Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

in Foro it., 2009, I, 2736

I

CORTE DI CASSAZIONE; sezione I civile; sentenza 10 novembre 2008, n. 26911; P .

RES

Luccioli; E . Genovese; P. . … (conc. diff.); Donetto (Avv. M ) c. Pres. Consiglio Min.

ST M ARRA

Cassa App. Roma, decr. 14 febbraio 2005.

Diritti politici e civili – Diritto alla ragionevole durata - Equa riparazione – Processo di

impugnazione – Processo di primo grado – Durata ragionevole – Necessaria differenza (L.

4 agosto 1955 n. 848, ratifica ed esecuzione della convenzione per la salvaguardia dei diritti

dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del protocollo

addizionale alla convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952: convenzione, art. 6; l. 24

marzo 2001 n. 89, previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole

del processo e modifica dell’art. 375, art. 2).

Diritti politici e civili – Diritto alla ragionevole durata - Equa riparazione – Quantificazione -

Criteri elaborati dalla Corte europea – Posta in gioco - Rilevanza (L. 4 agosto 1955 n. 848:

convenzione, art. 6; l. 24 marzo 2001 n. 89, art. 2).

La durata ragionevole di un processo di impugnazione deve essere inferiore rispetto a quella del

processo di primo grado, normalmente individuata in un periodo di tre anni; pertanto, incorre in

vizio di motivazione, censurabile in cassazione, il giudice dell’equa riparazione che, senza

ragione, si discosti da tale parametro (nel caso di specie, la Corte d’appello, adita con domanda

di equa riparazione relativamente al solo grado di appello, aveva ritenuto che la durata

ragionevole di tale grado fosse pari a tre anni). (1)

Incorre in vizio di motivazione censurabile in cassazione, il giudice che, nel determinare il quantum

dovuto a titolo di equa riparazione del danno per irragionevole durata per ogni anno di ritardo,

non tenga conto della c.d. posta in gioco, adeguando i parametri individuati dalla Corte europea

dei diritti dell’uomo alla specifica e peculiare connotazione e intensità del danno nel caso

concreto (in specie, in relazione al ritardo in un giudizio afferente al silenzio della USL

sull’erogazione di somme necessarie all’assistenza domiciliare a soggetto invalido, la Corte

d’appello aveva liquidato per ogni anno di ritardo una somma inferiore al parametro minimo di

€ 1.000, sul presupposto della non attinenza degli interessi in gioco a beni fondamentali della

persona e della vita). (2) II

CORTE DI CASSAZIONE; sezione I civile; sentenza 10 novembre 2008, n. 26906; Pres. Morelli;

Est. Genovese; P.M. … (conc. diff.); Nappo (Avv. Ferrante) c. Min. Giustizia. Cassa App. Roma,

decr. 7 giugno 2005.

Diritti politici e civili – Equa riparazione – Durata ragionevole – Determinazione in relazione al

caso concreto - Rilevanza (L. 24 marzo 2001 n. 89, art. 2)

Diritti politici e civili - Diritto alla ragionevole durata del processo - Equa riparazione - Periodo

eccedente la durata ordinaria - Rilevanza esclusiva (L. 24 marzo 2001 n. 89, art. 2).

Diritti politici e civili – Diritto alla ragionevole durata - Equa riparazione – Quantificazione -

Criteri elaborati dalla Corte europea – Posta in gioco - Rilevanza (L. 4 agosto 1955 n. 848:

convenzione, art. 6; l. 24 marzo 2001 n. 89, art. 2).

