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delusione nel bambino che si accorge come, nella realtà, l'abbassalingua non sia

ne un cibo ne un contenitore di cibo.

Terza fase. Vi è una terza fase in cui il bambino, prima di tutto, lascia cadere

l'abbassalingua come per errore. Se glielo si restituisce, è contento, riprende a

giocare con esso e lo lascia cadere di nuovo, questa volta in modo più

deliberato. Glielo si restituisce ancora, e di nuovo lo lascia cadere, questa volta

di proposito: il bambino gode intensamente nel liberarsene, e gli piace in modo

particolare il suono dell'oggetto che urta contro il pavimento.

2

La fine di questa terza fase giunge quando il bambino desidera scendere

sul pavimento per ritrovare l'abbassalingua, ricominciare a metterselo in bocca

e giocare con esso, oppure quando se ne stanca e cerca di prendere qualunque

altro oggetto trovi a portata di mano.

II comportamento qui descritto può considerarsi normale solo tra i cinque ed

i tredici mesi circa di età. Superati i tredici mesi, l'interesse verso gli oggetti si è

così ampliato che, qualora venga ignorato l'abbassalingua ed il bambino cerchi

di afferrare il tampone di carta assorbente, non posso più essere sicuro che vi

sia reale inibizione dell'interesse primario. In altre parole, la situazione si

complica rapidamente e si avvicina alla comune situazione analitica che si

verifica nell'analisi di un bambino di due anni, con lo svantaggio (relativo alla

situazione analitica) che, dato che il bambino è troppo piccolo per parlare, il

materiale presentato diventa difficile da capire. Prima dei tredici mesi,

comunque, in questa «situazione prefissata», la mancanza di linguaggio nel

bambino non costituisce un ostacolo.

Dopo i tredici mesi le angosce del bambino possono ancora riflettersi in

questa particolare situazione; è il suo interesse positivo che si allarga troppo per

esservi compreso.

Io penso che la «situazione prefissata» possa essere utilizzata a scopo

terapeutico anche se il mio saggio non si pone lo scopo di delineare tali

possibilità. Presenterò un caso in cui mi ero impegnato, convinto che si potesse

fare un lavoro di tipo terapeutico, convinzione che, nel frattempo, mi si è

confermata.

Si tratta di una bambina da me seguita dai sei agli otto mesi per disturbi dell’

alimentazione iniziati presumibilmente con una gastroenterite infettiva.

Descriverò il significato di questa fase, ricollegandola alle osservazioni di Freud sul

2

bambino del rocchetto (1920), verso la fine di questo capitolo (vedi pp. 85-86).

Lo sviluppo emozionale della bambina era stato turbato da questa malattia, e la

bambina era rimasta irritabile, insoddisfatta e soggetta al vomito dopo

mangiato. Era cessato ogni gioco, ed, a nove mesi, non solo era del tutto

insoddisfacente il rapporto che la bambina stabiliva con le persone ma erano

pure iniziati degli attacchi convulsi. A undici mesi questi erano diventati

frequenti.

A dodici mesi gli attacchi si erano fatti più violenti, seguiti da sonnolenza.

In questa fase incominciai a vederla ad intervalli di pochi giorni ed a prestarle

venti minuti di attenzione, in una seduta del tipo che ho appena descritto ma

con la bambina sulle mie ginocchia.

In una di queste sedute tenevo la bambina sulle mie ginocchia e l'osservavo.

Fece un furtivo tentativo di mordermi il dito. Tre giorni dopo la tenevo ancora

sulle mie ginocchia ed aspettavo di vedere ciò che avrebbe fatto. Mi morsicò il

dito tre volte con tale forza che la mia pelle si era quasi lacerata. Si mise a

giocare gettando per terra gli abbassalingua senza smettere per quindici minuti.

Ogni volta piangeva come se fosse davvero infelice. Due giorni dopo la tenni

sulle mie ginocchia per mezz'ora. Aveva avuto quattro convulsioni nei due

giorni precedenti. All'inizio pianse come al solito. Mi morsicò ancora il dito con

molta forza, questa volta senza mostrare sentimenti di colpa, e poi giocò a

mordere ed a gettar via gli abbassalingua. Stando sulle mie ginocchia diventò

capace di godere del gioco. Dopo un po' incominciò a toccarsi le dita dei piedi.

