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- legge: hanno efficacia provvisoria, con forza di legge, deliberati dal Consiglio dei Ministri

ed emanati dal Presidente della Repubblica, vengono adottati dal Governo in caso ricorrano

determinate circostanze e presupposti sono:

- la sussistenza di “casi di necessità ed urgenza”, non solo situazioni impreviste, ma

ipotesi in cui è richiesto un intervento rapido, impossibile con il procedimento ordinario,

- la presentazione alle Camere per la conversione in legge,

- conversione in legge entro 60 giorni, pena la decadenza degli effetti ex tunc;

per la disciplina dell’art. 77 della Cost., integrata dalle prescrizioni della legge 400/1988,

questi non possono:

- conferire deleghe legislative,

- operare nelle materie di cui all’art 72 Cost.,

- riprodurre contenuti di precedenti decreti legge di cui sia stata negata la conversione,

- ripristinare l’efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale,

per la conversione in legge esso diventa oggetto del disegno di legge di conversione, che si

compone di un unico articolo il cui contenuto è la conversione in legge del decreto, la legge

di conversione è l’atto con il quale il Parlamento si riappropria del potere legislativo, poiché

ne resta titolare e ne delega l’esercizio al Governo; il ricorso alla decretazione d’urgenza ha

prodotto il fenomeno della reiterazione dei decreti legge, su cui si è pronunciata la Corte

Costituzionale, stabilendone il divieto, in quanto tale fenomeno trasforma i decreti legge in

fonte ordinaria di produzione del diritto, con contrasto con i caratteri costituzionali delle

eccezionalità; tuttavia essa ha dichiarato legittima la riproposizione di decreti non convertiti

aventi il medesimo oggetto, purché fondati su presupposti di fatto nuovi o se dotati di una

disciplina sostanzialmente diversa, inoltre se il decreto decade, il Parlamento può adottare

una legge regolatrice che regoli i rapporto sorti in pendenza della provvisoria vigenza del

decreto.

Le fonti legislative “specializzate”: Complesso di fonti diverse da quelle primarie che non

appartengono ad una categoria autonoma, ciò che le caratterizza concerne la:

- previsione di procedimenti di formazione particolari,

- dissociazione tra la forma e forza dell’atto, hanno forza attiva o passiva diversa rispetto al

tipo di fonte cui appartengono,

- essere destinate a disciplinare in forma specializzata alcune materie,

in esse rientrano leggi:

- amnistia e indulto: volte ad estinguere il reato e a condonare la pena deliberate a

maggioranza di 2/3 di ogni Camera nella votazione finale e nell’approvazione di ogni

articolo,

- esecuzione dei Patti lateranensi: regolano i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, la cui

modificazione, in assenza di consensualità, richiede un procedimento di revisione

costituzionale,

- regolatrici dei rapporti tra Stato e altre confessioni religiose: affidati alle intese tra Governo

e rappresentanze di ogni confessione,

- che variano l’assetto del territorio di una regione, staccando una provincia o comune per

aggregarli ad altra regione: il cui procedimento richiede un referendum popolare,

- che stabiliscono i principi fondamentali: nelle materie di competenza regionale concorrente

e di autonomia finanziaria, prevedendosi la partecipazione dei rappresentanti delle ragioni e

degli enti locali,

- statali attributive di particolari forme e condizioni di autonomia alle regioni ordinarie:

materie soggette alla potestà legislativa concorrente, nonché materie di competenza

esclusiva dello Stato, la procedura richiede il l’iniziativa della regione con il parere degli

enti locali e la legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta sulla base delle intese

tra Stato e regione interessata,

- decreti legislativi di attuazione degli statuti delle ragioni ad autonomia speciale: adottati

sulla base delle previsioni contenute negli statuti deliberati dal Consiglio dei ministri previo

parere di una commissione formata da tre esperti designati dal Governo e tre della regione

interessata ed emanati con decreto del Presidente della Repubblica.

Regolamenti parlamentari: Previsti all’ art. 64 della Cost., sono atti fonte di rango primario a

competenza materiale riservata, devono essere approvati a maggioranza assoluta, hanno il compito

di disciplinare il funzionamento interno, l’organizzazione e i rapporti delle Camere con gli altri

organi; essi prevedono l’adozione di regolamenti parlamentari speciali, che disciplinano

l’organizzazione e il funzionamento di particolari organi, come la giunta delle elezioni, e sono

adottati sempre a maggioranza assoluta; si distinguono poi i regolamenti di organizzazione che

disciplinano l’organizzazione amministrativa degli apparati burocratici del Parlamento.

Regolamenti di altri organi costituzionali: Anche altri organi costituzionali sono muniti di potestà

regolamentari:

- Corte costituzionale: adottabili in base alla L. 87/1953 per disciplinare l’esercizio delle sue

funzioni e si ritiene equiparato ai regolamenti di cui all’art. 64 Cost.

- Presidenza della Repubblica: adottabili in base alla L. 1077/1948, ma hanno solo lo scopo di

regolamentarne il funzionamento amministrativo interno e si ritiene abbiano natura

secondaria,

- Apparato governativo: sono considerati di natura meramente secondaria,

- Consiglio dei Ministri: il D.Lgs 303/1999 ha fatto propendere per l’attribuzione di rango di

fonte primaria.

Le fonti secondarie: Si caratterizzano per essere subordinate a quelle di rango primario, le

principali sono i regolamenti, i quali sono atti di competenza del Governo, dei Ministri, delle

regioni e degli enti locali, ed è necessario che la potestà regolamentare, per essere legittimamente

esercitata, trovi fondamento in una norma di legge attributiva del relativo potere (principio di

legalità).

Regolamenti dell’esecutivo: Il potere regolamentare è disciplinato della L. 400/1988 e prevede:

- regolamenti governativi: sono approvati dal Consiglio dei Ministri su parere del Consiglio di

Stato e sono emanati con “decreto del Presidente della Repubblica” e possono essere

regolamenti:

- di esecuzione: per rendere più agevole l’applicazione delle norme;

- di attuazione e integrazione: per attuare ed integrare fonti primarie recanti norme di

principio;

- indipendenti: disciplinano materie in cui sia assente una normativa di rango legislativo in

cui il regolamento si pone come unica fonte di disciplina;

- organizzazione: disciplinare organizzazione e funzionamento delle pubbliche

amministrazioni;

- delegati o autorizzati: detti di delegificazione, prevedono l’abrogazione di norme di

legge vigenti sulla base di previa organizzazione legislativa, determinano un

“abbassamento” della fonte di disciplina della materia, per semplificare i procedimenti

di produzione normativa, essi possono intervenire nell’ambito di materie non coperte da

riserva di legge assoluta e hanno un procedimento articolato in tre fasi:

- legge di autorizzazione all’emanazione del regolamento delegato,

- emanazione del regolamento delegato,

- abrogazione delle norme di legge vigenti attraverso un’esplicita precisione contenuta

nella legge di autorizzazione,

con tale procedimento viene rispettato l’ordine gerarchico delle fonti;

- regolamenti ministeriali e interministeriali: emanati in base a una legge che autorizzi

l’esercizio del potere regolamentare, i primi sono adottati in materie di competenza di un

ministro o di autorità sott’ordinante al singolo ministro, mentre i secondi la disciplina di

materie che investono la competenza di più ministri e sono subordinati ai regolamenti del

Governo e vanno comunicati al presidente del Consiglio prima della loro emanazione con

decreto ministeriale o interministeriale.

Fonti del diritto regionale: Sono:

- Statuti ordinari: il procedimento di approvazione si articola in due fasi:

- necessaria: attiene l’approvazione dello statuto da parte del consiglio regionale con due

deliberazioni a distanza di non meno di due mesi, e con maggioranza assoluta,

- eventuale: riguarda la possibilità di referendum,

e si pone come fonte sovraordinata rispetto alla legge regionale;

- Legge regionale: è adottata in conformità alle disposizioni contenute negli statuti regionali,

il nuovo testo dell’art. 117 Cost. che individua le materie di competenza esclusiva della

legge statale e quelle di competenza concorrente fra Stato e regioni stabilendo che “per ogni

materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato” spetta alle regioni una

potestà legislativa di carattere residuale; la potestà legislativa concorrente individua gli

ambiti di competenza tra la legge statale e la legge regionale, potestà legislativa spetta alle

regioni, salvo la determinazione dei principi fondamentali attribuita allo Stato; la potestà

legislativa residuale spetta alle regioni per tutte le materie non espressamente attribuite al

altri soggetti, e ciò ha portato a ritenere che questa possa considerarsi una potestà normativa

di carattere esclusivo, equiparando alla forza normativa della legge statale a quella della

legge regionale;

- Regolamenti regionali: i regolamenti regionali possono intervenire in materie di competenza

degli enti locali, salva l’ipotesi in cui provvedano con propri regolamenti.

Statuti speciali: Le ragioni ad autonomia speciale dispongono di particolari condizioni di

autonomia in base agli statuti adottati con legge costituzionale, il procedimento di adozione segue il

meccanismo previsto dall’art. 138 della Cost., salvo l’ipotesi in cui l’iniziativa di revisione

statutaria è del governo o di un parlamentare, quindi il progetto deve essere comunicato

all’assemblea rappresentativa regionale che entro due mesi esprime il proprio parere, e non vi è

referendum, lasciando al Parlamento la tutela dell’interesse nazionale.

Le fonti degli enti locali: Sono:

- gli Statuti: sono la disciplina fondamentale dell’organizzazione dell’ente locale, si

caratterizzano per il procedimento aggravato che porta alla loro approvazione e che spingea

ritenerli di natura sovraordinata rispetto ai regolamenti dell’ente stesso, sono deliberati a

maggioranza di 2/3, e ove non fosse raggiunta, è rimesso nuovamente alla votazione entro

un mese ed è approvato con due successive deliberazioni con il voto favorevole della

maggioranza assoluta;

- i Regolamenti: sono volti a disciplinare l’esercizio delle funzioni di ciascun ente locale e

trovano un fondamento nella Costituzione all’art. 117 e nel TUEL all’art. 7, e sono

subordinati allo statuto dell’ente e alle leggi che disciplinano la stessa materie.

Circa i limiti delle fonti locali si distingue tra limiti allo Statuto subordinato solo alla legge statale e

limiti per i regolamenti che fanno riferimento a legge statale e a quella regionale; inoltre tali fonti

sono disciplinate dal nuovo testo degli art. 114 e 117 Cost. e dal testo unico sugli enti locali.

Le fonti espressione di autonomia collettiva: La Cost. attribuisce rilevanza di fonti del diritto

anche ad atti espressione dell’autonomia privata purché ricorrano:

- produzione di norme generali ed astratte anche se riferite a specifiche categorie sociali;

- legittimazione a produrre atti con efficacia erga omnes;

- tutela giurisdizionale al fine di garantirne l’osservanza;

- trattamento proprio delle fonti pubbliche;

di rilevanza sono i contratti collettivi di lavoro, di cui all’art. 39 Cost., prevedendo per questa norma

una riserva di competenza per i contratti stipulati sulla base di essa, salvo la possibilità per la legge

di intervenire per dettare principi inderogabili, a tale disposizione non è mai stata data attuazione,

sopperendovi con la disciplina prevista dai contratti collettivi di diritto comune; mentre per i

rapporti lavorativi nelle pubbliche amministrazioni le procedure sono fissate dalla legge e sono

previste regole per la formazione del soggetto contraente pubblico, l’ARAN.

Le fonti “esterne” riconosciute: Sono quelle appartenenti a distinti ordinamenti cui il nostro faccia

rinvio, consentendo di individuare criteri e meccanismi di collegamento con altri ordinamenti per

consentire l’introduzione di fonti giuridiche esterne, idonee a produrre diritto anche

nell’ordinamento interno, si distinguono rinvio alla:

- fonte o mobile

: quando si rinvia a tutte le norme che la fonte di riferimento è in grado di

produrre nel tempo, ne è ipotesi l’adattamento automatico che si riferisce alle norme

riconosciute dall’ordinamento internazionale e che nel nostro ordinamento opera attraverso

il meccanismo previsto dall’art. 10 Cost.

- disposizione: quando ci si riferisce ad una disciplina precisa storicamente individuabile, ne è

ipotesi l’ordine di esecuzione per il quale vengono recepite norme contenute in accordi

internazionali;

non tutte le norme cui si fa rinvio possono essere applicate, vi sono limiti imposti da leggi italiane

di necessaria applicazione e quelli derivanti dall’applicazione di una norma straniera contraria

all’ordine pubblico.

Le fonti fatto: La più importanti è la consuetudine che si caratterizza per:

- esistenza di un comportamento ripetuto costantemente nel tempo,

- convinzione del corpo sociale che tale comportamento sia dovuto giuridicamente,

ove non sussistesse l’elemento soggettivo si avrebbe una prassi, in quanto tale comportamento non

sarebbe giuridicamente necessitato; le consuetudini per essere valide devono essere secundum

legem, ossia conformi alla fonti atto, oppure partem legem, ossia esterne a qualsiasi norma, e sono

vietate quelle contra legem, quelle di diritto sono gerarchicamente subordinate alle fonti atto; quelle

costituzionali integrano le norme costituzionali scritte ed hanno rango costituzionale.

