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Dispensa di Economia aziendale - La regolamentazione sul bilancio

Il professore Riccardo Tiscini ha messo a disposizione questa dispensa di economia aziendale, dedicata alla regolamentazione sul bilancio. In questa dispensa si evidenziano le principali regole civilistiche che disciplinano la redazione del bilancio in Italia. Nella dispensa sono presenti i seguenti paragrafi:
- La clausola generale e i principi di redazione del bilancio.
- Gli schemi di bilancio.
-... Vedi di più

Esame di Economia aziendale docente Prof. R. Tiscini

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ESTRATTO DOCUMENTO

8.3 La valutazione delle

immobilizzazioni

In generale, i criteri di valutazione delle singole voci di

bilancio sono contenuti nell’art. 2426 c.c.

Alla valutazione delle immobilizzazioni, in particolare, sono

del primo comma dell’art. 2426

dedicati i nn. 1, 2, 3 e 5

c.c., oltre al n. 4 sulle partecipazioni immobilizzate, di cui

si parlerà nel successivo paragrafo.

Le problematiche affrontate, riguardanti tutte le

immobilizzazioni (materiali, immateriali e finanziarie) sono:

l’iscrizione in bilancio (n.1);

- l’ammortamento (n. 2);

-

- la svalutazione (n. 3).

L’iscrizione in bilancio può avvenire al costo di acquisto o

al costo di produzione, in relazione alle modalità con le

quali il bene è stato acquisito.

Nel costo di acquisto vanno ricompresi anche gli oneri

accessori, quali dazi doganali, costi di trasporto e

installazione, ecc.

Il costo di produzione è così definito: “Il costo di

produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili

al prodotto. Può comprendere anche altri costi, per la

quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al

periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il

bene può essere utilizzato; con gli stessi criteri possono

essere aggiunti gli oneri relativi al finanziamento della

E’ quindi possibile

fabbricazione, interna o presso terzi”.

una valutazione a full costing, comprensivo anche degli

oneri finanziari. Per evitare abusi, tuttavia, il principio

contabile nazionale OIC chiarisce che i costi generali

possono imputarsi all’immobilizzazione solo se “sostenuti

proprio in conseguenza della produzione del bene”, e che i

ogni caso non può superarsi il valore di mercato del bene.

L’ammortamento riguarda le immobilizzazioni, materiali e

immateriali, “la cui utilizzazione è limitata nel tempo”. Per

questo, ad esempio, i terreno non vanno ammortizzati.

L’ammortamento deve essere rilevato “sistematicamente”,

cioè in ogni esercizio secondo un piano prestabilito, in

relazione alla “residua possibilità di utilizzazione” delle

immobilizzazioni stesse.

La svalutazione, infine, interviene quando

l’immobilizzazione, alla data della chiusura dell'esercizio,

risulti durevolmente di valore inferiore a quello determinato

secondo i numeri 1) e 2)” precedentemente illustrati. Se

9 / 25

vengono meno i motivi della rettifica effettuata,

l’immobilizzazione deve essere riportata al valore

antecedente alla svalutazione (rivalutazione per ripristino

di valore, da iscrivere tra i ricavi nel conto economico).

10 / 25

8.4 In particolare: la valutazione

delle immobilizzazioni

immateriali e delle

partecipazioni

L’art. 2426 c.c. prevede particolari disposizioni per le

partecipazioni immobilizzate (al n. 4) e per le

immobilizzazioni immateriali (al n. 5).

Per quanto riguarda le immobilizzazioni immateriali, si

possono distinguere tre categorie di voci:

- i c.d. oneri pluriennali, che comprendono le spese ad

utilità durevole non incorporate in diritti

autonomamente trasferibili e giuridicamente tutelati

(costi di impianto e ampliamento, costi di ricerca,

sviluppo e pubblicità);

- i c.d. beni immateriali, che sono diritti autonomamente

trasferibili e giuridicamente tutelati, non dorati di

consistenza fisica (diritti di brevetto industriale, diritti di

utilizzazione di opere dell’ingegno, concessioni,

licenze, marchi e diritti simili);

l’avviamento, che rappresenta l’eccedenza del costo

- sostenuto per l’acquisizione di un’azienda, rispetto al

suo patrimonio netto rettificato (cioè al patrimonio netto

esprimendo attività e passività a valori correnti);

Ad esse si aggiungono la voce “immobilizzazioni in corso

e acconti”, destinata ad accogliere le spese per

immobilizzazioni immateriali non ancora utilizzabili, e la

voce residuale “altre”.

