Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Obiettivo

Agevolare l’esercizio effettivo del diritto di erogare servizi di assicurazione sulla vita e fissare

regole speciali in materia di libertà di prestazione di servizi transfrontalieri nel campo

dell’assicurazione sulla vita.

Contenuto

Queste direttive nell’ambito dell’assicurazione sulla vita stabiliscono un regime dettagliato

per l’assicurazione vita. Esso comprende un obbligo molto preciso di fornire informazioni

essenziali sul contratto proposto di assicurazione sulla vita. Alcune delle clausole delle

direttive hanno applicazione generale, mentre altre riguardano soltanto la prestazione di

servizi transfrontalieri. Le direttive si applicano alle assicurazioni vita individuali e collettive,

ma non alla gestione di fondi pensione collettivi.

La direttiva 92/96/CEE fa una distinzione tra i contratti di assicurazione stipulati su iniziativa

dell’assicurato e una seconda categoria, che comprende tutti i contratti individuali che non

derivano da tali iniziative. I contratti di assicurazione vita non stipulati su iniziativa

dell’assicurato, vale a dire la seconda categoria, hanno un grado di protezione maggiore.

I contratti stipulati su iniziativa dell’assicurato sono soggetti al controllo dello Stato di

stabilimento dell’assicuratore. Prima di stipulare di propria iniziativa un contratto di

assicurazione vita in un altro Stato membro, il contraente deve fornire una dichiarazione

scritta del fatto di essere a conoscenza che l’impegno è soggetto alle regole di supervisione

dello Stato membro dell’assicuratore, che è tenuto a onorarlo. Il contraente di iniziativa

propria dispone anche di un periodo di 15-30 giorni per rescindere il contratto di

assicurazione vita (direttiva 90/619/CEE, articolo 15).

Un regime diverso si applica ai contratti diversi da quelli stipulati su iniziativa del contraente.

Questi sono soggetti all’applicazione e alla supervisione, ad opera dello Stato membro in cui

il servizio è prestato, delle norme di supervisione dello Stato membro dell’impegno (controllo

del paese del rischio). Ciò vale fino a quando le parti non scelgano in modo valido la

legislazione di un altro paese.

Vi sono anche disposizioni sulla scelta della legislazione che disciplina il rapporto tra

l’assicuratore e l’assicurato. In generale il diritto applicabile è quello dello Stato membro in

cui è fatto l’impegno. Vi sono comunque disposizioni che lasciano la libertà di scegliere un

diverso diritto contrattuale.

Ogni contratto soggetto alle regole della Comunità europea in materia di assicurazione vita è

assoggettato esclusivamente alle imposte indirette sui premi applicabili nello Stato membro

dell’impegno. Le norme fiscali del paese dell’assicurato si applicano quindi a beneficio di tale

paese.

7.2.2. Assicurazione diversa dall’assicurazione sulla vita

Direttiva 92/49/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992, che coordina le disposizioni

legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l’assicurazione diretta diver-

sa dall’assicurazione sulla vita e che modifica le direttive 73/239/CEE e 88/357/CEE

(terza direttiva assicurazione non vita).

Obiettivo 39

Fissare regole per l’esercizio dell’assicurazione transfrontaliera non vita, in modo da

soddisfare le esigenze della libera prestazione di servizi e quelle della tutela dei consumatori.

Contenuto

La direttiva 92/49/CEE che modifica le direttive 73/239/CEE e 88/357/CEE (terza direttiva

assicurazione non vita) fissa l’obbligo per un assicuratore non vita di fornire al potenziale

contraente determinate informazioni. In particolare, il contraente dev’essere informato dello

Stato membro in cui è situata la sede sociale o, se del caso, la succursale dell’assicuratore con

cui stipulerà il contratto o in cui è situato il rischio. Tutti i documenti che garantiscono una

copertura assicurativa devono indicare l’indirizzo della sede sociale dell’impresa di

assicurazione che concede la copertura (articolo 43). La direttiva 92/49/CEE fa anche obbligo

all’assicuratore di informare l’assicurato della legislazione applicabile al contratto prima della

conclusione del contratto di assicurazione proposto (articolo 31).

7.3. Transazioni di valori mobiliari

7.3.1. Pubblicazione del prospetto

Direttiva 80/390/CEE del Consiglio, del 17 marzo 1980, per il coordinamento delle

condizioni di redazione, controllo e diffusione del prospetto da pubblicare per

l’ammissione di valori mobiliari alla quotazione ufficiale di una borsa valori

Obiettivo

La direttiva 80/390/CEE del Consiglio intende fornire agli investitori reali e potenziali in

valori mobili informazioni adeguate e obiettive, coordinando i requisiti che concernono il

prospetto che dev’essere pubblicato a cura dell’emittente dei valori mobiliari. La direttiva

80/390/CEE del Consiglio coordina anche le disposizioni per la redazione, l’esame e la

distribuzione del prospetto da pubblicare per l’ammissione di valori mobiliari alla quotazione

ufficiale di una borsa valori.

Contenuto

Il prospetto deve contenere le informazioni necessarie, sulle persone fisiche e giuridiche,

affinché gli investitori e i loro consiglieri finanziari possano giudicare con fondatezza la

situazione patrimoniale e finanziaria, i risultati e le prospettive dell’emittente, nonché i diritti

connessi con i valori mobiliari stessi (articolo 4). Disposizioni analoghe valgono per la

revisione dei conti (le relative informazioni devono comparire nel prospetto).

L’inadempienza a tali obblighi determina la pubblicazione di informazioni fuorvianti, che

viene sanzionata alla stregua di una violazione del diritto contrattuale o del diritto del

risarcimento per fatto illecito a seconda delle disposizioni della legislazione nazionale.

Le autorità competenti designate devono accertare che i prospetti siano conformi ai requisiti

della direttiva 80/390/CEE e possono essere tenute responsabili, in un’ottica di diritto privato,

qualora approvino un prospetto contenente informazioni fuorvianti (articolo 18). La direttiva

80/390/CEE non pregiudica la responsabilità dell’autorità competente che resta disciplinata

esclusivamente dal diritto nazionale (articolo 18, paragrafo 4).

40

7.3.2. Prospetto per l’offerta pubblica di valori mobiliari

Direttiva 89/298/CEE del Consiglio, del 17 aprile 1989, per il coordinamento delle

condizioni di redazione, controllo e diffusione del prospetto da pubblicare per l’offerta

pubblica di valori mobiliari.

Obiettivo

Coordinare le disposizioni in materia di redazione, controllo e distribuzione del prospetto da

pubblicare allorché valori mobiliari sono offerti al pubblico per la prima volta.

Contenuto

La direttiva 89/298/CEE si applica ai valori mobiliari diversi dalle quote emesse dagli

organismi d’investimento collettivo di tipo aperto e euro-valori, che sono oggetto per la prima

volta di un’offerta pubblica di sottoscrizione o di acquisto in uno Stato membro (articolo 1,

paragrafo 1).

La direttiva 89/298/CEE prescrive che il prospetto sia pubblicato a cura della persona che fa

l’offerta pubblica. Il prospetto deve contenere tutte le informazioni necessarie per effettuare

una valutazione finanziaria fondata dei valori mobiliari (articolo 11). Vi sono norme meno

dettagliate in materia di informazione in caso di valori che non sono oggetto di domanda di

ammissione alla quotazione ufficiale.

La direttiva 89/298/CEE non impone l’obbligo alle autorità competenti di esaminare il

prospetto prima della pubblicazione, questo aspetto è lasciato alla discrezione dello Stato

membro. Gli unici prospetti che possono essere riconosciuti reciprocamente e usati per offerte

multinazionali sono però quelli redatti e esaminati in conformità con la direttiva 80/390/CEE

sulla pubblicazione di prospetti (articolo 21).

7.3.3. Servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari

Direttiva 93/22/CEE del Consiglio, del 10 maggio 1993, relativa ai servizi di investimento

nel settore dei valori mobiliari

Obiettivo

Liberalizzare l’accesso e la partecipazione alla borsa e ai mercati finanziari negli Stati membri

ospitanti per le imprese di investimento autorizzate a fornire i servizi in questione nei loro

Stati membri d’origine.

Contenuto

La direttiva 93/22/CEE del Consiglio prescrive a uno Stato membro di elaborare norme di

comportamento che le imprese di investimento devono osservare in permanenza (articolo 10).

Tali regole devono porre in atto i principi stabiliti nella direttiva. Le regole nazionali devono

prescrivere, tra l’altro, che l’impresa d’investimento agisca, nell’esercizio della sua attività, in

modo leale ed equo nell’interesse dei suoi clienti. L’impresa d’investimento deve anche

chiedere ai propri clienti informazioni sulla loro situazione finanziaria, sulla loro esperienza in

materia di investimenti e sui loro obiettivi per quanto concerne i servizi richiesti. L’impresa di

investimento deve inoltre mettere a disposizione adeguatamente informazioni utili ed evitare

conflitti d’interesse (articolo 11). 41

Queste non sono disposizioni di diritto dei contratti - molte disposizioni potrebbero

influenzare una situazione contrattuale, ma non sono parte del diritto dei contratti stesso.

8. P

ROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa

alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché

alla libera circolazione di tali dati.

Obiettivo

Armonizzare le norme nazionali in materia di elaborazione di dati personali e proteggere i

diritti e le libertà delle persone, in particolare il diritto alla riservatezza.

Contenuto

La direttiva 95/46/CEE intende assicurare un elevato livello di protezione dei dati personali

nell’Unione europea. La direttiva disciplina a livello della CE il diritto civile fondamentale

alla vita privata con riguardo al trattamento dei dati personali, in particolare alla luce

dell’importante aumento del flusso transfrontaliero di dati personali determinato dal mercato

interno.

1) Il contratto

– Il trattamento di dati personali può essere effettuato soltanto se è necessaria

l’esecuzione di un contratto cui la persona interessata (una persona fisica che può

essere identificata, direttamente o indirettamente) è una delle parti o per espletare

formalità su richiesta della persona interessata prima di sottoscrivere il contratto

(articolo 7);

– Allorché l’incaricato del trattamento (persona fisica o giuridica) tratta dati per conto

di un responsabile del trattamento (la persona fisica o giuridica che determina le

finalità e gli strumenti del trattamento di dati personali), vi dev’essere un contratto o

un altro strumento giuridico a disciplinare il loro rapporto. Tale contratto o altro

strumento giuridico deve comprendere certe garanzie che vincolano il responsabile

del trattamento all’incaricato del trattamento, ad esempio il fatto che l’incaricato

agisca soltanto su istruzioni del responsabile (articolo 17).

2) Trasferimento di dati personali a paesi terzi

La direttiva 95/46/CE stabilisce che il trasferimento di dati personali verso paesi terzi può

avvenire soltanto se il paese terzo in questione assicura un "livello di protezione adeguato"

(articolo 25). Vi sono però situazioni speciali per le quali, a mo’ di deroga e in assenza di un

livello adeguato di protezione dei dati nel paese di destinazione, il trasferimento di dati

personali verso paesi terzi può avvenire comunque (articolo 26).

3) Consenso e espressione di volontà (“Rechtsgeschäft” nella letteratura giuridica tedesca)

L’articolo 2, lettera h) della direttiva 95/46/CE definisce in termini generali il consenso della

persona interessata. Prescrizioni più specifiche sul consenso dell’interessato al trattamento di

dati personali sono elencate nell’articolo 7 (consenso espresso in maniera inequivocabile) e 8

(consenso esplicito). 42

4) Responsabilità

L’articolo 23 della direttiva 95/46/CE definisce la responsabilità per un trattamento illecito

dei dati personali, nonché il risarcimento alla persona interessata per il pregiudizio subito.

9. D ’

IRITTO D AUTORE E DIRITTI CONNESSI

Considerazioni generali

La legge contrattuale nell’ambito del diritto della proprietà intellettuale è stata lasciata, in

ampia misura, alla competenza della legislazione nazionale. Tuttavia, la protezione

internazionale del diritto d’autore e diritti correlati è oggetto di tre importanti accordi

multilaterali, segnatamente la Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e

artistiche (Atto di Parigi, 1971), la Convenzione di Roma per la protezione degli artisti, degli

interpreti, degli esecutori, dei produttori di fonogrammi e degli organismi di radiodiffusione

(1961) e l’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio

(TRIPs, 1995). Inoltre, la Comunità europea e i suoi Stati membri hanno già deciso di

ratificare il Trattato OMPI sui diritti d’autore, nonché il Trattato OMPI sugli artisti interpreti

o esecutori e i produttori di registrazione sonore, che aggiornano in modo significativo la

protezione internazionale della proprietà intellettuale e migliorano i mezzi per combattere la

pirateria su scala mondiale (cfr. Allegato I).

Nel campo del diritto d’autore e dei diritti correlati, la Comunità europea ha adottato cinque

direttive (vedi sotto). Vi è un’ulteriore direttiva che tratta della protezione del layout. Queste

direttive fissano regole specifiche concernenti in particolare il contenuto dei diritti sostanziali,

la retribuzione degli aventi diritto e l’erogazione della retribuzione.

I contratti di licenza e le relazioni contrattuali riguardanti il diritto d’autore non sono stati

oggetto di un’armonizzazione generale nella Comunità. D’altro canto, l’amministrazione dei

diritti o in generale, delle licenze, e la questione della gestione collettiva sono aspetti

affrontati in diversi strumenti comunitari.

9.1. Diritto di noleggio, diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto d’autore

in materia di proprietà intellettuale

Direttiva 92/100/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1992, concernente il diritto di

noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto d’autore in materia di

proprietà intellettuale

Obiettivo

Armonizzare le norme concernenti il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti

connessi al diritto d’autore, compreso il diritto di fissazione, riproduzione, trasmissione e

distribuzione al pubblico, in modo da assicurare un elevato livello di protezione della

proprietà letteraria e artistica.

Contenuto

La direttiva 92/100/CEE del Consiglio stabilisce un diritto esclusivo per l’autorizzazione o il

divieto del noleggio e del prestito delle opere soggette a diritto di autore e di altri oggetti

soggetti a diritti connessi. 43

Le disposizioni della direttiva riguardano la relazione contrattuale tra gli esecutori e gli autori

da un lato e i produttori cinematografici dall’altro (articolo 2, paragrafi 5, 6 e 7). Esse

contengono regole sulla presunzione di trasferimento di certi diritti nelle produzioni

cinematografiche, compreso il diritto degli autori e degli esecutori di ottenere un’equa

remunerazione per il noleggio di fonogrammi e pellicole che essi non sono in diritto di

interdire (articolo 4). L’amministrazione di tale diritto può essere affidata a società di gestione

collettiva che rappresentano gli autori o gli interpreti. I diritti di cui a questa direttiva possono

essere trasferiti, assegnati o soggetti alla concessione di licenze contrattuali (articoli 2,

paragrafo 4, 7, paragrafo 2 e 9, paragrafo 4).

9.2. Durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi

Direttiva 93/98/CEE, del 29 ottobre 1993, concernente l’armonizzazione della durata di

protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi

Obiettivo

La direttiva 93/98/CEE del Consiglio stabilisce un’armonizzazione totale della durata di

protezione per tutti i tipi di opere e materie tutelate da diritto d’autore e diritti connessi negli

Stati membri.

Contenuto

Con la direttiva 93/98/CEE del Consiglio la durata della protezione del diritto d’autore è di 70

anni dopo il decesso dell’autore (o 70 anni dopo che un’opera anonima sia stata resa

lecitamente accessibile al pubblico) e 50 anni per i diritti connessi a contare dalla data

dell’evento che dà adito alla decorrenza del periodo (articolo 1). La direttiva 93/98/CEE tratta

anche di altre questioni, come ad esempio la protezione di opere non pubblicate anteriormente

(articolo 4), di edizioni critiche e scientifiche (articolo 5) e di opere fotografiche (articolo 6).

9.3. Programmi per elaboratore

Direttiva 91/250/CEE del Consiglio, del 14 maggio 1991, relativa alla tutela giuridica di

programmi per elaboratore

Obiettivo

La direttiva 91/250/CE si prefigge di armonizzare la legislazione degli Stati membri in

materia di protezione dei programmi per elaboratore, onde creare un contesto legale che offra

un certo grado di sicurezza contro la riproduzione non autorizzata di tali programmi.

Contenuto

La direttiva 91/250/CE conferisce una tutela mediante diritto d’autore ai programmi per

elaboratore come opere letterarie ai sensi della Convenzione di Berna sulla tutela delle opere

letterarie e artistiche. Essa stabilisce un certo numero di diritti esclusivi ed elenca alcune

eccezioni a tali diritti (compresa l’importante possibilità di decompilare un programma per

renderlo interoperabile con altri programmi). Essa stabilisce anche regole su certi aspetti

dell’applicazione giuridica e armonizza il livello di originalità necessario per fruire della

protezione.

La direttiva affronta le questioni delle relazioni contrattuali, assicurando diritti minimi agli

utenti. In particolare, il contratto non può precludere il diritto di ogni utilizzatore legittimo di

44

un programma di elaboratore di fare una copia di riserva (back-up) del programma, "qualora

tale uso lo richieda" (articolo 5, paragrafo 2). Il contratto non può nemmeno precludere la

possibilità di osservare, studiare o sperimentare il funzionamento del programma (articolo 5,

paragrafo 3). Inoltre, la direttiva stabilisce che qualsiasi clausola contrattuale contraria

all’eccezione di decompilazione (articolo 6) è priva di effetto.

9.4. Banche di dati

Direttiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 1996, relativa

alla tutela giuridica delle banche di dati

Obiettivo

La direttiva 96/9/CE stabilisce una protezione armonizzata sia per le banche di dati originali,

per il tramite della direttiva in materia di diritto d’autore, che per le banche di dati non

originali sulla base di un regime sui generis.

Contenuto

Tutte le raccolte originali di opere e la compilazione di dati o altri materiali sono coperte dalle

disposizioni in materia di diritto d’autore della direttiva 96/9/CE (articolo 1). Inoltre, la

direttiva introduce un regime sui generis, che istituisce una protezione delle banche di dati

non originali frutto di investimenti sostanziali, per un periodo di 15 anni (articolo 10).

