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comunità nonché tipologie: immigrati, prostitute professioniste o occasionali,

sfruttatori (panders), travestiti (female e (Ibidem, p. 460).

impersonators) sex perverts

Nella prima metà degli anni Venti, altri due esponenti famosi, Nels

Anderson e Paul G. Cressey, si misurarono con lo studio delle pratiche

(omo)sessuali nelle ricerche che condussero all’interno della JPA (Juvenile

osservando come i gruppi di giovani avessero dei luoghi di

Protective Association),

incontro, usassero un proprio gergo (argot) non comprendibile agli altri e come

circolassero anche pubblicazioni clandestine: le pratiche omosessuali

diventavano assai comuni tra uomini e ragazzi nei vicoli, nei parchi e nei

quartieri della città (Ibidem, p. 464).

In questo periodo si iniziava a sostenere l’idea che l’omosessualità fosse

connaturata a specificità nella distribuzione e nell’organizzazione urbana. Il

periodo di maggiore interesse per le pratiche sessuali inizia a partire

devianti 9

dagli anni Trenta. Nel 1942, è uno studente, Earle W. Bruce , che, nel

preparare la sua tesi, per primo individua un “mondo sociale di omosessuali”

radicato nel di Chicago, un “mondo” in cui gli omosessuali

Near North Side

(Ibidem, p. 467):

avevano il loro particolare status, partecipavano ad attività comuni dove potevano

esprimersi nel loro modo particolare senza essere inibiti da un mondo ostile.

Tuttavia, l’associazione dell’omosessualità e di pratiche sessuali specifiche a

configurazioni urbane determinate finì di fatto per essenzializzarne le identità

10

degli avventori e le loro pratiche , ascrivendo alle categorie caratteristiche

specifiche, sovrastimandone la coesione e l’uniformità e trascurando come il

fenomeno e la sua rappresentazione fossero influenzati da processi sociali più

generali. Ben presto si osservò come, per esempio, anche la letteratura

popolare e di massa (romanzi con protagonisti gay e lesbiche) potesse avere un

effetto sulle culture sessuali e sulle rappresentazioni dell’omosessualità della

Chicago degli anni Trenta (Ibidem, p. 471).

La ricerca della Scuola di Chicago sulle sessualità non normative ha provato

come sessualità e soggettività fossero prodotto delle interazioni sociali e come,

sia l’omosessualità che l’eterosessualità, potessero essere pienamente comprese

solo se analizzate come fenomeni culturali (Burgess, 1934, p. 147) dipendenti

9 A questo primo lavoro esplorativo, Bruce non fece seguire uno studio etnografico più vasto,

come era accaduto per le ricerche di altri suoi colleghi, e si limitò semplicemente ad uno studio

psico-sociologico dei tratti di personalità degli uomini omosessuali, integrando le storie di vita

raccolte con test psicologici, analisi dell’attività onirica ed anche occasionalmente con l’ipnosi,

tentando di individuare i problemi che gli omosessuali incontravano nella loro vita urbana

(Heap, 2003, p. 482). Bruce sviluppò un particolare interesse per la gestione delle identità nei

due “mondi”, quello omosessuale e quello eterosessuale, e per le strategie identitarie messe in

atto per poter appartenere ad entrambi.

10 Come riporta Heap (2003, p. 467), l’equazione tra caratteristiche del gruppo sociale e

configurazione urbana era talmente dogmatica che portava Burgess, nel suo corso di patologia

sociale, ad assegnare tra le domanda a risposta chiusa (vero/falso) il seguente quesito: In large

cities, homosexual individuals tend to congregate rather than remain separate from each other.

dalla definizione della situazione quale processo interattivo tra aspettative e

reazioni sociali.

