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Digitalizzazione P.A. - C. Cost. n.133/08

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 133 del 2008 della Corte Costituzionale. La pronuncia stabilisce che la digitalizzazione... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie docente Prof. F. Cardarelli

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interesse dei cittadini e delle imprese», opera in un ambito «idoneo a determinare

una forte incidenza sull’esercizio concreto delle funzioni» in materia di

organizzazione amministrativa delle Regioni e degli enti locali.

Tale violazione, sempre per la Regione ricorrente, è tanto più evidente se si

considera che il collegato e successivo comma 894 demanda ad un decreto del

Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, da adottarsi

congiuntamente con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, e di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, la definizione dei criteri di

distribuzione ed allocazione del Fondo, di cui al comma 893, limitandosi, quanto al

coinvolgimento dei soggetti destinatari della disciplina, a prevedere il «mero parere

della Conferenza unificata».

Infatti, secondo la Regione Lombardia, il mero parere non costituirebbe «una

misura adeguata a garantire il rispetto del principio di leale collaborazione», rispetto

che può ritenersi realizzato solo attraverso lo strumento dell’intesa, che assicura un

più effettivo ed incisivo coinvolgimento.

6.– In primo luogo, le questioni prospettate della Regione Lombardia in

riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione devono essere dichiarate inammissibili.

Secondo il costante orientamento di questa Corte, le Regioni possono far

valere il contrasto con norme costituzionali diverse da quelle attributive di

competenza solo ove esso si risolva in una lesione di sfere di competenza regionali

(così, fra le tante, le sentenze n. 401 del 2007 , n. 116 del 2006 , n. 383 del 2005 ). Nel

caso di specie, le censure dedotte, oltre ad essere generiche, non sono prospettate in

maniera tale da far derivare dalla pretesa violazione dei richiamati parametri

costituzionali una compressione dei poteri delle Regioni, con conseguente

inammissibilità delle stesse.

7.– Le ulteriori questioni sollevate nei confronti dell'art. 1, commi 892 e 895,

della legge n. 296 del 2006, con riferimento agli artt. 117, 118, 119 della Costituzione

nonché con riferimento al principio di leale collaborazione (art. 120 Cost.), non sono

fondate.

Occorre innanzitutto individuare la materia sulla quale dette norme vanno ad

incidere.

Le disposizioni di cui trattasi si riferiscono, innanzitutto, all’amministrazione

dello Stato e degli enti pubblici nazionali e, quindi, rinvengono la loro legittimazione

g) r),

nell’art. 117, secondo comma, lettere e della Costituzione, che assegnano alla

potestà legislativa esclusiva dello Stato, rispettivamente, le materie «ordinamento e

organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali» e

«coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione

statale, regionale e locale».

7.1.– Le norme in questione sono suscettibili, tuttavia, di trovare applicazione

anche nei confronti delle Regioni e degli enti locali, come risulta dalla previsione di cui

al comma 892, che richiede, per l’emanazione del decreto di natura non

regolamentare da parte del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica

amministrazione, il concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali

«per gli interventi relativi alle Regioni e agli Enti locali».

Peraltro, questa Corte ha, in proposito, già avuto modo di sottolineare che le

disposizioni che attengono a questo genere di questioni devono essere interpretate

nel senso che le stesse – nella parte riguardante le Regioni e gli enti territoriali –

costituiscono espressione della potestà legislativa esclusiva statale nella materia del

«coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione

ex r),

statale, regionale e locale», art. 117, secondo comma, lettera della

Costituzione (sentenza n. 31 del 2005 ).

7.2.– L’attribuzione a livello centrale della suddetta materia, del resto,

corrisponde alla necessità di «assicurare una comunanza di linguaggi, di procedure e

standard

di omogenei, in modo da permettere la comunicabilità tra i sistemi

informatici della pubblica amministrazione» (sentenze n. 31 del 2005 e n. 17 del

2004). Infatti, il comma 895 indica come priorità, per il finanziamento dei progetti,

software

l’utilizzo o lo sviluppo di «applicazioni a codice aperto» e prevede, ai fini

della comunicabilità, che i «codici sorgente, gli eseguibili e la documentazione dei

software sviluppati» vengano mantenuti «in un ambiente di sviluppo cooperativo,

web

situato in un individuato dal Ministero per le riforme e le innovazioni nella

pubblica amministrazione al fine di poter essere visibili e riutilizzabili».

