Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

prospettiva multidimensionale che includeva una serie di spiegazioni ed ipotesi

eziologiche, dalle influenze ereditarie (in realtà trovò ben poco) ai processi

educativi e di socializzazione all’interno dei contesti familiari, focalizzandosi

soprattutto sulle figure materne poco corrispondenti al ruolo femminile e su

quelle paterne poco aderenti a comportamenti di genere maschili. I soggetti

omosessuali venivano considerati come individui inadeguati alle convenzioni e

alle norme sociali, interrotti nel loro sviluppo psicologico, vittime di

genitorialità inadeguate e di famiglie in crisi a causa dei repentini mutamenti

sociali in atto (Ibidem, p. 42). L’approccio paternalistico e pur decriminalizzante

dell’omosessualità, non impedì a Henry di esprimere il proprio pessimismo

relativamente all’inserimento degli omosessuali all’interno del contesto sociale.

Se da un lato era compito del medico rendere la società più tollerante e

proteggere gli omosessuali dagli effetti discriminatori dell’apparato

giuspenalistico, dall’altro toccava proprio alla professione medica fornire agli

omosessuali indicazione per controllare la propria sessualità al fine di

conformarsi, e pertanto di adeguarsi (adjust) alle convezioni sociali in uso

(Ibidem, p. 45). Questa critica era ancora più pungente nei confronti di coloro i

quali non mostravano alcun desiderio di cambiare.

Ai fini della nostra analisi, è interessante considerare l’influenza di questi

studi pionieristici nell’affermare, seppure limitatamente, il lento e progressivo

processo di depatologizzazione dell’omosessualità. Infatti, all’interno di questo

gruppo assai diversificato di studiosi e collaboratori, l’omosessualità non finiva

per essere considerata una malattia ma piuttosto un problema di

tout court,

adeguamento sociale, ovvero di adattabilità alle norme e alle convenzioni

sociali. In tal senso, l’omosessualità inizia ad assumere connotazioni sociali in

quanto minaccia nei confronti dell’adattamento eterosessuale e forma di

inabilità nei confronti della riproduzione sociale, della costituzione familiare e

dell’educazione della prole. Si prefigurano, implicitamente, temi assai vicini –

come avremo modo di discutere tra breve – alla critica funzionalista delle

“perversioni” sessuali. 3

La città come laboratorio sessuale: la Scuola di Chicago

Quella che fu definita la prima generazione di ovvero gli studiosi che

chicagoans,

si raccolsero all’interno del dipartimento di Sociologia e di Antropologia

culturale della Chicago University nel corso degli anni Venti, assume

un’importanza nello studio non soltanto della devianza, quanto piuttosto

nell’impresa assai pionieristica, rivalutata assai di recente (Mumford, 1997;

Rubin, 2002; Heap, 2003; in corso di pubblicazione), dello studio delle

subculture sessuali. La Scuola di Chicago ha innalzato ad oggetto di indagine

realtà e dinamiche sociali fino ad allora marginalizzate, categorie sociali che

erano rimaste escluse dalle precedenti analisi. L’intento riformatore dei

si basa quindi sull’interpretazione della patologia sociale e dei

chiacagoans

problemi sociali come oggetti da praticamente (Pitch, 1975). I fenomeni

risolvere

sono stati trattati lo scopo era individuare una corrispondenza tra

ecologicamente:

fenomeno sociale e sua collocazione ambientale, secondo linee interpretative

più pertinenti ad una sorta di etologia umana. Inoltre, rispetto alle dinamiche e

ai problemi sociali individuati, l’approccio scelto faceva perno su una visione

multifattoriale delle cause.