Gli studi pionieristici si dovettero tuttavia scontrare con la realtà della

discriminazione sociale, anche all’interno dei contesti accademici. Vi furono

due casi in particolare che scossero l’Università di Chicago: quello di Paul

Goodman del Dipartimento di Inglese e di Cecil Smith, professore presso il

Dipartimento della Musica. Entrambi furono investiti dallo “scandalo” relativo

alla loro omosessualità, ragione per cui furono licenziati ed allontanati. Chad

Heap sostiene che l’evento frenò l’interesse di ricercatori e studiosi ad

occuparsi delle sessualità non normative per la paura di essere identificati con i

propri temi di ricerca (Heap, 2003, p. 481).

Ma, probabilmente, l’interesse sociologico per l’omosessualità fu scalzato

dall’imminente avanzata dello studio psicologico delle psicopatologie sessuali

nei contesti urbani. Lo studio dell’omosessualità a Chicago sarà abbandonato

per una trentina di anni, e solo a partire dalla fine degli anni Cinquanta e dei

primi anni Sessanta (Leznoff e Wesley, 1956; Reiss, 1961; Goffman, 1963;

Gagnon e Simon, 1967; 1968; Achilles, 1967) si ritornerà ad indagare le

pratiche sessuali “non normative”. 4

Dis-funzioni : l’analisi funzionalista

Secondo il funzionalismo parsonsiano, i ruoli sessuali sono determinati

biologicamente e sono complementari per uomo e donna al fine di comporre

l’unità familiare coniugale, unità minima funzionale all’integrazione del sistema

sociale nella sua complessità. La dicotomia dei ruoli sessuali struttura l’unità

familiare: la dimensione “strumentale” e le sue funzioni implementate dal

maschio sono finalizzate al raggiungimento degli scopi e pertanto alle

connessioni tra famiglia e società più generalmente intesa. Il ruolo

“espressivo”, incarnato dalla donna, intercetta la funzione dell’integrazione,

declinata però nella struttura interna e nelle funzioni prettamente familiari

(domestiche). L’unità familiare, il cui obiettivo è la riproduzione sociale,

prepara i propri membri ad una adeguata partecipazione nel contesto sociale

trasmettendo, insieme ai ruoli sessuali appropriati, le funzioni sociali

corrispondenti (maschile/strumentale; femminile/espressivo). La vita e la

stabilità delle relazioni sociali dipendono dunque da una corretta

socializzazione dei propri membri, iscritta tra l’altro (ineluttabilmente) proprio

nella biologia degli individui. Le donne, nello specifico, possono avere figli e

allevarli, mentre agli uomini questo è “naturalmente” vietato. Le donne,

pertanto, sono meglio adeguate, sono “fatte” per un ruolo espressivo; al

contrario, gli uomini che mancano di un sistema riproduttivo pari a quello

femminile, sono orientati a ruoli strumentali. L’unità familiare è funzionale alle

necessità sociali nel momento in cui il ruolo femminile è quello di moglie,

madre e casalinga, mentre quello maschile è di procacciatore del reddito per la

famiglia (Parsons e Bales, 1956, trad. it. pp.14-15).

La complementarietà dei ruoli, per Parsons, non può che determinare una

unità che si sviluppa armonicamente: ogni disfunzione non più che minare alla

base questo equilibrio “primigenio”. Non è un caso che Parsons affermi che la

proibizione dell’omosessualità sia finalizzata al rafforzamento delle

differenziazioni di ruolo (Ibidem, p. 103) e, pertanto, necessaria alla

sopravvivenza del sistema e dei suoi equilibri. In un lavoro precedente, lo

stesso Parsons (1942) usa la stessa logica dicotomica per spiegare i tassi di

delinquenza giovanili maggiormente diffusi tra i maschi. Afferma infatti che le

ragazze sono relativamente più docili dei maschi e si conformano più

facilmente alle aspettative degli adulti, mentre i ragazzi mostrano

comportamenti recalcitranti e sfidano l’autorità e le aspettative degli adulti

(Ibidem, p. 605).