Fonti di cognizione, testi unici, pubblicità delle fonti: Esse sono gli atti scritti sprovvisti di forza

normativa, idonei a produrre diritto oggettivo, il cui scopo è quello di rendere conoscibile il diritto

oggettivo, possono avere carattere cognitivo legale, o hanno la funzione di mera pubblicità notizia, i

testi unici possono avere carattere di fonte sia di cognizione, sia normativa e la loro funzione è

quella di riordino e sistemazione della disciplina di una materia, vi sono testi unici:

- di mera compilazione: mirano a favorire la conoscenza del diritto esistente in relazione ad

una materia esistente, limitandosi ad unificarne la disciplina senza innovarla, sono emanati

dal Governo con natura normativa amministrativa, o in base a mera autorizzazione del

Parlamento;

- normativi: mirano a dettare la disciplina di una materia, raccogliendola in sé e provvedendo

ad armonizzarla, innovando gli atti fonte (novazione della fonte), divenendo fonte normativa

e abrogando gli atti preesistenti, essi sono deliberati dal Governo con decreti legislativi;

vi sono anche i testi unici misti che raccolgono disposizioni legislative e regolamentari; a norma dell’art. 73 della Cost. tutti gli atti

normativi vanno pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e le leggi e regolamenti regionali sul Bollettino Ufficiale della

regione, gli atti regolamentari e legislativi vengono entrano in vigore il quindicesimo giorno dalla pubblicazione in Gazzetta, termine

definito vacatio legis; mentre le norme di diritto comunitario sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea nelle

lingue ufficiali. I diritti fondamentali

Lo Stato e le libertà fondamentali dello Stato moderno: Il primo loro riconoscimento fu la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e

del cittadino del 1789, poi nella prima metà dell’800 si affermarono le libertà civili, dette anche libertà negative, fondate

sull’attribuzione al singolo di una sfera libertà dallo Stato, entro la quale ciascuno fosse libero e si è parlato di libertà negative, quali

la libertà:

- personale

,

- economica ,

- domicilio

,

- religiosa

,

- di manifestazione del pensiero

;

nella seconda metà dell’800 si affermarono i diritti di partecipazione attiva alla vita dello Stato, con il riconoscimento dei diritti

politici o libertà nello Stato, che vennero definite libertà di seconda generazione, quali il diritto di:

- voto ,

- associazione in sindacati e partiti

,

- riunione ,

con la fine della seconda guerra mondiale venne invocato un maggiore intervento dallo Stato per fronteggiare la crisi economica, con

il riconoscimento delle libertà mediante lo Stato, con l’attribuzione di diritti:

- sociali

,

- all’istruzione ,

- alla salute e alla previdenza

,

- alla casa ,

nel tempo lo sviluppo in vari campi ha indotto a promuovere istanze a tutela e garanzia individuate portando alla rivendicazione dei

nuovi diritti, detti di quarta generazione, che hanno portato al centro la figura della persona, concernendo la dignità umana, la tutela

dell’ambiente, la bioetica, ecc... e sono definiti diritti fondamentali, mentre i diritti umani sono attribuiti a tutti i popoli e persone

dall’ordinamento internazionale.

Le situazioni giuridiche soggettive: La tutela dei diritti fondamentali necessita di tecniche in grado di garantirne l’effettività, e ciò è

avvenuto attraverso la creazione di istituzioni per la garanzia delle libertà, dette autorità garanti, per realizzare i diritti dei cittadini;

sono soggetti di diritto tutti coloro ai quali è attribuita la capacità giuridica, e sono sia persone fisiche, sia giuridiche e le situazioni

giuridiche in cui un soggetto può trovarsi si dividono in situazioni:

- favorevoli: come:

- potere: possibilità astratta di ottenere determinati effetti giuridici,

- diritti soggettivi: è una situazione attuale e concreta e può esercitarsi in via diretta e immediata, e si distingue tra

diritti:

- assoluti: tutelati erga omnes nei confronti di tutti i soggetti della collettività, tenuti a rispettarli senza intralciarne

il godimento,

- relativi: la loro realizzazione è subordinata alla necessaria collaborazione del soggetto obbligato,

- interesse legittimo: è una situazione soggettiva di vantaggio al cui titolare sono attribuiti “poteri strumentali” per

tutelarlo, il portatore di detto interesesse lo vede tutelato solo se coincide con uno specifico “interesse pubblico”,

- sfavorevoli: come:

- obblighi: comportamenti che un soggetto deve tenere per rispettare l’altrui diritto,

- doveri: comportamenti dovuti indipendentemente dall’esistenza di un diritto altrui,

- soggezioni: situazioni in cui un soggetto è tenuto ad un mero “pati”;

tra le situazioni giuridiche vi sono anche figure in cui si riconoscono pretese in capo a determinati soggetti da esercitarsi nell’altrui

interesse, come la potestà genitoriale.

Condizione giuridica del cittadino e dello straniero: Il cittadino è colui che appartiene ad una comunità ed è titolare di diritti civili,

politici e doveri, la cittadinanza è la volontà di tutela di coesione etnico-culturale di una nazione con l’attribuzione dello status di

cittadino a coloro che nascono sul territorio dello Stato, secondo la Legge 91/1992 la cittadinanza italiana si acquista per:

- nascita: da un cittadino italiano (ius sanguinis), o per chi nasce sul territorio della Repubblica da genitori che non possono

trasmettere la cittadinanza (ius soli),

- estensione o trasmissione:

da coniuge cittadino italiano ad uno che non lo è, o da genitori cittadini a figli adottivi o

riconosciuti dopo la nascita,

- concessione: agli stranieri in presenza di requisiti quali la residenza legale da almeno 10 anni, se cittadini europei 4 anni o

apolidi da 5 anni.

È ammessa la doppia cittadinanza, mentre la cittadinanza può perdersi per espressa rinuncia del titolare, in caso di acquisto di

un’altra e residenza all’estero, o si perde di diritto nel caso in cui il cittadino abbia un rapporto di lavoro con un altro Stato ed ignori

l’intimazione del Governo a cessarlo, sono anche previste forme di riacquisto della cittadinanza; ulteriore finalità della legislazione

sulla cittadinanza è mantenere saldi i rapporti con le comunità italiane nel mondo, il concetto di cittadinanza trova tutela nella

Costituzione secondo la quale:

- nessun cittadino può essere privato della cittadinanza per motivi politici,

- il cittadino può essere estradato ove abbia commesso un reato in uno Stato straniero per essere consegnato alla giustizia

locale, ma solo in ipotesi previste dalle convenzioni internazionali;

il cittadino italiano lo è anche dell’UE. Lo straniero è colui che non è cittadino italiano, e se non lo è nemmeno di un altro Stato

dell’UE è detto extracomunitario, lo status di straniero è riconosciuto all’art. 10 Cost. per cui “la condizione giuridica dello straniero

è regolata dalla legge in conformità alle norme e trattati internazionali”. In Italia, il fenomeno dell’immigrazione ha spinto alla

previsione di una normativa che disciplinasse ingresso, soggiorno ed espulsione dello straniero, la Legge 189/2002 riconosce agli

stranieri:

- presenti sul territorio i diritti fondamentali della persona previsti dal diritto interno e dalle norme internazionali,

- muniti del permesso di soggiorno i diritti civili riconosciuti al cittadino italiano,

- lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti la parità di trattamento e uguali diritti spettanti ai lavoratori italiani;

la parità di trattamento fra stranieri e cittadini italiani riguarda anche la tutela giurisdizionale di diritti o interessi legittimi; allo

straniero che lascia il proprio paese per l’impossibilità di esercitare in modo effettivo le libertà democratiche è riconosciuto il diritto

di asilo, o di abbandono del paese per motivi politici o lo straniero che può chiedere rifugio politico; l’estradizione è prevista

nell’ottica di collaborazione fra Stati, mentre l’espulsione è la misura di allontanamento di esso dal territorio dello Stato ed è prevista

come misura amministrativa in caso di violazione delle norme sull’ingresso e soggiorno in Italia.

I diritti inviolabili nell’art. 2 della Costituzione: Esso li garantisce e riconosce, attribuendovi priorità nel sistema di valori

costituzionali, caratteristiche sono:

- assolutezza: fatti valere ne confronti di chiunque,

- inalienabilità: non possono essere trasferiti o essere oggetto di atto di volontà del titolare,

- imprescrittibilità: non possono estinguersi per mancato utilizzo,

- irrinunciabilità e indisponibilità: non vi può rinunciarvi o disporne con atti di diritto privato,

essi sono riconosciti ad ogni uomo in quanto tale, in questo articolo si fa riferimento anche a “formazioni sociali”, affermandosi così

due principi:

- personalista: ad ognuno è attribuita una sfera della personalità morale e fisica che non può essere lesa da nessuno,

- pluralista: a tutela dell’uomo nelle relazioni sociali garantendo alle formazioni sociali i medesimi diritti dei singoli,

inoltre i diritti inviolabili sono considerati una fattispecie aperta suscettibile di garantire alla Costituzione tutti quei diritti considerati

inviolabili dai consociati e dal legislatore.

I diritti della personalità: I principali sono il diritto a:

 vita e integrità fisica: tutelano l’individuo, consentendo la donazione di sangue e trapianto degli organi, ma vietano atti di

disposizione del corpo che rechino diminuzione permanente all’integrità fisica,

 onore: tutela dell’integrità morale della persona,

 identità personale: diritto ad essere sé stesso,

 libero orientamento sessuale: inteso come aspetto funzionale della personalità umana, di cui la sessualità è espressione,

 riservatezza: segretezza ed intimità della vita privata, non espressamente riconosciuto, ma ricavabile dal complesso dei

diritti inviolabili, e con l’istituzione del Garante per la protezione dei dati personali, in attuazione di una direttiva

comunitaria del 1995, è stata emanata la Legge 675/1996, nota come legge sulla privacy.

I doveri costituzionali: Accanto ai diritti inviolabili, sono previsti doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, fra

questi quello di:

- mantenere, istruire ed educare i figli,

- dovere di difesa della Patria,

- fedeltà alla Repubblica,

- dovere di contribuzione alle spese pubbliche,

l’ampliarsi dei diritti comporta l’ampliarsi degli obblighi corrispondenti, salva l’ipotesi in cui essi incidano su libertà coperte da

riserva di legge.

La protezione internazionale dei diritti e l’ordinamento italiano: La tutela dei diritti umani, attraverso il loro riconoscimento in

atti internazionali e la loro giurisdizionalizzazione, ha prodotto riflessi all’interno del nostro ordinamento in riferimento alla:

- azionabilità dei diritti nell’ordinamento interno

: il problema riguarda se questa sia possibile solo nei rapporti fra stati per

eventuali inadempimenti o se debbano considerarsi immediatamente efficaci nell’ordinamento interno, in merito la Corte di

cassazione ha assunto orientamenti diversi, escludendo qualunque operatività interna o distinguendo tra norme a carattere

precettivo azionabili e norme generiche, non azionabili;

- posizione di essi del sistema delle fonti : hanno formalmente il rango di legge ordinaria, tale orientamento è stato assunto

dalla Corte costituzionale, nella sent. 10/1993 affermando che la legge di esecuzione di un trattato ha carattere di legge

atipica avente forza attiva di una legge ordinaria, ma particolare forza passiva che consente loro di resistere all’abrogazione

di norme primarie successive.

La tutela dei diritti e vincoli europei: Essa è affidata alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle

libertà fondamentali, la cui caratteristica è la tutela giurisdizionale dinnanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, essa può essere

chiamata con ricorsi individuali promossi da persone fisiche, organizzazioni o gruppi di privati contro uno stato membro, la tutela dei

diritti umani ha trovato riconoscimento nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che raccoglie il complesso di diritti umani

riconosciuti a livello europeo e comunitario.

La libertà personale:. È garantita dalla Cost. all’art. 13, stabilendone l’inviolabilità, tuttavia può essere vulnerata dal potere di

coercizione fisica posto in essere dalla polizia o dal privato o può attraverso misure che incidono in maniera lesiva sulla dignità

sociale della persona o sulla personalità morale; la Corte costituzionale ha stabilito che atti di scarsa incidenza non rientrano nella

sfera tutelata dall’art. 13, ed è scusa dalla libertà personale, la libertà morale, ossia l’autonoma scelta del singolo dei propri

comportamenti. Essa non è illimitata, sono previste restrizioni della libertà personale “nei soli casi e modi previsti dalla legge”, il

richiamo ai “modi” fa ritenere che si tratti di una riserva di legge assoluta, e per “casi” s’intendono i reati previsti all’art. 25 e con i

presupposti dell’art. 27 della Cost., inoltre la Costituzione pone limiti alla penalizzazione, quali il principio di:

- di tassatività o determinatezza: prevedono che la legge individui in modo preciso la condotta vietata per consentire a tutti di

conoscere il comportamento sanzionato e all’accusato di difendersi, tale principio implica il divieto di analogia

nell’interpretazione della norma penale,

- personalità della responsabilità penale: di cui all’art. 27 Cost. per il quale è necessario un nesso di casualità materiale al

fine di collegare un comportamento al soggetto che lo ha posto in essere,

- colpevolezza: di cui all’art. 27 Cost., sono punibili le condotte collegate ad un atteggiamento soggettivo di colpevolezza,

legato al dolo o alla colpa,

- lesività del reato: il comportamento deve pregiudicare in maniera effettiva un bene o un interesse protetto.