Questo diritto sui generis può essere trasferito, ceduto o essere oggetto di licenza contrattuale

(articolo 7, paragrafo 3). La direttiva contiene anche una disposizione analoga a quella della

direttiva 91/250/CEE sulla protezione giuridica dei programmi di elaboratore (articolo 8). In

particolare, tutti gli accordi contrattuali che precludono la possibilità, per l’utente legittimo, di

estrarre e riutilizzare parti non sostanziali della banca di dati per un fine qualsiasi, sono privi

di effetto.

9.5. Radiodiffusione via satellite e ritrasmissione via cavo

Direttiva 93/83/CEE del Consiglio, del 27 settembre 1993, per il coordinamento di alcune

norme in materia di diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via

satellite e alla ritrasmissione via cavo

Obiettivo

Colmare le lacune nella protezione dei programmi trasmessi oltre frontiera nei casi in cui si

faccia ricorso alla radiodiffusione via satellite o alla ritrasmissione via cavo. La direttiva

93/83/CEE intende rimuovere certe incertezze giuridiche risultanti dalle disparità dei livelli di

protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi nelle regole nazionali, nonché le

incertezze quanto alla giurisdizione applicabile nel campo della radiodiffusione via satellite e

della ritrasmissione via cavo di programmi provenienti da altri Stati membri.

Contenuto

La direttiva 93/83/CEE integra l’iniziativa comunitaria volta a stabilire uno spazio

audiovisivo europeo, segnatamente gli elementi mancanti della "direttiva senza frontiere"

(89/552/CEE), che non contiene disposizioni in materia di diritto d’autore.

45

La direttiva 93/83/CEE stabilisce il principio che i diritti di trasmissione via satellite e di

ritrasmissione via cavo possano essere acquisiti mediante contratti (individuali o

collettivi)(invece di sistemi legali di licenze) (articoli 3 e 8). La direttiva stabilisce anche

l’esercizio obbligatorio attraverso società di gestione collettiva dei diritti di ritrasmissione via

cavo (articolo 9). Essa prevede inoltre l’assistenza di uno o più mediatori qualora non vi sia

accordo sulla concessione di un’autorizzazione per la ritrasmissione via cavo di un’emissione

di radiodiffusione (articolo 11) e modalità per prevenire abusi della posizione negoziale

(articolo 12).

9.6. Topografie di prodotti a semiconduttori

Direttiva 87/54/CEE del Consiglio, del 16 dicembre 1986, sulla tutela giuridica delle

topografie di prodotti a semiconduttori

Obiettivo

Dare protezione giuridica agli schemi (topografie) dei prodotti a semiconduttori,

indipendentemente dal fatto che si tratti di componenti individuali o di una parte dell’insieme

di un circuito integrato montato su un semiconduttore.

Contenuto

La direttiva 87/54/CEE protegge i diritti alla proprietà intellettuale del creatore di una

topografia, a patto che sia il risultato dello sforzo intellettuale del suo creatore e non sia

comunemente conosciuta nell’industria. La direttiva comprende il diritto ad autorizzare o a

proibire (a) la riproduzione di un disegno protetto e (b) il suo sfruttamento commerciale o

l’importazione di una topografia o di un prodotto contenente la topografia.

Azioni legislative in corso

Sulla base delle pertinenti disposizioni (articolo 14ter) della Convenzione di Berna, la

Commissione europea ha proposto una direttiva sul diritto di seguito a favore dell’autore di

43 . Il diritto di seguito è quello in base al quale l’autore, o dopo la sua

un’opera d’arte originale

morte, i suoi eredi o altri beneficiari, riceve una percentuale del prezzo di rivendita

di un’opera nel campo delle arti visive, ogni qualvolta essa sia oggetto di nuova cessione.

Il Consiglio ha già raggiunto una posizione comune; conformemente all’articolo 6, paragrafo

2, della posizione comune, la gestione del diritto di seguito può essere affidata a società di

raccolta.

Il progetto di direttiva sul diritto d’autore e i diritti connessi nella società dell’informazione

intende assicurare un mercato interno per i diritti d’autore e i diritti connessi, con un

particolare rilievo sui nuovi prodotti e servizi. Essa adeguerà e integrerà l’esistente quadro UE

in materia di diritto d’autore e diritti connessi, onde rispondere alle nuove sfide tecnologiche,

a vantaggio sia degli aventi diritto che degli utilizzatori. Inoltre, essa darà attuazione ai

principali obblighi che fanno parte della sostanza dei trattati Internet OMPI a livello della

Comunità europea. Il Consiglio ha già raggiunto un accordo politico su una posizione

comune. L’adozione finale della direttiva sul diritto d’autore e i diritti connessi nella società

44

dell’informazione potrebbe avvenire all’inizio del 2001 .

43 . La proposta attende la seconda lettura del Consiglio dei Ministri (7 febbraio 2001).

44 . La proposta attende la seconda lettura del Parlamento europeo (7 febbraio 2001).

46

10. A PPALTI PUBBLICI

Azione legislativa in corso

La Commissione europea ha pubblicato una proposta volta a semplificare e ammodernare le

direttive sul coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di

45

forniture, di servizi e di lavori . La proposta è presentata sotto forma di testo unico

concernente i contratti di fornitura, di lavori e di servizi, onde codificare le procedure che li

riguardano in un testo unico e così mantenere la coerenza nell’iter legislativo. Il titolo II della

proposta riguarda le norme specifiche che si applicano ai contratti. La proposta si trova in una

fase iniziale dell’iter legislativo e una posizione del Consiglio non dovrebbe arrivare prima di

giugno 2001.

10.1. Appalti pubblici di servizi

Direttiva 92/50/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992, che coordina le procedure di

aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi

Obiettivo

Coordinare le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi nella misura in cui

tali appalti non siano già coperti da procedure per l’assegnazione di appalti pubblici di lavori

e di appalti pubblici di forniture.

Contenuto

La direttiva 92/50/CEE si applica agli appalti pubblici di servizi dal valore stimato superiore a

200.000 € al netto dell’IVA, compresa la retribuzione totale stimata del fornitore dei servizi.

La direttiva copre i contratti di servizi e beni o anche di forniture, se il valore dei servizi

supera quello dei beni o delle forniture. La direttiva non si applica ai contratti disciplinati da

certi accordi internazionali o che vengono aggiudicati applicando la procedura specifica di

un’organizzazione internazionale. I contratti dichiarati segreti o la cui esecuzione dev’essere

accompagnata da misure specifiche di sicurezza. Gli appalti di servizio pubblico aggiudicati

sulla base di un diritto esclusivo in virtù di disposizioni nazionali compatibili con il Trattato.

Per tutti i servizi le autorità appaltanti devono definire specifiche tecniche coerenti con gli

standard europei. Per i servizi definiti servizi prioritari (allegato IA) vi sono norme

addizionali sulla scelta delle procedure di aggiudicazione e sulle regole delle gare. Le autorità

appaltanti sono tenute a seguire uno di tre tipi di procedure allorché assegnano un contratto

per servizi prioritari. In primo luogo vi è la procedura aperta, in base alla quale tutti i

contraenti interessati possono presentare un’offerta. In alternativa, vi è la procedura ristretta,

in base alla quale possono presentare un’offerta soltanto i contraenti che siano stati invitati a

farlo. Infine vi è la procedura negoziata per casi specifici elencati nella direttiva, laddove

l’autorità appaltante consulta i contraenti di sua scelta e negozia i termini del contratto con

uno o più di essi. Un’autorità appaltante può anche decidere di organizzare un concorso di

progettazione.

Per i servizi prioritari la direttiva fissa anche regole comuni in relazione ai bandi, mediante

l’uso di modelli di avviso. Vi sono inoltre regole comuni sulla partecipazione e

l’aggiudicazione di contratti per assicurare che questi siano assegnati sulla base di criteri

45 . GU C29/11, 30/01/01. 47

definiti. I fornitori di servizi che si trovino in stato di fallimento, di liquidazione, di

amministrazione controllata o di sospensione dell’attività commerciale possono essere esclusi

dalla selezione.

10.2. Appalti pubblici di lavori

Direttiva 93/37/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1993, che coordina le procedure di

aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori

Obiettivo

Consolidare e coordinare le procedure per l’aggiudicazione di appalti pubblici di lavori.

Contenuto 46

La direttiva 93/37/CEE si applica agli appalti aventi per oggetto l’esecuzione o,

congiuntamente, l’esecuzione e la progettazione di lavori edili, di genio civile, di installazione

o di completamento di edifici, ovvero l’esecuzione, indipendentemente dai mezzi, di un’opera

corrispondente ai requisiti specificati dall’amministrazione aggiudicatrice.

Le amministrazioni aggiudicatrici dello Stato membro che finanziano per più del 50% un

47

appalto di lavori dal valore stimato al netto dell’IVA superiore a certe soglie aggiudicati da

esso o da un altro ente, devono assicurare che tali appalti siano conformi alla direttiva.

Le amministrazioni aggiudicatrici devono seguire uno di tre tipi di procedure quando

aggiudicano un appalto. In primo luogo vi è la procedura aperta, in base alla quale tutti i

contraenti interessati possono presentare un’offerta. In alternativa vi è la procedura ristretta, in

base alla quale possono presentare un’offerta soltanto i contraenti che sono stati invitati a

farlo. Infine vi è, in casi specifici elencati nella direttiva, la procedura negoziata, con la quale

le amministrazioni aggiudicatrici consultano i contraenti di loro scelta e negoziano i termini

del contratto con uno o più di essi.

La direttiva fa obbligo anche alle amministrazioni aggiudicatrici di fornire specifiche tecniche

coerenti con gli standard europei per i lavori in generale o i documenti contrattuali relativi a

ciascun appalto. Vi è inoltre l’obbligo di pubblicare i bandi, conformemente a certi modelli

prescritti e a certe scadenze, iscrivendovi un certo numero di informazioni sull’appalto.

La direttiva fissa anche le regole per la selezione dei contraenti e l’aggiudicazione degli

appalti. Un candidato respinto che chiede i motivi del rifiuto della sua candidatura dev’essere

informato entro 15 giorni. Dev’essere stesa una relazione dettagliata su ciascun contratto

aggiudicato, in cui si identifichi l’amministrazione aggiudicatrice, i candidati prescelti e le

motivazioni della selezione. Nella relazione devono essere anche elencati i candidati respinti e

i motivi di tale decisione, il candidato prescelto e i motivi alla base di tale scelta.

46 . Esclusi quelli che concernono la produzione, il trasporto e la distribuzione di acqua potabile; i contratti

da enti la cui attività principale è la produzione o distribuzione di energia e i contratti legati alle

aggiudicati I contratti dichiarati segreti o che riguardano la protezione degli interessi fondamentali

telecomunicazioni.

dello Stato membro esulano anch’essi dal campo di applicazione di questa direttiva. Anche certi contratti

disciplinati da accordi internazionali o dalla procedura particolare di un’organizzazione internazionale sono

esclusi.

47 . Non meno di 5 milioni di €, importo riveduto con cadenza biennale a decorrere dal 1° gennaio 1992.

48

10.3. Procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di

forniture e di lavori

Direttiva 89/665/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989; che coordina le disposizioni

legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di

ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, così

come emendata dalla direttiva 92/50/CEE del Consiglio.

Obiettivo

La direttiva intende assicurare che procedure di ricorso siano a disposizione delle parti

interessate che hanno subito o potrebbero subire danno da un’eventuale violazione della

normativa (articolo 1).

Contenuto

In tutti gli Stati membri le decisioni delle amministrazioni aggiudicatrici in violazione della

legge sono soggette a ricorso. Tale meccanismo di ricorso deve comprendere, in particolare,

misure provvisorie come ad esempio la sospensione della procedura di aggiudicazione in

questione e l’annullazione delle decisioni legittime e dei comportamenti discriminatori

(articolo 2). 49

ALLEGATO II

ELENCO DI STRUMENTI INTERNAZIONALI CHE DISCIPLINANO QUESTIONI

SOSTANZIALI DI DIRITTO DEI CONTRATTI

1. CONVENZIONI ONU

CONVENTION ON THE LIMITATION PERIOD IN THE INTERNATIONAL SALE

OF GOODS, N Y 1974 ( PROTOCOL

ADOTTATA A EW ORK NEL MODIFICATA DAL

AMENDING THE CONVENTION ON THE LIMITATION PERIOD IN THE

INTERNATIONAL SALE OF GOODS 11.4.1980).

DEL

Situazione:

La convenzione, modificata dal protocollo, è in vigore (la convenzione e il protocollo non

sono stati firmati da nessuno Stato membro dell’UE). L’ex Repubblica democratica tedesca vi

aveva preso parte, aderendo il 31 agosto 1989 al protocollo che modifica la convenzione e

quindi anche alla convenzione del 1974.

CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUI CONTRATTI DI VENDITA

INTERNAZIONALE DI MERCI, V 1980.

ADOTTATA A IENNA NEL

Situazione:

Soltanto Regno Unito, Portogallo e Irlanda non hanno aderito alla convenzione, ovvero non

ne sono parti contraenti. La convenzione è in vigore nei restanti Stati membri dell’UE.

UNCITRAL LEGAL GUIDE ON INTERNATIONAL COUNTERTRADE

TRANSACTIONS, 1992.

ADOTTATA NEL

Situazione:

Non è giuridicamente vincolante.

UNITED NATIONS CONVENTION ON INTERNATIONAL BILLS OF EXCHANGE

AND INTERNATIONAL PROMISSORY NOTES, N Y 1988.

ADOTTATA A EW ORK NEL

Situazione:

La convenzione non è in vigore. Servono 10 adesioni. Non è stata firmata da nessuno Stato

membro dell’UE.

UNCITRAL LEGAL GUIDE ON ELECTRONIC FUNDS TRANSFERS, ADOTTATA

1987.

NEL

Situazione:

Non è giuridicamente vincolante.

UNCITRAL MODEL LAW ON INTERNATIONAL CREDIT TRANSFERS,

1992.

ADOTTATA NEL

Situazione: 50

Vincolante una volta recepita dal diritto nazionale.

UNITED NATIONS CONVENTION ON INDEPENDENT GUARANTEES AND

STAND-BY LETTERS OF CREDIT, N Y 1996.

ADOTTATA A EW ORK NEL

Situazione:

La convenzione è entrata in vigore il 1° gennaio 2000. Non è stata firmata da nessuno Stato

membro dell’UE.

CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUL TRASPORTO DI MERCI PER

MARE, A nel 1978 (NORME DI AMBURGO).

ADOTTATA AD MBURGO

Situazione:

La convenzione è entrata in vigore l’1.11.1992.

Firmata da Danimarca (18.4.1979), Finlandia (18.4.1979), Francia (18.4.1979), Germania

(31.3.1978), Portogallo (31.3.1978) e Svezia (18.4.1979).

Ratificata dall’Austria (29.7.1993).

UNITED NATIONS CONVENTION ON THE LIABILITY OF OPERATORS OF

TRANSPORT TERMINALS IN INTERNATIONAL TRADE, V

ADOTTATA A IENNA NEL

1991.

Situazione:

La convenzione non è vigente. Servono 5 adesioni. Fir-

mata da Francia (15.10.1991) e Spagna (15.4.1991).

UNCITRAL MODEL LAW ON ELECTRONIC COMMERCE WITH GUIDE TO

1996, 5

ENACTMENT, ADOTTATA NEL CON UN ARTICOLO AGGIUNTIVO BIS ADOTTATO

1998.

NEL

Situazione:

Vincolante una volta recepita dal diritto nazionale.

UNCITRAL Legal Guide on Drawing Up International Contracts for the Construction

of Industrial Works, adottata a New York nel 1987.

Situazione:

Non è giuridicamente vincolante.

2. STRUMENTI DELL’UNIDROIT (I STITUTO INTERNAZIONALE PER

’ ).

UNIFICAZIONE DEL DIRITTO CONTRATTUALE

L

Principi dell’UNIDROIT per i contratti commerciali internazionali, adottati nel 1994.

51

Situazione:

Non sono giuridicamente vincolanti.

CONVENZIONE ATTINENTE ALLA LEGGE UNIFORME SULLA VENDITA

INTERNAZIONALE DI BENI MOBILI, ’A 1964.

FIRMATA ALL IA NEL

Situazione:

In vigore nel Regno Unito (ratificata il 31.8.1967). Denunciata da Italia (11.12.1986),

Germania (1.1.1990), Paesi Bassi (1.1.1991), Belgio (1.11.1996) e Lussemburgo (20.1.1997).

Firmata da Grecia (ad referendum, il 3.8.1964) e Francia (il 31.12.1965).

CONVENZIONE ATTINENTE ALLA LEGGE UNIFORME SULLA FORMAZIONE

DEI CONTRATTI DI VENDITA INTERNAZIONALE DI BENI MOBILI, FIRMATA

’A 1° 1964.

IA IL LUGLIO

ALL

Situazione:

In vigore nel Regno Unito (ratificata il 31.8.1967) e denunciata da Italia (11.12.1986),

Germania (1.1.1990), Paesi Bassi (1.1.1991), Belgio (1.11.1996) e Lussemburgo (20.1.1998).

Firmata da Grecia (ad referendum, il 3.8.1964) e Francia (il 31.12.1965).

CONVENZIONE SULLA RAPPRESENTANZA IN MATERIA DI VENDITA

INTERNAZIONALE DI MERCI, G 17 1983.

FIRMATA A INEVRA IL FEBBRAIO

Situazione:

Ratificata da Italia (16.6.1986) e Francia (7.8.1987).

Non è stata firmata da altri Stati membri dell’UE.

La convenzione entrerà in vigore con l’adesione di dieci Stati contraenti (articolo 33).

CONVENZIONE SUL LEASING FINANZIARIO INTERNAZIONALE, ADOTTATA AD

O 28 1988.

TTAWA IL MAGGIO

Situazione:

La convenzione è in vigore.

Ratificata da Francia (con una dichiarazione, il 23.9.1991) e Italia (29.11.1993).

Firmata da Finlandia (30.11.1990) e Belgio (21.12.1990).

CONVENZIONE SUL FACTORING INTERNAZIONALE, O

ADOTTATA AD TTAWA IL

28 1998.

MAGGIO

Situazione: 52

La convenzione è in vigore.

Ratificata da Francia (con una dichiarazione, il 23.9.1991), Italia (29.11.1993) e Germania

(20.5.1998) 53

Firmata da Finlandia (30.11.1990), Belgio (21.12.1990) e Regno Unito (31.12.1990).

