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DIRITTI SOCIALI NELLO SPAZIO SOCIALE SOVRANAZIONALE E NAZIONALE

, ?

INDIFFERENZA CONFLITTO O INTEGRAZIONE

11

giustizia , anche in ordinamenti europei a diversa tradizione giuridica e

privi di un sistema formale di constitutional review.

Tuttavia, è soprattutto negli ordinamenti del primo tipo che

l’allargamento dello spazio costituzionale oltre quello nazionale pone il

problema se tutto ciò produca fenomeni di inutile sovrapposizione tra

diritti e tutele, di pericolosi conflitti o, invece, come si è più propensi a

credere - essendo questa la tesi centrale dell’ articolo - di utile

12 . Ciò attraverso

integrazione delle diverse grammatiche dei diritti sociali

una loro più accentuata circolazione che non implica, tuttavia,

13 .

l’abbandono delle peculiarità nazionali (la logica multilivello)

Nel considerare le relazioni tra spazio giuridico nazionale e spazio

europeo, per quel che concerne i diritti sociali, ci si confronterà, pertanto,

con queste tre opposte diagnosi: indifferenza e/o ridondanza, conflitto,

positiva integrazione.

2. La prospettiva di osservazione e l’atteggiamento dei

giuslavoristi.

L’osservazione su come i diritti sociali cambiano nella dimensione

sovranazionale non sarà collocata all’interno del quadro più sistematico

costituito da una nuova concettualizzazione dei principi costituzionali

dell’ordinamento europeo. Una simile prospettiva - come del resto

14 - sarebbe ormai

suggerisce la più accreditata dottrina costituzionalistica

11 Si veda da ultimo S. Sciarra, Norme imperative nazionali ed europee: le finalità del

diritto del lavoro, Giornale dir. lav. rel. ind., 2006, 1, pp. 39 ss.

12 G. Silvestri, Verso uno Ius commune europeo dei diritti fondamentali, in Quad. cost.,

2006, 1, p. 19 parla di relazioni che possono condurre ad un rafforzamento dei diritti

fondamentali presenti nelle tradizioni costituzionali nazionali, ad una possibile

specificazione o ad un risultato di affievolimento, propendendo, nel caso della Carta di

Nizza, per l’ipotesi della specificazione . Nella medesima prospettiva di integrazione tra

ordinamenti, A. Ruggeri, Carte internazionali dei diritti, Costituzione europea, Costituzione

nazionale: prospettive di ricomposizione delle fonti in sistema, 2007,

www.forumcostituzionale.it/site/images/stories/pdf/nuovi%20pdf/Paper/0008_ruggeri.pdf .

Si v. pure A. Alaimo, Il diritto al lavoro fra Costituzione nazionale e Carte europee dei diritti:

un diritto “aperto” e “multilivello”, cit. ed ivi ulteriori riferimenti sull’ apertura di significato

che le norme della costituzione nazionale sul diritto al lavoro e alla formazione possono

ricevere dalla lettura coordinata con le norme della Carta di Nizza.

13 In tal senso pure F. Bano, L’«Europa sociale » nel Trattato costituzionale, Riv. giur. lav.,

2005, 4, p. 832 ma passim; S. Giubboni, Da Roma a Nizza. Libertà economiche e diritti

sociali fondamentali nell’Unione Europea, in Quad . dir. lav. rel. ind., 27, 2004, p. 9 e ss.;

Id. Diritti sociali e mercato, Il Mulino, 2003, p. 241 ss., ma passim.

14 Si fa riferimento al saggio seminale di A. Von Bogdandy, I principi costituzionali

dell’Unione Europea, Federalismi.it, marzo 2005. Dello stesso autore, Comunità di diritti

fondamentali come meta dell’integrazione? I diritti fondamentali e la natura dell’Unione

Europea, Dir. Pub., 2001, 3, p. 849 e ss..; Id., The European Union as a Human Rights

organization? Human Rights and the core of the European Union, in Com. Market, Law Rev.,

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legittima anche a prescindere dalla questione, che sembra a questo punto

15 .

risolta, dell’efficacia giuridica della Carta di Nizza

In questo saggio si privilegia, invece, un approccio teleologico che,

come è noto, caratterizza l’agire degli attori istituzionali più coinvolti nella

costruzione dell’ordinamento europeo: la Commissione e la Corte di

giustizia in primo luogo.

In una prospettiva, dunque, più pragmatica e funzionale, il

discorso sullo spazio sovranazionale dei diritti sociali andrebbe introdotto

a partire da alcune domande che si pongono nel seguente modo: esiste

già un’autonoma piattaforma di diritti sociali di dimensione europea,

distinta da quella nazionale, ed essa è funzionale al processo di

integrazione?

Se la risposta fosse positiva, occorrerebbe allora logicamente

domandarsi: tali diritti operanti nello spazio europeo, riproducono il

contenuto di quelli già presenti nelle costituzioni nazionali o se ne

differenziano? Detto altrimenti: si può parlare di un’autonoma struttura e

di una autonoma funzione dei diritti sociali nello spazio costituzionale

europeo?

E se la risposta alle precedenti domande fosse ancora positiva, se

fosse superato il test - che non è di certo un elephant test -,

occorrerebbe, allora, ulteriormente chiedersi se le tecniche di esigibilità e

giustiziabilità dei diritti sociali nello spazio europeo rafforzino o

indeboliscano, si sovrappongano inutilmente o integrino, quelle già a

disposizione in ambito nazionale. Anche per le tecniche di tutela

(l’esigibilità e la giustiziabilità) occorrerebbe operare un ulteriore test in

relazione alle tre diverse diagnosi di indifferenza, conflitto o integrazione

indicate.

Prima di cominciare a confrontarsi con quel che rappresenta più

l’incipit di un programma ambizioso di ricerca che il contenuto

necessariamente limitato di un saggio, occorre riservare una rapida

2000, 37, pp. 107-1338. Sul processo di costituzionalizzazione dell’Unione Europea A.

Ruggeri, Carte internazionali dei diritti, cit., p. 3 e ivi gli ulteriori riferimenti alla dottrina

costituzionalistica italiana alla nota 8.

15 Ai sensi dell'articolo 1, punto 8, del Trattato di Lisbona, l'articolo 6, paragrafo 1, del

Trattato sull'Unione europea sarà sostituito dal testo seguente: "L'Unione riconosce i diritti,

le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali del 7 dicembre 2000, adottata

il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Le

disposizioni della Carta non estendono in alcun modo le competenze dell'Unione definite nei

trattati. I diritti, le libertà e i principi della Carta sono interpretati in conformità delle

disposizioni generali del titolo VII della Carta che disciplinano la sua interpretazione e

applicazione e tenendo in debito conto le spiegazioni cui si fa riferimento nella Carta, che

indicano le fonti di tali disposizioni".

La Carta, nella versione approvata nel 2007, e le relative "spiegazioni" del Presidium

aggiornate saranno pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

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osservazione all’atteggiamento dei giuristi, e in particolare dei

giuslavoristi, con riguardo all’impatto della dimensione giuridica

sovranazionale sui diritti sociali, storicamente costruiti a misura degli stati

nazione e dei rispettivi sistemi di welfare.

Un primo atteggiamento può essere riferito all’approccio

cosmopolita e universalista, riconducibile soprattutto, ma non solo,

16 ; approccio

all’elaborazione e alla cultura giusinternazionalistica

sicuramente dotato di grande fascino culturale e dignità scientifica, che

ha ripreso slancio in questi anni sull’onda del fenomeno della c.d.

17 .

globalizzazione giuridica

Si tratta di quelle posizioni che vedono nell’internazionalizzazione

della cultura e della pratica dei diritti fondamentali, soprattutto dei diritti

umani, attraverso la loro affermazione giudiziale da parte di corti

internazionali e in un rinnovato attivismo di organizzazioni e agenzie

18 , l’unica possibile risposta alla

internazionali ed europee di nuovo conio

rinnovata mercificazione del lavoro nell’economia globale. Tale strategia

19 .

si indica sinteticamente come “tutela multilivello dei diritti”

16 A. Cassese, I diritti umani oggi, Laterza, 2005; P. Alston (a cura di) Labour Rights as

Human Rights, Oxford University Press, 2005; B. Hepple, Labour Laws and Global Trade,

Hart Publishing, 2005; T Novitz, ‘A Human Face’ for the Union or More Cosmetic Surgery?

EU Competence in Global Social Governance and Promotion of Core Labour Standards,

Maastricht Jour. Eur. Compar. Law, 2002, 3, pp. 231-262; S. Fredman, Human Rights

Transformed: Positive Duties and Positive Rights, Public Law, 2006, pp. 498-520; A.

Williams, EU Human Rights Policies, A Study in Irony, Oxford University Press, 2005. M.

Zanichelli, Il significato dei diritti fondamentali, in M. Cartabia (a cura di ) op. cit.

17 M. R. Ferrarese, Diritto sconfinato, Laterza, 2006; F. Galgano, La globalizzazione nello

specchio del diritto, Il Mulino, 2005. S. Cassese, Lo spazio giuridico globale, Laterza, 2006.

Si v. pure M. R. Ferrarese, Il diritto orizzontale. L’ordinamento giuridico globale secondo

Sabino Cassese, in Pol. Dir., 2007, 4, pp. 639 ss.