Nel quadro delle teorie sociologiche elaborate a Chicago, il contesto

urbano diventa privilegiato dell’analisi. Le relazioni osservate consistono

locus

nelle unità elementari del gruppo, come ad esempio nelle relazioni di vicinato:

dinamiche spontanee delle forme organizzative ed espressione della

sedimentazione di antagonismi razziali e interessi di classe, delle “anormalità”

sessuali degli immigrati, dei neri, degli omosessuali e di ogni altro attore

coinvolto nei processi di modernizzazione e di industrializzazione. I luoghi

acquistano il carattere dei loro abitanti e gli abitanti caricano simbolicamente i

loro luoghi. I divergenti dalle norme convenzionali, auto-segregandosi

spontaneamente, creano delle espressioni della vita

regioni morali, normali

naturale di una città.

Gli interventi della Scuola erano di fatto mirati a processi di riforma sociale,

in un contesto urbano in rapida crescita dovuta ai massicci flussi migratori degli

anni Venti e Trenta che ponevano problemi di integrazione culturale e di

6

controllo sociale . Per quanto riguarda da vicino il tema oggetto del presente

lavoro, i hanno situato la sessualità nel contesto sociale (Heap, 2003,

chicagoans

p. 459) facendo della città un e sganciando lo studio e l’analisi

sexual laboratori

delle sessualità “anormali” dal riferimento al discorso medico o prettamente

legale. I lavori principali sui “tipi sessuali non normativi” – come tesi di

dottorato, M. A., note etnografiche o semplicemente storie di vita raccolte e

trascritte – sono per lo più non pubblicati e raccolti nella Regenstein Library

dell’Università di Chicago e nel Fondo Ernest W. Burgess del Special Collections

7

della stessa biblioteca (Ibidem, p. 458, nota 5) . Le prime indagini

Research Center

ruotarono intorno a ricerche commissionate da organi istituzionali sulla

prostituzione e il sesso commercializzato, come la “Vice Commission of

8

Chicago” la quale – anche attraverso il coinvolgimento di William I. Thomas e

Charles R. Henderson – individuava zone della città dedita al sesso illegale,

6 Vi sono studiosi che sostengono che il concetto di ordine (leggi: ordinato) – dalla prima

scuola di Chicago sino agli anni Cinquanta – fosse applicabile solo ai non “devianti” (e quindi

la classe media), mentre il mondo degli immorali e dei “devianti” (e pertanto delle classi

inferiori) era il luogo del disordine e del caos (Warren, 2003). Il commento è di Carol Warren,

allieva di Jack Douglas ed autrice di una famosa ricerca sulla comunità gay (Warren, 1974).

7 Con questo materiale, Chad Heap ha creato un catalogo per una mostra che si è svolta presso

la biblioteca dell’Università di Chicago nel 2000 (Heap, 2000).

8 Thomas prese le distanze dalle ricerche della Commissione criticandone gli ideologismi (la

monogamia della classe media è valore superiore rispetto alle pratiche e alle norme sessuali

della che non permettevano di comprendere quanto pratiche e sistemi di valori

working-class)

dipendessero fortemente dalle mutevoli condizioni sociali ed economiche (Heap, 2003, pp.

460-462).

comunità nonché tipologie: immigrati, prostitute professioniste o occasionali,

sfruttatori (panders), travestiti (female e (Ibidem, p. 460).

impersonators) sex perverts

Nella prima metà degli anni Venti, altri due esponenti famosi, Nels

Anderson e Paul G. Cressey, si misurarono con lo studio delle pratiche

(omo)sessuali nelle ricerche che condussero all’interno della JPA (Juvenile

osservando come i gruppi di giovani avessero dei luoghi di

Protective Association),

incontro, usassero un proprio gergo (argot) non comprendibile agli altri e come

circolassero anche pubblicazioni clandestine: le pratiche omosessuali

diventavano assai comuni tra uomini e ragazzi nei vicoli, nei parchi e nei

quartieri della città (Ibidem, p. 464).

