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Una digressione metodologica: le parità

di potere d’acquisto (PPP)

• Il tasso di cambio a PPP è quel tasso che mantiene

costante il prezzo di un dato paniere di beni e servizi in

diversi paesi, uguale al prezzo calcolato in un paese di

riferimento.

• Un esempio: l’Economist calcola da anni un Big Mac

Index, un indice di cambio a PPP del prezzo di un Big

Mac, un panino venduto praticamente in tutto il mondo

• Nel 2009 negli USA un Big Mac costava 3,54 $; a

Pechino 12,5 yuan → il tasso di cambio a PPP è uguale

a 12,5/3,54=3,53 yuan per dollaro

• Se per tutti i beni e servizi valesse lo stesso tasso di

cambio a PPP, un americano con 1.000 $ e un cinese

con 3.530 yuan avrebbero, nei rispettivi paesi, un

identico tenore di vita

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, non pesati per la diversa numerosità

della popolazione di ciascun paese

• Studiano se si è verificata o se è in corso, negli

ultimi decenni, una convergenza dei livelli medi di

reddito pro capite tra i diversi paesi del mondo,

ossia se i paesi meno sviluppati stanno recuperando

lo svantaggio iniziale riducendo il divario tra il loro

Pil pro capite e quello dei paesi ricchi [Barro 1991]

• L’unità d’analisi è il singolo paese

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, non pesati per la diversa numerosità

della popolazione di ciascun paese

• I redditi pro capite dei diversi paesi sono dapprima

resi confrontabili tra loro in termini di benessere

attraverso l’applicazione di tassi di cambio volti a

restituire ai valori nominali un uguale potere

d’acquisto (tassi di cambio a PPP)

• Vengono poi confrontati nel tempo e tra paesi,

senza essere pesati per le rispettive popolazioni

• Per ogni anno, si calcola l’indice di Gini (o altra

misura della diseguaglianza) dei Pil pro capite

nazionali.

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, non pesati per la diversa numerosità

della popolazione di ciascun paese

• Questo approccio produce un indice di Gini tra i

paesi del mondo piuttosto stabile tra il 1950 e il

1980, mentre in seguito la diseguaglianza è

decisamente aumentata, a causa soprattutto

delle performance di crescita deludenti di molti

paesi africani, dell’America latina ed anche,

almeno fino al 2000, dell’Europa orientale e

dell’ex Unione Sovietica [Milanovic 2005]

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, non pesati per la diversa numerosità

della popolazione di ciascun paese

• Nel 2005 la Banca Mondiale ha rivisto le vecchie stime

dei tassi di cambio a PPP (alla revisione ha partecipato

per la prima volta la Cina)

• Le nuove stime hanno prodotto una revisione verso il

basso dei Pil pro capite soprattutto dei paesi dell’area

asiatica (Cina, India, Filippine, ecc.)

• In seguito a questa revisione, il livello del Gini è risultato

di 4-5 punti più alto di quello precedentemente stimato

• Tra gli anni ‘60 e ’80 è rimasto stabile intorno al 53%; è

aumentato di 5 punti nel ventennio successivo (effetti

della seconda crisi petrolifera e crisi del debito estero nei

PVS, declino dei redditi nei paesi ex socialisti); si è

ridotto di 1-2 punti nel 2001-2006 [Milanovic 2009]

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, non pesati per la diversa numerosità

della popolazione di ciascun paese

• Dopo 20 anni di divergenza nei redditi medi

nazionali, i Pil pro capite dei paesi del mondo

hanno quindi iniziato un processo di

convergenza a partire dal 2001

• Questo è dovuto alla ripresa della crescita

economica in Africa, nei paesi ex-socialisti e in

America Latina

• Non è chiaro come la crisi economica globale

influenzerà questo processo di convergenza

Limiti di questo approccio (1)

• I dati dovrebbero essere ponderati per le diverse

dimensioni delle popolazioni dei diversi paesi

perché ogni cittadino del mondo dovrebbe avere

lo stesso peso

• Poiché in questo approccio ogni paese è

rappresentato da un unico valore (il Pil pro

capite nazionale), si finisce per dare ai cittadini

che vivono in paesi popolosi pesi molto inferiori

a quelli assegnati ai residenti nei paesi di piccole

dimensioni: un cinese conta infinitamente meno

di un lussemburghese!