In seguito la madre venne a dirmi che, dopo l'ultima consultazione, la

bambina era diventata « diversa ». Non solo non aveva più avuto convulsioni

ma aveva pure dormito bene di notte - felice tutto il giorno, senza prendere il

bromuro. Undici giorni dopo, il miglioramento persisteva senza l'intervento di

nessun farmaco; da quattordici giorni non si verificavano più convulsioni, e la

madre chiese di non tornare più.

Visitai la -bambina un anno dopo e trovai che, dall'ultima consultazione,

erano scomparsi tutti i sintomi. Trovai una bambina del tutto sana, felice,

intelligente e cordiale, amante del gioco e libera dalle comuni ansie.

Sono la fluidità della personalità del bambino di pochi mesi, ed il fatto che

sentimenti e processi inconsci sono così vicini alle prime fasi della primissima

infanzia, che rendono possibile il verificarsi di cambiamenti nel corso di poche

sedute. Questa fluidità, tuttavia, deve pure significare che un bambino che è

normale ad un anno o che, a quest’età, viene positivamente influenzato dal

trattamento, non è per niente fuori dai guai.

Il bambino può ancora cadere nella nevrosi in un successivo stadio ed

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ammalarsi, se esposto a fattori ambientali negativi. È comunque un segno

favorevole, dal punto di vista prognostico, che il primo anno di vita del

bambino si svolga normalmente.

DEVIAZIONI DALLA NORMA

Ho detto che qualsiasi variazione da quello che considero il comportamento

normale di un bambino nella « situazione prefissata » è significativa.

La variazione principale e più importante riguarda l'esitazione iniziale che

può essere esagerata o mancare del tutto. Vi è il bambino che non mostrerà

apparentemente nessun interesse per l'abbassalingua e ci metterà molto prima di

diventare consapevole del proprio interesse o di raccogliere il necessario

coraggio per manifestare il proprio desiderio. Vi è quello, d'altra parte, che

afferrerà avidamente l'oggetto e se lo metterà in bocca nello spazio di un

secondo. In entrambi i casi vi è deviazione dalla norma. Se l'inibizione è

accentuata vi sarà maggior o minor angoscia, e l'angoscia può davvero essere

molto acuta.

Un'altra variazione dalla norma è quella del bambino che afferra

l'abbassalingua e lo getta immediatamente per terra, e ripete questo gesto tutte

le volte che l'osservatore ricolloca l'oggetto al suo posto.

Vi è quasi certamente una correlazione tra queste ed altre variazioni dalla

norma ed il rapporto che il bambino stabilisce con il cibo e con le persone.

ILLUSTRAZIONE DELLA TECNICA USATA ATTRAVERSO LA

DESCRIZIONE DI UN CASO

La « situazione prefissata » che ho descritto è uno strumento che può essere

adattato da chiunque all'osservazione di qualunque bambino che frequenti il suo

reparto. Prima di discutere la teoria del comportamento formale del bambino

piccolo in questo tipo di situazione presenterò a scopo illustrativo il caso di una

bambina affetta da asma. Il comportamento dell’asma, comparsa e scomparsa in

due occasioni durante l'osservazione, sarebbe potuto sembrare casuale se non

fosse per il fatto che la bambina veniva tenuta costantemente sotto osservazione

e se non fosse per il fatto che i particolari del suo comportamento si sarebbero

potuti paragonare a quelli di altri bambini nella medesima situazione. L'asma,

invece di avere un rapporto incerto con i sentimenti della bambina, poteva esser

vista, grazie alla tecnica usata, in collegamento con un sentimento ben preciso e

con uno stadio definito di una ben nota successione di eventi.

Margaret, una bambina di sette mesi, mi viene condotta dalla madre perché,

durante tutta la notte precedente alla consultazione ha respirato affannosamente.