3. STRUMENTI DEL CONSIGLIO D’EUROPA

CONVENZIONE EUROPEA PER L’ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA DELLA

RESPONSABILITÀ CIVILE IN MATERIA DI AUTOVEICOLI, FIRMATA A

S 20.4.1959.

TRASBURGO IL

Situazione:

La convenzione è entrata in vigore il 22.9.1969.

Ratificata da Austria (10.4.1972), Danimarca (24.6.1969), Germania (5.1.1966), Grecia

(29.5.1961) e Svezia (22.6.1969).

Firmata da Belgio (20.4.1959), Francia (20.4.1959), Italia (20.4.1959) e Lussemburgo

(20.4.1059).

CONVENZIONE SULLA RESPONSABILITÀ DEGLI ALBERGATORI PER LE

COSE PORTATE DAI CLIENTI IN ALBERGO, P 17.12.1962.

FIRMATA A ARIGI IL

Situazione:

La convenzione è entrata in vigore il 15.2.1967.

Ratificata da Belgio (14.9.1972), Francia (19.9.1967), Germania (14.11.1966), Irlanda

(7.5.1963), Italia (11.5.1979), Lussemburgo (25.1.1980) e Regno Unito (12.7.1963).

Firmata da Austria (17.12.1962), Grecia (17.12.1962) e Paesi Bassi (17.12.1962).

CONVENZIONE SULL’UNIFICAZIONE DI ALCUNI PRINCIPI DELLA

S

LEGISLAZIONE SUI BREVETTI D’INVENZIONE, FIRMATA A TRASBURGO IL

27.11.1963.

Situazione:

La convenzione è entrata in vigore l’1.8.1980.

Ratificata da Belgio (23.9.1999), Danimarca (29.9.1989), Francia (27.2.1980), Germania

(30.4.1980), Irlanda (25.1.1968), Italia (17.2.1981), Lussemburgo (14.9.1977), Paesi Bassi

(2.9.1987), Svezia (3.3.1978) e Regno Unito (16.11.1977).

CONVENZIONE EUROPEA DI STABILIMENTO DELLE SOCIETÀ, FIRMATA A

S 20.1.1966.

TRASBURGO IL

Situazione:

La convenzione non è in vigore. Servono 5 ratifiche.

Firmata da Belgio (20.1.1966), Germania (5.11.1968), Italia (24.3.1966) e Lussemburgo

(18.9.1968). 54

CONVENZIONE EUROPEA SULLE OBBLIGAZIONI IN MONETA STRANIERA,

P ’11.12.1967.

FIRMATA A ARIGI L

Situazione:

La convenzione non è in vigore. Servono 3 ratifiche.

Ratificata dal Lussemburgo (9.2.1981).

Firmata da Austria (11.12.1967), Francia (11.12.1967) e Germania (11.12.1967).

ACCORDO EUROPEO SUL COLLOCAMENTO ALLA PARI, FIRMATO A

S 24.11.1969.

TRASBURGO IL

Situazione:

L’accordo è entrato in vigore il 30.5.1971.

Ratificato da Danimarca (29.04.1971), Francia (5.2.1971), Italia (8.11.1973), Lussemburgo

(24.7.1990) e Spagna (11.8.1988).

Firmato da Belgio (24.11.1969), Finlandia (16.7.1997), Germania (2.10.1976) e Grecia

(22.8.1979.

CONVENZIONE EUROPEA RELATIVA AL LUOGO DI PAGAMENTO DELLE

OBBLIGAZIONI MONETARIE, B 16.5.1972.

FIRMATA A ASILEA IL

Situazione:

La convenzione non è vigente. Servono 5 ratifiche.

Firmata da Austria (16.5.1972), Germania (16.5.1972) e Paesi Bassi (16.5.1972). B

CONVENZIONE EUROPEA SUI TERMINI DI TEMPO, FIRMATA A ASILEA IL

6.05.1974.

Situazione:

La convenzione è entrata in vigore il 28.4.1983.

Ratificata da Austria (11.8.1977) e Lussemburgo (10.10.1984).

Firmata da Svezia, Portogallo, Spagna, Germania, Belgio, Italia e Francia.

CONVENZIONE EUROPEA IN MATERIA DI RESPONSABILITÀ CIVILE IN CASO

S 14.5.1973.

DI DANNI CAUSATI DA AUTOVEICOLI, FIRMATA A TRASBURGO IL

Situazione:

La convenzione non è vigente. Servono 3 ratifiche.

Firmata dalla Germania (14.5.1973). 55

CONVENZIONE EUROPEA SULLA RESPONSABILITÀ RELATIVA AI

PRODOTTI IN CASO DI LESIONI PERSONALI O DI DECESSO, FIRMATA A

S 27.1.1977.

TRASBURGO IL

Situazione:

La convenzione non è vigente. Servono 3 ratifiche.

Firmata da Austria (11.8.1977), Belgio (27.1.1977), Francia (27.1.1977) e Lussemburgo

(27.1.1977).

CONVENZIONE SULLA RESPONSABILITÀ CIVILE PER DANNI DERIVANTI DA

ATTIVITÀ PERICOLOSE PER L’AMBIENTE, L 21.6.1993.

FIRMATA A UGANO IL

Situazione:

La convenzione non è vigente. Servono 3 ratifiche.

Firmata da Finlandia (21.6.1993), Grecia (21.6.1993), Italia (21.6.1993), Lussemburgo

(22.6.1993), Paesi Bassi (21.6.1993) e Portogallo (6.3.1997).

CONVENZIONE EUROPEA IN MATERIA DI DIRITTO D’AUTORE E DIRITTI

CONNESSI APPLICABILI ALLA RADIODIFFUSIONE TRANSFRONTALIERA

VIA SATELLITE, S ’11.5.1994.

FIRMATA A TRASBURGO L

Situazione:

La convenzione non è in vigore. Servono 7 ratifiche.

Firmata da Belgio (6.8.1998), Germania (18.4.1997), Lussemburgo (11.5.1994), Spagna

(11.5.1994) e Regno Unito (2.10.1996).

CONVENZIONE DI DIRITTO CIVILE SULLA CORRUZIONE, FIRMATA A

S 4.11.1999.

TRASBURGO IL

Situazione:

La convenzione non è vigente. Servono 14 ratifiche.

Firmata da Belgio (8.6.2000), Danimarca (4.11.1999), Finlandia (8.6.2000), Francia

(26.11.1999), Germania (4.11.1999), Grecia (8.6.2000), Irlanda (4.11.1999), Italia

(4.11.1999), Lussemburgo (4.11.1999), Svezia (8.6.2000) e Regno Unito (8.6.2000).

CONVENZIONE IN MATERIA DI OPPOSIZIONE NEI CONFRONTI DI TITOLI AL

’A

PORTATORE A CIRCOLAZIONE INTERNAZIONALE, FIRMATA ALL IA IL

28.5.1970.

Situazione:

La convenzione è entrata in vigore l’11.2.1979.

Ratificata da Austria (11.8.1977), Belgio (23.5.73), Francia (23.5.73) e Lussemburgo

(23.5.73). 56

Firmata da Germania (28.5.70), Irlanda (23.4.74), Paesi Bassi (23.4.74) e Regno Unito

(28.5.1970).

CONVENZIONE EUROPEA SU ALCUNI ASPETTI INTERNAZIONALI DEL

FALLIMENTO, I 5.6.1990.

FIRMATA AD STANBUL IL

Situazione:

La convenzione non è vigente. Servono 3 ratifiche.

Firmata da Belgio (13.6.1990), Francia (5.6.1990), Germania (5.6.2000), Grecia (5.6.1990),

Italia (15.1.1991) e Lussemburgo (5.6.1990). 57

ALLEGATO III

STRUTTURA DELL’ACQUIS E STRUMENTI VINCOLANTI

1. IL CONTRATTO

1.1. Quadro generale

La direttiva 90/314/CEE sui pacchetti viaggio è l’unica a dare una definizione giuridica del

termine "contratto", che viene inteso come l’accordo che lega il consumatore

all’organizzatore e/o al venditore (articolo 2, lettera 5)).

Esistono contratti standard preformulati e contratti negoziati singolarmente. La direttiva

93/13/CEE sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori stabilisce quando

un contratto non sia da considerare oggetto di negoziato individuale (articolo 3, paragrafo 2) e

quindi vada sottoposto al controllo previsto dalla direttiva.

Anche la direttiva 2000/35/CE sui ritardi di pagamento indica alcuni elementi da tener in

considerazione quando si tratta di determinare se un contratto è iniquo o meno (articolo 3,

paragrafi 3 - 5).

Secondo un principio generale della legislazione per la tutela dei consumatori, le clausole

contrattuali vanno redatte in modo chiaro e comprensibile (cfr. le direttive 93/13/CEE sulle

clausole abusive (articolo 5), 90/314/CEE sui pacchetti viaggio (articolo 3, paragrafo 2),

1999/44/CE sulla vendita dei beni di consumo (articolo 6, paragrafo 2), 97/7/CE sui contratti

a distanza (articolo 4, paragrafo 2), nonché la proposta di direttiva sui contratti a distanza per i

servizi finanziari (articolo 3, paragrafo 2)).

Le clausole abusive contenute in un contratto stipulato con un consumatore non sono

vincolanti per quest’ultimo (articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE sulle clausole

abusive).

Alcune direttive si rifanno a principi comuni, come quello della buona fede (cfr. le direttive

86/653/CEE sugli agenti commerciali indipendenti (articolo 3) e 93/13/CEE sulle clausole

abusive (articolo 3)) e il principio dell’interpretazione più favorevole al consumatore delle

disposizioni contrattuali (cfr. articolo 5 della direttiva 93/13/CEE sulle clausole abusive).

1.2. Conclusione di un contratto: offerta e accettazione

La convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di merci (CISG)

contiene alcune disposizioni riguardanti la stesura di un contratto (articoli 14 - 24).

Tale convenzione descrive le circostanze in cui la proposta di concludere un contratto può

essere considerata un’offerta. Inoltre, affronta i temi dell’efficacia, del ritiro e del rifiuto di

un’offerta, nonché quello dell’accettazione di un’offerta.

Ai sensi dell’articolo 9 della direttiva 97/7/CE sui contratti a distanza e dell’articolo 9 della

proposta di direttiva sui contratti a distanza per i servizi finanziari, è vietata la fornitura di

beni e servizi non ordinati dal consumatore (fornitura non richiesta). La mancata risposta non

significa consenso. 58

1.3. Forma

Ai sensi della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, gli Stati membri sono tenuti a

garantire che i rispettivi ordinamenti giuridici consentano la conclusione di contratti per via

elettronica.

La direttiva 86/653/CEE sugli agenti commerciali indipendenti stipula che ogni parte ha il

diritto di chiedere ed ottenere dall’altra un documento firmato, sebbene in genere siano validi

anche i contratti conclusi soltanto verbalmente (articolo 13).

Altre direttive riguardanti la tutela dei consumatori prescrivono la forma scritta (cfr. direttive

87/102/CEE sul credito al consumo (articoli 4 e 6, paragrafo 1), 90/314/CEE sui pacchetti

viaggio (articolo 4, paragrafo2, lettera b)) e 94/47/CE sul diritto di godimento a tempo

parziale di beni immobili (articolo 4)).

La direttiva 99/93/CE su un quadro comunitario per le firme elettroniche fissa dei criteri per

riconoscere alle firme elettroniche lo stesso valore di quelle autografe.

1.4. Recesso

La CISG conferma che è possibile recedere da un contratto mediante accordo delle parti

(articolo 29).

Ai sensi dell’articolo 15 della direttiva 86/653/CEE sugli agenti commerciali indipendenti,

ogni parte può recedere da un contratto concluso a tempo indeterminato con un preavviso che

va da 1 a 3 mesi a seconda della durata del contratto stesso.

Alcune direttive per la tutela dei consumatori riconoscono un diritto di recesso senza penale e

senza bisogno di fornire motivazioni (cfr. la direttiva 97/7/CE sui contratti a distanza (articolo

6: entro un termine di 7 giorni), nonché la proposta di direttiva sui contratti a distanza per i

servizi finanziari (entro un termine che va da 14 a 30 giorni), le direttive 85/577/CEE sui

contratti negoziati fuori dei locali commerciali (articolo 5: entro 7 giorni) e 94/47/CE sul

diritto di godimento a tempo parziale di beni immobili (articolo 5: entro 10 giorni)). Norme al

riguardo possono anche essere trovate nella direttiva 90/619/CEE sulle assicurazioni vita

(articolo 15: entro un termine che va da 14 a 30 giorni).

2. OBBLIGHI CONTRATTUALI E PRECONTRATTUALI

2.1. Obblighi della parte che fornisce il servizio o i beni

2.1.1. Requisiti di informazione

2.1.1.1. Quadro generale/Forma

Numerose direttive stabiliscono che le informazioni vanno date per iscritto (cfr. direttive

85/577/CEE sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali (articolo 4), 87/102/CEE sul

credito al consumo (articoli 4 e 6, paragrafo 1), 90/314/CEE sui pacchetti viaggio (articolo 4,

paragrafo1, lettera a) e b)), 94/47/CE sul diritto di godimento a tempo parziale di beni

immobili (articolo 3, paragrafi 1 e 2, articolo 4), 97/7/CE sui contratti a distanza (articolo 5),

nonché la proposta di direttiva sui contratti a distanza per i servizi finanziari (articolo 3)).

59

Le informazioni vanno inoltre fornite in modo chiaro e comprensibile (cfr. direttive

2000/31/CE sul commercio elettronico (articolo 10, paragrafo 1), 97/7/CE sui contratti a

distanza (articolo 5), 85/577/CEE sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali (articolo

4), 90/314/CEE sui pacchetti viaggio (articolo 4, paragrafo 1), 94/47/CE sul diritto di

godimento a tempo parziale di beni immobili (articolo 3, paragrafo 2)).

Le informazioni fornite diventano parte integrante del contratto e sono vincolanti per il

fornitore del servizio nel caso delle direttive 94/47/CE sul diritto di godimento a tempo

parziale di beni immobili (articolo 3, paragrafo 2) e 90/314/CEE sui pacchetti viaggio

(articolo 3, paragrafo 2).

Vi sono inoltre disposizioni riguardanti le eventuali modifiche apportate alle informazioni e la

comunicazione delle stesse al consumatore (cfr. direttive 94/47/CE sul diritto di godimento a

tempo parziale di beni immobili (articolo 3, paragrafo 2), 90/314/CEE sui pacchetti viaggio

(articolo 3, paragrafo 2) e 87/102/CEE sul credito al consumo (articolo 6, paragrafo 2)).

2.1.1.2. Esempi di informazioni da fornire e dei relativi tempi

aa) Prima della conclusione del contratto

Numerose direttive per la tutela dei consumatori prevedono la necessità di fornire una serie di

informazioni prima della conclusione del contratto. Sostanzialmente, tali informazioni

comprendono le principali caratteristiche dei beni o servizi, il prezzo e i costi aggiuntivi, i

termini di pagamento, i diritti e doveri del consumatore, nonché le procedure per rescindere il

contratto e per ottenere un risarcimento (cfr. direttive 97/7/CE sui contratti a distanza (articoli

4 e 5: le informazioni vanno fornite in tempo utile all’atto dell’esecuzione del contratto e al

più tardi al momento della consegna), 87/102/CEE sul credito al consumo (articolo 6: il

consumatore deve essere informato al momento o prima della conclusione del contratto),

94/47/CE sul diritto di godimento a tempo parziale di beni immobili (articolo 3, paragrafo 1),

90/314/CEE sui pacchetti viaggio (articoli 3 e 4, paragrafo 1, lettera a)), 92/96/CEE sulle

assicurazioni vita (articolo 31, paragrafo 1, e allegato II, con informazioni specifiche sulle

garanzie, il valore di riscatto e il valore interamente pagato), 97/5/CE sui bonifici

transfrontalieri (articolo 3, con informazioni specifiche sui tempi di esecuzione, le

commissioni e spese a carico del cliente).

Ai sensi della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, vanno date informazioni sulle

varie fasi tecniche della conclusione del contratto, su come il contratto sarà archiviato e le

lingue in cui può essere concluso, nonché sugli esistenti codici di condotta (articolo 10,

paragrafi 1 e 2).

bb) Al momento della conclusione del contratto

La direttiva 87/344/CEE sulla tutela giudiziaria impone all’assicuratore di informare il

detentore della polizza sul suo diritto di richiedere una procedura arbitrale, riconoscendogli il

diritto alla libera scelta di un legale.

L’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 90/314/CEE sui pacchetti viaggio prevede che

rientrino nel contratto alcuni elementi elencati nell’allegato.

cc) A seguito della conclusione del contratto

Secondo la terza direttiva sull’assicurazione vita 92/96/CEE, in un determinato caso

l’assicuratore è tenuto a fornire all’assicurato informazioni aggiornate sulla compagnia

60

assicurativa e le condizioni della polizza. È inoltre tenuto ad informarlo sulle prestazioni e

partecipazioni agli utili (articolo 31, paragrafo 2, e allegato II). Analogamente, stando alla

direttiva 87/102/CEE sul credito al consumo, il consumatore va informato di qualsiasi

modifica del tasso d’interesse annuo e di altre spese applicabili (articolo 6, paragrafo 2).

La direttiva 97/5/CE sui bonifici transfrontalieri dispone che, successivamente all’esecuzione

di un bonifico, l’istituto è tenuto a fornire al cliente informazioni contenenti un riferimento

che gli consenta di identificare il bonifico transfrontaliero, l’importo iniziale del bonifico

transfrontaliero, l’importo di tutte le spese e commissioni a suo carico, ecc. (articolo 4).

Ai sensi dell’articolo 12 della direttiva 86/653/CEE sugli agenti commerciali indipendenti,

all’agente commerciale viene consegnato un estratto conto delle provvigioni dovute, recante

gli elementi essenziali in base ai quali è stato effettuato il relativo calcolo.

Secondo la direttiva 90/314/CEE sui pacchetti viaggio, il consumatore ha il diritto di ricevere

informazioni aggiuntive sul viaggio (articolo 4, paragrafo 1, lettera b)).

A norma della direttiva 85/577/CEE sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali,

vanno fornite informazioni sul diritto di rescindere il contratto, nonché sul nome e indirizzo

della persona nei cui riguardi può essere esercitato tale diritto (articolo 4).

