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D ( . 5 C .)

ECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO ART OST

1. Il decentramento amministrativo come principio di organizzazione; 2. Decentramento e

autonomia; 3. Decentramento e sussidiarietà; 4. Le “direzioni” e le articolazioni della nozione di

decentramento amministrativo; 4.1 Il decentramento burocratico e la deconcentrazione; 4.2 Il

decentramento istituzionale; 4.3 Il decentramento autonomistico. Francesca Di Lascio

1. Il decentramento amministrativo come principio di organizzazione.

Il principio del decentramento amministrativo è sancito dall’art. 5 Cost., secondo cui “La

Repubblica…attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento

amministrativo”. Lo stesso articolo prosegue affermando che la Repubblica “adegua i principi ed i

metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento”. La norma

costituzionale prevede, dunque, un ambito di operatività generalizzato del richiamato criterio, che

può riguardare tutte le organizzazioni di cui si compone il sistema istituzionale laddove superano

certe dimensioni e/o presentano una rilevante complessità.

In questa accezione, il decentramento amministrativo attiene alla dislocazione delle attribuzioni ed

all’assegnazione delle competenze tra più figure soggettive per lo svolgimento della funzione

amministrativa, configurando un “fenomeno di derivazione” di poteri amministrativi originati

all’interno dell’apparato politico-amministrativo dello Stato centrale. Più precisamente, volendo

accogliere una definizione generale del predetto principio, si può dire che lo stesso consiste nel

trasferimento dei compiti e delle funzioni proprie di una certa organizzazione verso le articolazioni

periferiche della medesima struttura. Si tratta, dunque, di una formula di organizzazione

ordinamentale che può dare vita a modelli diversi in base alla direzione con cui si sviluppa

all’interno dell’organizzazione amministrativa complessivamente intesa.

Il decentramento può, quindi, essere interpretato quale generale criterio di divisione del lavoro

all’interno delle organizzazioni complesse, siano queste di natura pubblica o privata. In tal senso, il

criterio organizzativo di cui si discute può migliorare il rapporto tra gli uffici che svolgono attività

amministrative finali e l’utenza cui le medesime attività sono dirette, rappresentando uno

strumento di miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione amministrativa, che trae

giovamento dalla semplificazione strutturale ottenuta mediante una più razionale collocazione

delle funzioni.

Diversamente, il decentramento può intervenire per ridistribuire le competenze tra il centro della

struttura pubblica e la sua periferia, operando all’interno dei confini dell’organizzazione

amministrativa. In questo caso, il decentramento si rivela un mezzo importante nella distribuzione

razionale delle competenze tra le singole unità divisionali dell’apparato amministrativo, operando

come mezzo di attuazione del principio costituzionale di buon andamento di cui all’art. 97 Cost., in

specie con riferimento all’economicità dell’azione pubblica. In particolare, questo profilo assume

rilievo nel momento in cui si procede alla dislocazione dei compiti operativi e gestionali presso le

strutture periferiche, mantenendo in capo agli organi centrali le funzioni direttive e di indirizzo,

nonché quelle di regolazione, coordinamento e controllo (in realtà, tale modalità di decentramento è

spesso assimilata alla nozione di deconcentrazione, su cui infra).

2. Decentramento e autonomia.

La tematica del decentramento amministrativo presenta rilevanti connessioni con altri principi

costituzionali: è lo stesso art. 5 Cost. ad enunciare, accanto al predetto criterio ordinamentale, quello

dell’autonomia locale, recitando “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le

autonomie locali”. La collocazione prossima dei due principi permette di evidenziare la relazione

che intercorre tra realizzazione del decentramento e concretizzazione del principio di

democraticità nonché di ritenere che la predetta sistemazione, in apertura della Cost. tra i principi

fondamentali, renda il decentramento uno dei criteri guida dell’intero ordinamento.

In questo senso, il rapporto tra autonomia e decentramento esprime il pluralismo delle istituzioni di

governo, nel quale si manifesta, a sua volta, il principio democratico di cui all’art. 1 Cost.. Deriva

da ciò la necessità che i poteri decisori non siano racchiusi in un unico “centro”, né siano conferiti

in modo esclusivo allo stesso livello di governo.