È prevista anche la riserva giurisdizionale, in base alla quale non può porsi in essere alcuna restrizione, affinché sia legittima, “se non

per atto motivato dell’autorità giudiziaria”, esse vengono perpetrate dalle autorità di pubblica sicurezza se si tratta di:

- arresto in flagranza di reato,

- fermo di indiziato di reato,

e “vanno comunicati entro 48 ore all’autorità giudiziaria” per essere convalidati entro le successive 48, pena la perdita di efficacia

della misura; la garanzia della riserva di giurisdizione è rafforzata dalla previsione che l’atto; la garanzia di tale riserva è rafforzata

dalla previsione che l’atto sia motivato, in virtù del principio per cui “tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati” e

quindi a garanzia della ricorribilità in cassazione “per violazione di legge”; si pongono altre misure fondate sull’esigenza di

prevenzione, l’art. 25 Cost. prevedere le misure di sicurezza soggette anch’esse al principio di legalità, e mirano a neutralizzare la

pericolosità di un soggetto, si affiancano alle pene, svolgendo una funzione di difesa sociale; diverse sono quelle previste dalle leggi

di polizia, con lo scopo di impedire il compimento di reati da parte di soggetti socialmente pericolosi, prescindendo dal compimento

di un precedente reato; ulteriore forma di restrizione è la custodia cautelare, ossia una carcerazione prima che la responsabilità penale

sia acclarata, affinché il tempo necessario alla conclusione del processo non impedisca alla funzione giurisdizionale penale di

conseguire gli scopi cui tende, l’interesse sotteso all’applicazione di tale norma deve conciliarsi col principio della presunzione di

non colpevolezza e di adeguatezza e proporzionalità; la Cost. prevede che il detenuto sia trattato in maniera non contraria al senso di

umanità per consentire alla pena di svolgere la funzione di rieducazione e favorire il reinserimento in società.

La libertà di circolazione e soggiorno. La libertà di espatrio: Ogni cittadino è libero, sul territorio dello Stato, di muoversi e

stabilire ovunque la propria dimora o residenza, a tutela di tale libertà, oltre all’art. 16 della Cost. è prevista una riserva di legge

rinforzata che può essere limitata solo nei casi in cui la legge lo stabilisca in via generale per motivi si sanità o sicurezza (es. cordoni

sanitari); esso prevede anche la libertà di espatrio, ossia la libertà di uscire dal territorio dello Stato e di rientrarvi, solo salvo gli

obblighi di legge, nel nostro ordinamento il rilascio del passaporto non è subordinato alla valutazione discrezionale dell’autorità

amministrativa, che in mancanza di responsabilità penali o dell’autorità amministrativa, la quale in mancanza di responsabilità penali

o di obblighi dei genitori verso figli minorenni, deve rilasciarlo.

La libertà di domicilio: L’art. 14 tutela la libertà di domicilio, e si caratterizza come prolungamento della libertà personale, tanto

che sono previste limitazioni che possono svolgersi solo nei casi previsti e con atto motivato dell’autorità giudiziaria, solo in ipotesi

di flagranza gli ufficiali di polizia possono procedere a perquisizione domiciliare, ma è sempre richiesta la successiva convalida

dell’autorità giudiziaria, anche in tal caso le garanzie vengono derogate per motivi di sanità e incolumità pubblica o per fini

economici o fiscali.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione: L’art. 15 garantisce la libertà di

comunicare con soggetti determinati, tutela libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, con la

previsione di una riserva di legge e di giurisdizione con esclusione dell’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza, particolare

disciplina riguarda le intercettazioni come misure volte a contrastare il terrorismo internazionale o prevenire reati comuni; sorgono

dei problemi circa l’applicazione delle suddette garanzie alle nuove forme di comunicazione attraverso le reti informatiche.

La libertà di manifestazione del pensiero e del diritto all’informazione: L’art. 21 Cost. riconosce il diritto di manifestare

liberamente il proprio pensiero in tutte le forme possibili, in quanto ogni uomo è diverso e ha un suo modo di percepire la realtà, vi

sono 2 limiti:

- esplicito: è il buoncostume, ossia il comune senso del pudore e della pubblica decenza secondo il sentimento medio della

comunità, la contrarietà deriva dall’offesa che può arrecarsi al pudore, particolare attenzione merita l’arte, dove operano

controlli di tipo preventivo e di tipo successivo;

- impliciti: si ricavano dalle norme in materia di libertà, partendo dal presupposto per cui la libertà di un soggetto termina lì

dove comincia la libertà di un altro soggetto.

La libera manifestazione del pensiero implica il diritto d’informazione come diritto ad informarsi, informare ed essere informati, esso

è stato definito dalla Corte costituzionale recepito e sviluppato dal legislatore, la sua disciplina è improntata ad un regime di

pubblicità, dove le notizie segrete costituiscono l’eccezione, per la tutela di beni superiori della Repubblica; i moderni strumenti di

diffusione dell’informazione hanno reso superato il testo dell’art. 21 che richiama unicamente la stampa, per loro non vi è una

esplicita disciplina costituzionale, per il sistema radiotelevisivo, si è iniziato con un regime di monopolio di Stato per arrivare ad una

liberalizzazione delle televisioni private a livello locale e nazionale, una disciplina che tenesse conto dei principi del pluralismo si

ebbe con la Legge 223/1990 che prevedeva:

- un sistema radiotelevisivo misto,

- una limitazione alle concentrazioni,

- limiti alla concentrazioni tra imprese radiotelevisive ed editoriali,

- obblighi a carico delle reti pubbliche e private quali l’accesso a gruppi di rilevante interesse sociale, la rettifica delle

informazioni e la messa a disposizione degli archivi per consultazioni.

È stata istituita l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, indipendente, con compiti di vigilanza, l’attuale disciplina è quella

della Legge 112/2004.

Libertà di religione e di coscienza: È prevista dall’art. 19 Cost. assicurando a chiunque la possibilità di professare la propria fede

religiosa in forma individuale o associata, in privato o in pubblico, con il solo limite del buoncostume.

La libertà della ricerca scientifica: L’art. 31 Cost. attribuisce alla Repubblica il compito di promuoverne lo sviluppo, problematiche

presentano i limiti e i confini della ricerca scientifica, lo sviluppo delle biotecnologie e quel complesso di tecniche che mirano ad

incidere sui processi biologici, intervenendo sul patrimonio genetico, tale aspetto s’interseca con i problemi di natura etica e

giuridica, come nel caso della procreazione assistita, disciplinata dalla Legge 40/2004, che ha introdotto vincoli particolarmente

incisivi anche per la clonazione riproduttiva o alla clonazione a scopi terapeutici, prevedendo il divieto di qualsiasi sperimentazione

sugli embrioni umani.

Le libertà della e nella scuola. Diritto all’istruzione e diritto allo studio: La libertà di insegnamento è volta all’educazione e alla

diffusione della cultura, e concerne i mezzi e i contenuti dello stesso, ed è munita di tutela specifica, limite insuperabile è il

buoncostume e l’esercizio di tali libertà deve coniugarsi con il rispetto degli altri valori costituzionali; essa, nella scuola pubblica,

deve conciliarsi con le finalità che il legislatore ha posto anche se è discrezionale nelle modalità. È riconosciuto ad enti privati il

diritto di istruire scuole e istituti di istruzione ai quali può essere riconosciuta per legge la parità con le scuole pubbliche, è prevista

quindi la libertà nella scuola e della scuola ; la creazione di scuole pubbliche da parte dello Stato impone il rispetto dei criteri di cui

all’art. 34 Cost. per cui essa deve essere:

- aperta a tutti,

- obbligatoria per “almeno otto anni”;

il diritto all’istruzione comprende il diritto per tutti di essere ammessi a frequentare la scuola e di ricevere un adeguata istruzione per

la formazione della personalità del soggetto, inoltre essa la Cost. garantisce il diritto allo studio anche ai più capaci e meritevoli che

non hanno mezzi, attraverso l’erogazione dei mezzi necessari per il proseguimento degli studi fino ai gradi più elevati.

La libertà di riunione: È riconosciuta dall’art. 17 Cost. ferma restando la tutela non costituzionale per gli stranieri, per il legame

storico tra il riconoscimento della libertà di riunione e la tutela del diritto di esercitare legittimamente pressioni sui pubblici poteri,

per riunione s’intende il radunarsi di più soggetti, in luoghi e tempi stabiliti, al fine di perseguire un determinato scopo comune, i

limiti risiedono nel divieto che la riunione si svolga in modo non pacifico e che vi partecipino persone armate, la Cost. distingue tra

riunioni:

- private: si svolgono in luogo privato,

- in luogo aperto al pubblico: qualsiasi luogo separato dall’esterno il cui accesso è consentito ad una pluralità di soggetti,

- luogo pubblico: è necessario un preavviso all’autorità di pubblica sicurezza per motivi di sicurezza o ordine pubblico, essa

potrà vietare la riunione solo per “comprovati motivi di sicurezza e incolumità pubblica”, perché il divieto sia legittimo

occorre:

- motivazione specifica del divieto da parte dell’autorità,

- la specificità della motivazione può riguardare singole riunioni,

- la sussistenza di concrete possibilità di turbamento dell’ordine pubblico;

un regime di favore è previsto per le riunioni elettorali, per le quali non è necessario un preavviso e sono assistite dalla legislazione

penale che punisce l’impedimento o turbativa al loro svolgimento, unico limite è che esse non possono svolgersi il giorno stesso e

quello precedente alle elezioni.

La libertà di associazione: L’art. 18 della Cost. riconosce e tutela il diritto di associarsi liberamente, intendendosi per associazione

l’organizzazione di un insieme di individui che perseguono un fine comune interno, tutelato giuridicamente, riconoscendo ai cittadini

la libertà di:

- associarsi liberamente, senza permessi o autorizzazioni,

- costituire anche più associazioni che perseguano il medesimo fine,

- non entrare a far parte di nessuna associazione,

sono previste tuttavia delle limitazioni che vietano l’associazionismo per perseguire:

- scopi contrari alla legge penale,

- la riorganizzazione del disciolto partito fascista,

l’art. 18 pone due principali divieti per le:

- associazioni segrete

, vietate in quanto tali, allorché la segretezza è legata al fine di condizionare i poteri pubblici

interferendo con l’esercizio delle funzioni istituzionali di amministrazioni pubbliche,

- associazioni di carattere militare

, che perseguono scopi politici, il cui divieto è finalizzato a tutelare il normale svolgimento

della dialettica politica, lesa da organizzazioni potenzialmente violente.

La famiglia: La Cost. sancisce e promuove la famiglia quale “società naturale fondata sul matrimonio”, tutelando oltre alla famiglia

“legittima”, ossia fondata sul matrimonio, anche la famiglia di fatto, basata sulla convivenza, tale tutela è prevista,

indipendentemente dalla sussistenza del matrimonio civile e/o concordatario, per il diritto-dovere dei genitori di allevare ed educare i

figli, e di tutelare la maternità, gioventù e infanzia; ulteriore principio è quello dell’uguaglianza morale e giuridica dei genitori e dei

coniugi, sancita nella riforma del diritto di famiglia del 1975, prevedendo uguaglianza e parità di diritti e doveri dei coniugi in quanto

tali e in quanto genitori.

Le minoranze linguistiche: Sono tutelate dall’art. 6 della Cost. senza specificarne i destinatari, né i mezzi di tutela, è perciò

intervenuta la Legge 482/1999, indicando le popolazioni destinatarie della normativa e prevedendo:

- l’utilizzo ed insegnamento di esse nelle scuole,

- l’utilizzo pubblico delle stesse.

Le comunità religiose: I rapporti con la Chiesa cattolica sono regolati, ai sensi dell’art. 7 Cost. dai patti Lateranensi del 1929, che

hanno il rango di legge rinforzata, quindi la loro modifica richiede, previo consenso ed accordo della Santa Sede, un procedimento

complesso, e qualora le modifiche siano adottate unilateralmente dallo Stato, sarebbero incostituzionali, per le altre confessioni si

prevede:

- la loro autonomia organizzativa nel rispetto dei principi del nostro ordinamento,

- il raggiungimento di intese con il carattere di leggi rinforzate,

l’assenza di intese non pregiudica la libertà di organizzazione e di culto; il principio della uguale libertà, postula dal principio della

laicità, sancito nell’Accordo del 1984, che ha abrogato il principio della religione cattolica come religione di Stato, con la

conseguente dichiarazione di illegittimità delle fattispecie penali che assicuravano maggiori tutele alla religione cattolica.

Le organizzazioni sindacali e il diritto di sciopero: Le organizzazioni sindacali godono di una disciplina specifica, sorte per

tutelare e garantire gli interessi dei lavoratori contro i soprusi e lo sfruttamento dei datori di lavoro, associando oggi entrambe le

categorie; la Cost. prevede che l’unico obbligo imponibile ai sindacati, sia quello della registrazione presso uffici locali o centrali,

con la possibilità di stipulare contratti collettivi di lavoro “con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alla categoria” cui si

riferiscono, ma tale norma è rimasta inattuata. È attribuita tutela al diritto di sciopero quale astensione di uno o più lavoratori dalla

propria attività, da esercitarsi nel rispetto delle leggi in materia, e ne sono titolari i lavoratori subordinati e autonomi, il legislatore è

stato inerte rispetto alla regolamentazione di tale diritto, ed è stata la Corte costituzionale ad indicarne i confini, dichiarando

l’illegittimità delle norme penali incriminatrici dello sciopero, quali l’art. 502 cod. pen. affermandosi la tutela costituzionale dello

sciopero economico, per la rivendicazione da parte dei lavoratori, dei diritti di natura economica, ritenendo illegittimo lo sciopero per

finalità diverse da quelle strettamente economiche, purché non siano compromesse finzioni e servizi pubblici essenziali, è stato poi

dichiarato legittimo lo sciopero politico, purché non diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale o impedire l’esercizio di

pubbliche funzioni, inoltre lo sciopero è stato qualificato come diritto soggettivo, tutelabile di fronte all’autorità giurisdizionale ed è

legittimo anche se indetto per sostenere le ragioni di altri lavoratori; importante è la Legge 146/1990, la quale ha indicato i limiti al

diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, confluendo sui diritti della persona, e si considera legittimo lo sciopero solo se

vengano assicurate le prestazioni minime essenziali, in mancanza sono previste sanzioni disciplinari, fino alla precettazione da parte

delle autorità di governo centrali e periferiche, in capo ai soggetti inadempienti.