18 Sulla Agenzia europea sui diritti fondamentali si rinvia ai saggi contenuti in P. Alston - O.

De Schutter (edited by), Monitoring fundamental rights in the EU, The Contribution of the

Fundamental Rights Agency, Hart Publishing, 2005.

19 La letteratura sulla tutela multilivello dei diritti tende a diventare sconfinata: per la

dottrina costituzionalistica italiana si v. A. Ruggeri, Riconoscimento e tutela “multilivello”

dei diritti fondamentali, attraverso le esperienze di normazione e dal punto di vista della

teoria della Costituzione, 2007,

http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/dottrina/libertadiritti/ruggeri.html; P. Bilancia,

Le nuove frontiere della tutela multilivello dei diritti, 2004,

http://www.giuripol.unimi.it/persone/Curriculum/BILANCIA/Le%20nuove%20frontiere%20d

ella%20tutela%20nultilivelloi%20dei%20diritti.pdf; i saggi contenuti nel volume di P.

Bilancia - E. De Marco (a cura di), La tutela multilivello dei diritti, Giuffrè, 2004. Per

l’approccio lavoristico, G. Bronzini – V. Picone, La Corte del Lussemburgo «scopre» la Carta

di Nizza: verso una nuova stagione nella tutela «multilevel» dei diritti fondamentali? Riv.

Crit. Dir. Lav., 2006, 4, p. 979 ss. Indispensabile poi la lettura dei contributi del maggiore

teorico del costituzionalismo multilivello, I. Pernice, Multilevel Constitutionalism and the

Treaty of Amsterdam: European Constitution-making revisited, Com. Market Law Rev., 4,

1999 , pp. 703-750; Id. Multilevel constitutionalism in the European Union, Eur. Law Rev.,

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In questa prospettiva, la dinamica transnazionale

, gioca o dovrebbe giocare un

dell’affermazione dei diritti, anche sociali

ruolo fondamentale nello spostare gli equilibri domestici a favore dei

diritti. Le “piattaforme internazionali dei diritti fondamentali” e la

giurisprudenza delle Corti internazionali, che su di esse si va sempre più

consistentemente formando, sarebbero fattori determinanti sia per

rafforzare l’interpretazione delle norme interne da parte della

giurisprudenza delle corti domestiche, sia per condizionare, nel senso del

rafforzamento dei diritti, gli indirizzi giurisprudenziali in situazioni di

incertezza, sia, infine, per effettuare operazioni di bilanciamento in caso

20 .

di possibile contrasto con diritti e libertà economiche o di altro tipo

Un secondo atteggiamento potrebbe essere considerato singolare,

proprio perché proveniente da giuslavoristi impegnati, da sempre,

nell’osservare, positivamente, l’evoluzione del diritto sociale europeo e

favorevoli all’approfondimento del processo di integrazione politica e

sociale tra gli stati membri. Si tratta di un atteggiamento, per altro,

differenziato al suo interno, che ha in comune l’esito di ridimensionare

fortemente la dimensione sociale e costituzionale dell’ordinamento

21 , per quel

europeo, con un inusitato rilancio della sindrome nazionalista

che concerne i diritti sociali.

E’ un atteggiamento non insensibile al “vento del nord”

proveniente dalla Scandinavia, ove le vicende giudiziarie e ora i recenti

22 hanno destato

arret della Corte di giustizia sui casi Viking e Laval

concrete, e non più astratte, preoccupazioni circa l’incidenza di regole e

principi dell’ordinamento europeo, concernenti le libertà economiche di

stabilimento e di prestazione di servizi sulle regole interne dei sistemi di

relazioni industriali e su alcuni diritti sociali fondamentali: le libertà di

azione e organizzazione sindacale e lo stesso diritto di sciopero.

E’ un atteggiamento che condivide lo slogan sindacale dei

manifestanti svedesi che sfilavano nel 2004 durante la gestione sindacale

2002, 5, pp. 511-529; I. Pernice – F. Mayer, La Costituzione integrata dell’Europa,in V.

Zagrebelsky (a cura di), Diritti e Costituzione nell’Unione Europea, Laterza, 2003. Ulteriori

riferimenti in A. Ruggeri, Carte internazionali dei diritti, cit. p. 4 n. 11.

20 Su questa prospettiva è in corso una ricerca comparata coordinata da Julia Lopez con la

partecipazione di chi scrive, M. Freedland e K. Stone. Si v. già J. Lopez, Bejond the National

Case: The Role of Transnational Labor Law in Shaping Domestic Regulation, in B. Aaron -

K.V. W. Stone (a cura di), Rethinking Comparative Labor Law, cit.

21 Sulla sindrome nazionalista all’origine del rapporto tra dottrina giuslavoristica italiana e

ordinamento europeo si rinvia a M. Barbera- B. Caruso L’apporto della dottrina

giuslavoristica italiana alle teorie sull’integrazione europea, paper presentato al workshop

European Legal Integration The New Italian Scholarship, University of Trento 11-12

December 2006.

22 Infra §§ 5 ss. WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

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e giudiziaria del caso Laval, al grido “le leggi del lavoro svedesi in Svezia”

23 . E’, per semplificare, la tesi di

e, si aggiunge, “per i lavoratori svedesi”

chi fa propria la posizione dei governi svedese e danese e degli stessi

sindacati coinvolti nel giudizio, che davanti la Corte di giustizia, nella fase

istruttoria, hanno sostenuto l’ipotesi dell’immunità dei sistemi sindacali

nazionali dal diritto comunitario; ciò a norma dell’art. 137 § 5 del TCE che

escluderebbe dalla competenza dell’Unione i tradizionali diritti sociali

collettivi (sciopero e libertà associativa). Una posizione che imputa alle

citate sentenze il carattere dell’ invadenza e della prevaricazione della

24 .

volontà degli stati membri

E’ una posizione difensiva rispetto all’integrazione sociale europea,

tradizionale cavallo di battaglia di una parte almeno della sinistra

giuslavoristica italiana, la quale scopre, quasi improvvisamente, che il

diritto comunitario possiederebbe una originaria tara economicista che lo

indurrebbe ad una irresistibile coazione a colonizzare i sistemi sociali

25 ; nel momento in cui l’ ordinamento europeo riconosce come

nazionali

libertà fondamentali (di rilievo costituzionale) la libera circolazione dei

servizi e di stabilimento, esse finirebbero per porsi come indesiderati

ospiti (se non addirittura ”parassiti”) comunitari nello spazio sociale e

costituzionale nazionale; tali libertà si considerano, infatti, in grado di

indebolire e snaturare non tanto le leggi del lavoro nazionali, ma

addirittura la tradizione costituzionale e i diritti sociali degli stati più

avanzati e la tradizione e la cultura giuridica nazionale “volontarista” delle

26 .

relazioni sindacali

23 Così A. Lo Faro, Diritti sociali e libertà economiche del mercato interno: considerazioni

minime in margine ai casi Laval e Viking, in Lav. Dir., 2001, 1, p. 69; nella medesima

posizione, anche se con argomentazioni diverse, U. Carabelli – V. Leccese, Libertà di

concorrenza e protezione sociale a confronto. Le clausole di favor e di non regresso, nelle

direttive sociali, WPCSDLE M. D’Antona int. 35/2005; U. Carabelli, Note critiche a margine

delle sentenze della Corte di giustizia nei casi Laval e Viking, dattiloscritto, 2008 (in corso

di pubblicazione in Giornale dir. lav. rel. ind., 2008); Id., Una sfida determinante per il

futuro dei diritti sociali in Europa: la tutela dei lavoratori di fronte alla libertà di prestazione

dei servizi nella CE, in Riv. Giur. Lav., I, p. 33 ss.; M. V. Ballestrero, Le sentenze Viking e

Laval: la Corte di giustizia “bilancia” il diritto di sciopero, Lav. Dir., 2008 (di prossima

pubblicazione); B. Venenziani, La Corte di giustizia ed il trauma del cavallo di Troia, 2008 in

http://www.cgil.it/giuridico/; A. Supiot, L’Europe gagnée par «l’économie communiste de

marché», 2008, http://www.cgil.it/giuridico/

24 U. Carabelli, Note critiche, cit., p. 17.

25 Non a caso viene richiamato l’articolo seminale di G. Lyon Caen, L’infiltration du Droit du

travail par le Droit de la concurrence, in Droit Ouvrier, 1992, p. 313 ss.

26 Soprattutto la posizione di U. Carabelli op. loc. cit.; cenni pure in B. Veneziani, La Corte di

giustizia, cit., p. 7 con riferimento al tradizionale rapporto tra legge e contratto

nell’ordinamento interno. Si veda pure, in generale, una esplicita formulazione dell’ipotesi

di conflitto tra ordinamento costituzionale nazionale e diritto comunitario in A. Somma,

Diritto comunitario e patrimonio costituzionale europeo: cronaca di un conflitto insanabile,

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Siamo di fronte ad un’evidente diagnosi di conflitto tra spazio

costituzionale nazionale e spazio sovranazionale, di cui si diceva prima.

E’ una posizione cui fanno da pendant anche letture iper-riduttive

della Carta di Nizza secondo le quali essa, garantendo un contenuto

minimo e rinviando, comunque, alle determinazioni concrete contenute

27 . Si sostiene,

nelle legislazioni degli stati nazionali, in nulla innoverebbe

di conseguenza che per evitare i danni ai tradizionali diritti sociali

nazionali - che le libertà economiche, costituzionalizzate nell’ordinamento

europeo produrrebbero - è sufficiente una lettura correttiva del diritto

comunitario secondario; le disposizioni della Carta di Nizza sarebbero,

infatti, sostanzialmente e formalmente inutili per bilanciare la costituzione

economica dell’Unione.