Con riferimento all’attuale interpretazione del principio dell’autonomia locale, ha assunto

particolare rilievo la riforma costituzionale operata dalla l. cost. n. 3/2001, attraverso la quale è

stata rafforzata la tutela degli interessi emergenti dalle comunità locali. Alla luce del nuovo assetto

costituzionale, infatti, è indiscutibile che gli enti del governo locale abbiano un novero di funzioni

proprie, conferite alla loro titolarità ed esercitate con responsabilità piena, al di fuori di ingerenze

derivanti da rapporti gerarchici con enti di livello territoriale superiore. Si tratta, a ben chiarire, di

quel nucleo di competenze locali che non possono essere riconosciute ex novo con fonte legislativa,

in quanto già insite nel principio di autonomia di cui all’art. 5 Cost., e che possono essere

disciplinate direttamente dagli enti interessati con propria potestà normativa e regolamentare, fatto

salvo il rispetto degli ambiti sottoposti a riserva di legge statale.

Per contro, le funzioni amministrative decentrate, che si sommano alle competenze “originarie”

delle autonomie locali, devono essere rigidamente predeterminate e trovare fondamento in un

apposito atto di conferimento che, secondo una delle più significative leggi di decentramento

amministrativo intervenute nel sistema italiano, opera il trasferimento, la delega o l’attribuzione dei

predetti compiti agli enti locali (v. art. 1, co. 1, l. n. 59/1997).

3. Decentramento e sussidiarietà.

Un criterio ordinatore fondamentale nell’attribuzione delle competenze alle autonomie locali è

indicato dall’art. 118, co. 1, Cost., in base al quale “le funzioni amministrative sono attribuite ai

Comuni”. Si evidenzia, così, l’avvenuta rottura del principio del parallelismo tra funzioni

legislative e funzioni amministrative, operata dalla riforma costituzionale del 2001. Le prime,

infatti, sono ripartite tra Stato e Regioni con un criterio inverso rispetto al precedente assetto dei

poteri, essendo prevista una competenza residuale in favore delle amministrazioni regionali a fronte

della puntuale elencazione delle competenze legislative statali (v. art. 117, co. 2, 3 e 4, Cost.). Le

funzioni amministrative, invece, spettano in linea di massima al livello comunale.

Viene, così, data piena legittimazione nel nostro sistema costituzionale al principio di sussidiarietà,

recepito dall’ordinamento europeo (v. art. 5, ex art. 3B, del Trattato UE) e gradualmente assunto,

anche all’interno del nostro ordinamento, a criterio ordinatore dei rapporti tra amministrazioni di

diverso livello territoriale nonché tra queste ed i cittadini-utenti. Secondo tale principio, già

richiamato nel nostro ordinamento dall’art. 4, co. 3, della l. n. 59/1997 e dall’art. 3, co. 2, del d. lgs.

n. 112/1998, che lo hanno posto tra i criteri direttivi del conferimento di compiti dallo Stato alle

Regioni ed alle autonomie locali, le funzioni amministrative devono essere svolte dall’entità

territoriale più vicina ai cittadini e possono essere attribuite ed esercitate dal livello superiore di

governo soltanto se l’ente di livello inferiore non riesce a curare gli interessi che ad esso sono stati

affidati.

La sussidiarietà, che nel senso descritto è presa in considerazione nella sua accezione verticale,

presenta, dunque, un collegamento stretto con l’autonomia locale, la quale trova un rafforzamento

nella necessità di prevedere un ambito di governo proprio e garantito degli enti locali sussidiati (e

dei comuni, in specie) in cui è ammessa l’ingerenza di altri livelli territoriali solamente in via

sussidiaria o in via sostitutiva, secondo il meccanismo di cui all’art. 120 Cost.

Corollari del principio di sussidiarietà sono i criteri di adeguatezza e differenziazione, anch’essi

menzionati dall’art. 118 Cost. Il primo dei due attiene alla necessità di verificare previamente

l’“idoneità organizzativa dell’amministrazione ricevente a garantire, anche in forma associata con

altri enti, l’esercizio delle funzioni”conferite (v. art. 4, co.3, lett. g, l. n. 59/1997), posto che l’esito


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Diritto degli enti locali e dei servizi pubblici della Prof.ssa Francesca Di Lascio. Contiene: definizione del concetto di decentramento amministrativo, analisi dei rapporti tra i concetti di decentramento, autonomia e sussidiarietà; analisi del decentramento burocratico e della deconcentrazione; analisi del decentramento istituzionale; analisi del decentramento autonomistico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in politiche pubbliche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto degli enti locali e dei servizi pubblici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Di Lascio Francesca.

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