La proprietà privata e l’iniziativa economica: La proprietà è tutelata all’art. 42 Cost., che costituisce il fulcro della Costituzione

economica, ossia un complesso di norme dedicate alla regolamentazione dei rapporti economici, tale norma è fondamentale in quanto

caratteristica dello Stato liberale e le garanzie apprestate ne esprimono la funzione sociale, è garantita dalla legge che ne determina i

modi di acquisto, godimento, tutela e limiti; il suo contenuto minimo va individuato nell’art. 832 cod. civ. la Corte costituzionale,

nell’attribuzione di tale diritto, ha inteso individuare una funzione sociale, legittimando:

- le limitazioni alla proprietà privata nel caso in cui sia necessario garantire altri diritti e valori costituzionali;

- a vincolare il legislatore il quale può limitarla solo al fine di “assicurarne la funzione sociale”;

essa, nei casi previsti e salvo indennizzo, può essere espropriata per motivi di pubblica utilità, l’espropriazione è un provvedimento

amministrativo mediante il quale un bene può essere sottratto al legittimo proprietario, l’indennizzo dovuto deve essere serio,

congruo ed adeguato, non meramente simbolico, e deve costituire una “equa indennità” per il soggetto espropriato; l’art. 41 Cost.

tutela e limita l’iniziativa economica, che è libera anche se la legge può indirizzarla e coordinarla a “fini sociali”, non può porsi in

contrasto con l’utilità sociale e con altri valori costituzionalmente tutelati, per fini di utilità sociale, la legge può riservare allo Stato

l’esercizio di determinate attività economiche, mediante il trasferimento o l’espropriazione d’imprese o categorie di esse;

nazionalizzazioni e collettivizzazioni sono situazioni particolari, subordinate a previsioni di legge, in vista degli obbiettivi che essa

stessa mira a raggiungere, e il settore di intervento deve concernere servizi pubblici essenziali, fonti energetiche, situazioni di

monopolio di “preminente interesse generale”, considerando l’incidenza del diritto comunitario la cui disciplina si fonda sul

principio di una economia di mercato aperta, in libera concorrenza, caratterizzata da regole comuni riguardanti la libera circolazione

di beni, servizi, merci e capitali, principi garantiti anche dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

I diritti dello Stato sociale: Si caratterizzano per la necessità di assicurare a tutti pari condizioni, per riequilibrare la posizione dei

singoli all’interno della società, il riconoscimento di diritti basilari ha caratterizzato storicamente il passaggio dallo Stato liberale allo

Stato liberaldemocratico nella forma dello Stato sociale; il primo riconoscimento di tali diritti risale alla costituzione tedesca di

Weimar del 1919, fra quelli presenti nella nostra Costituzione vi sono il diritto a:

- lavoro,

- assistenza sanitaria e tutela della salute,

- assistenza sociale per gli inabili sprovvisti di mezzi,

- previdenza in caso di infortunio sul lavoro, malattia, invalidità, disoccupazione involontaria,

- tutela dei diritti delle donne e dei minori,

- all’istruzione e allo studio.

Il diritto al lavoro: È sancito all’ art. 4 della Cost. che lo riconosce e impone alla Repubblica di promuovere le condizioni che lo

rendano effettivo, essa è norma di carattere precettivo, ma necessita, per la sua attuazione, dell’intervento di vari organi pubblici e a

vari livelli, ha anche la caratteristica di norma promozionale, che vincola i pubblici poteri al perseguimento di una politica di piena

occupazione; esso non si connota come diritto soggettivo ed oltre ad un’accezione come obbiettivo che la Repubblica persegue, vi

sono altri contenuti di carattere precettivo, quali la libertà di:

- scegliere l’attività lavorativa, non subendo limitazioni indiscriminate nell’accesso al lavoro e svolgendo un’attività

adeguata alle proprie capacità e propensioni,

- non essere licenziato in maniera arbitraria, ma solo se ricorra una giusta causa che non consenta la prosecuzione del

rapporto;

vi sono poi altri diritti legati allo status di lavoratore, come il diritto ad una giusta retribuzione, al riposo settimanale e alle ferie.

Il diritto alla salute: Tutelato all’art. 32 Cost. e considerato diritto fondamentale dell’individuo e di interesse della collettività, e

poiché finalizzato a garantire l’integrità fisica e psichica dell’individuo, si connota come diritto soggettivo assoluto, tutelabile in via

diretta ed immediata dinanzi ai giudici ed erga omnes; la Cassazione ha affermato la natura primaria di questo che importa il

risarcimento di eventuali danni; il legislatore ha dato attuazione alla previsione Costituzionale, istituendo il Servizio sanitario

nazionale per mantenere la salute psico-fisica della popolazione e la previsione del diritto ai trattamenti sanitari gratuiti per i meno

abbienti e nel rispetto della persona umana; inoltre sono vietati i trattamenti sanitari obbligatori, stando al singolo la scelta di ricevere

o meno le cure sanitarie, ma possono essere imposti solo in casi eccezionali per a tutela della salute dell’individuo e della collettività

tutta.

Il diritto all’assistenza e alla previdenza: L’art. 38 Cost. prevede che ad ogni cittadino inabile al lavoro siano garantiti mezzi di

sostentamento per vivere e a tutti i lavoratori l’erogazioni di pensioni, assicurazioni, o assegni in caso di infortunio, malattia,

vecchiaia, disoccupazione involontaria, sulla base di valutazioni discrezionali operate dalla pubblica amministrazione in base a

parametri oggettivi, tali diritti sono ritenuti dalla Corte costituzionale diritti soggettivi perfetti, azionabili giudizialmente in via diretta

dai titolari; l’assistenza spetta al cittadino inabile al lavoro, quindi incapace di provvedere al proprio sostentamento, e la previdenza

sociale è un diritto spettante al lavoratore in quanto tale, senza distinguere in base all’attività svolta e altre discriminazioni

irragionevoli, il loro fine è garantire a ciascuno un livello minimo di tutela, rispondendo alle esigenze e bisogni della collettività in

ossequio ai principi dello Stato sociale.

Il diritto all’abitazione: Riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, quale pretesa di carattere giuridico avente

ad oggetto il diritto ad ottenere in proprietà o locazione un’abitazione, e non costituisce un vero e proprio diritto soggettivo perfetto,

si connota come interesse di rilevanza costituzionale di carattere strumentale rispetto ad un’esigenza primaria che è quella che

impegna i pubblici poteri; è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale come garanzia per un’esistenza dignitosa dei singoli.

I diritti contro i diritti: I diritti riconosciuti e tutelati dalla Costituzione possono entrare in conflitto, necessitando

dell’individuazione di criteri per la loro risoluzione, determinando la prevalenza di uno rispetto all’altro, tali conflitti possono essere

tra diritti:

- fondamentali,

- dei singoli ed esigenze collettive,

il limiti alle libertà, sono limiti espressi e consentono una facile individuazione dei confini in cui la libertà è massima; ma esistono

anche limiti impliciti, ricavabili dal contesto generale dei principi e valori costituzionali, dove per l’individuazione dei confini

all’esercizio delle libertà è necessario un bilanciamento fra le opposte esigenze che deve avvenire nel rispetto di:

- appartenenza dei diritti in conflitto al medesimo rango costituzionale, i beni tutelati devono avere rilevanza costituzionale;

- proporzionalità, ossia il sacrificio di un interesse rispetto all’altro non deve essere eccessivo;

- salvaguardia del contenuto essenziale del diritto sacrificato.

Il principio dell’uguaglianza: L’art. 3 Cost. al comma 1 prevede l’eguaglianza formale ossia la pari dignità sociale di tutti i cittadini

e la loro eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione alcuna e si connota come eguaglianza nei punti di partenza, assicurando a

tutti pari opportunità, al comma 2, invece, l’eguaglianza sostanziale, che attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli

ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza di tutti i cittadini e l’effettiva partecipazione

all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, imponendole di adoperarsi al fine di renderla effettiva, intervenendo nella

vita economica della società per rimuovere le situazioni di ineguaglianza di fatto; il rapporto tra uguaglianza e libertà sembra

caratterizzasi per un continuo contrasto, mentre tali concetti sono conciliabili al loro reciproco sostegno per consentire il pieno

sviluppo della personalità umana.

I significati di eguaglianza: Essi sono, quello di eguaglianza:

- davanti alla legge, riferita all’efficacia della legge stessa,

- senza discriminazioni, riferita al contenuto della legge;

- divieto di parificazioni o differenziazioni irragionevoli, circa la ragionevolezza della legge;

l’eguaglianza davanti alla legge implica che questa si applica a tutti senza distinzioni e si afferma il principio della generalità della

legge, nel senso che la sua efficacia si spiega nei confronti di tutti, da ciò discende il principio dell’imparzialità della pubblica

amministrazione e della terzietà del giudice; il divieto di discriminazioni concerne elementi che non possono giustificare un diverso

trattamento tra i soggetti dell’ordinamento, e sono:

- sesso,

- razza,

- lingua, salvo deroghe di cui all’art. 6 della Cost,

- religione,

- opinioni politiche,

- condizioni personali e sociali;

l’eguaglianza come divieto di parificazioni o differenziazioni irragionevoli, richiama il principio di ragionevolezza, alla cui stregua

va valutata la legittimità costituzionale di trattamenti uguali in condizioni diverse e viceversa; il giudizio di costituzionalità sulla

violazione di tale principio si articola si articola diversamente rispetto ad un normale giudizio, poiché fondato su 3 elementi:

- norma oggetto, ossia quella impugnata per violazione di tale principio,

- norma parametro, ossia quella di riferimento,

- tertium comparationis la norma che fa da termine di paragone;

se la Corte individua nell’ordinamento giuridico una ragione che giustifica il differente trattamento, la violazione del principio

dell’art. 3 è esclusa, se invece ritiene che nessuna ragione sussista, la norma oggetto è dichiarata illegittima; il principio di

eguaglianza ragionevole richiede che le ragioni di ogni parificazione o differenziazione di trattamento siano razionalmente

giustificate, e possono essere tratte dalle caratteristiche di situazioni raffrontate, del rapporto tra due norme, dall’esistenza di un

interesse o valore costituzionale che deve essere garantito; il principio di ragionevolezza vieta leggi ingiustificatamente

discriminatorie e per converso leggi ingiustificatamente parificatorie.

La promozione dell’uguaglianza: È posto per la Repubblica l’obbligo di rimuovere gli ostacoli che impediscono il concreto

godimento dei diritti da parte di tutti, ciò spetta concretamente al legislatore, ponendo misure volte al riequilibrio, ossia azioni

positive dirette alla promozione di misure che realizzino le pari opportunità.

L'organizzazione e l'esercizio del potere politico

I soggetti delle decisioni politiche e la forma di governo: Le funzioni vengono attribuite ad

organi diversi per evitare l’eccessiva concentrazione di potere in capo allo stesso soggetto, la

separazione dei poteri si pone come connotato essenziale dei moderni stati democratici, la funzione

giudiziaria è effettivamente separata dalle altre, per garantire la terzietà dei soggetti che la

esercitano, tale separazione è minore rispetto alla funzione legislativa ed amministrativo-esecutiva;

il perseguimento di determinati obbiettivi di carattere generale di una comunità, ossia l’indirizzo

politico, comporta la necessità di incidere sulla produzione normativa e sulla sua successiva

esecuzione da parte dei governi, cui compete la guida politica di uno Stato; il modo in cui un

ordinamento è organizzato richiede l’individuazione della forma di governo, ossia il modo in cui

una data comunità politica è organizzata e come viene distribuito il potere fra i vari organi che la

compongono, per perseguire gli obbiettivi generali che essa si pone; la teoria delle forme di governo

nasce dall’analisi del modo in cui operano gli organi fra i quali è ripartito il potere.

La dinamica delle forme di governo: Le attuali forme di governo si possono classificare in a

direzione:

monocratica: parlamentari o presidenziali, si caratterizzano per l’emergere di un organo di

- vertice monocratico che assume la direzione politica del governo dettandone le scelte,

scegliendo i ministri e assumendo la responsabilità dinanzi parlamento, fatta valere

attraverso la sfiducia o la censura, che obbligano alle dimissioni o alla revoca immediata, e

al corpo elettorale, ed opera con le elezioni politiche ordinarie, la cui periodicità è fissata in

costituzione, ma è spesso affidata ai capi di governo, quando hanno il potere di scioglimento

anticipato, tali forme possono prevedere meccanismi di investitura diversi, in relazione al

vertice dell’esecutivo, come l’elezione diretta, o l’elezione del primo ministro, come nel

governo con premier elettivo, e l’elezione indiretta, la cui elementi sono:

- elezione non diretta del premier, attribuita con nomina dal capo dello stato o

parlamento,

- possibilità del parlamento di sfiduciare il primo ministro e far cadere il governo,

- possibilità di scioglimento del parlamento da parte del capo dello stato o del primo

ministro;

duale: il tipico modello è quello semi-presidenziale, vi è un presidente con rilevanti poteri

- costituzionali e di indirizzo politico, ed un capo del governo al vertice dell’esecutivo,

ciascuno può essere sorretto da maggioranze diverse e, se conformi, prevale la figura cui le

forze di maggioranza riconoscano la leadership;

direzione collegiale: le scelte principali sono demandate all’organo collegiale di vertice,

- come nei governi parlamentari di coalizione, dove il presidente dell’organo collegiale è un

primus intra pares, con il ruolo di mediatore fri i diversi interessi interni all’organo che

presiede.