Può verificarsi inoltre che nei contesti moderni (e soprattutto urbani), il

padre possa assentarsi a causa dello svolgimento del ruolo strumentale e che la

madre si ritrovi ad essere l’unico adulto significativo, l’unico modello

disponibile sia per il ragazzo che per la ragazza. Parsons sostiene che per

quest’ultima ciò è normale e naturale, poiché essa può disporre del modello di

casalinga e di madre nel corso dell’apprendistato del ruolo femminile

funzionale. Viceversa, per il ragazzo si presenterebbe il rischio di una

identificazione con il ruolo materno, e presto scoprirebbe l’inferiorità

femminile rispetto ai maschi e, una volta cresciuto, conoscerebbe la vergogna

rappresentata dall’essere uguale ad una donna (Parsons, 1947, p. 171).

In tal senso, il meccanismo di identificazione svolge principalmente una

funzione di integrazione (Johnson, 1960, p. 134). Ciò crea per il maschio,

secondo Parsons, una conseguente “ansia maschile” (masculine che

anxiety)

sovente si risolve in forme di “maschilità compulsiva” (compulsive masculinity).

Questo processo spiegherebbe il motivo per cui i ragazzi si distanziano da tutto

ciò che possa avere a che fare con il femminile, ogni comportamento che possa

essere identificato con il femminile: si impegnano in attività fisiche in cui

l’antagonismo e la competizione possano provare le caratteristiche biologiche

della maschilità; si distanziano anche dall’espressività emotiva, dovendo

mostrare di essere dei “duri” e di “fare sul serio”. Secondo un processo

11

chiaramente influenzato dalla teoria psicoanalitica , la costruzione dell’identità

maschile, a dire di Parsons, è di tipo reattivo e difensivo rispetto

all’identificazione con il femminile, di “compensazione e rispondenza”

(Parsons, 1951, trad. it. pp. 217-236). Per quanto riguarda invece il

comportamento deviante e criminale, i ragazzi sarebbero caratterizzati da forti

tendenze a comportamenti antisociali e distruttivi, violenti, in contrasto con

12

. La maschilità viene

quanto previsto per le ragazze (Ibidem, p. 172)

11 Come mostra la sua complessa teorizzazione del comportamento deviante, Parsons è

fortemente influenzato dalla psicoanalisi (cfr. Parsons, 1951, trad. it. 1996, p. 310 e seguenti).

12 La stessa posizione è ribadita nella teoria delle subculture devianti di Albert K. Cohen. In

(1955), e nello specifico nella sezione relativa alle differenze sessuali nel

Delinquent Boys

interiorizzata dai soggetti durante le fasi della socializzazione (di genere) e, in

maniera specifica, nel periodo adolescenziale: ciò spiegherebbe il maggior

grado di coinvolgimento in comportamenti delinquenziali rispetto alle ragazze.

Per queste ultime non esisterebbe la possibilità di mettere in atto

comportamenti e pratiche maschili.

Per Parsons, l’ordine sociale e l’equilibrio sono effetti diretti e “naturali”

del processo di socializzazione che è in grado di riprodurre il complesso

valoriale caratteristico del sistema culturale. Ogni disfunzione verrà inibita dal

controllo sociale quale processo equilibratore: esso verrà agito in ogni caso di

socializzazione imperfetta o di cambiamento sociale repentino o di ogni altro

incidente ed imprevisto. Il corretto funzionamento del sistema pertanto si

sostanzia nel corretto ordine di corrispondenza e di identificazione nel ruolo di

genere: le pressioni sociali, normative e valoriali, sono orientate verso

l’identificazione appropriata, corretta, giusta, normale.

Problematizzando l’identificazione di genere attraverso riferimenti a teorie

fisiologiche e psicologiche, un altro studioso funzionalista (Johnson, 1960, p.

128) afferma che “l’interesse speciale nel sesso opposto non è innato; neppure

è l’interesse nel sesso opposto la causa di identificazione con il proprio sesso”.