2.1.2. Garanzie commerciali

Le garanzie commerciali vengono disciplinate da un’apposita direttiva. Si tratta della direttiva

99/44/CE sulle vendite di beni di consumo, le cui disposizioni definiscono il concetto di

"garanzia", ne descrivono il contenuto, ecc. (articolo 6).

2.1.3. Adempimento degli obblighi

La CISG dispone l’obbligo del venditore di consegnare la merce e indica una serie di norme

per definire il luogo e i tempi di consegna (articoli 30 e 31).

Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 97/7/CE sui contratti a distanza, il

fornitore è tenuto ad eseguire l’ordinazione entro un termine massimo di 30 giorni a decorrere

dal giorno successivo a quello in cui il consumatore gli ha trasmesso l’ordinazione.

La proposta di direttiva sui contratti a distanza per i servizi finanziari prevede l’espresso

consenso da parte del consumatore sull’esecuzione del contratto prima della scadenza del

periodo di preavviso del suo diritto di recesso (articolo 5). La CISG lascia all’acquirente la

facoltà di scegliere se accettare o meno la consegna qualora il venditore consegni la merce

prima della data prefissata.

2.1.4. Conformità delle prestazioni al contratto

La direttiva 99/44/CE sulle vendite di beni di consumo prevede che il venditore è tenuto a

consegnare beni conformi al contratto di vendita ed è quindi responsabile di qualsiasi difetto

di conformità (articoli 2 e 3, nonché 35 - 44 della CISG).

Anche la direttiva 90/314/CEE sui pacchetti viaggio stabilisce che gli Stati membri prendono

le misure necessarie affinché l’organizzatore e/o il venditore siano considerati responsabili

della corretta esecuzione degli obblighi risultanti dal contratto (articolo5, paragrafo 2).

61

2.2. Obblighi dell’altra parte contraente

Per quanto riguarda gli obblighi dell’acquirente, la CISG stabilisce che quest’ultimo è tenuto

a pagare il prezzo della merce e ad accettarne la consegna (articoli 53 e 60). La convenzione

fornisce inoltre una serie di norme per definire il luogo e i tempi del pagamento (articoli 55 -

59).

La direttiva 86/653/CEE sugli agenti commerciali indipendenti opera una distinzione tra

retribuzione negoziata e provvigione d’uso e disciplina il diritto di percepirli (articoli 6 - 8),

nonché l’estinzione del diritto (articolo 11). In mancanza di accordo e di prassi, l’agente ha

diritto ad una retribuzione ragionevole (articolo 6, paragrafo 1).

3. CONSEGUENZE DEL MANCATO ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI

CONTRATTUALI

3.1. Recesso, rescissione e annullamento

Le pertinenti direttive offrono diverse opzioni per rescindere un contratto.

Ai sensi della direttiva 90/314/CEE sui pacchetti viaggio, il consumatore ha il diritto di

recedere dal contratto senza alcuna penale se l’organizzatore del viaggio ha alterato in modo

significativo una clausola essenziale del contratto.

Alcune direttive prevedono espressamente diritti di recesso (cfr. direttiva 94/47/CE sul diritto

di godimento a tempo parziale di beni immobili (articolo 5, paragrafo 1, entro un termine di 3

mesi, e articolo 7 per i contratti di credito)).

In altre direttive mancano disposizioni al riguardo (cfr. direttiva 87/102/CEE sul credito al

consumo).

Nei casi di recesso da parte del consumatore, come pure in quelli di annullamento da parte del

fornitore per motivi diversi dalla colpa del consumatore, alcune direttive riconoscono al

consumatore il diritto di essere risarcito di tutte le somme da esso versate ai sensi del contratto

(cfr. direttive 97/7/CE sui contratti a distanza (articolo 7, paragrafo 2) e 90/314/CEE sui

pacchetti viaggio (articolo 4, paragrafo 6)).

3.2. Diritti specifici del contratto

Dato il suo obiettivo specifico, la direttiva 99/44/CE sulle vendite di beni di consumo

definisce in modo alquanto dettagliato i diversi diritti spettanti ai consumatori in caso di

prestazioni non conformi al contratto (cfr. articolo 3: riparazione o sostituzione, riduzione del

prezzo (cfr. anche articolo 5 della direttiva 90/314/CEE sui pacchetti viaggio), risoluzione del

contratto). Analogamente, la direttiva 2000/35/CE sui ritardi di pagamento prevede una

riserva di proprietà tra l’acquirente e il venditore prima della consegna dei beni (articolo 4).

La CISG contiene una serie di indennizzi in caso di violazione del contratto da parte del

venditore (ad esempio, l’acquirente può a certe condizioni richiedere l’adempimento da parte

del venditore dei suoi obblighi, la consegna di articoli sostitutivi, oppure un risarcimento per

rimediare alla mancanza di conformità; può anche dichiarare il contratto nullo o ridurre il

prezzo (cfr. articoli 46-52)). 62

3.3. Risarcimento

Disposizioni per il risarcimento in caso di mancata consegna di beni e servizi o di consegna

non conforme ai requisiti contrattuali si trovano nella CISG (articolo 45, paragrafo 1, lettera

b), e articoli 74-77), nonché nelle direttive 86/653/CEE sugli agenti commerciali indipendenti

(articolo 17), 97/5/CE sui bonifici transfrontalieri e 90/314/CEE sui pacchetti viaggio

(articolo 4, paragrafi 6 e 7).

La direttiva 95/46/CE sulla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati

personali (articolo 23, paragrafo 1) prevede un risarcimento specifico in caso di trattamento

illecito. La direttiva 2000/35/CE sui ritardi di pagamento dispone che, a meno che il debitore

non sia responsabile del ritardo, il creditore ha il diritto di esigere un risarcimento per tutti i

costi sostenuti a causa del pagamento ritardato (articolo 3, lettera e)). Inoltre, sempre la

direttiva 2000/35/CE riconosce al creditore il diritto agli interessi di mora, indipendentemente

dal fatto che la data di pagamento sia stata fissata o meno (articolo 3).

4. RESPONSABILITÀ EXTRACONTRATTUALE

4.1. Responsabilità per prodotti difettosi

La direttiva 85/374/CEE sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi definisce la

nozione di "prodotto difettoso" e stabilisce norme comuni in materia di responsabilità per

danni causati a persone. Il produttore o importatore è responsabile del danno a prescindere

dalla sua eventuale negligenza. La direttiva introduce una responsabilità sia comune che

individuale nel caso in cui diverse persone siano responsabili dello stesso danno.

4.2. Protezione del diritto alla privacy

La direttiva 95/46/CE sulla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati

personali pone una serie di condizioni e requisiti specifici per il consenso della persona

interessata al trattamento dei dati (articolo 7), mentre la direttiva 97/66/CE sul trattamento dei

dati personali e sulla tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni (articolo 12,

paragrafo 1) e la direttiva 97/7/CE sui contratti a distanza (articolo 10) consentono l’uso di

sistemi automatizzati di chiamata o di fax per la vendita diretta soltanto previo consenso del

consumatore. Quest’ultima disposizione subordina inoltre l’uso delle altre tecniche di

comunicazione a distanza che consentono una comunicazione individuale al fatto che il

consumatore non si sia esplicitamente dichiarato contrario.

Ai sensi degli articoli 10, 11, 12 e 14 della direttiva 95/46/CE, in caso di raccolta di dati

occorre fornire alla persona interessata una serie di informazioni, tra cui le finalità del

trattamento al quale i dati sono destinati e il suo diritto di accedere e rettificare i dati che la

riguardano.

5. OBBLIGATORIETÀ DELLE DISPOSIZIONI

Secondo la maggior parte delle direttive per la tutela dei consumatori, questi ultimi non hanno

la facoltà di rinunciare ai propri diritti. Si vedano le direttive 85/577/CEE sui contratti

negoziati fuori dei locali commerciali (articolo 6), 87/102/CEE sul credito al consumo

(articolo 14), 90/314/CEE sui pacchetti viaggio (articolo 5, paragrafo 3), 94/47/CE sul diritto

di godimento a tempo parziale di beni immobili (articolo 8), 97/7/CE sui contratti a distanza

(articolo 12, paragrafo 1), 99/44/CE sulla vendita di beni di consumo (articolo 7), 93/13/CEE

63

sulle clausole abusive, la proposta di direttiva sui contratti a distanza per i servizi fi-

nanziari

(articolo 11), nonché la direttiva 85/374/CEE sulla responsabilità per danno da

prodotti difettosi (articolo 12) e la direttiva 86/653/CEE sugli agenti commerciali

indipendenti

(articolo 19).

6. ARMONIZZAZIONE MINIMA

Diverse direttive per la tutela dei consumatori consentono agli Stati membri di

introdurre norme più severe rispetto a quelle da esse previste (cfr. direttive

85/577/CEE sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali (articolo 8),

87/102/CEE sul credito al consumo

(articolo 15), 90/314/CEE sui pacchetti viaggio (articolo 8), 94/47/CE sul dirit-

to di godimento a tempo parziale di beni immobili (articolo 11), 97/7/CE sui contratti

a distanza

(articolo 14), 99/44/CE sulla vendita di beni di consumo (articolo 8) e 93/13/CE

sulle clausole abusive (articolo 8)).

Numerose direttive prevedono per determinati aspetti disposizioni facoltative,

mentre altre disciplinano la stessa materia in modo vincolante (cfr., ad esempio, la

disposizione sull’onere della prova nella direttiva 97/7/CE sui contratti a distan-

za, da un lato, e nella direttiva

99/44/CE sulla vendita di beni di consumo, dall’altro).

64

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE

Bruxelles, 5.6.2002

COM(2002) 275 definitivo

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE

Governance europea:

Legiferare meglio

65

Responsabilità, efficacia, proporzionalità

Nel luglio 2001, la Commissione ha presentato un Libro bianco dedicato alla governance

europea. L’idea direttrice era semplice e conserva tutta la sua attualità: è necessario

governare meglio insieme, istituzioni europee e Stati membri; è possibile farlo a “trattato

costante”, senza attendere necessariamente la conclusione di una nuova conferenza

intergovernativa. Governare meglio insieme, vale a dire cooperare attivamente tra il

Parlamento, il Consiglio, la Commissione e i governi nazionali, affinché i cittadini si

riconoscano maggiormente tanto nei progetti più importanti quanto negli atti quotidiani

dell’Unione.

Occorre constatare la ricchezza del metodo comunitario. Rispetto ad altri sistemi di relazioni

internazionali, esso produce norme applicabili in ciascun contesto nazionale e accompagnate

dalla sicurezza giuridica. Questo successo comporta oggi questioni nuove.

La sfida di una buona legislazione europea, rispettosa dei principi di sussidiarietà e di

proporzionalità, è ormai complessa. I cittadini di oggi si interessano tanto all’efficacia delle

norme che vengono “da Bruxelles” quanto alle condizioni della loro elaborazione. L’emergere

di una coscienza democratica rafforza la necessità di responsabilità e proporzionalità

nell’esercizio dei poteri conferiti alle istituzioni europee. Questa necessità è in particolare

soddisfatta dalla trasparenza, dalla chiarezza e dalla disponibilità a sottoporsi ad esame

critico. Si può in proposito parlare di una vera e propria esigenza etica.

La risoluzione adottata dal Parlamento europeo nel novembre 2001 in seguito alla relazione

Kaufmann rafforza ulteriormente questa esigenza. Sottolineando chiaramente il primato della

responsabilità politica nell’atto legislativo, detta risoluzione presenta bene la sfida di una

consultazione più trasparente, equa e, persino, dialettica: è la qualità stessa della legislazione

ad essere in causa.

Tre comunicazioni per legiferare meglio

Facendo tesoro di detta risoluzione e dei primi pareri ricevuti nel corso della consultazione sul

Libro bianco attorno al tema “legiferare meglio”, la Commissione, tenendo anche conto delle

raccomandazioni del gruppo ad alto livello presieduto dal sig. Mandelkern, ritiene che sia

tempo di agire e di rispondere così alla strategia del Consiglio europeo di Lisbona. È questo

l’oggetto delle tre comunicazioni presentate qui di seguito.

Queste tre comunicazioni formano un insieme imperniato sul quadro normativo di base

dell’Unione europea, ivi inclusa la trasposizione di quest’ultimo in diritto nazionale. Esse

sono applicabili a tutti i settori di regolamentazione dell’Unione europea, non soltanto al

“pilastro” comunitario, ma anche al terzo “pilastro” nel settore della giustizia e degli affari in-

terni, tenendo conto del quadro istituzionale e delle modalità decisionali proprie di ciascun

“pilastro”. La Commissione ritiene che potrebbero essere attuate a partire dall’inizio del 2003,

tenendo presente che una parte delle disposizioni proposte rientrerà in un accordo

interistituzionale.

“Semplificare e migliorare l’ambiente normativo”, un piano d’azione

In quale modo le varie istituzioni e gli Stati membri possono legiferare meglio? Questa è la

domanda alla quale risponde la prima comunicazione sotto forma di piano d’azione. In ordine

cronologico, essa tratta delle varie fasi del ciclo legislativo. Tale approccio consente di

66

analizzare le responsabilità proprie di ogni istituzione europea e di sottolineare ciò che si

dovrebbe fare nel contesto di un accordo interistituzionale.

La Commissione si impegna anzitutto a esercitare il suo diritto d’iniziativa in maniera più

intelligibile e più rispettosa delle diversità; in particolare, essa mostra in quale modo stabilisce

chiaramente le motivazioni delle sue iniziative; essa cerca di limitare la formulazione delle

sue proposte legislative alle esigenze essenziali. Il Parlamento e il Consiglio, responsabili in

ultima istanza della proporzionalità degli strumenti e della semplicità della normativa, sono

invitati a impegnarsi energicamente in questo senso: ritorno al concetto di direttiva così come

previsto dal trattato, definizione di criteri comuni e partecipazione del Legislatore per la

coregolamentazione, voto a maggioranza qualificata, condotta della codecisione, ricorso alla

valutazione d’impatto. Infine, il piano d’azione suggerisce misure rientranti nella

responsabilità diretta degli Stati membri che potrebbero migliorare sensibilmente la qualità

del contesto normativo.

Promuovere una cultura di dialogo e di partecipazione

Chi viene realmente consultato nel processo legislativo comunitario? Le voci più deboli sono

veramente e sempre sentite? Su cosa verte questa consultazione? In quale misura si tiene

conto dei pareri così ottenuti? Questo è l’oggetto della seconda comunicazione, che dà un

carattere pratico all’emergere di una cultura di dialogo e di partecipazione.

Sulla base di un’ampia esperienza di consultazione obbligatoria o informale, sono enunciati

cinque standard minimi di consultazione che i servizi della Commissione devono applicare.

La loro applicazione deve permettere al Legislatore di assicurarsi della qualità, in particolare

dell’equità, delle consultazioni riguardanti proposte politiche di notevole importanza. Tre

esigenze giustificano detti standard: l’esigenza di sistematizzare e razionalizzare le molteplici

prassi e procedure di consultazione, garantendo anche la fattibilità e l’efficienza; quella di

garantire la trasparenza della consultazione, dal punto di vista sia degli organi o soggetti

consultati, sia del Legislatore europeo; quella di dar prova di responsabilità nei confronti dei

soggetti o organi consultati, rendendo pubblici per quanto possibile i risultati della

consultazione e le lezioni che ne sono state tratte.

Sistematizzare la valutazione d’impatto da parte della Commissione

Come tenere conto ex ante dell’“impatto” di una normativa futura, vale a dire dei benefici, ma

anche dei costi della sua attuazione? È questo l’oggetto della terza comunicazione, nella quale

viene presentato l’approccio sistematico di valutazione d’impatto delle iniziative so-

stanzialmente legislative che la Commissione intende ormai adottare.

Pratico, adeguato ad ogni strumento, l’approccio è misurato, perché occorre evitare che il

processo legislativo si blocchi in attesa di una valutazione troppo lunga o troppo costosa. Esso

consiste in uno strumento d’analisi dell’impatto di portata generale, applicabile all’insieme

delle iniziative che figurano nel programma di lavoro della Commissione.

67

La valutazione d’impatto si inserisce nella logica della strategia europea di sviluppo

sostenibile. Essa è destinata a svolgere un ruolo fondamentale in tutto il processo di

miglioramento della legislazione europea, fornendo un ausilio per decidere senza, però,

sostituirsi al giudizio politico. Infatti, in primo luogo essa orienterà e giustificherà la scelta

dello strumento adatto al livello d’intensità adeguato dell’azione europea. In secondo luogo,

metterà a disposizione del Legislatore elementi d’informazione più precisi e meglio strutturati

sugli effetti positivi e negativi, tenendo conto degli aspetti economici, sociali ed ambientali. In

terzo luogo, costituirà un mezzo per selezionare, in occasione della programmazione del

lavoro, le iniziative realmente necessarie.

Ridefinizione politica e qualità dell’esecuzione: due facce di una stessa sfida

Il piano d’azione per “legiferare meglio” e le due comunicazioni che l’accompagnano

scaturiscono da una stessa filosofia: mettere le tre istituzioni Parlamento, Consiglio e

Commissione in grado di legiferare meglio; il loro sforzo congiunto con quello degli Stati

membri avrà come risultato un quadro normativo di base più semplice, più efficace e più

comprensibile.

Tuttavia, il Libro bianco sulla governance europea non limitava a questo la “ridefinizione

politica”. Esso rilevava che i cittadini percepiscono le disposizioni di esecuzione, le

condizioni concrete dell’applicazione sul campo e il quadro normativo di base come un

insieme indissociabile. Effettivamente, i fatti e i dati sulle tendenze confermano la crescente

importanza delle funzioni esecutive: mentre il numero dei testi legislativi direttive o

regolamenti adottati dal Parlamento e dal Consiglio resta di duecento l’anno, quello degli

atti esecutivi adottati dalla Commissione è di varie migliaia e cresce regolarmente.

L’accelerazione tecnologica e l’aumento del numero di Stati membri spiegano in gran parte

questa dinamica.

Dinanzi a questa proliferazione, si pongono la questione dei “compiti essenziali”

dell’esecutivo, la questione del controllo di tali compiti da parte del Legislatore e, infine, la

questione della piena partecipazione degli organi amministrativi sul campo, nazionali o locali,

all’applicazione finale delle norme europee.