Normalmente la bambina è molto felice; dorme e mangia bene. I suoi rapporti

con entrambi i genitori sono buoni, specialmente quelli con il padre, un uomo

che lavora di notte e che la vede spesso. Margaret dice già «Pa-pa» ma non

«Ma-ma». Quando chiedo: « Da chi va quando è in difficoltà?» la madre

risponde: «Va dal padre; lui riesce a farla dormire ». Margaret ha una sorella

maggiore di sedici mesi, sana; le due bambine giocano insieme e si vogliono

bene sebbene la nascita di Margaret abbia risvegliato una certa gelosia nella

sorella maggiore.

La madre spiega di esser stata colpita da asma lei stessa quando era rimasta

incinta dell'ultima bambina, e la prima aveva solo sette mesi. Era stata male lei

stessa fino ad un mese prima della consultazione; da quel momento l'asma non

era più ricomparsa. Soggetta all'asma era pure sua madre - la nonna della

bambina - che aveva anch'essa contratto tale malattia con l'inizio delle

gravidanze. Il rapporto tra Margaret e sua madre è buono, e la bambina viene

allattata al seno con soddisfazione.

Il sintomo, l'asma, non compare del tutto senza preavviso. La madre riferisce

che per tre giorni, prima della sua comparsa, Margaret si era agitata nel sonno,

dormendo solo dieci minuti per volta, svegliandosi, strillando e tremando tutta.

Da un mese si metteva i pugni in bocca, comportamento che era recentemente

diventato alquanto coatto ed angoscioso. Da tre giorni era pure comparsa una

leggera tosse ma l'affanno si era fatto solo la notte prima della consultazione.

È interessante notare il comportamento della bambina nella «situazione

prefissata». Questi sono gli appunti presi allora : «Pongo un abbassalingua ad

angolo retto sul tavolo, e la bambina se ne interessa immediatamente, lo guarda

e guarda me - un lungo sguardo con grandi occhi e sospiri. La bambina

continua così per cinque minuti, incapace di risolversi a prendere

l'abbassalingua. Quando finalmente l'afferra non riesce dapprima a decidere di

metterlo in bocca, sebbene sia molto chiaro il suo desiderio di farlo. Dopo un

po' scopre di essere capace di prenderlo, come se lo stare come stavamo la

rassicurasse gradualmente. Mentre riesce ad afferrare l'oggetto noto il solito

afflusso di saliva, e, per qualche minuto, la bambina gode di quest’esperienza

con la bocca». Si noterà che questo comportamento corrisponde a quello da me

definito normale. 72

«Nella seconda consultazione Margaret si sporge per prendere

l'abbassalingua ma esita ancora, esattamente come nella prima seduta, ed

ancora, solo gradualmente, riesce a prenderlo in bocca, ad acquistare

confidenza con l'oggetto ed a goderne. Rispetto alla prima volta appare più

desiderosa di mettersi l'oggetto in bocca, e fa dei rumori mentre lo mastica. Lo

fa ben presto cadere deliberatamente e, quando glielo si restituisce, gioca con

esso in modo eccitato e rumoroso, scalciando e guardando la madre e me,

evidentemente compiaciuta. Gioca con l'abbassalingua, lo getta di nuovo per

terra, lo rimette in bocca quando questo le viene restituito, esegue movimenti

disordinati con le mani, incomincia quindi ad interessarsi agli altri oggetti che

sono a sua portata di mano, compreso il bicchiere degli abbassalingua. Per

finire lascia cadere il recipiente, e, poiché sembra desiderosa di scendere, la

mettiamo sul pavimento insieme al bicchiere ed all'abbassalingua. Ci guarda,

appare molto soddisfatta della vita; gioca con le dita dei piedi, con

l'abbassalingua e con il bicchiere, ma non contemporaneamente con tutti e due.

Alla fine prende l'abbassalingua e sembra volerlo deporre vicino al bicchiere; lo

spinge invece nella direzione opposta. Quando le si riavvicina l'abbassalingua

Margaret finisce per batterlo contro il bicchiere, facendo molto rumore ».

(Il punto principale che, in questo caso, ci interessa per la discussione in

corso è contenuto nella prima parte della descrizione ma ho presentato l'intera

serie di appunti per il grande interesse che ogni dettaglio potrebbe assumere

qualora si volesse allargare l'argomento in questione. Per esempio, è solo

gradualmente che la bambina riesce ad unire insieme i due oggetti. Ciò è molto

interessante e caratteristico della sua difficoltà come pure della sua nascente

capacità di occuparsi di due persone contemporaneamente. Per chiarire il più

3

possibile questo punto ne rimando la discussione ad un'altra occasione) .

