Che materia stai cercando?

D. lgs. n. 104/10 - Riordino processo amministrativo Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Amministrativo II, tenute dal Prof. Alfredo Corpaci nell'anno accademico 2010.
Il documento riproduce il testo del decreto legislativo emanato pe il riordino del processo amministrativo, il n. 104/2010, in attuazione della legge delega... Vedi di più

Esame di Diritto Amministrativo II docente Prof. A. Corpaci

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Uff., S.O., 15 settembre 2003, n. 214.

- Si riporta il testo dell'articolo 3 del decreto legge

19 agosto 2003, n. 220 («Disposizioni urgenti in materia di

giustizia sportiva», pubblicato in Gazz. Uff. 20 agosto

2003, n. 192), come modificato dal presente decreto:

«Art. 3. (Norme sulla giurisdizione e disciplina

transitoria).- 1. Esauriti i gradi della giustizia sportiva

e ferma restando la giurisdizione del giudice ordinario sui

rapporti patrimoniali tra societa', associazioni e atleti,

ogni altra controversia avente ad oggetto atti del Comitato

olimpico nazionale italiano o delle Federazioni sportive

non riservata agli organi di giustizia dell'ordinamento

sportivo ai sensi dell'articolo 2, e' disciplinata dal

codice del processo amministrativo. In ogni caso e' fatto

salvo quanto eventualmente stabilito dalle clausole

compromissorie previste dagli statuti e dai regolamenti del

Comitato olimpico nazionale italiano e delle Federazioni

sportive di cui all'articolo 2, comma 2, nonche' quelle

inserite nei contratti di cui all'articolo 4 della legge 23

marzo 1981, n. 91.

2. (abrogato).

3. (abrogato).

4. (abrogato).

5.(abrogato). » .

- La legge 17 ottobre 2003, n. 280 («Conversione in

legge, con modificazioni, del D.L. 19 agosto 2003, n. 220,

recante disposizioni urgenti in materia di giustizia

sportiva») e' pubblicata in Gazz. Uff. 18 ottobre 2003, n.

243. - Il decreto legislativo 30 dicembre 2003, n. 396

(«Testo unico delle disposizioni legislative in materia di

debito pubblico (Testo B)») e' pubblicato in Gazz. Uff.,

S.O., 9 marzo 2004, n. 57.

- Il decreto legislativo 30 dicembre 2003, n. 398

(«Testo unico delle disposizioni legislative in materia di

debito pubblico (Testo A)») e' pubblicato in Gazz. Uff.,

S.O., 9 marzo 2004, n. 57.

- Si riporta il testo dell'articolo 142 del decreto

legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 («Codice della

proprieta' industriale, a norma dell'articolo 15 della L.

12 dicembre 2002, n. 273», pubblicato in Gazz. Uff., S.O.,

4 marzo 2005, n. 52), come modificato dal presente decreto:

«Art. 142. (Decreto di espropriazione).- 1.

L'espropriazione viene disposta per decreto del Presidente

della Repubblica, su proposta del Ministro competente, di

concerto con i Ministri delle attivita' produttive e

dell'economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei

ministri, se il provvedimento interessa la difesa militare

del Paese o, negli altri casi, la Commissione dei ricorsi.

2. Il decreto di espropriazione nell'interesse della

difesa militare del Paese, quando viene emanato prima della

stampa dell'attestato di brevettazione o di registrazione,

puo' contenere l'obbligo e stabilire la durata del segreto

sull'oggetto del titolo di proprieta' industriale.

3. La violazione del segreto e' punita ai sensi

dell'articolo 262 del codice penale.

4. Nel decreto di espropriazione e' fissata

l'indennita' spettante al titolare del diritto di

proprieta' industriale, determinata sulla base del valore

di mercato dell'invenzione, sentita la Commissione dei

ricorsi.

5. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.».

- Si riporta il testo dell'articolo 3 del decreto

legislativo 7 marzo 2005, n. 82 («Codice

dell'amministrazione digitale», pubblicato in Gazz. Uff.,

S.O., 16 maggio 2005, n. 112), modificato dal presente

decreto:

«Art. 3.(Diritto all'uso delle tecnologie).- 1. I

cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed

ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle

comunicazioni con le pubbliche amministrazioni e con i

gestori di pubblici servizi statali nei limiti di quanto

previsto nel presente codice.

1-bis. Il principio di cui al comma 1 si applica alle

amministrazioni regionali e locali nei limiti delle risorse

tecnologiche ed organizzative disponibili e nel rispetto

della loro autonomia normativa.

1-ter. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.».

- Si riporta il testo dell'articolo 326 del decreto

legislativo 7 settembre 2005, n. 209 («Codice delle

assicurazioni private», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 13

ottobre 2005, n. 239) come modificato dal presente decreto:

«Art 326. (Procedura di applicazione delle sanzioni

amministrative pecuniarie). 1. L'ISVAP, ad eccezione dei

casi di assoluta mancanza di pregiudizio per il tempestivo

esercizio delle funzioni di vigilanza o per gli interessi

degli assicurati e degli altri aventi diritto a prestazioni

assicurative, nel termine di centoventi giorni

dall'accertamento dell'infrazione, ovvero nel termine di

centottanta per i soggetti residenti all'estero, provvede

alla contestazione degli addebiti nei confronti dei

possibili responsabili della violazione. Limitatamente alle

violazioni di cui agli articoli 148 e 149 e fermo quanto

previsto ai commi 2 e 3, la procedura puo' essere sospesa

dall'ISVAP fino a novanta giorni qualora l'impresa dimostri

che sono in corso accertamenti dovuti ad un fondato

sospetto di frode. Alla scadenza del periodo di sospensione

senza che l'impresa abbia proposto querela o denuncia,

riprende a decorrere il termine di cui ai commi 2 e 3. La

proposizione della querela o della denuncia sospende la

procedura. La sentenza o il diverso provvedimento del

giudice che decide il procedimento penale estingue la

violazione.

2. Al di fuori dei casi previsti dall'articolo 328,

comma 1, entro i successivi sessanta giorni le parti del

procedimento possono provvedere al pagamento nella misura

piu' favorevole fra la terza parte del massimo ed il doppio

del minimo della pena edittale. Il pagamento estingue la

violazione.

3. Quando le parti non effettuino il pagamento in

misura ridotta o nei casi in cui tale facolta' non e'

prevista, possono proporre, nel termine di cui al comma 2,

reclamo avverso la contestazione degli addebiti e chiedere

l'audizione dinnanzi alla Commissione consultiva sui

procedimenti sanzionatori.

4. La Commissione consultiva, nominata dal Ministro

delle attivita' produttive, e' composta da un magistrato,

anche in pensione, con qualifica non inferiore a

consigliere della Corte di cassazione o qualifiche

equivalenti ovvero da un docente universitario di ruolo,

anche a riposo, che la presiede, e da un dirigente del

Ministero delle attivita' produttive ed un dirigente

dell'ISVAP. Il mandato ha durata quadriennale ed e'

rinnovabile per una sola volta. E' stabilita con

regolamento del Ministro delle attivita' produttive, nel

rispetto dei principi del giusto procedimento, la procedura

dinanzi alla Commissione consultiva e il regime di

incompatibilita' dei componenti. La Commissione consultiva

opera presso l'ISVAP, che provvede alle spese per il suo

funzionamento ed al compenso dei componenti.

5. A seguito dell'esercizio della facolta' di reclamo

di cui al comma 3, la Commissione consultiva acquisisce le

risultanze istruttorie, esamina gli scritti difensivi e

dispone l'audizione, alla quale le parti possono

partecipare anche con l'assistenza di avvocati ed esperti

di fiducia. Se non ritiene provata la violazione, la

Commissione consultiva puo' disporre l'archiviazione della

contestazione o chiedere l'integrazione delle risultanze

istruttorie. Se, invece, ritiene provata la violazione,

trasmette al Ministro delle attivita' produttive la

proposta motivata di determinazione della sanzione

amministrativa pecuniaria, avuto riguardo anche

all'eventuale attenuazione o eliminazione delle conseguenze

dannose ed all'adozione di misure idonee a prevenire la

ripetizione della violazione. Si applicano, inoltre, gli

articoli 8, 8-bis e 11 della legge 24 novembre 1981, n.

689. 6. Il Ministero delle attivita' produttive, sulle

risultanze della proposta della Commissione consultiva o ad

istanza dell'ISVAP in assenza di reclamo, decide la

sanzione con decreto dirigenziale, che viene

successivamente comunicato dall'ISVAP alle parti del

procedimento.

7. La tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo. I ricorsi sono notificati anche all'ISVAP,

che provvede alla difesa in giudizio con propri legali.

8. I decreti ministeriali, che infliggono le sanzioni

pecuniarie, e le sentenze dei giudici amministrativi che

decidono i ricorsi sono pubblicati nel Bollettino

dell'ISVAP. Il Ministero delle attivita' produttive, su

richiesta dell'ISVAP, tenuto conto della violazione e degli

interessi coinvolti, puo' stabilire modalita' ulteriori per

dare pubblicita' al provvedimento, ponendo le relative

spese a carico dell'autore della violazione.».

- Per il testo dell'articolo 11 del decreto legislativo

12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici

relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle

direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE», pubblicato in Gazz.

Uff., S.O., 2 maggio 2006, n. 100), si vedano le note all'

articolo 121 dell'allegato 1.

- Si riporta il testo dell'articolo 243 bis del citato

decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come modificato

dal presente decreto:

«Art. 243 bis. Informativa in ordine all'intento di

proporre ricorso giurisdizionale. (art. 44, comma 3, lett.

b) e d), l. n. 88 del 2009; art. 1, paragrafo 4, direttiva

89/665/CEE e art. 1, paragrafo 4, direttiva 92/13/CEE come

modificati dalla direttiva 2007/66/CE)

1. Nelle materie di cui all'articolo 244, comma 1, i

soggetti che intendono proporre un ricorso giurisdizionale

informano le stazioni appaltanti della presunta violazione

e della intenzione di proporre un ricorso giurisdizionale.

2. L'informazione di cui al comma 1 e' fatta mediante

comunicazione scritta e sottoscritta dall'interessato, o da

un suo rappresentante, che reca una sintetica e sommaria

indicazione dei presunti vizi di illegittimita' e dei

motivi di ricorso che si intendono articolare in giudizio,

salva in ogni caso la facolta' di proporre in giudizio

motivi diversi o ulteriori. L'interessato puo' avvalersi

dell'assistenza di un difensore. La comunicazione puo'

essere presentata fino a quando l'interessato non abbia

notificato un ricorso giurisdizionale. L'informazione e'

diretta al responsabile del procedimento. La comunicazione

prevista dal presente comma puo' essere effettuata anche

oralmente nel corso di una seduta pubblica della

commissione di gara ed e' inserita nel verbale della seduta

e comunicata immediatamente al responsabile del

procedimento a cura della commissione di gara.

3. L'informativa di cui al presente articolo non

impedisce l'ulteriore corso del procedimento di gara, ne'

il decorso del termine dilatorio per la stipulazione del

contratto, fissato dall'articolo 11, comma 10, ne' il

decorso del termine per la proposizione del ricorso

giurisdizionale.

4. La stazione appaltante, entro quindici giorni dalla

comunicazione di cui al comma 1, comunica le proprie

determinazioni in ordine ai motivi indicati

dall'interessato, stabilendo se intervenire o meno in

autotutela. L'inerzia equivale a diniego di autotutela.

5. L'omissione della comunicazione di cui al comma 1 e

l'inerzia della stazione appaltante costituiscono

comportamenti valutabili, ai fini della decisione sulle

spese di giudizio, nonche' ai sensi dell'articolo 1227 del

codice civile.

6. Il diniego totale o parziale di autotutela, espresso

o tacito, e' impugnabile solo unitamente all'atto cui si

riferisce, ovvero, se quest'ultimo e' gia' stato impugnato,

con motivi aggiunti.».

- Si riporta il testo dell'articolo 22 del decreto

legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 («Attuazione della

direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini

dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di

soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri»,

pubblicato in Gazz. Uff. 27 marzo 2007, n. 72), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 22. (Ricorsi avverso i provvedimenti di

allontanamento).- 1. Avverso i provvedimenti di

allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato o per

motivi di ordine pubblico di cui all'articolo 20, comma 1,

la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo

e' disciplinata dal codice del processo amministrativo.

2. Avverso il provvedimento di allontanamento per

motivi di pubblica sicurezza, per motivi imperativi di

pubblica sicurezza e per i motivi di cui all'articolo 21

puo' essere presentato ricorso entro venti giorni dalla

notifica, a pena di inammissibilita', al tribunale

ordinario in composizione monocratica in cui ha sede

l'autorita' che lo ha adottato. La parte puo' stare in

giudizio personalmente.

3. I ricorsi di cui ai commi 1 e 2, sottoscritti

personalmente dall'interessato, possono essere presentati

anche per il tramite di una rappresentanza diplomatica o

consolare italiana; in tale caso l'autenticazione della

sottoscrizione e l'inoltro all'autorita' giudiziaria

italiana sono effettuati dai funzionari della

rappresentanza. La procura speciale al patrocinante legale

e' rilasciata avanti all'autorita' consolare, presso cui

sono eseguite le comunicazioni relative al procedimento.

4. I ricorsi di cui ai commi 1 e 2 possono essere

accompagnati da una istanza di sospensione

dell'esecutorieta' del provvedimento di allontanamento.

Fino all'esito dell'istanza di cui al presente comma,

l'efficacia del provvedimento impugnato resta sospesa,

salvo che il provvedimento di allontanamento si basi su una

precedente decisione giudiziale ovvero sia fondato su

motivi di sicurezza dello Stato o su motivi imperativi di

pubblica sicurezza.

5. Sul ricorso di cui al comma 2, il tribunale decide a

norma degli articoli 737, e seguenti, del codice di

procedura civile. Qualora i tempi del procedimento

dovessero superare il termine entro il quale l'interessato

deve lasciare il territorio nazionale ed e' stata

presentata istanza di sospensione ai sensi del comma 4, il

giudice decide con priorita' sulla stessa prima della

scadenza del termine fissato per l'allontanamento.

6. Al cittadino comunitario o al suo familiare,

qualunque sia la sua cittadinanza, cui e' stata negata la

sospensione del provvedimento di allontanamento sono

consentiti, a domanda, l'ingresso ed il soggiorno nel

territorio nazionale per partecipare al procedimento di

ricorso, salvo che la sua presenza possa procurare gravi

turbative o grave pericolo all'ordine pubblico o alla

sicurezza pubblica. L'autorizzazione e' rilasciata dal

questore anche per il tramite di una rappresentanza

diplomatica o consolare su documentata richiesta

dell'interessato.

7. Nel caso in cui il ricorso e' respinto,

l'interessato presente sul territorio dello Stato deve

lasciare immediatamente il territorio nazionale.».

- Si riporta il testo dell'articolo 14 del decreto

legislativo 22 giugno 2007, n. 109 («Misure per prevenire,

contrastare e reprimere il finanziamento del terrorismo e

l'attivita' dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza

internazionale, in attuazione della direttiva 2005/60/CE»,

pubblicato in Gazz. Uff. 26 luglio 2007, n. 172), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 14.(Strumenti di tutela).- 1. Avverso i

provvedimenti previsti dal presente decreto la tutela

giurisdizionale davanti al giudice amministrativo e'

disciplinata dal codice del processo amministrativo.

2. Qualora nel corso dell'esame del ricorso si evidenzi

che la decisione dello stesso dipende dalla cognizione di

atti per i quali sussiste il segreto dell'indagine o il

segreto di Stato, il procedimento e' sospeso fino a quando

l'atto o i contenuti essenziali dello stesso non possono

essere comunicati al tribunale amministrativo. Qualora la

sospensione si protragga per un tempo superiore a due anni,

il tribunale amministrativo puo' fissare un termine entro

il quale il Comitato e' tenuto a produrre nuovi elementi

per la decisione o a revocare il provvedimento impugnato.

Decorso il predetto termine, il tribunale amministrativo

decide allo stato degli atti.».

- Per i riferimenti alla legge 3 agosto 2007, n. 124 si

vedano le note all' articolo 119 dell'allegato 1.

- Si riporta il testo dell'articolo 54 del decreto

legge 25 giugno 2008, n. 112 («Disposizioni urgenti per lo

sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita',

la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione

tributaria», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 25 giugno

2008, n. 147), come modificato dal presente decreto:

«Art. 54.(Accelerazione del processo amministrativo).-

1. All'articolo 9, comma 2, della legge 21 luglio 2000, n.

205, le parole «dieci anni» sono sostituite con le

seguenti: «cinque anni».

2. La domanda di equa riparazione non e' proponibile se

nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si

assume essersi verificata la violazione di cui all'articolo

2, comma 1, della legge 24 marzo 2001, n. 89, non e' stata

presentata l'istanza di prelievo di cui all'articolo 81,

comma 1, del codice del processo amministrativo, ne' con

riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione.

3. Alla legge 27 aprile 1982, n. 186, sono apportate le

seguenti modificazioni:

a) all'articolo 1, secondo comma, le parole: «: le

prime tre con funzioni consultive e le altre con funzioni

giurisdizionali» sono sostituite dalle parole: «con

funzioni consultive o giurisdizionali, oltre alla sezione

normativa istituita dall'articolo 17, comma 28, della legge

15 maggio 1997, n. 127»;

b) all'articolo 1, dopo il quarto comma e' aggiunto il

seguente: «Il Presidente del Consiglio di Stato, con

proprio provvedimento, all'inizio di ogni anno, sentito il

Consiglio di Presidenza, individua le sezioni che svolgono

funzioni giurisdizionali e consultive, determina le

rispettive materie di competenza e la composizione, nonche'

la composizione della Adunanza Plenaria ai sensi

dell'articolo 5, primo comma.»;

c)(abrogato);

d)(abrogato).».

- Si riporta il testo dell'articolo 9 del decreto legge

4 febbraio 2010, n. 4 («Istituzione dell'Agenzia nazionale

per l'amministrazione e la destinazione dei beni

sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata»,

pubblicato in Gazz. Uff. 4 febbraio 2010, n. 28), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 9. (Foro esclusivo).- 1. Avverso i provvedimenti

previsti dal presente decreto la tutela giurisdizionale

davanti al giudice amministrativo e' disciplinata dal

codice del processo amministrativo.

2. Nelle controversie di cui al comma 1, l'Agenzia e'

domiciliata presso l'Avvocatura generale dello Stato.».

- Si riporta il testo dell'articolo 1940 del decreto

legislativo 16 marzo 2010, n. 66 («Codice dell'ordinamento

militare», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 8 maggio 2010,

n. 106), come modificato dal presente decreto:

«Art. 1940.(Ricorsi amministrativi e giurisdizionali).-

1. Avverso i provvedimenti adottati in materia di leva e'

ammesso ricorso gerarchico, ai sensi del decreto

legislativo 24 novembre 1971, n. 1199, alla Direzione

generale della previdenza militare, della leva e del

collocamento al lavoro dei volontari congedati. E' salva la

facolta' dell'interessato di adire direttamente l'autorita'

giudiziaria competente ai sensi del comma 2.

2. Avverso i provvedimenti in materia di leva e contro

quelli di decisione dei ricorsi gerarchici di cui al comma

1 la tutela giurisdizionale davanti al giudice

amministrativo e' disciplinata dal codice del processo

amministrativo.

3. Spetta al giudice ordinario in sede civile la

giurisdizione quanto a:

a) questioni di cittadinanza, di domicilio e di eta';

b) diritti civili o di filiazione.

4. Spetta al giudice ordinario in sede penale la

giurisdizione quanto agli illeciti penali che non siano

espressamente attribuiti all'autorita' giudiziaria

militare.

5. Contro i provvedimenti di decisione dei ricorsi

gerarchici e contro i provvedimenti adottati dal Ministro

della difesa in materia di leva e' anche ammesso il ricorso

straordinario al Presidente della Repubblica ai sensi del

decreto legislativo n. 1199 del 1971.».

Note all'articolo 4

- Il regio decreto 17 agosto 1907, n. 638, abrogato dal

presente decreto, recava: «Testo unico delle leggi sul

Consiglio di Stato» ed e' pubblicato in Gazz. Uff. 25

settembre 1907, n. 227.

Il regio decreto 17 agosto 1907, n. 642, abrogato dal

presente decreto, recava: «Regolamento per la procedura

dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di

Stato» ed e' pubblicato in Gazz. Uff. 25 settembre 1907, n.

227. - Il regio decreto 30 dicembre 1923, n. 2840, abrogato

dal presente decreto, recava: «Modificazioni

all'ordinamento del Consiglio di Stato e della Giunta

provinciale amministrativa in sede giurisdizionale» ed e'

pubblicato in Gazz. Uff. 8 gennaio 1924, n. 6.

- Si riporta il testo dell'articolo 33 del regio

decreto 26 giugno 1924, n. 1054 («Approvazione del testo

unico delle leggi sul Consiglio di Stato», pubblicato in

Gazz. Uff. 7 luglio 1924, n. 158), come modificato dal

presente decreto:

«Art. 33. (Art. 25 del testo unico 17 agosto 1907, n.

638; art. 12 del R. decreto 30 dicembre 1923, n. 2840).

Negli affari che, a norma della presente legge, possono

formare oggetto di ricorso al Consiglio di Stato in sede

giurisdizionale, il Governo, avuto il parere della sezione

competente, non puo' richiedere, in via amministrativa,

l'esame del Consiglio di Stato in adunanza generale.».

- Il regio decreto 26 giugno 1924, n. 1058, abrogato

dal presente decreto, recava: «Approvazione del testo unico

delle leggi sulla Giunta provinciale amministrativa in sede

giurisdizionale» ed e' pubblicato in Gazz. Uff. 7 luglio

1924, n. 158.

- Si riporta il testo dell'articolo 58 del regio

decreto 8 gennaio 1931, n. 148 («Coordinamento delle norme

sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi del

lavoro con quelle sul trattamento giuridico-economico del

personale delle ferrovie, tranvie e linee di navigazione

interna in regime di concessione)», pubblicato in Gazz.

Uff. 9 marzo 1931, n. 56), come modificato dal presente

decreto:

«Art. 58. Le decisioni del Consiglio di disciplina sono

definitive, e divengono esecutive dopo che l'azienda le ha

notificate all'agente. La notifica deve essere fatta entro

dieci giorni dalla data di comunicazione della decisione

all'azienda.

Contro le punizioni la cui decisione e' di competenza

del direttore o del capo servizio, l'agente punito puo'

ricorrere rispettivamente al Consiglio di amministrazione

dell'azienda od al direttore, purche' presenti il ricorso

per la via gerarchica entro 15 giorni da quello in cui gli

fu data partecipazione per iscritto del provvedimento

relativo. Nei casi previsti nei punti 5 e da 13 a 20

dell'art. 42 l'agente punito puo' ricorrere con le

modalita' di cui sopra al Consiglio di disciplina.