I beni immateriali sono diritti identificati e giuridicamente

protetti. La loro vita utile deve essere stimata in misura

pari alla durata inferiore tra quella di protezione giuridica e

quella di utilità economica prevista. Non vi sono tuttavia

disposizioni specifiche per tali beni.

La stima della residua utilità futura degli oneri pluriennali è

invece soggetta ad un maggior grado di discrezionalità,

aleatorietà ed incertezza, poiché non vi è una specifica

identificazione e protezione giuridica.

Per questo motivo la legge prevede disposizioni di

particolare cautela, mirate ad evitare annacquamenti

patrimoniali, articolate come segue:

l’iscrizione all’attivo deve avvenire con il

- consenso del

collegio sindacale; 11 / 25

l’ammortamento deve essere effettuato in massimi 5

- anni;

- non possono essere distribuiti dividendi se non

residuano riserve disponibili almeno pari agli oneri

pluriennali ancora da ammortizzare.

Disposizioni di particolare cautela valgono anche per

l’avviamento e riguardano il consenso del collegio

sindacale per l’iscrizione e l’ammortamento nel periodo

massimo di cinque anni, derogabile ove sia dimostrata e

motivata la maggiore durata degli effetti utili dei fattori di

avviamento. I principi contabili OIC pongono tuttavia un

termine massimo di 20 anni per l’ammortamento

dell’avviamento.

Non può in alcun caso essere iscritto in bilancio

l’avviamento internamente generato, poiché non acquisito

a titolo oneroso. * * *

Le partecipazioni sono iscritte in bilancio in base alla loro

destinazione, ed in particolare:

- rappresentano partecipazioni immobilizzate se

destinate ad essere mantenute in portafoglio

durevolmente per beneficiare dei dividendi futuri e, o

della rivalutazione delle quote;

- rappresentano partecipazioni non costituenti

immobilizzazioni, se detenute con finalità di trading,

per essere rivendute nel breve termine lucrando un

capital gain.

Le partecipazioni non costituenti immobilizzazioni sono

valutate con lo stesso criterio delle rimanenze. Si rinvia

pertanto al paragrafo successivo.

Le partecipazioni immobilizzate devono essere distinte

nelle seguenti categorie:

- partecipazioni in società controllate e collegate, per la

cui valutazione l’art. 2426, 1° c., prevede l’alternativa

tra criterio del costo (n.1) e criterio del patrimonio netto

(n.4);

- partecipazioni in altre imprese, per cui è utilizzabile

solo il criterio del costo.

Il criterio del costo prevede l’iscrizione al costo di acquisto

o di sottoscrizione, e la successiva eventuale svalutazione

ove, alla data di chiusura dell’esercizio, le partecipazioni

“risultino durevolmente di valore inferiore”.

Il criterio del patrimonio netto comporta la valutazione

delle partecipazioni “per un importo pari alla

12 / 25

corrispondente frazione del patrimonio netto risultante

dall’ultimo bilancio delle imprese medesime, detratti i

dividendi ed operate le rettifiche richieste dai principi di

redazione del bilancio consolidato …”.

In sostanza, la partecipazione è iscritta al valore di

patrimonio netto contabile della partecipata pro-quota

(tenendo conto delle rettifiche di consolidamento per

evitare l’iscrizione di valori attribuibili ad utili interni). Se il

costo sostenuto è maggiore del valore di patrimonio netto,

la differenza (pur rimanendo iscritta nella voce

immobilizzazioni) deve essere gradualmente imputata a

conto economico (nella voce svalutazione di

partecipazioni), come se fosse ammortizzata, su un

periodo corrispondente alla durata utile dei fattori che

hanno determinato l’eccedenza del costo sul patrimonio

netto.

Negli esercizi successivi, la partecipazione verrà svalutata

se produce perdite, e rivalutata se produce utili.

