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3) «ente creditizio»: un ente creditizio ai sensi dell'articolo 1, primo trattino della direttiva77/780/CEE

esclusi gli enti di cui all'articolo 2, paragrafo 2 della stessa direttiva;

4) «valori mobiliari»:

le azioni ed altri valori assimilabili ad azioni, le obbligazioni ed altri titoli di credito negoziabili sul

mercato dei capitali, nonché qualsiasi altro valore normalmente negoziato che permetta di acquisire

valori immobiliari mediante sottoscrizione o scambio o che comporti un pagamento in contanti, esclusi

i mezzi di pagamento;

5) «strumenti del mercato monetario»: le categorie di strumenti normalmente negoziati sul mercato

monetario;

6) «Stato membro d'origine»:

a) se l'impresa di investimento è una persona fisica, lo Stato membro in cui tale persona ha la propria

amministrazione centrale;

b) se l'impresa di investimento è una persona giuridica, lo Stato membro in cui si trova la sede

statutaria o se, in conformità del diritto nazionale cui è soggetta, l'impresa non ha sede statutaria, lo

Stato membro in cui è situata la sua amministrazione centrale;

c) se si tratta di un mercato, lo Stato membro in cui si trova la sede statutaria dell'organismo che

assicura le negoziazioni o se, in conformità del diritto nazionale cui è soggetto, detto organismo non ha

sede statutaria, lo Stato membro in cui è situata la sua amministrazione centrale;

7) «Stato membro ospitante»: lo Stato membro in cui un'impresa di investimento ha una succursale o

presta servizi;

8) «succursale»: una sede di attività che costituisce una parte, priva di personalità giuridica, di

un'impresa di investimento e fornisce servizi di investimento per i quali l'impresa di investimento è

stata autorizzata; più sedi di attività costituite nello stesso Stato membro da un'impresa di investimento

con sede statutaria in un altro Stato membro sono considerate come una succursale unica;

9) «autorità competenti»: le autorità designate da ogni Stato membro ai sensi dell'articolo 22;

10) «partecipazione qualificata»: il fatto di detenere in un'impresa di investimento una partecipazione

diretta o indiretta, che rappresenta almeno il 10% del capitale sociale o dei diritti di voto oppure che

comporta la possibilità di esercitare un'influenza notevole sulla gestione dell'impresa di investimento in

cui è detenuta una partecipazione.

Ai fini dell'applicazione della presente definizione, nell'ambito degli articoli 4 e 9 e degli altri livelli di

partecipazione di cui all'articolo 9, sono presi in considerazione i diritti di voto di cui all'articolo 7 della

direttiva 88/627/CEE;

11) «impresa madre»: un'impresa madre ai sensi degli articoli I e 2 della direttiva 83/349/CEE;

12) «impresa figlia»: un'impresa figlia ai sensi degli articoli 1 e 2 della direttiva 83/349/CEE; qualsiasi

impresa figlia di un'impresa figlia è parimenti considerata impresa figlia dell'impresa madre che è alla

testa di tali imprese;

13) «mercato regolamentato»: il mercato degli strumenti finanziari di cui all'allegato, sezione B:

che sia iscritto nell'elenco di cui all'articolo 16 redatto dallo Stato membro che è lo Stato membro

d'origine ai sensi dell'articolo 1, punto 6, lettera C);

che funzioni regolarmente;

che sia caratterizzato dal fatto che le disposizioni, elaborate o approvate dalle autorità competenti,

definiscono le condizioni di funzionamento del mercato, le condizioni di accesso al mercato, nonché,

qualora sia applicabile la direttiva 79/279/CEE, le condizioni di ammissione alla quotazione fissate

dalla stessa e, qualora la direttiva 79/279/CEE non sia applicabile, le condizioni che questi strumenti

finanziari devono soddisfare per poter essere effettivamente negoziati sul mercato;

che prescriva il rispetto di tutti gli obblighi di' dichiarazione e di trasparenza prescritti in applicazione

degli articoli 20 e 21;

14) «controllo»: il controllo definito all'articolo 1 della direttiva 83/349/CEE.

Articolo 2

1.La presente direttiva è applicabile a tutte le imprese d'investimento. Tuttavia: solo il paragrafo 4 del

presente articolo, l'articolo 8, paragrafo 2, gli articoli 10 e 11, l'articolo 12, primo comma, l'articolo 14,

paragrafi 3 e 4, gli articoli 15, 19 e 20 sono applicabili agli enti creditizi la cui autorizzazione, rilasciata

a norma delle direttiva 77/780/CEE e 89/646/CEE, contempla uno o più servizi di investimento

enumerati alla sezione A dell'allegato della presente direttiva, 2.La presente direttiva non è applicabile:

a) alle imprese di assicurazione ai sensi dell'articolo 1 della direttiva 73/239/CEE o dell'articolo 1 della

direttiva 79/267/CEE né alle imprese che esercitano le attività di riassicurazione e di retrocessione di

cui alla direttori 64/225/CEE;