In questa descrizione del comportamento della bambina non ho ancora detto

quando era comparsa l'asma. Margaret sedeva in grembo alla madre, e ci

divideva il tavolo. La madre teneva la bambina abbracciandole il petto con le

due mani e reggendole il corpo. Era stato perciò molto facile vedere quando, ad

un certo punto, era comparsa l'asma bronchiale. Le mani della madre

accompagnavano il movimento esagerato del petto della bambina; erano

evidenti sia la profonda inspirazione sia la prolungata e difficile espirazione di

cui si poteva udire il rumore. La madre poteva osservare altrettanto bene di me

l'insorgere dell'asma. L'asma era comparsa in tutte e due le occasioni in cui vi

era stata esitazione a prendere l'abbassalingua.

Vedi pp. 81-82.

3

La bambina posava la mano sull'abbassalingua, e quindi, mentre cercava di

controllare il corpo, la mano e l'ambiente, compariva l'asma che implicava un

controllo involontario dell'espirazione. Non appena la bambina acquistava

confidenza con l'abbassalingua introdotto in bocca, che provocava un afflusso

di saliva, e da uno stato di quiete passava ad un'attività che la faceva godere ed

in cui un atteggiamento di vigilante incertezza si tramutava in fiducia in se

stessa, in questo preciso momento l'asma scompariva.

Durante i successivi quindici giorni non comparvero altri attacchi d'asma

4

oltre i due insorti nelle due consultazioni menzionate . Attualmente (e cioè

ventun mesi dopo l'episodio descritto) la bambina non ha più attacchi, sebbene,

5

naturalmente, rimanga vulnerabile da questo punto di vista .

Grazie al metodo d'osservazione usato mi è possibile trarre, da questo caso,

alcune deduzioni sugli attacchi di asma e sul loro rapporto con i sentimenti del

bambino piccolo. La mia deduzione principale è che, in questo caso, vi fosse

un'associazione abbastanza stretta tra spasmo bronchiale ed ansia per

giustificare l'ipotesi di una relazione tra l'uno e l'altra. Il fatto che la bambina

venisse osservata in condizioni note ci ha permesso di vedere come per

Margaret l'asma comparisse nel momento in cui, normalmente, si verifica

l'esitazione, ed esitazione significa conflitto mentale. Si è destato un impulso.

Tale impulso viene temporaneamente controllato, e l'asma coincide, nelle due

occasioni citate, con il momento del controllo dell'impulso. Quest'osservazione,

particolarmente se confermata da osservazioni similari, costituirebbe una buona

base di discussione sugli aspetti emozionali dell'asma, specie se considerata

congiuntamente alle osservazioni raccolte durante il trattamento psicoanalitico

di pazienti affetti da asma.

DISCUSSIONE TEORICA

L'esitazione, anche se è normale che appaia, è - in primo luogo – un chiaro

segno di ansia.

Come Freud (1926) disse, «vi è ansia per qualcosa». Vi sono perciò due punti

da discutere: le cose che succedono nel corpo e nella mente in uno stato d'ansia,

ed il « qualcosa » per cui vi è ansia.

Se ci chiediamo la ragione per cui il bambino esita dopo il primo gesto

Ricomparvero invece nella madre

4

5 La madre puntualizzò di nuovo di aver avuto l'asma come se sentisse il bisogno di

averla quando non ne era afflitta la bambina.

74

impulsivo dobbiamo convenire, credo, che si tratta di una manifestazione del

Super-io. Riguardo all'origine di questo sono giunto alla conclusione che

generalmente parlando, non si possa spiegare la normale esitazione del bambino

ponendola semplicemente in relazione con l'atteggiamento parentale. Ciò non

significa che io trascuri la possibilità che egli si comporti così perché ha

imparato ad aspettarsi che la madre disapprovi o perfino vada in collera tutte le

volte che egli prende o mette in bocca qualcosa. L'atteggiamento dei genitori è

effettivamente molto importante in certi casi.