Le forme di governo in Italia, profili storici: L’ordinamento giuridico nacque con i caratteri della

monarchia costituzionale, ma si avvertì l’esigenza di coinvolgere il corpo elettorale; fino all’arrivo

del fascismo l’Italia fu caratterizzata da un governo parlamentare dualista, che emerse in sede

costituente; l’attribuzione di particolari poteri al Presidente della Repubblica è una tematica

coinvolgente la distinzione tra poteri sostanzialmente o formalmente presidenziali.

La forma di governo in Italia: la Costituzione e la prassi: Nel 1946 la Costituente scelse la

forma di governo parlamentare e la Costituzione stabilisce che il Presidente della Repubblica

nomina il presidente del Consiglio, senza dare indicazioni circa il procedimento da seguire, il

Governo deve ottenere la fiducia da ambo i rami del Parlamento, ed entra in carica con il

giuramento; non vi è alcuna gerarchizzazione nel rapporto tra presidente del Consiglio, singoli

ministri e Consiglio dei ministri tale da rinvenire una forma di governo parlamentare a direzione

monocratica, se non per il periodo in cui era presidente del Consiglio Alcide De Gasperi; i

successivi governi furono sempre di coalizione, fondata su una maggioranza parlamentare

composita, ove i ministri rispondevano maggiormente ai rispettivi partiti, con una conseguente

instabilità dei governi, l’assenza di un assetto gerarchico interno al Governo e l’instabilità di esso

hanno caratterizzato tutti i governi fino agli anni ’90.

La forma di governo in Italia: le trasformazioni: Dagli anni ’80 si avvertì un’esigenza di

efficienza e stabilità, quali condizioni indispensabili per lo sviluppo, passando così al sistema

elettorale maggioritario, per instaurare una competizione bipolare per consentire l’investitura diretta

di maggioranza e Governo, porre fine al correntismo interno ai partiti, moralizzare la vita politica e

pubblica e imporre un ricambio di classe politica; tali innovazioni influirono sul funzionamento

della forma di Governo, potenziando il ruolo del presidente del Consiglio e consentendo di dare

all’azione di Governo la necessaria stabilità di indirizzo; il sistema si va orientando verso una forma

di governo a direzione monocratica fondata su coalizioni, ma con meccanismi diversi e un ruolo più

incisivo del corpo elettorale che esprime il proprio indirizzo con il voto.

La sovranità popolare

La sovranità appartiene al popolo: L’art. 1 Cost. afferma che la sovranità appartiene al popolo

che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, ciò implica che il popolo è titolare della

sovranità in senso giuridico, mantenendone continuativamente il possesso, ossia un potere di fatto

su di essa e non può rinunciarvi trasferendola ad altri, né delegandone l’esercizio, quindi esso è

fonte di legittimazione di ogni potere costituito, quindi lo Stato e gli altri enti politici devono basarsi

su tale criterio di legittimazione, tale principio mirò a rovesciare la concezione dello Stato fascista e

ad allontanarsi dalla concezione ottocentesca della sovranità nazionale, in cui unica interprete della

nazione era il ceto della borghesia, ora lo Stato è espressione della volontà popolare; il popolo

esercita la sovranità attraverso le elezioni, i vari tipi di referendum e mediante gli altri input di

partecipazione politica; questo, in senso giuridico, è l’insieme di coloro che sono legati

all’ordinamento dal vincolo della cittadinanza, che determina in capo al titolare un complesso di

diritti e doveri di tipo politico, direttamente legati allo status giuridico di cittadino, mentre la

popolazione è l’insieme di quanti si trovano all’interno di un ente territoriale; diverso è il concetto

di nazione che identifica non un rapporto giuridico, ma un vincolo sociale che accomuna e unifica

per varie ragioni un insieme di persone fisiche.

Il popolo che vota: Rappresenta la fondamentale forma di partecipazione alla vita politica di uno

Stato, e il nostro ordinamento prevede un complesso di norme che ne dettano la disciplina, le cui

fonti sono la Costituzione e una serie di leggi specifiche, all’art.48 Cost. sono previsti 4 principi

fondamentali:

- sono elettori tutti i cittadini che hanno la maggiore età: è garantito l’elettorato è attivo, ossia

spetta a tutti il diritto di votare, mentre è passivo, ossia il diritto di essere votati e quindi di

venire candidati ed essere eletti,

- specifiche limitazioni possono essere previste, ma solo dalla legge: per chi non ha la

capacità di agire o come pena accessoria in caso di sentenza definitiva, come misura

preventiva ed infine per chi sia condannato all’interdizione definitiva o temporanea dai

pubblici uffici,

- il voto è circondato da una serie di garanzie: esso è:

- personale: deve essere espresso da ogni cittadino di persona,

- uguale: non è legittima l’attribuzione a categorie di cittadini di più voti,

- libero: esente da qualsiasi forma di costrizione o pressione, anche nel senso di libera

formazione della propria opinione politica,

- segreto: è il baluardo e il presupposto di un voto libero,

- è definito dovere civico: di cui alla Legge 270/2005 che ha ripristinato tale formula, ma

senza sanzioni.

Il popolo che elegge: Il nostro Stato è una democrazia rappresentativa, in cui il popolo esercita la

sovranità, eleggendo i propri rappresentanti all’interno del Parlamento, i quali esercitano le funzioni

attribuitegli dall’ordinamento come componenti dell’organo rappresentativo, le cariche politiche

sono:

- 630 deputati della Camera dei deputati,

- 315 senatori del Senato della Repubblica,

- i presidenti delle regioni e i consiglieri regionali,

- i presidenti delle province e i consiglieri provinciali,

- i sindaci e i consiglieri comunali,

- i consiglieri circoscrizionali,

- i 78 componenti italiani del Parlamento europeo;

tali cariche sono previste da specifiche norme che ne disciplinano il procedimento e che nel loro

complesso costituiscono la legislazione elettorale, di cui il sistema elettorale è parte rilevante, ma vi

sono vari altri aspetti; è possibile individuare elementi che accomunano le diverse formule elettorali

ed è possibile fare una ripartizione in tre categorie, elezioni:

 politiche,

 amministrative: regionali, comunali, provinciali e circoscrizionali,

 europee.

I sistemi elettorali: Esso è il meccanismo che consente di trasformare i voti espressi dal corpo

elettorale in seggi, ma occorre distinguere tra l’elezione di organi monocratici viene eletto solo chi

ottiene più voti, ossia la maggioranza relativa, o si può prevedere che venga eletto anche chi ottiene

una quota minima di essi, se questa è fissata nel 50% + 1, il sistema si definisce a maggioranza

assoluta, e se nessuno riesca a raggiungerla si può prevedere un secondo turno, stabilendo che ad

esso accedono i 2 (ballottaggio) o 4 candidati più votati. Gli organi collegiali, per il principio del

pluralismo, vengono composti in modo tale da rappresentare la collettività, sia sotto il profilo

politico che sotto quello territoriale, e la rappresentatività può raggiungersi con formule:

- maggioritarie: ottiene il seggio colui il quale ottiene più voti,

- proporzionali: si caratterizzano per l’assegnazione percentuale dei voti espressi, garantendo

l’effettiva corrispondenza tra i voti attribuiti ad un partito e seggi ad esso assegnati, il

calcolo per l’assegnazione dei seggi può avvenire con formule matematiche diverse;

la scelta del sistema dipende da ciò che si ritiene di dover garantire maggiormente, infatti per i

sostenitori del sistema:

- maggioritario: esso consente di garantire maggiore stabilità e governabilità, mentre per i

critici sono lesivi della rappresentatività;

- proporzionale: esso consentono la formazione di assemblee effettivamente rappresentative,

mentre per i critici l’eccessiva frammentazione non garantisce stabilità;

per evitare tali inconvenienti sono stati introdotti dei correttivi per favorire il formarsi di una

maggioranza stabile, ossia l’attribuzione di un premio di maggioranza, ossia l’assegnazione di

ulteriori seggi a che ottiene nel complesso la maggioranza dei seggi; alcuni sistemi elettorali, come

quello italiano, si definiscono misti, ossia mirano a conciliare entrambi i sistemi, eliminandone gli

svantaggi e consentendo stabilità dei governi e rappresentatività delle assemblee.

Le elezioni parlamentari: Sono finalizzate alla formazione dei rami del Parlamento ed avvengono

sulla base si un sistema misto su base rigorosamente proporzionale, i seggi sono suddivisi su base

territoriale, quelli del:

- Senato: su base regionale, e vi si assegnano almeno 7 senatori per regione,

- Camera: in circoscrizioni regionali o sub-regionali e ripartiti in relazione al numero degli

abitanti,

con la Legge 270/2005 si è riaffermato un sistema proporziona corretto dall’attribuzione del premio

volto ad assicurare alla Camera una sicura maggioranza di almeno 340 seggi, la formula prevede:

- per Senato e Camera si vota con una sola scheda per organo,

- non esistono candidature individuali, ma solo liste di candidati, da 1 a 44 per la Camera e da

2 a 47 per il Senato,

- sulle schede compaiono esclusivamente i simboli delle forze politiche che presentano il

candidato,

- ciascuna forza politica può decidere di collegarsi in coalizione, e devono presentare un solo

programma e un solo capo della coalizione,

- è possibile essere candidati alternativamente alla Camera o al Senato;

per la Camera:

- dopo le votazioni si comincia a tenere conto delle soglie di sbarramento,

- si comincia a tenere conto delle lista che hanno superato lo sbarramento si fa una prima

ripartizione dei seggi su criterio rigorosamente proporzionale, appurando se sono stati

conseguiti i 340 seggi dalla lista o coalizione,

- in caso negativo alla lista o coalizione che ha avuto più voti si assegnano comunque i 340

seggi sottraendoli alle coalizioni perdenti ,

- si stabilisce in quale circoscrizione a ciascuna lista spettano i seggi conquistati,

- vengono proclamati eletti, per ciascuna lista, tanti candidati quanti ad essa spettano,

per il Senato:

- si applica la stessa formula della Camera, ma in 17 regioni, vigono soglie di sbarramento del

20% per le coalizioni e per le liste, se coalizzate il 3%, viceversa l’8%,

- se in ciascuna delle 17 regioni, una coalizione di liste ha ottenuto un numero di seggi pari al

55% di quelli da eleggere in tutta la regione, il riparto è fatto su base regionale puramente

proporzionale, viceversa si assegnano alla Camera i 340 seggi a chi vince, e in ogni regione

si assegnano alla lista o coalizione che vince il 55% dei seggi, mentre gli altri vengono

ripartiti tra quelle perdenti;

tali formule elettorali per l’elezione puntano a favorire una competizione bipolare, inducendo i

molti partiti del nostro sistema politico a coalizzarsi per la conquista di seggi o collegi

maggioritari.

Le elezioni regionali: Secondo l’art. 122 Cost. “la competenza, in materia di sistema elettorale,

spetta alla legge regionale, nei limiti dei principi fondamentali, stabiliti dalla legge dello Stato”,

sono state apportate varie modifiche con la Legge 43/1995, ed ancora con la Legge Cost. 1/1999,

quella in vigore è una disciplina transitoria, che si basa sull’elezione diretta del presidente della

regione con l’attribuzione della maggioranza in Consiglio regionale alle forze politiche che lo

hanno sostenuto durante la candidatura, caratteristiche sono:

- voto in un turno unico con unica scheda,

- i candidati devono collegarsi ad una o più liste provinciali,

- l’elettore può votare

- il solo candidato,

- insieme alla lista cui è collegato,

- il candidato ed una lista provinciale cui non è collegato,

- una lista provinciale soltanto con corrispondente voto per il candidato presidente cui

essa è collegata,

- il candidato presidente che ottiene più voti viene eletto e con lui non meno del 55% dei

consiglieri delle liste collegate, se le liste collegate hanno ottenuto meno della metà dei

seggi, viene eletta l’intera lista regionale, se hanno ottenuto la metà dei seggi o più, è

eletto solo il 50% dei candidati della lista regionale;

obbiettivo del meccanismo è la composizione del consiglio e la governabilità, ma anche la

salvaguardia del pluralismo.