A queste domande, la governance risponde con una logica di decentramento e di maggiore

responsabilità per i suoi beneficiari. Esso si applica in quattro settori per i quali saranno

presentate proposte dettagliate nell’autunno 2002. Fin da ora, si possono sottoporre a

discussione alcuni orientamenti.

Chiarire le responsabilità esecutive

Occorre, in primo luogo, chiarire in generale l’esercizio delle responsabilità esecutive, vale a

dire l’attuale settore della “comitatologia”. L’approccio proposto si fonda su una definizione

netta dei compiti di ogni istituzione: in quanto delegata alla funzione esecutiva, la

Commissione deve assumere interamente la responsabilità delle relative decisioni, attingendo

all’esperienza delle amministrazioni nazionali nel quadro di comitati puramente consultivi.

Dal canto suo, il Legislatore deve esercitare il controllo sull’attività dell’esecutivo.

Nell’esercizio di questo controllo, i due rami dell’autorità legislativa devono essere messi,

almeno nelle materie sottoposte a codecisione, su un piede di parità. La Commissione ha così

espresso, nel Libro bianco sulla governance, l’intenzione di lanciare una riflessione sulla

modifica dell’articolo 202 del trattato in vista della prossima Conferenza intergovernativa.

Essa ritiene tuttavia che siano possibili adeguamenti senza attendere una revisione del trattato

68

e proporrà a tal fine, dal prossimo autunno, una modifica della decisione del Consiglio che

definisce le modalità di applicazione dell’articolo 202 del trattato.

Inquadrare la creazione di agenzie europee

Tuttavia, la responsabilizzazione della Commissione nell’esercizio delle competenze

esecutive non comporta – anzi – che essa debba conservare tutti i compiti esecutivi, a volte

molto dettagliati, che oggi, in linea di massima, le spettano. Il decentramento di alcuni dei

suoi compiti a favore di agenzie europee di regolamentazione, entro limiti previamente e

precisamente definiti, va di pari passo con una responsabilità effettiva: il Libro bianco sulla

governance annunciava al riguardo che la Commissione “definirà nel 2002 i criteri per

costituire nuove agenzie di regolamentazione e l’ambito nel quale esse dovranno operare”.

Concretamente, la Commissione presenterà al Parlamento e al Consiglio, nel contesto di un

accordo interistituzionale, una cornice delle condizioni per la creazione di queste agenzie,

basata sui principi di una chiara separazione delle responsabilità.

Tenere conto dei contesti regionali, urbani e locali

Verrà presentata una prima fase di attuazione, in via sperimentale, di contratti tripartiti. Si

prevede di procedere alla conclusione di un numero limitato di contratti pilota tra la

Commissione, alcuni Stati membri ed enti regionali o comunali per conseguire obiettivi

comunitari di sviluppo sostenibile, come la gestione sostenibile delle zone costiere e la

mobilità urbana, salvo il rispetto delle disposizioni costituzionali vigenti in ciascuno Stato

membro. Questi contratti avranno carattere volontario e non comporteranno impegni giuridici

vincolanti. Sulla base di questo esperimento pilota si avvierà una seconda fase che potrebbe

condurre alla modifica di alcuni testi legislativi allo scopo di consentire la semplificazione

delle loro modalità d’esecuzione, tenendo meglio conto dei contesti locali.

Un approccio nuovo per il controllo dell’applicazione del diritto

Nello stesso spirito di decentramento, la Commissione definirà il quadro di un nuovo

approccio per l’esercizio della responsabilità, ad essa incombente, del controllo

dell’applicazione del diritto comunitario. Quest’iniziativa partirà dalla constatazione che le

risorse della Commissione sono inevitabilmente limitate e lo saranno ancor più quando la

Comunità avrà circa 470 milioni di cittadini. In tale contesto sarà necessario prestare

maggiore attenzione ai ritardi, talvolta inaccettabili, accumulati nell’attuazione dei

provvedimenti nazionali di applicazione.

Il metodo comunitario, una base su cui fondare l’Unione

Cambiare ciò che può essere cambiato, senza attendere necessariamente la riforma dei nostri

trattati; in tal modo, preservare le condizioni della sicurezza giuridica, chiarire

l’approfondimento dei trattati e agevolarne così la riforma. È questo il filo conduttore

scaturito dal concetto della governance europea.

Questo modo di procedere può inizialmente ispirare il funzionamento delle tre istituzioni

Parlamento, Consiglio, Commissione e migliorarne la collaborazione. La Commissione, con

la sua riforma interna completata dal Libro bianco sulla governance, il Parlamento europeo,

con la relazione Corbett riguardante l’insieme delle sue norme di funzionamento, e il

Consiglio dei ministri, con le proposte del suo Segretario generale, si sono impegnati su

questa via. Occorre portare avanti e approfondire queste riforme.

69

Ma questo modo di procedere assume tutto il suo significato rispetto al compito della Con-

venzione europea stessa, incaricata di gettare le basi costituzionali della nostra Unione, nello spiri-

to del messaggio che la Commissione le ha inviato con il suo “progetto per l’Unione europe-

a”.

Rivoluzione tranquilla dei nostri modi di fare, la governance europea illustra in realtà il poten-

ziale e la flessibilità del metodo comunitario, elemento fondatore dell’Unione europea. Pietra ango-

lare di questo metodo, il diritto d’iniziativa della Commissione è la contropartita indispensabile del

voto a maggioranza nel Consiglio, in quanto tale diritto garantisce il rispetto degli interessi vi-

tali minoritari nella definizione dell’interesse generale. In futuro, questa concezione equilibrata

dell’interesse generale sarà ancor più importante per garantirne l’autonomia, nel medesimo spirito del

piano d’azione per legiferare meglio.

Ugualmente, la complementarità tra le istituzioni il nodo centrale dell’originalità del sistema comu-

nitario richiederà il consolidamento della ridefinizione politica cui invitano, per ragioni

di responsabilità, proporzionalità, trasparenza e sicurezza giuridica, le riforme della governance.

Infine, con la razionalizzazione delle consultazioni e con la presa in considerazione si-

stematica ed ex ante degli effetti della normativa, si tocca la questione vitale della intensità

dell’azione comunitaria, questione decisiva per l’equilibrio tra efficienza e preservazione delle

diversità che, secondo la dichiarazione di Laeken, dovrebbe condurre a chiarire l’esercizio delle

competenze condivise dall’Unione e dagli Stati membri.

70

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE

Bruxelles, 23.9.2005

COM(2005) 456 definitivo

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE

Prima relazione annuale sullo stato di avanzamento dei lavori in materia di

diritto contrattuale europeo e di revisione dell’acquis

71

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE

Prima relazione annuale sullo stato di avanzamento dei lavori in materia di diritto

contrattuale europeo e di revisione dell’acquis

(Testo rilevante ai fini del SEE)

1. I NTRODUZIONE

La presente relazione riassume i progressi realizzati in materia di diritto contrattuale europeo

(DCE) e di revisione dell’acquis dopo la pubblicazione nel 2004 della relativa comunicazione

1

della Commissione europea (“comunicazione del 2004”) ed espone sinteticamente le

principali questioni di politica generale.

Con questa prima relazione annuale, la Commissione rispetta l’impegno assunto nei confronti

2 3

del Consiglio e del Parlamento europeo nella comunicazione del 2004.

L’iniziativa ha ottenuto anche il sostegno del Consiglio europeo, il quale nelle conclusioni del

4

5 novembre 2004 ha adottato, dando seguito al Consiglio europeo di Tampere, il cosiddetto

5 , che comprende il quadro comune di riferimento (Common Frame of

programma dell’Aia

Reference o CFR). Successivamente, la Commissione ha incorporato il CFR nel suo piano

6 7

d’azione del 10 maggio 2005 , che è stato a sua volta approvato dal Consiglio . Inoltre, nella

risoluzione sul programma legislativo e sul programma di lavoro della Commissione per il

8

2005 , il Parlamento europeo ha invitato quest’ultima a portare avanti l’iniziativa DCE ed ha

sottolineato il suo desiderio di parteciparvi attivamente.

2. P CFR

REPARAZIONE DEL

2.1. Rete di ricerca

La valutazione delle risposte ricevute a seguito di un invito a presentare proposte pubblicato

nel dicembre 2002 ha condotto alla scelta di una rete di ricerca che copre ampiamente le

9

diverse tradizioni giuridiche europee . La ricerca, organizzata in moduli di lavoro proposti dai

ricercatori, produrrà un progetto di CFR entro la fine del 2007.

1 COM(2004) 651 def., GU C 14 del 20.1.2005, pag. 6.

2 GU C 246 del 14.10.2003, pag. 1.

3 P5_TA(2003)0355.

4 Documento del Consiglio 14292/04 del 5.11.2004.

5 Allegato I del documento del Consiglio 14292/04.

6 COM(2005) 184 def.

7 Documento del Consiglio 9778/2/05 REV 2 del 10.6.2005.

8 P6_TA-PROV (2005) 0053.

9 Per ulteriori informazioni si veda ftp://ftp.cordis.lu/pub/citizens/docs/kickoff_p7_p8_2004.pdf

72

2.2. CFR-net

2.2.1. Creazione di CFR-net 10

In seguito ad un invito a manifestare interesse è stata creata una rete di esperti per il quadro

comune di riferimento (CFR-net). La sua partecipazione garantisce che la ricerca tenga conto

del contesto pratico nel quale le norme devono essere applicate e delle esigenze degli utenti.

La scelta degli esperti è stata realizzata sulla base di quattro criteri: diversità delle tradizioni

giuridiche, equilibrio tra gli interessi economici, competenza ed impegno. La scelta è stata

effettuata attraverso due cicli di valutazione, il secondo dei quali era diretto a correggere le

carenze iniziali quanto alla rappresentanza professionale e geografica. Gli attuali 177 membri

11

della rete sono ampiamente rappresentativi degli Stati membri e delle professioni . L’elenco

12

dei membri è accessibile al pubblico .

2.2.2. Lavori di CFR-net

CFR-net ha cominciato i suoi lavori con una conferenza il 15 dicembre 2004. La rete

contribuirà al processo di ricerca mediante osservazioni sulle memorie di ricerca da discutere

nell’ambito di seminari e su un apposito sito web.

A tutt’oggi sono stati individuati 32 argomenti, che dovranno essere discussi entro la fine del

2007. I membri di CFR-net hanno comunicato il loro interesse per settori di ricerca

particolari, in base alle rispettive specializzazioni. Dato che i seminari devono permettere

discussioni approfondite, occorre limitare la dimensione dei gruppi di lavoro. I partecipanti ai

seminari sono selezionati in base agli stessi criteri utilizzati per identificare i soggetti

interessati da far partecipare alla rete. I membri di CFR-net ai quali non può essere consentita

la partecipazione ai seminari sono invitati a comunicare le loro osservazioni per iscritto.

La partecipazione dei membri di CFR-net ai lavori di ricerca è attualmente organizzata nel

modo seguente:

Prima dei seminari, le memorie di ricerca vengono inviate sul sito web ad hoc. I membri

di CFR-net che hanno manifestato interesse per l’argomento considerato sono invitati

a esaminare le memorie e a formulare osservazioni.

Dopo i seminari, gli esperti di CFR-net sono invitati a riassumere per iscritto i lo-

ro contributi alla discussione. La Commissione prepara una relazione riguardante

le osservazioni formulate dai membri di CFR-net nel corso del seminario, i loro contri-

buti scritti e le reazioni dei ricercatori. Queste relazioni individuano sia questioni di

politica generale, in particolare quelle attinenti all’acquis nel settore dei contratti con-

clusi dai consumatori, sia questioni orizzontali.

I ricercatori hanno sei mesi per reagire alle osservazioni dei membri di CFR-net riassun-

te nella relazione della Commissione, modificando di conseguenza le loro memorie op-

pure spiegando le ragioni del loro disaccordo.

10 GU S 148 del 31.7.2004.

11 Si veda l’allegato.

12 http://europa.eu.int/comm/consumers/cons_int/safe_shop/fair_bus_pract/cont_law/common_frame_ref_en.htm

73

Dal marzo 2005 si sono svolti seminari sui temi seguenti: contratti di servizi (11 marzo);

esclusiva, agenzia, distribuzione (16 marzo); garanzie personali (19 aprile); gestione di affari

(29 aprile); arricchimento senza causa (20 maggio); concetto di contratto e funzioni del

contratto (7 giugno); concetto di consumatore e di professionista (21 giugno).

2.3. Rete di esperti degli Stati membri

È stata istituita una rete di esperti degli Stati membri in materia di CFR, i cui membri sono

stati nominati dai governi nazionali. L’elenco dei membri della rete è accessibile al

13 14

. Un primo seminario si è svolto il 3 dicembre 2004 . Il secondo seminario,

pubblico

tenutosi il 31 maggio 2005, era dedicato all’esame di questioni procedurali e sostanziali sorte

15

nell’ambito dei lavori sul CFR .

2.4. Sito web

La Commissione ha creato un apposito sito web al quale hanno accesso i membri di CFR-net,

gli esperti degli Stati membri e il Parlamento europeo. Tutti i documenti pertinenti (memorie

dei ricercatori, osservazioni di CFR-net, relazioni della Commissione sui seminari ecc.)

saranno caricati su tale sito nel corso del processo CFR.

2.5. Forum europeo di discussione

Secondo la comunicazione del 2004, il forum europeo di discussione è volto a far incontrare

periodicamente tutti coloro che contribuiscono, al livello politico e tecnico, all’elaborazione

del CFR (in particolare i membri di CFR-net e gli esperti degli Stati membri). Il primo forum

europeo di discussione, organizzato in collaborazione con la Presidenza britannica, avrebbe

dovuto svolgersi il 7 e l’8 luglio a Londra. Questa conferenza è stata annullata a causa degli

attentati terroristici ed è stata rinviata al 26 settembre 2005. Il prossimo forum europeo di

discussione, organizzato in collaborazione con la Presidenza austriaca, dovrebbe avere luogo

il 25 ed il 26 maggio 2006 a Vienna.

2.6. Questioni che si sono poste nella prima fase d’elaborazione del CFR

2.6.1. CFR-net e revisione dell’acquis

Come indicato nella comunicazione del 2004, i risultati pertinenti (definizioni, norme tipo

ecc.) ottenuti nel corso dell’elaborazione del CFR saranno esaminati nel contesto della

revisione dell’acquis relativo alla tutela dei consumatori. A sua volta, la revisione di tale

acquis alimenterà lo sviluppo del più ampio CFR. La Commissione sottolinea la necessità di

mettere l’accento sugli aspetti di politica generale, in modo che il processo sia più operativo e

più efficace. Pertanto, la Commissione darà la precedenza alle questioni relative all’acquis in

materia contrattuale, in particolare nel settore del consumo.

2.6.2. Questioni procedurali

È essenziale che la cooperazione nell’ambito del processo CFR sia efficiente. La

Commissione desidera pertanto migliorare il lavoro nell’ambito di CFR-net e, in particolare,

13 Si veda la nota 12.

14 Si veda la nota 12. 74

15 Si veda la nota 12.

aumentare l’efficacia dei contributi provenienti dalla rete. Come deciso sin dall’inizio, dal

secondo semestre 2005 la Commissione prolungherà da un mese a due mesi il termine entro

cui i membri di CFR-net possono esaminare le memorie dei ricercatori.

La valutazione dei questionari distribuiti dalla Commissione nei seminari di CFR-net e le

discussioni con gli esperti degli Stati membri si sono rivelate assai utili. In tale contesto, per

migliorare il processo CFR la Commissione:

accorderà la priorità agli argomenti/seminari importanti per la revisione dell’acquis in

materia di tutela dei consumatori e, se possibile, arricchirà di questioni pertinenti l’elenco

degli argomenti/seminari;

provvederà a che le memorie dei ricercatori indichino quali parti delle norme sono

specificamente rilevanti per l’obiettivo principale del CFR, vale a dire la revisione

dell’acquis, e quali parti forniscono invece dettagli supplementari che potranno

eventualmente essere utili agli Stati membri in sede di applicazione delle direttive;

renderà più flessibile la struttura dei seminari (ad esempio organizzando, se del caso,

“gruppi di stesura” incaricati di formulare raccomandazioni redazionali su questioni

specifiche oppure nominando, nell’ambito dei seminari, delegati incaricati di garantire la

coerenza orizzontale);

studierà le possibilità di tenere una discussione finale nel caso in cui si sia già svolto un

seminario;

inviterà i ricercatori a fornire, prima del seminario, un riassunto dettagliato degli elementi

essenziali della loro memoria;

organizzerà seminari sulla struttura globale del progetto di CFR;

inviterà rappresentanti degli Stati membri o del Parlamento europeo a presentare progetti

di relazioni sui seminari CFR; la Commissione si riserva il diritto di rivedere questi pro-

getti per garantire la neutralità e la coerenza delle relazioni.

2.6.3. Questioni sostanziali orizzontali

Per quanto riguarda il contenuto, la Commissione, alla luce delle discussioni con i soggetti

interessati e con gli Stati membri, desidera sottolineare i punti seguenti:

La Commissione alimenterà il processo CFR con le questioni che si porranno durante la

fase diagnostica della revisione dell’acquis in materia di tutela dei consumatori.

La definizione di termini giuridici astratti è indispensabile per l’elaborazione del CFR e

deve essere inclusa nelle memorie. Qualora sia necessaria una differenziazione settoriale,

occorre indicarlo e spiegarne le ragioni. Le definizioni devono essere coerenti con le norme

messe a punto.

La coerenza globale del progetto di CFR è fondamentale: l’interdipendenza tra il dirit-

to contrattuale generale e quello speciale deve essere chiarita. Per le questioni orizzon-

tali occorre trovare soluzioni coerenti. L’ambito di applicazione delle norme deve

75

essere precisato.

Le decisioni di natura politica devono essere chiaramente formulate e spiegate,

in particolare nel riassunto presentato dai ricercatori e nel commento che accompa-

gna i progetti di norme.

Si deve sottolineare che il principio della libertà contrattuale è fondamentale. Qualora

si intenda rendere obbligatoria l’applicazione di una norma, occorre indicarlo e giustifi-

carlo nelle memorie.