In questo periodo si iniziava a sostenere l’idea che l’omosessualità fosse

connaturata a specificità nella distribuzione e nell’organizzazione urbana. Il

periodo di maggiore interesse per le pratiche sessuali inizia a partire

devianti 9

dagli anni Trenta. Nel 1942, è uno studente, Earle W. Bruce , che, nel

preparare la sua tesi, per primo individua un “mondo sociale di omosessuali”

radicato nel di Chicago, un “mondo” in cui gli omosessuali

Near North Side

(Ibidem, p. 467):

avevano il loro particolare status, partecipavano ad attività comuni dove potevano

esprimersi nel loro modo particolare senza essere inibiti da un mondo ostile.

Tuttavia, l’associazione dell’omosessualità e di pratiche sessuali specifiche a

configurazioni urbane determinate finì di fatto per essenzializzarne le identità

10

degli avventori e le loro pratiche , ascrivendo alle categorie caratteristiche

specifiche, sovrastimandone la coesione e l’uniformità e trascurando come il

fenomeno e la sua rappresentazione fossero influenzati da processi sociali più

generali. Ben presto si osservò come, per esempio, anche la letteratura

popolare e di massa (romanzi con protagonisti gay e lesbiche) potesse avere un

effetto sulle culture sessuali e sulle rappresentazioni dell’omosessualità della

Chicago degli anni Trenta (Ibidem, p. 471).

La ricerca della Scuola di Chicago sulle sessualità non normative ha provato

come sessualità e soggettività fossero prodotto delle interazioni sociali e come,

sia l’omosessualità che l’eterosessualità, potessero essere pienamente comprese

solo se analizzate come fenomeni culturali (Burgess, 1934, p. 147) dipendenti

9 A questo primo lavoro esplorativo, Bruce non fece seguire uno studio etnografico più vasto,

come era accaduto per le ricerche di altri suoi colleghi, e si limitò semplicemente ad uno studio

psico-sociologico dei tratti di personalità degli uomini omosessuali, integrando le storie di vita

raccolte con test psicologici, analisi dell’attività onirica ed anche occasionalmente con l’ipnosi,

tentando di individuare i problemi che gli omosessuali incontravano nella loro vita urbana

(Heap, 2003, p. 482). Bruce sviluppò un particolare interesse per la gestione delle identità nei

due “mondi”, quello omosessuale e quello eterosessuale, e per le strategie identitarie messe in

atto per poter appartenere ad entrambi.

10 Come riporta Heap (2003, p. 467), l’equazione tra caratteristiche del gruppo sociale e

configurazione urbana era talmente dogmatica che portava Burgess, nel suo corso di patologia

sociale, ad assegnare tra le domanda a risposta chiusa (vero/falso) il seguente quesito: In large

cities, homosexual individuals tend to congregate rather than remain separate from each other.

dalla definizione della situazione quale processo interattivo tra aspettative e

reazioni sociali.

Gli studi pionieristici si dovettero tuttavia scontrare con la realtà della

discriminazione sociale, anche all’interno dei contesti accademici. Vi furono

due casi in particolare che scossero l’Università di Chicago: quello di Paul

Goodman del Dipartimento di Inglese e di Cecil Smith, professore presso il

Dipartimento della Musica. Entrambi furono investiti dallo “scandalo” relativo

alla loro omosessualità, ragione per cui furono licenziati ed allontanati. Chad

Heap sostiene che l’evento frenò l’interesse di ricercatori e studiosi ad

occuparsi delle sessualità non normative per la paura di essere identificati con i

propri temi di ricerca (Heap, 2003, p. 481).

Ma, probabilmente, l’interesse sociologico per l’omosessualità fu scalzato

dall’imminente avanzata dello studio psicologico delle psicopatologie sessuali

nei contesti urbani. Lo studio dell’omosessualità a Chicago sarà abbandonato

per una trentina di anni, e solo a partire dalla fine degli anni Cinquanta e dei

primi anni Sessanta (Leznoff e Wesley, 1956; Reiss, 1961; Goffman, 1963;