È questa, invece, la diagnosi di indifferenza che si basa su un

atteggiamento definibile di minimalismo costituzionale con riferimento

alla evoluzione ordinamentale dell’UE.

La prospettiva dei diritti umani per certi versi, ma soprattutto la

sindrome nazionalistica e il minimalismo costituzionale, con il

riduzionismo interpretativo che vi è connesso, partono dal presupposto

che c’è qualcosa di meglio del costituzionalismo europeo; qualcosa che ha

il sapore se non di antico, di “novecento”: il costituzionalismo sociale

fortificato a ridosso (e a difesa), dei confini nazionali.

Il limite comune di queste variegate posizioni consiste nel pensare

alla costruzione europea in termini pan politici e, in fondo, di “decisione

28 . Sono posizioni che trascurano che la costruzione

costituzionale”

Pol. Dir., 2004, 2, p. 263 e ss.; L. Favoureu, I garanti dei diritti fondamentali europei, in G.

Zagrebelsky (a cura di), Diritti e Costituzione, cit., 254-255.

27 Posizione con lucidità espressa da A. Lo Faro – A. Andronico, Metodo aperto di coordina-

mento e diritti fondamentali. Strumenti complementari o grammatiche differenti?, Giornale

Dir. Lav. Rel. Ind., 2005, 108, p. 513 ss. Sulla medesima posizione di sostanziale

indifferenza del riconoscimento dei diritti sociali in ambito europeo sull’assetto costituzionale

interno anche G. Proia, Lavoro e costituzione europea, Arg. Dir. Lav. 2004, p. 526 che,

tuttavia, ritiene, seguendo la posizione di Zagrebelsky, che la Carta possa funzionare non

solo come test di accesso all’Unione di nuovi stati ma anche come standard di salvaguardia

nei confronti di involuzioni interne all’Unione. Anche M. Rusciano, Il diritto del lavoro di

fronte alla Costituzione europea, in Riv. Giur. Lav., 2006, I, p. 908, con una posizione di

indifferenza moderata, ritiene che il diritto del lavoro italiano non sembra ricevere particolari

scossoni dal Trattato costituzionale. Si v.pure F. Carinci – A. Pizzoferrato, “Costituzione

europea e diritti sociali fondamentali, in Lav. Dir., 2000, 2, pp. 281 ss.

28 Su questa posizione teorica oltre a A. Somma, Diritto comunitario, cit., si v. M. Luciani,

Diritti sociali e integrazione europea, in Pol. Dir., 2000, 3, p. 367 ss.; C. De Flores, Il

fallimento della Costituzione europea, 2008,

http://www.costituzionalismo.it/articolo.asp?id=272; A. Cantaro, Il diritto dimenticato. Il

lavoro nella Costituzione europea, Giappichelli, 2007; C. Jorges, Cosa resta della

Costituzione europea? Riv. Crit. Dir. Priv., 2005, pp. 35-73; G. Ferrara, La Carta europea

dei diritti. Da Weimar a Maastricht, in La rivista del Manifesto, 2000, n. 10, 24 ss. Più

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INDIFFERENZA CONFLITTO O INTEGRAZIONE

europea, anche per il profilo costituzionale , si configura non come una

decisone politica ma come un processo, ad alta dose di complessità, che

non esclude ma sussume e internalizza le contraddizioni anche politiche;

costruzione che risulta spesso sorprendente nella sua eccentricità e nella

29 . Un processo che non segue né la logica né la

serendipità degli esiti

cronologia del costituzionalismo monostatuale, trattandosi di un

ordinamento pluristatale, che va inteso, come ci dice A. Manzella, citando

Rudolf Smend, come «ordinamento giuridico del processo di

30 . Un ordinamento che, proprio perché si evolve

integrazione» 31 , deve essere accompagnato interpretativamente, nella

rizomaticamente

sua evoluzione, dalla giurisprudenza scientifica sulla base di principi che

se radicati nelle tradizioni costituzionali, proprio perché relativi e non

32 , devono essere adattati al, e integrati nel, nuovo

assoluti come i valori 33 . Del resto, pare condivisibile la prospettiva

ordine costituzionale

costituzionale che tende a circondare i diritti fondamentali (tra di essi

anche il diritto di sciopero e di azione collettiva) di un’aurea di

ragionevolezza: «un diritto fondamentale è “ragionevole” non quando il

valore ad esso sotteso è del tutto “relativo” (pena la sua degradazione a

sfumatamente, U. De Servio, I diritti fondamentali europei, e i diritti costituzionali italiani, in

G. Zagrebelsky (a cura di), Diritti e costituzione, op. cit. Contrario a questa impostazione,

G. Silvestri, Verso uno Ius commune, op. cit.

29 A. Manzella Dalla convenzione alla Costituzione, Il Mulino, 2003; A. Manzella -P.

Melograni - E. Paciotti - S. Rodotà, Riscrivere i diritti in Europa, Il Mulino, 2001 e ivi il saggio

di S. Rodotà, La Carta come atto politico e documento giuridico, p. 67; G. Della Cananea,

L’Unione Europea. Un ordinamento composito, Laterza, 2003, p. 112 ss.; S. Cassese, La

Costituzione europea: elogio della precarietà, Quad. Cost., 2002, 3, p. 469 ss.; C. Pinelli, Il

momento della scrittura, Il Mulino, 2002.; A. Pizzorusso, Il patrimonio costituzionale

europeo, Il Mulino, 2002; in una posizione intermedia E. W. Böckenförde, Dove sta

andando l’Europa?, in Id., Diritto e secolarizzazione, Laterza, 2007, specie p. 192, ma

passim; e pure A. Barbera, Esiste una Costituzione europea?, in Riv. it. dir. pubbl.

comunitario, 2000, p. 654 ss.

30 A. Manzella, Dalla convenzione alla Costituzione, cit. p. 923 considera che la

Costituzione europea “partecipa del fenomeno…di unione di Costituzioni che si comunicano

reciprocamente legittimità, attraverso il diritto e attraverso canali differenziati ma

interdipendenti con i popoli-popolo europeo”.

31 L’evoluzione dell’ordinamento europeo, come la radice erbacea rizomatica, si presenta

allungata e ramificata: l’accostamento dell’ordinamento europeo al rizoma appare come un

atto di fiducia in un momento non proprio felice dell’esperienza e dell’ideale europeo: il

rizoma, proprio per la sua struttura, permette infatti il superamento delle condizioni

climatiche sfavorevoli rigenerando nuove piante.

32 Sulla relatività dei principi contro l’assolutezza dei valori si rinvia a G. Zagrebelsky, Il

diritto mite, Einaudi, 1992, p. 147 ss.; si veda inoltre, dello stesso autore, anche il bel

volume/intervista, La virtù del dubbio, Laterza, 2007.

33 Fondamentale il saggio di M. Poiares Maduro, The double Constitutional Life of the

Charter of Fundamental Rights of the European Union, in T. K. Hervey – J. Kenner (a cura

di), Economic and Social Righis under the EU Charter of Fundamental Rights. A Legal

Perspective, Hart Publishing, 2003.

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semplice situazione tollerata dall’ordinamento)…né quando all’opposto ha

pretesa di “assolutezza” (finendo col diventare schimittianamente

tirannico…) ma solo quando esso mostra una natura squisitamente

34 .

relazionale »

3. Verso una prospettiva di integrazione tra diritti

sociali nazionali e europei. Alcuni punti di partenza.

Per cominciare a formulare alcune possibili risposte alle domande

che si sono elencate nel precedente paragrafo, occorre partire da alcuni

punti fermi.

Il primo si potrebbe porre nel seguente modo: la contaminazione

tra spazio costituzionale sociale nazionale e sovranazionale non è più

soltanto postulata o auspicabile, ma incomincia a lasciare tracce e segnali

che vanno prontamente colti. Se la prospettiva di una lettura di destra

per una critica da sinistra della evoluzione dei diritti sociali in Europa e del

contenuto della Carta di Nizza appare strumentale - come lo fu a suo

tempo per lo statuto dei lavoratori - altrettanto discutibile è

l’atteggiamento di chi, desideroso di una certa evoluzione (il wishful

thinking), legge nei dati ciò ci vuole leggere e non ciò che vi è scritto

35 .

realmente

Pare più opportuno sforzarsi di interpretare, quanto più

obiettivamente possibile, il processo di evoluzione in atto.

Chi studia l’evoluzione dell’ordinamento europeo fuori dai due

opposti pregiudizi sopra rilevati, ci dice che le strutture costituzionali

nazionali non possono che interagire con la struttura costituzionale

europea in formazione, ma che tutto ciò avverrà secondo itinerari e con

effetti oggi non del tutto prevedibili, essendo il processo non retto da una

34 Così A. Spadaro, Dall’indisponibilità (tirannia) alla ragionevolezza (bilanciamento) dei

diritti fondamentali. Lo sbocco obbligato: l’individuazione di doveri altrettanto fondamentali,

Pol. Dir, 2006, 1, p. 172, che continua: «la ragionevolezza dei diritti fondamentali discende

dal fatto che - pur rimanendo (in astratto) “assoluti” e “inviolabili” - essi devono rivelarsi (in

concreto) “bilanciabili” e “negoziabili”. Dunque non esistono, o comunque non dovrebbero

essere ammissibili, almeno in via ordinaria, diritti fondamentali che non siano

intrinsecamente flessibili, moderati, equilibrati, passibili di ponderazione/bilanciamento. In

una parola: relazionali e dunque ragionevoli».