Ho imparato a distinguere piuttosto rapidamente le madri che hanno una

radicata avversione verso la manipolazione e l'introduzione m bocca di oggetti

da parte del bambino ma, in complesso, posso dire che le madri che vengono

nel mio reparto non ostacolano quello che esse tendono a considerare un

normale interesse infantile. Tra queste madri ve ne sono perfino alcune che mi

conducono i loro figli perché hanno notato che questi hanno cessato di afferrare

e d'introdurre in bocca gli oggetti, riconoscendo in questo comportamento un

sintomo.

Inoltre a questa tenera età, intendiamo prima dei quattordici mesi, vi è una

fluidità di carattere che permette alla madre di superare m una certa misura la

sua tendenza a proibire questo piacere infantile. Dico alla madre: «II bambino,

qui, può farlo se lo vuole, ma non lo incoraggi». Ho scoperto che, nella misura

in cui i bambini non sono mossi dall’ansia, riescono ad adattarsi a questo

cambiamento d'atteggiamento.

Ma che sia o no l'atteggiamento materno a determinare i comportamento

del bambino, la mia idea è che l'esitazione significhi che il bambino si aspetta

di provocare la collera e forse la vendetta materna. Perché un bambino si senta

minacciato, anche da una madre che e davvero ed in modo evidente adirata,

deve possedere nella propria mente la nozione di una madre adirata. Come

Freud (1926) dice: «D'altra parte, il pericolo esterno (oggettivo) deve riuscire

ad essere internalizzato se vuoi essere significativo per l'Io ».

Se la madre si è davvero adirata e se il bambino ha davvero ragione di

attendersi che essa vada nuovamente in collera durante la consulta rione quando

egli prende l'abbassalingua, è alle paure fantasticate da bambino che dobbiamo

risalire, esattamente come nel caso comune del bambino che esita anche quando

la madre è del tutto tollerante ed aspetta perfino che egli prenda e si metta in

bocca gli oggetti. Il « qualcosa » per cui nasce l'ansia è nella mente del

bambino, un'idea di male o di severità potenziali e nella situazione nuova può

venir proiettata qualsiasi cosa si trovi nella mente infantile.

Quando il bambino non ha sperimentato nessuna proibizione, l'esitazione può

significare conflitto oppure l'esistenza di una fantasia che corrisponde al

ricordo di una madre effettivamente severa nella mente di altro bambino. In

entrambi i casi, come conseguenza, il bambino dovrà dominare prima di tutto il

suo interesse ed il suo desiderio che potrà ritrovare solo nella misura in cui

l'esame della situazione in cui si trova risulti soddisfacente. E in questo senso

che io preparo l'ambiente in cui si svolge l'osservazione del bambino.

Si può quindi dedurre che il « qualcosa » per cui insorge l'ansia ha una

straordinaria importanza per il bambino. Per meglio capire questo « qualcosa »

sarà necessario attingere alle conoscenze acquisite attraverso l'analisi di

bambini tra i due ed i quattro anni. Menziono quest'età perché Melanie Klein, e

- credo - tutti coloro che hanno analizzato bambini di due anni, hanno scoperto

che vi è qualcosa, nell'esperienza di queste analisi, che non si può riscontrare in

quelle di bambini di tre anni e mezzo e di quattro anni, e che non si ritrova

certamente nelle analisi di bambini in periodo di latenza. Una delle

caratteristiche di un bambino di due anni è che le fantasie orali primarie, con le

relative ansie e difese, sono chiaramente discernibili accanto ai processi mentali

secondari ed altamente elaborati.

L'idea che i bambini piccoli abbiano delle fantasie non è accettabile per tutti,

ma, probabilmente, tutti coloro che hanno analizzato bambini di due anni hanno

trovato necessario postulare che un bambino, anche di sette mesi, come nel caso

di asma sopra citato, abbia delle fantasie. Queste non sono ancora collegate a

rappresentazioni verbali ma sono colme di contenuto e ricche di emozioni, e si

può dire che costituiscono le fondamenta sulle quali verrà costruita tutta la

successiva vita fantastica.

