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Discriminazione sessuale Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea in cui si discute di discriminazione sessuale nei confronti del convivente transessuale... Vedi di più

Esame di Diritto Costituzionale Avanzato docente Prof. F. Cerrone

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ESTRATTO DOCUMENTO

Ambito normativo

Normativa comunitaria

3. L'art. 141 CE dispone quanto segue:

«1. Ciascuno Stato membro assicura l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra [i] lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile

per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

2. Per retribuzione si intende, a norma del presente articolo, il salario o trattamento normale di base o minimo e tutti gli altri vantaggi pagati direttamente

o indirettamente, in contanti o in natura, dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell'impiego di quest'ultimo.

(...)».

4. L'art. 1, n. 1, primo comma, della direttiva 75/117 così prevede:

«Il principio della parità delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile, previsto dall'articolo 119 del trattato, denominato in

appresso principio della parità delle retribuzioni, implica, per uno stesso lavoro o per un lavoro al quale è attribuito un valore uguale, l'eliminazione di

qualsiasi discriminazione basata sul sesso in tutti gli elementi e le condizioni delle retribuzioni.

(...)».

5. Ai sensi dell'art. 3 della stessa direttiva:

«Gli Stati membri sopprimono le discriminazioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile derivanti da disposizioni legislative,

regolamentari o amministrative e contrarie al principio della parità delle retribuzioni».

Normativa nazionale

6. Dagli artt. 1 e 2 della Sex Discrimination Act 1975 (legge del 1975 sulle discriminazioni basate sul sesso; in prosieguo: la «legge del 1975») risulta vietato

commettere atti discriminatori diretti nei confronti di una persona di un sesso particolare, riservandole un trattamento meno favorevole di quello di cui

gode o godrebbe una persona del sesso opposto. Tali articoli vietano anche la discriminazione indiretta, da essi definita in sostanza come l'applicazione

di condizioni od obblighi identici, aventi l'effetto di sfavorire in maniera sproporzionata ed ingiustificata le persone di un sesso particolare.

7. In seguito alla sentenza della Corte 30 aprile 1996, causa C 13/94, P./S. (Racc. pag. I­2143), il Regno Unito ha adottato le Sex Discrimination (Gender

Reassignment) Regulations 1999 (regolamento del 1999 sulla discriminazione sessuale in ipotesi di cambiamento di sesso), che hanno modificato la

legge del 1975 affinché disciplinasse i casi di discriminazione diretta basata sul cambiamento di sesso di un dipendente.

8. L'art. 11, lett. c), della Matrimonial Causes Act 1973 (legge del 1973 sul matrimonio) dichiara nullo ogni matrimonio in cui i coniugi non siano

rispettivamente di sesso maschile e di sesso femminile.

9. L'art. 29, nn. 1 e 3, della Birth and Deaths Registration Act 1953 (legge del 1953 sulla registrazione delle nascite e dei decessi) vieta ogni modifica al

registro degli atti di nascita, salvo nel caso di errore di scrittura o di errore materiale.

10. Le NHS Pension Scheme Regulations 1995 (regolamento del 1995 sul regime pensionistico dell'NHS) prevedono all'art. G7, n. 1, che, se un iscritto di

sesso femminile decede nelle circostanze previste dal citato regolamento e lascia un vedovo, quest'ultimo ha diritto, in linea di principio, ad una pensione

di reversibilità. Il termine «vedovo» non viene definito. E' tuttavia pacifico che, nel diritto inglese, tale termine indica la persona coniugata con l'iscritto.

Controversia principale e questione pregiudiziale

11. K.B., ricorrente nella causa principale, è una donna che ha lavorato per circa 20 anni presso l'NHS, specificamente come infermiera, ed è iscritta all'NHS

Pension Scheme.

12. K.B. ha da diversi anni una relazione affettiva e di convivenza con R., una persona nata di sesso femminile e registrata come tale allo stato civile che, in

seguito ad un'operazione medica di cambiamento di sesso, è diventata un uomo, senza che abbia potuto tuttavia modificare il suo atto di nascita per

formalizzare tale cambiamento. Per questa ragione, e contrariamente alla loro volontà, K.B. e R. non hanno potuto unirsi in matrimonio. K.B. ha

dichiarato nelle sue memorie e ha ricordato in udienza che la loro unione è stata consacrata con «una cerimonia in chiesa approvata da un membro

dell'Episcopato anglicano» e che sono stati scambiati voti «allo stesso modo di una coppia tradizionale».

13. In mancanza di matrimonio, l'NHS Pensions Agency ha informato K.B. che, nel caso in cui questa decedesse prima di R., quest'ultimo non potrebbe

ricevere una pensione di reversibilità in quanto il beneficio di tale prestazione è riservato al coniuge superstite, e che nessuna disposizione del diritto del

Regno Unito riconosce la qualità di coniuge in assenza di legittimo matrimonio.

14. K.B. ha adito l'Employment Tribunal (Commissione per le controversie di lavoro del Regno Unito), facendo valere che le disposizioni nazionali che

limitano le prestazioni ai vedovi ed alle vedove di iscritti costituivano una discriminazione fondata sul sesso, contraria all'art. 141 CE e alla direttiva

75/117. Secondo K.B., tali ultime disposizioni esigono che, in un tale contesto, la nozione di «vedovo» sia interpretata in maniera tale da includere anche

il membro superstite di una coppia che acquisirebbe tale qualità se la sua identità sessuale non fosse il risultato di un'operazione medica di cambiamento

di sesso.