L'autorita' competente stabilisce caso per caso se e

quali nuove indagini siano necessarie per poter decidere

con piena cognizione di causa.

Il ricorso non sospende l'esecuzione del

provvedimento.».

- Il decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 642,

abrogato dal presente decreto, recava: «Provvedimenti per

accelerare i giudizi presso le sezioni giurisdizionali del

Consiglio di Stato» ed e' pubblicato in Gazz. Uff. 11

giugno 1948, n. 134.

- La legge 21 dicembre 1950, n. 1018 («Modificazioni al

testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato»)e'

pubblicata in Gazz. Uff. 30 dicembre 1950, n. 298.

- La legge 21 novembre 1967, n. 1185 («Norme sui

passaporti») e' pubblicata in Gazz. Uff. 18 dicembre 1967,

n. 314.

- Si riporta il testo dell'articolo 40 della legge 6

dicembre 1971, n. 1034 («Istituzione dei tribunali

amministrativi regionali», pubblicata in Gazz. Uff. 13

dicembre 1971, n. 314), come modificato dal present

decreto:

«Art. 40. L'appello contro le sentenze di tale

tribunale e' portato al Consiglio di giustizia

amministrativa per la regione siciliana. Nulla e' innovato

nelle disposizioni che attualmente disciplinano detto

Consiglio.».

- Gli articoli 3, 4, 5, 12, 13, 30, 34, 37, 38 e 39 del

decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1973, n.

214 («Regolamento di esecuzione della L. 6 dicembre 1971,

n. 1034, istitutiva dei tribunali amministrativi

regionali», pubblicato in Gazz. Uff. 22 maggio 1973, n.

131), abrogati dal presente decreto, recavano:

«Art. 3. Presidenza delle sezioni staccate. »

«Art. 4. Presidente del tribunale del Lazio. »

«Art. 5. Riparto dei magistrati amministrativi nel

tribunale del Lazio.»

«Art.12. Sorteggio.»

«Art. 13. Sede - Adunanze. »

«Art. 30. Calendario delle udienze. »

«Art. 34. Toghe e divise. »

«Art. 37. Consiglio di presidenza dei tribunali

amministrativi regionali. »

«Art. 38.Commissione per il sorteggio. »

«Art. 39. Trasmissione ricorsi. »

- L'articolo 6 della legge 20 marzo 1980, n. 75

(«Proroga del termine previsto dall'art. 1 della L. 6

dicembre 1979, n. 610, in materia di trattamento economico

del personale civile e militare dello Stato in servizio ed

in quiescenza; norme in materia di computo della

tredicesima mensilita' e di riliquidazione dell'indennita'

di buonuscita e norme di interpretazione e di attuazione

dell'art. 6 della L. 29 aprile 1976, numero 177, sul

trasferimento degli assegni vitalizi al Fondo sociale e

riapertura dei termini per la opzione», pubblicata in Gazz.

Uff. 21 marzo 1980, n. 80), abrogato dal presente decreto,

recava:

«Art. 6. Competenza dei tribunali amministrativi

regionali. »

- Si riporta il testo dell'articolo 1 della legge 27

aprile 1982, n. 186, («Ordinamento della giurisdizione

amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario

del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi

regionali», pubblicata in Gazz. Uff., S.O., 29 aprile 1982,

n. 117), come modificato dal presente decreto:

«Art. 1. Composizione.

Il Consiglio di Stato e' composto dal presidente del

Consiglio di Stato, da presidenti di sezione e da

consiglieri di Stato, secondo la tabella A allegata alla

presente legge.

Il Consiglio di Stato si divide in sei sezioni con

funzioni consultive o giurisdizionali, oltre alla sezione

normativa istituita dall'articolo 17, comma 28, della legge

15 maggio 1997, n. 127.

Ciascuna sezione consultiva e' composta da due

presidenti, di cui uno titolare, e da almeno nove

consiglieri; ciascuna sezione giurisdizionale e' composta

da due presidenti, di cui uno titolare, e da almeno dodici

consiglieri.

Per le sezioni consultive del Consiglio di Stato le

deliberazioni sono valide se adottate con la presenza di

almeno quattro consiglieri.

Il Presidente del Consiglio di Stato, con proprio

provvedimento, all'inizio di ogni anno, sentito il

Consiglio di Presidenza, individua le sezioni che svolgono

funzioni giurisdizionali e consultive, determina le

rispettive materie di competenza e la composizione, nonche'

la composizione della Adunanza Plenaria ai sensi

dell'articolo 5, primo comma.».

- Gli articoli 5 e 55 della citata legge 27 aprile

1982, n. 186, abrogati dal presente decreto, recavano:

«Art. 5. Adunanza plenaria. »

«Art. 55. Sottoscrizione e pubblicazione delle

sentenze. »

- Si riporta il testo dell'articolo 2 bis della legge 7

agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di

procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai

documenti amministrativi», pubblicata in Gazz. Uff. 18

agosto 1990, n. 192), come modificato dal presente decreto:

«Art. 2 bis. Conseguenze per il ritardo

dell'amministrazione nella conclusione del procedimento.

1. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui

all'articolo 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento

del danno ingiusto cagionato in conseguenza

dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di

conclusione del procedimento.

2.(abrogato) ».

- Si riporta il testo dell'articolo 11 della citata

legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 11. (Accordi integrativi o sostitutivi del

provvedimento). - 1. In accoglimento di osservazioni e

proposte presentate a norma dell'articolo 10,

l'amministrazione procedente puo' concludere, senza

pregiudizio dei diritti dei terzi, e in ogni caso nel

perseguimento del pubblico interesse, accordi con gli

interessati al fine di determinare il contenuto

discrezionale del provvedimento finale ovvero in

sostituzione di questo.

1-bis. Al fine di favorire la conclusione degli accordi

di cui al comma 1, il responsabile del procedimento puo'

predisporre un calendario di incontri cui invita,

separatamente o contestualmente, il destinatario del

provvedimento ed eventuali controinteressati.

2. Gli accordi di cui al presente articolo debbono

essere stipulati, a pena di nullita', per atto scritto,

salvo che la legge disponga altrimenti. Ad essi si

applicano, ove non diversamente previsto, i principi del

codice civile in materia di obbligazioni e contratti in

quanto compatibili.

3. Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono

soggetti ai medesimi controlli previsti per questi ultimi.

4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse

l'amministrazione recede unilateralmente dall'accordo,

salvo l'obbligo di provvedere alla liquidazione di un

indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi

verificatisi in danno del privato.

4-bis. A garanzia dell'imparzialita' e del buon

andamento dell'azione amministrativa, in tutti i casi in

cui una pubblica amministrazione conclude accordi nelle

ipotesi previste al comma l, la stipulazione dell'accordo

e' preceduta da una determinazione dell'organo che sarebbe

competente per l'adozione del provvedimento.

5.(abrogato) ».

- Si riporta il testo dell'articolo 19 della citata

legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 19. (Dichiarazione di inizio attivita').- 1. Ogni

atto di autorizzazione, licenza, concessione non

costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato,

comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli

richieste per l'esercizio di attivita' imprenditoriale,

commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda

esclusivamente dall'accertamento dei requisiti e

presupposti di legge o di atti amministrativi a contenuto

generale e non sia previsto alcun limite o contingente

complessivo o specifici strumenti di programmazione

settoriale per il rilascio degli atti stessi, con la sola

esclusione degli atti rilasciati dalle amministrazioni

preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza,

all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza,

all'amministrazione della giustizia, alla amministrazione

delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di

acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, alla

tutela della salute e della pubblica incolumita', del

patrimonio culturale e paesaggistico e dell'ambiente,

nonche' degli atti imposti dalla normativa comunitaria, e'

sostituito da una dichiarazione dell'interessato corredata,

anche per mezzo di autocertificazioni, delle certificazioni

e delle attestazioni normativamente richieste.

L'amministrazione competente puo' richiedere informazioni o

certificazioni relative a fatti, stati o qualita' soltanto

qualora non siano attestati in documenti gia' in possesso

dell'amministrazione stessa o non siano direttamente

acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni.

2. L'attivita' oggetto della dichiarazione puo' essere

iniziata decorsi trenta giorni dalla data di presentazione

della dichiarazione all'amministrazione competente;

contestualmente all'inizio dell'attivita', l'interessato ne

da' comunicazione all'amministrazione competente. Nel caso

in cui la dichiarazione di inizio attivita' abbia ad

oggetto l'esercizio di attivita' di cui al decreto

legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE,

l'attivita', ove non diversamente previsto, puo' essere

iniziata dalla data della presentazione della dichiarazione

all'amministrazione competente.

3. L'amministrazione competente, in caso di accertata

carenza delle condizioni, modalita' e fatti legittimanti,

nel termine di trenta giorni dal ricevimento della

comunicazione di cui al comma 2, o, nei casi di cui

all'ultimo periodo del medesimo comma 2, nel termine di

trenta giorni dalla data della presentazione della

dichiarazione, adotta motivati provvedimenti di divieto di

prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi

effetti, salvo che, ove cio' sia possibile, l'interessato

provveda a conformare alla normativa vigente detta

attivita' ed i suoi effetti entro un termine fissato

dall'amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta

giorni. E' fatto comunque salvo il potere

dell'amministrazione competente di assumere determinazioni

in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies

e 21-nonies. Nei casi in cui la legge prevede

l'acquisizione di pareri di organi o enti appositi, il

termine per l'adozione dei provvedimenti di divieto di

prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi effetti

sono sospesi, fino all'acquisizione dei pareri, fino a un

massimo di trenta giorni, scaduti i quali l'amministrazione

puo' adottare i propri provvedimenti indipendentemente

dall'acquisizione del parere. Della sospensione e' data

comunicazione all'interessato.

4. Restano ferme le disposizioni di legge vigenti che

prevedono termini diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3

per l'inizio dell'attivita' e per l'adozione da parte

dell'amministrazione competente di provvedimenti di divieto

di prosecuzione dell'attivita' e di rimozione dei suoi

effetti.

5. (abrogato) ».

- Si riporta il testo dell'articolo 21 quinquies della

citata legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal

presente decreto:

«Art. 21quinquies. (Revoca del provvedimento).- 1. Per

sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso

di mutamento della situazione di fatto o di nuova

valutazione dell'interesse pubblico originario, il

provvedimento amministrativo ad efficacia durevole puo'

essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato

ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca

determina la inidoneita' del provvedimento revocato a

produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta

pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati,

l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro

indennizzo.

1-bis. Ove la revoca di un atto amministrativo ad

efficacia durevole o istantanea incida su rapporti

negoziali, l'indennizzo liquidato dall'amministrazione agli

interessati e' parametrato al solo danno emergente e tiene

conto sia dell'eventuale conoscenza o conoscibilita' da

parte dei contraenti della contrarieta' dell'atto

amministrativo oggetto di revoca all'interesse pubblico,

sia dell'eventuale concorso dei contraenti o di altri

soggetti all'erronea valutazione della compatibilita' di

tale atto con l'interesse pubblico.

1-ter. Ove la revoca di un atto amministrativo ad

efficacia durevole o istantanea incida su rapporti

negoziali, l'indennizzo liquidato dall'amministrazione agli

interessati e' parametrato al solo danno emergente e tiene

conto sia dell'eventuale conoscenza o conoscibilita' da

parte dei contraenti della contrarieta' dell'atto

amministrativo oggetto di revoca all'interesse pubblico,

sia dell'eventuale concorso dei contraenti o di altri

soggetti all'erronea valutazione della compatibilita' di

tale atto con l'interesse pubblico.».

- Si riporta il testo dell'articolo 21 septies della

citata legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal

presente decreto:

«Art.21 septies. Nullita' del provvedimento. - 1. E'

nullo il provvedimento amministrativo che manca degli

elementi essenziali, che e' viziato da difetto assoluto di

attribuzione, che e' stato adottato in violazione o

elusione del giudicato, nonche' negli altri casi

espressamente previsti dalla legge.

2. (abrogato)».

- Si riporta il testo dell'articolo 25 della citata

legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 25. (Modalita' di esercizio del diritto di

accesso e ricorsi).- 1. Il diritto di accesso si esercita

mediante esame ed estrazione di copia dei documenti

amministrativi, nei modi e con i limiti indicati dalla

presente legge. L'esame dei documenti e' gratuito. Il

rilascio di copia e' subordinato soltanto al rimborso del

costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in

materia di bollo, nonche' i diritti di ricerca e di visura.

2. La richiesta di accesso ai documenti deve essere

motivata. Essa deve essere rivolta all'amministrazione che

ha formato il documento o che lo detiene stabilmente.

3. Il rifiuto, il differimento e la limitazione

dell'accesso sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti

dall'articolo 24 e debbono essere motivati.

4. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta,

questa si intende respinta. In caso di diniego

dell'accesso, espresso o tacito, o di differimento dello

stesso ai sensi dell'articolo 24, comma 4, il richiedente

puo' presentare ricorso al tribunale amministrativo

regionale ai sensi del comma 5, ovvero chiedere, nello

stesso termine e nei confronti degli atti delle

amministrazioni comunali, provinciali e regionali, al

difensore civico competente per ambito territoriale, ove

costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione.

Qualora tale organo non sia stato istituito, la competenza

e' attribuita al difensore civico competente per l'ambito

territoriale immediatamente superiore. Nei confronti degli

atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello

Stato tale richiesta e' inoltrata presso la Commissione per

l'accesso di cui all'articolo 27 nonche' presso

l'amministrazione resistente. Il difensore civico o la

Commissione per l'accesso si pronunciano entro trenta

giorni dalla presentazione dell'istanza. Scaduto

infruttuosamente tale termine, il ricorso si intende

respinto. Se il difensore civico o la Commissione per

l'accesso ritengono illegittimo il diniego o il

differimento, ne informano il richiedente e lo comunicano

all'autorita' disponente. Se questa non emana il

provvedimento confermativo motivato entro trenta giorni dal

ricevimento della comunicazione del difensore civico o

della Commissione, l'accesso e' consentito. Qualora il

richiedente l'accesso si sia rivolto al difensore civico o

alla Commissione, il termine di cui al comma 5 decorre

dalla data di ricevimento, da parte del richiedente,

dell'esito della sua istanza al difensore civico o alla

Commissione stessa. Se l'accesso e' negato o differito per

motivi inerenti ai dati personali che si riferiscono a

soggetti terzi, la Commissione provvede, sentito il Garante

per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia

entro il termine di dieci giorni dalla richiesta, decorso

inutilmente il quale il parere si intende reso. Qualora un

procedimento di cui alla sezione III del capo I del titolo

I della parte III del decreto legislativo 30 giugno 2003,

n. 196, o di cui agli articoli 154, 157, 158, 159 e 160 del

medesimo decreto legislativo n. 196 del 2003, relativo al

trattamento pubblico di dati personali da parte di una

pubblica amministrazione, interessi l'accesso ai documenti

amministrativi, il Garante per la protezione dei dati

personali chiede il parere, obbligatorio e non vincolante,

della Commissione per l'accesso ai documenti

amministrativi. La richiesta di parere sospende il termine

per la pronuncia del Garante sino all'acquisizione del

parere, e comunque per non oltre quindici giorni. Decorso

inutilmente detto termine, il Garante adotta la propria

decisione.

5. Contro le determinazioni amministrative concernenti

il diritto di accesso e nei casi previsti dal comma 4 e'

dato ricorso, nel termine di trenta giorni, al tribunale

amministrativo regionale, il quale decide in camera di

consiglio entro trenta giorni dalla scadenza del termine

per il deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti

che ne abbiano fatto richiesta. In pendenza di un ricorso

presentato ai sensi della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e

successive modificazioni, il ricorso puo' essere proposto

con istanza presentata al presidente e depositata presso la

segreteria della sezione cui e' assegnato il ricorso,

previa notifica all'amministrazione o ai controinteressati,

e viene deciso con ordinanza istruttoria adottata in camera

di consiglio. La decisione del tribunale e' appellabile,

entro trenta giorni dalla notifica della stessa, al

Consiglio di Stato, il quale decide con le medesime

modalita' e negli stessi termini. Le controversie relative

all'accesso ai documenti amministrativi sono attribuite

alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

5-bis. (abrogato).

6. (abrogato)».

- Per il testo dell'articolo 10 del decreto legge 15

gennaio 1991, n. 8 si vedano le note all'articolo 3

dell'allegato 4.

- Si riporta il testo dell'articolo 6 della legge 11

agosto 1991, n. 266 («Legge-quadro sul volontariato»,

pubblicata in Gazz. Uff. 22 agosto 1991, n. 196), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 6. (Registri delle organizzazioni di volontariato

istituiti dalle regioni e dalle province autonome).- 1. Le

regioni e le province autonome disciplinano l'istituzione e

la tenuta dei registri generali delle organizzazioni di

volontariato.

2. L'iscrizione ai registri e' condizione necessaria

per accedere ai contributi pubblici nonche' per stipulare

le convenzioni e per beneficiare delle agevolazioni

fiscali, secondo le disposizioni di cui, rispettivamente,

agli articoli 7 e 8.

3. Hanno diritto ad essere iscritte nei registri le

organizzazioni di volontariato che abbiano i requisiti di

cui all'articolo 3 e che alleghino alla richiesta copia

dell'atto costitutivo e dello statuto o degli accordi degli

aderenti.

4. Le regioni e le province autonome determinano i

criteri per la revisione periodica dei registri, al fine di

verificare il permanere dei requisiti e l'effettivo

svolgimento dell'attivita' di volontariato da parte delle

organizzazioni iscritte. Le regioni e le province autonome

dispongono la cancellazione dal registro con provvedimento

motivato.

5. (abrogato).

6. Le regioni e le province autonome inviano ogni anno

copia aggiornata dei registri all'Osservatorio nazionale

per il volontariato, previsto dall'articolo 12.

7. Le organizzazioni iscritte nei registri sono tenute

alla conservazione della documentazione relativa alle

entrate di cui all'articolo 5, comma 1, con l'indicazione

nominativa dei soggetti eroganti.».

- Si riporta il testo dell'articolo 145 del decreto

legislativo 1 settembre 1993, n. 385 («Testo unico delle

leggi in materia bancaria e creditizia», pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 30 settembre 1993, n. 230), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 145. (Procedura sanzionatoria).- 1. Per le

violazioni previste nel presente titolo cui e' applicabile

una sanzione amministrativa, la Banca d'Italia o l'UIC,

nell'ambito delle rispettive competenze, contestati gli

addebiti alle persone e alla banca, alla societa' o

all'ente interessati e valutate le deduzioni presentate

entro trenta giorni, tenuto conto del complesso delle

informazioni raccolte applicano le sanzioni con

provvedimento motivato.

2.(abrogato).

3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni

previste dall'articolo 144, commi 3 e 4, e' pubblicato, per

estratto, entro il termine di trenta giorni dalla data di

notificazione, a cura e spese della banca, della societa' o

dell'ente al quale appartengono i responsabili delle

violazioni, su almeno due quotidiani a diffusione

nazionale, di cui uno economico. Il provvedimento di

applicazione delle altre sanzioni previste dal presente

titolo e' pubblicato per estratto sul bollettino previsto

dall'articolo 8.

4.(abrogato).

5. (abrogato).

6. (abrogato).

7.(abrogato).

8. (abrogato).

9. Alla riscossione delle sanzioni previste dal

presente titolo si provvede mediante ruolo secondo i

termini e le modalita' previsti dal decreto del Presidente

della Repubblica 23 settembre 1973, n. 602, come modificato

dal decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46.

10. Le banche, le societa' o gli enti ai quali

appartengono i responsabili delle violazioni rispondono, in

solido con questi, del pagamento della sanzione e delle

spese di pubblicita' previste dal primo periodo del comma 3

e sono tenuti a esercitare il regresso verso i

responsabili.

11. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste

dal presente titolo non si applicano le disposizioni

contenute nell'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n.

689.».

- Si riporta il testo dell'articolo 17 della legge 15

maggio 1997, n. 127 («Misure urgenti per lo snellimento

dell'attivita' amministrativa e dei procedimenti di

decisione e di controllo», pubblicata in Gazz. Uff. 17

maggio 1997, n. 113), come modificato dal presente decreto:

«Art. 17. Ulteriori disposizioni in materia di

semplificazione dell'attivita' amministrativa e di

snellimento dei procedimenti di decisione e di controllo.

1. Il comma 2-bis dell'articolo 14 della legge 7 agosto

1990, n.241, introdotto dall'articolo 2 dalla legge 24

dicembre 1993, n. 537,e' sostituito dal seguente:

"2-bis. Nella prima riunione della conferenza di

servizi le amministrazioni che vi partecipano stabiliscono

il termine entro cui e' possibile pervenire ad una

decisione. In caso di inutile decorso del termine

l'amministrazione indicente procede ai sensi dei commi3-bis

e 4".

2. Dopo il comma 3 dell'articolo 14 della legge 7

agosto 1990, n. 241, e' inserito il seguente: "3-bis. Nel

caso in cui una amministrazione abbia espresso, anche nel

corso della conferenza, il proprio motivato dissenso,

l'amministrazione procedente puo' assumere la

determinazione di conclusione positiva del procedimento

dandone comunicazione al Presidente del Consiglio dei

ministri, ove l'amministrazione procedente o quella

dissenziente sia una amministrazione statale; negli altri

casi la comunicazione e' data al presidente della regione

ed ai sindaci. Il Presidente del Consiglio dei ministri,

previa delibera del Consiglio medesimo, o il presidente

della regione o i sindaci, previa delibera del consiglio

regionale o dei consigli comunali, entro trenta giorni

dalla ricezione della comunicazione, possono disporre la

sospensione della determinazione inviata; trascorso tale

termine, in assenza di sospensione, la determinazione e'

esecutiva". In caso di sospensione la conferenza puo',

entro trenta giorni, pervenire ad una decisione che tenga

conto delle osservazioni del Presidente del Consiglio dei

ministri. Decorsoinutilmente tale termine, la conferenza e'

sciolta.

3. Il comma 4 dell'articolo 14 della legge 7 agosto

1990, n. 241, e' sostituito dal seguente: "4. Qualora il

motivato dissenso alla conclusione del procedimento sia

espresso da una amministrazione preposta alla tutela

ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio

storico-artistico o alla tutela della salute dei cittadini,

l'amministrazione procedente puo' richiedere, purche' non

vi sia stata una precedente valutazione di impatto

ambientale negativa in base alle norme tecniche di cui al

decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27

dicembre 1988, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 4 del

5 gennaio 1989, una determinazione di conclusione del

procedimento al Presidente del Consiglio dei ministri,

previa deliberazione del Consiglio dei Ministri".