Tuttavia, rispetto all’omosessualità la posizione assume toni di assertività: “il

fallimento nel compiere le corrette identificazione è una causa di

omosessualità” (Ibidem). È possibile considerare questa posizione come

paradigmatica per la teoria struttural-funzionalista: la paura dello spettro

dell’omosessualità si sostanzia in comportamenti violenti e pertanto maschili,

finalizzati ad esorcizzare la medesima. Il pettegolezzo, la denigrazione e la

discriminazione servono funzionalmente per compattare i valori morali di un

gruppo o di un sistema: schernire un compagno gay allora può divenire quasi

legittimo, è iscritto nelle aspettative sociali. La punizione (e talora la cura)

diventano i mezzi attraverso cui dichiarare collettivamente l’appartenenza al

genere appropriato.

Allora anche i comportamenti devianti assumono una utilità: essi sono

indispensabili affinché il corso degli eventi se ne diversifichi, si allontani

normale

e distingua per cesura, Tale distinzione comporta il rinsaldare i

distanziazione.

legami tra i membri del gruppo, il riconoscersi reciprocamente, affermare

l’ordine morale distinguendo i confini tra lecito ed illecito sia tra i gruppi che

all’interno di questi. Si tratta, in definitiva, di un processo di costruzione delle

appartenenze e di integrazione messo in atto attraverso in controllo e

l’esclusione delle diversità. La particolare enfasi accordata dai funzionalisti al

mantenimento dell’ordine non fa altro che ridurre il controllo sociale ad un

meccanismo di “neutralizzazione e di repressione della deviazione”, portandoli

a misconoscere la portata innovativa e la dimensione creativa della devianza in

relazione al mutamento sociale (Lemert, 1967, trad. it. p. 19). Tuttavia, la deriva

comportamento delinquente, viene ribadita la dicotomia sessuale e di genere, e la

socializzazione maschile come esito di “maschilità compulsiva”.

funzionalista delle sessualità, ed un contesto politico-culturale avverso, non

frenarono l’elaborazione dei primi gruppi di attivisti omosessuali.

4.1

Uno sguardo alla “teoria sociale”: gli attivisti ed il sapere

“emancipativo” (1950-1980)

Nella nostra ricostruzione non possiamo non tenere conto delle elaborazioni a

cura degli attivisti che si raccolsero attorno alle attività del ONE Institute

fondato negli anni Cinquanta. L’Istituto, che organizzava incontri, discussioni

pubbliche e sit-in, nasceva quale reazione alle pesanti discriminazioni di natura

giuridica (nel 1950 gli atti di sodomia erano in America ovunque illegali),

medico-psichiatrica (l’omosessualità era patologia o devianza), morale e

religiosa.

I gruppi di mutuo aiuto e le prime associazioni gay americane si raccolsero

intorno ad un gruppo chiamato “Knights animato dall’afro-

of the Clocks”,

americano Merton Bird, il quale iniziò a coinvolgere persone omosessuali

introducendo persino i temi di omosessualità interrazziale. Un secondo gruppo,

orientato maggiormente verso i temi della giustizia sociale e dei diritti civili, fu

la famosa “Mattachine animata da Harry Hay, che iniziò a proporre un

Society”

intenso dibattito culturale e politico intorno al 1950 a Los Angeles. Il

“Mattachine si smembrò più volte in gruppi differenti

Discussion Group”

raggiungendo la Bay Area, Oakland e San Francisco. Ufficialmente, ONE

nacque il 29 novembre del 1952 in una libreria di Hollywood Boulevard con

l’obiettivo principale di fornire informazioni riguardo l’omosessualità attraverso

pubblicazioni di vario tipo, fornire servizi e promuovere programmi educativi e

ricerche anche in collaborazione con altri soggetti (Dorr Legg, 1994). Ai fini

del presente saggio, è rilevante sottolineare il contributo apportato da uno dei

13

fondatori dell’Istituto, W. Dorr Legg , il quale nel 1981 riuscì ad ottenere le

necessarie autorizzazioni da parte del Department of Education Office dello

Stato della California per la creazioni di corsi di laurea e di dottorato in

“Homophile Studies”.