7.3.– Nella citata sentenza n. 17 del 2004 si rilevava che il potere di

coordinamento attribuito al Ministero per le riforme e le innovazioni nella pubblica

amministrazione – proprio in relazione alla regolazione dell’esercizio di funzioni

organizzative – espresso con l’emanazione di un decreto di natura non

regolamentare, era un potere meramente tecnico che atteneva alla «qualità dei

servizi» e alla «razionalizzazione della spesa in materia informatica».

7.4.– E’ necessario sottolineare che, rispetto alle disposizioni legislative statali

che erano state alla base delle citate decisioni di questa Corte, il dato normativo

attualmente impugnato è sostanzialmente diverso.

Nel comma 7 dell’art. 29 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni

per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria

2002), oggetto della sentenza n. 17 del 2004 , si prevedeva, infatti, che il Ministro per

l’innovazione e le tecnologie definisse gli «indirizzi per l’impiego ottimale

dell’informatizzazione nelle pubbliche amministrazioni». Ancor più significativamente,

nei primi tre commi dell’art. 26 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per

la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003),

oggetto della sentenza n. 31 del 2005 , si prevedeva un Fondo per il finanziamento di

progetti di innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione, nonché incisivi

interventi del Ministro per l’innovazione e le tecnologie che potevano riguardare

«l’organizzazione e la dotazione tecnologica delle Regioni e degli enti territoriali» al

«fine di assicurare una migliore efficacia della spesa informatica e telematica

sostenuta dalle pubbliche amministrazioni, di generare significativi risparmi

eliminando duplicazioni e inefficienze, promuovendo le migliori pratiche e favorendo il

riuso, nonché di indirizzare gli investimenti nelle tecnologie informatiche e

telematiche, secondo una coordinata e integrata strategia».

Si trattava, quindi, di interventi che, anche se ascrivibili ad una materia di

r

competenza esclusiva dello Stato (la già ricordata lettera del secondo comma

dell’art. 117 Cost.) avevano un contenuto precettivo che veniva ad incidere su

competenze regionali, relative, nelle fattispecie previste dai primi tre commi dell’art.

26 della legge n. 289 del 2002, alla «materia dell’organizzazione amministrativa delle

Regioni», come afferma la sentenza n. 31 del 2005 .

Nel caso attualmente in esame, in cui le disposizioni legislative censurate non

incidono su specifiche competenze delle Regioni, ma individuano queste ultime

semplicemente come aree territoriali su cui può svolgersi la sperimentazione e come

possibili soggetti interlocutori dei progetti per i quali viene autorizzata una spesa

d’importo non particolarmente significativo (10 milioni di euro per ciascuno degli anni

2007, 2008 e 2009), non si ravvisano esigenze che rendano necessarie forme di

coinvolgimento.

7.5.– Vi è, al riguardo, da precisare che l’art. 14 del decreto legislativo 7 marzo

2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale), ha affrontato la questione

dell’esatta identificazione di uno degli aspetti maggiormente problematici nei rapporti,

in questa materia, tra Stato e Regioni, vale a dire il confine ed i limiti del potere di

coordinamento.

Detta disposizione si prefigge l’esplicita funzione di definire un assetto organico

dei rapporti tra Stato, Regioni ed enti locali in materia di informatica che risulti

r)

conforme al dettato della lettera del secondo comma dell’art. 117 Cost., come

precisato dalla giurisprudenza costituzionale.

L’art 14 del Codice dell’amministrazione digitale è il risultato, infatti, nella sua

formulazione, del confronto tra il legislatore delegato e la Conferenza unificata Stato­

Regioni­Città­Autonomie locali ed insieme della elaborazione che il legislatore

delegato ha fatto della giurisprudenza costituzionale.

In questa prospettiva, nel primo comma dell’art. 14 si identifica il limite della

r),

competenza esclusiva dello Stato, di cui alla lettera secondo comma, dell’art. 117

Cost., là dove esso individua il concretizzarsi del coordinamento nella definizione di

regole tecniche, che possono anche investire aspetti di carattere organizzativo,

allorché gli stessi siano «ritenuti necessari al fine di garantire la omogeneità nella

elaborazione e trasmissione dei dati» (sentenza n. 31 del 2005 ). Ne consegue che la

citata disposizione deve essere intesa nel senso che lo Stato disciplina il

coordinamento informatico, oltre che per mezzo di regole tecniche, anche quando

sussistano esigenze di omogeneità ovvero anche «profili di qualità dei servizi» e di

«razionalizzazione della stessa», funzionali a realizzare l’intercomunicabilità tra i

sistemi informatici delle amministrazioni (sentenza n. 17 del 2004 ).