4. Dopo il comma 4 dell'articolo 14 della legge 7

agosto 1990, n. 241, e' aggiunto il seguente: "Art. 4-bis.

La conferenza di servizi puo' essere convocata anche per

l'esame contestuale di interessi coinvolti in piu'

procedimenti amministrativi connessi, riguardanti medesimi

attivita' o risultati. In tal caso, la conferenza e'

indetta dalla amministrazione o, previa informale intesa,

da una delle amministrazioni che curano l'interesse

pubblico prevalente ovvero dall'amministrazione competente

a concludere il procedimento che cronologicamente deve

precedere gli altri connessi. L'indizione della conferenza

puo' essere richiesta da qualsiasi altra amministrazione

coinvolta".

5. Dopo l'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n.

241, e' inserito il seguente: "Art. 14-bis. - 1. Il ricorso

alla conferenza di servizi e' obbligatorio nei casi in cui

l'attivita' di programmazione, progettazione,

localizzazione, decisione o realizzazione di opere

pubbliche o programmi operativi di importo iniziale

complessivo superiore a lire 30 miliardi richieda

l'intervento di piu' amministrazioni o enti, anche

attraverso intese, concerti, nulla osta o assensi comunque

denominati, ovvero qualora si tratti di opere di interesse

statale o che interessino piu' regioni. La conferenza puo'

essere indetta anche dalla amministrazione preposta al

coordinamento in base alla disciplina vigente e puo' essere

richiesta da qualsiasi altra amministrazione coinvolta in

tale attivita'.

2. Nelle conferenze di servizi di cui al comma 1, la

decisione si considera adottata se, acquisita anche in sede

diversa ed anteriore alla conferenza di servizi una intesa

tra lo Stato e la regione o le regioni territorialmente

interessate, si esprimano a favore della determinazione i

rappresentanti di comuni o comunita' montane i cui

abitanti, secondo i dati dell'ultimo censimento ufficiale,

costituiscono la maggioranza di quelli delle collettivita'

locali complessivamente interessate dalla decisione stessa

e comunque i rappresentanti della maggioranza dei comuni o

delle comunita' montane interessate. Analoga regola vale

per i rappresentanti delle province".

6. Dopo l'articolo 14-bis della legge 7 agosto l990, n.

241, introdotto dal comma 5 del presente articolo, e'

inserito il seguente: "Art. 14-ter. - 1. La conferenza di

servizi di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente

della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, puo' essere

convocata prima o nel corso dell'accertamento di

conformita' di cui all'articolo 2 del predetto decreto.

Quando l'accertamento abbia dato esito positivo, la

conferenza approva i progetti entro trenta giorni dalla

convocazione.

2. La conferenza di cui al comma 1 e' indetta, per le

opere di interesse statale, dal Provveditore alle opere

pubbliche competente per territorio. Allo stesso organo

compete l'accertamento di cui all'articolo 2 del decreto

del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383,

salvo il caso di opere che interessano il territorio di

piu' regioni per il quale l'intesa viene accertata dai

competenti organi del Ministero dei lavori pubblici".

7. Dopo l'articolo 14-ter della legge 7 agosto 1990, n.

241, introdotto dal comma 6 del presente articolo, e'

inserito il seguente: "Art. 14-quater. - 1. Nei

procedimenti relativi ad opere per le quali sia intervenuta

la valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 6

della legge 8 luglio 1986, n. 349, le disposizioni di cui

agli articoli 14, comma 4, 16, comma 3, e 17, comma 2, si

applicano alle sole amministrazioni preposte alla tutela

della salute dei cittadini, fermo restando quanto disposto

dall'articolo 3, comma 5, del decreto del Presidente della

Repubblica 18 aprile 1994, n. 383. Su proposta del Ministro

competente, del Ministro dell'ambiente o del Ministro per i

beni culturali e ambientali, la valutazione di impatto

ambientale puo' essere estesa, con decreto del Presidente

del Consiglio dei ministri, previa delibera del Consiglio

dei ministri, anche ad opere non appartenenti alle

categorie individuate ai sensi dell'articolo 6 della legge

8 luglio 1986, n. 349.

2. Per l'opera sottoposta a valutazione di impatto

ambientale, il provvedimento finale, adottato a conclusione

del relativo procedimento, e' pubblicato, a cura del

proponente, unitamente all'estratto della predetta

valutazione di impatto ambientale, nella Gazzetta Ufficiale

e su un quotidiano a diffusione nazionale. Dalla data della

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale decorrono i termini

per eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte

dei soggetti interessati".

8. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267;

9. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267;

10. Le disposizioni di cui al comma 5-bis dell'articolo

27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, introdotto dal comma

8 del presente

articolo, si applicano, in quanto compatibili, agli

accordi di programma ed ai patti territoriali di cui

all'articolo 1 del decreto-legge 8 febbraio l995, n. 32,

convertito dalla legge 7 aprile 1995, n. 104, e successive

modificazioni, agli accordi di programma relativi agli

interventi previsti nei programmi e nei piani approvati

dalla Commissione di cui all'articolo 2 della legge 15

dicembre 1990, n. 396, nonche' alle sovvenzioni globali di

cui alla normativa comunitaria.

11. Le disposizioni di cui ai commi 2-bis, 3-bis e 4

dell'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241,

introdotte dal presente articolo, si applicano anche alle

altre conferenze di servizi previste dalle vigenti

disposizioni di legge.

12. Il comma 5 dell'articolo 12 della legge 12 giugno

1990, n. 146, e' sostituito dal seguente: "5. La

Commissione provvede all'autonoma gestione delle spese

relative al proprio funzionamento, nei limiti degli

stanziamenti previsti da un apposito fondo istituito a tale

scopo nel bilancio dello Stato. Il rendiconto della

gestione finanziaria e' soggetto al controllo della Corte

dei conti. Le norme dirette a disciplinare la gestione

delle spese, anche in deroga alle disposizioni sulla

contabilita' generale dello Stato, sono approvate con

decreto del Presidente della Repubblica da emanarsi ai

sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto

1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei

ministri di concerto con il Ministro del tesoro, sentita la

predetta Commissione".

13. Al comma 2 dell'articolo 12 della legge 12 giugno

1990, n. 146, dopo il primo periodo sono inseriti i

seguenti: "Alle dipendenze della Commissione e' posto,

altresi', un contingente, non superiore nel primo biennio a

diciotto unita', di dipendenti dello Stato e di altre

amministrazioni pubbliche, in posizione di comando,

determinato, su proposta della Commissione, con decreto del

Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il

Ministro del tesoro. I dipendenti comandati conservano lo

stato giuridico e il trattamento economico delle

amministrazioni di provenienza, a carico di queste ultime".

14. Nel caso in cui disposizioni di legge o

regolamentari dispongano l'utilizzazione presso le

amministrazioni pubbliche di un contingente di personale in

posizione di fuori ruolo o di comando, le amministrazioni

di appartenenza sono tenute ad adottare il provvedimento di

fuori ruolo o di comando entro quindici giorni dalla

richiesta.

15. All'articolo 56, terzo comma, del testo unico delle

disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili

dello Stato, approvato con decreto del Presidente della

Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, la parola: "sentiti" e'

sostituita dalla seguente: "sentito"; le parole: "ed il

consiglio di amministrazione" sono soppresse.

16. All'articolo 58, terzo comma, del citato testo

unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica

10 gennaio 1957, n. 3, la parola: "sentiti" e' sostituita

dalla seguente: "sentito"; le parole: "ed il consiglio di

amministrazione" sono soppresse.

17. All'articolo 56 del citato testo unico approvato

con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio

1957, n. 3, e' aggiunto il seguente comma: "In attesa

dell'adozione del provvedimento di comando, puo' essere

concessa, dall'amministrazione di appartenenza, l'immediata

utilizzazione dell'impiegato presso l'amministrazione che

ha richiesto il comando".

18. Fino alla trasformazione in societa' per azioni

dell'Ente poste italiane, il personale dipendente dell'Ente

stesso puo' essere comandato presso le amministrazioni

pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto

legislativo 3 febbraio 1993, n. 29. PERIODO ABROGATO DAL

D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267.

19. Presso l'Autorita' per l'informatica nella pubblica

amministrazione e' istituito un Centro tecnico, operante

con autonomia amministrativa e funzionale, sotto la

direzione e il controllo dell'Autorita' per l'assistenza ai

soggetti che utilizzano la Rete unitaria della pubblica

amministrazione. Con regolamento da emanarsi entro

centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente legge ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della

legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinati i compiti,

l'organizzazione ed il funzionamento del Centro medesimo.

Il Centro si avvale di personale assunto con contratto di

diritto privato, anche a tempo determinato, in numero non

superiore a cinquanta unita. In sede di prima applicazione

i compiti del Centro sono svolti dall'Autorita' per

l'informatica nella pubblica amministrazione. Dalla data di

entrata in vigore del regolamento di cui al presente comma,

il Centro subentra nei compiti dell'Autorita' inerenti

l'assistenza ai soggetti che utilizzano la Rete unitaria

della pubblica amministrazione, ivi inclusi i procedimenti

di gara ancora in corso. Gli oneri di funzionamento del

Centro gravano sulle disponibilita' gia' destinate al

finanziamento del progetto intersettoriale "Rete unitaria

della pubblica amministrazione" di cui all'articolo 2 del

decreto-legge 3 giugno 1996, n. 307, convertito dalla legge

30 luglio 1996, n. 400, da assegnare con le modalita' ivi

indicate nella misura ritenuta congrua dall'Autorita' per

l'informatica nella pubblica amministrazione in relazione

alla progressiva assunzione dei compiti ad esso attribuiti.

20. Ai fini di quanto previsto dall'articolo 81, quarto

comma, del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, e dagli

articoli 29, 33, 35 e 194 del regio decreto 23 maggio 1924,

n. 827, nonche' dagli articoli 19 e seguenti del

regolamento approvato con decreto delPresidente della

Repubblica 30 novembre 1979, n. 718, in materia di

redazione e aggiornamento degli inventari, il valore dei

beni e delle apparecchiature di natura informatica, anche

destinati al funzionamento di sistemi informativi

complessi, s'intende ammortizzato nel termine massimo di

cinque anni dall'acquisto. Trascorso tale termine, il

valore d'inventario s'intende azzerato, anche se i beni

stessi risultino ancora suscettibili di utilizzazione.

21. I beni e le apparecchiature di cui al comma 20,

qualora siano divenuti inadeguati per la funzione a cui

erano destinati, sono alienati, ove possibile, a cura del

Provveditorato generale dello Stato, secondo il

procedimento previsto dall'articolo 35 del regio decreto 23

maggio 1924, n. 827. In caso di esito negativo del

procedimento di alienazione, i beni e le apparecchiature

stessi sonoassegnati in proprieta', a titolo gratuito, a

istituzioni scolastiche o ad associazioni o altri soggetti

non aventi fini di lucro che ne abbiano fatto richiesta,

ovvero sono distrutti, nel rispetto della vigente normativa

in materia di tutela ambientale.

22. Le disposizioni di cui all'articolo 12 della legge

5 luglio 1982, n. 441, si applicano anche al personale di

livello dirigenziale od equiparato di cui all'articolo 2,

commi 4 e 5, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.

29, e successive modificazioni, nonche' al personale

dirigenziale delle amministrazioni pubbliche. Per il

personale delle magistrature ordinaria, amministrativa,

contabile e militare le competenze attribuite dalla legge 5

luglio 1982, n. 441, alla Presidenza del Consiglio dei

ministri e al Presidente del Consiglio dei ministri sono

esercitate dai rispettivi organi di governo.

23. All'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 30

giugno 1994, n. 479, relativo alle attribuzioni dei

consigli di indirizzo e vigilanza degli enti pubblici di

assistenza e previdenza, il primo periodo e' sostituito dai

seguenti: "Il consiglio di indirizzo e vigilanza definisce

i programmi e individua le linee di indirizzo dell'ente;

elegge tra i rappresentanti dei lavoratori dipendenti il

proprio presidente; nell'ambito della programmazione

generale, determina gli obiettivi strategici pluriennali;

definisce, in sede di autoregolamentazione, la propria

organizzazione interna, nonche' le modalita' e le strutture

con cui esercitare le proprie funzioni, compresa quella di

vigilanza, per la quale puo' avvalersi anche dell'organo di

controllo interno, istituito ai sensi dell'articolo 20 del

decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive

modificazioni, per acquisire i dati e gli elementi relativi

alla realizzazione degli obiettivi e alla corretta ed

economica gestione delle risorse; emana le direttive di

carattere generale relative all'attivita' dell'ente;

approva in via definitiva il bilancio preventivo e il conto

consuntivo, nonche' i piani pluriennali e i criteri

generali dei piani di investimento e disinvestimento, entro

sessanta giorni dalla deliberazione del consiglio di

amministrazione; in caso di non concordanza tra i due

organi, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale

provvede all'approvazione definitiva. I componenti

dell'organo di controllo interno sono nominati dal

presidente dell'ente, d'intesa con il consiglio di

indirizzo e vigilanza".

24. I commi da 1 a 4 dell'articolo 16 della legge 7

agosto 1990, n. 241, sono sostituiti dai seguenti: "1. Gli

organi consultivi delle pubbliche amministrazioni di cui

all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio

1993, n. 29, sono tenuti a rendere i pareri ad essi

obbligatoriamente richiesti entro quarantacinque giorni dal

ricevimento della richiesta. Qualora siano richiesti di

pareri facoltativi, sono tenuti a dare immediata

comunicazione alle amministrazioni richiedenti del termine

entro il quale il parere sara' reso.

2. In caso di decorrenza del termine senza che sia

stato comunicato il parere o senza che l'organo adito abbia

rappresentato esigenzeistruttorie, e' in facolta'

dell'amministrazione richiedente di procedere

indipendentemente dall'acquisizione del parere.

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si

applicano in casodi pareri che debbano essere rilasciati da

amministrazioni prepostealla tutela ambientale,

paesaggistica, territoriale e della salutedei cittadini.

4. Nel caso in cui l'organo adito abbia rappresentato

esigenzeistruttorie il termine di cui al comma 1 puo'

essere interrotto peruna sola volta e il parere deve essere

reso definitivamente entroquindici giorni dalla ricezione

degli elementi istruttori da partedelle amministrazioni

interessate".

25. Il parere del Consiglio di Stato e' richiesto in

viaobbligatoria:

a) per l'emanazione degli atti normativi del Governo e

deisingoli ministri, ai sensi dell'articolo 17 della legge

23 agosto1988, n. 400, nonche' per l'emanazione di testi

unici;

b) per la decisione dei ricorsi straordinari al

Presidente della Repubblica;

c) sugli schemi generali di contratti-tipo, accordi e

convenzioni predisposti da uno o piu' ministri.

25-bis. Le disposizioni della lettera c) del comma 25

non siapplicano alle fattispecie previste dall'articolo 2,

comma 203, dellalegge 23 dicembre 1996, n. 662.

26. E' abrogata ogni diversa disposizione di legge che

preveda ilparere del Consiglio di Stato in via

obbligatoria.

27. Fatti salvi i termini piu' brevi previsti per

legge, il parere del Consiglio di Stato e' reso nel termine

di quarantacinque giorni dal ricevimento della richiesta;

decorso il termine, l'amministrazione puo' procedere

indipendentemente dall'acquisizione del parere. Qualora,

per esigenze istruttorie, non possa essere rispettato il

termine di cui al presente comma, tale termine puo' essere

interrotto per una sola volta e il parere deve essere reso

definitivamente entro venti giorni dal ricevimento degli

elementi istruttori da parte delle amministrazioni

interessate.

28. E' istituita una sezione consultiva del Consiglio

di Stato per l'esame degli schemi di atti normativi per i

quali il parere del Consiglio di Stato e' prescritto per

legge o e' comunque richiesto dall'amministrazione. La

sezione esamina altresi', se richiesto dal Presidente del

Consiglio dei ministri, gli schemi di atti normativi

Dell'Unione europea. Il parere del Consiglio di Stato e'

sempre reso in adunanza generale per gli schemi di atti

legislativi e di regolamenti devoluti dalla sezione o dal

presidente del Consiglio di Stato a causa della loro

particolare importanza.

29. All'articolo 10 del testo unico delle disposizioni

sulla promulgazione delle leggi, sulla emanazione dei

decreti del Presidente della Repubblica e sulle

pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,

approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28

dicembre 1985, n. 1092, e' aggiunto, in fine, il seguente

comma: "3-bis. Al fine di agevolare la lettura di una

legge, decreto o altro atto normativo, i cui articoli

risultino di particolare complessita' in ragione

dell'elevato numero di commi, la Presidenza del Consiglio

dei ministri ne predispone, per la pubblicazione nella

Gazzetta Ufficiale, un testo corredato da sintetiche note a

margine, stampate in modo caratteristico, che indichino in

modo sommario il contenuto di singoli commi o di gruppi di

essi. Tale testo viene pubblicato in una data indicata

contestualmente alla pubblicazione della legge o dell'atto

normativo e, comunque, non oltre quindici giorni dalla

pubblicazione stessa".

30. I disegni di legge di conversione dei decreti-legge

presentati al Parlamento recano in allegato i testi

integrali delle norme espressamente modificate o abrogate.

31. Sono abrogati gli articoli 1, 2 e 3, comma 5, del

decreto legislativo 13 febbraio 1993, n. 40, come

modificati dal decreto legislativo 10 novembre 1993, n.

479, nonche' gli articoli 45, 46 e 48 della legge 8 giugno

1990, n. 142.

32. I1 controllo di legittimita' sugli atti

amministrativi della regione, esclusa ogni valutazione di

merito, si esercita esclusivamente sui regolamenti, esclusi

quelli attinenti all'autonomia organizzativa, funzionale e

contabile dei consigli regionali, nonche' sugli atti

costituenti adempimento degli obblighi derivanti

dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.

33.COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

34.COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

35.COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

36. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

37. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267,

nella parte in cui si riferisce al controllo del comitato

regionale di controllo.

38. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

39; COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

40. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

41. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

42. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

43. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

44. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

45. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

46. Le associazioni di protezione ambientale a

carattere nazionale, individuate dal decreto del Ministro

dell'ambiente 20 febbraio 1987, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 1987, come modificato dal

decreto del Ministro dell'ambiente 17 febbraio 1995,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 28 aprile

1995, possono, nei casi previsti dall'articolo 18 della

legge 8 luglio 1986, n. 349, impugnare davanti al giudice

amministrativo gli atti di competenza delle regioni, delle

province e dei comuni.

47. All'articolo 1 della legge 28 dicembre 1995, n.

549, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma

5 dopo le parole "di personale del comparto sanita'", sono

inserite le seguenti: "di personale delle regioni e degli

enti locali, limitatamente agli enti che non versino nelle

situazioni strutturalmente deficitarie di cui all'articolo

45 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e

successive modificazioni"; b) il secondo periodo del comma

10 e' sostituito dal seguente: "Il divieto non si applica

alle regioni, alle province autonome e agli enti locali che

non versino nelle situazioni strutturalmente deficitarie di

cui all'articolo 45 del decreto legislativo 30 dicembre

1992, n. 504, e successive modificazioni".

48. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

49. Agli enti locali che abbiano ottenuto, entro il 31

dicembre 1996, l'approvazione dell'ipotesi di bilancio

stabilmente riequilibrato, le disposizioni di cui

all'articolo 6 e al comma 47 del presente articolo si

applicano nei limiti stabiliti dall'articolo 1, comma 7,

della legge 28 dicembre 1995, n. 549

50. I comuni possono rideterminare attraverso

accorpamenti il numero e la localizzazione delle sezioni

elettorali, e possono prevederne l'ubicazione in edifici

pubblici anche non scolastici.

51. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

52. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

53. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

54. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

55. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

56. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

57. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

58. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

58-bis. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N.

267 59. COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 18 AGOSTO 2000, N. 267

60. Il comma 6 dell'articolo 1 del decreto-legge 31

maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla

legge 30 luglio 1994, n. 474, e' abrogato.

61. L'articolo 1 della legge 1 ottobre 1951, n. 1084,

e' abrogato.

62. Dopo il comma 4 dell'articolo 53 del decreto

legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e' aggiunto il

seguente: "4-bis. Le occupazioni non autorizzate di spazi

ed aree pubbliche con manufatti od opere di qualsiasi

natura possono essere rimosse e demolite d'ufficio dal

comune. Le spese per la rimozione sono poste a carico del

trasgressore".

63. Il consiglio comunale puo' determinare le

agevolazioni sino alla completa esenzione dal pagamento

della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche,

per le superfici e gli spazi gravati da canoni concessori

non ricognitori.

64. Fino all'entrata in vigore delle nuove disposizioni

previste dall'articolo 3, comma 143, lettera e), numero 1),

della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i comuni che non

abbiano dichiarato il dissesto e che non versino nelle

situazioni strutturalmente deficitarie di cui all'articolo

45 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e

successive modificazioni, possono, con proprio regolamento,

non applicare le tasse sulle concessioni comunali di cui

all'articolo 8 del decreto-legge 10 novembre 1978, n. 702,

convertito, con modificazioni, dalla legge 8 gennaio 1979,

n. 3, o modificarne le aliquote.

65. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

66. I beni ceduti ai sensi del comma 65 non possono

essere alienati nei venti anni successivi alla cessione.

67. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

69. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

70. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

71. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

72. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

73. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

74. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

75. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

76. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

77. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

78. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

78-bis. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

79. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

79-bis. Le somme dovute alla Scuola superiore

dell'amministrazione dell'interno in esecuzione delle

convenzioni stipulate ai sensi del presente articolo e di

quelle stipulate con enti pubblici o privati, nonche' le

somme derivanti dall'erogazione di prestazioni o di servizi

forniti dalla Scuola stessa sono versate all'entrata del

bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreti

del Ministro del tesoro, del bilancio e della

programmazione economica, all'unita' previsionale di base

dello stato di previsione del Ministero dell'interno

relativa alle spese per il funzionamento della Scuola. Le

medesime disposizioni si applicano, nel rispetto delle

procedure previste dai rispettivi ordinamenti, alle somme

derivanti da prestazioni fornite a terzi dalle altre scuole

delle amministrazioni centrali.

80. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

81. In sede di prima attuazione e comunque non oltre

sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente legge, e' istituito, a cura del Ministro

dell'interno, un albo provvisorio al quale sono iscritti,

in via transitoria, i segretari comunali e provinciali. Con

effetto dalla data di entrata in vigore della presente

legge si applicano le disposizioni di cui all'articolo

51-bis della legge 8 giugno 1990, n. 142, introdotto

dall'articolo 6, comma 10, della presente legge, e di cui

al comma 68 del presente articolo. A decorrere dal

sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in

vigore del regolamento di cui al comma 78 il sindaco e il

presidente della provincia possono nominare il segretario

scegliendolo tra gli iscritti all'albo. In sede di prima

attuazione della presente legge e fino all'entrata in

vigore del regolamento di cui al comma 78 non si applicano

le disposizioni di cui all'articolo 2, decimo comma, del

decreto del Presidente della Repubblica 23 giugno 1972, n.