b) alle imprese che, prestano un servizio d'investimento esclusivamente alla propria impresa madre, alle

proprie imprese figlie o ad un'altra impresa figlia della propria impresa madre;

c) alle persone che prestano un servizio d'investimento se si tratta di un'attività esercitata a titolo

accessorio nell'ambito di un'attività professionale e se detta attività è disciplinata da disposizioni

legislative o regolamentari o da un codice di deontologia professionale, i quali non escludono la

prestazione del servizio di cui trattasi;

d) alle imprese i cui servizi d'investimento consistono esclusivamente nella gestione di un sistema di

partecipazione dei lavoratori;

e) alle imprese i cui servizi d'investimento consistono nel fornire sia i servizi di cui alla lettera b) che

quelli di cui alla lettera d);

f) alle banche centrali degli Stati membri, altri enti nazionali che svolgono funzioni analoghe ed altri

enti pubblici incaricati della gestione del debito pubblico o che intervengono nella medesima;

g) alle imprese:

che non possono detenere fondi o titoli appartenenti ai loro clienti e che, per questo motivo, non

rischiano mai di trovarsi in situazione debitoria nei confronti dei loro clienti; e che possono fornire

unicamente un servizio d'investimento che consiste nel ricevere e trasmettere ordini relativi a valori

mobiliari e a quote di capitale di organismi di investimento collettivo; e che, nel fornire tale servizio,

possono trasmettere ordini:

i) unicamente a imprese d'investimento autorizzate in conformità della presente direttiva;

ii) unicamente ad enti creditizi autorizzati in conformità delle direttore 77/780/CEE e 89/646/CEE;

iii)unicamente a succursali di imprese di investimento o di enti creditizi che sono state autorizzate in

un paese terzo e sono soggette a norme prudenziali che le autorità competenti reputano almeno

altrettanto severe di quelle enunciate nella presente direttiva o nelle direttive 89/646/CEE o 93/6/CEE e

che vi si conformano;

iv) unicamente ad organismi di investimento collettivo autorizzati dalla legislazione di uno Stato

membro a collocare presso il pubblico quote di capitale nonché ai dirigenti di tali organismi;

v) unicamente a società di investimento a capitale fisso, ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 4 della

direttiva 77/91/CEE, i cui titoli sono quotati o negoziati su un mercato regolamentato in uno Stato

membro;

e la cui attività è sottoposta a livello nazionale ad una regolamentazione o ad un codice deontologico;

h) agli organismi di investimento collettivo, coordinati o meno a livello comunitario, nonché ai

depositari ed amministratori di detti organismi;

i) alle persone la cui attività principale consiste nel negoziare materie prime tra loro o con produttori o

utilizzatori a fini professionali di tali prodotti e che prestano servizi d'investimento solo a tali

controparti e nella misura necessaria all'esercizio della loro attività principale;

j) alle imprese i cui servizi d'investimento consistono esclusivamente nel negoziare unicamente per

conto proprio su un mercato di strumenti finanziari a termine o di options o che negoziano o formulano

prezzi per altri membri dello stesso mercato e godono della garanzia di un membro che aderisce

all'organismo di compensazione di quest'ultimo. La responsabilità del buon fine dei contratti stipulati

da dette imprese deve essere assunta da un membro che aderisce all'organismo di compensazione dello

stesso mercato;

k) alle associazioni istituite da fondi pensione danesi coi solo scopo di amministrare le attività dei fondi

pensione partecipanti;

l) agli «agenti di cambio» le cui attività e funzioni sono disciplinate dal regio decreto italiano n. 222 del

7 marzo 1925, nonché dalle successive disposizioni di modifica, che sono stati autorizzati a proseguire

la loro attività a norma dell'articolo 19 della legge italiana n. 1 del 2 gennaio 1991;

3. Entro il 31 dicembre 1998 e successivamente ad intervalli regolari, la Commissione presenta una

relazione sull'applicazione del paragrafo 2, in collegamento con l'allegato, sezione A e, se del caso,

propone di modificare la definizione delle esclusioni e dei servizi inclusi, alle luce del funzionamento

della presente direttiva.

4. I diritti conferiti dalla presente direttiva non si estendono alla prestazione di servizi come controparte

allo Stato, alla Banca centrale o agli altri enti nazionali che svolgono funzioni analoghe di uno Stato

membro nel perseguimento delle politiche della gestione monetaria, dei tassi di cambio, del debito

pubblico e delle riserve dello Stato membro in questione

TITOLO II

Condizioni per accedere all'attività

Articolo 3

Ogni Stato membro subordina ad un'autorizzazione l'accesso all'attività delle imprese d'investimento di

cui esso è lo Stato membro d'origine. Detta autorizzazione è concessa dalle autorità competenti dello

Stato membro, designate conformemente all'articolo 22.Nell'autorizzazione sono specificati i servizi

d'investimento di cui all'allegato, sezione A che l'impresa è autorizzata a fornire. L'autorizzazione può

coprire inoltre uno o più servizi ausiliari di cui all'allegato, sezione C. Ai sensi della presente direttiva,

l'autorizzazione non può essere rilasciata in nessun caso per servizi che rientrino unicamente

nell'allegato, sezione C.