35 Si v. la nota critica a Corte d’Appello Roma, 11 aprile 2002 (ordinanza), di R. Calvano ,

La Corte d’appello di Roma applica la Carta dei diritti Ue. Diritto pretorio o Ius Commune

europeo?, in Giurisprudenza italiana, 2002, fasc. 12, pp. 2238 ss.; per una messa a punto

del valore giuridico della Carta di Nizza e del suo impatto sui diritti sociali costituzionali si

rinvia a B. Caruso, I diritti sociali fondamentali nell’ordinamento costituzionale europeo, in

S. Sciarra - B. Caruso (a cura di), Il lavoro dipendente, Giappichelli, 2008 (di prossima

pubblicazione), vol. V del Trattato di Diritto privato dell’Unione Europea, diretto da G. Ajani

e G. Benacchio. WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

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INDIFFERENZA CONFLITTO O INTEGRAZIONE

36

logica causale lineare . E, aggiunge, che tutto ciò implica la necessità, se

non l’urgenza, di lavorare ad una nuova e originale teoria costituzionale

37 .

dell’ordinamento europeo

Tale costruzione teorica non è affare riservato alla dottrina

costituzionalistica, ma un ruolo determinante vi avranno, ognuno per la

propria parte, i cultori di altre discipline. Si può aggiungere che i

giuslavoristi avranno particolari responsabilità essendo in qualche modo

co-custodi dei principi, dei compiti e degli obiettivi sociali dell’Unione,

ormai fissati in articoli-clausole generali di apertura del nuovo Trattato

che vanno adeguatamente intese come disposizioni di riferimento

38 . In primo luogo, il

nell’attività di interpretazione del diritto secondario

principio - che assurge, già nelle costituzioni interne, a principio

costituzionale supremo - del rispetto della dignità umana e che ha come

pendant il riconoscimento che l’Unione «pone la persona al centro della

azione…» ( punto due del preambolo della Carta di Nizza, art. 1 della

39 . Ma pure il riferimento ai principi di libertà, uguaglianza,

Carta)

solidarietà e non discriminazione.

36 C. Pinelli, Gerarchia delle fonti comunitarie e principi di sussidiarietà e proporzionalità,

Dir. Un. Eur., 1999, 4, p. 725 ss.

37 A. Von Bogdandy, I principi costituzionali dell’Unione Europea, op. cit.; E. W.

Böckenförde, Dove sta andando l’Europa?, op. cit., p. 192; A. Ruggeri, Riconoscimento e

tutela “multilivello” dei diritti fondamentali, op. cit.; Id. , Quale costituzione per l’Europa?,

Dir. Pubbl. Comp. Eur., 2004, 1, p. 150 ss.; Id. Carte internazionali dei diritti, Costituzione

europea, Costituzione nazionale: prospettive di ricomposizione delle fonti in sistema, cit.

38 Sull’importanza delle clausole generali di apertura del nuovo Trattato si sofferma C.

Pinelli, Diritti fondamentali e riassetto istituzionale dell’Unione, Dir. Pubb., 2003, 3, p. 820

che così convincentemente sintetizza il passaggio da Amsterdam al nuovo Trattato

(passando per le convenzioni): la novità consiste «nel fatto che nei trattati vigenti, anche

nell'aggiornata formulazione di Amsterdam, gli obiettivi costituiscono l'autentico orizzonte

dell'azione della Comunità e dell'Unione, e i principi fungono più da limiti di rispetto di tale

azione che da riferimenti destinati a orientarla, mentre secondo il progetto di trattato

costituzionale (oggi del nuovo trattato sul punto non modificato n.d.a.) i principi, di cui gli

obiettivi costituiscono solo un'opportuna specificazione, costituiscono un impegno e una

guida costante per le istituzioni europee e per i loro interventi. Si è così voluto passare da

un sistema di matrice funzionalistica a un ordinamento assimilabile sul punto agli

ordinamenti costituzionali degli Stati membri».

39 Sulla dignità umana non solo come valore, ma come diritto in grado di condizionare

anche le libertà economiche, nella evoluzione della giurisprudenza comunitaria (in

particolare i casi Omega e Schmidberger infra § 5 ss.) si veda ampiamente A. Tancredi,

L’emersione dei diritti fondamentali «assoluti » nella giurisprudenza comunitaria, Riv. Dir.

Inter., 2006, 3, pp. 644- 692; G. Pino, La « lotta per i diritti fondamentali» in Europa.

Integrazione europea, diritti fondamentali e ragionamento giuridico, in I. Trujillo-F. Viola (a

cura di), Identità, diritti, ragione pubblica in Europa, Il Mulino, 2007; A. Spadaro,

Dall’indisponibilità (tirannia) alla ragionevolezza (bilanciamento) dei diritti fondamentali, op.

cit., p. 170 e nota 6. WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

14 B C

RUNO ARUSO

Il che non impedisce di constatare che la costruzione di una teoria

costituzionale dell’ordinamento europeo, per la dimensione specifica dei

diritti sociali, è compito scientificamente e giuridicamente delicato e che

molto dovrà essere fatto per coordinare le disposizioni sociali inserite

40 .

nella Carta di Nizza con quelle contenute in altri documenti

E ancor più arduo è il compito di mettere in comunicazione, con

adeguate aperture di significato e operazioni interpretative, la

configurazione dei diritti sociali nella Carta di Nizza, nella lettura

“adeguatrice” e di bilanciamento con le disposizioni dei trattati sulle

libertà economiche che incomincia a darne la Corte di giustizia (infra § 5

ss). Nei prossimi anni si tratterà, infatti, di mettere a punto l’assetto (o

il modello) sociale comunitario che verrà fuori da questa fase di

cambiamento che dovrebbe avere il suo esito nella trasformazione della

Carta di Nizza da documento politico in documento dotato di efficacia

giuridica costituzionale, attraverso la ratifica del nuovo Trattato sul

funzionamento dell’Unione, che la richiama.

Il secondo punto fermo da cui partire, per rispondere alle

domande precedentemente formulate, può essere posto nei seguenti

termini.

Per iniziare a definire una teoria e una pratica dei diritti sociali che

tenga conto dell’integrazione europea, bisognerà avere la forza di

astenersi sia dall’ asserire, sia dal negare la “coesistenza pacifica” tra

principi sociali e principi del libero mercato: che è quel che, invece, viene

più facile ai giuslavoristi, propensi come sono a prospettive assiologiche

assorbenti altri tipi di considerazioni.

Ben più gravoso, anche se apparentemente più modesto, è il

compito di cercare di accompagnare la co-evoluzione - non il semplice

bilanciamento - vale dire il cambiamento, reciprocamente indotto, tra

regolazione dei diritti sociali e regolazione della libertà di circolazione e

della libertà di concorrenza nello spazio europeo secondo indicazioni e

41 .

segnali che provengono dalla Corte di giustizia

40 La Carta dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 e la Carta sociale europea

del 1961, ma anche altre piattaforme internazionali dei diritti, in primo luogo la CEDU e le

disposizioni dell’OIL. Insiste su questo giustamente S. Sciarra, Il lavoro a tempo

determinato nella giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Un tassello nella

‘modernizzazione’ del diritto del lavoro, WP C.S.D.L.E. “Massimo D’Antona” .INT – 52/2007;

si v. pure A. Alaimo Il diritto al lavoro fra Costituzione nazionale e Carte europee dei diritti,

op. cit.

41 Si vedano, ex aliis, la sentenza della Corte di Giustizia, 23 novembre 1989, C-145/88,

Torfaen Borough Council c. B&Q, capostipite del filone dei c.d. Sunday traiding cases

riguardanti l’interpretazione dell’art. 28 TCE; e anche le sentenze di condanna degli Stati

membri riguardanti normative che prevedevano aiuti di stato vietati dall’art. 87 TCE, tra cui

WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

I : 15

DIRITTI SOCIALI NELLO SPAZIO SOCIALE SOVRANAZIONALE E NAZIONALE

, ?

INDIFFERENZA CONFLITTO O INTEGRAZIONE

4. Omologazione europea o identità nazionale dei

diritti sociali?