749, concernenti il divieto di trasferimento per almeno un

anno dalla sede di prima assegnazione dei segretari

comunali di qualifica iniziale.

82. Il regolamento di cui al comma 78 deve altresi'

stabilire una disciplina transitoria relativa a tutti gli

istituti necessari all'attuazione del nuovo ordinamento dei

segretari comunali e provinciali, nel rispetto delle

posizioni giuridiche ed economiche acquisite dai segretari

in servizio alla data di entrata in vigore della presente

legge. Le norme transitorie dovranno, altresi', prevedere

disposizioni che garantiscano il trasferimento presso altre

pubbliche amministrazioni dei segretari che ne facciano

richiesta. Entro trenta giorni dall'emanazione del

regolamento di cui al comma 78, e' consentito ai segretari

in servizio di ruolo di chiedere l'iscrizione ad apposita

sezione speciale dell'albo. I segretari che richiedano

l'iscrizione alla sezione speciale sono mantenuti nel ruolo

statale e trasferiti presso altre pubbliche

amministrazioni, con preferenza per quelle statali,

mantenendo ad esaurimento qualifica e trattamento economico

pensionabile in godimento. Le disposizioni di cui

all'articolo 22, comma 2, del decreto del Presidente della

Repubblica 17 gennaio 1990, n. 44, ed all'articolo 15 del

decreto-legge 24 novembre 1990, n. 344, convertito, con

modificazioni, dalla legge 23 gennaio 1991, n. 21, sono

abrogate.

83. Sino all'espletamento dei corsi di formazione e

reclutamento l'ammissione all'albo nel grado iniziale e'

disposta in favore dei vincitori e degli idonei dei

concorsi in via di espletamento ovvero dei vicesegretari

che ne facciano richiesta e che abbiano svolto per almeno

quattro anni le relative funzioni.

84. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

85. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

86. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

87. Con decreto del Presidente della Repubblica da

emanarsi, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge

23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di

entrata in vigore della presente legge, previo parere della

Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province

autonome di Trento e di Bolzano, nonche' delle associazioni

nazionali delle autonomie locali, e' disciplinata la

procedura per consentire alle regioni e agli enti locali e

ai loro consorzi di ricorrere a modalita' di riscossione

dei tributi nonche' di sanzioni o prestazioni di natura

pecuniaria in forma diretta, anche mediante strumenti

elettronici o informatici, ovvero tramite il sistema

bancario e postale.

88. Con proprio regolamento le regioni e gli enti

locali potranno altresi' stabilire limiti di esenzione per

versamenti e rimborsi di importi valutati di modica entita'

e dovuti all'ente interessato.

89. Dalla data di entrata in vigore del regolamento di

cui al comma 87 sono abrogate tutte le disposizioni che

escludono o limitano l'utilizzazione di sistemi di

pagamento a favore delle regioni e degli enti locali

diversi dalla carta moneta.

90. All'articolo 9 della legge 24 marzo 1989, n. 122,

sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, dopo il primo periodo, e' inserito il

seguente: "Tali parcheggi possono essere realizzati, ad uso

esclusivo dei residenti, anche nel sottosuolo di aree

pertinenziali esterne al fabbricato, purche' non in

contrasto con i piani urbani del traffico, tenuto conto

dell'uso della superficie sovrastante e compatibilmente con

la tutela dei corpi idrici";

b) al comma 3, dopo le parole "sono approvate", sono

inserite le seguenti: "salvo che si tratti di proprieta'

non condominiale".

91. I regolamenti comunali e provinciali in materia di

termine, di responsabile del procedimento e di diritto di

accesso ai documenti, ove non gia' vigenti, sono adottati

entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della

presente legge. Decorso tale termine il comitato regionale

di controllo nomina un commissario per la loro adozione.

Resta fermo quanto disposto dall'articolo 7 della legge 8

giugno 1990, n. 142, e dagli articoli 22 e 23 della legge 7

agosto 1990, n. 241.

92. Fino all'approvazione del regolamento previsto

dall'articolo 7, comma 4, della legge 8 giugno 1990, n.

142, si applica la legge 7 agosto 1990, n. 241.

93. Alla revisione e semplificazione delle disposizioni

previste dalla legge 19 marzo 1980, n. 80, in materia di

disciplina delle vendite straordinarie e di liquidazione, e

successive modificazioni ed integrazioni, nonche' dal testo

unico delle leggi sui pesi e sulle misure nel Regno

d'Italia del 20 luglio 1890, n. 6991, approvato con regio

decreto 23 agosto 1890, n. 7088, e dal relativo regolamento

di attuazione approvato con regio decreto 31 gennaio 1909,

n. 242, si provvede, entro sei mesi dalla data di entrata

in vigore della presente legge, secondo i criteri e le

modalita' previsti dall'articolo 4 e dall'articolo 20 della

legge 15 marzo 1997, n. 59.

94. Nell'ambito dell'ulteriore semplificazione,

prevista dall'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59,

dei procedimenti amministrativi di cui alle leggi 31 maggio

1965, n. 575, 19 marzo 1990, n. 55, 17 gennaio 1994, n. 47,

e al decreto legislativo 8 agosto 1994, n. 490, i

regolamenti individuano le disposizioni che pongono a

carico di persone fisiche, associazioni, imprese, societa'

e consorzi obblighi in materia di comunicazioni e

certificazioni, che si intendono abrogate ove gli obblighi

da esse previsti non siano piu' rilevanti ai fini della

lotta alla criminalita' organizzata.

95. L'ordinamento degli studi dei corsi universitari,

con esclusione del dottorato di ricerca, e' disciplinato

dagli atenei, con le modalita' di cui all'articolo 11,

commi 1 e 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, in

conformita' a criteri generali definiti, nel rispetto della

normativa comunitaria vigente in materia, sentiti il

Consiglio universitario nazionale e le Commissioni

parlamentari competenti, con uno o piu' decreti del

Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e

tecnologica, di concerto con altri Ministri interessati,

limitatamente ai criteri relativi agli ordinamenti per i

quali il medesimo concerto e' previsto alla data di entrata

in vigore della presente legge, ovvero da disposizioni dei

commi da 96 a 119 del presente articolo. I decreti di cui

al presente comma determinano altresi':

a) con riferimento ai corsi di cui al presente comma,

accorpati per aree omogenee, la durata, . . . anche

eventualmente comprensiva del percorso formativo gia'

svolto, l'eventuale serialita' dei predetti corsi e dei

relativi titoli, gli obiettivi formativi qualificanti,

tenendo conto degli sbocchi occupazionali e della

spendibilita' a livello internazionale, nonche' la

previsione di nuove tipologie di corsi e di titoli

universitari, in aggiunta o in sostituzione a quelli

determinati dagli articoli 1, 2, 3, comma 1 e 4, comma 1,

della legge 19 novembre 1990, n. 341, anche modificando gli

ordinamenti e la durata di quelli di cui al decreto

legislativo 8 maggio 1998, n. 178, in corrispondenza di

attivita' didattiche di base, specialistiche, di

perfezionamento scientifico, di alta formazione permanente

e ricorrente;

b) modalita' e strumenti per lorientamento e per

favorire la mobilita' degli studenti, nonche' la piu' ampia

informazione sugli ordinamenti degli studi, anche

attraverso l'utilizzo di strumenti informatici e

telematici;

c) modalita' di attivazione da parte di universita'

italiane, in collaborazione con atenei stranieri, dei corsi

universitari di cui al presente comma, nonche' di dottorati

di ricerca, anche in deroga alle disposizioni di cui al

Capo II del Titolo III del decreto del Presidente della

Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. 96. Con decreti del

Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e

tecnologica, emanati sulla base di criteri di

semplificazione delle procedure e di armonizzazione con la

revisione degli ordinamenti di cui al comma 95, e' altresi'

rideterminata la disciplina concernente:

a) il riconoscimento delle scuole di cui alla legge 11

ottobre 1986, n. 697, l'attivazione dei corsi, il rilascio

e la valutazione dei relativi titoli;

b) il riconoscimento degli istituti di cui all'articolo

3, comma 1, della legge 18 febbraio 1989, n. 56, e la

valutazione dei titoli da essi rilasciati;

c) il differimento dei termini per la convalida dei

titoli di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto del

Presidente della Repubblica 5 luglio 1989, n. 280, e la

valutazione dei diplomi rilasciati entro il 31 dicembre

1996 dalle scuole di cui all'articolo 6 del decreto del

Presidente della Repubblica 15 gennaio 1987, n. 14, anche

ai fini dell'iscrizione al relativo albo professionale;

d) il riordino delle universita' per stranieri,

prevedendo anche casi specifici in base ai quali e'

consentito l'accesso a studenti italiani;

e) i professori a contratto di cui agli articoli 25 e

100 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio

1980, n. 382, prevedendo apposite disposizioni in materia

di requisiti scientifici e professionali dei predetti

professori, di modalita' di impiego, nonche' di durata e di

rinnovabilita' dei contratti. 97. Le materie di cui

all'articolo 3, comma 6, e all'articolo 4, comma 4, della

legge 19 novembre 1990, n. 341, sono disciplinate con

decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica, di concerto con altri Ministri

interessati.

98. I decreti di cui al comma 95 contengono altresi'

norme per la formazione degli insegnanti delle scuole della

regione Valle d'Aosta, delle province autonome di Trento e

di Bolzano, nonche' delle scuole in lingua slovena ai fini

di adeguarla alle particolari situazioni linguistiche. Ai

predetti fini le regioni Valle d'Aosta e Friuli-Venezia

Giulia, nonche' le province autonome di Trento e di Bolzano

possono, sentiti i Ministeri dell'universita' e della

ricerca scientifica e tecnologica e della pubblica

istruzione, stipulare apposite convenzioni con universita'

italiane e con quelle dei Paesi dell'area linguistica

francese, tedesca e slovena. Tali convenzioni disciplinano

il rilascio di titoli di studio universitari da parte delle

universita' nonche' le modalita' di finanziamento. La

stessa disciplina si applica ai diplomi di cui agli

articoli 2 e 4 della legge 19 novembre 1990, n. 341.

99. Dalla data di entrata in vigore della presente

legge, si provvede, con uno o piu' decreti del Ministro

dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica,

su proposta del Consiglio universitario nazionale, secondo

criteri di affinita' scientifica e didattica,

all'accorpamento e al successivo aggiornamento dei settori

scientifico-disciplinari, nell'ambito dei quali sono

raggruppati gli insegnamenti, anche al fine di stabilire la

pertinenza della titolarita' ai medesimi settori, nonche' i

raggruppamenti concorsuali.

100. Il Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica presenta ogni tre anni al

Parlamento una relazione sullo stato degli ordinamenti

didattici universitari e sul loro rapporto con lo sviluppo

economico e produttivo, nonche' con l'evoluzione degli

indirizzi culturali e professionali.

101. In ogni universita' o istituto di istruzione

universitaria, nelle more dell'attuazione della disciplina

di cui al comma 95, si applicano gli ordinamenti didattici

vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge

fatta salva la facolta' per il Ministro dell'universita' e

della ricerca scientifica e tecnologica di autorizzare,

sperimentalmente e per una durata limitata, con proprio

decreto, previo parere del Consiglio universitario

nazionale (CUN), modifiche ai predetti ordinamenti ovvero

l'attivazione di corsi universitari, per i quali non

sussistano ordinamenti didattici alla data di entrata in

vigore della presente legge, purche' previsti nei piani di

sviluppo del sistema universitario e dagli strumenti

attuativi del regolamento di cui all'articolo 20, comma 8,

lettera a), della legge 15 marzo 1997, n. 59, ovvero per i

quali sia stato comunque acquisito il parere favorevole del

comitato regionale di coordinamento di cui all'articolo 3

del decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio

1998, n. 25. I regolamenti didattici di ateneo disciplinano

le modalita' e i criteri per il passaggio al nuovo

ordinamento, ferma restando la facolta' degli studenti

iscritti di completare i corsi di studio, ovvero di

transitare ai nuovi corsi previo riconoscimento, da parte

delle strutture didattiche competenti, degli esami

sostenuti con esito positivo.

102. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

103. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

104. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

105. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

106. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

107. comma abrogato dal dlgs 18 agosto 2000, n. 267

108. In sede di prima applicazione della presente

(continuazione) legge, gli schemi dei decreti di cui al comma 106 sono

presentati al Parlamento entro trenta giorni dalla data di

entrata in vigore della legge stessa. Le elezioni per il

rinnovo del CUN hanno luogo entro sessanta giorni

dall'emanazione del decreto concernente le modalita' di

elezione.

109. Nel rispetto dell'equilibrio finanziario del

bilancio e dei principi di una corretta ed efficiente

gestione delle risorse economiche e strumentali, le materie

di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), numeri 2), 3),

4) e 5), della legge 23 ottobre 1992, n. 421, sono regolate

dalle universita, per quanto riguarda il personale tecnico

e amministrativo, secondo i propri ordinamenti. I relativi

atti regolamentari devono rispettare quanto stabilito dai

contratti collettivi di lavoro e sono soggetti al

procedimento di cui all'articolo 10 del decreto legislativo

3 febbraio 1993, n. 29.

110. Il contratto di lavoro del direttore

amministrativo, scelto tra dirigenti delle universita', di

altre amministrazioni pubbliche, ovvero anche fra estranei

alle amministrazioni pubbliche, e' a tempo determinato di

durata non superiore a cinque anni, rinnovabile. Si

applicano l'articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 30

dicembre 1992, n. 502, in quanto compatibile, e l'articolo

20 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come

sostituito dall'articolo 6 del decreto legislativo 18

novembre 1993, n. 470; la relazione di cui al comma 1 di

detto articolo e' presentata al rettore e da questi

trasmessa al consiglio di amministrazione e al senato

accademico. In prima applicazione il contratto di lavoro e'

stipulato con il direttore amministrativo in carica alla

data di entrata in vigore della presente legge per la

durata determinata dagli organi competenti dell'ateneo.

111. Le norme che disciplinano l'accesso al pubblico

impiego sono integrate, in sede degli accordi di comparto

previsti dall'articolo 51 del decreto legislativo 3

febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, con le

modalita' di cui all'articolo 50 del medesimo decreto

legislativo, e successive modificazioni, al fine di tenere

in considerazione le professionalita' prodotte dai diplomi

universitari, dai diplomi di scuole dirette a fini

speciali, dai diplomi di laurea dai dottorati di ricerca e

dai diplomi delle scuole di specializzazione, nonche' dagli

altri titoli di cui al comma 95, lettera a).

112. Fino al riordino della disciplina relativa allo

stato giuridico dei professori universitari e del relativo

reclutamento, il Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica, con proprio decreto, definisce i

criteri per la chiamata diretta, da parte delle facolta',

di eminenti studiosi, non solo italiani, che occupino

analoga posizione in universita' straniere o che siano

insigniti di alti riconoscimenti scientifici in ambito

internazionale. L'articolo 4 del decreto del Presidente

della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e' abrogato dalla

data di emanazione del predetto decreto.

113. Il Governo e' delegato ad emanare, entro sei mesi

dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o

piu' decreti legislativi, sentite le competenti Commissioni

parlamentari, per modificare la disciplina del concorso per

l'accesso alla magistratura ordinaria, sulla base dei

seguenti principi e criteri direttivi: semplificazione

delle modalita' di svolgimento del concorso e introduzione

graduale, come condizione per l'ammissione al concorso,

dell'obbligo di conseguire un diploma (...) esclusivamente

presso scuole di specializzazione istituite nelle

universita', sedi delle facolta' di giurisprudenza.

114. Anche in deroga alle vigenti disposizioni relative

all'accesso alle professioni di avvocato e notaio, il

diploma di specializzazione di cui al comma 113

costituisce, nei termini che saranno definiti con decreto

del Ministro di grazia e giustizia, adottato di concerto

con il Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica, titolo valutabile ai fini del

compimento del relativo periodo di pratica. Con decreto del

Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e

tecnologica, di concerto con il Ministro di grazia e

giustizia, sentiti i competenti ordini professionali, sono

definiti i criteri per la istituzione ed organizzazione

delle scuole di specializzazione di cui al comma 113, anche

prevedendo l'affidamento annuale degli insegnamenti a

contenuto professionale a magistrati, notai ed avvocati.

115. Il Governo, entro dodici mesi dalla data di

entrata in vigore della presente legge, e' delegato ad

emanare, previo parere delle competenti Commissioni

parlamentari, uno o piu' decreti legislativi, finalizzati

alla trasformazione degli attuali Istituti superiori di

educazione fisica (ISEF), sulla base dei seguenti principi

e criteri direttivi:

a) possibilita' di istituire facolta' o corsi di laurea

e di diploma in scienze motorie, con il concorso di altre

facolta' o dipartimenti, indicando i settori

scientifico-disciplinari caratterizzanti;

b) determinazione delle procedure per l'individuazione

sul territorio, in modo programmato e tenuto conto della

localizzazione degli attuali ISEF, delle sedi delle

facolta' di scienze motorie, anche in deroga alle

disposizioni vigenti in materia di programmazione

universitaria;

c) possibilita' di attivare le facolta' anche mediante

specifiche convenzioni con gli ISEF pareggiati per

l'utilizzo delle strutture e del personale, nonche' per il

mantenimento dei contributi finanziari dei soggetti

promotori degli ISEF predetti;

d) trasformazione dell'ISEF statale di Roma in istituto

universitario autonomo o in facolta' di uno degli atenei

romani, con il conseguente subentro in tutti i rapporti

giuridici attivi e passivi facenti capo al medesimo ISEF e

con l'inquadramento del personale non docente nei ruoli e

nelle qualifiche universitarie;

e) mantenimento, ad esaurimento e a domanda, delle

funzioni didattiche e del trattamento economico complessivo

in godimento per i docenti non universitari in servizio

alla data di entrata in vigore della presente legge presso

l'ISEF di Roma e gli ISEF pareggiati, i quali abbiano

svolto attivita' di insegnamento in posizione di comando,

distacco o incarico per almeno un triennio, con esclusione

dall'equiparazione ai professori universitari di ruolo

anche ai fini della valutazione del servizio pregresso e

senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato;

f) mantenimento, ad esaurimento e a domanda, anche in

altra sede nei casi diversi dalle convenzioni di cui alla

lettera c), delle funzioni e del trattamento economico

complessivo in godimento per il personale

tecnico-amministrativo in servizio alla data di entrata in

vigore della presente legge presso gli ISEF pareggiati,

senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato;

g) valutazione dei titoli conseguiti ai sensi

dell'ordinamento vigente alla data di entrata in vigore

della presente legge, nonche' previsione delle modalita' di

passaggio dal medesimo ordinamento a quello previsto dai

decreti legislativi di cui al presente comma;

h) previsione della possibilita', per le facolta'

universitarie di cui al presente comma, di sottoscrivere

convenzioni con il Comitato olimpico nazionale italiano

(CONI) per l'attuazione di programmi di ricerca scientifica

per corsi di aggiornamento e di specializzazione, nonche'

per l'uso di strutture e attrezzature.

116. All'articolo 9, comma 4, della legge 19 novembre

1990, n. 341, le parole: "per i quali sia prevista" sono

sostituite dalle seguenti: "universitari, anche a quelli

per i quali l'atto emanato dal Ministro preveda".

117. Fino al riordino degli Istituti superiori per le

industrie artistiche, dei Conservatori di musica, degli

Istituti musicali pareggiati, degli Istituti superiori di

educazione fisica, i diplomi conseguiti presso le predette

istituzioni costituiscono titolo valido per l'ammissione

alla scuola di specializzazione di cui all'articolo 4,

comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, per gli

indirizzi comprendenti le classi di abilitazione

all'insegnamento cui gli stessi danno accesso in base alla

normativa vigente. Nell'organizzazione delle corrispondenti

attivita' didattiche, le universita' potranno stipulare

apposite convenzioni con le predette istituzioni e, per

quanto riguarda in particolare l'educazione musicale, con

le scuole di didattica della musica.

118. Il comma 2 dell'articolo 1 della legge 12 febbraio

1992, n. 188, e' sostituito dal seguente: "2. I cittadini

italiani che hanno conseguito un titolo accademico

austriaco sono ammessi con riserva a tutti i concorsi

banditi da amministrazioni pubbliche nonche' agli esami di

Stato e ai tirocini pratici post lauream e sono iscritti

con riserva negli albi professionali, in attesa della

dichiarazione di cui al comma 1".

119. Sono abrogate le disposizioni incompatibili con i

commi da 95 a 118 del presente articolo ed in particolare i

commi 3, 4, 5 e 7 dell'articolo 3, il comma 3 dell'articolo

4, i commi 1, 2 e 3 dell'articolo 9, l'articolo 10, ad

eccezione del comma 9, e l'articolo 14 della legge 19

novembre 1990, n. 341, nonche' gli articoli 65 e 67 del

decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.

382. I regolamenti di cui all'articolo 20, comma 8, lettere

a) b ) e c), della legge 15 marzo 1997, n. 59, entrano in

vigore il quindicesimo giorno successivo a quello di

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

120. In deroga alle procedure di programmazione di cui

alla legge 7 agosto 1990, n. 245, e successive

modificazioni e integrazioni, e' consentita l'istituzione

di una universita' non statale nel territorio

rispettivamente della provincia autonoma di Bolzano e della

regione autonoma della Valle d'Aosta, promosse o gestite da

enti e da privati. L'autorizzazione, per le predette

istituzioni, al rilascio di titoli di studio universitari

aventi valore legale, e' concessa con decreto del Ministro

dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica,

previa intesa rispettivamente con la provincia autonoma di

Bolzano e con la regione autonoma della Valle d'Aosta. Tali

decreti sono emanati sentito altresi' l'osservatorio per la

valutazione del sistema universitario in ordine alle

dotazioni didattiche, scientifiche, strumentali,

finanziarie, edilizie, nonche' concernenti l'organico del

personale docente, ricercatore e non docente. Possono

essere attivati, con modifica statutaria, nuovi corsi di

studi al cui termine sia previsto dagli ordinamenti vigenti

il rilascio di titoli aventi valore legale, quando i corsi

vengano istituiti nel territorio della provincia di Bolzano

e della regione autonoma della Valle d'Aosta. I contributi

dello Stato in relazione alle strutture didattiche e

scientifiche sono determinati annualmente con decreto del

Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e

tecnologica, previa intesa rispettivamente con la provincia

autonoma di Bolzano e con la regione autonoma della Valle

d'Aosta, nell'ambito dell'apposito stanziamento di bilancio

previsto per le universita' non statali, nello stato di

previsione della spesa del Ministero dell'universita' e

della ricerca scientifica e tecnologica. Le funzioni

amministrative, relative agli atenei di cui al presente

comma, in particolare quelle concernenti gli statuti e i

regolamenti didattici, sono esercitate dal Ministro

dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica,

previa intesa rispettivamente con la provincia autonoma di

Bolzano e con la regione autonoma della Valle d'Aosta.