Gli Stati membri esigono:

- che le imprese di investimento che sono persone giuridiche e che hanno una sede statutaria in

conformità del diritto nazionale cui sono soggette abbiano l'amministrazione centrale nello stesso Stato

membro in cui hanno la sede statutaria;

- che le altre imprese di investimento abbiano l'amministrazione centrale nello Stato membro che ha

rilasciato l'autorizzazione ed in cui esse operano effettivamente.

Ferme restando le altre condizioni generali previste nella legislazione nazionale, le autorità competenti

concedono l'autorizzazione unicamente se:

l'impresa di investimento dispone di un capitale iniziale sufficiente, ai sensi delle norme prescritte nella

direttiva 93/6/CEE, tenuto conto della natura del servizio di investimento in questione;

le persone che dirigono di fatto l'attività dell'impresa di investimento hanno i requisiti di onorabilità e

di esperienza.

La scelta dell'attività dell'impresa deve essere operata da almeno due persone che soddisfino detti

requisiti. Tuttavia, qualora un dispositivo appropriato garantisca un risultato equivalente, in particolare

per quanto riguarda l'articolo 1, punto 2, terzo comma, ultimo trattino, le autorità competenti possono

concedere l'autorizzazione anche ad imprese di investimento (persone fisiche) o, in funzione della

natura e del volume della loro attività, ad imprese di investimento (persone giuridiche) che,

conformemente al proprio statuto ed alla propria legislazione nazionale, sono dirette da una sola

persona fisica.

Gli Stati membri esigono altresì che la domanda di autorizzazione sia corredata di un programma di

attività indicante in particolare i tipi di operazioni previste e la struttura organizzativa dell'impresa di

investimento.

Il richiedente riceve, entro sei mesi dalla presentazione della domanda completa, comunicazione della

concessione o del rifiuto dell'autorizzazione.

Il rifiuto deve essere motivato.

Se l'autorizzazione viene concessa, l'impresa d'investimento può immediatamente iniziare la propria

attività.

Le autorità competenti possono revocare l'autorizzazione rilasciata ad un'impresa di investimento

soggetta alla presente direttiva soltanto quando l'impresa di investimento:

a) non utilizza l'autorizzazione entro dodici mesi, vi rinuncia espressamente o ha cessato di prestare

servizi di investimento da più di sei mesi, se lo Stato membro interessato non ha disposto la decadenza

dell'autorizzazione in tali casi:

b) ha ottenuto l'autorizzazione presentando false dichiarazioni o con qualsiasi altro mezzo irregolare;

c) non soddisfa più le condizioni cui è subordinata l'autorizzazione;

d) non rispetta più le disposizioni della direttiva 93/6/CEE;

e) ha violato in modo grave e sistematico le disposizioni adottate in applicazione degli articoli 10 e 1l;

f) ricade in uno degli altri casi in cui la revoca è prevista dalla normativa nazionale.

Articolo 4

Le autorità competenti non concedono l'autorizzazione che permette di svolgere le attività di impresa di

investimento se prima non hanno ottenuto comunicazione dell'identità degli azionisti o dei soci, diretti

o indiretti, persone fisiche o giuridiche, che vi detengono una partecipazione qualificata, nonché

dell'entità della medesima.

Le autorità competenti negano l'autorizzazione se, in funzione della necessità di garantire una gestione

sana e prudente dell'impresa d'investimento, esse non sono certe dell'idoneità di detti azionisti o soci.

Articolo 5

Gli Stati membri non applicano alle succursali di imprese d'investimento - le quali hanno la propria

sede statutaria fuori della Comunità ed iniziano o svolgano già la propria attività - disposizioni che

assicurino loro un trattamento più favorevole di quello accordato alle succursali di imprese

d'investimento la propria sede statutaria in uno Stato membro.

Articolo 6

Deve formare oggetto di consultazione preventiva delle autorità competenti dell'altro Stato membro

interessato l'autorizzazione di un'impresa d'investimento che sia:

- una impresa figlia di un'impresa d'investimento o di un ente creditizio autorizzato in un altro Stato

membro, o

- una impresa figlia dell'impresa madre di un'impresa d'investimento o di un ente creditizio autorizzato

in un altro Stato membro, o

- controllata dalle stesse persone fisiche o giuridiche che controllano un'impresa d'investimento o un

ente creditizio autorizzato in un altro Stato membro.

TITOLO III

Relazioni con i paesi terzi

Articolo 7

1. Le autorità competenti degli Stati membri informano la Commissione:

a) di ogni autorizzazione di un'impresa figlia, diretta o indiretta, la cui impresa madre o le cui imprese

madri siano disciplinate dal diritto di un paese terzo;

b) di ogni acquisizione, da parte di una siffatta impresa madre, di una partecipazione in un'impresa

d'investimento della Comunità, per effetto della quale quest'ultima impresa diventi un'impresa figlia

della prima.