Il giudice adito con domanda di equa riparazione del danno derivante da irragionevole durata deve

valutare il tempo ragionevole del processo presupposto avendo riguardo alla vicenda concreta,

1 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

in Foro it., 2009, I, 2736

senza essere rigidamente vincolato dalla materia trattata nel processo, purché dia adeguata

motivazione (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che con motivazione adeguata il giudice

avesse ritenuto ragionevole un periodo di due anni per un processo di primo grado in materia

previdenziale). (3)

In tema di diritto ad un’equa riparazione in caso di violazione del termine di durata ragionevole del

processo, l’indennizzo non deve essere correlato all’intera durata del processo, ma soltanto al

periodo temporale eccedente la durata ragionevole della vicenda processuale presupposta. (4)

Nel determinare il quantum dovuto a titolo di risarcimento del danno per irragionevole durata, il

giudice nazionale non può discostarsi significativamente (verso il basso) dai parametri individuati

dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, soprattutto ove la motivazione della sentenza si fondi

sulla non trascurabile rilevanza della c.d. posta in gioco. (5)

III

CORTE DI CASSAZIONE; sezione I civile; sentenza 11 settembre 2008, n. 23506; Pres. Adamo;

Est. Cultrera; P.m. Russo (conc. diff.); Orobello Rita e altri (Avv. Marra) c. Min. della Giustizia.

Conferma App. Roma, decr. 15 aprile 2005.

Diritti politici e civili – Equa riparazione – Ragionevole durata – Processo articolato in fasi o

gradi – Computo sulla base del procedimento complessivo (L. 4 agosto 1955 n. 848:

convenzione, art. 6; l. 24 marzo 2001 n. 89, art. 2).

La verifica della durata ragionevole di un processo, al fine della decisione sul risarcimento del danno

per equa riparazione, deve essere effettuato in relazione al tempo occorso per lo svolgimento

dell’intero procedimento; invece, non rileva la sua articolazione in gradi e fasi né la parte è

legittimata a limitare la propria domanda ad uno dei gradi del giudizio, pur ove, singolarmente

considerato, abbia ecceduto la durata ritenuta ragionevole dalla Corte europea per quel

determinato grado (6).

_______________________

(1) Non constano specifici precedenti.

Nel senso, però, che in tema di diritto all’equa riparazione l’indennizzo deve essere correlato soltanto al periodo

temporale eccedente la durata ragionevole del processo presupposto, secondo i parametri individuati dalla Corte

europea dei diritti dell’uomo, per la quale, in mancanza di ragioni che consentano di discostarsene avendo riguardo alla

complessità della materia, al comportamento delle parti, del giudice e di qualsiasi altra autorità chiamata a contribuire

alla definizione del procedimento, è ragionevole il termine di tre anni per la durata del giudizio di primo grado e quello

di due anni per la durata di quello di secondo grado, v. Cass. 10 ottobre 2008, n. 24901, e App. Reggio Calabria, decr. 6

novembre 2008, Foro it., 2009, I, 1475, con Osservazioni di D. L .

ONGO

(2, 5) La Cassazione ha più volte sottolineato che la valutazione della natura e dell’entità della c.d. «posta in gioco»

rappresenta uno dei parametri in virtù dei quali il giudice nazionale, chiamato a determinare il quantum del risarcimento

dovuto a titolo di equa riparazione per violazione della durata ragionevole del processo ai sensi della l. 24 marzo 2001 n.

89, può discostarsi dai parametri indennitari fissati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, sia in senso migliorativo

che peggiorativo, con adeguata motivazione. Cfr., al riguardo, Cass. 10 aprile 2008, n. 9328, id., Rep. 2008, voce Diritti

politici e civili, n. 196; 2 novembre 2007, n. 23048, id., Rep. 2007, voce cit., n. 219, richiamata dalla sentenza in

epigrafe; 2 febbraio 2007, n. 2247, ibid., n. 231; 7 dicembre 2006, n. 26200, ibid., n. 230, richiamata dalla sentenza in

epigrafe; 15 novembre 2006, n. 24356, ibid., n. 229; 8 novembre 2005, n. 21597, id., Rep. 2006, voce cit., n. 222. Cfr.,

in relazione all’ipotesi in cui l’irragionevole durata attenga ad un processo penale, Cass. 7 dicembre 2006, n. 26200, id.,

Rep. 2007, voce cit., n. 230.