Gagnon e Simon, 1967; 1968; Achilles, 1967) si ritornerà ad indagare le

pratiche sessuali “non normative”. 4

Dis-funzioni : l’analisi funzionalista

Secondo il funzionalismo parsonsiano, i ruoli sessuali sono determinati

biologicamente e sono complementari per uomo e donna al fine di comporre

l’unità familiare coniugale, unità minima funzionale all’integrazione del sistema

sociale nella sua complessità. La dicotomia dei ruoli sessuali struttura l’unità

familiare: la dimensione “strumentale” e le sue funzioni implementate dal

maschio sono finalizzate al raggiungimento degli scopi e pertanto alle

connessioni tra famiglia e società più generalmente intesa. Il ruolo

“espressivo”, incarnato dalla donna, intercetta la funzione dell’integrazione,

declinata però nella struttura interna e nelle funzioni prettamente familiari

(domestiche). L’unità familiare, il cui obiettivo è la riproduzione sociale,

prepara i propri membri ad una adeguata partecipazione nel contesto sociale

trasmettendo, insieme ai ruoli sessuali appropriati, le funzioni sociali

corrispondenti (maschile/strumentale; femminile/espressivo). La vita e la

stabilità delle relazioni sociali dipendono dunque da una corretta

socializzazione dei propri membri, iscritta tra l’altro (ineluttabilmente) proprio

nella biologia degli individui. Le donne, nello specifico, possono avere figli e

allevarli, mentre agli uomini questo è “naturalmente” vietato. Le donne,

pertanto, sono meglio adeguate, sono “fatte” per un ruolo espressivo; al

contrario, gli uomini che mancano di un sistema riproduttivo pari a quello

femminile, sono orientati a ruoli strumentali. L’unità familiare è funzionale alle

necessità sociali nel momento in cui il ruolo femminile è quello di moglie,

madre e casalinga, mentre quello maschile è di procacciatore del reddito per la

famiglia (Parsons e Bales, 1956, trad. it. pp.14-15).

La complementarietà dei ruoli, per Parsons, non può che determinare una

unità che si sviluppa armonicamente: ogni disfunzione non più che minare alla

base questo equilibrio “primigenio”. Non è un caso che Parsons affermi che la

proibizione dell’omosessualità sia finalizzata al rafforzamento delle

differenziazioni di ruolo (Ibidem, p. 103) e, pertanto, necessaria alla

sopravvivenza del sistema e dei suoi equilibri. In un lavoro precedente, lo

stesso Parsons (1942) usa la stessa logica dicotomica per spiegare i tassi di

delinquenza giovanili maggiormente diffusi tra i maschi. Afferma infatti che le

ragazze sono relativamente più docili dei maschi e si conformano più

facilmente alle aspettative degli adulti, mentre i ragazzi mostrano

comportamenti recalcitranti e sfidano l’autorità e le aspettative degli adulti

(Ibidem, p. 605).

Può verificarsi inoltre che nei contesti moderni (e soprattutto urbani), il

padre possa assentarsi a causa dello svolgimento del ruolo strumentale e che la

madre si ritrovi ad essere l’unico adulto significativo, l’unico modello

disponibile sia per il ragazzo che per la ragazza. Parsons sostiene che per

quest’ultima ciò è normale e naturale, poiché essa può disporre del modello di

casalinga e di madre nel corso dell’apprendistato del ruolo femminile

funzionale. Viceversa, per il ragazzo si presenterebbe il rischio di una

identificazione con il ruolo materno, e presto scoprirebbe l’inferiorità

femminile rispetto ai maschi e, una volta cresciuto, conoscerebbe la vergogna

rappresentata dall’essere uguale ad una donna (Parsons, 1947, p. 171).

In tal senso, il meccanismo di identificazione svolge principalmente una

funzione di integrazione (Johnson, 1960, p. 134). Ciò crea per il maschio,

secondo Parsons, una conseguente “ansia maschile” (masculine che

anxiety)

sovente si risolve in forme di “maschilità compulsiva” (compulsive masculinity).