In entrambi i casi la Commissione informa il Consiglio, nell'attesa che un comitato in materia di valori

mobiliari venga istituito dal Consiglio su proposta della Commissione.

Quando viene concessa l'autorizzazione ad un'impresa figlia, diretta o indiretta, di una o più imprese

madri disciplinate dal diritto di un paese terzo, la struttura del gruppo deve essere specificata nella

notifica che le autorità competenti inviano alla Commissione.

2. Gli Stati membri informano la Commissione delle difficoltà di carattere generale incontrate dalle

loro imprese d'investimento nello stabilirsi o nel prestare servizi d'investimento in un paese terzo.

3. La Commissione elabora, per la prima volta almeno sei mesi prima della messa in applicazione della

presente direttiva e quindi periodicamente, una relazione in cui si esamina il trattamento riservato nei

paesi terzi alle imprese d'investimento comunitarie, ai sensi dei paragrafi 4 e 5, in materia di

stabilimento e di esercizio delle attività di servizi di investimento e in materia di acquisizione di

partecipazioni in imprese d'investimento di paesi terzi. La Commissione presenta al Consiglio tali

relazioni, corredate, se del caso, di adeguate proposte.

4. La Commissione, qualora constati, sulla base delle relazioni di cui al paragrafo 3 o di altre

informazioni, che un paese terzo non concede alle imprese d'investimento comunitarie un effettivo

accesso al mercato, equivalente a quello concesso dalla Comunità alle imprese d'investimento di tale

paese terzo, può presentare al Consiglio proposte per un mandato di negoziato adeguato al fine di

ottenere possibilità di concorrenza equivalenti per le imprese d'investimento comunitarie. Il Consiglio

decide a maggioranza qualificata.

5. La Commissione, qualora constati, sulla base delle relazioni di cui al paragrafo 3 o di altre

informazioni, che in un paese terzo le imprese d'investimento comunitarie non fruiscono del

trattamento nazionale che offre possibilità di concorrenza pari a quelle delle imprese di investimento di

tale paese e che le condizioni per un effettivo accesso al mercato non sono soddisfatte, può aprire

negoziati per porre rimedio a questa situazione.

Nei casi previsti al primo comma, può anche essere deciso in qualsiasi momento e parallelamente

all'avvio dei negoziati, secondo la procedura che dovrà essere prevista nella direttiva in cui il Consiglio

istituirà il comitato di cui al paragrafo 1, che le autorità competenti degli Stati membri limitino o

sospendano le decisioni in merito alle domande di autorizzazione, già presentate o future, e in merito

all'acquisizione di partecipazioni da parte delle imprese madri, dirette o indirette, disciplinate dalla

legislazione del paese terzo in questione. La durata delle misure non può superare i tre mesi.

Prima dello scadere del termine di tre mesi e in base all'esito dei negoziati, il Consiglio, deliberando a

maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può decidere sul mantenimento in vigore delle

misure.

Tale limitazione o sospensione non si applica alla costituzione di imprese figlie da parte di imprese

d'investimento debitamente autorizzate nella Comunità o da parte di loro imprese figlie, né

all'acquisizione di partecipazioni in imprese di investimento comunitarie da parte di tali imprese o

imprese figlie.

6. Qualora la Commissione constati il verificarsi di una delle situazioni descritte al paragrafi 4 e 5, gli

Stati membri informano la Commissione stessa, a richiesta di quest'ultima:

a) di ogni domanda di autorizzazione di un'impresa figlia diretta o indiretta le cui imprese madri siano

disciplinate dal diritto del paese terzo in questione;

b) di ogni progetto di cui siano informati conformemente a113articolo 9, di acquisizione di

partecipazione da parte di una siffatta impresa in imprese di investimento della Comunità, per effetto

delle quali queste ultime imprese diventerebbero imprese figlie delle prime.

Quest'obbligo d'informazione cessa appena sia concluso un accordo col paese terzo di cui al paragrafo

4 o 5 o quando cessino di applicarsi le misure di cui al paragrafo 5. secondo e terzo comma.

7. Le misure adottate in forza del presente articolo devono essere conformi agli obblighi cui è soggetta

la Comunità in virtù di accordi internazionali, bilaterali o multilaterali, applicabili all'accesso all'attività

delle imprese di investimento e all'esercizio di tali attività.

TITOLO IV

Condizioni di esercizio

Articolo 8

1. Le autorità competenti dello Stato membro d'origine esigono che l'impresa comunitaria

d'investimento da esse autorizzata rispetti in qualsiasi momento le condizioni di cui all'articolo 3,

paragrafo 3.

2. Le autorità competenti dello Stato membro d'origine esigono che l'impresa d'investimento da esse

autorizzata rispetti le norme della direttiva 93/6/CEE.

3. La vigilanza prudenziale su un'impresa di investimento spetta alle autorità competenti dello Stato

membro d'origine indipendentemente dal fatto che l'impresa di investimento crei una succursale o presti

servizi in un altro Stato membro, fatte salve le disposizioni della presente direttiva che prevedono una

competenza dell'autorità dello Stato membro ospitante.