Limiti di questo approccio (2)

• Viene trascurata del tutto una componente

fondamentale della diseguaglianza complessiva,

quella within, cioè interna ai singoli paesi

• Questo approccio considera solo la componente

between e quindi produce stime distorte sia del

livello sia dell’andamento nel tempo della

diseguaglianza totale

• Utilizzando questo metodo è possibile

analizzare la diseguaglianza (anche se, come si

è detto, solo in parte), mentre non è possibile

dire nulla sul livello e sull’evoluzione della

povertà

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, pesati per la diversa numerosità della

popolazione

• Anche questo secondo metodo coglie solo la

diseguaglianza between, ma mette tutti i cittadini del

mondo sullo stesso piano, pesando con le rispettive

popolazioni i dati medi del reddito pro capite dei

singoli paesi: il dato cinese pesa quindi molto di più

di quello, ad esempio, italiano

• Se pesiamo ciascun paese con la propria

dimensione demografica, la storia recente della

diseguaglianza mondiale si inverte rispetto a quella

che emerge dai lavori del primo approccio: la

diseguaglianza mondiale si riduce a partire dagli

anni ’60: Gini passa da 0,65 nel 1960 a 0,61 nel

2000 a 0,56 nel 2006 [Milanovic 2009]

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, pesati per la diversa numerosità della

popolazione

• Da cosa dipende questo risultato, diverso da quello

che si ricava negli studi del primo approccio?

• Dipende fondamentalmente dal fatto che il reddito

medio pro capite della Cina è aumentato non solo

più della media mondiale, ma anche di quella

calcolata sui soli paesi ricchi!

• Se si esclude infatti la Cina (1,2 miliardi di abitanti),

il Gini dei redditi medi pro capite nazionali non si

riduce bensì aumenta nel periodo 1960-2000

• Dopo il 2000, la riduzione del Gini ha luogo anche

escludendo la Cina: questo è dovuto agli alti tassi di

crescita economica dell’India

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, pesati per la diversa numerosità della

popolazione

• Questo metodo, come il primo, non dice nulla sulla

diseguaglianza interna (within) a ciascun paese.

Eppure si dovrebbe tenere conto che, nell’ultimo

decennio, il divario tra il reddito medio delle

campagne e quello delle zone urbane in Cina si è

ampliato

• Questo metodo ha il pregio di chiarire un punto

spesso trascurato: che il concetto di diseguaglianza

a cui si fa implicito riferimento è un concetto relativo

(contano le differenze relative dei redditi)

• E se considerassimo misure assolute della

diseguaglianza? Cambierebbero i risultati? E come?

Studi basati sui redditi medi pro capite dei vari

paesi, pesati per la diversa numerosità della

popolazione

• Atkinson, Brandolini [2009] mostrano che, mentre la

diseguaglianza relativa tra i redditi medi pro capite

pesati è scesa a partire dagli anni ‘60-’70, diversi

indici assoluti segnalano un incremento della

diseguaglianza globale usando questo approccio

• Le distanze assolute hanno quindi continuato ad

ampliarsi anche quando le distanze relative si

riducevano!

• Intuizione? Dati i grandi divari di partenza, se la

Cina cresce al 5% l’anno e gli USA al 2%, il gap

assoluto tra i redditi medi delle due nazioni continua

ad allargarsi per altri 41 anni, poi comincia a ridursi,

per scomparire solo tra 72 anni.

Studi basati su indagini campionarie

• Questo approccio è l’unico che permette di studiare

in modo completo la diseguaglianza mondiale,

poiché non attribuisce agli abitanti di un paese lo

stesso reddito, pari a quello medio nazionale pro

capite, ma tiene conto della diseguaglianza interna

(within) ad ogni paese

• Per fare questo, bisogna avere a disposizione dati

sulla distribuzione dei redditi in ciascun paese, un

requisito che solo ora può essere soddisfatto grazie

alla produzione di indagini campionarie nazionali sui

bilanci familiari

Studi basati su indagini campionarie

• Con questo approccio, tutti gli individui del pianeta

vengono considerati come se facessero parte di un

unico paese: siamo tutti cittadini del mondo!

• All’interno di questo approccio, si distinguono due

metodi di analisi:

• 1) uso di survey campionarie solo per ottenere

informazioni sulla distribuzione del reddito (quote

spettanti ai vari percentili, indici di diseguaglianza),

mentre i livelli medi dei redditi vengono imputati

sulla base della contabilità nazionale;

• 2) uso di survey campionarie, per avere informazioni

sia sulla distribuzione del reddito sia sui livelli medi

della variabile economica di interesse.