Questo processo spiegherebbe il motivo per cui i ragazzi si distanziano da tutto

ciò che possa avere a che fare con il femminile, ogni comportamento che possa

essere identificato con il femminile: si impegnano in attività fisiche in cui

l’antagonismo e la competizione possano provare le caratteristiche biologiche

della maschilità; si distanziano anche dall’espressività emotiva, dovendo

mostrare di essere dei “duri” e di “fare sul serio”. Secondo un processo

11

chiaramente influenzato dalla teoria psicoanalitica , la costruzione dell’identità

maschile, a dire di Parsons, è di tipo reattivo e difensivo rispetto

all’identificazione con il femminile, di “compensazione e rispondenza”

(Parsons, 1951, trad. it. pp. 217-236). Per quanto riguarda invece il

comportamento deviante e criminale, i ragazzi sarebbero caratterizzati da forti

tendenze a comportamenti antisociali e distruttivi, violenti, in contrasto con

12

. La maschilità viene

quanto previsto per le ragazze (Ibidem, p. 172)

11 Come mostra la sua complessa teorizzazione del comportamento deviante, Parsons è

fortemente influenzato dalla psicoanalisi (cfr. Parsons, 1951, trad. it. 1996, p. 310 e seguenti).

12 La stessa posizione è ribadita nella teoria delle subculture devianti di Albert K. Cohen. In

(1955), e nello specifico nella sezione relativa alle differenze sessuali nel

Delinquent Boys

interiorizzata dai soggetti durante le fasi della socializzazione (di genere) e, in

maniera specifica, nel periodo adolescenziale: ciò spiegherebbe il maggior

grado di coinvolgimento in comportamenti delinquenziali rispetto alle ragazze.

Per queste ultime non esisterebbe la possibilità di mettere in atto

comportamenti e pratiche maschili.

Per Parsons, l’ordine sociale e l’equilibrio sono effetti diretti e “naturali”

del processo di socializzazione che è in grado di riprodurre il complesso

valoriale caratteristico del sistema culturale. Ogni disfunzione verrà inibita dal

controllo sociale quale processo equilibratore: esso verrà agito in ogni caso di

socializzazione imperfetta o di cambiamento sociale repentino o di ogni altro

incidente ed imprevisto. Il corretto funzionamento del sistema pertanto si

sostanzia nel corretto ordine di corrispondenza e di identificazione nel ruolo di

genere: le pressioni sociali, normative e valoriali, sono orientate verso

l’identificazione appropriata, corretta, giusta, normale.

Problematizzando l’identificazione di genere attraverso riferimenti a teorie

fisiologiche e psicologiche, un altro studioso funzionalista (Johnson, 1960, p.

128) afferma che “l’interesse speciale nel sesso opposto non è innato; neppure

è l’interesse nel sesso opposto la causa di identificazione con il proprio sesso”.

Tuttavia, rispetto all’omosessualità la posizione assume toni di assertività: “il

fallimento nel compiere le corrette identificazione è una causa di

omosessualità” (Ibidem). È possibile considerare questa posizione come

paradigmatica per la teoria struttural-funzionalista: la paura dello spettro

dell’omosessualità si sostanzia in comportamenti violenti e pertanto maschili,

finalizzati ad esorcizzare la medesima. Il pettegolezzo, la denigrazione e la

discriminazione servono funzionalmente per compattare i valori morali di un

gruppo o di un sistema: schernire un compagno gay allora può divenire quasi

legittimo, è iscritto nelle aspettative sociali. La punizione (e talora la cura)

diventano i mezzi attraverso cui dichiarare collettivamente l’appartenenza al

genere appropriato.

