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Lo sfruttamento del sistema egemonico

• La crisi della competitività in vari settori merceologici spinge gli

USA agli investimenti diretti all’estero e ai disavanzi conto

capitale.

• Il Giappone è ancora poco esposto ai mercati internazionali

• L’offerta di energia e di materie prime si mantiene molto elastica

e a prezzi bassi

• I Paesi in via di sviluppo hanno ancora un ruolo limitato

“ Protezione de facto della produzione europea”

La risposta americana e l’avvento della

crisi: gli anni ‘70

• Gli Stati Uniti riorganizzano i propri rapporti commerciali prima

con una profonda multi-nazionalizzazione e poi con una politica

di forte protezione delle esportazioni. Essa controbilancia una

politica fiscale interna restrittiva, in risposta ai profondi deficit

con l’estero, alle pressioni inflazionistiche e al conseguente

deprezzamento del dollaro dovuti alla guerra in Vietnam.

• Anche in Europa, i livelli vicini alla piena occupazione di fine

anni ’60 creano pressioni inflazionistiche a cui si risponde con

politiche restrittive della domanda interna e politiche espansive

per le esportazioni:

Entrambe le aree subordinano l’espansione interna a

quella esterna, creando CONFLITTUALITA’

La prima stagflazione: 1973-1974

• Tale conflittualità genera un primo rallentamento della

crescita, soprattutto nei settori prima trainanti, e la fine della

stabilità dei tassi di cambio (abbandono dei cambi fissi tra

1971 e 1973).

• L’entrata di nuovi membri nella CEE (Gran Bretagna,

Irlanda e Danimarca) provoca una prima crisi di gestione.

• Di ciò approfitta l’OPEC, con il primo accordo di

contenimento della produzione, quadruplicando il prezzo

del greggio tra 73 e 74. I conflitti si esasperano, aumenta

l’inflazione in USA ed Europa, peggiorano i deficit delle

Bilance Commerciali e l’economia globale entra in

recessione.

L’Europa cambia volto

• La stagflazione rallenta la crescita e aumenta la

disoccupazione(tabb. 2 -4), soprattutto dopo il 1977.

• Le reazioni in Europa furono molto diverse (politiche

restrittive in Germania ed espansive/inflazionistiche in

Italia, accompagnate da svalutazioni della lira)

• La Germania emerse come paese leader, ma ciò fini solo

con il sottolineare però le complementarità negative delle

politiche economiche comunitarie in una fase di bassa

crescita .

• Si riducono i vantaggi dinamici legati alla integrazione, e

risaltano di più gli aspetti redistributivi, soprattutto alla fine

degli anni 70 con la seconda crisi petrolifera.

I primi anni 80: Europessimismo e rilancio

• La seconda stagflazione incrementa di molto il divario tra i

membri CEE per:

– Interscambio commerciale

– Dinamica inflazionistica

– Saldo corrente della pubblica amministrazione

– Disoccupazione (primi segni di dis. strutturale)

• A tale pessimismo l’Europa riesce a rispondere a sorpresa con

una accelerazione dell’integrazione attraverso politiche nazionali

meno accomodanti, un controllo nell’andamento dei salari e un

sostegno alle imprese.

• Da un più sicuro controllo dell’inflazione partì quindi una fase di

espansione prolungata che durò fino all’inizio degli anni 90.

Gli anni 80: l’integrazione accelera

• 1979: il sistema monetario europeo rende i tassi di cambio

intracomunitari più stabili

• La domanda si espande e a ciò corrisponde un aumento

della capacità produttiva, che mantenne l’inflazione sotto

controllo.