Cosa si obietta a questo ultimo auspicabile processo, dal punto di

vista della teoria costituzionale dei diritti fondamentali? Si obietta che la

grammatica dei diritti in generale, e dei diritti sociali in particolare,

affidata all’interpretazione omologante della Corte di giustizia europea

possa portare, nel tempo, ad un impoverimento se non della loro

42 ; e, perché no, ad una

funzione, delle loro specifiche identità nazionali

riduzione della intensità di tutela che essi svolgono nei rispettivi

ordinamenti in virtù anche del contributo delle Corti costituzionali; si

pensi per esempio allo storico contributo della giurisprudenza della Corte

Costituzionale nella costruzione dello sciopero come diritto assoluto di

.

libertà della persona, a titolarità individuale, in Italia

I segnali provenienti dai recenti casi risolti dalla Corte di giustizia

(infra § 5 ss), non del tutto tranquillizzanti per i diritti sociali storici (il

diritto di sciopero e di azione collettiva), sembrerebbero confermare le

preoccupazioni di chi ritiene che i diritti sociali nazionali (la ricchezza della

loro tradizione) avrebbero tutto da perdere nella contaminazione con la

43 .

dimensione sovranazionale degli stessi (l’ipotesi del conflitto)

Ne deriverebbe, altresì, il paventato rischio di una perdita di ruolo

e di prestigio delle stesse Corti costituzionali deputate ad interpretarli ed

affermarli nello spazio nazionale. A tale ultima preoccupazione segue

l’auspicio di un dialogo diretto e più intenso tra la Corte Costituzionale e

la Corte di giustizia proprio a partire, per quel che riguarda l’Italia, da un

revirement della posizione della prima che, come sostenuto a partire dalla

44 , rifiuta di considerarsi autorità giurisdizionale di

sentenza Granital

ultima istanza per sollevare le questioni di pregiudizialità comunitaria ex

art. 234 TCE, così negando la possibilità di un suo dialogo diretto ed

Corte di Giustizia, 7 marzo 2002, C-310/99, Commissione c. Repubblica italiana sulla

legislazione nazionale di agevolazione dei contratti di formazione e lavoro; in dottrina, da

ultimo, cfr. G. Ricci – L. Di Via, Monopoli previdenziali e diritto comune antitrust, in S.

Sciarra (a cura di), Solidarietà, mercato e concorrenza nel welfare italiano. Profili di diritto

interno e comunitario, il Mulino, 2007, pp. 39 ss.

42 E’ l’obiezione di M. Cartabia, L’ora dei diritti fondamentali, op. cit., p. 57 ss.;

sostanzialmente sulla medesima posizione, con riferimento agli articoli 39 e 40 della

Costituzione, gli autori citati alla nota 23.

43 “Non ci si può nascondere che […] l’applicazione nel nostro paese della giurisprudenza

della Corte di giustizia potrebbe entrare in contrasto con la norma costituzionale in materia

di sciopero (art. 40 cost.)”; in questi termini U. Carabelli, Note critiche a margine delle

sentenze della Corte di giustizia, cit., p. 16.

44 Si tratta della sentenza della Corte Costituzionale del 8 giugno 1984, n. 170; rel. La

Pergola. WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

16 B C

RUNO ARUSO

45

esplicito con la Corte di giustizia . Si postula, dunque, il dialogo diretto

tra le alti corti, controllabile dalla pubblica opinione e dalla comunità

scientifica, come strumento per garantire una integrazione non coloniale

46 .

tra diritti e principi costituzionali nazionali e europei

Tale posizione è condivisibile nei suoi rilievi di fondo, ma merita

una precisazione. Proprio perché è vero che il fenomeno comunitario è

talmente complesso e innovativo «per cercare di ricondurlo a categorie

tradizionali dei rapporti tra Stati come il dualismo o, anche, lo stesso

47 , pare dubbio che si possano considerare, come sembra

monismo»

invece sostenere la citata dottrina, le strutture costituzionali nazionali ed

europee, e le relative identità, in chiave sostanzialmente dualista e di

separazione.

A tale posizione sembra, invece, sfuggire l’elemento di

contaminazione e di osmosi giuridica in atto attraverso quello che si è

definito, nel paragrafo di apertura, il metodo della constitutional cross

fertilization.

A conferma dell’assunto, si possono portare alcuni esempi che

dimostrano come la relazione tra dimensione sovranazionale dei diritti

sociali e loro identità nazionali, non vada probabilmente intesa come di

mera coesistenza, che presuppone identità diverse che, nell’incontro, si

mantengano tali; ma neppure come fusione e annullamento, termini che

presuppongono che la identità più forte o territorialmente più ampia

domini, assorba e alla fine distrugga la più debole. Si è propensi a

considerare che tali diversificate identità, come nelle relazioni di amore

maturo, nell’incontro non rimangano indifferenti, né si fondano o si

annullino, ma cambino insieme pur rimanendo ognuna diversa.

La libertà di azione sindacale, per esempio, si è tradizionalmente

esplicata all’interno dei confini nazionali, presentandosi l’ipotesi del

conflitto transnazionale, residuale; la globalizzazione e soprattutto

l’integrazione dei mercati in Europa, rendono oggi, se non fisiologico,

45 M. Cartabia op. loc. cit.; sul dialogo tra Corte di giustizia e Corte costituzionale a

proposito della teoria dei contro limiti si rinvia tra i tanti a R. Cheppa, Nuove prospettive per

il controllo di compatibilità comunitaria da parte della Corte Costituzionale, Dir. Un. Eur.,

2007, 3, pp. 493-511; A. Pace, Granital, ventitré anni dopo,

http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/dottrina/ordinamentieuropei/La%20sentenza

%20Granital,%2023%20anni%20dopoII.pdf 2007; M. Cartabia - A. Celotto, La giustizia

costituzionale in Italia dopo la Carta di Nizza, in Giur.cost., 2002, pp. 4502 ss.; F. Salmoni,

La Corte costituzionale e la Corte di giustizia delle Comunità Europee, in Dir. Pubb., 2002, 2,

pp. 491-563. R. Calvano, La Corte di giustizia e la Costituzione europea, Cedam 2004, p.

266 ss.

46 In particolare M. Cartabia, op. cit., p. 57 ss.

47 A. Celotto, Ancora un’occasione perduta per mettere chiarezza sulle interferenze tra

giudizio di costituzionalità e giudizio di “comunitarietà”, in Giur. cost. 2004, p. 1732.

WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

I : 17

DIRITTI SOCIALI NELLO SPAZIO SOCIALE SOVRANAZIONALE E NAZIONALE

, ?

INDIFFERENZA CONFLITTO O INTEGRAZIONE

sicuramente più realistico l’utilizzo delle libertà economiche come

48 ; il

strumento di elusione di vincoli sociali nazionali (il dumping sociale)

che finisce per generare inedite forme di conflitto di dimensione

transnazionale su cui inizia ad essere chiamata a giudicare la Corte di

giustizia in funzione latamente arbitrale e di bilanciamento di principi.

5. Ordinamento europeo e diritti sociali. Lo sciopero e

la libertà di azione collettiva nei casi Laval e Viking.

49 50

I casi Laval e Viking , decisi dalla Corte di giustizia e anticipati

51 , costituiscono

dalle già problematiche conclusioni degli avvocati generali

l’esempio più eclatante di come la grammatica nazionale dei diritti sociali

- concernente anche diritti tra i più sacri e onusti di tradizione, come lo

sciopero anche nella forma dello sciopero di solidarietà, l’azione collettiva

48 Si veda la recente sentenza della Corte di Giustizia, 3 aprile 2008, C- 346/06, Rüffert su

cui il duro commento di L. Patruno, Il caso Rüffert: la Corte di giustizia CE fa un altro passo

avanti nella ‘via giudiziaria’ al dumping sociale, 2008,

http://www.costituzionalismo.it/articolo.asp?id=273

49 Corte di Giustizia, 18 dicembre 2007, C- 341/05, Laval.

50 Corte di Giustizia, 11 dicembre 2007, C- 438/05, Viking.

51 Cfr. le Conclusioni degli Avvocati Generali Mengozzi per Laval e Poiares Maduro per

Viking, entrambe del 23 maggio 2007. Già ancor prima delle sentenze è stata ampia

l’attenzione della dottrina a dimostrazione dell’importanza della posta in gioco soprattutto

con riferimento ai principi coinvolti, piuttosto che a reali interessi. T. Boeri e F. Coricelli,

Europa: più grande o più unita?, Laterza, 2003, nella fase di adesione dei PECO,

consideravano «del tutto improbabile che i flussi di commercio e gli investimenti diretti

associati all’allargamento possano influire in modo significativo su salari e occupazione

negli attuali membri dell’UE. Alcuni effetti su salari e occupazione potranno essere percepiti

a livello locale, nelle regioni ricche ai confini con i PECO, e limitatamente ai lavoratori con

bassi livelli e specifici settori», p. 59. Si v. pure F. E. Caroleo –F- Pastore, Verso una nuova

geografia regionale dell’Europa: gli effetti dell’allargamento dell’Unione Europea sul mercato

del lavoro, in Rass. Dir. Pubb. Eur., 2006, pp. 201 ss. I casi Laval, Viking e Rüffert

sembrano confermare tali analisi. Prima delle sentenze si erano già occupati dei casi Laval e

Viking - soprattutto a ridosso delle articolate opinioni degli avvocati generali Mengozzi e

Poiares Maduro - oltre agli autori citati alla nota 23 (in particolare lo scritto di Lo Faro)

anche T. Blanke, The Viking case, Transfer 2006, 2, p. 251 ss. ; Id. Observations on the

Opinions of Advocates General Maduro and Mengozzi delivered on 23 May 2007 in the

Viking1 and Laval cases, Transfer, 2007, 3, p. 497 ss.; B. Bercusson, The Trade Union

Movement and the European Union: Judgment Day, Eur. Law Jour., 2007, 3 pp. 279-308. G.