L’approccio promosso dagli studiosi e dagli studenti del si basava

ONE

sulla convinzione che fosse possibile identificare una minoranza omosessuale

con una cultura specifica; si trattava pertanto di legittimare una sociologia di

14

una subcultura sessuale definita (cfr. Crowter, 1960) . Il lavoro dell’Istituto fu

particolarmente attento ed incisivo. Per preparare i corsi dell’anno 1959-60 su

temi espressamente sociologici (“The Homosexual in American Society” o

“Sociology of Homosexuality”), si procedette all’analisi e allo studio di più di

un centinaio di manuali di sociologia in uso, allora, presso le università

americane. Il risultato, assai intuibile, fu l’uso e l’associazione dell’omosessualità

13 W. Dorr Legg era professore associato di sociologia alla California State University, Long

Beach.

14 R.H. Crowter è lo pseudonimo di Julian Underwood.

ai temi della devianza e della devianza sociale: essa era associata alla

prostituzione, all’abuso di droga, all’alcoolismo, ad altri comportamenti

antisociali e criminali (Dorr Legg, 1994, p. 34). L’unica eccezione veniva

rappresentata dal testo di Marshall B. Clinard (1957), recensito da Merritt

15

Thompson (1958) con lo pseudonimo di “Dr. M.M.” .

Il lavoro dell’Istituto si rivela ben più interessante perché, oltre ad offrire

una “sociologia della sociologia” degli anni Cinquanta e Sessanta, analizzava il

lavoro teorico e gli apparati analitico-concettuali utilizzati comparandoli con

l’esperienza diretta dei propri membri e studenti. Si studiavano i dati “ufficiali”

confrontandoli con note raccolte sul campo, con le proprie esperienze

personali e con le storie di vita (abbondanti e disponibili), mettendo in atto

un’indicazione assai cara al pragmatismo di John Dewey: “portare la teoria

nell’esperienza di vita degli studenti” (Legg, 1994, p. 35). Il lavoro di

Thompson pertanto si concentrò sul concetto di “rilevanza” (Schütz, 1970) per

proporre una “sociologia della rilevanza” fondata a livello dell’esperienza, in

grado di porre degli interrogativi che non potevano più essere analizzati con le

generalizzazioni degli studi sociologici (funzionalisti): chi è omosessuale? Che

significato ha veramente la scala di Kinsey? Il comportamento omosessuale

può essere osservato attraverso l’analisti funzionalista? Esiste una “comunità”

omosessuale? (Dorr Legg, 1994, pp. 35-36).

La recensione di Thompson mette il luce alcuni aspetti essenziali della

miopia sociologica relativamente allo studio dell’omosessualità. Si lamenta

l’analisi dei fenomeni devianti (e tra questi quello dell’omosessuale come sexual

solo come fenomeno negativo, e non come epifenomeno del

offender)

mutamento sociale; vengono criticati altresì i residui positivisti ed innatisti

nell’analisi e spiegazione del comportamento deviante e criminale. Ma è W.

Dorr Legg che, tra la primavera del 1962 e l’inverno del 1963, propone alcune

dispense e poi degli articoli più compiuti che sarebbero dovuti rientrare a fare

parte di un manuale ad uso dei corsi dell’Istituto, intitolato The Sociology of

(Dorr Legg, 1962; 1963). In questo lavoro, si evidenzia la

Homosexuality

dipendenza delle ricerche degli scienziati sociali nei confronti della letteratura

medica e della teoria psicologica e il disinteresse mostrato per il tema

dell’omosessualità all’interno delle teorizzazioni generali. Dorr Legg elabora

inoltre l’ipotesi che tutta la teoria sociale sia costruita su quanto chiama il

(the attraverso il quale si definisce

presupposto eterosessuale heterosexual assumption),

astoricamente e staticamente l’equilibrio sociale. In riferimento a ciò, suggerisce

la necessità di nuove formulazioni che non tengano conto esclusivamente della

popolazione omosessuale, ma anche delle relazioni di questa con la società più

vasta (Dorr Legg, 1994, p. 124).