Allora anche i comportamenti devianti assumono una utilità: essi sono

indispensabili affinché il corso degli eventi se ne diversifichi, si allontani

normale

e distingua per cesura, Tale distinzione comporta il rinsaldare i

distanziazione.

legami tra i membri del gruppo, il riconoscersi reciprocamente, affermare

l’ordine morale distinguendo i confini tra lecito ed illecito sia tra i gruppi che

all’interno di questi. Si tratta, in definitiva, di un processo di costruzione delle

appartenenze e di integrazione messo in atto attraverso in controllo e

l’esclusione delle diversità. La particolare enfasi accordata dai funzionalisti al

mantenimento dell’ordine non fa altro che ridurre il controllo sociale ad un

meccanismo di “neutralizzazione e di repressione della deviazione”, portandoli

a misconoscere la portata innovativa e la dimensione creativa della devianza in

relazione al mutamento sociale (Lemert, 1967, trad. it. p. 19). Tuttavia, la deriva

comportamento delinquente, viene ribadita la dicotomia sessuale e di genere, e la

socializzazione maschile come esito di “maschilità compulsiva”.

funzionalista delle sessualità, ed un contesto politico-culturale avverso, non

frenarono l’elaborazione dei primi gruppi di attivisti omosessuali.

4.1

Uno sguardo alla “teoria sociale”: gli attivisti ed il sapere

“emancipativo” (1950-1980)

Nella nostra ricostruzione non possiamo non tenere conto delle elaborazioni a

cura degli attivisti che si raccolsero attorno alle attività del ONE Institute

fondato negli anni Cinquanta. L’Istituto, che organizzava incontri, discussioni

pubbliche e sit-in, nasceva quale reazione alle pesanti discriminazioni di natura

giuridica (nel 1950 gli atti di sodomia erano in America ovunque illegali),

medico-psichiatrica (l’omosessualità era patologia o devianza), morale e

religiosa.

I gruppi di mutuo aiuto e le prime associazioni gay americane si raccolsero

intorno ad un gruppo chiamato “Knights animato dall’afro-

of the Clocks”,

americano Merton Bird, il quale iniziò a coinvolgere persone omosessuali

introducendo persino i temi di omosessualità interrazziale. Un secondo gruppo,

orientato maggiormente verso i temi della giustizia sociale e dei diritti civili, fu

la famosa “Mattachine animata da Harry Hay, che iniziò a proporre un

Society”

intenso dibattito culturale e politico intorno al 1950 a Los Angeles. Il

“Mattachine si smembrò più volte in gruppi differenti

Discussion Group”

raggiungendo la Bay Area, Oakland e San Francisco. Ufficialmente, ONE

nacque il 29 novembre del 1952 in una libreria di Hollywood Boulevard con

l’obiettivo principale di fornire informazioni riguardo l’omosessualità attraverso

pubblicazioni di vario tipo, fornire servizi e promuovere programmi educativi e

ricerche anche in collaborazione con altri soggetti (Dorr Legg, 1994). Ai fini

del presente saggio, è rilevante sottolineare il contributo apportato da uno dei

13

fondatori dell’Istituto, W. Dorr Legg , il quale nel 1981 riuscì ad ottenere le

necessarie autorizzazioni da parte del Department of Education Office dello

Stato della California per la creazioni di corsi di laurea e di dottorato in

“Homophile Studies”.

L’approccio promosso dagli studiosi e dagli studenti del si basava

ONE

sulla convinzione che fosse possibile identificare una minoranza omosessuale

con una cultura specifica; si trattava pertanto di legittimare una sociologia di

14

una subcultura sessuale definita (cfr. Crowter, 1960) . Il lavoro dell’Istituto fu

particolarmente attento ed incisivo. Per preparare i corsi dell’anno 1959-60 su

temi espressamente sociologici (“The Homosexual in American Society” o

“Sociology of Homosexuality”), si procedette all’analisi e allo studio di più di

un centinaio di manuali di sociologia in uso, allora, presso le università

americane. Il risultato, assai intuibile, fu l’uso e l’associazione dell’omosessualità

13 W. Dorr Legg era professore associato di sociologia alla California State University, Long

Beach.

14 R.H. Crowter è lo pseudonimo di Julian Underwood.

ai temi della devianza e della devianza sociale: essa era associata alla

prostituzione, all’abuso di droga, all’alcoolismo, ad altri comportamenti

antisociali e criminali (Dorr Legg, 1994, p. 34). L’unica eccezione veniva

rappresentata dal testo di Marshall B. Clinard (1957), recensito da Merritt

15

Thompson (1958) con lo pseudonimo di “Dr. M.M.” .