• 1986: Atto Unico Europeo che fissa al 1993 la nascita del

Mercato Unico Europeo. L’obiettivo era l’eliminazione

progressiva delle residue barriere fisiche , fiscali e

tecnologiche. A ciò si accompagna un riassetto istituzionale:

– Voto a maggioranza

– Principio del mutuo riconoscimento

Le ragioni teoriche dell’integrazione I

1. Riallocazione delle risorse.

– E’ l’effetto tradizionale e Se la e la

statico. creazione

di commerci all’interno della UE generano

deviazione

al netto nuovi scambi, vale il principio della

specializzazione secondo il Tale

vantaggio comparato.

effetto, legato alla dotazione fattoriale dei paesi, e valido

in linea teorica per mercati perfettamente

e produzione con

concorrenziali rendimenti

non appare però rilevante nelle

constanti di scala,

analisi empiriche. I nuovi approcci teorici allo

sviluppati negli anni ‘80 invitano a guardare ad

scambio

altri aspetti.

Le ragioni teoriche dell’integrazione II

2. Maggiore Efficienza e Competitività legate allo

sfruttamento di

Economie di scala statiche e dinamiche

Differenziazione del prodotto

Nuove tecnologie

La New Trade theory ha evidenziato i vantaggi

dell’integrazione in presenza di mercati

imperfettamente concorrenziali, rivalutandone

l’impatto in termini di PIL europeo (Rapporto

Cecchini, 1998)

Le ragioni teoriche dell’integrazione III

3. Stimolo alla crescita, per i suoi effetti dinamici

sul tasso di accumulazione del capitale:

Maggiore efficienza, maggiore reddito prodotto,

maggiori risparmi e quindi investimenti

L’integrazione genera cumuli di specializzazione e

di “learning by doing” che si traducono in

rendimenti di scala dinamici e quindi in maggiori

tassi di crescita della produttività e in maggiore

competitività dei pesi membri

Gli anni 1993-2004

• Di nuovo, una svolta sorprendente, ma in negativo.

• Quando la creazione del Mercato Unico sembrava assegnare

all’Europa una nuova egemonia, si avvertono di nuovo dei

rallentamenti nella crescita, soprattutto se confrontati con gli

USA.

• In particolare, si registrano elevati tassi di disoccupazione e una

forte divergenza dei risultati, con i maggiori ritardi registrati dalle

maggiori economie continentali.

• Non e’ una coincidenza che tale debolezza emerga insieme al

fenomeno della globalizzazione, ossia all’emergere di una rete

globale di nuovi paesi produttori a basso costo, nuovi beni e

servizi e nuovi processi produttivi

Le novità della globalizzazione

1. Adozione di Nuove tecnologie

“trasversali” in molti campi.

2. Adozione delle tecnologie

dell’informazione e della comunicazione.

Implicazioni:

1. Si sviluppano processi di ristrutturazione

produttiva che modificano la

specializzazione merceologica tradizionale

di un paese. Cresce il ruolo dei servizi alla L’Europa a cavallo del millennio appare stretta

produzione. in una morsa:

2. Frammentazione e rilocalizzazione Nuovi produttori asiatici protetti a livello

internazionale del processi produttivi per nazionale, con bassi costi del lavoro e grandi

il nuovo ruolo giocato da vari PVS, capacità di imitazione

soprattutto Cina e India. Spostamento della competizione

3. Profonde riorganizzazioni all’interno delle internazionale sulla capacità di adeguamento al

imprese e un uso più intenso di capitale nuovo paradigma tecnologico

umano qualificato.

Le difficoltà Europee I

• Perché tale difficoltà?

Il mercato unico appare in realtà ancora

frammentato, almeno in alcuni settori, come quello

dei servizi finanziari

Molti mercati sono ancora troppo rigidi e “protetti”,

soprattutto quello del lavoro

Politiche macroeconomiche troppo caute e restrittive

Gap tecnologico e competitivo, con un

aggiustamento molto tardivo al nuovo paradigma

della crescita tecnologica, soprattutto rispetto

agli USA

Le difficoltà Europee II

• A metà degli anni 90 in effetti la specializzazione e’ molto incentrata

sul manifatturiero, con una presenza limitata nel terziario. Inoltre, si

osserva un declino dei vantaggi comparati europei, sia nei settori

tradizionali sia a fortiori in quelli ad alta intensità di R&S, come

nell’elettronica e nelle ICT.