Bronzini – V. Picone, Diritto di sciopero e libertà di circolazione nelle recenti conclusioni degli

Avvocati Generali, Rivista critica dir. lav., 2007, 3, p. 619 ss.; R. Eklund, The Laval Case,

Ind. Law Jour., 2006, 2, p. 202 ss. B. Veneziani, La Costituzione europea, il diritto del

lavoro e le icone della solidarietà, in G. Ferrara- M. Pallini- B. Veneziani, Costituzione

europea: quale futuro?, Ediesse, 2006, p. 9, ss.; K. Ahlberg – N. Bruun – J. Malmberg, The

Vaxhom case from a Swedish and European perspective, Transfer, 2006, pp. 155-166; P.

Zampini, Il caso Laval : la libera circolazione dei servizi di fronte a nuove incognite, Europa

e diritto, 2007, 1, 13; M. Pallini, Il caso Laval-Vaxholm: Il diritto comunitario ha già la sua

Bolkestein?, Riv. It. Dir. Lav. 2006, II, p. 240 ss.

WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

18 B C

RUNO ARUSO

di protesta - entri in comunicazione con la grammatica di un ordinamento

diverso, quello sovranazionale, e di quali possano essere gli effetti di tale

commistione.

Nelle sentenze, sull’abbrivio di articolate argomentazioni degli

avvocati generali Poiares Maduro e Mengozzi, viene esplicitamente

accantonata ogni ipotesi di non interferenza tra sistema di diritti sociali

nazionali e ordinamento europeo, con particolare riferimento alle libertà

economiche fondamentali di circolazione; in particolare le libertà di

stabilimento e di prestazione dei servizi, garantite dagli art. 43 e 49 TCE,

di cui si afferma l’efficacia orizzontale nei confronti anche di atti privati di

52 ;

natura collettiva posti in essere dalle organizzazioni sindacali

quest’ultimi, come è noto, costituiscono, invece, nella diversa prospettiva

teorica dell’ordinamento sindacale, atti autonomi di esercizio del potere di

autotutela, però, costituzionalmente legittimati e riconosciuti, in tutti gli

ordinamenti statali a costituzione rigida, alla stregua di diritti sociali

fondamentali nominati: diritto di sciopero e di esercizio della libera

attività sindacale anche di natura negoziale.

Le sentenze non si fermano a sancire questa già rilevante

interferenza nel caso concreto; esse si spingono a rigettare ogni ipotesi di

relazione di indifferenza tra i diritti sociali nazionali e le modalità in cui i

medesimi diritti (di sciopero e di azione collettiva) vengono riconosciuti e

operano nell’ordinamento sovranazionale. Ciò nella misura in cui i giudici

europei rigettano la lettura immunitaria dei principi e delle regole dei

sistemi sindacali nazionali rispetto alle regole e ai principi

53 . Tale tesi è sostenuta nelle due sentenze in

dell’ordinamento europeo

52 Sull’efficacia orizzontale delle norme sulle libertà economiche concordano, con sfumature

argomentative diverse ma convergenti, sia le opinioni degli avvocati generali, con stile

molto colloquiale (ampi gli argomenti di Poiares Maduro in Viking punti 31-54; e pure di

Mengozzi in Laval, punti 137 ss, con un esplicito e originale riferimento alla specificità del

caso relativo a atti privati di natura sindacale rispetto ai precedenti trattati dalla Corte p.

158), sia le sentenze ma con argomenti molto più stringati e assertivi: Laval punto 98-99;

Viking punti 32-38. Il diverso stile dell’argomentazione degli avvocati generali rispetto alla

Corte è riconducibile alla percezione della funzione federale, da parte della Corte, di

constitutional adjudication ; per cui l’uso di uno stile neutrale e assertivo, molto più simile a

quello della Corte di Cassazione francese, piuttosto che di uno stile più persuasivo (che

riflette pure il sistema della dissenting opinion e la minore autopercezione come Corte

costituzionale) della Corte suprema americana. Su questo ampiamente v. M Rosenfeld,

Comparing constitutional review by the European Court of Justice and the U.S. Supreme

Court, International Journal of Constitutional Law, 2006, p. 9. Sul stile e ruolo costituzionale

della Corte suprema americana pure S. M. Griffin, Il costituzionalismo americano, Il Mulino,

2003, p. 221 ss.

53 Viking punti 39-42; Laval punti 88-89. L’ipotesi immunitaria era stata invece sostenuta

fortemente in corso di causa sia dai governi finlandese e svedese, ma anche da altri, sia dai

sindacati: ampi ragguagli in B. Bercusson, The Trade Union Movement and the European

Union, op. cit. WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

I : 19

DIRITTI SOCIALI NELLO SPAZIO SOCIALE SOVRANAZIONALE E NAZIONALE

, ?

INDIFFERENZA CONFLITTO O INTEGRAZIONE

virtù di una lettura sistematica e non letterale dell’ 137 § 5 del TCE che

conduce a ritenere prevalenti i principi di diritto comunitario sulla formale

54 .

ripartizione delle competenze

Viene, pertanto, ribadito l’importante assunto, ben altrimenti

55 , che i

accolto dalla dottrina giuslavorista nel caso Del Cerro Alonso

56 , non possono soffrire le

principi fondamentali dell’ordinamento europeo

limitazioni politiche delle competenze fissate nei trattati e si espandono, a

partire da singoli casi, fino a determinare l’assetto, per natura mobile,

delle competenze e gli spazi di intervento della Corte stessa. I principi

dell’ordinamento europeo come leva, dunque, per scardinare l’assetto

rigido delle competenze.

Si tratta di un metodo ormai classico di integrazione attraverso il

diritto cui la Corte di giustizia ci ha abituati, in particolare, il diritto

prodotto dal dialogo tra le corti; metodo che si può legittimamente

condividere o non condividere, a seconda dell’idea che ognuno si è fatta

dell’integrazione europea; quel che pare sbagliato è condividerlo o non

condividerlo a giorni alterni, o caso per caso, a seconda degli assetti degli

interessi che, di volta in volta, ne viene fuori: in questo caso si

54 Laval punto 87: “È sufficiente in proposito ricordare che, se è vero che, nei settori che

non rientrano nella competenza comunitaria, gli Stati membri restano in linea di principio

liberi di fissare le condizioni di esistenza dei diritti in questione e le modalità di esercizio

degli stessi, rimane tuttavia il fatto che, nell’esercizio di tale competenza, detti Stati sono

comunque obbligati a rispettare il diritto comunitario”. Laval punto 88: “Pertanto, il fatto

che l’art. 137 CE non si applichi né al diritto di sciopero né a quello di serrata non fa sì che

un’azione collettiva come quella in esame nella causa principale sia esclusa dal settore della

libera prestazione dei servizi”. In termini pressoché analoghi Viking punti 40 e 41.

Ampiamente critico, sulla base di una diversa interpretazione esegetica dell’art. 137 § 5 U.

Carabelli Note critiche a margine delle sentenze della Corte di giustiza, cit.; tale lettura

induce l’autore a valorizzare le prerogative statali e costituzionali in materia di diritti sociali

collettivi (il patriottismo costituzionale), inducendolo a devalorizzare il riconoscimento

nell’ordinamento europeo che ne fa la Corte. B. Veneziani, La Corte di giustizia, cit., invece,

mette in dovuto rilievo tale riconoscimento ma finisce per considerarlo un dono dei Danai.

55 Vale rilevare che la Corte ha posto in essere la medesima operazione di allargamento

delle competenze comunitarie, con una interpretazione restrittiva dell’art. 137 § 5, ancorché

di segno sociale invertito rispetto ai due casi in esame, per la materia della retribuzione (pur

essa esclusa) nel caso Del Cerro Alonso, cit., dove ha riconosciuto il diritto alla parità di

trattamento retributivo con riferimento al riconoscimento degli scatti di anzianità anche

riferiti alla fase del contratto di lavoro a termine. Cfr. in argomento la nota alla sentenza di

L. Zappalà, La parità retributiva dei lavoratori flessibili nell’ordinamento comunitario, Riv. it.

dir. lav. 2008, 2 (di prossima pubblicazione).

56 Sui principi fondamentali dell’ordinamento europeo oltre a A. Von Bogdandy, I principi

costituzionali dell’Unione Europea, cit., cfr. P. Mengozzi, Les principes fondamentaux du

droit communautaire et le droit des Etats membres, Rev. Droit Un. Europ., 2002, 3, p. 435

ss.; K. Lenaerts, “In the Union we Trust”: Trust-Enhancing Principles of Community Law, in

Com. Mar. Law Rev., 2004, 41, pp. 317-343. F. Toriello, I principi generali del diritto

comunitario, Giuffrè, 2000, specie capp. I e V.

WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

20 B C

RUNO ARUSO

tratterebbe non di legittima condivisione del metodo della “giurisprudenza

degli interessi” ma di quel che Massimo D’Antona indicava come

57 .

opportunismo metodologico

Tale visione interventista, condivisa dalle due sentenze e dalle

opinioni degli avvocati generali, produce dispositivi che, in questo caso,

danno torto ai sindacati che rivendicavano, per la copertura alle loro

azioni collettive, norme legali e convenzionali nazionali, appartenenti a

sistemi sindacali maturi e regole endosindacali di comportamento nei

conflitti transnazionali; e ragione alle aziende (una lettone, l’altra

finlandese) che rivendicavano, invece, sostanzialmente la libertà di

sfuggire ai più pesanti vincoli economici e sindacali delle democrazie

sociali scandinave rispetto a quelli dei paesi di nuova adesione (i c.d.

