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Digitale terrestre - C. Cost. n. 151/05

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 151 del 2005 della Corte Costituzionale. La pronuncia ha stabilito che il contributo... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie docente Prof. F. Cardarelli

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Il fondo di cui al comma 5 non riguarderebbe – come assume la Regione

ricorrente – la diffusione delle tecnologie digitali bensì il sostegno all’emittenza

televisiva locale e, dal 2002, anche all’emittenza radiofonica, previsto originariamente

dall’art. 10 del decreto­legge n. 323 del 27 agosto 1993, convertito, con modificazioni,

nella legge n. 422 del 27 ottobre 1993. Sarebbe altresì inesatta l’affermazione

secondo cui tale sostegno sarebbe rivolto ai «soggetti comuni» e non alle imprese,

giovandosene invece le imprese che gestiscono le emittenti radiofoniche e televisive

locali. L’intervento finanziario previsto dal comma 1 è indubbiamente diretto a

garantire la diffusione delle tecnologie digitali mediante la previsione di un contributo

in favore degli utenti, che però avvantaggia indirettamente anche le imprese.

Entrambi gli interventi non potrebbero comunque dirsi invasivi – secondo

l’Avvocatura – delle competenze legislative regionali. Non solo, infatti, il settore

dell’emittenza radiofonica e televisiva richiederebbe, per sua natura, «esercizio

unitario», ai sensi dell’art. 118, primo comma, della Costituzione, ma tale esigenza

risulterebbe ulteriormente rafforzata dalla considerazione che il settore coinvolge in

profondità valori e diritti riconosciuti e garantiti dalla prima parte della Costituzione.

Inconferente – ad avviso dell’Avvocatura – sarebbe il riferimento alla materia

dell’ordinamento della comunicazione operato dalla Regione ricorrente, in quanto gli

interventi di cui alle norme censurate non attengono all’ordinamento ma alla

diffusione di una nuova tecnologia ed alla sovvenzione di talune emittenti.

Quanto, infine, al comma 6, l’Avvocatura osserva che nessuna specifica

censura lo riguarda e che le due disposizioni in esso contenute comunque non

ledono l’autonomia finanziaria delle Regioni.

Considerato in diritto

1.­ La Regione Emilia­Romagna impugna l’art. 4, commi da 1 a 6, della legge

24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e

pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), lamentandone il contrasto con l’art.

117, commi terzo e sesto, della Costituzione.

Ad avviso della Regione ricorrente le disposizioni impugnate – in quanto

finalizzate a promuovere l’acquisto, da parte dei privati, degli strumenti necessari per

accedere alle nuove tecnologie della comunicazione radiotelevisiva – si

collocherebbero a cavallo tra le materie della innovazione tecnologica e

dell’ordinamento della comunicazione, nelle quali spetterebbe allo Stato la sola

legislazione di principio, restando invece del tutto estranee alla funzione di tutela della

concorrenza, di competenza statale. Ne conseguirebbe l’illegittimità del previsto

intervento finanziario diretto dello Stato.

2.­ La questione, per quanto riguarda i commi 2, 3, 5 e 6 dell’art. 4, nonché il

comma 4, nella parte in cui fa riferimento al contributo previsto dal comma 2, è

inammissibile.

Tanto il ricorso quanto la memoria illustrativa, successivamente depositata,

sono infatti esclusivamente incentrati sulla disposizione di cui al comma 1 dell’art. 4

(ed a quella di cui al comma 4, in riferimento al comma 1), riguardante il contributo per

l’acquisto di un “decoder” per la ricezione dei segnali televisivi in tecnica digitale

terrestre, senza che sia rinvenibile alcuna specifica censura relativa alle altre

disposizioni, la cui impugnazione difetta quindi dei requisiti minimi per l’instaurazione

del giudizio di legittimità costituzionale.

3.­ La questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1 e 4 (quest’ultimo

nella parte in cui si riferisce al contributo previsto dal comma 1), non è fondata.

Il citato comma 1 prevede l’erogazione di un contributo statale pari a 150 euro

in favore di ciascun utente del servizio di radiodiffusione, in regola con il pagamento

del relativo canone di abbonamento, per l’acquisto o il noleggio di un apparecchio

idoneo a consentire la ricezione in chiaro dei segnali televisivi in tecnica digitale

terrestre.

Il comma 4 demanda al Ministro delle comunicazioni, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze, l’emanazione di un decreto per la definizione, tra l’altro,

dei criteri e delle modalità di attribuzione del suddetto contributo statale.

3.1.­ L’impugnativa proposta dalla Regione Emilia­Romagna si fonda

sull’assunto che tali norme ineriscano a materie, quali l’innovazione tecnologica e

l’ordinamento della comunicazione, nelle quali spetterebbe allo Stato la sola

legislazione di principio, con la conseguente illegittimità dei previsti interventi di

carattere amministrativo.

Tale assunto non può tuttavia essere condiviso.

Occorre infatti muovere dalla considerazione che la finalità delle norme

impugnate è, con ogni evidenza, quella di favorire la diffusione della tecnica digitale

terrestre di trasmissione televisiva, quale strumento di attuazione del principio del

pluralismo informativo esterno, che rappresenta uno degli imperativi ineludibili

emergenti dalla giurisprudenza costituzionale in materia di emittenza televisiva

(sentenza n. 466 del 2002 ), esprimendo l’informazione una condizione preliminare per

l’attuazione dei principi propri dello Stato democratico (così le sentenze n. 312 del

2003 e n. 29 del 1996 ).

Ne deriva, pertanto, che le disposizioni impugnate attingono sicuramente

pluralità di materie e di interessi (tutela della concorrenza, sviluppo tecnologico, tutela

del pluralismo di informazione), appartenenti alla competenza legislativa esclusiva o

concorrente dello Stato, senza che alcuna tra esse possa dirsi prevalente così da

attrarre l’intera disciplina.

Ciò posto, avuto anche riguardo all’eccezionalità della situazione caratterizzata

dal passaggio alla tecnica digitale terrestre, l’assunzione diretta di una funzione

amministrativa da parte dello Stato, nella forma dell’erogazione di un contributo

economico in favore degli utenti, previa adozione di un regolamento che stabilisca

criteri e modalità di attribuzione di tale contributo, appare nella specie giustificata –

alla stregua del principio di sussidiarietà sancito dall’art. 118, primo comma, della

Costituzione – da una evidente esigenza di esercizio unitario della funzione stessa,

non potendo un siffatto intervento a sostegno del pluralismo informativo non essere

uniforme sull’intero territorio nazionale.

L’intervento appare d’altro canto “ragionevole e proporzionato”, secondo i criteri

individuati dalla giurisprudenza costituzionale, in relazione al fine perseguito, a

prescindere dalla sua relativa modestia dal punto di vista finanziario (sentenza n. 272

decoder,

del 2004 ), atteso che l’incentivazione economica all’acquisto del da parte

degli utenti, appare all’evidenza uno strumento non irragionevole di diffusione della

tecnica digitale terrestre di trasmissione televisiva.

PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE COSTITUZIONALE


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie, tenute dal Prof. Cardarelli nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 151 del 2005 della Corte Costituzionale. La pronuncia ha stabilito che il contributo statale per l'acquisto di un decoder per la recezione del digitale terrestre è adeguato e legittimo in quanto rientra nella competenza esclusiva statale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Informatica e delle nuove tecnologie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Cardarelli Francesco.

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