15. Sia l'Employment Tribunal, con decisione 16 marzo 1998, sia l'Employment Appeal Tribunal London (Commissione di appello per le controversie di

lavoro di Londra), con sentenza pronunciata in appello il 19 agosto 1999, hanno giudicato che il regime pensionistico di cui trattasi non è discriminatorio.

16. K.B. ha adito la Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division), che ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte la seguente

questione pregiudiziale:

«Se l'esclusione del convivente transessuale (una persona originariamente di sesso femminile) di una donna iscritta al National Health Service Pension

Scheme, in forza del quale le prestazioni per persone a carico spettano solo al vedovo, costituisca una discriminazione basata sul sesso, vietata dall'art.

141 CE e dalla direttiva 75/117».

Sulla questione pregiudiziale

Osservazioni sottoposte alla Corte

17. Secondo K.B., la decisione che le nega il diritto di designare R. come beneficiario della pensione di reversibilità è stata adottata unicamente per un

motivo legato al cambiamento di sesso di quest'ultimo. Infatti, se R. non avesse cambiato sesso e se ciò non gli impedisse di contrarre matrimonio, R.

avrebbe diritto alla pensione di reversibilità in qualità di coniuge superstite.

18. Ella sostiene che la citata sentenza P./S., secondo cui il diritto comunitario vieta le discriminazioni che hanno origine nel cambiamento di sesso di una

persona, troverebbe applicazione nella causa principale, in quanto il giudice del rinvio ha considerato K.B. e R. come una coppia eterosessuale, il cui

solo tratto caratteristico è che il sesso di uno dei due è il risultato di un'operazione medica. Conseguentemente, il trattamento sfavorevole riservato a

questi ultimi deriverebbe unicamente dal fatto che R. ha subìto un cambiamento di sesso, il che costituirebbe una discriminazione diretta fondata sul

sesso, vietata dall'art. 141 CE e dalla direttiva 75/117.

19. In via preliminare, K.B. sostiene che la condizione del matrimonio costituisce una discriminazione indiretta nei confronti dei transessuali poiché,

contrariamente a ciò che avviene in una coppia eterosessuale in cui nessuno dei due membri è un transessuale, nel caso di una coppia eterosessuale, in

cui uno di essi abbia subìto un'operazione per cambiare sesso, la condizione del matrimonio non potrebbe mai essere soddisfatta.

20. Il governo del Regno Unito fa valere che i dipendenti di sesso sia maschile sia femminile dell'NHS che non siano legati da vincolo matrimoniale con i loro

conviventi non possono beneficiare delle prestazioni di reversibilità previste dall'NHS Pension Scheme, e ciò indipendentemente dal motivo per cui non

sono sposati. Poco importerebbe che la ragione per la quale un singolo dipendente non può soddisfare la condizione obbligatoria del matrimonio risieda

nel fatto che il suo compagno sia omosessuale, come nella causa che ha dato luogo alla sentenza 17 febbraio 1998, causa C­249/96, Grant (Racc. pag.

I­621), o transessuale, come nella causa principale, o risulti da un qualsiasi altro motivo.

21. Il governo del Regno Unito sostiene inoltre che la soluzione di cui alla sentenza 31 maggio 2001, cause riunite C­122/99 P e C­125/99 P, D e

Svezia/Consiglio (Racc. pag. I­4319), possa essere estesa alla causa principale, in quanto la disposizione controversa dello Statuto del personale delle

Comunità europee prevede, come nella presente causa, il requisito del matrimonio e non richiede semplicemente una relazione stabile di un certo

carattere per l'attribuzione degli assegni di famiglia.

22. La Commissione ritiene che l'elemento determinante nella causa che ha dato luogo alla citata sentenza P./S. fosse il fatto che il trattamento sfavorevole

di cui P. era oggetto era direttamente provocato dal suo cambiamento di sesso e in questo trovava la sua origine, in quanto quest'ultimo non sarebbe

stato licenziato se non avesse cambiato la sua identità sessuale.

23. Tuttavia, nella causa principale, il trattamento sfavorevole contestato avrebbe solo un collegamento remoto con il cambiamento di sesso di R. e sarebbe

piuttosto legato all'impossibilità per la coppia di contrarre matrimonio. Alla luce di queste circostanze, la Commissione ritiene che non si possa fare

riferimento alla citata sentenza P./S. nella presente causa.

24. La Commissione sostiene inoltre che K.B. non può richiamare il diritto comunitario per far valere che il collegamento indiretto tra il cambiamento di sesso

di R. ed il rifiuto di pagargli la pensione di reversibilità sia sufficiente per qualificare tale rifiuto come una discriminazione fondata sul sesso. Infatti, da un

lato, la citata sentenza Grant avrebbe implicitamente riconosciuto che la definizione della nozione di matrimonio è questione di diritto di famiglia, che

rientrerebbe nella competenza degli Stati membri. Dall'altro, la Corte europea dei diritti dell'uomo avrebbe ripetutamente giudicato che l'impedimento al

matrimonio, legato al fatto che il diritto del Regno Unito non permetta ad un transessuale di modificare il suo atto di nascita, non costituisce una

violazione degli artt. 8, 12 o 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4

novembre 1950 (in prosieguo: la «CEDU»).

Giudizio della Corte

25.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato, tenute dal Prof. Francesco Cerrone nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea in cui si discute di discriminazione sessuale nei confronti del convivente transessuale a cui è negata la pensione di reversibilità (riferimento normativo: direttiva 75/117/CEE).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale Avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cerrone Francesco.

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