PECO). I diritti di azione collettiva, e sostanzialmente il principio di

autonomia sindacale - che nel diritto di sciopero si esplica nella libera

scelta del fine e dei mezzi dell’azione di autotutela - verrebbero, dunque,

fortemente condizionati dal rispetto, imposto dalla Corte di giustizia, delle

libertà economiche; esse, nella lettura che si attribuisce alla Corte di

giustizia, sarebbero considerate valori, prima ancora che principi,

assiologicamente prevalenti nell’ordinamento europeo, con l’effetto di

assolutizzare quest’ultime, subordinandovi i primi che da valori assoluti,

nell’ordinamento nazionale, finirebbero per essere degradati a principi

relativi. I casi Laval e Viking, secondo questa lettura orientata,

riporterebbero l’asse del bilanciamento, almeno per i diritti sociali,

58 ), epoca in cui

indietro fino al 1970 (Internationale Handelsgesellschaft

la Corte sosteneva che la salvaguardia dei diritti fondamentali andava

garantita «entro l’ambito della struttura e delle finalità della Comunità»;

tutto questo rappresenterebbe, (nella misura in cui si oblitera, rectius, si

circoscrive, nella lettura correttiva proposta dall’avv. Poiares Maduro,

59 ) un evidente passo di gambero per i diritti sociali, rispetto alla

Albany

57 M. D’Antona, L’anomalia post-positivista nel diritto del lavoro e la questione del metodo,

in Riv. crit. dir. priv., 1990, pp. 207-228, ora in B. Caruso – S. Sciarra (a cura di), Massimo

D’Antona. Opere, Giuffrè, 2000, vol. I, pp. 60 ss.

58 Sent. Corte di Giustizia, 17 dicembre 1970, C-11/70, Internationale Handelsgesellschaft

MbH C. Einfuhr- und Vorratsstelle fur Getreide und Futtermittel; prima ancora Corte di

Giustizia 4 febbraio 1959, C- 1/58, Stork c. l'Alta Autorità della Comunità europea del

Carbone e dell'Acciaio e Corte di Giustizia, 1 aprile 1965, C- 40/64, Sgarlata e altri c.

Commissione della C.E.E.

59 Il riferimento sistematico e argomentato al caso Albany (Corte di Giustizia, 21 settembre

1999, C- 67/96) è soprattutto nella opinione dell’avv. Poiares Maduro (punti 13 e 20 ma

soprattutto 26- 27) in Viking (Mengozzi in Laval ne accenna soltanto incidentalmente ai

punti 15 e 34); in Poiares vi è contestazione del richiamo analogico a tale sentenza

WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

I : 21

DIRITTI SOCIALI NELLO SPAZIO SOCIALE SOVRANAZIONALE E NAZIONALE

, ?

INDIFFERENZA CONFLITTO O INTEGRAZIONE

storica evoluzione della giurisprudenza della Corte relativa ad altre

tipologie diritti a dimensione individuale (il diritto alle ferie nel caso

Bectu, il diritto alla dignità della persona e alla libertà di manifestazione

60 61

e Schmdberger ma pure in

del pensiero e di riunione nei casi Omega

62 63

e Swedish Matches ) che si ritengono diversamente

Karner 64 .

condizionabili le libertà economiche

Dalla composizione dei pezzi del mosaico della giurisprudenza

della Corte di giustizia si confermerebbe, pertanto, una visione

complessivamente individualista, se non mercantilista, dei diritti

effettuata dal sindacato finlandese e dalla Federazione internazionale. Tale richiamo serve a

confermare, con forza, l’ipotesi dell’immunità della contrattazione collettiva dal diritto della

concorrenza; ma tale richiamo apre la tesi che l’ipotesi immunitaria non possa applicarsi

alle libertà di circolazione proprio in ragione della differenza tra l’ipotesi di conflitto tra

diritti sociali collettivi e libertà di concorrenza (che aprirebbe una contraddizione nel

Trattato) e quella invece tra diritti sociali e libertà di circolazione che non aprirebbe invece

alcuna contraddizione perché “le stesse possono essere conciliate con obiettivi di politica

sociale” (punto 27 infine). Le argomentazione di Poiares Maduro è sostanzialmente ripresa

dalla sentenza Viking punti 48-43. Albany viene, invece, non a caso, ignorata in Laval la cui

motivazione è molto più discutibile (v. infra § 7).

60 Corte di Giustizia, 14 ottobre 2004, C- 36/02, Omega Spielhallen- und

Automatenaufstellungs-GmbH c. Oberbürgermeisterin der Bundesstadt Bonn, Si tratta di

casi ampiamente citati dalle sentenze e dalle opinioni degli avvocati in Laval e Viking.

61 Corte di Giustizia, 12 giugno 2003, C- 112/00, C-112/00, Eugen Schmidberger,

Internationale Transporte und Planzüge c. Austria e i suoi precedenti: Corte di Giustizia, 26

giugno 1997, C-368/95, Vereinigte Familiapress Zeitungsverlags- und vertriebs GmbH c.

Heinrich Bauer Verlag; Corte di Giustizia, 9 dicembre 1997, C- 265/95, Commissione delle

Comunità europee c. Repubblica francese; Corte di Giustizia, 9 febbraio 1995, C-412/93,

Société d'importation Édouard Leclerc-Siplec c. TF1 Publicité SA e M6 Publicité SA. Per una

analisi di Schmidberger T. Tridimas, The ECJ and the Draft Constitution: A Supreme Court

for the Union?’, Federal Trust Constitutional Online Paper 05/04,

<www.fedtrust.co.uk/uploads/constitution/05_04.pdf>., pp. 10 ss ; E. Reid, Squaring the

Circle for Tomorrow’s World: A Comparative Analysis of the Approaches of the EC and WTO

to balancing Economic and Non-Economic Interests in International Trade’, in T. Tridimas -

P. Nebbia (edited by), European Union Law for the twenty-first Century: Rethinking the

New Legal Order, External Relations Hart , 2004, p. 303.

62 Corte di Giustizia, 25 marzo 2004, C-7102, Herbert Karner Industrie-Auktionen GmbH c.

Troostwijk GmbH. Per un commento J. Krzemińska, Freedom of Commercial Speech in

Europe’, European Union Studies Association (EUSA): Biennial Conference, 2005 (9th),

March 31-April 02 2005,

http://aei.pitt.edu/archive/00003043/01/JKrzeminska_EUSA_paper.txt

63 Corte di Giustizia, 14 dicembre 2004, C- 210/03, Swedish Match c. Secretary of State for

Health.

64 Per una convincente rilettura storica dell’itinerario della giurisprudenza della Corte di

giustizia sul rapporto tra libertà economiche e diritti fondamentali , C. Kombos,

Fundamental Rights and Fundamental Freedoms: A Symbiosis on the Basis of Subsidiarity,

in Eur. Publ. Law, 3, pp. 433-460; si v. pure A. Tancredi, L’emersione dei diritti

fondamentali «assoluti » nella giurisprudenza comunitaria, cit.; G. Pino, La «lotta per i

diritti fondamentali» in Europa, cit. Cfr. pure i saggi in M. Cartabia (a cura di), I diritti in

azione, cit. WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

22 B C

RUNO ARUSO

fondamentali con la costruzione di una gerarchia, effetto di un

bilanciamento arbitrario, che darebbe luogo ad una piramide parzialmente

capovolta rispetto agli ordinamenti nazionali e all’ordinamento italiano: al

65 - i diritti e le libertà civili

primo posto – ma non con assoluta certezza 66 ) e,

classiche, poi le libertà economiche (di fatto veri e propri diritti

infine, i diritti sociali di natura collettiva (quelli più marcati in funzione di

“contropotere sociale”), fortemente deprivati dal contenuto di autonomia

e libertà, ma condizionati dalle - e, dunque, poziori e recessivi rispetto

alle - libertà economiche.

Nella migliore delle ipotesi si dimostrerebbe l’assoluta irrazionalità

(Habermas) della tecnica del bilanciamento, contro ogni tentativo di

ricondurla a razionalità logica e giuridica (Axely).

Onde l’invito perentorio alla Corte di giustizia, ai limiti della

étiquette istituzionale, a non affondare i “piedi (per altro non proprio della

67 .

misura di Cenerentola) nel piatto della nostra Costituzione”

Se ci si fermasse ai dispositivi, non considerando le

argomentazioni e i meta principi che vi si traggono, e se non si operasse

una corretta contestualizzazione delle due sentenze , da questi commenti,

65 In effetti, non sembra neppure certo che tra diritti fondamentali di prima generazione e

libertà economiche possa riscontrarsi una relazione di priorità a favore dei primi: in realtà

la Corte utilizza un approccio oltremodo casistico ricorrendo alla tecnica del bilanciamento e

al principio di proporzionalità in senso stretto. Ampia analisi in C. Kombos, Fundamental

Rights and Fundamental Freedoms, cit.: nell’approccio classico (ERT) i diritti fondamentali e

le libertà economiche sono considerati complementari, i diritti assumono la funzione di

controllo esterno alla legittimità del ricorso alle deroghe alla libertà di circolazione; a questo

segue l’approccio ibrido: i diritti fondamentali divengono, in questo caso, fondamento di

legittimazione delle deroghe all’esercizio delle libertà economiche (Schmidberger). Secondo

J. C Krzeminska, Freedom of Commercial, cit., la Corte porrebbe una gerarchia tra diritti

civili e libertà economiche; secondo Tridimas essi sarebbero invece collocati sullo stesso

piano. Così la Corte in Schmidberger punto 74 “ Poiché il rispetto dei diritti fondamentali

si impone, in tal modo, sia alla Comunità che ai suoi Stati membri, la tutela di tali diritti

rappresenta un legittimo interesse che giustifica, in linea di principio, una limitazione degli

obblighi imposti dal diritto comunitario, ancorché derivanti da una libertà fondamentale

garantita dal Trattato, quale la libera circolazione delle merci”.