La Corte ha precisato che l’esiguità della posta in gioco nel processo presupposto può esclusivamente ridurre ma mai

escludere l’indennizzabilità del danno, che anche in tali ipotesi consegue all’ansia e al patema d’animo per la pendenza

del processo. Così Cass. 1° dicembre 2008, n. 28501, inedita; 13 aprile 2006, n. 8714, id., Rep. 2006, voce cit., n. 247;

2 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

in Foro it., 2009, I, 2736

28 marzo 2006, n. 6999, ibid., n. 246; 3 ottobre 2005, n. 19288, id., Rep. 2005, voce cit., n. 257; 29 settembre 2005, n.

19029, ibid., n. 255; 5 aprile 2005, n. 7088, ibid., n. 258; sez. un., 26 gennaio 2004, n. 1339, id., Rep. 2004, voce cit., n.

268, pubblicata tra l’altro in Corriere giur., 2004, 606, con nota di R. C , Cedu e diritto interno: le sezioni unite si

ONTI

avvicinano a Strasburgo sull’irragionevole durata dei processi; Giur. it., 2004, 944, con nota di A. D , La

IDONE

Cassazione, la legge Pinto e la Corte europea dei diritti dell’uomo: sepolti i contrasti. Diversamente, cfr., però, Cass.

30 gennaio 2003, n. 1399, Foro it., Rep. 2003, voce cit., n. 167.

Così, nel senso che l’art. 2, l. 24 marzo 2001 n. 89, postula quale presupposto del diritto dell’equa riparazione il

verificarsi di un danno, che deve essere allegato e provato dal ricorrente e che comprende sia il danno emergente sia il

lucro cessante, i quali siano conseguenza immediata e diretta del mancato rispetto del termine ragionevole del processo,

ai fini della cui valutazione deve tenersi conto dell’interesse in gioco e dell’importanza dell’oggetto della lite, v. App.

Potenza 15 ottobre 2001, id., 2002, I, 232, con nota di M.G. C , Sul diritto alla ragionevole durata del processo:

IVININI

prime applicazioni della c.d. legge Pinto; Riv. it. dir. lav., 2002, II, 416, con nota di D. A , Ambiguità e

MADEI

prospettive nell’applicazione della l. 24 marzo 2001 n. 89 sull’equa riparazione per la durata irragionevole del

processo.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che il danno morale sofferto per la durata irragionevole del processo

va liquidato, di regola, in una somma compresa tra € 1.000 e 1.500 per ogni anno di durata del procedimento, da

aumentarsi (ad € 2.000) se la posta in gioco è importante e da ridursi congruamente con riguardo al comportamento dei

protagonisti del processo ed al livello di vita del paese. Cfr. Corte europea diritti dell’uomo, 10 novembre 2004, Foro it.,

2006, voce cit., n. 118.

Nel senso che in conformità ai criteri di liquidazione elaborati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti

dell’uomo, dai quali il giudice nazionale può discostarsi con adeguata motivazione, i danni non patrimoniali in caso di

irragionevole durata del processo vanno determinati in una misura compresa tra € 1.000 e 1.500 per ogni anno di ritardo,

cfr. in motivazione Cass. 10 ottobre 2008, n. 24901, e App. Reggio Calabria, decr. 6 novembre 2008, id., 2009, I, 1472,

con Osservazioni di D. L .

ONGO

Sul rilievo della posta in gioco in ordine alla valutazione della ragionevolezza del tempo del processo, in una con la

complessità del caso in esame e il comportamento del ricorrente e di quello delle autorità competenti, v. Trib. I grado

Comunità europee, 16 dicembre 2003, n. 5/00, 6/00, Foro it., Rep. 2005, voce Unione europea e Consiglio d’Europa, n.