121. Ai sensi dell'articolo 17 del testo unico delle

leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il

Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente

della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e' attribuita alla

provincia autonoma di Bolzano la potesta' di emanare norme

legislative in materia di finanziamento all'ateneo di cui

al comma 120 e di edilizia universitaria, ivi comprese la

scelta delle aree e l'acquisizione, anche mediante

esproprio, degli immobili necessari. A seguito

dell'emanazione delle predette norme la provincia

esercitera' le relative funzioni amministrative. Con

riferimento all'attribuzione alla regione autonoma della

Valle d'Aosta della potesta' legislativa nella materia di

cui al presente comma si procedera', successivamente al

decreto di autorizzazione di cui al comma 120, secondo

periodo, ai sensi dell'articolo 48-bis dello Statuto

speciale per la Valle d'Aosta, approvato con legge

costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, e successive

modificazioni.

122. L'universita' degli studi di Trento e gli atenei

di cui al comma 120 promuovono e sviluppano la

collaborazione scientifica con le universita' e con i

centri di ricerca degli altri Stati ed in particolare degli

Stati membri dell'Unione europea per le esigenze sia della

ricerca scientifica che dell'insegnamento. I relativi

accordi di collaborazione possono prevedere l'esecuzione di

corsi integrati di studio sia presso entrambe le

universita', sia presso una di esse, nonche' programmi di

ricerca congiunti. Le medesime universita' riconoscono la

validita' dei corsi seguiti ovvero delle parti dei piani di

studio svolti dagli studenti presso le universita' e

istituzioni universitarie estere, nonche' i titoli

accademici conseguiti al termine dei corsi integrati.

123. Gli accordi di collaborazione cui al comma 122,

qualora abbiano ad oggetto l'istituzione di corsi di

laurea, di diploma e di dottorato di ricerca, sono

comunicati al Ministro dell'universita' e della ricerca

scientifica e tecnologica entro trenta giorni dalla loro

stipulazione. Ove il Ministro non si opponga entro trenta

giorni dal ricevimento degli accordi predetti per motivi di

contrasto con la legge, con obblighi internazionali dello

Stato italiano o con i criteri contenuti nei decreti di cui

al comma 95, gli accordi medesimi divengono esecutivi.

124. Si applicano all'ateneo di cui al comma 120

istituito sul territorio della provincia autonoma di

Bolzano le disposizioni di cui agli articoli 170 e 332 del

testo unico delle leggi sull'istruzione superiore,

approvato con regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, e

successive modificazioni ed integrazioni, con esclusivo

riferimento ai gradi e ai titoli accademici rilasciati nei

Paesi aderenti all'Unione europea la cui equipollenza e'

direttamente riconosciuta, senza esami integrativi, nel

testo degli scambi di note in vigore tra la Repubblica

italiana e ciascuno Stato membro dell'Unione europea, anche

qualora nel predetto ateneo non siano attivate le

corrispondenti facolta'. Nel caso in cui i medesimi scambi

di note prevedano, per l'equipollenza di alcuni titoli e

gradi, esami integrativi, l'applicazione delle disposizioni

di cui al citato testo unico approvato con regio decreto n.

1592 del 1933 e' subordinata all'attivazione, presso

l'ateneo di cui al presente comma, dei corsi universitari

che fanno riferimento ai medesimi titoli e gradi.

125. I competenti organi dell'universita' degli studi

di Trento possono disporre la nomina a professore di prima

fascia, di associato ovvero di ricercatore, per chiamata

diretta, di studiosi che rivestano presso universita'

straniere qualifiche analoghe a quelle anzidette e previste

dall'ordinamento universitario italiano, nella misura

massima, per l'universita' di Trento, del trenta per cento

delle rispettive dotazioni organiche previste per ciascun

tipo di qualifica. La facolta' di nomina di cui al presente

comma si applica anche, nella misura massima

rispettivamente del cinquanta e del settanta per cento,

all'universita' istituita nel territorio della regione

autonoma della Valle d'Aosta e all'ateneo istituito nella

provincia autonoma di Bolzano; tali misure possono essere

ulteriormente derogate previa intesa con il Ministro

dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica.

126. L'universita' degli studi di Trento e gli atenei

di cui al comma 120 possono istituire la facolta' di

scienza della formazione . . . . L'attivazione del corso di

laurea in scienze della formazione primaria e' subordinata

all'avvenuta soppressione dei corsi di studio ordinari

triennali e quadriennali rispettivamente della scuola

magistrale e degli istituti magistrali.

127. In sede di prima applicazione delle disposizioni

di cui al comma 95, lettera c), al fine di favorire la

realizzazione degli accordi di collaborazione

internazionale dell'universita' di Trento, volti al

conferimento del titolo di dottore di ricerca, nell'ambito

di programmi dell'Unione europea, il medesimo titolo e'

rilasciato dalla universita' di cui al presente comma,

limitatamente ai dottorati di cui e' sede amministrativa.

In tali casi la commissione di valutazione delle tesi di

dottorato, di cui all'articolo 73 del decreto del

Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e'

sostituita da una commissione nominata dal rettore,

composta da cinque esperti del settore, di cui almeno due

professori ordinari e un professore associato. Almeno due

componenti della commissione non devono appartenere alla

predetta universita'.

128. La provincia autonoma di Trento puo' disporre con

leggi provinciali, ai sensi dell'articolo 17 del testo

unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto

speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto

del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, la

concessione di contributi a favore dell'universita' degli

studi di Trento per lo sviluppo della ricerca scientifica e

per l'attuazione di specifici programmi e progetti

formativi.

129. Al secondo comma dell'articolo 44 della legge 14

agosto 1982, n. 590, la parola: "contestualmente" e'

sostituita dalle seguenti: "in correlazione".

130. L'ultimo periodo del comma 14 dell'articolo 8

della legge 2 gennaio 1997, n. 2, e' sostituito dai

seguenti: "Il collegio dei revisori e' composto da cinque

revisori ufficiali dei conti nominati d'intesa tra i

Presidenti delle due Camere, all'inizio di ciascuna

legislatura, e individuati tra gli iscritti nel registro

dei revisori contabili. Il mandato dei membri del collegio

non e' rinnovabile".

131.

132. I comuni possono, con provvedimento del sindaco,

conferire funzioni di prevenzione e accertamento delle

violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o

delle societa' di gestione dei parcheggi, limitatamente

alle aree oggetto di concessione. La procedura

sanzionatoria amministrativa e l'organizzazione del

relativo servizio sono di competenza degli uffici o dei

comandi a cio' preposti. I gestori possono comunque

esercitare tutte le azioni necessarie al recupero delle

evasioni tariffarie e dei mancati pagamenti, ivi compresi

il rimborso delle spese e le penali.

133. Le funzioni di cui al comma 132 sono conferite

anche al personale ispettivo delle aziende esercenti il

trasporto pubblico di persone nelle forme previste dagli

articoli 22 e 25 della legge 8 giugno 1990, n. 142, e

successive modificazioni. A tale personale sono inoltre

conferite, con le stesse modalita' di cui al primo periodo

del comma 132, le funzioni di prevenzione e accertamento in

materia di circolazione e sosta sulle corsie riservate al

trasporto pubblico ai sensi dell'articolo 6, comma 4,

lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

133-bis. Con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo

17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su

proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previo

parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del

decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono

disciplinate le procedure per la autorizzazione alla

installazione ed esercizio di impianti per la rilevazione

degli accessi di veicoli ai centri storici e alle zone a

traffico limitato delle citta' ai fini dell'accertamento

delle violazioni delle disposizioni in tema di limitazione

del traffico veicolare e della irrogazione delle relative

sanzioni. Con lo stesso regolamento sono individuate le

finalita' perseguibili nella rilevazione e nella

utilizzazione dei dati, nonche' le categorie di soggetti

che possono accedere ai dati personali rilevati a mezzo

degli impianti.

134. Al comma 5 dell'articolo 5 della legge 7 marzo

1986, n. 65, la parola: "portano" e' sostituita dalle

seguenti: "possono, previa deliberazione in tal senso del

consiglio comunale, portare".

135. Per la stipula delle convenzioni di cui

all'articolo 5 della legge 15 dicembre 1972, n. 772, con i

comuni per il Ministero della difesa provvede il

rappresentante del Governo competente per territorio.

136. In attesa della nuova disciplina in materia di

ordinamento degli enti locali e degli istituti di

partecipazione popolare, e' consentito il contemporaneo

svolgimento delle consultazioni referendarie comunali con i

referendum abrogativi nazionali che dovranno svolgersi

nella primavera del 1997. Al fine di dare attuazione a tale

disposizione, si applicano le norme relative alle

consultazioni referendarie nazionali e quelle attuative che

verranno stabilite, anche in deroga al disposto

dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, con

decreto del Ministro dell'interno. Con lo stesso decreto

sono determinati i criteri di ripartizione delle spese tra

gli enti interessati, in ragione del numero dei referendum

di competenza di ciascun ente.

137. Le disposizioni della presente legge si applicano

alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di

Trento e di Bolzano nei limiti e nel rispetto degli statuti

e delle norme di attuazione.

138. La presente legge entra in vigore il giorno

successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta

Ufficiale della Repubblica italiana. ».

- Si riporta il testo dell'articolo 187 septies del

decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 («Testo unico

delle disposizioni in materia di intermediazione

finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della L. 6

febbraio 1996, n. 52», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 26

marzo 1998, n. 71), come modificato dal presente decreto:

«Art. 187 septies. (Procedura sanzionatoria). -1. Le

sanzioni amministrative previste dal presente capo sono

applicate dalla CONSOB con provvedimento motivato, previa

contestazione degli addebiti agli interessati, da

effettuarsi entro centottanta giorni dall'accertamento

ovvero entro trecentosessanta giorni se l'interessato

risiede o ha la sede all'estero e valutate le deduzioni da

essi presentate nei successivi trenta giorni. Nello stesso

termine gli interessati possono altresi' chiedere di essere

sentiti personalmente.

2. Il procedimento sanzionatorio e' retto dai principi

del contraddittorio, della conoscenza degli atti

istruttori, della verbalizzazione nonche' della distinzione

tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie.

3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni e'

pubblicato per estratto nel Bollettino della CONSOB. Avuto

riguardo alla natura delle violazioni e degli interessi

coinvolti, possono essere stabilite dalla CONSOB modalita'

ulteriori per dare pubblicita' al provvedimento, ponendo le

relative spese a carico dell'autore della violazione. La

CONSOB, anche dietro richiesta degli interessati, puo'

differire ovvero escludere, in tutto o in parte, la

pubblicazione del provvedimento, quando da questa possa

derivare grave pregiudizio alla integrita' del mercato

ovvero questa possa arrecare un danno sproporzionato alle

parti coinvolte.

4.(abrogato).

5. (abrogato).

6. (abrogato).

7. (abrogato).

8. (abrogato) .».

- Si riporta il testo dell'articolo 195 del cit.

decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, come

modificato dal presente decreto:

«Art. 195. (Procedura sanzionatoria). -1. Salvo quanto

previsto dall'articolo 196, le sanzioni amministrative

previste nel presente titolo sono applicate dalla Banca

d'Italia o dalla CONSOB, secondo le rispettive competenze,

con provvedimento motivato, previa contestazione degli

addebiti agli interessati, da effettuarsi entro centottanta

giorni dall'accertamento ovvero entro trecentosessanta

giorni se l'interessato risiede o ha la sede all'estero, e

valutate le deduzioni dagli stessi presentate nei

successivi trenta giorni.

2. Il procedimento sanzionatorio e' retto dai principi

del contraddittorio, della conoscenza degli atti

istruttori, della verbalizzazione nonche' della distinzione

tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie.

3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni e'

pubblicato per estratto nel Bollettino della Banca d'Italia

o della CONSOB. La Banca d'Italia o la CONSOB, tenuto conto

della natura della violazione e degli interessi coinvolti,

possono stabilire modalita' ulteriori per dare pubblicita'

al provvedimento, ponendo le relative spese a carico

dell'autore della violazione, ovvero escludere la

pubblicita' del provvedimento, quando la stessa possa

mettere gravemente a rischio i mercati finanziari o

arrecare un danno sproporzionato alle parti.

4. (abrogato).

5. (abrogato).

6.(abrogato).

7. (abrogato).

8. (abrogato).

9. Le societa' e gli enti ai quali appartengono gli

autori delle violazioni rispondono, in solido con questi,

del pagamento della sanzione e delle spese di pubblicita'

previste dal secondo periodo del comma 3 e sono tenuti ad

esercitare il diritto di regresso verso i responsabili.».

- Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 («Nuove

disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di

lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione

nelle controversie di lavoro e di giurisdizione

amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11,

comma 4, della L. 15 marzo 1997, n. 59») e' pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 8 aprile 1998, n. 82.

- Si riporta il testo dell'articolo 4 della legge 4

maggio 1998, n. 133, («Incentivi ai magistrati trasferiti

d'ufficio a sedi disagiate e introduzione delle tabelle

infradistrettuali», pubblicata in Gazz. Uff. 8 maggio 1998,

n. 105), come modificato dal presente decreto:

«Art.4. (Trasferimento d'ufficio). 1. Nell'articolo 4,

comma 1, ultimo periodo, della legge 16 ottobre 1991, n.

321, le parole: "o che vi abbiano assunto effettivo

servizio da meno di due anni, ne' quelli" sono sostituite

dalle seguenti: "Il magistrato assegnato o trasferito

d'ufficio, compresa la prima assegnazione di sede degli

uditori giudiziari, non puo' essere trasferito ad altra

sede prima di due anni dal giorno in cui ha assunto

effettivo possesso, salvo che ricorrano gravi motivi di

salute o gravi ragioni di servizio. Non possono essere

altresi' trasferiti i magistrati".

2. L'articolo 194 dell'ordinamento giudiziario,

approvato con regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come

sostituito dall'articolo 2 della legge 16 ottobre 1991, n.

321, e da ultimo modificato dall'articolo 2 della legge 8

novembre 1991, n. 356, e' sostituito dal seguente: "Art.

194 (Tramutamenti successivi). - 1. Il magistrato

destinato, per trasferimento o per conferimento di

funzioni, ad una sede da lui chiesta, non puo' essere

trasferito ad altre sedi o assegnato ad altre funzioni

prima di tre anni dal giorno in cui ha assunto effettivo

possesso dell'ufficio, salvo che ricorrano gravi motivi di

salute ovvero gravi ragioni di servizio o di famiglia".

3. (abrogato).

4. Nel secondo comma dell'articolo 13 della legge 2

aprile 1979, n. 97, come sostituito dall'articolo 6 della

legge 19 febbraio 1981, n. 27, dopo le parole: "trasferiti

d'ufficio" sono inserite le seguenti: "o comunque destinati

ad una sede di servizio per la quale non hanno proposto

domanda, ancorche' abbiano manifestato il consenso o la

disponibilita'".».

- Si riporta il testo dell'articolo 10 della legge 22

febbraio 2000, n. 28 («Disposizioni per la parita' di

accesso ai mezzi di informazione durante le campagne

elettorali e referendarie e per la comunicazione politica»,

pubblicata in Gazz. Uff. 22 febbraio 2000, n. 43), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 10. Provvedimenti e sanzioni. - 1. Le violazioni

delle disposizioni di cui alla presente legge, nonche' di

quelle emanate dalla Commissione e dall'Autorita' sono

perseguite d'ufficio da quest'ultima secondo le

disposizioni del presente articolo. Ciascun soggetto

politico interessato puo', comunque, denunciare tali

violazioni entro dieci giorni dal fatto. La denuncia e'

comunicata, anche a mezzo telefax:

a) all'Autorita';

b) all'emittente privata o all'editore presso cui e'

avvenuta la violazione;

c) al competente comitato regionale per le

comunicazioni ovvero, ove il predetto organo non sia ancora

costituito, al comitato regionale per i servizi

radiotelevisivi;

d) al gruppo della Guardia di finanza nella cui

competenza territoriale rientra il domicilio dell'emittente

o dell'editore. Il predetto gruppo della Guardia di finanza

provvede al ritiro delle registrazioni interessate dalla

comunicazione dell'Autorita' o dalla denuncia entro le

successive dodici ore.

2. L'Autorita', avvalendosi anche del competente

comitato regionale per le comunicazioni ovvero, ove il

predetto organo non sia ancora costituito, del comitato

regionale per i servizi radiotelevisivi, nonche' del

competente ispettorato territoriale del Ministero delle

comunicazioni e della Guardia di finanza, procede ad una

istruttoria sommaria e, contestati i fatti, anche a mezzo

telefax, sentiti gli interessati ed acquisite eventuali

controdeduzioni, da trasmettere entro ventiquattro ore

dalla contestazione, provvede senza indugio, e comunque

entro le quarantotto ore successive all'accertamento della

violazione o alla denuncia, in deroga ai termini e alle

modalita' procedimentali previste dalla legge 24 novembre

1981, n. 689.

3. In caso di violazione degli articoli 2, 4, commi 1 e

2, e 6, l'Autorita' ordina alle emittenti radiotelevisive

la trasmissione di programmi di comunicazione politica con

prevalente partecipazione dei soggetti politici che siano

stati direttamente danneggiati dalle violazioni.

4. In caso di violazione degli articoli 3 e 4, commi 3

e 4, l'Autorita' ordina all'emittente interessata, oltre

all'immediata sospensione delle trasmissioni programmate in

violazione della presente legge:

a) la messa a disposizione di spazi, a titolo gratuito

[o a pagamento], per la trasmissione di messaggi politici

autogestiti in favore dei soggetti danneggiati o

illegittimamente esclusi, in modo da ripristinare

l'equilibrio tra le forze politiche;

b) se del caso, il ripristino dell'equilibrio tra gli

spazi destinati ai messaggi e quelli destinati alla

comunicazione politica gratuita.

5. In caso di violazione dell'articolo 5, l'Autorita'

ordina all'emittente interessata la trasmissione di servizi

di informazione elettorale con prevalente partecipazione

dei soggetti politici che siano stati direttamente

danneggiati dalla violazione.

6. In caso di violazione dell'articolo 7, l'Autorita'

ordina all'editore interessato la messa a disposizione di

spazi di pubblicita' elettorale compensativa in favore dei

soggetti politici che ne siano stati illegittimamente

esclusi.

7. In caso di violazione dell'articolo 8, l'Autorita'

ordina all'emittente o all'editore interessato di

dichiarare tale circostanza sul mezzo di comunicazione che

ha diffuso il sondaggio con il medesimo rilievo, per fascia

oraria, collocazione e caratteristiche editoriali, con cui

i sondaggi stessi sono stati pubblicizzati.

8. Oltre a quanto previsto nei commi 3, 4, 5, 6 e 7,

l'Autorita' ordina:

a) la trasmissione o la pubblicazione, anche ripetuta a

seconda della gravita', di messaggi recanti l'indicazione

della violazione commessa;

b) ove necessario, la trasmissione o la pubblicazione,

anche ripetuta a seconda della gravita', di rettifiche,

alle quali e' dato un risalto non inferiore per fascia

oraria, collocazione e caratteristiche editoriali, della

comunicazione da rettificare.

9. L'Autorita' puo', inoltre, adottare anche ulteriori

provvedimenti d'urgenza al fine di ripristinare

l'equilibrio nell'accesso alla comunicazione politica.

10. (abrogato).».

- Si riporta il testo dell'articolo 11 quinquies della

citata legge 22 febbraio 2000, n. 28, come modificato dal

presente decreto:

«Art. 11 quinquies. Vigilanza e poteri dell'Autorita'.

- 1. L'Autorita' vigila sul rispetto dei principi contenuti

nel presente Capo e di quanto disposto nel codice di

autoregolamentazione di cui all'articolo 11-quater, nonche'

delle disposizioni regolamentari e attuative emanate

dall'Autorita' medesima.

2. In caso di accertamento, d'ufficio o su denuncia da

parte di soggetti politici interessati ovvero del Consiglio

nazionale degli utenti istituito presso l'Autorita', di

comportamenti in violazione del presente Capo o del codice

di autoregolamentazione di cui all'articolo 11-quater e

delle disposizioni regolamentari e attuative di cui al

comma 1, l'Autorita' adotta nei confronti dell'emittente

ogni provvedimento, anche in via d'urgenza, idoneo ad

eliminare gli effetti di tali comportamenti e puo'

ordinare, se del caso, la programmazione di trasmissioni a

carattere compensativo. Qualora non sia possibile ordinare

trasmissioni a carattere compensativo, l'Autorita' puo'

disporre la sospensione delle trasmissioni dell'emittente

per un periodo massimo di trenta giorni.

3. L'Autorita' verifica il rispetto dei propri

provvedimenti adottati in applicazione delle disposizioni

del presente Capo e, in caso di inottemperanza, irroga nei

confronti dell'emittente la sanzione amministrativa

pecuniaria da 1.000 euro a 20.000 euro.

4. (abrogato).».

- Gli articoli 1, 2, 4, 6, 7, 8, 11 e 12 della legge 21

luglio 2000, n. 205, («Disposizioni in materia di giustizia

amministrativa», pubblicata in Gazz. Uff. 26 luglio 2000,

n. 173), abrogati dal presente decreto, recavano:

«Art. 1. Disposizioni sul processo amministrativo. »

«Art. 2. Ricorso avverso il silenzio

dell'amministrazione. »

«Art. 4. Disposizioni particolari sul processo in

determinate materie.»

«Art. 6. Disposizioni in materia di giurisdizione. »

«Art. 7. Modifiche al decreto legislativo 31 marzo

1998, n. 80.»

«Art. 8. Giurisdizione esclusiva.»

«Art. 11. Rinvio delle controversie al tribunale

amministrativo regionale.»

«Art. 12. Mezzi per l'effettuazione delle notifiche. »

- Si riporta il testo dell'articolo 3 della citata

legge 21 luglio 2000, n. 205, come modificato dal presente

decreto:

«Art. 3. Disposizioni generali sul processo cautelare.

1.(abrogato).

2.(abrogato).

3.(abrogato).

4. Nell'ambito del ricorso straordinario al Presidente

della Repubblica puo' essere concessa, a richiesta del

ricorrente, ove siano allegati danni gravi e irreparabili

derivanti dall'esecuzione dell'atto, la sospensione

dell'atto medesimo. La sospensione e' disposta con atto

motivato del Ministero competente ai sensi dell'art. 8 del

decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971,

n. 1199, su conforme parere del Consiglio di Stato.».