Un’adeguata distinzione tra i contratti di tipo B2B (business to business, vale a dire tra

imprenditori) e quelli di tipo B2C (business to consumer, vale a dire tra un imprenditore ed

un consumatore) è di cruciale importanza. La normativa in materia di tutela dei

consumatori rimedia agli squilibri strutturali esistenti tra consumatori e commercianti. Le

decisioni di natura politica possono dunque differire a seconda che si tratti di una

fattispecie di tipo B2C o B2B. Per ottenere soluzioni sufficientemente differenziate,

sembra indicato procedere caso per caso individuando le situazioni che richiedono norme

diverse da quelle generali e proponendo le relative norme particolari.

La Commissione inviterà i ricercatori a tenere conto di questi punti in sede di elaborazione o

revisione delle memorie.

3. R ’

EVISIONE DELL ACQUIS IN MATERIA DI TUTELA DEI CONSUMATORI

Per raggiungere in modo più efficiente i suoi obiettivi in materia di miglioramento della

legislazione e per sfruttare le sinergie con l’iniziativa DCE, la Commissione ha avviato la

revisione dell’acquis allo scopo di semplificare e completare il quadro normativo. Il processo

di revisione è stato descritto a grandi linee nella comunicazione del 2004 prendendo come

esempio l’acquis in materia di tutela dei consumatori, vista la sua rilevanza per il diritto

contrattuale. La presente relazione espone il processo più in dettaglio ed è anch’essa

imperniata su esempi. Nel descrivere i progressi realizzati si porrà l’accento sullo svolgimento

del processo di revisione; tuttavia, si procederà anche a formulare alcune conclusioni

preliminari riguardanti singole direttive in materia di consumo e a presentare possibili

soluzioni.

3.1. Il processo

La Commissione è ancora nella fase diagnostica, nella quale occorre analizzare il recepimento

e l’applicazione da parte degli Stati membri delle direttive in materia di tutela dei

consumatori. Ciò è essenziale, da un canto, per individuare i problemi normativi, le barriere

esistenti nel mercato interno e le lacune in materia di tutela dei consumatori e, dall’altro, per

determinare se essi derivino dalle direttive stesse o piuttosto da una scorretta applicazione da

parte di uno o più Stati membri.

Una rete di studiosi e di professionisti del diritto conduce attualmente un’analisi comparativa

per conto della Commissione. Quest’analisi completerà i controlli sul recepimento effettuati

dalla Commissione e riguarderà l’applicazione delle direttive negli Stati membri, tenendo

conto anche delle più importanti giurisprudenze e decisioni amministrative nazionali. I

ricercatori formuleranno raccomandazioni volte a razionalizzare e semplificare l’acquis

eliminando eventuali incoerenze, sovrapposizioni, barriere commerciali interne e distorsioni

della concorrenza. Lo studio sarà accessibile al pubblico nell’autunno 2006.

76

La Commissione intende pubblicare una relazione dettagliata sulla revisione dell’acquis in

materia di consumo nel corso del primo semestre 2006.

La Commissione intende inoltre procedere ad un’ampia consultazione i cui risultati saranno

pubblicati. Il Parlamento europeo verrà regolarmente informato delle conclusioni raggiunte e

dell’avanzamento dei lavori. Come indicato nella comunicazione del 2004, sarà istituito un

gruppo di lavoro permanente di esperti degli Stati membri, il quale si riunirà per la prima

volta nell’autunno 2005. Le consultazioni regolari dei soggetti interessati cominceranno

ufficialmente con la pubblicazione della relazione nel 2006, ma essi potranno presentare

osservazioni ed informazioni alla Commissione prima di tale data.

Sebbene la forma della consultazione non sia stata ancora stabilita in modo definitivo, gli

esperti nazionali e le parti interessate saranno invitati ad esaminare singole direttive, mentre

seminari specifici potrebbero essere organizzati per trattare le questioni “orizzontali”,

comprese le definizioni e i rimedi giuridici.

Il processo di consultazione segnerà la fine della fase diagnostica. La Commissione valuterà

le diverse opzioni di politica ed esaminerà l’opportunità di adottare provvedimenti normativi.

Se è ancora troppo presto per trarre conclusioni relativamente alle singole direttive, il lavoro

16 17

effettuato finora sulle direttive riguardanti i prezzi unitari , i provvedimenti inibitori , il

18 19

godimento a tempo parziale di beni immobili e i contratti a distanza fornisce alcuni

risultati preliminari. Va notato che nel considerare queste direttive la Commissione riconosce

la necessità di una loro corretta applicazione, anche mediante misure d’autoregolamentazione.

Il comitato che sarà istituito secondo quanto previsto dal regolamento relativo alla

20

cooperazione in materia di tutela dei consumatori fornirà un contributo prezioso alla

revisione.

3.2. Conclusioni preliminari per quanto riguarda il recepimento

3.2.1. Prezzi unitari

La direttiva lascia un notevole margine discrezionale per quanto riguarda l’attuazione di

alcune delle sue disposizioni principali, sicché i provvedimenti di recepimento sono risultati

piuttosto divergenti gli uni dagli altri. Anzitutto, la direttiva permette di usare, al posto delle

unità del sistema metrico, unità di quantità impiegate generalmente e abitualmente per la

commercializzazione di alcuni prodotti negli Stati membri. Ciò ha condotto all’uso, per questi

prodotti, di unità di quantità diverse nelle varie parti del territorio comunitario. Rimane

tuttavia oscuro in quale misura ciò possa ostacolare il raffronto dei prezzi e lo stabilimento di

imprese in altri Stati membri.

Inoltre, gli Stati membri possono introdurre esenzioni dall’obbligo generale di indicare il

prezzo unitario in quanto tale indicazione sarebbe inutile o potrebbe creare confusione. Gli

Stati membri hanno fatto ricorso a tale possibilità in maniere divergenti. La Commissione è

consapevole che questo problema deriva dal fatto che solo un ristretto numero di prodotti non

16 Direttiva 98/6/CE del 16.2.1998, GU L 80 del 18.3.1998, pag. 27.

17 Direttiva 98/27/CE del 19.5.1998, GU L 166 dell’11.6.1998, pag. 51.

18 Direttiva 94/47/CE del 26.10.1994, GU L 280 del 29.10.1994, pag. 83.

19 Direttiva 97/7/CE del 20.5.1997, GU L 144 del 4.6.1997, pag. 19.

20 Regolamento (CE) n. 2004/2006 del 27.10.2004, GU L 364 del 9.12.2004, pag. 1.

77

alimentari possono essere venduti sulla base di un prezzo unitario (per esempio la vernice e il

legno). Sembra improbabile che si possa elaborare una norma applicabile a tutti i casi.

Infine, la direttiva prevede che, per un periodo transitorio, i piccoli esercizi al minuto possano

essere dispensati dall’obbligo generale di indicare il prezzo unitario. Poiché tuttavia la

direttiva non contiene alcuna definizione del concetto di “piccoli esercizi al minuto”, gli Stati

membri hanno individuato i beneficiari della deroga applicando criteri disuguali. Dato il

carattere locale della maggior parte dei mercati geografici interessati, non è chiaro se da ciò

possa derivare un problema grave.

In ogni caso, dal momento che le indicazioni di prezzo – appaiano o meno in un annuncio

pubblicitario – costituiscono una pratica commerciale, le disposizioni interessate della

direttiva in questione dovranno essere rese conformi alla recente direttiva sulle pratiche

21 .

commerciali sleali

3.2.2. Provvedimenti inibitori

La maggior parte degli organismi od organizzazioni i cui nomi sono stati comunicati alla

Commissione dagli Stati membri a norma della direttiva sui provvedimenti inibitori sono

organizzazioni di consumatori. Finora nessuna di esse ha chiesto un provvedimento inibitorio

transfrontaliero. Il lavoro attuale dovrebbe aiutare a determinare i principali ostacoli che le

organizzazioni di consumatori potrebbero trovarsi a dover affrontare qualora decidano di

promuovere una causa diretta ad ottenere un provvedimento inibitorio in un altro Stato

membro.

Finora, il solo ad aver promosso una causa di questo tipo è l’organismo britannico Office of

Fair Trading (OFT). Una società belga inviava cataloghi di vendita per corrispondenza a

residenti britannici che non li avevano richiesti ed annunciava loro che avevano vinto un

premio. Si faceva credere ai consumatori che per ricevere il presunto premio occorresse

acquistare dal catalogo. Tuttavia, i vincitori erano stati scelti in anticipo e la stragrande

maggioranza dei destinatari aveva una probabilità minima di ricevere il premio. L’OFT si è

rivolto all’autorità giudiziaria belga sostenendo che tali promesse di premi inducevano i

consumatori in errore e chiedendo un provvedimento inibitorio. L’autorità giudiziaria belga

ha ordinato la cessazione della pubblicità.

Il regolamento relativo alla cooperazione in materia di tutela dei consumatori istituisce una

rete di autorità pubbliche incaricate di proteggere gli interessi economici dei consumatori,

armonizza in parte i poteri investigativi di tali autorità e prevede che queste ultime si prestino

reciproca assistenza. L’OFT potrà dunque chiedere al suo omologo belga di adottare

provvedimenti diretti a garantire la tutela degli interessi dei consumatori.

3.2.3. Godimento a tempo parziale di beni immobili

Le difficoltà incontrate dai consumatori nel godimento a tempo parziale di beni immobili

costituiscono uno dei problemi più gravi. La Commissione riceve, principalmente da

consumatori e dal Parlamento europeo, un certo numero di denunce riguardanti beni siti in

Spagna e, meno frequentemente, in Portogallo o a Cipro. Gli elementi forniti dai centri

europei dei consumatori sembrano confermare l’ampiezza del problema.

21 Direttiva 2005/29/CE dell’11.5.2005, GU L 149 dell’11.6.2005, pag. 22.

78

Le principali questioni sono le seguenti:

nuovi prodotti che sfuggono alla normativa sul godimento a tempo parziale di be-

ni immobili (ad esempio, i club di vacanze, i contratti di meno di tre anni e quelli

che riguardano l’alloggio in barca);

metodi commerciali ingannevoli e informazioni insufficienti sul prodotto e sul periodo di

riflessione;

metodi di vendita aggressivi, a esempio vendite realizzate esercitando pressioni indebite

sui consumatori;

problemi ad ottenere il rimborso di anticipi vietati dalla direttiva.

Alcuni di questi problemi, connessi con le pratiche commerciali ingannevoli o aggressive,

sono oggetto della recente direttiva sulle pratiche commerciali sleali.

3.2.4. Contratti a distanza

La revisione della direttiva sui contratti a distanza ha confermato la necessità di chiarire

alcune definizioni e di utilizzare le parole in modo più coerente, tanto nella direttiva

considerata quanto in altre direttive collegate. Un buon esempio è costituito dalle espressioni

“giorni lavorativi” e “giorni” usate nella direttiva e dai differenti termini “minimi” di ri-

22

flessione previsti in diversi strumenti di tutela dei consumatori . 23

Sono anche sorti problemi di definizione più sostanziali. In una recente sentenza emessa in

via pregiudiziale nell’ambito di una causa promossa dall’OFT e riguardante il significato

dell’espressione “servizi relativi ai trasporti”, la Corte di giustizia europea ha adottato

un’interpretazione più ampia di quella sostenuta dalla Commissione e dall’OFT ed ha statuito

che la direttiva non si applica al noleggio di autoveicoli.

Problemi pratici sono anche creati da alcune eccezioni previste dalla direttiva. A esempio, le

vendite all’asta sono escluse dall’ambito di applicazione della direttiva, ma alcuni Stati

membri ne hanno escluso soltanto certi tipi. Diversi siti Internet combinano tuttavia la vendita

all’asta e la vendita a prezzi fissi. In quest’ultimo caso, le disposizioni della direttiva si

applicano soltanto alle transazioni di tipo B2C. Ciò può confondere i consumatori.

Occorre parimenti verificare se alcune definizioni sono adeguate tenuto conto delle nuove

tecnologie e pratiche commerciali. Ad esempio, la direttiva richiede una conferma scritta delle

informazioni su un “supporto duraturo”. Alcuni Stati membri si pongono il problema di come

interpretare questo termine con riferimento ai contratti conclusi per sms (brevi messaggi di

testo inviati mediante un telefono portatile). Nell’esaminare tali questioni la Commissione

terrà naturalmente conto dell’interpretazione di concetti simili contenuti in altri strumenti

comunitari, per esempio nella direttiva concernente la commercializzazione a distanza di

24

servizi finanziari .

22 I problemi relativi alla diversità dei termini di riflessione erano già stati riconosciuti in occasione

dell’adozione della direttiva: si veda la dichiarazione del Consiglio e del Parlamento europeo,

GU L 144 del 4.6.1997, pag. 28.

23 C-336/03 Easycar (UK) Ltd v. Office of Fair Trading.

24 Direttiva 2002/65 del 23.9.2002, GU L 271 del 9.10.2002, pag. 16.

79

La Commissione verificherà altresì quanto sia facile in pratica applicare la direttiva.

Nell’ambito di tale esame la Commissione si porrà la seguente questione: vi sono aspetti

particolari della direttiva che hanno causato problemi alle imprese o ai consumatori? Ad

esempio, il fatto che il termine di riflessione possa decorrere da date diverse a seconda che si

tratti di beni o di servizi ha confuso i consumatori od ostacolato le imprese nel caso di

contratti aventi ad oggetto sia beni che servizi?

Più in generale, la revisione della direttiva richiede un attento esame della sua interazione con

altri strumenti comunitari, tanto nel settore della tutela dei consumatori (si pensi all’obbligo di

25

fornire informazioni preliminari previsto dalla direttiva sui viaggi “tutto compreso” e dalla

direttiva sul godimento a tempo parziale di beni immobili; si pensi ancora alla vendita a rate o

al leasing, rispetto ai quali si pone la questione se costituiscano servizi finanziari ai sensi della

direttiva sui contratti a distanza o della direttiva sulla commercializzazione a distanza di

servizi finanziari) quanto in altri settori come quello della protezione dei dati e del commercio

elettronico.

3.3. Possibili soluzioni

Se in esito alla fase diagnostica si dovesse concludere che occorre rivedere o completare

l’acquis, la Commissione potrà in teoria scegliere tra due soluzioni:

a) adottare un approccio verticale consistente nel rivedere singole direttive già esistenti (ad

esempio, revisione della direttiva sul godimento a tempo parziale di beni immobili) o nel

proporre nuovi atti normativi riguardanti settori specifici (ad esempio, una direttiva sul

turismo che includa disposizioni attualmente contenute nella direttiva sui viaggi “tutto

compreso” e nella direttiva sul godimento a tempo parziale di beni immobili);

b) adottare un approccio più orizzontale, consistente nell’adottare uno o più strumenti quadro

riguardanti aspetti comuni dell’acquis. Questi strumenti quadro fornirebbero definizioni

comuni e disciplinerebbero i principali diritti contrattuali dei consumatori e i relativi rimedi

giuridici.

Nell’ambito dell’approccio orizzontale, la Commissione potrebbe, a esempio, elaborare una

direttiva sulla vendita B2C di beni la quale disciplinerebbe in modo coerente aspetti della

vendita attualmente oggetto di disposizioni sparpagliate in molte direttive (quali la direttiva

26 27

sulla vendita dei beni di consumo , la direttiva sulle clausole contrattuali abusive , la

28

direttiva sui contratti a distanza e quella sulla vendita a domicilio ). Conformemente ai

principi dell’iniziativa “Legiferare meglio”, tale strumento razionalizzerebbe

considerevolmente il quadro normativo in quanto tutte le disposizioni pertinenti delle direttive

attualmente in vigore sarebbero sistematizzate nella nuova direttiva. Quanto alle parti delle

direttive che riguardano le tecniche di commercializzazione (si pensi alle norme che limitano

l’utilizzo di alcuni mezzi di comunicazione a distanza) e i servizi, esse rimarrebbero in vigore

e in futuro, ove possibile e necessario, potrebbero essere oggetto di uno o più strumenti

quadro distinti. L’approccio orizzontale non escluderebbe il ricorso a soluzioni verticali in

caso di bisogno.

25 Direttiva 90/314/CE del 13.6.1990, GU L 158 del 23.6.1990, pag. 59.

26 Direttiva 1999/44/CE del 25.5.1999, GU L 171 del 7.7.1999, pag. 12.

27 Direttiva 93/13/CEE del 5.4.1993, GU L 95 del 21.4.1993, pag. 28.

28 Direttiva 85/577/CEE del 20.12.1985, GU L 372 del 31.12.1985, pag. 31.

80

Qualunque sia l’approccio prescelto, le sinergie tra la revisione dell’acquis e l’iniziativa DCE

saranno messe a profitto.

Qualsiasi decisione di rivedere l’acquis in materia di tutela dei consumatori sarà oggetto di

una valutazione d’impatto. In conformità dell’accordo interistituzionale “Legiferare

29

meglio” , i risultati della valutazione saranno messi a disposizione del Parlamento europeo,

del Consiglio e del pubblico.

4. A LTRI SVILUPPI

4.1. Misura II del piano d’azione

Nel piano d’azione 2003 la Commissione aveva dichiarato di essere disposta ad esaminare

l’opportunità di incoraggiare il settore privato ad elaborare clausole e condizioni standard

(CCS) utilizzabili in tutta l’UE, in particolare ospitando un sito web sul quale gli operatori del

mercato avrebbero potuto scambiare informazioni pertinenti.

Dopo un’attenta riflessione, la Commissione ritiene che non sia opportuno creare tale sito web

per i motivi seguenti:

Per essere applicabili in tutti gli ordinamenti giuridici del SEE, le CCS dovrebbero esse-

re conformi alle norme del diritto nazionale più restrittivo. La Commissione ritiene

che i soggetti i quali non operano in tutti gli Stati membri UE, soprattutto quelli che non

operano nei Paesi con le normative nazionali più restrittive, potrebbero considerare non in-

teressante

il ricorso a tali CCS. Ciò restringerebbe considerevolmente la cerchia dei soggetti

economici che potrebbero trarre beneficio da tale iniziativa.

Di norma, le CCS sono concepite per un settore particolare ed è difficile immaginare

che clausole contrattuali elaborate per un settore determinato possano essere utili in altri

settori dell’economia.

L’accelerarsi dei cambiamenti legislativi richiede l’aggiornamento continuo delle CCS.

Pertanto, le ipotetiche CCS inviate sul sito web della Commissione perderebbero ben

presto la loro utilità.

Data la complessità delle CCS e la necessità di rivederle costantemente, l’aggiornamento

comporterebbe costi considerevoli in termini di onorari da versare ai consulenti giuridici.