• Il ruolo giocato dalla economie dinamiche di scala nel processo di

integrazione si riduce, perché esso interviene laddove è la tecnologia

la fonte dei vantaggi comparati.

• Con il linguaggio dei recenti modelli teorici di crescita endogena, il

legame tra accumulazione, economie dinamiche di scala,

cambiamento tecnologico e specializzazione produttiva

diventa tenue, riducendo la potenza del motore “integrazione” per

la crescita economica europea.

L’Europa a cavallo del millennio

• Come portare l’Europa in un sentiero di crescita?

• La (2000) individua due pilastri:

strategia di Lisbona

“…trasformare la UE nell’economia basata sulla conoscenza più

dinamica e competitiva del mondo, perseguendo ambiziosi obiettivi

quali:

Diffusione delle nuove tecnologie

Rilancio delle spese in R&S

Rimozione degli ostacoli alla creazione del mercato

unico e alla creazione di nuove imprese

Innalzamento del tasso di occupazione femminile

Il XXI secolo prima della crisi

• A fronte di una tumultuosa espansione delle

economie emergenti asiatiche, in Europa:

– Resta la dipendenza con la crescita USA (export-led

growth) e quindi restano i grandi divari interni nelle

posizioni competitive e negli indicatori di

produttività.

• Si verifica una permanente polarizzazione tra

paesi ad alta e a bassa crescita, guidata dai diversi

andamenti di inflazione e produttività

L’inflazione negli anni 2000

• Dalla fine degli anni ’90 resta polarizzata in modo simile ai tassi di

crescita:

– Germania: inflazione e crescita sotto la media

– Irlanda, Grecia, Spagna: inflazione e crescita sopra la media

– Italia, Portogallo: inflazione sopra la media, crescita sotto la media

• Tale dinamica è guidata soprattutto dai settori “non tradeable” e si

sviluppa per due ragioni:

– L’impennata dei prezzi delle materie prime, che colpisce di più chi e’ dipendente

dall’estero;

– Trend differenti per il Costo del lavoro per Unità di Prodotto

• Cio’ produce effetti anche in altre variabili:

– La bassa inflazione genera tassi di interesse reali più elevati, con effetti negativi sui

deficit pubblici.

– Inflazioni diverse spingono alla convergenza a causa dell’andamento dei tassi di

cambio reali, ma tale processo opera lentamente per cui è poco praticabile

Differenziali di Crescita

Differenziali di inflazione

Differenziali di produttività

Il problema produttività: l’applicazione della

strategia di Lisbona

• In molti paesi europei, la produttività è bassa per

– basso tasso di accumulazione di capitale fisico;

– scarsa dinamica della tecnologia e dell’innovazione

• La strategia di Lisbona vuole agire sull’integrazione

tecnologica, ma i successi sono inizialmente molto limitati

• La revisione del 2005 precisa meglio i compiti a livello

comunitario e nazionale, richiedendo la definizione dei

PIANI NAZIONALI di RIFORMA (Pnr), il cui successo

dipenderà dalla loro capacità di essere complementari,

compatibilmente con le esigenze nazionali.


PAGINE

23

PESO

1.11 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Elementi di economia del prof. Matteo Alvisi, all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: un quadro generale dell'economia europea dal 1960 ad oggi; l'espansione commerciale degli anni '60; la crisi economica e la stagflazione degli anni '70; il processo di integrazione degli anni '80; il Mercato Unico europeo e le difficoltà dell'integrazione; la Strategia di Lisbona; l'allargamento ad est; il futuro ruolo dei BRICS; l'Europa in un mondo globalizzato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Alvisi Matteo.

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