Nel 1969, Julian Underwood presenta uno studio su 388 maschi

omosessuali nord-americani, che viene discusso, tra gli altri, da Richard Green,

psichiatra e direttore della Gender Identity Clinic della UCLA, e da Barry

15 La recensione fu spedita al prof. Clinard, il quale rispose sorpreso ed espresse “la propria

perplessità che nessuna attenzione fosse stata prestata ad un intero volume mentre tanta su

poche pagine concernenti l’omosessualità” (Dorr Legg, 1994, p. 35).

Dank, allora Assistant Professor di sociologia presso il California State College

di Long Beach. Il lavoro, pur non essendo rappresentativo e dai risultati non

generalizzabili, fu uno dei primi condotti nello spirito critico degli “Homophile

16 ed a reclutare una mole non indifferente di soggetti dichiaratamente

Studies”

omosessuali. Insieme a dati strutturali (come età, istruzione, carriera lavorativa,

reddito, storie di ricoveri psichiatrici, dati relativi ai rapporti con la giustizia,

arresti e frequenza delle attività sessuali), si poterono considerare anche aspetti

soggettivi inerenti alle preferenze nel ruolo sessuale, all’identificazione di

genere, alle reti amicali, alle attitudini e valori civili e religiosi, allo stile di vita.

Certamente condotto nello spirito dell’attivista, si trattava di uno studio tuttavia

utile a problematizzare alcuni rappresentazioni in uso nella teoria sociologica

dominante.

Altri corsi sulla sociologia del comportamento sessuale furono offerti dal

1971 al 1973 e videro coinvolti W. Dorr Legg e un altro membro dell’istituto,

Howard Franklin, con l’assistenza di Evelyn Hooker della UCLA. All’inizio

degli anni Ottanta, una serie di corsi sui concetti teorici della sociologia

dell’omosessualità e dei metodi di ricerca sociale furono impartiti da Laud

17

.

Humpreys e dai suoi collaboratori, in particolare da Brian Miller

5

Sympathy fot the queer

: breve excursus sugli approcci “empatici”

Nella trattazione dei della prima generazione, abbiamo osservato

chicagoans

come i processi di ricostruzione e di riorganizzazione sono paradigmatici per lo

studio medesimo della devianza (intesa come fenomeno processuale).

Nell’osservazione dei contesti reali e naturali, è possibile distinguere i modelli

simbolici che gli attori utilizzano e costruiscono nella considerazione

situazionale dei loro percorsi biografici, nella realizzazione della loro carriera

morale, nella La “devianza” diventa fenomeno

definizione della situazione.

dinamico e processuale: il deviante sarà tale se definirà come deviante la sua

situazione, in tal caso i suoi modelli comportamentali rispecchieranno la

definizione di sé ed egli si insedierà nella zona interstiziale della città che più

reputa a sé confacente o che soddisfa i suoi “vizi”. La processualità e

l’interazione come momento focale della (Cooley, 1902), saranno gli

sociability

approfondimenti della prospettiva interazionista, la quale, introducendo una

vera e propria svolta di prospettiva, esprimerà (Cohen, 1992, p. 796):

16 Possiamo considerare gli “Homophile un primo, forse ingenuo dal punto di vista

Studies”

prettamente scientifico, esempio di declinati anche sociologicamente.

GLBT Studies

17 Brian Miller era legato affettivamente ed intellettualmente a Laud Humphreys. Sono coautori

di lavori sulle identità omosessuali e sulle forme di vittimizzazione omofobica (cfr. Humphreys

e Miller, 1980; Miller e Humphreys, 1980). Per un’analisi complessiva del sociologo americano,

assai discusso e frainteso, cfr. Galliher, Brekhus e Keys (2004) e Schacht (2004).

una concezione relativistica della devianza piuttosto che assoluta, soggettivamente o

politicamente aperta piuttosto che effettivamente data; espressione di diversità

piuttosto che di patologia, e di complessità piuttosto che di semplicità; una proprietà

conferita piuttosto che inerente a qualsiasi comportamento.