- Si riporta il testo dell'articolo 10 della legge 7

dicembre 2000, n. 383 («Disciplina delle associazioni di

promozione sociale», pubblicata in Gazz. Uff. 27 dicembre

2000, n. 300), come modificato dal presente decreto: «Art.

10. Ricorsi avverso i provvedimenti relativi alle

iscrizioni e alle cancellazioni.

1. Avverso i provvedimenti di rifiuto di iscrizione e

avverso i provvedimenti di cancellazione e' ammesso ricorso

in via amministrativa, nel caso si tratti di associazioni a

carattere nazionale, al Ministro per la solidarieta'

sociale, che decide previa acquisizione del parere

vincolante dell'Osservatorio nazionale di cui all'articolo

11; nel caso si tratti di associazioni che operano in

ambito regionale o nell'ambito delle province autonome di

Trento e di Bolzano, al presidente della giunta regionale o

provinciale, previa acquisizione del parere vincolante

dell'osservatorio regionale previsto dall'articolo 14.

2. (abrogato).».

- Si riporta il testo dell'articolo 45 del decreto

legislativo 6 giugno 2001, n. 378 («Disposizioni

legislative in materia edilizia. (Testo B)», pubblicato in

Gazz. Uff., S.O., 20 ottobre 2001, n. 245), come modificato

dal presente decreto:

«Art.45. Norme relative all'azione penale. (legge 28

febbraio 1985, n. 47, art. 22) - 1. L'azione penale

relativa alle violazioni edilizie rimane sospesa finche'

non siano stati esauriti i procedimenti amministrativi di

sanatoria di cui all'articolo 36.

2. (abrogato).

3. Il rilascio in sanatoria del permesso di costruire

estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme

urbanistiche vigenti. > >

- Si riporta il testo dell'articolo 45 del decreto

legislativo 6 giugno 2001, n. 380 («Testo unico delle

disposizioni legislative e regolamentari in materia

edilizia. (Testo A)», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 20

ottobre 2001, n. 245), come modificato dal presente

decreto:

«Art.45. Norme relative all'azione penale. (legge 28

febbraio 1985, n. 47, art. 22) - 1. L'azione penale

relativa alle violazioni edilizie rimane sospesa finche'

non siano stati esauriti i procedimenti amministrativi di

sanatoria di cui all'articolo 36.

2. (abrogato).

3. Il rilascio in sanatoria del permesso di costruire

estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme

urbanistiche vigenti.».

- Per il testo dell'articolo 37 del decreto legislativo

8 luglio 2003, n. 188 si vedano le note all' articolo 133

dell'allegato 1.

- Si riporta il testo dell'articolo 92 del decreto

legislativo 1 agosto 2003, n. 259 («Codice delle

comunicazioni elettroniche», pubblicato in Gazz. Uff.,

S.O., 15 settembre 2003, n. 214), come modificato dal

presente decreto:

«Art. 92. Servitu'. - 1. Fuori dei casi previsti

dall'articolo 91, le servitu' occorrenti al passaggio con

appoggio dei fili, cavi ed impianti connessi alle opere

considerate dall'articolo 90, sul suolo, nel sottosuolo o

sull'area soprastante, sono imposte, in mancanza del

consenso del proprietario ed anche se costituite su beni

demaniali, ai sensi del decreto del Presidente della

Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, e della legge 1° agosto

2002, n. 166.

2. Se trattasi di demanio statale, il passaggio deve

essere consentito dall'autorita' competente ed e'

subordinato all'osservanza delle norme e delle condizioni

da stabilirsi in apposita convenzione.

3. La domanda, corredata dal progetto degli impianti e

del piano descrittivo dei luoghi, e' diretta all'autorita'

competente che, ove ne ricorrano le condizioni, impone la

servitu' richiesta e determina l'indennita' dovuta ai sensi

dell'articolo 44 del decreto del Presidente della

Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

4. La norma di cui al comma 3 e' integrata

dall'articolo 3, comma 3, della legge 1° agosto 2002, n.

166. 5. Contro il provvedimento di imposizione della

servitu' e' ammesso ricorso ai sensi dell'articolo 53 del

decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.

327. 6. Fermo restando quanto stabilito dal decreto del

Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, la

servitu' deve essere costituita in modo da riuscire la piu'

conveniente allo scopo e la meno pregiudizievole al fondo

servente, avuto riguardo alle condizioni delle proprieta'

vicine.

7. Il proprietario ha sempre facolta' di fare sul suo

fondo qualunque innovazione, ancorche' essa importi la

rimozione od il diverso collocamento degli impianti, dei

fili e dei cavi, ne' per questi deve alcuna indennita',

salvo che sia diversamente stabilito nella autorizzazione o

nel provvedimento amministrativo che costituisce la

servitu'.

8. Il proprietario che ha ricevuto una indennita' per

la servitu' impostagli, nel momento in cui ottiene di

essere liberato dalla medesima, e' tenuto al rimborso della

somma ricevuta, detratto l'equo compenso per l'onere gia'

subito.

9. (abrogato).».

- Per l'articolo 3 del decreto legge 19 agosto 2003, n.

220, si vedano le note sub articolo 3 dell'allegato 4.

- La legge 30 dicembre 2004, n. 311 («Disposizioni per

la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello

Stato (legge finanziaria 2005)») e' pubblicata in Gazz.

Uff., S.O., 31 dicembre 2004, n. 306.

- Si riporta il testo dell'articolo 2 sexies del

decreto legge 26 aprile 2005, n. 63 («Disposizioni urgenti

per lo sviluppo e la coesione territoriale, nonche' per la

tutela del diritto d'autore, e altre misure urgenti»,

pubblicato in Gazz. Uff. 27 aprile 2005, n. 96), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 2-sexies.Controversie relative ai prodotti

lattiero-caseari. - 1. (abrogato).

2. L'articolo 1, comma 551, della legge 30 dicembre

2004, n. 311, e' abrogato.

3. Tutti i giudizi civili, in ogni ordine e grado,

anche se instaurati in data antecedente alla promulgazione

della legge 30 dicembre 2004, n. 311, promossi avverso i

prelievi supplementari nel settore del latte e dei prodotti

lattiero-caseari prima della data di entrata in vigore

della legge di conversione del presente decreto, restano

devoluti alla competenza dei giudici ordinari.».

- Si riporta il testo dell'articolo 3 del decreto legge

27 luglio 2005, n. 144 («Misure urgenti per il contrasto

del terrorismo internazionale», pubblicato in Gazz. Uff. 27

luglio 2005, n. 173), come modificato dal presente decreto:

«Art. 3. Nuove norme in materia di espulsioni degli

stranieri per motivi di prevenzione del terrorismo.- 1.

Oltre a quanto previsto dagli articoli 9, comma 5, e 13,

comma 1, del decreto legislativo n. 286 del 1998 il

Ministro dell'interno o, su sua delega, il prefetto puo'

disporre l'espulsione dello straniero appartenente ad una

delle categorie di cui all'articolo 18 della legge 22

maggio 1975, n. 152, o nei cui confronti vi sono fondati

motivi di ritenere che la sua permanenza nel territorio

dello Stato possa in qualsiasi modo agevolare

organizzazioni o attivita' terroristiche, anche

internazionali.

2. Nei casi di cui al comma 1, il decreto di espulsione

e' immediatamente esecutivo, anche se sottoposto a gravame

o impugnativa da parte dell'interessato. L'esecuzione del

provvedimento e' disposta dal questore ed e' sottoposta

alla convalida da parte del tribunale in composizione

monocratica secondo le disposizioni di cui all'articolo 13,

comma 5-bis, del decreto legislativo n. 286 del 1998.

2-bis. Se il destinatario del provvedimento e'

sottoposto a procedimento penale, si applicano le

disposizioni di cui all'articolo 13, commi 3, 3-bis, 3-ter,

3-quater e 3-quinquies del decreto legislativo n. 286 del

1998.

3. Il prefetto puo' altresi' omettere, sospendere o

revocare il provvedimento di espulsione di cui all'articolo

13, comma 2, del decreto legislativo n. 286 del 1998,

informando preventivamente il Ministro dell'interno, quando

sussistono le condizioni per il rilascio del permesso di

soggiorno di cui all'articolo 2 del presente decreto,

ovvero quando sia necessario per l'acquisizione di notizie

concernenti la prevenzione di attivita' terroristiche,

ovvero per la prosecuzione delle indagini o delle attivita'

informative dirette alla individuazione o alla cattura dei

responsabili dei delitti commessi con finalita' di

terrorismo.

4. Contro i decreti di espulsione di cui al comma 1 e'

ammesso ricorso al tribunale amministrativo competente per

territorio. Il ricorso giurisdizionale in nessun caso puo'

sospendere l'esecuzione del provvedimento.

4-bis. (abrogato).

5. (abrogato).

6. (abrogato).

7. All'articolo 13 del decreto legislativo n. 286 del

1998, il comma 3-sexies e' abrogato.».

- Si riporta il testo dell'articolo 27 del decreto

legislativo 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo,

a norma dell'articolo 7 della L. 29 luglio 2003, n. 229»,

pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 8 ottobre 2005, n. 235),

come modificato dal presente decreto:

«Art. 27. Tutela amministrativa e giurisdizionale. - 1.

L'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, di

seguito denominata "Autorita'", esercita le attribuzioni

disciplinate dal presente articolo anche quale autorita'

competente per l'applicazione del regolamento 2006/2004/CE

del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 ottobre

2004, sulla cooperazione tra le autorita' nazionali

responsabili dell'esecuzione della normativa che tutela i

consumatori, nei limiti delle disposizioni di legge.

2. L'Autorita', d'ufficio o su istanza di ogni soggetto

o organizzazione che ne abbia interesse, inibisce la

continuazione delle pratiche commerciali scorrette e ne

elimina gli effetti. A tale fine, l'Autorita' si avvale dei

poteri investigativi ed esecutivi di cui al citato

regolamento 2006/2004/CE anche in relazione alle infrazioni

non transfrontaliere. Per lo svolgimento dei compiti di cui

al comma 1 l'Autorita' puo' avvalersi della Guardia di

finanza che agisce con i poteri ad essa attribuiti per

l'accertamento dell'imposta sul valore aggiunto e

dell'imposta sui redditi. L'intervento dell'Autorita' e'

indipendente dalla circostanza che i consumatori

interessati si trovino nel territorio dello Stato membro in

cui e' stabilito il professionista o in un altro Stato

membro.

3. L'Autorita' puo' disporre, con provvedimento

motivato, la sospensione provvisoria delle pratiche

commerciali scorrette, laddove sussiste particolare

urgenza. In ogni caso, comunica l'apertura dell'istruttoria

al professionista e, se il committente non e' conosciuto,

puo' richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso la

pratica commerciale ogni informazione idonea ad

identificarlo. L'Autorita' puo', altresi', richiedere a

imprese, enti o persone che ne siano in possesso le

informazioni ed i documenti rilevanti al fine

dell'accertamento dell'infrazione. Si applicano le

disposizioni previste dall'articolo 14, commi 2, 3 e 4,

della legge 10 ottobre 1990, n. 287.

4. In caso di inottemperanza, senza giustificato

motivo, a quanto disposto dall'Autorita' ai sensi

dell'articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n.

287, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa

pecuniaria da 2.000,00 euro a 20.000,00 euro. Qualora le

informazioni o la documentazione fornite non siano

veritiere, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa

pecuniaria da 4.000,00 euro a 40.000,00 euro.

5. L'Autorita' puo' disporre che il professionista

fornisca prove sull'esattezza dei dati di fatto connessi

alla pratica commerciale se, tenuto conto dei diritti o

degli interessi legittimi del professionista e di qualsiasi

altra parte nel procedimento, tale esigenza risulti

giustificata, date le circostanze del caso specifico. Se

tale prova e' omessa o viene ritenuta insufficiente, i dati

di fatto sono considerati inesatti. Incombe, in ogni caso,

al professionista l'onere di provare, con allegazioni

fattuali, che egli non poteva ragionevolmente prevedere

l'impatto della pratica commerciale sui consumatori, ai

sensi dell'articolo 20, comma 3.

6. Quando la pratica commerciale e' stata o deve essere

diffusa attraverso la stampa periodica o quotidiana ovvero

per via radiofonica o televisiva o altro mezzo di

telecomunicazione, l'Autorita', prima di provvedere,

richiede il parere dell'Autorita' per le garanzie nelle

comunicazioni.

7. Ad eccezione dei casi di manifesta scorrettezza e

gravita' della pratica commerciale, l'Autorita' puo'

ottenere dal professionista responsabile l'assunzione

dell'impegno di porre fine all'infrazione, cessando la

diffusione della stessa o modificandola in modo da

eliminare i profili di illegittimita'. L'Autorita' puo'

disporre la pubblicazione della dichiarazione dell'impegno

in questione a cura e spese del professionista. In tali

ipotesi, l'Autorita', valutata l'idoneita' di tali impegni,

puo' renderli obbligatori per il professionista e definire

il procedimento senza procedere all'accertamento

dell'infrazione.

8. L'Autorita', se ritiene la pratica commerciale

scorretta, vieta la diffusione, qualora non ancora portata

a conoscenza del pubblico, o la continuazione, qualora la

pratica sia gia' iniziata. Con il medesimo provvedimento

puo' essere disposta, a cura e spese del professionista, la

pubblicazione della delibera, anche per estratto, ovvero di

un'apposita dichiarazione rettificativa, in modo da

impedire che le pratiche commerciali scorrette continuino a

produrre effetti.

9. Con il provvedimento che vieta la pratica

commerciale scorretta, l'Autorita' dispone inoltre

l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da

5.000,00 euro a 500.000,00 euro, tenuto conto della

gravita' e della durata della violazione. Nel caso di

pratiche commerciali scorrette ai sensi dell'articolo 21,

commi 3 e 4, la sanzione non puo' essere inferiore a

50.000,00 euro.

10. Nei casi riguardanti comunicazioni commerciali

inserite sulle confezioni di prodotti, l'Autorita',

nell'adottare i provvedimenti indicati nei commi 3 e 8,

assegna per la loro esecuzione un termine che tenga conto

dei tempi tecnici necessari per l'adeguamento.

11. L'Autorita' garante della concorrenza e del

mercato, con proprio regolamento, disciplina la procedura

istruttoria, in modo da garantire il contraddittorio, la

piena cognizione degli atti e la verbalizzazione.

12. In caso di inottemperanza ai provvedimenti

d'urgenza e a quelli inibitori o di rimozione degli effetti

di cui ai commi 3, 8 e 10 ed in caso di mancato rispetto

degli impegni assunti ai sensi del comma 7, l'Autorita'

applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a

150.000 euro. Nei casi di reiterata inottemperanza

l'Autorita' puo' disporre la sospensione dell'attivita'

d'impresa per un periodo non superiore a trenta giorni.

13. Per le sanzioni amministrative pecuniarie

conseguenti alle violazioni del presente decreto si

osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute

nel capo I, sezione I, e negli articoli 26, 27, 28 e 29

della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive

modificazioni. Il pagamento delle sanzioni amministrative

di cui al presente articolo deve essere effettuato entro

trenta giorni dalla notifica del provvedimento

dell'Autorita'.

14. Ove la pratica commerciale sia stata assentita con

provvedimento amministrativo, preordinato anche alla

verifica del carattere non scorretto della stessa, la

tutela dei soggetti e delle organizzazioni che vi abbiano

interesse, e' esperibile in via giurisdizionale con ricorso

al giudice amministrativo avverso il predetto

provvedimento.

15. E' comunque fatta salva la giurisdizione del

giudice ordinario in materia di atti di concorrenza sleale,

a norma dell'articolo 2598 del codice civile, nonche', per

quanto concerne la pubblicita' comparativa, in materia di

atti compiuti in violazione della disciplina sul diritto

d'autore protetto dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e

successive modificazioni, e dei marchi d'impresa protetto a

norma del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, e

successive modificazioni, nonche' delle denominazioni di

origine riconosciute e protette in Italia e di altri segni

distintivi di imprese, beni e servizi concorrenti.».

- Si riporta il testo dell'articolo 3 del decreto legge

30 novembre 2005, n. 245 («Misure straordinarie per

fronteggiare l'emergenza nel settore dei rifiuti nella

regione Campania ed ulteriori disposizioni in materia di

protezione civile», pubblicato in Gazz. Uff. 30 novembre

2005, n. 279), come modificato dal presente decreto:

«Art. 3. Destinazione delle risorse finanziarie e

procedure esecutorie. - 1. Fino alla cessazione dello stato

di emergenza nel settore dei rifiuti nella regione

Campania, le risorse finanziarie comunque dirette al

Commissario delegato, ivi comprese tutte quelle erogate ai

sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 17 febbraio 2005,

n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 aprile

2005, n. 53, e delle disposizioni del presente decreto,

sono vincolate all'attuazione, da parte del Commissario

delegato, del piano di smaltimento rifiuti e non sono

suscettibili di pignoramento o sequestro, secondo quanto

disposto dal decreto-legge 25 maggio 1994, n. 313,

convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994,

n. 460, e successive modificazioni, o di altre procedure

esecutive, ivi comprese quelle previste dall'articolo 27

del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, di cui

al regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, e dall'articolo

37 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e sono privi di

effetto i pignoramenti comunque notificati.

2. Fermo quanto previsto dall'articolo 1 del

decreto-legge 25 maggio 1994, n. 313, convertito, con

modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n. 460, e

successive modificazioni, fino alla cessazione degli

effetti delle ordinanze di protezione civile, adottate dal

Presidente del Consiglio dei Ministri, rispetto a contesti

diversi da quelli di cui al comma 1, resta sospesa ogni

azione esecutiva, ivi comprese quelle di cui agli articoli

543 e seguenti del codice di procedura civile e quelle di

cui agli articoli 26 e seguenti del testo unico delle leggi

sul Consiglio di Stato, di cui al regio decreto 26 giugno

1924, n. 1054, ed all'articolo 33 della legge 6 dicembre

1971, n. 1034, e successive modificazioni, e sono privi di

effetto i pignoramenti comunque notificati.

2-bis. (abrogato).

2-ter. (abrogato).

2-quater. (abrogato).

3. Per le somme gia' anticipate dalla Cassa depositi e

prestiti, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 17

febbraio 2005, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla

legge 15 aprile 2005, n. 53, restano ferme le procedure di

restituzione di cui al medesimo articolo.».

- Si riporta il testo dell'articolo 24 della legge 28

dicembre 2005, n. 262 («Disposizioni per la tutela del

risparmio e la disciplina dei mercati finanziari»,

pubblicata in Gazz. Uff., S.O., 28 dicembre 2005, n. 301),

come modificato dal presente decreto:

«Art. 24. Procedimenti per l'adozione di provvedimenti

individuali.- 1. Ai procedimenti della Banca d'Italia,

della CONSOB, dell'ISVAP e della COVIP volti all'emanazione

di provvedimenti individuali si applicano, in quanto

compatibili, i principi sull'individuazione e sulle

funzioni del responsabile del procedimento, sulla

partecipazione al procedimento e sull'accesso agli atti

amministrativi recati dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e

successive modificazioni. I procedimenti di controllo a

carattere contenzioso e i procedimenti sanzionatori sono

svolti nel rispetto dei principi della piena conoscenza

degli atti istruttori, del contraddittorio, della

verbalizzazione nonche' della distinzione tra funzioni

istruttorie e funzioni decisorie rispetto all'irrogazione

della sanzione. Le notizie sottoposte per iscritto da

soggetti interessati possono essere valutate

nell'istruzione del procedimento. Le Autorita' di cui al

presente comma disciplinano le modalita' organizzative per

dare attuazione al principio della distinzione tra funzioni

istruttorie e funzioni decisorie rispetto all'irrogazione

della sanzione.

2. Gli atti delle Autorita' di cui al comma 1 devono

essere motivati. La motivazione deve indicare le ragioni

giuridiche e i presupposti di fatto che hanno determinato

la decisione, in relazione alle risultanze

dell'istruttoria.

3. Le Autorita' di cui al comma 1 disciplinano con

propri regolamenti l'applicazione dei principi di cui al

presente articolo, indicando altresi' i casi di necessita'

e di urgenza o le ragioni di riservatezza per cui e'

ammesso derogarvi.

4. Alle sanzioni amministrative irrogate dalla Banca

d'Italia, dalla CONSOB, dall'ISVAP, dalla COVIP e

dall'Autorita' garante della concorrenza e del mercato non

si applicano le disposizioni sul pagamento in misura

ridotta contenute nell'articolo 16 della legge 24 novembre

1981, n. 689, e successive modificazioni, salvo che per le

sanzioni indicate dall'articolo 193, comma 2, del testo

unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.

58, per la violazione delle disposizioni previste

dall'articolo 120, commi 2, 3 e 4, del medesimo testo

unico.

5. (abrogato).

6. (abrogato).

6-bis. Nell'esercizio delle proprie funzioni di

controllo le Autorita' di cui al comma 1 e l'Autorita'

garante della concorrenza e del mercato, i componenti dei

loro organi nonche' i loro dipendenti rispondono dei danni

cagionati da atti o comportamenti posti in essere con dolo

o colpa grave.».

- Si riporta il testo dell'articolo 310 del decreto

legislativo 3 aprile 2006, n. 152 («Norme in materia

ambientale», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 14 aprile

2006, n. 88), come modificato dal presente decreto:

«Art. 310. Ricorsi.- 1. I soggetti di cui all'articolo

309, comma 1, sono legittimati ad agire, secondo i principi

generali, per l'annullamento degli atti e dei provvedimenti

adottati in violazione delle disposizioni di cui alla parte

sesta del presente decreto nonche' avverso il silenzio

inadempimento del Ministro dell'ambiente e della tutela del

territorio e per il risarcimento del danno subito a causa

del ritardo nell'attivazione, da parte del medesimo

Ministro, delle misure di precauzione, di prevenzione o di

contenimento del danno ambientale.

2. Nell'ipotesi di cui al comma 1, il ricorso al

giudice amministrativo, puo' essere preceduto da una

opposizione depositata presso il Ministero dell'ambiente e

della tutela del territorio o inviata presso la sua sede a

mezzo di posta raccomandata con avviso di ricevimento entro

trenta giorni dalla notificazione, comunicazione o piena

conoscenza dell'atto. In caso di inerzia del Ministro,

analoga opposizione puo' essere proposta entro il suddetto

termine decorrente dalla scadenza del trentesimo giorno

successivo all'effettuato deposito dell'opposizione presso

il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio.

3. Se sia stata presentata l'opposizione e non ancora

il ricorso al giudice amministrativo, quest'ultimo e'

proponibile entro il termine di sessanta giorni decorrenti

dal ricevimento della decisione di rigetto dell'opposizione

oppure dal trentunesimo giorno successivo alla

presentazione dell'opposizione se il Ministro non si sia

pronunciato.