Articolo 9

1. Gli Stati membri esigono da tutte le persone che intendano acquisire, direttamente o indirettamente,

una partecipazione qualificata in un'impresa d'investimento di informare preventivamente le autorità

competenti precisando l'entità della partecipazione di cui trattasi. Tali persone devono parimenti

informare le autorità competenti quando intendono aumentare la propria partecipazione qualificata in

modo che la quota dei diritti di voto o del capitale da loro detenuta raggiunga o superi i limiti del 20%,

33% o 50%, oppure in modo che l'impresa d'investimento diventi una loro impresa figlia.

Fatto salvo il paragrafo 2, le autorità competenti dispongono di un termine massimo di tre mesi dalla

data della comunicazione prevista al primo comma per opporsi a detto progetto se, tenuto conto della

necessità di garantire una gestione sana e prudente dell'impresa d'investimento, non sono certe

dell'idoneità della persona di cui al primo comma. Nei casi in cui non si oppongono al progetto, esse

possono fissare un 4 termine massimo per la realizzazione del medesimo.

2. Se l'acquirente delle partecipazioni di cui al paragrafo 1 è un impresa d'investimento autorizzata in

un altro Stato membro, o l'impresa madre di un'impresa d'investimento autorizzata in un altro Stato

membro, o una persona che controlla un'impresa d'investimento autorizzata in un altro Stato membro e

se, in virtù di tale acquisizione, l'impresa in questione diventa un'impresa figlia dell'acquirente o passa

sotto il suo controllo, la valutazione dell'acquisizione deve formare oggetto della consultazione

preventiva di cui all'articolo 6.

3. Gli Stati membri stabiliscono che tutte le persone che intendono cedere, direttamente o

indirettamente, una partecipazione qualificata in un'impresa d'investimento devono informarne

preventivamente le autorità competenti e comunicare l'ammontare di tale partecipazione. Tali persone

devono anche informare le autorità competenti quando intendono diminuire 'una loro partecipazione

qualificata in modo che la quota dei diritti di voto o del capitale da loro detenuta scenda al di sotto dei

limiti del 20%, 33% o 50%, oppure in modo che l'impresa d'investimento cessi di essere una loro

impresa figlia.

4. Le imprese d'investimento comunicano alle autorità competenti, non appena ne abbiano conoscenza,

gli acquisti o le cessioni di partecipazioni nel loro capitale che facciano superare uno dei livelli di cui ai

paragrafi 1 e 3 o scendere al di sotto di tali livelli.

Esse comunicano altresì alle autorità competenti, almeno una volta all'anno, l'identità degli azionisti o

dei soci che possiedono partecipazioni qualificate e l'entità delle medesime, quali risultano, per

esempio, dalle informazioni comunicate nel corso dell'assemblea generale annuale degli azionisti e dei

soci ovvero dalle informazioni ricevute in forza della normativa attinente alle società quotate in borsa.

5. Gli Stati membri esigono che le autorità competenti adottino misure adeguate per porre termine a

situazioni in cui l'influenza esercitata dalle persone di cui al paragrafo 1 sia suscettibile di pregiudicare

la gestione prudente e sana dell'impresa d'investimento. Tali misure possono in particolare consistere in

ingiunzioni, in sanzioni nei confronti degli amministratori e dei dirigenti o nella sospensione

dell'esercizio dei diritti di voto inerenti alle azioni o quote detenute dagli azionisti o soci in questione.

Misure analoghe saranno prese nei confronti delle persone che non ottemperino agli obblighi di

informazione preventiva stabiliti nel paragrafo 1. In caso di acquisizione di una partecipazione

nonostante l'opposizione delle autorità competenti, gli Stati membri, indipendentemente da altre

eventuali sanzioni che verranno adottate, dispongono la sospensione dell'esercizio dei relativi diritti di

voto, oppure la nullità o la possibilità di annullamento dei voti I espressi.

Articolo 10

Lo Stato membro di origine elabora norme prudenziali che l'impresa d'investimento deve osservare in

permanenza. Tali norme esigono segnatamente che l'impresa di investimento:

abbia una buona organizzazione amministrativa e contabile dei meccanismi di controllo e di tutela in

materia di elaborazione elettronica dei dati, nonché procedure interne di controllo adeguate che

comprendano, in particolare, una disciplina per le operazioni personali dei dipendenti dell'impresa;

prenda adeguate misure per quanto riguarda i valori mobiliari appartenenti agli investitori, allo scopo di

salvaguardare i loro diritti di proprietà, segnatamente in caso di insolvenza dell'impresa, ed impedire

che i valori mobiliari degli investitori siano utilizzati dall'impresa d'investimento per conto proprio,

salvo accordo esplicito degli investitori;

prenda adeguate misure per quanto riguarda i fondi appartenenti agli investitori, allo scopo di

salvaguardare i loro diritti, ed impedire che i fondi degli investitori siano utilizzati dall'impresa di