Queste fantasie infantili non riguardano soltanto l'ambiente esterno ma

anche il destino e l'interdipendenza delle persone, e parti di persone che sono

fantasticamente prese dentro di sé - dapprima insieme al cibo ingerito e in un

secondo tempo come procedimento indipendente - e che costituiscono la realtà

interna. Il bambino sente che le cose dentro "sono buone o cattive proprio come

le cose fuori sono buone o cattive. Le qualità di buono e cattivo dipendono dalla

relativa accettabilità dello scopo nel processo d'incorporazione. Questa, a sua

volta, dipende dalla forza delle pulsioni distruttive collegate alle pulsioni

d'amore, e dalla capacità del singolo bambino di tollerare le ansie derivanti

dalle tendenze distruttive. È necessario prendere in considerazione, connessa

con la forza delle pulsioni distruttive e con il grado di tolleranza del bambino,

anche la natura delle difese del bambino, compreso il grado di sviluppo della

sua capacità di riparazione. 76

Si può riassumere dicendo che la capacità del bambino di mantenere vivo ciò

che egli ama e di conservare la fede nel proprio amore influiscono in modo

importante sul grado di bontà o di cattiveria che egli sente nelle cose dentro e

fuori di lui; e questo è in una certa misura vero anche per il bambino di solo

pochi mesi. Inoltre, come Melanie Klein ha mostrato, vi è costante scambio e

costante verifica tra realtà interna ed esterna; la realtà interna viene sempre

costruita ed arricchita dall'esperienza istintuale in rapporto agli oggetti esterni e

dai contributi degli oggetti esterni stessi (nella misura in cui questi riescono a

venir percepiti). Il mondo esterno è costantemente percepito, ed il rapporto

dell'individuo con questo costantemente arricchito, grazie all'esistenza in lui di

un vivo mondo interno.

La profonda comprensione e convinzione acquisita attraverso l'analisi di

bambini più grandi possono applicarsi al primo anno di vita così come Freud

aveva utilizzato le sue scoperte sugli adulti per la comprensione dei bambini, e

per la comprensione non solo di un particolare bambino ma anche dei bambini

in generale.

E chiarificatore osservare direttamente i bambini, ed è necessario farlo. Sotto

molti aspetti, tuttavia, l'analisi dei bambini di due anni ci dice, sul bambino di

pochi mesi, molto di più di ciò che possiamo trarre dall'osservazione diretta di

questi ultimi. Questo non ci sorprende; ciò che caratterizza la psicoanalisi come

strumento di ricerca è, come sappiamo, la sua capacità di scoprire la parte

inconscia della mente e di ricollegarla a quella conscia, e di offrirci così

qualcosa di simile ad una piena comprensione dell'individuo analizzato. Ciò è

vero anche per il bambino di pochi mesi e di pochi anni, sebbene l'osservazione

diretta possa dire molto a chi sappia davvero come guardare e che cosa cercare.

Il procedimento appropriato è evidentemente quello di ricavare tutto ciò che

possiamo sia dall'osservazione sia dall'analisi, e di permettere che queste si

completino a vicenda.

Desidero ora dire qualcosa sulla fisiologia dell'ansia. Non significa forse

ostacolare lo sviluppo della psicologia descrittiva rilevare solo raramente, se

mai lo si faccia, come non si possa descrivere la fisiologia dell'ansia in termini

semplici, per la ragione che essa è diversa in casi diversi ed in epoche diverse?

Ci viene insegnato che l'ansia può essere caratterizzata da pallore, sudorazione,

vomito, diarrea e tachicardia. E tuttavia m'interessava scoprire, nel mio reparto,

se esistono in realtà varie manifestazioni alternative d'ansia, qualunque sia

l'organo o la funzione interessati.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

In questo articolo Winnicott descrive un metodo per osservare oggettivamente dei bambini di pochi mesi, basato sull'analisi dei loro comportamenti in una « situazione prefissata ». L'autore descrive una sana successione di eventi durante la routine clinica, tra cui il momento dell'esitazione che a suo avviso indica ansia e l'esistenza di un Super-Io nella mente infantile, ipotizzando nel bambino la presenza di una Resistenza di fantasie infantili.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dinamica clinica e di comunità
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di PSICOLOGIA DEI PROCESSI RELAZIONALI E DI SVILUPPO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof De Rosa Barbara.

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