1516; Corte giustizia Comunità europee 2 ottobre 2003, n. 196/99 P, ibid., n. 1620; Corte giustizia Comunità europee 2

ottobre 2003, n. 194/99 P, ibid., n. 1510; nonché nel senso che la rilevanza della «posta in gioco» è elemento da

considerare nel momento dell’accertamento dell’an (e quindi della irragionevolezza della durata) e del quantum del

danno non patrimoniale ex lege n. 89/2001, v. Cass. 14 novembre 2002, n. 15993, id., Rep. 2004, voce Diritti politici e

civili, n. 251, e Rass. avv. Stato, 2002, fasc. 3, 261, con nota di A. P ; e App. Salerno 14 marzo 2002, Foro it.,

ALATIELLO

Rep. 2005, voce cit., n. 202. Cfr. altresì, Cass. 2 luglio 2004, n. 12116, id., Rep 2004, voce cit., n. 243, con riguardo alla

domanda di equa riparazione per l’irragionevole durata di un procedimento avente ad oggetto l’asserita lesione di beni

costituzionali di rango primario. V. anche R. G , Le garanzie dell’equo processo civile, in Giur. merito, 2008,

IORDANO

suppl. n. 12, 79 s.; P. S , Legge Pinto e ragionevole durata del processo, in Giust. civ., 2007, II, 254 ss.

TRATOTI

Sulla progressiva introduzione del criterio della posta in gioco nella giurisprudenza comunitaria quale parametro per

l’individuazione della ragionevole durata nonché in quella nazionale quale parametro della liquidazione del danno, v. E.

D , Diritto all’equa riparazione per l’eccessiva durata del processo, in A . V ., Misure acceleratorie e

ALMOTTO A V

riparatorie contro l’irragionevole durata dei processi, a cura di S. Chiarloni, Torino, 2002, rispettivamente 176 ss. e

199 s.

(3) Nel senso che in tema di diritto all’equa riparazione per irragionevole durata del processo (amministrativo), la

ragionevole durata e l’indennizzo vanno individuati avendo riguardo al caso specifico e, in mancanza di elementi

contrari derivanti dalla valutazione del comportamento delle parti, del giudice e di ogni altra autorità chiamata a

contribuire alla definizione del processo nonché della complessità della materia, senza discostarsi dai parametri

individuati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, v. Cass. 10 ottobre 2008, n. 24901, cit.

(4) In termini, v. App. Reggio Calabria, decr. 6 novembre 2008, cit.

(6) Così, Cass. 27 agosto 2003, n. 12541, Foro it., Rep. 2003, voce cit., n. 141, per la quale nella determinazione del

superamento della ragionevole durata del processo, che discende dall’eccedenza, oltre il termine ragionevole, del tempo

intercorso dall’inizio della causa fino al momento della sua conclusione in esito all’ultimo grado od all’ultima fase,

ovvero, in ipotesi di pendenza, fino al momento in cui l’interessato assuma l’iniziativa di reclamare detta riparazione,

denunciando la situazione in atto, non è consentito alla parte di formulare distinte domande per il primo ed il secondo

3 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

in Foro it., 2009, I, 2736

grado, né al giudice di scindere l’unica domanda proposta, con riferimento all’intero giudizio, atteso che il diritto

all’equa riparazione e la domanda diretta a farlo valere hanno carattere unitario e non sono suscettibili di essere

frazionati o segmentati con riferimento ai singoli momenti della vicenda processuale.

Nel senso che, pur essendo possibile individuare degli standard di durata media ragionevole per ogni fase del processo,

quando quest’ultimo si sia articolato in vari gradi e fasi, ai fini del riconoscimento dell’equo indennizzo, previsto dalla l.

24 marzo 2001 n. 89 è necessario avere riguardo all’intero giudizio, sommando ogni singola fase o grado (anche quando

il processo si sia svolto davanti a due diversi organi giurisdizionali), dall’introduzione fino alla pronuncia definitiva, v.

Cass. 6 settembre 2007, n. 18720, id., Rep. 2007, voce cit., n. 194, richiamata da Cass. 23506/08; 2 agosto 2006, n.

17554, ibid., n. 198; 13 aprile 2006, n. 8717, id., Rep. 2006, voce cit., n. 194; 29 dicembre 2005, n. 28864, ibid., n. 193;

7 settembre 2005, n. 17838, id., Rep. 2005, voce cit., n. 175; 18 febbraio 2004, n. 3143, id., Rep. 2004, voce cit., n. 232.