4. Resta ferma la facolta' dell'interessato di

ricorrere in via straordinaria al Presidente della

Repubblica nel termine di centoventi giorni dalla

notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell'atto o

provvedimento che si ritenga illegittimo e lesivo.».

- Si riporta il testo dell'articolo 316 del citato

decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato

dal presente decreto:

«Art. 316. Ricorso avverso l'ordinanza. - 1. Il

trasgressore, entro il termine perentorio di sessanta

giorni dalla comunicazione dell'ordinanza di cui

all'articolo 313, puo' ricorrere al Tribunale

amministrativo regionale, competente in relazione al luogo

nel quale si e' prodotto il danno ambientale.

2. Il trasgressore puo' far precedere l'azione

giurisdizionale dal ricorso in opposizione di cui

all'articolo 310, commi 2 e 3.

3. Il trasgressore puo' proporre altresi' ricorso al

Presidente della Repubblica nel termine di centoventi

giorni dalla ricevuta notificazione o comunicazione

dell'ordinanza o dalla sua piena conoscenza.».

- La legge 27 dicembre 2006, n. 296 («Disposizioni per

la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello

Stato (legge finanziaria 2007)») e' pubblicata in Gazz.

Uff., S.O., 27 dicembre 2006, n. 299).

- Si riporta il testo dell'articolo 8 del decreto

legislativo 2 agosto 2007, n. 145 («Attuazione

dell'articolo 14 della direttiva 2005/29/CE che modifica la

direttiva 84/450/CEE sulla pubblicita' ingannevole»,

pubblicato in Gazz. Uff. 6 settembre 2007, n. 207), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 8. Tutela amministrativa e giurisdizionale.- 1.

L'Autorita' garante della concorrenza e del mercato, di

seguito chiamata Autorita', esercita le attribuzioni

disciplinate dal presente articolo.

2. L'Autorita', d'ufficio o su istanza di ogni soggetto

o organizzazione che ne abbia interesse, inibisce la

continuazione ed elimina gli effetti della pubblicita'

ingannevole e comparativa illecita. Per lo svolgimento dei

compiti di cui al comma 1, l'Autorita' puo' avvalersi della

Guardia di Finanza che agisce con i poteri ad essa

attribuiti per l'accertamento dell'imposta sul valore

aggiunto e dell'imposta sui redditi.

3. L'Autorita' puo' disporre con provvedimento motivato

la sospensione provvisoria della pubblicita' ingannevole e

comparativa illecita in caso di particolare urgenza. In

ogni caso, comunica l'apertura dell'istruttoria al

professionista e, se il committente non e' conosciuto, puo'

richiedere al proprietario del mezzo che ha diffuso il

messaggio pubblicitario ogni informazione idonea ad

identificarlo. L'Autorita' puo', altresi', richiedere ad

ogni soggetto le informazioni ed i documenti rilevanti al

fine dell'accertamento dell'infrazione. Si applicano le

disposizioni previste dall'articolo 14, commi 2, 3 e 4,

della legge 10 ottobre 1990, n. 287.

4. In caso di inottemperanza, senza giustificato

motivo, a quanto disposto dall'Autorita' ai sensi

dell'articolo 14, comma 2, della legge 10 ottobre 1990, n.

287, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa

pecuniaria da 2.000,00 euro a 20.000,00 euro. Qualora le

informazioni o la documentazione fornite non siano

veritiere, l'Autorita' applica una sanzione amministrativa

pecuniaria da 4.000,00 euro a 40.000,00 euro.

5. L'Autorita' puo' disporre che il professionista

fornisca prove sull'esattezza materiale dei dati di fatto

contenuti nella pubblicita' se, tenuto conto dei diritti o

degli interessi legittimi del professionista e di qualsiasi

altra parte nel procedimento, tale esigenza risulti

giustificata, date le circostanze del caso specifico. Se

tale prova e' omessa o viene ritenuta insufficiente, i dati

di fatto sono considerati inesatti.

6. Quando la pubblicita' e' stata o deve essere diffusa

attraverso la stampa periodica o quotidiana ovvero per via

radiofonica o televisiva o altro mezzo di

telecomunicazione, l'Autorita', prima di provvedere,

richiede il parere dell'Autorita' per le garanzie nelle

comunicazioni.

7. Ad eccezione dei casi di manifesta scorrettezza e

gravita' l'Autorita' puo' ottenere dal professionista

responsabile della pubblicita' ingannevole e comparativa

illecita l'assunzione dell'impegno a porre fine

all'infrazione, cessando la diffusione della stessa o

modificandola in modo da eliminare i profili di

illegittimita'. L'Autorita' puo' disporre la pubblicazione

della dichiarazione di assunzione dell'impegno in

questione, a cura e spese del professionista. In tali

ipotesi, l'Autorita', valutata l'idoneita' di tali impegni,

puo' renderli obbligatori per il professionista e definire

il procedimento senza procedere all'accertamento

dell'infrazione.

8. L'Autorita', se ritiene la pubblicita' ingannevole o

il messaggio di pubblicita' comparativa illecito, vieta la

diffusione, qualora non ancora portata a conoscenza del

pubblico, o la continuazione, qualora sia gia' iniziata.

Con il medesimo provvedimento puo' essere disposta, a cura

e spese del professionista, la pubblicazione della

delibera, anche per estratto, nonche', eventualmente, di

un'apposita dichiarazione rettificativa in modo da impedire

che la pubblicita' ingannevole o il messaggio di

pubblicita' comparativa illecito continuino a produrre

effetti.

9. Con il provvedimento che vieta la diffusione della

pubblicita', l'Autorita' dispone inoltre l'applicazione di

una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000,00 euro a

500.000,00 euro, tenuto conto della gravita' e della durata

della violazione. Nel caso di pubblicita' che possono

comportare un pericolo per la salute o la sicurezza,

nonche' suscettibili di raggiungere, direttamente o

indirettamente, minori o adolescenti, la sanzione non puo'

essere inferiore a 50.000,00 euro.

10. Nei casi riguardanti pubblicita' inserite sulle

confezioni di prodotti, l'Autorita', nell'adottare i

provvedimenti indicati nei commi 3 e 8, assegna per la loro

esecuzione un termine che tenga conto dei tempi tecnici

necessari per l'adeguamento.

11. L'Autorita' garante della concorrenza e del

mercato, con proprio regolamento, da emanarsi entro novanta

giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto

legislativo, disciplina la procedura istruttoria, in modo

da garantire il contraddittorio, la piena cognizione degli

atti e la verbalizzazione.

12. In caso di inottemperanza ai provvedimenti

d'urgenza e a quelli inibitori o di rimozione degli effetti

di cui ai commi 3, 8 e 10 ed in caso di mancato rispetto

degli impegni assunti ai sensi del comma 7, l'Autorita'

applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000,00

a 150.000,00 euro. Nei casi di reiterata inottemperanza

l'Autorita' puo' disporre la sospensione dell'attivita'

d'impresa per un periodo non superiore a trenta giorni.

13. Per le sanzioni amministrative pecuniarie

conseguenti alle violazioni del presente decreto si

osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute

nel capo I, sezione I, e negli articoli 26, 27, 28 e 29

della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive

modificazioni. Il pagamento delle sanzioni amministrative

di cui al presente articolo deve essere effettuato entro

trenta giorni dalla notifica del provvedimento

dell'Autorita'.

14. Ove la pubblicita' sia stata assentita con

provvedimento amministrativo, preordinato anche alla

verifica del carattere non ingannevole della stessa o di

liceita' del messaggio di pubblicita' comparativa, la

tutela dei soggetti e delle organizzazioni che vi abbiano

interesse, e' esperibile in via giurisdizionale con ricorso

al giudice amministrativo avverso il predetto

provvedimento.

15. E' comunque fatta salva la giurisdizione del

giudice ordinario in materia di atti di concorrenza sleale,

a norma dell'articolo 2598 del codice civile, nonche', per

quanto concerne la pubblicita' comparativa, in materia di

atti compiuti in violazione della disciplina sul diritto

d'autore protetto dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e

successive modificazioni, e del marchio d'impresa protetto

a norma del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, e

successive modificazioni, nonche' delle denominazioni di

origine riconosciute e protette in Italia e di altri segni

distintivi di imprese, beni e servizi concorrenti.

16. Al fine di consentire l'esercizio delle competenze

disciplinate dal presente decreto, il numero dei posti

previsti per la pianta organica del personale di ruolo

dell'Autorita' garante della concorrenza e del mercato

dall'articolo 11, comma 1, della legge 10 ottobre 1990, n.

287, e' incrementato di venti unita', di cui due di livello

dirigenziale. Ai medesimi fini, e' altresi' incrementato di

dieci unita' il numero dei contratti di cui all'articolo

11, comma 4, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e

l'Autorita' potra' avvalersi dell'istituto del comando per

un contingente di dieci unita' di personale. Agli oneri

finanziari derivanti dalla presente disposizione si fara'

fronte con le risorse raccolte ai sensi dell'articolo 10,

comma 7-bis, della legge 10 ottobre 1990, n. 287.».

- L'articolo 4 del decreto legge 23 maggio 2008, n. 90

(«Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel

settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione

Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile»,

pubblicato in Gazz. Uff. 23 maggio 2008, n. 12), abrogato

dal presente decreto, recava:

«Art. 4. Tutela giurisdizionale. »

- Per il testo dell'articolo 54 del decreto legge 25

giugno 2008, n. 112 si vedano le note sub articolo 3 dell'

allegato 4.

- La legge 6 agosto 2008, n. 133 («Conversione in

legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008,

n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo

economico, la semplificazione, la competitivita', la

stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione

tributaria») e' pubblicata in Gazz. Uff., S.O., 21 agosto

2008, n. 195.

- Si riporta il testo dell'articolo 20 del decreto

legge 29 novembre 2008, n. 185 («Misure urgenti per il

sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per

ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico

nazionale», pubblicato in Gazz. Uff., S.O., 29 novembre

2008, n. 280), come modificato dal presente decreto, fermo

quanto previsto dall'articolo 15, comma 4, del decreto

legislativo 20 marzo 2010, n.53:

«Art. 20. (Norme straordinarie per la velocizzazione

delle procedure esecutive di progetti facenti parte del

quadro strategico nazionale e simmetrica modifica del

relativo regime di contenzioso amministrativo) - 1. In

considerazione delle particolari ragioni di urgenza

connesse con la contingente situazione

economico-finanziaria del Paese ed al fine di sostenere e

assistere la spesa per investimenti, compresi quelli

necessari per la messa in sicurezza delle scuole, con

decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su

proposta del Ministro competente per materia di concerto

con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono

individuati gli investimenti pubblici di competenza

statale, ivi inclusi quelli di pubblica utilita', con

particolare riferimento agli interventi programmati

nell'ambito del Quadro Strategico Nazionale programmazione

nazionale, ritenuti prioritari per lo sviluppo economico

del territorio nonche' per le implicazioni occupazionali ed

i connessi riflessi sociali, nel rispetto degli impegni

assunti a livello internazionale. Il decreto di cui al

presente comma e' emanato di concerto anche con il Ministro

dello sviluppo economico quando riguardi interventi

programmati nei settori dell'energia e delle

telecomunicazioni. Per quanto riguarda gli interventi di

competenza regionale si provvede con decreto del Presidente

della Giunta Regionale ovvero dei Presidenti delle province

autonome di Trento e di Bolzano.

2. I decreti di cui al precedente comma 1 individuano i

tempi di tutte le fasi di realizzazione dell'investimento e

il quadro finanziario dello stesso. Sul rispetto dei

suddetti tempi vigilano commissari straordinari delegati,

nominati con i medesimi provvedimenti.

3. Il commissario nominato ai sensi del comma 2

monitora l'adozione degli atti e dei provvedimenti

necessari per l'esecuzione dell'investimento; vigila

sull'espletamento delle procedure realizzative e su quelle

autorizzative, sulla stipula dei contratti e sulla cura

delle attivita' occorrenti al finanziamento, utilizzando le

risorse disponibili assegnate a tale fine. Esercita ogni

potere di impulso, attraverso il piu' ampio coinvolgimento

degli enti e dei soggetti coinvolti, per assicurare il

coordinamento degli stessi ed il rispetto dei tempi. Puo'

chiedere agli enti coinvolti ogni documento utile per

l'esercizio dei propri compiti. Quando non sia rispettato o

non sia possibile rispettare i tempi stabiliti dal

cronoprogramma, il commissario comunica senza indugio le

circostanze del ritardo al Ministro competente, ovvero al

Presidente della Giunta regionale o ai Presidenti delle

province autonome di Trento e di Bolzano. Qualora

sopravvengano circostanze che impediscano la realizzazione

totale o parziale dell'investimento, il commissario

straordinario delegato propone al Ministro competente

ovvero al Presidente della Giunta regionale o ai Presidenti

delle province autonome di Trento e di Bolzano la revoca

dell'assegnazione delle risorse.

4. Per l'espletamento dei compiti stabiliti al comma 3,

il commissario ha, sin dal momento della nomina, con

riferimento ad ogni fase dell'investimento e ad ogni atto

necessario per la sua esecuzione, i poteri, anche

sostitutivi, degli organi ordinari o straordinari. Il

commissario provvede in deroga ad ogni disposizione vigente

e nel rispetto comunque della normativa comunitaria

sull'affidamento di contratti relativi a lavori, servizi e

forniture, nonche' dei principi generali dell'ordinamento

giuridico, e fermo restando il rispetto di quanto disposto

dall'articolo 8, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008,

n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto

2008, n. 133; i decreti di cui al comma 1 del presente

articolo contengono l'indicazione delle principali norme

cui si intende derogare.

5. Il commissario, se alle dipendenze di

un'amministrazione pubblica statale, dalla data della

nomina e per tutto il periodo di svolgimento dell'incarico,

e' collocato fuori ruolo ai sensi della normativa vigente,

fermo restando quanto previsto dal comma 9 del presente

articolo per quanto concerne la spesa relativa. Al rientro

dal fuori ruolo, al dipendente di cui al primo periodo

viene attribuito uno dei posti disponibili. In mancanza di

disponibilita' di posti, il dipendente viene

temporaneamente collocato in posizione soprannumeraria, da

riassorbire, comunque, al verificarsi delle cessazioni, e i

relativi oneri sono compensati mediante contestuale

indisponibilita' di un numero di posti dirigenziali

equivalenti dal punto di vista finanziario, idonei ad

assicurare il rispetto del limite di spesa sostenuto per

tali finalita' a legislazione vigente. Per lo svolgimento

dei compiti di cui al presente articolo, il commissario

puo' avvalersi degli uffici delle amministrazioni

interessate e del soggetto competente in via ordinaria per

la realizzazione dell'intervento.

6. In ogni caso, i provvedimenti e le ordinanze emesse

dal commissario non possono comportare oneri privi di

copertura finanziaria in violazione dell'articolo 81 della

Costituzione e determinare effetti peggiorativi sui saldi

di finanza pubblica, in contrasto con gli obiettivi

correlati con il patto di stabilita' con l'Unione Europea.

7. Il Presidente del Consiglio dei Ministri delega il

coordinamento e la vigilanza sui commissari al Ministro

competente per materia che esplica le attivita' delegate

avvalendosi delle strutture ministeriali vigenti, senza

nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Per gli interventi di competenza regionale il Presidente

della Giunta Regionale individua la competente struttura

regionale. Le strutture di cui al presente comma segnalano

alla Corte dei Conti ogni ritardo riscontrato nella

realizzazione dell'investimento, ai fini dell'eventuale

esercizio dell'azione di responsabilita' di cui

all'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20.

8.(abrogato).

9. Con decreti del Presidente del Consiglio dei

Ministri, su proposta del Ministro competente per materia

in relazione alla tipologia degli interventi, di concerto

con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono

stabiliti i criteri per la corresponsione dei compensi

spettanti ai commissari straordinari delegati di cui al

comma 2. Alla corrispondente spesa si fara' fronte

nell'ambito delle risorse assegnate per la realizzazione

dell'intervento. Con esclusione dei casi di cui al comma 3,

quarto e quinto periodo, il compenso non e' erogato qualora

non siano rispettati i termini per l'esecuzione

dell'intervento. Per gli interventi di competenza regionale

si provvede con decreti del Presidente della Giunta

Regionale.

10. Per la realizzazione delle infrastrutture e degli

insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale

si applica quanto specificamente previsto dalla Parte II,

Titolo III, Capo IV, del codice dei contratti pubblici

relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto

legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Nella progettazione

esecutiva relativa ai progetti definitivi di infrastrutture

e insediamenti produttivi strategici di preminente

interesse nazionale, di cui alla Parte II, Titolo III, Capo

IV, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 163

del 2006, approvati prima della data di entrata in vigore

del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 2004,

n. 142, si applicano i limiti acustici previsti

nell'allegato 1 annesso al medesimo decreto del Presidente

della Repubblica n. 142 del 2004; non si applica l'articolo

11, comma 2, del citato decreto del Presidente della

Repubblica n. 142 del 2004.

10-bis. Il comma 4 dell'articolo 3 del regolamento di

cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile

1994, n. 383, e' sostituito dal seguente:

«4. L'approvazione dei progetti, nei casi in cui la

decisione sia adottata dalla conferenza di servizi,

sostituisce ad ogni effetto gli atti di intesa, i pareri,

le concessioni, anche edilizie, le autorizzazioni, le

approvazioni, i nulla osta, previsti da leggi statali e

regionali. Se una o piu' amministrazioni hanno espresso il

proprio dissenso nell'ambito della conferenza di servizi,

l'amministrazione statale procedente, d'intesa con la

regione interessata, valutate le specifiche risultanze

della conferenza di servizi e tenuto conto delle posizioni

prevalenti espresse in detta sede, assume comunque la

determinazione di conclusione del procedimento di

localizzazione dell'opera. Nel caso in cui la

determinazione di conclusione del procedimento di

localizzazione dell'opera non si realizzi a causa del

dissenso espresso da un'amministrazione dello Stato

preposta alla tutela ambientale,

paesaggistico-territoriale, del patrimonio

storico-artistico o alla tutela della salute e della

pubblica incolumita' ovvero dalla regione interessata, si

applicano le disposizioni di cui all'articolo 81, quarto

comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24

luglio 1977, n. 616».

10-ter. Al fine della sollecita progettazione e

realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti

produttivi di cui al comma 10 del presente articolo, per

l'attivita' della struttura tecnica di missione prevista

dall'articolo 163, comma 3, lettera a), del citato codice

di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006, e'

autorizzata l'ulteriore spesa di 1 milione di euro per

ciascuno degli anni 2009 e 2010. Al relativo onere, pari a

1 milione di euro per ciascuno degli anni 2009 e 2010, si

provvede mediante corrispondente riduzione

dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 145, comma

40, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive

modificazioni.

10-quater. Al fine di accedere al finanziamento delle

opere di cui al presente comma da parte della Banca europea

per gli investimenti (BEI), il Ministero delle

infrastrutture e dei trasporti predispone forme appropriate

di collaborazione con la BEI stessa. L'area di

collaborazione con la BEI riguarda prioritariamente gli

interventi relativi alle opere infrastrutturali

identificate nel primo programma delle infrastrutture

strategiche, approvato dal Comitato interministeriale per

la programmazione economica con delibera n. 121 del 21

dicembre 2001, pubblicata nel supplemento ordinario alla

Gazzetta Ufficiale n. 68 del 21 marzo 2002, e finanziato

dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443, ovvero identificate

nella direttiva 2004/54/CE del Parlamento europeo e del

Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa ai requisiti minimi

di sicurezza per le gallerie della rete stradale

transeuropea (TEN), e nella Parte II, Titolo III, Capo IV,

del citato codice di cui al decreto legislativo n. 163 del

2006, nel rispetto dei requisiti e delle specifiche

necessari per l'ammissibilita' al finanziamento da parte

della BEI e del principio di sussidiarieta' al quale questa

e' tenuta statutariamente ad attenersi.

10-quinquies. Ai fini di cui al comma 10-quater, il

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti comunica

ogni anno alla BEI una lista di progetti, tra quelli

individuati dal Documento di programmazione

economico-finanziaria ai sensi dell'articolo 1, comma 1,

della legge 21 dicembre 2001, n. 443, e successive

modificazioni, suscettibili di poter beneficiare di un

finanziamento da parte della BEI stessa.

10-quinquies.1. I soggetti beneficiari di contributi

pubblici pluriennali, fermo restando quanto previsto dall'

articolo 4, commi 177 e 177-bis, della legge 24 dicembre

2003, n. 350, e successive modificazioni, possono

richiedere il finanziamento da parte della Banca europea

per gli investimenti secondo le forme documentali e

contrattuali che la Banca stessa utilizza per le operazioni

di finanziamento di scopo.

10-sexies. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n.

152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti

modificazioni:

a) all'articolo 185, comma 1, dopo la lettera c), e'

aggiunta la seguente: «c-bis) il suolo non contaminato e

altro materiale allo stato naturale escavato nel corso

dell'attivita' di costruzione, ove sia certo che il

materiale sara' utilizzato a fini di costruzione allo stato

naturale nello stesso sito in cui e' stato scavato»;

b) all'articolo 186, comma 1, sono premesse le seguenti

parole: «Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 185».».

- Si riporta il testo dell'articolo 46 della legge 18

giugno 2009, n. 69 («Disposizioni per lo sviluppo

economico, la semplificazione, la competitivita' nonche' in

materia di processo civile», pubblicata in Gazz. Uff.,

S.O., 19 giugno 2009, n. 140), come modificato dal presente

decreto:

«Art. 46. (Modifiche al libro secondo del codice di

procedura civile) - 1. All'articolo 163, terzo comma,

numero 7), del codice di procedura civile, le parole: «di

cui all'articolo 167» sono sostituite dalle seguenti: «di

cui agli articoli 38 e 167».

2. Il secondo comma dell'articolo 182 del codice di

procedura civile e' sostituito dal seguente: «Quando rileva

un difetto di rappresentanza, di assistenza o di

autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullita'

della procura al difensore, il giudice assegna alle parti

un termine perentorio per la costituzione della persona

alla quale spetta la rappresentanza o l'assistenza, per il

rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il

rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione

della stessa. L'osservanza del termine sana i vizi, e gli

effetti sostanziali e processuali della domanda si

producono fin dal momento della prima notificazione».

3. L'articolo 184-bis del codice di procedura civile e'

abrogato.

4. Il primo comma dell'articolo 191 del codice di

procedura civile e' sostituito dal seguente: «Nei casi

previsti dagli articoli 61 e seguenti il giudice

istruttore, con ordinanza ai sensi dell'articolo 183,

settimo comma, o con altra successiva ordinanza, nomina un

consulente, formula i quesiti e fissa l'udienza nella quale

il consulente deve comparire».