Le elezioni comunali e provinciali: La loro legislazione compete allo Stato, ai sensi dell’art. 117

Cost. e la disciplina è raccolta nel testo unico sull’ordinamento degli enti locali, risalente al 1993,

caratterizzata dall’elezione diretta dell’organo di vertice monocratico, il sindaco e il presidente della

provincia, vi sono tre formule in base alla distinzione tra:

- comuni maggiori: con più di 15000 abitanti, i cui elementi sono:

- scheda unica per l’elezione di sindaco e consiglio, divisa in due parti con a sinistra i

canditati sindaco, a destra le liste cui ciascuno di essi è collegato,

- facoltà per l’elettore di votare solo per un candidato sindaco, per il sindaco e una lista

collegata, solo per la lista, per un candidato sindaco e per una lista non collegata ad

esso,

- al voto di lista può aggiungersi la preferenza per un candidato specifico,

- per essere eletti occorre la maggioranza assoluta dei voti validi o si va al ballottaggio tra

i 2 più votati,

- il candidato eletto garantisce alle liste che lo sostengono il 60% dei seggi consiliari,

mentre il resto va alle minoranze, il riparto è proporzionale ai voti ottenuti alle liste

all’interno delle due quote di maggioranza e minoranza,

- comuni minori: ciascun candidato sindaco è collegato ad una lista sola, ed è possibile esprimere

una preferenza, si vota in un solo turno, il candidato che prende più voti è eletto insieme ai 2/3

fra i consiglieri della sua lista, gli altri seggi sono ripartiti proporzionalmente fra le altre liste;

- province: i candidati al consiglio si presentano in collegi uninominali, non è possibile il voto

disgiunto, esprimendosi un solo voto per il candidato presidente o per uno dei consiglieri;

- circoscrizioni : le modalità sono affidate allo statuto del comune, o in mancanza si opera con la

formula dei comuni minori.

Le elezioni europee: La formula è quella proporzionale, la quale prevede che:

- i seggi sono ripartiti in 5 grandi circoscrizioni pluri-regionali,

- si applica la formula del quoziente naturale e del più alti resti, non è richiesto che ciascuna

lista ottenga un quoziente pieno, potendo partecipare tutte al riparto dei seggi,

- sono previste preferenze plurime, fino ad un massimo di tre.

La legislazione elettorale di contorno: Vi è una ulteriore disciplina relativa alle:

- candidature: è richiesta la sottoscrizione di esse da parte di un certo numero di elettori in

relazione alla dimensione demografica del collegio;

- contestazioni: avverso il procedimento elettorale vanno indirizzate agli organi responsabili

del procedimento, Ministero degli Interni e Comune, fino al momento della proclamazione;

- campagne elettorali: sono previste regole che disciplinano l’accesso e i mezzi di

informazione, le altre forme di propaganda, i limiti alle spese elettorali, le varie forme di

controllo e le sanzioni per ipotesi di violazione, con la formazione di un apposito organo, il

collegio regionale di garanzia elettorale;

- per l’accesso ai mezzi di informazione: è introdotta una disciplina dettagliata volta a

regolarne l’accesso in condizioni di parità, a vietare la diffusione di sondaggi sulla

intenzioni degli elettori nei 5 giorni che precedono il voto.

Come si sono trasformate le leggi elettorali: Dagli anni ’90 la legislazione elettorale ha subito

notevoli innovazioni, ciò che oggi accomuna le formule elettorali è che tutte:

- favoriscono l’aggregarsi delle varie forze politiche per raggiungere il bipolarismo,

- perseguono tale obbiettivo cercando di tutelare il pluralismo rappresentativo,

- si traducono in sistemi misti,

il modo di raggiungere obbiettivi identici è però differente, mentre a livello regionale, provinciale e

comunale è stato possibile ottenere una netta bipolarizzazione, garantendo stabilità e pluralismo, a

livello parlamentare si è proceduto alla bipolarizzazione collegio per collegio anche se il recupero di

seggi attribuiti con metodo proporzionale e gli accordi fra partiti hanno condotto ad una

“proporzionalizzazione” del maggioritario.

Il popolo che delibera: È prevista, nel nostro ordinamento, una forma di partecipazione diretta del

popolo rappresentata del referendum, che consiste in una votazione deliberativa sulla base di un

testo sottoposto alla valutazione degli elettori con vari effetti; vi sono referendum consultivi e

deliberativi, in grado di incidere sull’ordinamento e la volontà di coloro che prevalgono diviene

volontà del popolo; la Costituzione prevede due tipi di referendum di rilievo nazionale ed che

coinvolgono solo parte dell’elettorato, tali referendum possono essere richiesti su iniziativa

popolare.

Referendum costituzionale (art.138 Cost.): Può essere promosso entro 3 mesi dalla pubblicazione

di una legge costituzionale, se non è stata approvata nella seconda votazione dai 2/3 di entrambe le

Camere, può essere richiesto da:

- 1/5 dei componenti di ciascuna delle Camere,

- 5 consigli regionali,

- 500.000 elettori,

su di essi decide l’ufficio centrale per il referendum, presso la Corte di Cassazione, in seguito il

Presidente della Repubblica, su delibera del Consiglio dei Ministri, lo indice tra il 50° e il 70°

giorno del decreto di indizione, se la legge ottiene la maggioranza dei voti validi, viene attestato

dalla Cassazione e il Presidente della Repubblica promulga la legge, viceversa la legge non viene

promulgata, l’assenza di un quorum deliberativo è giustificata che in questa ipotesi si tratta di

concorrere a prendere una decisione.

Referendum abrogativo (art. 75 Cost.): Consiste nel sottoporre, al corpo elettorale, un quesito

circa l’abrogazione di una legge o di parte di essa, possono richiederlo:

- 5 consigli regionali,

- 500.000 elettori,

la disciplina di tale procedimento è prevista dalla Legge 352/1970, soggetta ad una serie di limiti

costituzionali circa gli oggetti dello stesso, da ciò l’esigenza di un meccanismo di verifica

dell’ammissibilità dei quesiti, affidato alla Corte costituzionale, con Legge Cost. 1/1953, per cui

non sono ammessi quelli aventi ad oggetto leggi:

- tributarie e di bilancio,

- amnistia e indulto,

- autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali;

oltre ai divieti dell’art. 75 Cost. la Corte costituzionale ha previsto limiti ulteriori circa:

- Costituzione e leggi formalmente costituzionali,

- leggi a contenuto costituzionale vincolato, la cui disciplina è dettata in Cost.

- leggi a contenuto “comunitariamente” vincolato,

- atti legislativi con forza passiva rinforzata,

- leggi collegate strettamente a quelle previste all’art. 75 Cost.

- leggi obbligatorie o necessarie, che devono necessariamente esistere poiché previste dalla

Cost.

rilevante è la questione del referendum su leggi elettorali, considerate necessarie per il

funzionamento degli organi costituzionali, ma che non hanno contenuto vincolato, esse possono

essere sottoposte a referendum quando hanno ad oggetto alcune disposizioni e solo se la normativa

di risulta, sia sufficiente a consentire il funzionamento degli organi costituzionali. Il quesito

referendario deve essere formulato in modo omogeneo, chiaro ed univoco, l’omogeneità richiede

che la domanda sottoposta al voto consenta una scelta secca tra “si” e “no”, è quindi inammissibile

un quesito che contenga una pluralità di domande eterogenee; affinché la consultazione

referendaria abbia esito favorevole occorre un quorum strutturale, ossia che vi partecipi la metà più

uno degli aventi diritto, in caso di prevalenza del:

- “si”: il Presidente della Repubblica emana un decreto con cui dichiara abrogata la legge o

parte di essa, ed ha effetto dal giorno successivo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale,

- “no”: la legge non viene abrogata e non può essere riproposto lo stesso quesito sulle stesse

questioni per almeno 5 anni, tale limite solo se non si raggiunge il quorum,

al referendum non si dà seguito qualora venga emanata una legge abroghi quella oggetto del

referendum, salva l’ipotesi in cui la nuova disciplina non modifichi i contenuti e principi ispiratori

di quella sottoposta a referendum.

Referendum relativi a modificazioni territoriali (art. 132 Cost.): È previsto per quelle aventi ad

oggetto la fusione tra regioni o la creazione di nuove, quale presupposto della legge costituzionale,

mentre per il distacco di comune o provincia è previsto quale presupposto per l’emanazione di una

legge ordinaria che lo consenta.

Referendum regionali e locali: Ai regolamenti regionali è rimessa anche la regolamentazione del

referendum avente ad oggetto “leggi e provvedimenti amministrativi della regione”, per quanto

concerne gli enti locali i referendum hanno ad oggetto “materie di esclusiva competenza locale”, è

previsto un referendum confermativo eventuale per l’approvazione degli statuti regionali, e nelle

regioni a statuto speciale è previsto referendum confermativo per l’approvazione delle “leggi

statutarie”.

Il referendum abrogativo nella prassi: Il primo si ebbe nel 1974, grazie all’emanazione della

Legge 352/1970 circa la disciplina del referendum previsti in Costituzione, e da allora il ricorso a

tale strumento è stato molto frequente, ma la maggior parte sono caduti nel nulla per il mancato

raggiungimento del quorum strutturale, si è tentato di delineare gli aspetti salienti dell’istituto

referendario, evidenziando quelli più propriamente giuridici:

- l’ammissibilità dei referendum,

- problematica relativa alla valenza degli esiti referendari,

- effetti conseguenti il mancato raggiungimento del quorum,

- legittimità del referendum formalmente abrogativi ma sostanzialmente propositivi,

- l’opportunità di modernizzare l’istituto sotto vari profili:

- successione temporale,

- numero delle sottoscrizioni richieste,

- previsione di un limite alle righereste da sottoporre al voto nella stessa tornata,

- vincoli al legislatore affinché rispetti l’esito del voto,

- l’eliminazione o la riduzione del quorum strutturale,

il referendum va valutato del punto di vista del diritto e va esercitato nel rispetto della legge e nei

limiti da questa previsti.

Il popolo che partecipa: i partiti: I cittadini possono svolgere un ruolo attivo nella vita politica del

Paese, concorrendo ad influenzare le scelte collettive ed esercitare la propria sovranità, sotto tale

profilo ha rilevanza l’associazionismo in generale e l’uso per fini politici di determinati istituti

previsti in Cost. che disciplina quello per fini politici, facendo riferimento ai partiti politici, che da

inizio ‘900 si sono affermati come strutture di massa, in grado di mobilitare moltissimi cittadini ed

il primo modello fu quello socialdemocratico, che coinvolse i lavoratori e ceti meno abbienti; in

Italia questi hanno un ruolo fondamentale, in grado di incidere sull’indirizzo di uno Stato, tanto che

le difficoltà del sistema si sono riflesse sul funzionamento delle istituzioni, l’art. 49 Cost. prevede il

diritto “ad associarsi liberamente in partiti politici per concorre, con metodo democratico, a

determinare la politica nazionale”, il metodo democratico prevede che il partito debba rispettare

regole democratiche nei rapporti esterni e non deve necessariamente caratterizzare quelli interni, il

motivo di ciò è nell’intenzione degli stessi di non subire influenze al proprio interno; essi hanno

sempre goduto di tutela e la disciplina vigente necessiterebbe di un riassetto, il testo normativo più

compiuto è la Legge 157/1999 che disciplina il finanziamento pubblico dei partiti, prevedendo un

rimborso per le spese elettorali e l’estensione del finanziamento ai comitati promotori dei

referendum, a condizione del raggiungimento del quorum; di rilievo è il rapporto partito – gruppo

parlamentare, i partiti in Italia nascono prima come realtà operante nella società e poi nelle

istituzioni ed hanno progressivamente assunto il controllo di tutti gli ambiti decisionali, coniando il

termine partitocrazia per indicare l’eccessivo potere da questi acquisito; per ridurre l’eccessiva

frammentazione si è tentato un consolidamento ed un’aggregazione tra le varie forze tramite

l’introduzione delle coalizioni, attorno alle quali tutti i partiti sono costretti a riunirsi, tale soluzione

non ha risolto il problema, ed è stata accolta a fatica dai partiti, e le frammentazioni sono tutt’altro

che espunte ed il sistema mostra ancora fragilità. Debolezza organizzativa e tatticismo esasperato.

Altri istituti di partecipazione politica: Fra gli istituti di partecipazione popolare vi è la:

- petizione: circa la possibilità dei cittadini di “richiedere provvedimenti legislativi o far

presenti comuni necessità”, ma raramente hanno seguito;

- iniziativa legislativa popolare: l’art. 71 Cost. prevede che 50.000 elettori possano presentare

un disegno di legge alle Camere, spetta a quella che per prima lo riceve verificarne firme e

regolarità di richiesta, secondo i regolamenti di queste essa non decade a fine legislatura, ma

anch’esse hanno influenza limitata. Il Parlamento

Alle origini dei parlamenti: I moderni parlamenti da riunioni occasionali di baroni e nobili, senza una

periodicità stabilita, iniziarono ad assumere, mediante la previsione di:

- garanzie per i suoi membri,

- periodicità degli incontri,

- diritto di autoconvocarsi,

caratteri di organo stabile, tale processo si realizzò nel’700 in Inghilterra, e da lì l’organo del parlamento si

diffuse nel resto d’Europa, e con il suffragio universale, essi divennero assemblee espressione di tutta la

società e crocevia istituzionale dello Stato democratico di derivazione liberale; parallelamente si diffondeva

anche il partito di massa; con l’affermarsi dei parlamenti il potere esecutivo passò ad altri organi, solitamente

i ministri, legati con questi da un rapporto di fiducia e capaci di influire sulla formazione dell’esecutivo; col

tempo, i partiti politici e il suffragio universale limitarono il potere delle assemblee che cominciò a

concentrarsi nelle mani dei partiti e nelle mani degli elettori che con il voto determinavano la maggioranza

parlamentare e il governo, che legittimato dalla sovranità popolare guida l’attività del parlamento anche in

ambito legislativo, con l’ampliamento del potere normativo del governo.