Il lavoro dell’Istituto si rivela ben più interessante perché, oltre ad offrire

una “sociologia della sociologia” degli anni Cinquanta e Sessanta, analizzava il

lavoro teorico e gli apparati analitico-concettuali utilizzati comparandoli con

l’esperienza diretta dei propri membri e studenti. Si studiavano i dati “ufficiali”

confrontandoli con note raccolte sul campo, con le proprie esperienze

personali e con le storie di vita (abbondanti e disponibili), mettendo in atto

un’indicazione assai cara al pragmatismo di John Dewey: “portare la teoria

nell’esperienza di vita degli studenti” (Legg, 1994, p. 35). Il lavoro di

Thompson pertanto si concentrò sul concetto di “rilevanza” (Schütz, 1970) per

proporre una “sociologia della rilevanza” fondata a livello dell’esperienza, in

grado di porre degli interrogativi che non potevano più essere analizzati con le

generalizzazioni degli studi sociologici (funzionalisti): chi è omosessuale? Che

significato ha veramente la scala di Kinsey? Il comportamento omosessuale

può essere osservato attraverso l’analisti funzionalista? Esiste una “comunità”

omosessuale? (Dorr Legg, 1994, pp. 35-36).

La recensione di Thompson mette il luce alcuni aspetti essenziali della

miopia sociologica relativamente allo studio dell’omosessualità. Si lamenta

l’analisi dei fenomeni devianti (e tra questi quello dell’omosessuale come sexual

solo come fenomeno negativo, e non come epifenomeno del

offender)

mutamento sociale; vengono criticati altresì i residui positivisti ed innatisti

nell’analisi e spiegazione del comportamento deviante e criminale. Ma è W.

Dorr Legg che, tra la primavera del 1962 e l’inverno del 1963, propone alcune

dispense e poi degli articoli più compiuti che sarebbero dovuti rientrare a fare

parte di un manuale ad uso dei corsi dell’Istituto, intitolato The Sociology of

(Dorr Legg, 1962; 1963). In questo lavoro, si evidenzia la

Homosexuality

dipendenza delle ricerche degli scienziati sociali nei confronti della letteratura

medica e della teoria psicologica e il disinteresse mostrato per il tema

dell’omosessualità all’interno delle teorizzazioni generali. Dorr Legg elabora

inoltre l’ipotesi che tutta la teoria sociale sia costruita su quanto chiama il

(the attraverso il quale si definisce

presupposto eterosessuale heterosexual assumption),

astoricamente e staticamente l’equilibrio sociale. In riferimento a ciò, suggerisce

la necessità di nuove formulazioni che non tengano conto esclusivamente della

popolazione omosessuale, ma anche delle relazioni di questa con la società più

vasta (Dorr Legg, 1994, p. 124).

Nel 1969, Julian Underwood presenta uno studio su 388 maschi

omosessuali nord-americani, che viene discusso, tra gli altri, da Richard Green,

psichiatra e direttore della Gender Identity Clinic della UCLA, e da Barry

15 La recensione fu spedita al prof. Clinard, il quale rispose sorpreso ed espresse “la propria

perplessità che nessuna attenzione fosse stata prestata ad un intero volume mentre tanta su

poche pagine concernenti l’omosessualità” (Dorr Legg, 1994, p. 35).


PAGINE

19

PESO

208.32 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta il tema dell'omosessualità in America dagli anni Venti alla fine degli anni Settanta.
Parole chiave: patologia, scuola di Chicago, analisi funzionalistica, queer, teoria sociale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia della devianza

Genere, sessualità e società.
Dispensa
Sessualità
Dispensa
Politiche pubbliche ed omosessualità
Dispensa
Sociologia del transgenderismo
Dispensa