Cfr. Cass. 25 novembre 2005, n. 25008, id., Rep. 2005, voce cit., n. 176, nel senso che, al fine di verificare il rispetto

del termine ragionevole di cui all’art. 6, par. 1, convenzione europea per i diritti dell’uomo il giudice del merito deve

procedere a una valutazione sintetica e complessiva del processo; tuttavia, non può essere censurato il fatto che il

giudice dell’equa riparazione, dopo avere analiticamente computato e considerato ragionevoli i tempi occorsi per i

singoli gradi, non abbia poi proceduto a una valutazione di sintesi della complessiva durata del giudizio, essendo

evidente che se le singole fasi hanno avuto una durata ragionevole, implicitamente anche il processo nella sua interezza

non ha ecceduto il termine ragionevole. * * *

Diritto all’equa riparazione per irragionevole durata del processo:

nuovi contrasti della Suprema corte sulla frazionabilità della domanda.

I.- Cass. 26911 e 26906 del 2008, entrambe emesse dalla I sezione civile Est. Genovese, hanno deciso in

ordine a domande di equa riparazione del danno per irragionevole durata proposte in relazione ad un solo

grado del processo presupposto.

In specie, Cass. 26911/08 ha cassato il decreto con il quale la Corte d’Appello di Roma aveva deciso sulla

domanda di equa riparazione per irragionevole durata relativa al solo grado di appello ancora pendente

dinanzi al Consiglio di Stato (mentre il procedimento instaurato dinanzi al T.a.r. era durato un anno). La

Suprema Corte ha censurato la decisione del giudice dell’equa riparazione nella misura in cui aveva stimato

in anni tre la durata ragionevole del giudizio di appello, diversamente da quanto affermato dalla costante

giurisprudenza della Corte di Strasburgo, per la quale tale durata è di due anni, mentre è di tre anni quella del

giudizio di primo grado.

Cass. 26906/08, poi, ha cassato il decreto con cui ancora la Corte d’Appello di Roma, adita con domanda di

equa riparazione per l’irragionevole durata del solo giudizio di primo grado, aveva valutato pari a due anni la

durata ragionevole del processo presupposto e liquidato una somma inferiore al limite individuato dalla

1

Corte di Strasburgo in € 1.000 ( ).

Diversamente, Cass. 23506 del 2008, emessa dalla medesima I sezione civile ma avente quale Est. Cultrera,

ha ritenuto che la medesima Corte d’Appello di Roma, adita per la domanda di equa riparazione avesse

verificato correttamente la congruità della durata della vicenda processuale senza parcellizzarla fra i due

gradi di merito in cui essa si era snodata, attraverso un apprezzamento sintetico e complessivo

dall’introduzione del giudizio sino alla sua conclusione, sommandone globalmente la durata. Cosicché il

giudice del merito aveva concluso nel senso della ragionevolezza del termine di cinque anni per i due gradi

di giudizio complessivamente considerati, nonostante le istanti avessero chiesto la riparazione in relazione al

solo grado di appello deducendo il conseguente superamento del limite di congruità nella misura di

trentasette mesi.

A fondamento della valutazione di Cass. 23506 è posto l’assunto secondo cui la possibilità di individuare

degli standards di durata media ragionevole per ogni fase del processo, agli effetti dell’apprezzamento del

mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’art. 6, par. 1, della Convenzione europea dei diritti

1

( ) Per riferimenti di dottrina e giurisprudenza in ordine alle questioni che saranno affrontate nel testo v. la nota

redazionale precedente. 4 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


PAGINE

9

PESO

670.43 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce le seguenti sentenze della Corte di Cassazione Civile: n. 26911/08, n. 26906/08 e n. 23506/08 con commento finale di Daniela Longo.
Oggetto di questi provvedimenti è come calcola il quantum dell'indennizzo per il diritto all'equa riparazione da durata eccessiva del processo e la frazionabilità della relativa domanda.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale civile i

Introduzione causa - Schemi
Dispensa
Modelli verbali udienza
Dispensa
Trattazione causa- Schema
Dispensa
Procedimenti di cognizione
Dispensa