Il parlamento in Italia fino alla Costituente: Le radici storiche risalgono al Parlamento bicamerale previsto

dallo Statuto Albertino del 1848, caratterizzato da una camera:

- espressione della rappresentanza nazionale,

- di nomina regia,

sin dall’inizio la Camera dei deputati fu quella dove maggiormente si svolse il rapporto con i governi che

cercavano di ottenere sostegno politico, instaurando con essa un rapporto fiduciario, mentre il Senato non

poteva determinare lo scioglimento dell’esecutivo, e si può affermare che il bicameralismo fu effettivamente

bicameralismo disuguale e differenziato; durante il fascismo questo venne trasformato nella Camera dei fasci

e delle corporazioni di nomina governativa, espressione dei ceti produttori delle società, luogo in cui le

categorie sociali ed economiche concorrevano alla funzione legislativa; con la Costituente per

l’organizzazione del Parlamento vi erano forze politiche propendenti per:

- Parlamento monocamerale ,

- Parlamento bicamerale ,

si decise poi per un Parlamento composto da due Camere, che fossero entrambe espressione della sovranità

popolare, affermandosi un’identità di attribuzioni e funzioni espressione di un bicameralismo

sostanzialmente partitario ed indifferenziato, fondato su due camere poste sullo stesso piano.

Come è composto il Parlamento italiano: È composto da due Camere, che restano in carica 5 anni, quella:

- dei deputati: ha 630 membri eletti dai cittadini maggiorenni, e possono essere eletti tutti coloro

abbiano compiuto 25 anni,

- del Senato: ha 315 membri, eletti dai cittadini che abbiano compiuto il 25° d’età, possono essere

eletti coloro abbiano compiuto i 40 anni, nonché 5 senatori a vita nominati dal Presidente della

Repubblica “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti” e tutti gli ex Presidenti della

Repubblica, ove non rinuncino;

la Costituzione prevede cause di:

- incompatibilità: ipotesi in cui la legge vieta che un soggetto ricopra, contemporaneamente due

cariche,

- ineleggibilità: quando, per via della carica o ufficio ricoperto, il cittadino non possa essere eletto,

esse sono previste dalla legge e consistono nelle funzioni che il soggetto non può svolgere in corso al suo

mandato; sono inoltre nominati 12 deputati e 6 senatori che rappresentano i cittadini italiani all’estero, eletti

da speciali circoscrizioni estero, riforma introdotta dalla Legge cost. 1/2001 per rendere effettivo diritto di

voto dei cittadini residenti all’estero.

La durata in carica: Ciascuna Camera dura in carica 5 anni e non è possibile prevedere una proroga, se non

per legge e in caso di guerra, i poteri delle Camere sono prorogati fino alla riunione delle nuove Camere

(entro 20 giorni dal voto, che deve avvenire tra il 45° e il 70° giorno dalla fine della legislatura), per garantire

la continuità delle funzioni parlamentari, non in relazione all’attività ordinaria, ma rispetto a situazioni

delicate che non possono essere rimandate, per evitare il vuoto nell’esercizio delle funzioni attribuite al

Parlamento, tale istituto è la prorogatio, tenuto distinto dalla proroga, che è uno spostamento in avanti del

termine; una o entrambe le Camere possono essere sciolte anticipatamente (art.88 Cost.).

Il Parlamento in seduta comune: È formato dai membri di entrambe le Camere, si riunisce a Montecitorio,

per svolgere le funzioni previste dal’art. 55 Cost. e si occupa di eleggere:

- il Presidente della Repubblica, assistere al suo giuramento, metterlo in stato d’accusa,

- 1/3 dei componenti del CSM,

- 1/3 dei componenti della Corte Costituzionale, nonché i 45 cittadini tra i quali estrarre i giudici

aggregati per il giudizio d’accusa contro il Presidente della Repubblica,

è presieduto da presidente della Camera ed anche il regolamento è quello della Camera.

La disciplina costituzionale delle due camere: Organizzazione e funzionamento sono disciplinati da fonti

costituzionali, regolamenti parlamentari e dalla legge, e il complesso normativo risultante è il diritto

parlamentare, le cui norme fondamentali sono:

- ciascuna Camera elegge tra i componenti il presidente e l’ufficio della presidenza (art. 63 Cost.),

- ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta per disciplinare

funzionamento interno che è oggetto di una riserva di regolamento,

- le sedute sono pubbliche, salvo che non sia deliberata la seduta segreta, nella prassi rarissima e

vengono redatti verbale e resoconti,

- le decisioni sono assunte con la maggioranza dei presenti, ossia quorum funzionale, dato dalla metà

più uno di coloro che votano purché sia presente la maggioranza dei componenti di ciascuna

assemblea, ossia quorum strutturale o numero legale, dato dalla metà più uno dei componenti salvo

congedi autorizzati, la Cost. può richiedere una maggioranza qualificata, la cui forma più semplice è

la maggioranza assoluta, ossia la metà più uno di coloro che compongono il collegio;

- i membri del Governo hanno diritti ad assistere alle sedute ed essere ascoltati su loro richiesta,

mentre ne hanno l’obbligo se richiesti ai sensi dell’art. 64 Cost.

la Costituzione disciplina lo status giuridico di parlamentari, stabilendo che:

- non è possibile essere membri di entrambe le Camere,

- i titoli per acquisire la qualifica di parlamentare e il sopraggiungere di cause di incompatibilità sono

giudicati da ciascuna Camera in relazione all’appartenenza del soggetto da giudicare,

- i parlamentari rappresentano la nazione ed esercitano le rispettive funzioni senza vincoli di mandato,

di cui all’art. 67 Cost.

- i parlamentari sono titolari di un’indennità prevista dalla legge cui vanno ad aggiungersi una serie di

altri benefici volti ad agevolarne il lavoro,

- i parlamentari godono di alcune immunità, evitando condizionamenti da parte del potere giudiziario:

- insindacabilità: relativa a ciò che fanno o dicono per cui non possono essere chiamati a

rispondere, salvo quanto previsto dalla Legge 140/2003,

- inviolabilità: non possono essere soggetti a restrizioni della libertà personale, di cui all’art. 68

Cost. salvo che la Camera di appartenenza non lo autorizzi, o in casi di flagranza di reato;

la Costituzione disciplina, sommariamente, il l’iter formativo di una legge ordinaria, dettando norme che

vincolano l’esercizio del potere regolamentare per ciascuna delle Camere.

L’organizzazione delle Camere: È sostanzialmente la stessa, al loro interno sono presenti:

- presidente: assicura il buon andamento dei lavori, fa osservare il regolamento e dirige le sedute, ed è

assistito da vicepresidenti,

- ufficio della presidenza: con compiti amministrativi, attinenti alla disciplina interna e compiti di

natura politico-organizzativa,

- conferenza dei presidenti dei capigruppo: assiste il presidente per ciò che attiene l’organizzazione dei

lavori dell’aula, composta dai presidenti dei gruppi parlamentari, decide sul programma dei lavori,

al calendario e all’ordine del giorno delle sedute,

- organi collegiali: la giunta per il referendum dà pareri al presidente sull’interpretazione del

regolamento, la giunta delle elezioni con compiti istruttori per eventuali contestazioni in ordine alla

regolarità,

- commissioni permanenti: suddivise in base alla competenza e svolgono funzioni essenziali ai fini del

procedimento di formazione delle leggi,

- possibilità di istituire commissioni ad hoc con specifici compiti, o commissioni di inchiesta di cui

all’art. 82 Cost.

- formazione di commissioni bicamerali, istituite per legge con carattere temporaneo o definitivo,

composte in parti uguali dai componenti delle Camere,

- funzioni diverse hanno i gruppi parlamentari, che costituiscono lao strumento di organizzazione dei

partiti politici nelle Camere, ma per entrare a farvi parte occorre un numero minimo di 20 deputati e

di 10 senatori, altrimenti confluiscono nel gruppo misto.

Cosa fa il Parlamento italiano: funzioni e procedimenti: La Costituzione affida la funzione legislativa,

per soddisfare gli interessi e i bisogni della collettività, inoltre esso ha altri compiti derivanti dal rapporto

fiduciario con il Governo, quindi esso ha funzione di indirizzo, controllo, informazione, ed in certi casi ha

funzioni giurisdizionali e amministrative.

Il procedimento legislativo: Si articola nella fase:

- dell’iniziativa,

- istruttoria,

- deliberativa,

- promulgazione,

- pubblicazione,

le prime 3 sono prettamente parlamentari, il potere di iniziativa spetta a:

- Governo, previa approvazione del Consiglio dei ministri,

- ciascun Consiglio regionale,

- Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro,

- popolo,

- singolo parlamentare,

quest’ultimo a differenza degli altri, che hanno facoltà di scelta, può presentare il proprio disegno di legge

solo alla Camera di appartenenza; l’istruttoria avviene in commissione, con l’assegnazione di un progetto di

legge redatto per articoli, in base delle rispettiva competenze per materia e il ruolo della commissione varia a

seconda del modello prescelto, vi sono vari tipi di procedimento legislativo, quello:

- ordinario: attribuisce alla commissione un ruolo istruttorio, poiché l’effettivo procedimento si

svolgerà in aula, il presidente della commissione riferisce sulla proposta, viene discussa in generale,

analizzandone gli articoli, e inviando il testo risultante all’assemblea, dando mandato al relatore di

riferire con una relazione,

- in sede redigente: la commissione ha il compito di formulare un testo definitivo, che approvato in

commissione, verrà sottoposto all’assemblea che dovrà approvarlo o respingerlo senza possibilità di

modifiche,

- in sede legislativa: il testo proposto alla commissione, non inerente questioni di rilevanza generale

viene esaminato ed approvato commissione, se non vi si oppongono il Governo, 1/10 dei componenti

della Camera o 1/5 della commissione;

con il procedimento ordinario, in base al testo approvato in commissione si apre la discussione generale,

nella quale i parlamentari discutono per:

- l’opportunità di procedere all’adozione,

- esame articolo per articolo,

- dichiarazione di voto, circa la posizione di ciascun gruppo in relazione al voto,

- votazione finale , che decreta l’approvazione o meno del progetto, e dovrà ottenere il 50%+1 dei voti

espressi, purché sia presente il 50%+1 dei componenti dell’assemblea;

le votazioni avvengono a scrutinio palese, obbligatorio in caso in cui la norma comporti conseguenze

finanziarie, il voto segreto è previsto se la norma riguardi principi costituzionalmente tutelati; il testo

approvato da un ramo deve viene inviato all’altra Camera e andrà approvato nella stessa formulazione,

qualsiasi modifica comporta il ritorno del nuovo testo all’altra Camera per la sua approvazione, il testo

approvato da entrambe le Camere va al Presidente della Repubblica per la promulgazione, sono previsti

procedimenti speciali per la :

- conversione dei decreti legge,

- progetti di legge costituzionale,

- legge finanziaria,

- bilancio preventivo,

- legge annuale comunitaria,

- legge annuale di semplificazione, volta a snellire l’ordinamento con la redazione di testi unici.

Le procedure di indirizzo: Esso svolge anche un ruolo di indirizzo politico, indicando alla pubblica

amministrazione le linee da seguire per raggiungere gli obbiettivi predeterminati, la sua determinazione

avviene con strumenti diversi, tra cui quelli inerenti il rapporto fiduciario, quelli di dibattito e votazione sulla

mozione di fiducia al Governo, o la questione di fiducia posta dal Governo; le mozioni sono volte a

provocare una deliberazione, secondo il procedimento previsto per i progetti di legge e l’inosservanza da

parte del Governo, la di cui inosservanza consente di ricorrere a strumenti quali la mozione di sfiducia; le

risoluzioni hanno gli stessi scopi delle mozioni, ma possono essere presentate al termine di un dibattito quali

atti di indirizzo che possono ottenere il voto in commissione; gli ordini del giorno di istruzione al Governo,

sono presentati in fasi d’esame di un progetto e sono atti di indirizzo poco incisivi, traducendosi in una sorta

promessa a futura memoria; il campo di operatività circa l’indirizzo politico è costretto entro dei limiti

determinati dal rapporto tra Governo e maggioranza:

- essa è lasciata “libera” di esprimersi come crede,

- le linee d’indirizzo vengono concordate,

l’atto di indirizzo promosso dall’opposizione, per definizione incompatibile con quello di Governo, è messo

da parte, sostituito o respinto, il ruolo dell’opposizione è quello di destare l’attenzione dell’opinione pubblica

sul proprio indirizzo, nell’ottica di diventare maggioranza.

Le procedure di controllo e informazione: Sono previsti strumenti di controllo e informazione di cui i

parlamentari possono avvalersi, quali le:

- interrogazioni: domande rivolte al Governo per tramite del ministro competente,

- interpellanze: riguardano informazioni circa il comportamento tenuto dal Governo in determinate

situazioni o cosa esso intende fare circa un determinato aspetto della politica e determina il sorgere

di un dialogo che può divenire un dibattito;

le commissioni dispongono di analoghi strumenti, le audizioni, con cui si chiede l’intervento dei singoli

ministri in commissione allo scopo di ottenere chiarimenti e informazioni su questioni politiche e

amministrative, e possono chiedere al Governo di riferire sull’esecuzione di leggi e sulle modalità di

attuazione degli strumenti di indirizzo e possono disporre indagini conoscitive, ossia una serie coordinata di

audizioni che si concludono con un documento con cui è possibile invitare qualsiasi persona a fornire

informazioni in relazione a determinati argomenti, la Costituzione prevede la possibilità per ciascuna

Camera, di istituire commissioni d’inchiesta aventi ad oggetto materie di pubblico interesse, composte in

modo da riflettere proporzionalmente i diversi gruppi parlamentari, munite di poteri analoghi all’autorità

giudiziaria per far luce sulle vicende mai chiarite o su fatti sociali di grande rilievo.

