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ed un'altra metà in relazione al contenuto glucidico dei pasti, in un rapporto medio di circa 1 Unità

ogni 10 gr., che però presenta una variazione discretamente ampia fra individuo e individuo.

Dia 8

In questo grafico si vede bene il rapporto fra profilo glicemico ed insulinemico in relazione al

contenuto glucidico dei pasti. Qui viene simulata una colazione molto più vicina alle abitudini

italiane, che contiene 50 gr di glicidi. Si vede chiaramente che il picco glicemico, in nero, è minore

ed evoca una risposta insulinemica, in azzurro, consensualmente minore. Questo ci fa capire che la

dose insulinica dovrà essere rapportata al contenuto glucidico del pasto.

Dia 9

Oltre al pasto glucidico, anche l’attività fisica incide in modo netto sul fabbisogno insulinico, nel

senso che il movimento rafforza l’azione insulinica perché permette un più agevole ingresso del

glucosio nelle cellule muscolari. Non dimentichiamo che la massa muscolare di un individuo

adulto, senza soprappeso né obesità, è pari a circa la metà del suo peso corporeo. Ne consegue che il

fabbisogno insulinico durante e qualche ora dopo l’esercizio fisico è sensibilmente ridotto.

Dia 10

In questo grafico rivediamo i dati evidenziati nel primo grafico, ma con attività fisica, per esempio

con una partita a tennis subito prima del pranzo. Il profilo glicemico ed il corrispondente profilo

insulinemico sono sensibilmente più bassi, nonostante il pasto sia stato sempre composto da 70 gr

di carboidrati. L’effetto è analogo a quello ottenuto con l’ingestione di una minore quantità di

glicidi. Questo aspetto è di enorme importanza pratica e deve essere fatto presente al paziente in

terapia insulinica, spesso giovane e sottoposto ad attività fisica spesso occasionale

Dia 11

Vediamo ora lo schema posologico. Ora comprendiamo bene come sia possibile adattarci alla

fisiologia, programmando 4 iniezioni insuliniche per il diabetico insulino privo com’è la maggior

parte dei diabetici di tipo 1: 3 iniezioni di insulina ad azione pronta in occasione dei 3 pasti

principali ed una ad azione intermedia per la notte.

E’ importante sottolineare che in questa lezione NON ci riferisce all’uso degli analoghi

dell’insulina, sia veloci, sia ad azione protratta. Essi saranno trattati in una apposita lezione. D’altra

parte, al momento in cui è stato prodotta questa lezione, l’utilizzo delle insuline tradizionali è

diffuso in circa la metà dei diabetici insulino-trattati.

Dia 12

Purtroppo l’insulina ad azione pronta presenta un profilo insulinemico molto più ritardato rispetto

al profilo dell’insulina secreta nel soggetto sano. Infatti la risposta insulinemica del soggetto sano

dopo un pasto avviene entro 30-60’, mentre il picco dell’insulina ad azione pronta avviene dopo 2

ore. Il picco glicemico nel soggetto sano è abbastanza precoce ed avviene dopo circa 1 ora.

Dia 13

Ne consegue che, se nel diabetico l’insulina ad azione pronta viene iniettata al momento dell’inizio

del pasto, il picco insulinemico, che avviene dopo circa 2 ore, risulta ritardato rispetto al picco

glicemico che, invece, avviene dopo circa un’ora.

Il risultato negativo di questo sfasamento temporale è duplice: una notevole iperglicemia nelle

prime 2 ore per ridotto effetto insulinico e maggiore rischio ipoglicemico verso la terza/quarta ora

per un maggiore effetto insulinico.

Dia 14

Gli effetti di questo sfasamento temporale sono ben visibili in questo grafico, dove si vede bene che

l’insulina viene iniettata esattamente all’inizio del pasto. Notare come l’andamento dell’insulinemia

(in azzurro in basso) sia ben diverso dall’andamento visto precedentemente nel soggetto sano. Essa

presenta una salita ed una discesa molto più lenta.

Inoltre la glicemia (grafico in nero in basso) presenta picchi post-prandiali molto elevati seguiti da

cadute a valori normali, con possibile rischio di ipoglicemie. Se erroneamente si aumenta il

dosaggio di insulina si ottiene certamente un minore incremento glicemico, ma anche una sicura

ipoglicemia dopo 3-4 ore dal pasto

Dia 15

Ma come è possibile evitare questo doppio inconveniente?

L’unico modo è quello di anticipare l’iniezione di insulina di 30-45’. In questo caso si cerca di

diminuire la distanza di tempo fra picco insulinemico dell’insulina che noi inettiamo e quello che il

soggetto avrebbe avuto se fosse stato sano.

E’ bene notare come questa insulina presenta sì lo svantaggio di essere piuttosto lenta, ma ha il

vantaggio di avere un effetto che dura circa 6 ore, cioè il tempo sufficiente per coprire anche il

fabbisogno insulinico basale fra un pasto e l’altro.

Dia 16

Esiste però un modo per raggiungere risultati ottimali, ma con il sacrificio di fare 6 pasti al posto di

3. In questi 2 grafici si possono vedere le differenze sul profilo glicemico ottenute in alto con 3 pasti

ed in basso con 6 pasti. Nei 2 grafici rimane identico sia il dosaggio insulinico, come si vede

dall’identico profilo insulinemico, sia la quantità dei carboidrati. Differisce solo la distribuzione dei

carichi glucidici. Ogni carico glucidico (50 gr a colazione e 100 gr sia a pranzo che a cena), è stato

dimezzato e la sua metà è stata assunta 2 ore dopo. Questo frazionamento ha portato ad uno

smussamento dei picchi fortemente iperglicemici che si osservano nel grafico superiore. La linea

rossa indica il livello glicemico che produce glicosuria. Il semplice frazionamento dei pasti rende il

paziente aglicosurico. Questo schema, certamente scomodo, viene utilizzato nei casi di maggiore

instabilità glicemica, e soprattutto in gravidanza, quando il controllo metabolico richiesto deve

essere il migliore possibile e nella cui condizione è ancora non sicuro utilizzare gli analoghi.

Dia 17

Le insuline ad azione pronta di uso più comune

sono 3:

Actrapid (Novo Nordisk)

Humulin R (Lilly)

Bio-Insulin R (Guidotti)

(R=Rapida)

Presentano caratteristiche farmacocinetiche sovrapponibili, e devono essere sempre iniettate 15-45’

prima dei pasti

Dia 18

Durante il giorno il fabbisogno insulinico è coperto dalle 3 iniezioni di insulina ad azione pronta.

La durata totale dell’azione insulinica è di circa 6 ore per cui è opportuno che il paziente rispetti un

intervallo fra i 3 pasti di circa 6 ore. Ogni iniezione coprirà sia il fabbisogno basale (circa 6 UI) sia

quello determinato dal carico glucidico.

Dia 19

Per il periodo notturno la copertura del fabbisogno insulinico è ottenuta da insulina ad azione

prolungata:

Protaphane (Novo Nordisk)

Humulin I (Lilly)


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di MEDICINA INTERNA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Davi' Giovanni.

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