Limiti di questo approccio

• Per essere applicato, necessita di indagini di

buona qualità sulla distribuzione del reddito

all’interno di ciascun paese, o almeno dei più

importanti (problemi di no reporting e under

reporting)

• A volte le indagini campionarie di paesi diversi

non contengono variabili economiche

comparabili: ad esempio alcune rilevano solo il

reddito, altre solo il consumo

• E’ difficile imputare alle famiglie il valore

monetario dei beni e servizi forniti in natura,

come la scuola o la sanità

Studi basati su indagini campionarie:

alcuni esempi

• Due lavori che combinano surveys campionarie e

dati di contabilità nazionale per stimare

diseguaglianza e povertà a livello mondiale:

Bourguignon, Morrisson [2002] per gli ultimi due

secoli; Sala-i-Martin [2006] per gli ultimi 30 anni

• Due lavori che fanno esclusivo ricorso alle surveys

campionarie: Chen, Ravallion [2008], che studiano

l’andamento della povertà nel mondo negli ultimi 25

anni; Milanovic [2005], che si concentra

sull’evoluzione della diseguaglianza tra il 1988 ed il

1998.

Bourguignon, Morrisson [2002]:

principali risultati

• La diseguaglianza mondiale ha subito un drastico

aumento dal 1820 al 1950 circa, poi il suo tasso di

crescita è sensibilmente diminuito, fino ad arrestarsi

nell’ultimo periodo

• Malgrado questo andamento della diseguaglianza,

la povertà assoluta è diminuita, grazie al forte

aumento del reddito reale (linea di povertà: 1 $ al

giorno a parità di potere d’acquisto e a prezzi 1985)

Bourguignon, Morrisson [2002]:

principali risultati

• La scomposizione della diseguaglianza totale nelle

componenti within e between mostra che all’origine

dell’aumento della diseguaglianza ci sono i diversi tassi di

crescita delle varie aree del mondo: all’inizio dell’800, i redditi

medi nei diversi paesi non erano molto differenti, cosicché

gran parte della diseguaglianza mondiale era dovuta alla

componente within

• Nei 130 anni successivi, l’ampliarsi del divario tra paesi

diversi ha provocato un forte incremento del contributo della

componente between alla diseguaglianza complessiva, dal 12

al 60%, e una simmetrica riduzione del ruolo della

componente within, dall’88 al 40%

• Nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale i pesi

delle due componenti sembrano essersi stabilizzati.

Diseguaglianza e povertà nella distribuzione mondiale

del reddito nel lungo periodo

Gini Theil % Theil % Theil Diffusione povertà Reddito medio

Within Between (linea povertà mondiale (PPP $

costante a 1 $ 1990)

PPP 1985)

1820 0,500 0,522 83,9 659

88% 12%

1870 0,560 0,672 75,4 1.266

72% 28%

1910 0,610 0,797 65,6 1.719

62% 38%

1950 0,640 0,805 54,8 2.145

40% 60%

1960 0,635 0,776 44,0 2.799

41% 59%

1970 0,650 0,808 35,6 3.774

39% 61%

1980 0,657 0,829 31,5 4.544

40% 60%

1992 0,657 0,855 23,7 4.962

40% 60%

Fonte: Bourguignon e Morrisson (2002)

Sala-i-Martin [2006] : principali risultati

• Ci si concentra sul periodo 1970-2000

• Il data set impiegato non include la Russia e molte

altre economie post-sovietiche, che negli anni ’90

hanno assistito a fortissimi aumenti della

diseguaglianza

• Conclusioni molto nette: la diseguaglianza è

diminuita, anche se di poco, e la povertà, misurata

dalla quota di persone che dispongono di meno di

un dollaro al giorno, si è drasticamente ridotta nel

periodo, fino a raggiungere il 5% nel 2000,

corrispondente a circa 300 milioni di persone.

Chen, Ravaillon [2008] : metodologia

• E’ il più recente studio disponibile sulle tendenze

della povertà ufficialmente riconosciute dalla Banca

Mondiale. Non tiene ovviamente conto della recente

crisi economica internazionale

• L’unità di analisi è l’individuo, mentre la variabile

economica di riferimento è il consumo familiare,

reso equivalente con la divisione per il numero dei

componenti (non si fa ricorso a scale di equivalenza

più complesse, perché non esiste una scala ritenuta

migliore delle altre, quando si tratta di applicarla ad

un insieme eterogeneo di paesi).


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia pubblica del professor Stefano Toso, all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: la disuguaglianza e la sua distribuzione nel mondo negli ultimi decenni; i valori dell'Indice di Gini nel mondo; i tre approcci allo studio della povertà; gli studi Sala - i - Martin, Chen, Ravaillon e Milanovic.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in occupazione, mercato, politiche sociali e servizio sociale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Toso Stefano.

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