investimento per conto proprio, ad eccezione degli enti creditizi;

disponga la tenuta di idonei registri relativi alle operazioni effettuate che devono essere almeno

sufficienti a consentire alle autorità dello Stato membro d'origine di controllare il rispetto delle norme

prudenziali della cui applicazione sono responsabili; tali registri sono conservati per periodi stabiliti

dalle autorità competenti;

sia strutturata e organizzata in modo tale da ridurre al minimo il rischio che gli interessi dei clienti

siano lesi dai conflitti d'interessi tra l'impresa e i suoi clienti e tra singoli clienti. Tuttavia, le modalità di

tale organizzazione nel caso di costituzione di una succursale non possono contrastare con le norme di

comportamento prescritte dallo Stato membro ospitante in materia di conflitti d'interessi.

Articolo 11

1. Gli Stati membri elaborano le norme di comportamento che le imprese di investimento devono

osservare in permanenza. Tali norme devono porre in atto almeno i principi di cui ai trattini seguenti e

devono essere applicate in modo da tenere conto della natura professionale della persona a cui è fornito

il servizio. Se opportuno, gli Stati membri applicano queste norme anche al servizi accessori di cui

all'allegato, sezione C. Questi principi obbligano l'impresa d'investimento a:

agire, nell'esercizio della sua attività, in modo leale ed equo, nell'interesse, per quanto possibile, dei

suoi clienti e dell'integrità del mercato;

agire con la competenza, l'impegno e la diligenza necessari nell'interesse, per quanto possibile, dei

suoi clienti e dell'integrità del mercato;

disporre delle risorse e delle procedure necessarie per portare a buon fine le sue attività, e ad

utilizzarle in modo efficace;

informarsi sulla situazione finanziaria dei suoi clienti. sulla loro esperienza in materia di investimenti

e sui loro obiettivi per quanto concerne i servizi richiesti;

trasmettere adeguatamente le informazioni utili nell'ambito dei negoziati con i suoi clienti;

sforzarsi di evitare i conflitti di interessi e, qualora ciò non sia possibile, a provvedere a che i suoi

clienti siano trattati in modo equo;

conformarsi a tutte le normative applicabili all'esercizio delle sue attività in modo da promuovere per

quanto possibile gli interessi dei suoi clienti e l'integrità del mercato.

2. Fatte salve le decisioni da prendere nel quadro di un'armonizzazione delle norme di comportamento,

l'applicazione e il controllo del rispetto di queste ultime rimangono di competenza dello Stato membro

in cui è fornito il servizio.

3. In caso di esecuzione di ordini da parte di un'impresa d'investimento, ai fini dell'applicazione delle

norme di cui al paragrafo 1, il criterio della natura professionale dell'investitore verrà valutato in

rapporto all'investitore che è all'origine degli ordini, sia che detti ordini vengano direttamente effettuati

dall'investitore stesso, sia che ciò avvenga indirettamente, per il tramite di un'impresa d'investimento

che offra il servizio di cui alla sezione A, punto 1, lettera a) dell'allegato.

Articolo 12

L'impresa è tenuta ad indicare agli investitori, prima di entrare in relazione d'affari con i medesimi,

quale fondo di indennizzo o protezione equivalente sarà applicare per le operazioni previste, la

copertura offerta da un sistema o dall'altro oppure se non esiste alcun fondo o indennizzo.

Il Consiglio prende atto dell'indicazione della Commissione secondo cui essi presenterà ,il Consiglio

proposte sull'armonizzazione dei sistema di indennizzo relativi alle operazioni delle imprese di

investimento entro il 31 luglio 1993. Il Consiglio si pronuncerà al più presto, per far si che i sistemi

oggetto delle suddette proposte divengano applicabili alla data di messa in applicazione della presente

direttiva.

Articolo 13

Le disposizioni della presente direttiva non impediscono alle impresa d'investimento autorizzate in un

altro Stato membro di fare pubblicità ai loro servizi con tutti i mezzi di comunicazione disponibili nello

Stato membro ospitante, purché rispettino le regole che disciplinano la forma e il contenuto di detta

pubblicità adottate per motivi d'interesse generale.

TITOLO V

Libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi

Articolo 14

1. Gli Stati membri provvedono a che qualsiasi servizio d'investimento nonché gli altri servizi elencati

nella sezione C dell'allegato possano essere prestati nei loro territori, conformemente agli articoli 17,

18 e 19, mediante la creazione di una succursale o mediante la prestazione di servizi, da un'impresa

d'investimento autorizzata e controllata dalle autorità competenti di un altro Stato membro,

conformemente alla presente direttiva, purché tali servizi siano coperti dall'autorizzazione.

La presente direttiva lascia impregiudicati i poteri degli Stati membri ospitanti per quanto riguarda le

quote di organismi di investimento collettivo che non rientrano nel campo di applicazione della

direttiva 85/611/CEE.