A fronte delle rivalutazioni delle partecipazioni valutate al

patrimonio netto in conseguenza di utili delle partecipate,

deve essere vincolata nel patrimonio netto una riserva non

distribuibile.



Note

La definizione generale di partecipazioni in società

controllate e collegate è contenuta nell’art. 2359 c.c.:

“Sono considerate società controllate:

1) le società in cui un'altra società dispone della

maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea

ordinaria;

2) le società in cui un'altra società dispone di voti

sufficienti per esercitare un'influenza dominante

nell'assemblea ordinaria;

3) le società che sono sotto influenza dominante di

un'altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali

con essa.

Ai fini dell'applicazione dei numeri 1) e 2) del primo

comma si computano anche i voti spettanti a società

controllate, a società fiduciarie e a persona interposta;

non si computano i voti spettanti per conto di terzi.

13 / 25

Sono considerate collegate le società sulle quali un'altra

società esercita un'influenza notevole. L'influenza si

presume quando nell'assemblea ordinaria può essere

esercitato almeno un quinto dei voti ovvero un decimo se

la società ha azioni quotate in borsa.”



Attenzione

Le disposizioni civilistiche pongono particolare attenzione

ad evitare annacquamenti patrimoniali. Si pensi ad

esempio all’art. 2426, 1° comma, n. 5 sugli oneri

pluriennali. Inoltre, nei casi ritenuti più delicati a norme

mirate ad evitare annacquamenti patrimoniali si

affiancano limitazioni alla distribuzione di utili, che hanno

lo scopo di garantire che le risorse finanziarie non siano

distribuite ai soci se non per utili sicuramente realizzati.

Il fenomeno opposto agli annacquamenti patrimoniali

(sovrastima del reddito e del patrimonio netto) è la

creazione di riserve occulte (sottostima del reddito e del

patrimonio netto).

Ancorché la normativa civilistica mostri più attenzione ad

evitare annacquamenti patrimoniali che a prevenire

riserve occulte, anche la creazione di riserve occulte è da

ritenersi illegittima, in quanto lesiva del bene pubblico

oggetto di tutela, che è la “rappresentazione veritiera e

corretta” della situazione economica, finanziaria e

patrimoniale dell’azienda.

Ne è prova il divieto di accantonamento di fondi rischi ed

oneri per oneri generici e non di natura determinata (art.

2424-bis, 3° comma, c.c.). 14 / 25

8.5 La valutazione delle

rimanenze

Il criterio di valutazione delle rimanenze è il seguente: “le

… sono iscritte al costo di acquisto o di

rimanenze

produzione, calcolato secondo il numero 1), ovvero al

valore di realizzazione desumibile dal mercato, se

minore”.

Tale criterio di valutazione è applicabile alle rimanenze di

materie prime e merci, alle rimanenze di prodotti finiti,

semilavorati ed in corso di lavorazione, nonché alle attività

finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni.

In sintesi, la valutazione delle rimanenze avviene al

minore tra costo e valore di mercato.

La definizione di costo di acquisto o di produzione è quella

già vista per le immobilizzazioni con la ovvia precisazione

che non possono comprendersi nel costo di produzione i

costi di distribuzione (poiché i prodotti in rimanenza non

sono ancora stati venduti).

Per le rimanenze di beni fungibili, le quali non possono

essere valutate a costi specifici (come invece potrebbero

essere valutate le rimanenze di autovetture di un

distributore di automobili), è necessario effettuare delle

assunzioni sulla movimentazione del magazzino per

alla stima del valore di costo. Nell’esercizio tali

pervenire

beni saranno infatti stati acquistati o prodotti ripetutamente

a condizioni diverse, e non è possibile individuare il costo

specifico dei beni in rimanenza.

L’art. 2426, 1° c., n. 10, a tale proposito, prevede che: “ il

costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo

della media ponderata o con quelli: "primo entrato, primo

o

uscito” "ultimo entrato, primo uscito”; se il valore così

ottenuto differisce in misura apprezzabile dai costi correnti

alla chiusura dell'esercizio, la differenza deve essere

indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa”.