Tale complesso di prospettive, da non potersi considerare unitario, determinò

quello che Greenberg chiama (1988, p. 465), cioè la

humanizing effect

considerazione, l’apprezzamento e la comprensione degli mondi sociali.

altri

Attraverso un’impostazione “naturalista” di indagine sociologica, con strategie

di natura empatica, di rivalutazione e di apprezzamento (appreciation), vengono

criticati gli assiomi della ricerca positivo-determinista.

La prospettiva naturalistica si contrappone ai determinismi e ai

riduzionismi del positivismo e delle correnti teoriche interessate all’eziologia

del crimine piuttosto che alla comprensione dei fenomeni. Essa si fonda su una

fenomenologia del comportamento deviante che incita il ricercatore “a

mantenersi fedele alla natura del fenomeno che viene studiato e analizzato”

(Matza, 1969, trad. it. p. 19). Il naturalismo di derivazione interazionista

considera la natura di soggetto degli individui “studiati”, caratteristica già

individuata da Weber, Mead e Schütz. Per Matza, il soggetto è soggetto attivo,

costruttore di significati, libero nella volontà al punto che alcuni studiosi

definiscono la sua impostazione teorica come determinismo debole (soft

(Forti, 2000, p. 502). Ciò significa innanzitutto rivalutare le

determinism)

interpretazione che della “devianza” forniscono i loro stessi autori. È una

visione “dal di dentro” basata sulla rivalutazione dell’oggetto dell’analisi

considerando altresì gli strumenti che in questa nuova stagione della ricerca

sociologica sono generalmente tratti dalla procedure di ricerca qualitativa.

Attraverso l’osservazione, la raccolta di storie di vita si possono cogliere i

caratteri intimi dei fenomeni, perché “proprio l’atto di scrivere o di riferire

obbliga l’autore ad una interpretazione del mondo, e interpretare è vagliare”

(Matza, 1969, trad. it. p. 24).

La Nuova Sociologia della Devianza negli anni Sessanta e Settanta inizia,

come si affermava precedentemente, a focalizzarsi sugli aspetti soggettivi della

vita sociale attraverso metodi empatici e Sulla scorta

naturalistici.

18 e dei suoi principi fondamentali (definizione

dell’interazionismo simbolico

della situazione, etc.), l’identità dei soggetti non veniva ascritta ai

tout court

comportamenti messi in atto e alle condotte, quanto piuttosto alla propria

definizione di sé. Vanno incontro a questo risultato, per esempio, i contributi

19 20 21

di Reiss (1962), Gerassi (1966) e Humphreys (1970). Questi lavori, nello

18 Approccio criticato da Stephen O. Murray (1996, p. 26 e seguenti) e meno da David

Greenberg (1988, pp. 463-465).

19 Lo studio di Reiss ripercorre alcune caratteristiche classiche di quella che alcuni hanno

chiamato la seconda scuola di Chicago (Fine, 1995). Il tema è strutturato attraverso l’uso di dati

qualitativi molto vicino agli insegnamenti di Hughes, spaziando dalle etnografie dei potenti a

quelle dell’underworld, particolarmente eterogeneo e prolifico (Galliher, 1995, p. 178). I “giovani

delinquenti” della ricerca di Reiss sviluppano un sistema normativo che li isola dall’auto-

percezione di sé come omosessuali; si tratta di una rappresentazione di attori sociali e soggetti


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta il tema dell'omosessualità in America dagli anni Venti alla fine degli anni Settanta.
Parole chiave: patologia, scuola di Chicago, analisi funzionalistica, queer, teoria sociale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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