2. Gli Stati membri non possono subordinare lo stabilimento di una succursale o la prestazione di

servizi di cui al paragrafo 1 ad autorizzazione né al requisito di una determinata dotazione di capitale

né ad altra misura di effetto equivalente.

3. Uno Stato membro può richiedere che le transazioni relative ai servizi di cui al paragrafo 1 siano

eseguite su un mercato regolamentato se soddisfano globalmente i requisiti seguenti:

- l'investitore risiede abitualmente o è stabilito in detto Stato membro;

- l'impresa d'investimento esegue la transazione tramite uno stabilimento principale o una succursale

situati nello Stato membro in questione o nell'ambito della libera prestazione di servizi in tale Stato

membro;

- la transazione verte su uno strumento negoziato su un mercato regolamentato di detto Stato membro.

4. Allorché uno Stato membro applica il paragrafo 3, esso accorda agli investitori residenti

abitualmente o stabiliti nel suo territorio il diritto di derogare all'obbligo imposto a norma del paragrafo

3 e di fare effettuare al di fuori di un mercato regolamentato le transazioni di cui al paragrafo 3. Gli

Stati membri possono subordinare l'esercizio di tale diritto ad un'autorizzazione esplicita, tenuto conto

delle diverse esigenze degli investitori in materia di protezione, e segnatamente delle capacità degli

investitori professionali ed istituzionali di agire al meglio dei loro interessi. Tale autorizzazione deve

comunque essere accordata a condizioni che non compromettano la rapida esecuzione degli ordini

dell'investitore.

5. Entro il 31 dicembre 1998, la Commissione presenta una relazione sul funzionamento delle

disposizioni previste ai paragrafi 3 e 4 e, se del caso, propone le opportune modifiche.

Articolo 15

1. Salvo l'esercizio della libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi di cui all'articolo 14,

gli Stati membri ospitanti provvedono a che le imprese d'investimento, autorizzate dalle competenti

autorità del loro Stato membro d'origine a prestare servizi di cui all'allegato, sezione A, punti 1 b) e 2

possano, direttamente o indirettamente, divenire membri dei o avere accesso ai mercati regolamentati

in cui sono prestati analoghi servizi nonché avere accesso ai o divenire membri dei sistemi di

compensazione e di liquidazione che sono ivi a disposizione dei membri dei mercati regolamentati.

Gli Stati membri abrogano qualsiasi norma o legge nazionale o gli statuti dei mercati regolamentati che

limitano il numero delle persone ammesse ad aver accesso. Se per via della sua struttura giuridica o per

le sue capacità tecniche, l'accesso a un mercato regolamentato è limitato, gli Stati membri provvedono

affinché detta struttura e dette capacità siano adattate ad intervalli regolari.

2. La qualità di membro di un mercato regolamentato o il relativo accesso presuppone il rispetto del

requisiti di adeguatezza dei fondi propri da parte delle imprese di investimento con il controllo dello

Stato membro d'origine conformemente alle direttiva 93/6/CEE.

Gli Stati membri ospitanti sono autorizzati ad imporre ulteriori requisiti patrimoniali solo per quanto

non rientra nella direttiva suddetta.

L'accesso a un mercato regolamentato, l'ammissione alle qualità di membro o il loro mantenimento

sono subordinati al rispetto delle regole di detto mercato regolamentato per quanto riguarda la

costituzione e l'amministrazione del mercato regolamentato nonché al rispetto delle norme relative alle

operazioni su tale mercato, delle norme professionali imposte al personale che lavora in detto mercato,

o in connessione con questo, e delle norme e procedure dei sistemi di compensazione e di pagamento.

Le modalità di applicazione di dette norme e procedure possono essere opportunamente adattate, in

particolare per garantire l'adempimento degli obblighi che ne derivano, salvo restando tuttavia il

rispetto dell'articolo 28.

3. Al fine di adempiere all'obbligo di cui al paragrafo 1, gli Stati membri ospitanti sono tenuti ad

offrire, alle imprese d'investimento di cui a tale paragrafo la facoltà di diventare membri dei loro

mercati regolamentati o ad avervi accesso:

- direttamente, costituendo una succursale nello Stato membro ospitante; o

- indirettamente, costituendo una società figlia nello Stato membro ospitante o acquisendovi un'impresa

che è già membro di oppure ha già accesso ai suddetti mercati.

Tuttavia gli Stati membri che, al momento dell'adozione della presente direttiva, applicano una

legislazione che autorizza gli enti creditizi a diventare membri di un mercato regolamentato o ad

accedervi solo attraverso una società figlia specializzata, possono, fino al 31 dicembre 1996, continuare

ad applicare questo stesso obbligo in modo non discriminatorio agli enti creditizi originari di altri Stati

membri per l'accesso a tale mercato regolamentato.

Il Regno di Spagna, la Repubblica ellenica e la Repubblica portoghese possono prolungare questo

periodo fino al 31 dicembre 1999. Un anno prima di questa data la Commissione fa una relazione,

tenendo conto dell'esperienza acquisita nell'applicazione del presente articolo e, all'occorrenza, presenta

una proposta. Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su questa proposta, può decidere la

revisione del regime.