La programmazione dei lavori e i sistemi di votazione: I lavori parlamentari seguono il metodo della

programmazione, ossia la loro organizzazione è fissata in base a criteri concordati dalla conferenza dei

capigruppo, per rendere operativo tale modello si è introdotto il contingentamento dei tempi, ossia la

fissazione di un termine entro il quale i procedimenti in assemblea devono concludersi per consentire

l’adozione della legge finale; circa le modalità di votazione, nel 1998 sono state ridotte le ipotesi in cui è

possibile il voto segreto, ed oggi la maggior parte delle votazioni è a scrutinio palese per rendere meno

agevoli colpi di mano della maggioranza e impone ai gruppi parlamentari un ‘assunzione di responsabilità

per i voti espressi; l’opposizione ricorre spesso all’ostruzionismo, ossia l’utilizzo di tutti quegli strumenti

consentiti per ritardare o impedire che l’assemblea deliberi.

Altre procedure e funzioni: Per garantire il libero esercizio delle loro funzioni, le Camere svolgono

funzioni:

- giurisdizionale: circa le contestazioni circa il procedimento elettorale e giudica le eventuali

impugnazioni di provvedimenti relative al personale della propria amministrazione,

- amministrativa: oltre all’autonomia contabile e di bilancio svolgono funzioni amministrative come

l’accesso al sevizio radiotelevisivo, ecc...

Il Governo in Parlamento: Il suo ruolo è frutto in prevalenza della prassi parlamentare, essendo assenti

altre norme che gli attribuiscano il potere di ottenere il sostegno parlamentare necessario per realizzare il

proprio programma, l’esecutivo può intervenire in qualsiasi discussione, evitare che vengano approvate leggi

in sede legislativa e gli sono attribuiti poteri diretti in caso di decretazione d’urgenza; il rapporto fiduciario è

disciplinato dai regolamenti parlamentari, in assenza di una disciplina costituzionale inerente all’istituto della

questione di fiducia, ossia la possibilità per il Governo di chiedere una verifica circa il sostegno della propria

maggioranza, in relazione a provvedimenti ritenuti rilevanti ai fini del proprio indirizzo politico con

l’impegno di rassegnare le proprie dimissioni in assenza di esso, in Italia la posizione di questo verso il

Parlamento non è molto forte, infatti di recente si è proceduto a modifiche dei regolamenti parlamentari volte

a rendere più incisivo il ruolo del Governo spingendo verso un sistema politico bipolare, e si è data a questo

la possibilità di determinare gran parte dell’agenda parlamentare.

Il Parlamento e gli altri soggetti parlamentari: Esso interagisce anche con altri organi e con istituzioni

comunitarie, quali:

- Presidente della Repubblica: in seduta comune lo elegge, presenzia al suo giuramento, gli invia le

leggi approvate e ne riceve i rinvii, i capigruppo vengono consultati per la nomina del presidente del

Consiglio, e i presidenti delle Camere vengono ascoltati in caso di scioglimento anticipato delle

stesse;

- Corte costituzionale: nomina 1/3 dei suoi componenti, essa sottopone a controllo di legittimità le

leggi, e le rinvia in caso di illegittimità, affinché questi provveda, o indica a volte i requisiti che una

legge deve possedere per non essere incostituzionale, e sostiene il giudizio di accusa del Presidente

della Repubblica;

- potere giudiziario: esso elegge 1/3 del CSM e vigila sulle modalità di organizzazione degli organi

giurisdizionali da parte del ministro competente, per garantire il corretto esercizio e funzionamento

della giurisdizione,

- Regioni: la Cost. prevede la commissione per le questioni regionali, ascoltata in caso di scioglimento

di un consiglio regionale a cui i regolamenti parlamentari hanno attribuito ulteriori compiti quali il

parere su disegni di legge che interessano le regioni, ecc..

- Unione europea: è indotto, dall’incidenza del diritto comunitario nel nostro ordinamento,a prevedere

strumenti di controllo sul Governo circa l’attuazione della normativa comunitaria e sulla

partecipazione alla produzione normativa;

- Organi ausiliari: esso si avvalgono della collaborazione di alcuni organi quali il Consiglio nazionale

dell’economia e del lavoro, titolare dell’iniziativa legislativa, della Corte dei conti, ecc…

Il Presidente della Repubblica

Alle origini della figura presidenziale: Il Capo dello Stato è una figura istituzionale al di sopra delle altre,

rappresenta l’unità e interezza dello Stato, sia all’esterno, che all’interno, esso può essere un monarca, le cui

attribuzioni di natura politica persero rilievo con l’avvento dello Stato liberaldemocratico, poiché carenti di

legittimazione rappresentativa; oppure il Presidente della Repubblica, eletto direttamente dal popolo, o

attraverso i suoi rappresentanti; le figure dei Capi di Stato, sono, quasi tutte, figlie della tradizione

monarchica e il loro ruolo effettivo dipende dall’assetto politico-istituzionale di ciascuno Stato.

Il Presidente della Repubblica: elezione e durata in carica: È eletto dal Parlamento in seduta comune

integrato da 58 delegati regionali, con maggioranza qualificata (2/3 del collegio), esso può essere un

soggetto che abbia compiuto 50 anni e goda dei diritti civili e politici, tale carica è incompatibile con ogni

altra e gode di un assegno e di una dotazione finanziaria, per l’elezione sono previste minimo 3 votazioni con

maggioranza qualificata per l’esigenza di dare al Presidente il più ampio consenso politico anche in relazione

alle singole funzioni; la durata del mandato è di 7 anni, di cui all’art. 85 Cost. tale lunghezza manifesta la

volontà del Costituente di svincolare tale figura da legami politici immediati con l’organo che lo elegge,

rilevante è l’istituto della supplenza, previsto se il Presidente sia temporaneamente impossibilitato ad

assolvere le sue funzioni, il cui esercizio passa al presidente del Senato, tenuto a limitarsi ad atti di ordinaria

amministrazione, astenendosi da qualsiasi iniziativa non concordata con il presidente stesso, in ipotesi di

promulgato mancato esercizio, per un impedimento permanente, si ritiene che il supplente abbia pieno

esercizio delle funzioni presidenziali; all’atto di cessazione della carica, egli diviene senatore di diritto e a

vita, salvo rinunzia.

Le attribuzioni del Presidente della Repubblica: Rappresenta l’unità nazionale e svolge una funzione di

garanzia, la Costituzione gli attribuisce poteri rilevanti, incidenti sia sull’esercizio delle funzioni esecutive

sia sulle funzioni legislative e giudiziarie, ma al contempo l’art. 89 prevede che gli atti del Presidente non

sono validi, se non controfirmati da un componente del Governo, la controfirma è un istituto di origine

monarchica, corrispettivo all’inviolabilità della figura del sovrano, oggi l’art. 89 fa riferimento alla

necessaria controfirma dei ministri proponenti, “che ne assumono la responsabilità” e tale riferimento

sembra indicare che si tratti di atti non propri del Presidente, la controfirma di un ministro o del presidente

del Consiglio può assumere significato:

- implicito di proposta,

- mera assunzione di corresponsabilità;

la previsione di tale obbligo per tutti gli atti del Presidente spiega la disputa sul carattere sostanziale o

meramente formale di molti suoi poteri; la Costituzione gli attribuisce poteri relativi a:

- rappresentanza esterna: ratifica dei trattati, riceve i diplomatici, effettua visite ufficiali all’estero,

dichiara lo stato di guerra;

- esercizio delle funzioni parlamentari: nomina 5 senatori a vita, indice le elezioni, convoca le Camere

in via straordinaria, vi invia messaggi, oppure scioglierne una o entrambe;

- funzione esecutiva e di governo-indirizzo: con nomina del presidente del Consiglio e, su proposta dei

singoli ministri, accoglie il giuramento del Governo, emana decreti aventi forza di legge e i

regolamenti del Governo, ha il comando delle forze armate, presiede il Consiglio supremo della

difesa, emana una serie di atti amministrativi deliberati dal Consiglio dei ministri,

- esercizio della sovranità popolare: indicendo le elezioni delle nuove Camere, i referendum e dichiara

l’abrogazione di una legge in caso di prevalenza del “si”;

- esercizio della giurisdizione costituzionale, ordinaria ed amministrativa: nomina di 1/3 dei

componenti del CSM, può concedere la grazia e commutare le pene, adotta i decreti che incidono sui

ricorsi contro atti amministrativi:

l’insieme delle prerogative del Presidente si rileva circa il potere di grazia ed il rapporto tra questi e il

ministro di grazia e giustizia, infatti l’iniziativa spetta ad entrambi e per prassi è attribuita al Presidente, ma

necessita della controfirma del ministro, la cui mancanza può bloccare il procedimento; vi sono atti per i

quali non occorre la controfirma come le:

- sue dimissioni,

- esternazioni, ossia dichiarazioni rese a titolo personale,

- conferimento dell’incarico di formare il Governo;

si tratta quindi di attribuzioni dalla rilevanza diversificata, infatti alcune:

- formalmente e sostanzialmente obbligate,

- riservano al presidente un maggiore ambito di discrezionalità, definibili di elevata valenza politica,

per agevolare l’esercizio delle funzioni delle sue funzioni, la legge ha istituito il Segretario generale della

presidenza della Repubblica, un apparato organizzativo autonomo che risponde della sua attività direttamente

al Presidente, l’organizzazione interna alla presidenza esercita un potere regolamentare.

La responsabilità del Presidente della Repubblica: La Costituzione prevede una forma di irresponsabilità

del Presidente nell’esercizio delle sue funzioni, salvo si tratti dei reati di:

- alto tradimento: ipotesi di collusione con potenze straniere,

- attentano alla Costituzione: violazioni della Costituzione tali da mettere a rischio le fondamenta del

nostro ordinamento;

saranno il Parlamento in seduta comune e la Corte costituzionale i giudici degli atti che rientrino in tali

previsioni, i reati presidenziali vengono attribuiti in base ad un procedimento di due fasi:

- messa in stato di accusa: prevede una fase istruttoria condotta dal comitato parlamentare per i

procedimenti di accusa, cui spetta una prima serie di accertamenti e può concludersi con

l’archiviazione per manifestata infondatezza, o con una relazione al Parlamento in seduta comune

contente conclusioni favorevoli o sfavorevoli all’accusa, successivamente all’atto di accusa il

Presidente può essere sospeso dalle sue funzioni in via preventiva;

- giudizio della Corte costituzionale: si articola in:

- istruttoria: condotta dal presidente o dai giudici delegati, per acquisire elementi di prova utili

per la decisione,

- dibattimento: vede il confronto tra le parti,

- decisione: consegue alla riunione delle Corte in camera di consiglio e può essere di assoluzione

o di condanna, in tal caso potranno applicarsi le pene previste fino al massimo, unitamente alle

sanzioni civili, amministrative o costituzionali,

la sentenza è definitiva e non può essere impugnata, salvo le ipotesi di revisione, inoltre è prevista una

sostanziale irresponsabilità politica per il Presidente.

Il Presidente della Repubblica nella prassi: È una figura ambigua:

- rappresenta la nazione e la sua unità,

- non chiarisce quali tra i poteri attribuitigli sono da considerarsi presidenziali in senso proprio e quali

frutto della volontà di altri organi;

il suo ruolo effettivo emerge dalle prassi, che ha visto susseguirsi 9 presidenti; Sandro Pertini fu il primo ad

interpretare il proprio ruolo, stabilendo un rapporto diretto con l’opinione pubblica, che compì scelte

innovative e assunse rilevanti decisioni di indirizzo politico, nominando per la prima volta un presidente del

Consiglio non democristiano, e non rinunciando a porre veti sulla nomina di alcuni ministri; fu con la

nomina di Scalfaro che il ruolo del Presidente si espresse al massimo delle sue potenzialità, trattandosi di un

periodo di grande instabilità politica che vide alternarsi numerosi governi, nel 1993 si ebbe il primo Governo

di centro-destra che durò in carica solo 7 mesi e dopo la sua caduta Scalfaro decise di non assecondare le

richieste di scioglimento anticipato, provvedendo alla formazione di un nuovo Governo con personalità

esterne al Parlamento, ossia formato da tecnici con un programma dettato da egli stesso, e fu con l’avvio

della XIII legislatura che il Presidente sembrò aver interpretato in modo molto attivo il proprio ruolo, ma

anche tale Governo entrò in crisi. Il potere di scioglimento era considerato inizialmente un potere

sostanzialmente governativo, dagli anni ’70 divenne condizionato dai principali partiti, fino agli anni ’90 che

divenne sostanzialmente presidenziale, tesi sostenuta da chi ritiene che il ruolo del Presidente sia garantire il

buon funzionamento del sistema, supplendo alle mancanze del sistema pratico, ma considerare poteri

presidenziali caratterizzati da un’intrinseca politicità pone problemi circa la figura del Capo dello Stato quale

rappresentate dell’unità nazionale e soggetto super partes.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Docente: Papa Anna
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Papa Anna.

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