I commi 892 e 895 della legge n. 296 del 2006 si collocano all’interno di questo

confine, in quanto dettano regole tecniche funzionali alla comunicabilità dei sistemi ed

software

al loro sviluppo collaborativo, favorendo il riuso dei elaborati su

committenza del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica

amministrazione con lo scopo di razionalizzare la spesa e, contemporaneamente,

standard.

favorire l’uniformità degli

Né, d’altro canto, può essere evocata una violazione del principio di leale

collaborazione, in quanto lo stesso risulta rispettato proprio in base al dettato del

citato art. 14 del Codice, che assolve la funzione di superare possibili conflittualità in

ordine al contenuto ed ai limiti del coordinamento conferito in via esclusiva allo Stato

r),

dall’art. 117, secondo comma, lettera Cost.

8.– Le questioni di legittimità costituzionale relative ai commi 893 e 894,

promosse dalla Regione Lombardia, sempre con riferimento agli artt. 117, 118, 119

Cost., nonché al principio di leale collaborazione (art. 120 Cost.), non sono

ugualmente fondate.

8.1.– I commi sopra richiamati, infatti, oltre a rientrare nella competenza

r),

esclusiva dello Stato, di cui alla lettera secondo comma, dell’art. 117 della

p)

Costituzione, trovano fondamento nella lettera dello stesso secondo comma che

attribuisce alla legislazione esclusiva dello Stato la materia delle «funzioni

fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane». Il Fondo, infatti, ha la

finalità di finanziare «progetti degli enti locali relativi agli interventi di digitalizzazione

dell’attività amministrativa, in particolare per quanto riguarda i procedimenti di diretto

interesse dei cittadini e delle imprese».

Esso costituisce, quindi, uno strumento per agevolare lo svolgimento, da parte

degli enti territoriali, di quelle «funzioni fondamentali» che la Costituzione afferma

costituiscano una loro ineliminabile attribuzione. Né risulta contraddittorio che il

successivo comma 894 conferisca ad un decreto del Ministro per le riforme e le

innovazioni nella pubblica amministrazione e del Ministro per gli affari regionali e le

autonomie locali il potere di stabilire «i criteri di distribuzione ed erogazione del

Fondo», dato che, avendo questi interventi la finalità di sviluppare le più idonee

tecnologie che permettano all’intero sistema degli enti locali di svolgere al meglio le

suddette funzioni fondamentali, vi è la necessità che sia assicurato un esercizio

unitario della sperimentazione. Da ciò la giustificazione dell’intervento in sussidiarietà

da parte dello Stato.

8.2.– E’ opportuno precisare che l’intervento in sussidiarietà delle funzioni

amministrative viene, in questa fattispecie, effettuato con riferimento a materie –

p) r)

quelle di cui alle già ricordate lettere e del secondo comma dell’art. 117 Cost. –

rientranti nella competenza legislativa esclusiva dello Stato. In ogni caso, il censurato

comma 894 prevede – richiamando specificamente il comma 3­bis dell’art. 14 del

decreto legislativo n. 82 del 2005 – che debba essere sentito il parere della

Commissione permanente per l’innovazione tecnologica nelle Regioni e negli enti

locali oltre che quello della Conferenza unificata Stato­Regioni­Città ed Autonomie

locali, provvedendo, quindi, a coinvolgere i soggetti interessati ai progetti.

L’individuazione, infine, con decreto ministeriale dei criteri con cui determinare

le priorità tra i progetti di digitalizzazione che dovranno essere finanziati dal Fondo

istituito dal comma 893 della legge n. 296 del 2006 assolve la funzione di realizzare,

anche nella fase progettuale, un coordinamento informatico idoneo ad assicurare

uniformità dei procedimenti su tutto il territorio nazionale.

PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE COSTITUZIONALE

riservata a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimità

costituzionale della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione

del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ­ legge finanziaria 2007), promosse

dalla Regione Lombardia con il ricorso indicato in epigrafe;

dichiara

1) inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1,

commi 892, 893, 894 e 895, della legge n. 296 del 2006, promosse, in riferimento agli

artt. 3 e 97 della Costituzione, dalla Regione Lombardia, con il ricorso in epigrafe;

dichiara

2) non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1 della

medesima legge n. 296 del 2006, commi 892, 893, 894 e 895, promosse, in

riferimento agli artt. 117, 118, 119 e 120 della Costituzione, dalla Regione Lombardia,

con il ricorso in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della

Consulta, il 5 maggio 2008.

F.to:

Franco BILE, Presidente

Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore

Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 14 maggio 2008.


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 133 del 2008 della Corte Costituzionale. La pronuncia stabilisce che la digitalizzazione dell'attività amministrativa rientra nella competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117 Cost.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cardarelli Francesco.

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