4. Fatte salve le disposizioni dei paragrafi da i a 3, se il funzionamento del mercato regolamentato dello

Stato membro ospitante non richiede la presenza fisica, le imprese d'investimento di cui al paragrafo i

possono diventarne membri o accedervi in modo analogo senza avere uno stabilimento in tale Stato.

Affinché le sue imprese d'investimento possano essere ammesse a un mercato regolamentato di uno

Stato ospitante, conformemente al presente paragrafo, lo Stato membro d'origine permette a tali mercati

regolamentati di fornire, nel suo territorio, i mezzi necessari a tal fine.

5. Le disposizioni del presente articolo non pregiudicano la facoltà degli Stati membri di autorizzare o

vietare la creazione di nuovi mercati nel loro territorio.

6. Il presente articolo lascia impregiudicate:

- nella Repubblica federale tedesca, la normativa concernente l'attività di Kursmakler

- nei Paesi Bassi, la normativa concernente l'attività di hoekman

Articolo 16

Ai fini del reciproco riconoscimento e dell'applicazione della presente direttiva, spetta a ciascuno Stato

membro compiere l'elenco dei 'mercati regolamentati di cui è lo Stato d'origine e che sono conformi

alla sua regolamentazione, e comunicare per informazione agli altri Stati membri e alla Commissione

tale elenco, nonché le norme di organizzazione e di funzionamento dei mercati regolamentati in

questione. Verrà parimenti comunicata qualunque modifica dell'elenco e delle suddette norme. La

Commissione pubblica nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, almeno una volta l'anno, gli

elenchi dei mercati regolamentati ed i relativi aggiornamenti.

Anteriormente al 31 dicembre 1996 la Commissione presenta una relazione sulle informazioni ricevute

e, se del caso, propone modifiche della definizione di mercati regolamentati ai fini della presente

direttiva.

Articolo 17

1. Oltre alle condizioni di cui all'articolo 3, un'impresa d'investimento che intenda stabilire una

succursale nel territorio di un altro Stato membro comunica tale progetto alle autorità competenti dello

Stato membro d'origine.

2. Gli Stati membri esigono che ogni impresa d'investimento che intenda stabilire una succursale in un

altro Stato membro fornisca, all'atto della comunicazione di cui al paragrafo 1, le informazioni

seguenti:

a) lo Stato membro nel cui territorio l'impresa intende stabilire una succursale;

b) un programma di attività nel quale siano in particolare indicati i tipi di operazioni che si intendono

effettuare e la struttura organizzativa della succursale;

c) il recapito nello Stato membro ospitante ove possono esserle richiesti i documenti;

d) i nominativi dei dirigenti della succursale.

3. Le autorità competenti dello Stato membro di origine, a meno che non abbiano motivo di dubitarne,

tenuto conto delle attività previste, dell'adeguatezza delle strutture amministrative o della situazione

finanziaria dell'impresa d'investimento, comunicano alle autorità competenti dello Stato membro

ospitante tutte le informazioni di cui al paragrafo 2 entro tre mesi dal ricevimento delle stesse a

avvisano il riguardo l'impresa d'investimento interessata.

Esse inoltre comunicano precisazioni relative a qualsiasi sistema d'indennizzo che miri a garantire la

tutela degli investitori della succursale.

Le autorità competenti dello Stato membro d'origine, qualora rifiutino di comunicare le informazioni di

cui al paragrafo 2 alle autorità competenti dello Stato membro ospitante, rendono note le ragioni del

rifiuto all'impresa d'investimento interessata entro tre mesi dal ricevimento di tutte le informazioni.

Tale rifiuto o la mancata risposta è impugnabile in sede giurisdizionale nello Stato membro d'origine.

4. Prima che la succursale di un'impresa d'investimento inizi ad operare, le autorità competenti dello

Stato membro ospitante dispongono di un periodo di due mesi, a decorrere dalla data di ricevimento

della comunicazione di cui al paragrafo 3, per predisporre la vigilanza sull'impresa d'investimento in

conformità dell'articolo 19 e per indicare, se del caso, le condizioni, ivi incluse le norme di

comportamento, secondo cui, per motivi d'interesse generale, tali attività devono essere esercitate nello

Stato membro ospitante.

5. La succursale può essere stabilita e iniziare l'attività dal momento in cui riceve una comunicazione

delle autorità competenti dello Stato membro ospitante o, in caso di silenzio di dette autorità, dalla

scadenza del termine di cui al paragrafo 4.

6. In caso di prevista modifica delle informazioni comunicate a norma del paragrafo 2, lettere b), c) o

d), l'impresa di investimento notifica per iscritto la modifica in questione alle autorità competenti dello

Stato membro d'origine e dello Stato membro ospitante, almeno un mese prima di procedere alla

modifica stessa, affinché le autorità competenti dello Stato membro d'origine possano pronunciarsi ai


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AUTORE

Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato del mercato finanziario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof La Rocca Gioacchino.

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