Sono quindi accettabili i seguenti criteri di stima del costo:

- costo medio ponderato, che valuta le rimanenze ad

una media ponderata dei costi di acquisto o di

produzione dell’esercizio;

- FIFO (first in first out), che assume che i beni acquistati

o prodotti per primi siano i primi ad essere utilizzati o

venduti e valuta conseguentemente le rimanenze agli

ultimi costi di acquisto o di produzione, imputando

all’esercizio i costi più remoti; 15 / 25

- LIFO (last in first out), che assume che i beni acquistati

o prodotti per ultimi siano i primi ad essere utilizzati o

venduti e valuta conseguentemente le rimanenze ai

costi di acquisto o di produzione più antichi (se non

“scaricati” per effetto delle diminuzioni della quantità in

rimanenza), imputando all’esercizio i costi più recenti.

In periodi di forte inflazione, il LIFO sottovaluta le

rimanenze, ma riduce le distorsioni dell’inflazione sul

conto economico (poiché vi imputa i costi più recenti). Il

FIFO, al contrario, mantiene le rimanenze abbastanza

allineate ai valori correnti, ma il conto economico è distorto

da utili meramente inflattivi (poiché ricavi più recenti si

contrappongono a costi più antichi, con una distanza

temporale data dal tempo medio id giacenza delle scorte).

Di seguito si presenta un’applicazione dei tre metodi:

16 / 25

* * *

L’unica eccezione al criterio generale di valutazione delle

rimanenze riguarda le rimanenze di lavori in corso su

ordinazione, ossia la valutazione delle commesse.

In tal caso, poiché la produzione avviene a contratto di

vendita già stipulato, la valutazione può avvenire al prezzo

di vendita senza che vi sia alcuna violazione del principio

di prudenza.

L’art. 2426, 1° c., n. 11, prevede che “i lavori in corso su

ordinazione possono essere iscritti sulla base dei

17 / 25

corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole

certezza”.

Il codice civile prevede pertanto un’alternativa tra:

- il criterio del costo (o della commessa completata),

secondo cui la valutazione delle rimanenze di lavori in

corso avviene in misura pari ai costi sostenuti ed il

margine della commessa viene imputato interamente

all’esercizio in cui la commessa è completata;

- il criterio del corrispettivo pattuito (o della percentuale

di completamento), secondo cui la valutazione delle

rimanenze di lavori in corso avviene alla quota

maturata del corrispettivo pattuito, in proporzione alla

produzione realizzata, ed il margine della commessa

viene quindi “spalmato” sui diversi esercizi in cui la

commessa è eseguita.

E’ di seguito presentato un esempio dei due criteri di

valutazione: 18 / 25

I LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE:

UN ESEMPIO SUI CRITERI DI VALUTAZIONE

Prezzo pattuito: L. 1.000 milioni

Costi totali di commessa: L. 800 milioni

Durata: 2 anni

Costi sostenuti nel 1° esercizio: L. 560 milioni

Criterio della “commessa Criterio della “percentuale di

completata” completamento”

1° esercizio 1° esercizio

S.A.L. = 560/800 = 70%

Corr. Maturato = 1.000 x 70% = 700

S.P.

S.P. C) Attivo circolante

C) Attivo circolante I-Rimanenze

I-Rimanenze Lavori in corso

Lavori in corso su ordinazione 700

su ordinazione 560 C.E.

C.E. A) Valore della produzione

A) Valore della produzione Variazioni dei lavori

Variazioni dei lavori in corso u ordinazione 700

in corso u ordinazione 560 B) Costi della produzione

B) Costi della produzione …

… 560

560 -----

----- Utile 140

Utile 0 ====

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DESCRIZIONE DISPENSA

Il professore Riccardo Tiscini ha messo a disposizione questa dispensa di economia aziendale, dedicata alla regolamentazione sul bilancio. In questa dispensa si evidenziano le principali regole civilistiche che disciplinano la redazione del bilancio in Italia. Nella dispensa sono presenti i seguenti paragrafi:
- La clausola generale e i principi di redazione del bilancio.
- Gli schemi di bilancio.
- La valutazione delle immobilizzazioni.
- In particolare: la valutazione delle immobilizzazioni immateriali e delle partecipazioni.
- La valutazione delle rimanenze.
- La valutazione dei crediti e dei fondi rischi ed oneri.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lorenzo592 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tiscini Riccardo.

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