La Commissione dubita che i soggetti che investissero grandi somme di denaro

nell’elaborazione e nell’aggiornamento delle CCS sarebbero poi disposti a mettere

gratuitamente a disposizione dei loro concorrenti il frutto di tale investimento.

Nel piano d’azione e nella comunicazione del 2004 la Commissione aveva già dichiara-

to che le CCS sarebbero state inserite sul sito web sotto la responsabilità esclusiva di chi

le avesse inviate e che la Commissione non avrebbe accettato nessuna responsabilità

quanto alla validità giuridica o commerciale delle CCS. Tuttavia, in assenza di un controllo

diretto

a verificare che le CCS inviate nel sito web siano valide ed applicabili in tutti gli Stati

membri dell’Unione europea nonché compatibili con il diritto comunitario, il valore di un

siffatto scambio risulterebbe sensibilmente ridotto.

29 GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1. 81

Alla luce di quanto precede e data la rilevanza tanto dei costi previsti per creare un sito dotato

delle funzionalità necessarie quanto dei costi di traduzione, la Commissione ha deciso di non

istituire un sito web per lo scambio di CCS.

4.2. Opportunità di uno strumento facoltativo nel DCE (“ventiseiesimo regime”)

Per quanto riguarda il settore dei servizi finanziari, la Commissione, nel Libro verde sulla

30

politica in materia di servizi finanziari (2005-2010) , ha preso atto del dibattito sul cosiddetto

“ventiseiesimo regime”, il quale lascerebbe immutati i 25 regimi nazionali. La Commissione

risponde alla richiesta di esaminare ulteriormente l’opportunità di un ventiseiesimo regime

avviando uno studio di fattibilità, per esempio per i prodotti più semplici nel settore delle

assicurazioni (assicurazione temporanea sulla vita) e del risparmio. La Commissione si

propone anche di costituire gruppi di discussione per determinati prodotti al dettaglio. Questi

gruppi di discussione saranno composti da esperti che rappresentano gli interessi degli

operatori e dei consumatori e avranno il compito di individuare gli eventuali ostacoli ed

esaminare le possibili soluzioni; i loro lavori si baseranno su ricerche approfondite. Inoltre,

31

nel Libro verde sul credito ipotecario nell’UE la Commissione invita i soggetti interessati a

presentare il loro punto di vista sui vantaggi dell’uniformazione dei contratti ipotecari, alla

quale si potrebbe giungere tramite il ventiseiesimo regime, e precisa che tale regime potrebbe

essere introdotto mediante uno strumento giuridico il quale si affiancherebbe alle disposizioni

nazionali, senza sostituirle, e sarebbe disponibile alle parti contraenti in via facoltativa.

30 COM(2005) 177 def.

31 COM(2005) 327 def. 82

Annex: CFR-net members; overview

Country Business Legal professions Consumers’ Total

org.

Industry Trade Services Financial General Lawyers Judges Notaries Arbitrators Public

registrars

Services

Austria 2 1 3

Belgium 2 1 3

Cyprus

Czech 1 1 2

Republic

Denmark 1 1

Estonia

Finland 1 1 2

France 1 3 1 2 1 8

Germany 11 1 6 5 10 2 35

Greece

Hungary

Ireland 1 1

Italy 1 1 4 2 1 1 10

Latvia 1 1

Lithuania 1 1

Luxemburg 1 1 1 3

Malta 1 1 2

Netherlands 2 1 1 4

Poland 1 1 2

Portugal 1 2 3

83

Country Business Legal professions Consumers’ Total

org.

Industry Trade Services Financial General Lawyers Judges Notaries Arbitrators Public

Services registrars

Slovakia

Slovenia 1 1 2

Spain 4 2 1 7

Sweden 2 2 4

UK 2 1 2 4 12 2 1 1 25

32 33 34 35

EU org. 8 5 1 14 2 4 13 4 51

Non-EU 4 4

32 1 Belgium, 1 Spain, 1 Germany,1 Norway, 2 Italy (UNICE).

33 1 Spain, 1 France (FEDSA).

34 1 France, 1 Italy, 1 Slovenia, 1 UK (CCBE).

35 1 Austria, 1 Belgium, 4 France, 1 Hungary, 3 Germany, 1 Netherlands, 1 Italy, 1 Spain (CNUE).

84

DOCUMENTI PARLAMENTO EUROPEO

E CONSIGLIO EUROPEO

85

C 140 E/538 Gazzetta ufficiale delle Comunità europee IT 13.6.2002

Giovedì 15 novembre 2001 7. Ravvicinamento del diritto civile e commerciale degli Stati membri

A5-0384/2001

Risoluzione del Parlamento europeo sul ravvicinamento del diritto civile e commerciale degli Stati

membri (COM(2001) 398 ( C5-0471/2001 ( 2001/2187(COS))

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sul diritto contrattuale

1

europeo (COM(2001) 398 C5-0471/2001) ( ),

vista la sua risoluzione del 26 maggio 1989 su un’azione volta a ravvicinare il diritto privato degli

2

Stati membri ( ),

vista la sua risoluzione del 6 maggio 1994 sull’armonizzazione di taluni settori di diritto privato negli

3

Stati membri ( ),

viste le conclusioni del Consiglio europeo di Tampere (15-16 ottobre 1999) e in particolare la con-

clusione 39,

visto il documento di lavoro della sua Direzione generale degli studi dal titolo «Analisi degli ordina-

menti di diritto privato dell’UE in relazione a discriminazioni e alla creazione di un codice civile

4

europeo» ( ),

visto l’articolo 47, paragrafo 1, del suo regolamento,

vista la relazione della commissione giuridica e per il mercato interno (A5-0384/2001),

A. considerando che le tradizioni giuridiche dei popoli d’Europa mostrano sostanzialmente più affinità

che differenze,

B. considerando che proprio tali affinità hanno permesso la proclamazione ufficiale della Carta dei diritti

fondamentali dell’Unione europea il 7 dicembre 2000 in occasione del Consiglio europeo di Nizza,

C. considerando che la discussione su un’armonizzazione su larga scala del diritto civile fondamentale

degli Stati membri è una questione politicamente scottante e delicata,

D. considerando che l’articolo 61 del trattato prevede che, allo scopo di istituire progressivamente uno

spazio di libertà, sicurezza e giustizia, il Consiglio adotti misure nel settore della cooperazione giudi-

ziaria in materia civile, come previsto all’articolo 65,

E. considerando che il mercato interno creato dall’Unione europea rappresenta senza alcun dubbio un

notevole successo sotto il profilo economico,

F. considerando che il graduale completamento del mercato interno conduce a ulteriori e più intense

compenetrazioni economiche,

G. considerando che i rapporti giuridici con valenza transfrontaliera continuano tuttavia ad essere l’ecce-

zione,

H. considerando che il mercato interno potrà dirsi veramente compiuto solo quando anche il consuma-

tore potrà beneficiare pienamente dei suoi vantaggi,

1

( ) GU C 255 del 13.9.2001, pag. 1.

2

( ) GU C 158 del 26.6.1989, pag. 400.

3

( ) GU C 205 del 25.7.1994, pag. 518.

4

( ) Serie giuridica JURI 103. 86

I. considerando che soprattutto le piccole e medie imprese si astengono dallo stipulare contratti tran-

sfrontalieri a causa delle incognite attinenti alla legislazione applicabile e ai costi, spesso imprevedibili,

dei procedimenti giudiziari,

J. considerando che le disposizioni della convenzione di Roma sulla legislazione applicabile ai rapporti

contrattuali obbligatori e della convenzione delle Nazioni Unite sulla compravendita internazionale di

merci (CISG) potrebbero rappresentare una base per un futuro patrimonio giuridico comune, sebbene

non risolvano in modo conclusivo il problema dei rapporti giuridici transfrontalieri,

Osservazioni sulla situazione iniziale

1. osserva che attualmente sono fra l’altro in vigore le seguenti direttive, i seguenti regolamenti e le

seguenti convenzioni, che dispiegano effetti sul diritto privato degli Stati membri:

direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni

legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno

1

da prodotti difettosi (modificata dalla direttiva 1999/34/CE del 10 maggio 1999) ( ),

direttiva 85/577/CEE del Consiglio, del 20 dicembre 1985, per la tutela dei consumatori in caso di

2

contratti negoziati fuori dei locali commerciali ( ),

direttiva 87/102/CEE del Consiglio, del 22 dicembre 1986, relativa al ravvicinamento delle disposi-

zioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri in materia di credito al consumo

(modificata dalla direttiva 90/88/CEE del 22 febbraio 1990 e dalla direttiva 98/7/CE del 16 feb-

3

braio 1998) ( ),

direttiva 90/314/CEE del Consiglio, del 13 giugno 1990, concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti

4

«tutto compreso» ( ),

direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti

5

stipulati con i consumatori ( ),

direttiva 94/47/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 1994, concernente la tutela

dell’acquirente per taluni aspetti dei contratti relativi all’acquisizione di un diritto di godimento a

6

tempo parziale di beni immobili ( ),

direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 1997, riguardante la prote-

dei consumatori in materia di contratti a distanza dichiarazione del Consiglio e del Parla-

zione

mento europeo sull’articolo 6, paragrafo 1 dichiarazione della Commissione sull’articolo 3, para-

7

grafo 1, primo trattino ( ),

direttiva 98/27/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 1998, relativa a provvedi-

8

menti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori ( ),

direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, su taluni aspetti

9

della vendita e delle garanzie dei beni di consumo ( ),

direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 1999, relativa ad un

10

quadro comunitario per le firme elettroniche ( ),

direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2000, relativa a taluni

aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico nel

11

mercato interno ( ),

1

( ) GU L 210 del 7.8.1985, pag. 29.

2

( ) GU L 372 del 31.12.1985, pag. 31.

3

( ) GU L 42 del 12.2.1987, pag. 48.

4

( ) GU L 158 del 23.6.1990, pag. 59.

5

( ) GU L 95 del 21.4.1993, pag. 29.

6

( ) GU L 280 del 29.10.1994, pag. 83.

7

( ) GU L 144 del 4.6.1997, pag. 19.

8

( ) GU L 166 dell’11.6.1998, pag. 51.

9

( ) GU L 171 del 7.7.1999, pag. 12.

10

( ) GU L 13 del 19.1.2000, pag. 12.

11

( ) GU L 178 del 17.7.2000, pag. 1. 87

2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 giugno 2000, relativa alla lotta

direttiva 1

contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali ( ),

regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giuri-

2

sdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale ( ),

3

la Convenzione di Roma del 1980 sulla legislazione applicabile agli obblighi contrattuali ( );

2. osserva che le summenzionate direttive in materia di diritto civile non sono armonizzate in modo

ottimale;

3. osserva che le summenzionate direttive in materia di diritto civile provocano, se combinate con gli

ordinamenti nazionali di diritto civile, taluni problemi;

4. constata che in un’Unione ampliata con una popolazione di 500 milioni di persone sarà sempre più

difficile garantire l’applicazione uniforme del diritto europeo,

Valutazione dei futuri sviluppi

5. ritiene che il commercio elettronico e l’introduzione dell’euro in dodici Stati membri porteranno a un

notevole aumento delle relazioni giuridiche transfrontaliere;

6. ricorda per tale motivo l’importanza di assicurare un’attuazione rigorosa della direttiva sul commer-

cio elettronico negli Stati membri onde conseguire il suo obiettivo di instaurare un autentico mercato

interno del commercio elettronico, e sottolinea la necessità di portare avanti l’armonizzazione del diritto

dei contratti allo scopo di agevolare le transazioni transfrontaliere nel mercato interno, in particolare nei

settori:

seguenti

un’equa compensazione degli interessi tra le imprese da un lato e i consumatori dall’altro,

l’individuazione dell’organo giurisdizionale competente,

le spese relative ai procedimenti,

l’efficacia della protezione giuridica,

l’onere per gli organi giudiziari, compresi quelli di grado meno elevato, di dover esaminare complicate

cause di diritto internazionale,

l’onere, per il consumatore e il rappresentante legale, di dover affrontare difficili questioni giuridiche;

7. ritiene pertanto che l’applicazione di diverse normative nazionali, europee o internazionali debba

essere armonizzata in modo coerente;

8. si pronuncia a favore di un diritto vicino ai cittadini, che sia accessibile e rispettoso delle tradizioni

affermatesi e tenga conto allo stesso tempo delle esigenze del mercato interno;

Osservazioni sulla comunicazione della Commissione COM(2001) 398

9. deplora che la Commissione, in modo sorprendente, abbia limitato la sua comunicazione al diritto

privato benché il mandato del Consiglio europeo di Tampere avesse aperto possibilità più

contrattuale

ampie;

10. sottolinea la necessità di perseguire un’armonizzazione mirata del diritto contrattuale, ove non

possa essere applicato il mutuo riconoscimento delle norme nazionali e la divergenza fra tali norme com-

4

porti ostacoli al funzionamento del mercato interno, così come definito dalla Corte di giustizia ( );

1

( ) GU L 200 dell’8.8.2000, pag. 35.

2

( ) GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1.

3

( ) GU C 27 del 26.1.1998, pag. 34.

4

( ) Causa C-376/98, Raccolta delle sentenze della Corte di giustizia europea 2000, pag. 1-8419.

88

11. ritiene che, viste le modalità contrattuali che spesso caratterizzano i rapporti giuridici transfronta-

lieri, sia opportuno elaborare sotto forma di regolamento uno statuto giuridico europeo in quanto «diritto

ai sensi del diritto privato internazionale, affinché possa essere applicato ai rapporti giuridici (ad

opzionale»

es. compravendita, diritto delle garanzie, servizi finanziari);

12. esorta la Commissione a presentare proposte volte a rivedere le attuali direttive sulla protezione del

consumatore per quanto riguarda il diritto contrattuale, in particolare onde rimuovere le clausole di armo-

che hanno impedito l’istituzione di una normativa uniforme a livello comunitario, a

nizzazione minima

detrimento della protezione del consumatore e del buon funzionamento del mercato interno;

13. rileva che gli attuali problemi concernenti la conclusione, l’esecuzione e la risoluzione dei contratti

non possono essere risolti senza affrontare anche le questioni riguardanti le prescrizioni formali generali, la

responsabilità extracontrattuale, la normativa in materia di arricchimento senza causa e i diritti reali;

14. accoglie con favore la comunicazione della Commissione, che contiene molte ipotesi positive, e la

invita a un ulteriore passo sulla via del ravvicinamento del codice civile e commerciale degli Stati membri

e, dopo una consultazione scientifica approfondita, a presentare un piano d’azione che comprenda le tappe

seguenti:

a) entro la fine del 2004: compilazione di una banca dati in tutte le lingue comunitarie relativa alla

legislazione e alla giurisprudenza nazionali nel settore del diritto contrattuale e promozione, sulla

base di una simile banca dati, della ricerca nel campo del diritto comparato nonché la cooperazione

fra le parti interessate, i docenti universitari e i procuratori legali; tale cooperazione dovrebbe essere

volta a trovare nozioni e soluzioni giuridiche comuni nonché una terminologia giuridica comune dei

quindici ordinamenti giuridici degli Stati membri applicabile su base volontaria (opzione II della comu-

nicazione), precisamente nei settori seguenti: diritto contrattuale generale, norme in materia di com-

pravendita, norme concernenti i contratti di prestazione di servizi, compresi i servizi finanziari e i

contratti assicurativi, norme in materia di garanzie personali, legislazione in materia di situazioni

debitorie extracontrattuali (disciplina della responsabilità civile da atto illecito, normativa in materia

di arricchimento senza causa), norme in materia di trasferimento di proprietà di beni mobili, norme in

materia di garanzia del credito, legislazione finanziaria,

b) presentazione annuale al Parlamento europeo di relazioni sul progresso di tali analisi comparative e

sulle eventuali nozioni e soluzioni giuridiche comuni per il diritto contrattuale; il Parlamento europeo

dovrebbe presentare il proprio parere su tali relazioni ove contengano un progetto relativo a nozioni e

soluzioni giuridiche comuni,

c) parallelamente, entro la fine del 2004: previa approfondita consultazione scientifica, proposte legisla-

tive per il consolidamento (per esempio maggiore rigore, semplificazione, uniformazione degli istituti

giuridici, codifica, estensione, abrogazione) delle norme contenute nella legislazione citata al

paragrafo 1,

d) entro la fine del 2004: verifica dell’urgente necessità di un’ulteriore normativa di rilevanza per il

mercato interno, con particolare attenzione per l’aumento del commercio elettronico,

e) all’inizio del 2005, in cooperazione con l’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee:

pubblicazione dell’analisi comparativa e delle nozioni e soluzioni giuridiche comuni in forma ade-

guata,

f) dal 2005: promozione della diffusione dell’analisi comparativa e delle nozioni e soluzioni giuridiche

comuni nella formazione accademica e nei piani di studio per le professioni legali, nonché promo-

zione della diffusione del diritto comunitario agli stessi circoli accademici e giuridici,

g) dal 2005: applicazione conseguente dei principi e delle soluzioni giuridiche nonché della terminologia

giuridica comuni da parte di tutte le istituzioni dell’UE che partecipano alle procedure legislativa e

applicativa,

h) dal 2006: legislazione europea relativa all’applicazione dei principi giuridici comuni e della termino-

logia giuridica comune per le relazioni contrattuali transfrontaliere o interne con la possibilità di

contrattuale,

esclusione 89

i) inizio 2008: esame degli effetti pratici dei principi giuridici comuni e della terminologia comune nel diritto euro-

e verifica dell’eventuale necessità di stabilire una normativa europea comune, affinché all’interno dell’UE e nel

peo dei suoi Stati membri possa entrare in vigore a lungo termine una unificazione del diritto contrattuale,

diritto

j) dal 2010: elaborazione e adozione di un corpus di norme di diritto contrattuale dell’Unione europea che tenga conto

delle nozioni e soluzioni giuridiche comuni stabilite nelle iniziative precedenti;

15. è favorevole alla creazione entro la fine del 2002 di un «Istituto giuridico europeo» nel cui ambito elaborare su

base scientifica i fondamenti per le sopracitate riforme con il concorso della politica del diritto, dell’amministrazione,

della giustizia e dell’applicazione del diritto;

16. è del parere che nel corso dell’intero periodo del piano d’azione la consultazione scientifica della Commissione

potrebbe avvenire ad esempio attraverso i seguenti gruppi di lavoro e organismi in collabo- razione con gli organi ac-

competenti per altri settori giuridici e con tutte le parti interessate, garantendo un’ottica bilanciata sotto il

cademici

profilo sia del diritto civile, sia delle tradizioni giuridiche giurispru- denziali:

Commission on European Contract Law, Holte

Study Group on a European Civil Code, Osnabrück

Accademia dei giusprivatisti europei, Pavia, Istituto univer-

europeo, Firenze, Europäische Rechtsakademie Trier,

sitario

organismi professionali nazionali degli avvocati e organismi di riforma giuridica negli Stati membri;

17. ritiene che, visti i pressanti problemi attuali, occorra portare avanti innanzitutto i lavori per l’uni- formazione

del diritto internazionale di procedura civile (competenza ed esecutività), il riconoscimento delle sentenze e

l’assistenza giudiziaria;

18. invita la Commissione a ricorrere alla base giuridica dell’articolo 95 del trattato CE (mercato interno) per

l’ulteriore consolidamento e sviluppo dell’armonizzazione del diritto civile;

19. ritiene che le direttive non finalizzate alla completa armonizzazione, bensì rispondenti a taluni obiettivi quali

la protezione dei consumatori e la sicurezza o responsabilità dei prodotti dovrebbero conti- nuare ad essere concepite

come direttive contenenti un numero ridotto di norme specifiche e neutrali sotto

il profilo sistematico, così da poter essere facilmente integrate nei diversi ordinamenti giuridici nazionali;

20. invita la Commissione a verificare se nell’ambito della futura legislazione sul mercato interno non sia più efficace e

funzionale avvalersi dello strumento del regolamento;

21. insiste affinché l’attività legislativa nel settore del diritto civile si svolga sempre secondo la procedura

di codecisione, con la piena partecipazione del Parlamento europeo;

22. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio.

