

− −

ij ij

141


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense del Prof. Giancarlo Gandolfo del corso di Economia Internazionale della triennale di Economia. Di seguito sono elencati gli argomenti trattati in questo file:

Curva di trasformazione e dazi
Effetti redistributivi del dazio e benessere sociale
Dazio e curve di domanda-offerta internazionale
I casi Metzler e Lerner
Beni intermedi e tasso effettivo di protezione


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gandolfo Giancarlo.

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