66 Si veda sul punto A. Biondi, Free Trade, a Mountain Road and the Right to Protest:

European Economic Freedoms and Fundamental Individual Rights , Eur. Human Rights

Law Review, 2004, 1, p. 51 ss.; F. G. Jacobs, Human Rights in the EU: The Role of the

Court of Justice, Eur. Law Rev. 2001, 4, p. 331 ss. ; J Krzemińska, Free Speech Meets

Free Movement-How Fundamental Really is “Fundamental”?’, ZERP-Discussionspapier

3/2005, <www.zerp.uni-bremen.de/english/home.htm.

67 Così si conclude il duro intervento di M.V. Ballestrero, Le sentenze Viking e Laval,

cit.:“Detto in altri termini: le due sentenze ci costringono a riflettere seriamente sulle

conseguenze di affidare la nostra tradizione costituzionale alla mediazione di una Corte,

interprete del diritto dei Trattati che non è ora, e non sarà nel prossimo futuro, la

costituzione dell’UE; una Corte, che non è ora e non sarà, la Corte costituzionale dell’UE”. Si

veda pure , più in generale, M.V. Ballestrero, Europa dei mercati e promozione dei diritti,

WP C.S.D.L.E. “Massimo D’Antona”.INT – 55/2007

WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

I : 23

DIRITTI SOCIALI NELLO SPAZIO SOCIALE SOVRANAZIONALE E NAZIONALE

, ?

INDIFFERENZA CONFLITTO O INTEGRAZIONE

sembrerebbe confermata l’ipotesi del conflitto tra sistemi nazionali di

diritti sociali e ordinamento europeo. Le sentenze non si salverebbero

neppure collocando altrove la loro ragione di fondo, vale a dire

nell’assenza di good regulation, vale a dire «nella assenza di una reale ed

efficiente cooperazione fra apparati burocratici ed amministrativi … alla

base di un disordine regolativo, causa ed insieme effetto di una

integrazione rallentata e macchinosa carente attività di gestione

amministrativa», oltre che dell’incapacità dei sindacati nazionali di

adattare i propri sistemi di relazioni industriali alla realtà complessa della

68 .

integrazione economica

Fatto è che - qualunque sia la ragione, soggettiva nella prima

lettura, oggettiva nella seconda - la Corte di giustizia avrebbe

legittimato, in entrambi i casi, mediante il “dono avvelenato” della piena

legittimazione costituzionale dei diritti sociali collettivi, la natura superiore

delle libertà economiche di circolazione. Ciò significherebbe, se non

69 , qualcosa che gli

proprio la legittimazione esplicita del social dumping

somiglia molto sul piano degli effetti. Quel che pare ancor più grave sul

piano teorico, le sentenze avrebbero pure legittimato una relativa perdita

di autonomia dei diritti sociali fondamentali nazionali rispetto alle libertà

economiche comunitarie che finirebbero per costituire limiti esterni al

70 .

pieno esplicarsi degli stessi

L’osmosi tra diritti sociali comunitari e nazionali, finirebbe per

produrre un risultato a somma negativa, avvalorando l’ipotesi del conflitto

tra dimensione europea e nazionale dei diritti sociali, con buona pace

dello stesso articolo 53 della Carta di Nizza che non consentirebbe,

68 S. Sciarra, Viking e Laval: diritti collettivi e mercato nel recente dibattito europeo, cit.

69 B. Veneziani, La Corte di giustizia ed il trauma del cavallo di Troia, cit. Che il social

dumping possa costituire un effetto legittimo dell’esercizio delle libertà economiche viene

esplicitamente contestato sia nelle conclusioni sia nelle sentenza sul caso : Laval p. 103.

nell’opinione dell’avv. Mengozzi già nella rubrica e poi ai punti 4, 246, 249, 251, 273, 280,

307, 308 e nella nota 95 dove si cita la sentenza della Corte di Giustizia, 19 gennaio 2006,

C- 244/04, Commissione delle Comunità europee c. Repubblica federale di Germania. In

effetti, da inchieste giornalistiche svedesi sembrerebbe accertato che, nel caso Laval,

l’impresa lettone non rispettasse di fatto, entro le mura domestiche, neppure il contratto

collettivo stipulato con la CWA, il sindacato lettone dei lavoratori edili (l’applicazione di tale

contratto è, invece, uno degli argomenti utilizzati dalla Corte per giustificare il suo

dispositivo). Tale argomento della Corte, è, invece, fatto proprio, supinamente da N. Reich,

Free Movement v. Social Rights in an Enlarged Union: The Laval and Viking Cases before

the European Court of Justice, in German Law Jour. 2008, 2, p. 12.

70 Su questo punto v. infra § 6.

WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008

24 B C

RUNO ARUSO

invece, nessuna interpretazione delle sue disposizioni (nella specie l’art.

71 .

28) in termini limitativi e riduttivi delle Costituzioni nazionali

Evocando i fantasmi di una Corte di giustizia che “mette i piedi”

laddove non dovrebbe (nell’identità sociali e costituzionali nazionali) una

parte ragguardevole della dottrina giuslavorista italiana guarda, con

apprensione, all’ordinamento svedese e finlandese, ma pensa,

ovviamente, all’art. 39 primo comma e 40 della Costituzione italiana dei

cui valori assoluti si ritiene indefettibile custode.

Ma le cose stanno davvero in questi termini?

6. La identità sociale “bilanciata” dell’Europa. I principi

sociali europei secondo la Corte di giustizia.

Le sentenze Laval e Viking non hanno bisogno di, e probabilmente

non meritano, difese d’ufficio, soprattutto se esse si limitano a riprodurne

72 . Pare più utile ragionare

meccanicamente gli itinerari argomentativi

sulle prospettive dei diritti sociali nello spazio europeo, guardando con

maggiore distacco alle argomentazioni ivi contenute e, magari,

contestualizzandole. Le sentenze (soprattutto il caso Laval, ma anche il

73 ), peraltro, contribuiscono a confermare il clima

più recente caso Rüffert

71 Sull’art. 53 della Carta di Nizza si rinvia alle considerazioni di A.Tancredi, L’emersione dei

diritti fondamentali, cit. pp. 553-654 ; in generale si rinvia a M. Cartabia, commento all’art.

53, in R. Bifulco- M. Cartaria- A. Celotto (a cura di), L’Europa dei diritti, cit..

72 E’ l’operazione condotta da N. Reich, Free Movement v. Social Rights, cit.; l’autore, non

a caso, era consulente del governo lettone all’epoca del caso Laval.

73 La sentenza Ruffert, in linea con la sentenza Laval (richiamata esplicitamente al punto

33), smentendo clamorosamente le opposte conclusioni dell’avv. Bot (Conclusioni del 20

settembre 2006), ha stabilito che la direttiva 96/71 e l’art. 49 del TCE renderebbero

illegittime le disposizioni legislative vigenti in Germania che impongono “agli enti pubblici

aggiudicatori di attribuire gli appalti relativi a lavori edili esclusivamente alle imprese che,

all’atto della presentazione delle offerte, si impegnino per iscritto a corrispondere ai propri

dipendenti, impiegati per l’esecuzione dei lavori oggetto di appalto, una retribuzione non

inferiore a quella minima prevista dal contratto collettivo vigente nel luogo dell’esecuzione

dei lavori in questione”; con tale sentenza la Corte ha di fatto destabilizzato il sistema di

contrattazione collettiva di secondo livello (i contratti collettivi specifici) vigente in

Germania. Il caso ha avuto origine dalla contestazione delle sanzioni applicate ad un

impresa aggiudicataria di un appalto del Land della Bassa Sassonia per non avere,

quest’ultima, operato in modo tale che la società polacca subappaltatrice rispettasse per i

propri dipendenti polacchi i contratti collettivi tedeschi specifici, di livello locale. La Corte ha

ritenuto sufficiente, per integrare il rispetto degli obblighi di tutela della direttiva sul

distacco, l’applicazione del contratto nazionale ad efficacia erga omnes. Pare evidente che in

tal modo nessun imprenditore tedesco dovrà farsi carico in futuro di stipulare contratti

locali con i sindacati edili tedeschi, posto che qualsiasi impresa tedesca potrà subappaltare

lavori, a più basso costo, ad imprese che utilizzano lavoratori stranieri per i quali correrebbe

l’obbligo di applicare soltanto il contratto nazionale. La legge tedesca, infatti, pur

imponendo a pena di sanzione il contratto collettivo specifico, non lo qualifica “formalmente”

contratto ad efficacia generale non rientrando, pertanto, la tipologia del contratto locale né

WP C.S.D.L.E. "Massimo D'Antona".INT – 61/2008


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Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in politiche pubbliche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto comunitario del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Romei Roberto.

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