90

CONSIGLIO Bruxelles, 13 dicembre 2004 (10.01.05)

DELL'UNIONE EUROPEA (OR. EN)

16054/04

JAI 559

NOTA

del: Segretariato generale

alle: Delegazioni

Oggetto: Programma dell'Aia: rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia

nell'Unione europea

Si allega per le delegazioni il programma dell'Aia per il rafforzamento della libertà, della sicurezza

e della giustizia nell'Unione europea approvato dal Consiglio europeo il 5 novembre 2004.

* * *

16054/04 cap/sp

DG H

91

I. INTRODUZIONE

Il Consiglio europeo ribadisce di considerare prioritario lo sviluppo di uno spazio di libertà, sicurezza

e giustizia, che risponda a una preoccupazione cruciale dei popoli degli Stati riuniti nell’Unione.

Negli ultimi anni l'Unione europea ha rafforzato il suo ruolo nell'instaurazione di una cooperazione

di polizia, doganale e giudiziaria e nello sviluppo di una politica coordinata in materia di asilo, immigra-

zione e controllo delle frontiere esterne. Tale evoluzione continuerà con una più ferma definizione di uno

spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia nel trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, firmato a

Roma il 29 ottobre 2004. Tale trattato e i precedenti trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza hanno pro-

gressivamente creato un quadro giuridico comune nel settore della giustizia e degli affari interni e l'integra-

zione di questa politica nelle altre politiche dell'Unione.

Dal Consiglio europeo di Tampere nel 1999 la politica dell'Unione nel settore della giustizia e degli affari

interni è stata sviluppata nel quadro di un programma generale. Anche se non tutti gli obiettivi originari so-

no stati conseguiti, si sono registrati progressi globali e coordinati. Il Consiglio europeo

si compiace dei risultati ottenuti nel corso degli ultimi cinque anni: sono state poste le basi di una

politica comune in materia di asilo e immigrazione, è stata predisposta l'armonizzazione dei controlli

alle frontiere, è stata migliorata la cooperazione di polizia e i lavori preparatori per la cooperazione giu-

sulla base del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie e delle sentenze

diziaria

sono ben avanzati.

16054/04 cap/sp

DG H IT

92

La sicurezza dell'Unione europea e dei suoi Stati membri ha assunto nuova urgenza, soprattutto alla luce degli

attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti e dell'11 marzo 2004 a

Madrid. I cittadini dell'Europa si aspettano legittimamente che l'Unione europea, pur garantendo il

rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, assuma un approccio comune più efficace di fronte a problemi

transfrontalieri come la migrazione clandestina, la tratta di esseri umani, il terrorismo e la criminalità orga-

nizzata nonché la prevenzione di questi fenomeni. In particolare nel campo della sicurezza, il coordinamento e

la coerenza tra la dimensione interna e quella esterna hanno assunto un’importanza crescente e devono continuare

ad essere perseguiti con determinazione.

Cinque anni dopo la riunione del Consiglio europeo di Tampere è giunta l'ora che una nuova agenda consenta al-

l'Unione di trarre vantaggio da questi risultati e di raccogliere in maniera efficace le nuove sfide da affrontare.

A tal fine, il Consiglio europeo ha adottato un nuovo programma pluriennale noto come il programma dell’Aia.

Quest'ultimo riflette le ambizioni espresse nel trattato che adotta una Costituzione per l'Europa e contribuisce a

preparare l'Unione alla sua entrata in vigore. Tiene conto

1

della valutazione della Commissione accolta favorevolmente dal Consiglio europeo di giugno 2004 e

2,

della raccomandazione adottata dal Parlamento europeo il 14 ottobre 2004 in particolare per quanto riguarda il

passaggio al voto a maggioranza qualificata e la codecisione ai sensi dell’articolo 67, paragrafo 2 del TCE.

Il programma dell’Aia ha l'obiettivo di migliorare la capacità comune dell'Unione e dei suoi Stati membri

di garantire i diritti fondamentali, le garanzie procedurali minime e l'accesso alla giustizia per fornire prote-

zione alle persone che ne hanno bisogno ai sensi della convenzione di Ginevra sui rifugiati e di altri trattati

internazionali, regolare i flussi migratori e controllare le frontiere esterne

dell'Unione, combattere la criminalità organizzata transfrontaliera e reprimere la minaccia del terrorismo,

realizzare il potenziale dell'Europol e dell'Eurojust, proseguire nel riconoscimento reciproco delle decisio-

ni e degli atti giudiziari in materia sia civile che penale ed eliminare gli ostacoli giuridici e giudiziari

nelle controversie in materia civile e di diritto di famiglia con implicazioni transfrontaliere. Si tratta di

un obiettivo che deve essere raggiunto nell'interesse dei

cittadini europei sviluppando un regime comune in materia di asilo e migliorando l'accesso ai mezzi

di ricorso giurisdizionali, la cooperazione pratica di polizia e giudiziaria, il ravvicinamento delle dispo-

sizioni legislative e lo sviluppo di politiche comuni.

1 COM (2004) 401 defin.

2 P6_TA-PROV (2004) 0022 A6-0010/2004.

16054/04 cap/sp

93

Un elemento chiave nel prossimo futuro saranno la prevenzione e la soppressione del terrorismo. Un'impo-

stazione comune in questo settore dovrebbe essere basata sul principio secondo cui nel preservare la sicurezza

nazionale gli Stati membri dovrebbero tenere pienamente conto della

sicurezza dell'Unione nel suo insieme. Nel dicembre 2004 il Consiglio europeo sarà inoltre invitato

ad approvare la nuova strategia europea in materia di droga (2005-2012), che verrà aggiunta al presente

programma.

Il Consiglio europeo ritiene che il progetto comune per il rafforzamento dello spazio di libertà, sicurez-

e giustizia costituisca l'elemento essenziale per garantire comunità sicure, reciproca fiducia e stato di

za in tutta l'Unione. Libertà, giustizia, controllo delle frontiere esterne, sicurezza interna e preven-

diritto

zione del terrorismo dovrebbero pertanto essere considerati elementi

inscindibili in tutta l'Unione. Per un livello ottimale di protezione dello spazio di libertà, sicurezza e giusti-

zia è necessaria un’azione pluridisciplinare e concertata sia a livello di UE che a livello

nazionale tra le autorità preposte all’applicazione della legge, in particolare la polizia, le dogane e la guardia

di frontiera.

Alla luce di questo programma il Consiglio europeo invita la Commissione a presentare al

Consiglio, nel 2005, un piano d’azione che concretizzi gli obiettivi e le priorità del presente programma. Il

piano dovrà contenere un calendario per l'adozione e attuazione di tutte le azioni. Il Consiglio europeo chiede

al Consiglio di provvedere affinché il calendario per ciascuna delle varie misure sia rispettato. La Commis-

sione è invitata a presentare al Consiglio una relazione annuale sull’attuazione del programma dell’Aia

("quadro di valutazione").

II. ORIENTAMENTI GENERALI

1. Principi generali

Il programma presentato in appresso è inteso a rispondere alle sfide da affrontare e alle aspettative dei cittadi-

ni europei. Si basa su un approccio pragmatico e sui lavori in corso risultanti dal programma di Tampere, su-

gli attuali piani d'azione e su una valutazione delle misure della prima generazione. È altresì fondato sui

principi generali di sussidiarietà, proporzionalità, solidarietà e rispetto dei diversi ordinamenti giuridici e

delle diverse tradizioni degli Stati membri.

16054/04 cap/sp

94

Il trattato che adotta una Costituzione per l'Europa (in appresso "trattato costituzionale") è servito

come misura del livello di ambizione, ma sono i trattati esistenti che forniscono la base giuridica per l'azione

del Consiglio finché il trattato costituzionale non prenderà effetto. Pertanto i vari settori

politici sono stati esaminati al fine di valutare se sia possibile avviare lavori o studi preparatori, in modo che

le misure previste nel trattato costituzionale possano essere adottate al momento della sua entrata in vigore.

essere pienamente rispettati i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla Convenzione europea

Devono

per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali di cui alla parte II del tratta-

to costituzionale, comprese le note esplicative, nonché dalla convenzione di

Ginevra relativa allo status dei rifugiati. Nel contempo il programma mira a progressi sostanziali ed

effettivi verso il rafforzamento della reciproca fiducia e la promozione di politiche comuni a vantag-

gio di tutti i cittadini europei.

2. Tutela dei diritti fondamentali

L'integrazione della Carta nel trattato costituzionale e l'adesione alla convenzione europea di salvaguardia dei

diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali significherà che l'Unione, comprese le sue istituzioni, sarà giu-

ridicamente obbligata a garantire che in tutti i settori di sua competenza i

diritti fondamentali siano non solo rispettati ma anche attivamente promossi.

In tale contesto, il Consiglio europeo, nel ricordare il suo risoluto impegno a contrastare ogni forma

di razzismo, di antisemitismo e di xenofobia espresso nel dicembre 2003, si compiace della comunica-

zione della Commissione sulla proroga del mandato dell'Osservatorio europeo dei

fenomeni di razzismo e xenofobia in previsione della creazione di un'Agenzia per i diritti dell'uomo.

3. Attuazione e valutazione 1

La valutazione da parte della Commissione del programma di Tampere ha evidenziato l'indubbia neces-

di attuare e valutare in modo adeguato e tempestivo tutti i tipi di misure nell'ambito dello spazio di

sità

libertà, sicurezza e giustizia.

1 COM(2004) 401 defin.

16054/04 cap/sp

DG H

95

È indispensabile che il Consiglio nel 2005 sviluppi metodi pratici per facilitare un'attuazione tempestiva in

tutti i settori politici: le misure che richiedono risorse delle autorità nazionali dovrebbero essere accompa-

gnate da piani adeguati che garantiscano un'attuazione più efficace e il periodo di attuazione dovrebbe essere

maggiormente correlato alla complessità della misura in questione. Le relazioni periodiche sullo stato di a-

vanzamento presentate dalla Commissione al Consiglio nel periodo di attuazione, dovrebbero fornire un in-

per l'azione intrapresa negli

centivo

Stati membri.

Il Consiglio europeo ritiene essenziale per l'efficacia dell'azione dell'Unione valutare l'attuazione e

gli effetti di tutte le misure. La valutazione intrapresa dal 1° luglio 2005 deve essere sistematica, obiettiva,

imparziale ed efficiente, evitando nel contempo un onere amministrativo eccessivo per le autorità nazionali e

la Commissione. Lo scopo dovrebbe essere quello di considerare il

funzionamento della misura e proporre soluzioni per i problemi incontrati in fase di attuazione e/o

applicazione. La Commissione dovrebbe elaborare ogni anno una relazione di valutazione delle misure da

sottoporre al Consiglio e al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali per informazione.

La Commissione europea è invitata a preparare proposte, da presentare non appena il trattato costituzionale en-

trerà in vigore, sul ruolo svolto dal Parlamento europeo e dai parlamenti nazionali nella valutazione delle at-

dell'Eurojust e nel controllo delle attività dell'Europol.

tività

4. Riesame

che il trattato costituzionale entrerà in vigore nel periodo coperto dal programma si considera utile

Dato

procedere ad un riesame dell'attuazione di quest'ultimo. A tal fine la Commissione è invitata a riferire al

Consiglio europeo entro la data di entrata in vigore del trattato costituzionale

(1° novembre 2006) in merito ai progressi realizzati e a proporre le integrazioni necessarie al programma,

tenendo conto della modifica delle basi giuridiche connessa con l'entrata in vigore.

16054/04 cap/sp

96

III. ORIENTAMENTI SPECIFICI

1. RAFFORZAMENTO DELLA LIBERTÀ

1.1 Cittadinanza dell'Unione

Il diritto di tutti i cittadini dell'Unione di circolare e risiedere liberamente nel territorio degli Stati

membri è il diritto basilare della cittadinanza dell'Unione. L'importanza pratica della cittadinanza del-

1

l'Unione sarà rafforzata con la piena attuazione della direttiva 2004/38 che codifica la

normativa comunitaria nel settore garantendo chiarezza e semplicità. La Commissione è invitata a

presentare nel 2008 una relazione al Consiglio e al Parlamento europeo corredata, se del caso, di proposte in-

tese a garantire la circolazione dei cittadini dell'UE all'interno dell'Unione europea a condizioni analoghe a

quelle dei cittadini di uno Stato membro quando si spostano o cambiano residenza all'interno del loro paese,

in conformità di principi sanciti dal diritto comunitario.

Il Consiglio europeo incoraggia le istituzioni dell'Unione, nell'ambito delle loro competenze, a mantenere

un dialogo aperto, trasparente e regolare con associazioni rappresentative e la società civile, nonché a pro-

muovere e facilitare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. In particolare il Consiglio europeo

invita il Consiglio e la Commissione a prestare particolare attenzione alla lotta all'antisemitismo, al razzi-

smo e alla xenofobia.

1.2 Politica in materia di asilo, migrazione e frontiere

La migrazione internazionale continuerà. È necessario un approccio globale, che abbracci tutte le fasi della

migrazione, relativo alle cause di fondo delle migrazioni, alle politiche in materia di ingresso e ammissio-

ne e alle politiche in materia di integrazione e rimpatrio.

1 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto

Direttiva

dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente

nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive

64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE,

90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE GU

L 158 del 30.4.2004, pag. 77.

16054/04 cap/sp

97

Per garantire tale approccio il Consiglio europeo raccomanda al Consiglio, agli Stati membri e alla Com-

missione di instaurare contatti di lavoro coordinati, solidi e costruttivi fra i responsabili delle politiche

in materia di migrazione e asilo e i responsabili degli altri settori politici connessi con

queste aree.

L'attuale sviluppo della politica europea in materia di asilo e migrazione dovrebbe basarsi su un'analisi

comune del fenomeno migratorio in tutti i suoi aspetti. È di massima importanza

rafforzare la raccolta, la fornitura, lo scambio e l'utilizzo efficace di informazioni e dati aggiornati

su tutti gli sviluppi migratori pertinenti.

La seconda fase di sviluppo di una politica comune in materia di asilo, migrazione e frontiere è iniziata

il 1° maggio 2004. Dovrebbe fondarsi sulla solidarietà e su una ripartizione equa delle

comprese le implicazioni finanziarie, e su una più stretta cooperazione pratica fra gli

responsabilità,

Stati membri: assistenza tecnica, formazione, scambio di informazioni, monitoraggio di una adeguata e tem-

pestiva attuazione e applicazione degli strumenti nonché ulteriore armonizzazione della legislazione.

Il Consiglio europeo, tenendo conto della valutazione effettuata dalla Commissione e delle forti convinzioni

1

espresse dal Parlamento europeo nella sua raccomandazione, invita il Consiglio ad adottare una decisione ba-

sata sull'articolo 67, paragrafo 2, del TCE, immediatamente dopo la consultazione formale del Parlamento eu-

ropeo e non oltre il 1° aprile 2005, al fine di applicare la procedura di cui all'articolo 251 del TCE a tutte le

misure previste al titolo IV volte a rafforzare la libertà ai sensi del trattato di Nizza, ad eccezione della mi-

grazione legale.

1.3 Regime europeo comune in materia di asilo

L'obiettivo della seconda fase del regime europeo comune in materia di asilo è l'instaurazione di una procedura

comune al riguardo e uno status uniforme per coloro che hanno ottenuto l'asilo o la protezione sussidiaria. Il re-

gime sarà basato sull'applicazione, in ogni loro componente, della convenzione di Ginevra relativa allo status

dei rifugiati e degli altri trattati pertinenti e su una valutazione approfondita e completa degli strumenti giuri-

dici adottati nella prima fase.

1 P6_TA-PROV (2004) 0022 A6-0010/2004.

16054/04 cap/sp

98


PAGINE

134

PESO

948.09 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa per gli studenti del Prof. Luigi Moccia, parte del programma del corso di Diritto privato europeo del Prof. Raffaele Torino. Contiene un'ampia documentazione della Commissione Europea, del Consiglio Europeo e del Parlamento Europeo sulla normativa di diritto privatistico europeo: concorrenza, contratti, professioni, ricerca e competitività.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in politiche pubbliche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Torino Raffaele.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto privato europeo

Unione Europea - Principio di cittadinanza
Dispensa
Pubbliche amministrazioni - Organizzazione
Dispensa
Sentenza Teckal
Dispensa
Libera circolazione delle persone e accesso al welfare nella giurisprudenza della Corte di giustizia
Dispensa