5. Il terzo comma dell'articolo 195 del codice di

procedura civile e' sostituito dal seguente: «La relazione

deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite

nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa

all'udienza di cui all'articolo 193. Con la medesima

ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le

parti devono trasmettere al consulente le proprie

osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla

successiva udienza, entro il quale il consulente deve

depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni

delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse».

6. All'articolo 249 del codice di procedura civile, le

parole: «degli articoli 351 e 352 del codice di procedura

penale» sono sostituite dalle seguenti: «degli articoli

200, 201 e 202 del codice di procedura penale».

7. All'articolo 255, primo comma, del codice di

procedura civile e' aggiunto, in fine, il seguente periodo:

«In caso di ulteriore mancata comparizione senza

giustificato motivo, il giudice dispone l'accompagnamento

del testimone all'udienza stessa o ad altra successiva e lo

condanna a una pena pecuniaria non inferiore a 200 euro e

non superiore a 1.000 euro».

8. Al libro secondo, titolo I, capo II, sezione III,

paragrafo 8, del codice di procedura civile, dopo

l'articolo 257 e' aggiunto il seguente: «Art. 257-bis. -

(Testimonianza scritta). - Il giudice, su accordo delle

parti, tenuto conto della natura della causa e di ogni

altra circostanza, puo' disporre di assumere la deposizione

chiedendo al testimone, anche nelle ipotesi di cui

all'articolo 203, di fornire, per iscritto e nel termine

fissato, le risposte ai quesiti sui quali deve essere

interrogato. Il giudice, con il provvedimento di cui al

primo comma, dispone che la parte che ha richiesto

l'assunzione predisponga il modello di testimonianza in

conformita' agli articoli ammessi e lo faccia notificare al

testimone. Il testimone rende la deposizione compilando il

modello di testimonianza in ogni sua parte, con risposta

separata a ciascuno dei quesiti, e precisa quali sono

quelli cui non e' in grado di rispondere, indicandone la

ragione. Il testimone sottoscrive la deposizione apponendo

la propria firma autenticata su ciascuna delle facciate del

foglio di testimonianza, che spedisce in busta chiusa con

plico raccomandato o consegna alla cancelleria del giudice.

Quando il testimone si avvale della facolta' d'astensione

di cui all'articolo 249, ha l'obbligo di compilare il

modello di testimonianza, indicando le complete generalita'

e i motivi di astensione.

Quando il testimone non spedisce o non consegna le

risposte scritte nel termine stabilito, il giudice puo'

condannarlo alla pena pecuniaria di cui all'articolo 255,

primo comma. Quando la testimonianza ha ad oggetto

documenti di spesa gia' depositati dalle parti, essa puo'

essere resa mediante dichiarazione sottoscritta dal

testimone e trasmessa al difensore della parte nel cui

interesse la prova e' stata ammessa, senza il ricorso al

modello di cui al secondo comma. Il giudice, esaminate le

risposte o le dichiarazioni, puo' sempre disporre che il

testimone sia chiamato a deporre davanti a lui o davanti al

giudice delegato».

9. All'articolo 279 del codice di procedura civile sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) il primo comma e' sostituito dal seguente: «Il

collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su

questioni relative all'istruzione della causa, senza

definire il giudizio, nonche' quando decide soltanto

questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il

giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i

provvedimenti per l'ulteriore istruzione della causa»;

b) al secondo comma, numero 1), le parole: «o di

competenza» sono soppresse.

10. All'articolo 285 del codice di procedura civile, le

parole: «primo e terzo comma» sono soppresse e,

all'articolo 330, primo comma, del codice di procedura

civile, dopo le parole: «si notifica» sono inserite le

seguenti: «, ai sensi dell'articolo 170,».

11. L'articolo 296 del codice di procedura civile e'

sostituito dal seguente:

«Art. 296. - (Sospensione su istanza delle parti). - Il

giudice istruttore, su istanza di tutte le parti, ove

sussistano giustificati motivi, puo' disporre, per una sola

volta, che il processo rimanga sospeso per un periodo non

superiore a tre mesi, fissando l'udienza per la

prosecuzione del processo medesimo».

12. All'articolo 297, primo comma, del codice di

procedura civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite

dalle seguenti: «tre mesi».

13. All'articolo 300 del codice di procedura civile, il

quarto comma e' sostituito dal seguente:

«Se l'evento riguarda la parte dichiarata contumace, il

processo e' interrotto dal momento in cui il fatto

interruttivo e' documentato dall'altra parte, o e'

notificato ovvero e' certificato dall'ufficiale giudiziario

nella relazione di notificazione di uno dei provvedimenti

di cui all'articolo 292».

14. All'articolo 305 del codice di procedura civile, le

parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «tre

mesi».

15. All'articolo 307 del codice di procedura civile

sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «del secondo comma» sono

soppresse e le parole: «un anno» sono sostituite dalle

seguenti: «tre mesi»;

b) al terzo comma, secondo periodo, la parola: «sei» e'

sostituita dalla seguente: «tre»;

c) il quarto comma e' sostituito dal seguente:

«L'estinzione opera di diritto ed e' dichiarata, anche

d'ufficio, con ordinanza del giudice istruttore ovvero con

sentenza del collegio».

16. All'articolo 310, secondo comma, del codice di

procedura civile, le parole: «e quelle che regolano la

competenza» sono sostituite dalle seguenti: «e le pronunce

che regolano la competenza».

17. All'articolo 327, primo comma, del codice di

procedura civile, le parole: «decorso un anno» sono

sostituite dalle seguenti: «decorsi sei mesi».

18. All'articolo 345, terzo comma, primo periodo, del

codice di procedura civile, dopo le parole: «nuovi mezzi di

prova» sono inserite le seguenti: «e non possono essere

prodotti nuovi documenti» e dopo la parola: «proporli» sono

inserite le seguenti: «o produrli».

19. All'articolo 353 del codice di procedura civile

sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la rubrica e' sostituita dalla seguente: «Rimessione

al primo giudice per ragioni di giurisdizione»;

b) al secondo comma, le parole: «sei mesi» sono

sostituite dalle seguenti: «tre mesi».

20. All'articolo 385 del codice di procedura civile, il

quarto comma e' abrogato.

21. Al primo comma dell'articolo 392 del codice di

procedura civile, le parole: «un anno» sono sostituite

dalle seguenti: «tre mesi».

22. All'articolo 442 del codice di procedura civile e'

aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Per le controversie di cui all'articolo 7, terzo

comma, numero 3-bis), non si osservano le disposizioni di

questo capo, ne' quelle di cui al capo primo di questo

titolo».

23. All'articolo 444, primo comma, del codice di

procedura civile e' aggiunto, in fine, il seguente periodo:

«Se l'attore e' residente all'estero la competenza e' del

tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui

circoscrizione l'attore aveva l'ultima residenza prima del

trasferimento all'estero ovvero, quando la prestazione e'

chiesta dagli eredi, nella cui circoscrizione il defunto

aveva la sua ultima residenza».

24. Il primo comma dell'articolo 291 del codice di

procedura civile si applica anche nei giudizi davanti ai

giudici contabili.».

- Si riporta il testo dell'articolo 53 della legge 23

luglio 2009, n. 99 («Disposizioni per lo sviluppo e

l'internazionalizzazione delle imprese, nonche' in materia

di energia», pubblicata in Gazz. Uff., S.O., 31 luglio

2009, n. 176), come modificato dal presente decreto:

«Art. 53. (Delega al Governo per la riforma della

disciplina in materia di camere di commercio, industria,

artigianato e agricoltura)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro sei mesi

dalla data di entrata in vigore della presente legge, un

decreto legislativo, ai sensi dell'articolo 14 della legge

23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dello

sviluppo economico, d'intesa con la Conferenza permanente

per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province

autonome di Trento e di Bolzano, per la riforma della

disciplina in materia di camere di commercio, industria,

artigianato e agricoltura, nel rispetto dei seguenti

principi e criteri direttivi:

a) riordino della disciplina in materia di vigilanza

sulle camere di commercio, industria, artigianato e

agricoltura, al fine di assicurare uniformita' e coerenza

nelle funzioni e nei compiti esercitati, nel rispetto del

riparto di competenze tra lo Stato e le regioni, e

revisione della disciplina relativa ai segretari generali

delle camere di commercio;

b) semplificazione e rafforzamento delle procedure di

nomina degli organi camerali al fine di consentire un

efficace funzionamento degli stessi;

c) previsione di una maggiore trasparenza nelle

procedure relative alla rilevazione del grado di

rappresentativita' delle organizzazioni imprenditoriali,

sindacali e delle associazioni di consumatori, ai fini

della designazione dei componenti delle stesse nei consigli

camerali;

d) valorizzazione del ruolo delle camere di commercio

quali autonomie funzionali nello svolgimento dei propri

compiti di interesse generale per il sistema delle imprese

nell'ambito delle economie locali, nel contesto del sistema

regionale delle autonomie locali;

e) previsione di limitazioni per la costituzione di

nuove camere di commercio ai fini del raggiungimento di un

sufficiente equilibrio economico;

f) valorizzazione e rafforzamento del ruolo delle

camere di commercio a sostegno dell'autonomia delle

istituzioni scolastiche, in materia di alternanza

scuola-lavoro e di orientamento al lavoro e alle

professioni;

g) miglioramento degli assetti organizzativi in

coerenza con i compiti assegnati alle camere di commercio

sul territorio, nonche' valorizzazione del ruolo

dell'Unioncamere con conseguente razionalizzazione e

semplificazione del sistema contrattuale;

h) previsione che all'attuazione del presente comma si

provveda nei limiti delle risorse umane, finanziarie e

strumentali disponibili a legislazione vigente.

2. (abrogato).

3. Il decreto legislativo di cui al comma 1 e' emanato

previa acquisizione dei pareri delle competenti Commissioni

parlamentari.

4. Dall'attuazione del presente articolo non devono

derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.».

Art. 2

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il 16 settembre 2010.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato sara' inserito

nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica

italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

Dato a Roma addi' 2 luglio 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del

Consiglio dei Ministri

Visto:il Guardasigilli Alfano Allegato

INDICE GENERALE

Allegato 1 - Codice del processo amministrativo

Allegato 2 - Norme di attuazione

Allegato 3 - Norme transitorie

Allegato 4 - Norme di coordinamento e abrogazioni

INDICE SOMMARIO

ALLEGATO 1

Codice del processo amministrativo

LIBRO PRIMO

DISPOSIZIONI GENERALI

Titolo I - Principi e organi della giurisdizione amministrativa

Capo I - Principi generali

Capo II - Organi della giurisdizione amministrativa

Capo III - Giurisdizione amministrativa

Capo IV - Competenza

Capo V - Astensione e ricusazione

Capo VI - Ausiliari del giudice

Titolo II - Parti e difensori

Titolo III - Azioni e domande

Capo I - Contraddittorio e intervento

Capo II - Azioni di cognizione

Titolo IV - Pronunce giurisdizionali

Titolo V - Disposizioni di rinvio

LIBRO SECONDO

PROCESSO AMMINISTRATIVO DI PRIMO GRADO

Titolo I - Disposizioni generali

Capo I - Ricorso

Sezione I - Ricorso e costituzione delle parti

Sezione II - Abbreviazione, proroga e sospensione dei termini

Titolo II - Procedimento cautelare

Titolo III - Mezzi di prova e attivita' istruttoria

Capo I - Mezzi di prova

Capo II - Ammissione e assunzione delle prove

Titolo IV - Riunione, discussione e decisione dei ricorsi

Capo I - Riunione dei ricorsi

Capo II - Discussione

Capo III - Deliberazione

Titolo V - Incidenti nel processo

Capo I - Incidente di falso

Capo II - Sospensione e interruzione del processo

Titolo VI - Estinzione e improcedibilita'

Titolo VII - Correzione di errore materiale dei provvedimenti del

giudice

Titolo VIII - Udienze

Titolo IX - Sentenza LIBRO TERZO

IMPUGNAZIONI

Titolo I - Impugnazioni in generale

Titolo II - Appello

Titolo III - Revocazione

Titolo IV - Opposizione di terzo

Titolo V - Ricorso per cassazione

LIBRO QUARTO

OTTEMPERANZA E RITI SPECIALI

Titolo I - Giudizio di ottemperanza

Titolo II - Rito in materia di accesso ai documenti

amministrativi

Titolo III - Tutela contro l'inerzia della pubblica

amministrazione

Titolo IV - Procedimento di ingiunzione

Titolo V - Riti abbreviati relativi a speciali controversie

Titolo VI - Contenzioso sulle operazioni elettorali

Capo I - Disposizioni comuni al contenzioso elettorale

Capo II - Tutela anticipata avverso gli atti di esclusione dai

procedimenti elettorali preparatori per le elezioni comunali,

provinciali e regionali

Capo III - Rito relativo alle operazioni elettorali di comuni,

province, regioni e Parlamento europeo

LIBRO QUINTO

NORME FINALI

ALLEGATO 2

Norme di attuazione

Titolo I - Registri - Orario di segreteria

Titolo II - Fascicoli di parte e d'ufficio

Titolo III - Ordine di fissazione dei ricorsi - Udienze

Titolo IV - Processo amministrativo telematico

Titolo V - Spese di giustizia

ALLEGATO 3

Norme transitorie

Titolo I - Definizione dei ricorsi pendenti da piu' di cinque

anni alla data di entrata in vigore del codice del processo

amministrativo

Titolo II - Ulteriori disposizioni transitorie

ALLEGATO 4

Norme di coordinamento e abrogazioni

INDICE SISTEMATICO

ALLEGATO 1

Codice del processo amministrativo

LIBRO PRIMO

DISPOSIZIONI GENERALI

Titolo I - Principi e organi della giurisdizione amministrativa

Capo I - Principi generali

Art. 1 - Effettivita'

Art. 2 - Giusto processo

Art. 3 - Dovere di motivazione e sinteticita' degli atti

Capo II - Organi della giurisdizione amministrativa

Art. 4 - Giurisdizione dei giudici amministrativi

Art. 5 - Tribunali amministrativi regionali

Art. 6 - Consiglio di Stato

Capo III - Giurisdizione amministrativa

Art. 7 - Giurisdizione amministrativa

Art. 8 - Cognizione incidentale e questioni pregiudiziali

Art. 9 - Difetto di giurisdizione

Art. 10 - Regolamento preventivo di giurisdizione

Art. 11 - Decisione sulle questioni di giurisdizione

Art. 12 - Rapporti con l'arbitrato

Capo IV - Competenza

Art. 13 - Competenza territoriale inderogabile

Art. 14 - Competenza funzionale inderogabile

Art. 15 - Rilievo dell'incompetenza e regolamento

preventivo di competenza

Art. 16 - Regime della competenza

Capo V - Astensione e ricusazione

Art. 17 - Astensione

Art. 18 - Ricusazione

Capo VI - Ausiliari del giudice

Art. 19 - Consulente tecnico

Art. 20 - Obbligo di assumere l'incarico e ricusazione del

consulente Art. 21 - Commissario ad acta

Titolo II - Parti e difensori

Art. 22 - Patrocinio

Art. 23 - Difesa personale delle parti

Art. 24 - Procura alle liti

Art. 25 - Domicilio

Art. 26 - Spese di giudizio

Titolo III - Azioni e domande

Capo I - Contraddittorio e intervento

Art. 27 - Contraddittorio

Art. 28 - Intervento

Capo II - Azioni di cognizione

Art. 29 - Azione di annullamento

Art. 30 - Azione di condanna

Art. 31 - Azione avverso il silenzio e declaratoria di

nullita' Art. 32 - Pluralita' delle domande e conversione delle

azioni

Titolo IV - Pronunce giurisdizionali

Art. 33 - Provvedimenti del giudice

Art. 34 - Sentenze di merito

Art. 35 - Pronunce di rito

Art. 36 - Pronunce interlocutorie

Art. 37 - Errore scusabile

Titolo V - Disposizioni di rinvio

Art. 38 - Rinvio interno

Art. 39 - Rinvio esterno

LIBRO SECONDO

PROCESSO AMMINISTRATIVO DI PRIMO GRADO

Titolo I - Disposizioni generali

Capo I - Ricorso

Sezione I - Ricorso e costituzione delle parti

Art. 40 - Contenuto del ricorso

Art. 41 - Notificazione del ricorso e suoi destinatari

Art. 42 - Ricorso incidentale e domanda riconvenzionale

Art. 43 - Motivi aggiunti

Art. 44 - Vizi del ricorso e della notificazione

Art. 45 - Deposito del ricorso e degli altri atti

processuali

Art. 46 - Costituzione delle parti intimate

Art. 47 - Ripartizione delle controversie tra tribunali

amministrativi regionali e sezioni staccate

Art. 48 - Giudizio conseguente alla trasposizione del

ricorso straordinario

Art. 49 - Integrazione del contraddittorio

Art. 50 - Intervento volontario in causa

Art. 51 - Intervento per ordine del giudice

Sezione II - Abbreviazione, proroga e sospensione dei termini

Art. 52 - Termini e forme speciali di notificazione

Art. 53 - Abbreviazione dei termini

Art. 54 - Deposito tardivo di memorie e documenti e

sospensione dei termini

Titolo II - Procedimento cautelare

Art. 55 - Misure cautelari collegiali

Art. 56 - Misure cautelari monocratiche

Art. 57 - Spese del procedimento cautelare

Art. 58 - Revoca o modifica delle misure cautelari

collegiali e riproposizione della domanda cautelare respinta

Art. 59 - Esecuzione delle misure cautelari

Art. 60 - Definizione del giudizio in esito all'udienza

cautelare Art. 61 - Misure cautelari anteriori alla causa

Art. 62 - Appello cautelare

Titolo III - Mezzi di prova e attivita' istruttoria

Capo I - Mezzi di prova

Art. 63 - Mezzi di prova

Capo II - Ammissione e assunzione delle prove

Art. 64 - Disponibilita', onere e valutazione della prova

Art. 65 - Istruttoria presidenziale e collegiale

Art. 66 - Verificazione

Art. 67 - Consulenza tecnica d'ufficio

Art. 68 - Termini e modalita' dell'istruttoria

Art. 69 - Surrogazione del giudice delegato all'istruttoria

Titolo IV - Riunione, discussione e decisione dei ricorsi

Capo I - Riunione dei ricorsi

Art. 70 - Riunione dei ricorsi

Capo II - Discussione

Art. 71 - Fissazione dell'udienza

Art. 72 - Priorita' nella trattazione dei ricorsi vertenti

su un'unica questione

Art. 73 - Udienza di discussione

Art. 74 - Sentenze in forma semplificata

Capo III - Deliberazione

Art. 75 - Deliberazione del collegio

Art. 76 - Modalita' della votazione

Titolo V - Incidenti nel processo

Capo I - Incidente di falso

Art. 77 - Querela di falso

Art. 78 - Deposito della sentenza resa sulla querela di

falso

Capo II - Sospensione e interruzione del processo

Art. 79 - Sospensione e interruzione del processo

Art. 80 - Prosecuzione o riassunzione del processo sospeso

o interrotto

Titolo VI - Estinzione e improcedibilita'

Art. 81 - Perenzione

Art. 82 - Perenzione dei ricorsi ultraquinquennali

Art. 83 - Effetti della perenzione

Art. 84 - Rinuncia

Art. 85 - Forma e rito per l'estinzione e per

l'improcedibilita'

Titolo VII - Correzione di errore materiale dei provvedimenti del

giudice Art. 86 - Procedimento di correzione

Titolo VIII - Udienze

Art. 87 - Udienze pubbliche e procedimenti in camera di

consiglio

Titolo IX - Sentenza

Art. 88 - Contenuto della sentenza

Art. 89 - Pubblicazione e comunicazione della sentenza

Art. 90 - Pubblicita' della sentenza

LIBRO TERZO

IMPUGNAZIONI

Titolo I - Impugnazioni in generale

Art. 91 - Mezzi di impugnazione

Art. 92 - Termini per le impugnazioni

Art. 93 - Luogo di notificazione dell'impugnazione

Art. 94 - Deposito delle impugnazioni

Art. 95 - Parti del giudizio di impugnazione

Art. 96 - Impugnazioni avverso la medesima sentenza

Art. 97 - Intervento nel giudizio di impugnazione

Art. 98 - Misure cautelari

Art. 99 - Deferimento all'adunanza plenaria

Titolo II - Appello

Art. 100 - Appellabilita' delle sentenze dei tribunali

amministrativi regionali

Art. 101 - Contenuto del ricorso in appello

Art. 102 - Legittimazione a proporre l'appello

Art. 103 - Riserva facoltativa di appello

Art. 104 - Nuove domande ed eccezioni

Art. 105 - Rimessione al primo giudice

Titolo III - Revocazione

Art. 106 - Casi di revocazione

Art. 107 - Impugnazione della sentenza emessa nel giudizio di

revocazione

Titolo IV - Opposizione di terzo

Art. 108 - Casi di opposizione di terzo

Art. 109 - Competenza

Titolo V - Ricorso per cassazione

Art. 110 - Motivi di ricorso

Art. 111 - Sospensione della sentenza

LIBRO QUARTO

OTTEMPERANZA E RITI SPECIALI

Titolo I - Giudizio di ottemperanza

Art. 112 - Disposizioni generali sul giudizio di ottemperanza

Art. 113 - Giudice dell'ottemperanza

Art. 114 - Procedimento

Art. 115 - Titolo esecutivo e rilascio di estratto del

provvedimento giurisdizionale con formula esecutiva

Titolo II - Rito in materia di accesso ai documenti

amministrativi

Art. 116 - Rito in materia di accesso ai documenti

amministrativi

Titolo III - Tutela contro l'inerzia della pubblica

amministrazione

Art. 117 - Ricorsi avverso il silenzio

Titolo IV - Procedimento di ingiunzione

Art. 118 - Decreto ingiuntivo

Titolo V - Riti abbreviati relativi a speciali controversie

Art. 119 - Rito abbreviato comune a determinate materie

Art. 120 - Disposizioni specifiche ai giudizi di cui

all'articolo 119, comma 1, lettera a)

Art. 121 - Inefficacia del contratto in caso di gravi

violazioni Art. 122 - Inefficacia del contratto negli altri casi

Art. 123 - Sanzioni alternative

Art. 124 - Tutela in forma specifica e per equivalente

Art. 125 - Ulteriori disposizioni processuali per le

controversie relative a infrastrutture strategiche e alle procedure

esecutive di progetti facenti parte del quadro strategico nazionale

Titolo VI - Contenzioso sulle operazioni elettorali

Capo I - Disposizioni comuni al contenzioso elettorale

Art. 126 - Ambito della giurisdizione sul contenzioso

elettorale Art. 127 - Esenzione dagli oneri fiscali

Art. 128 - Inammissibilita' del ricorso straordinario al

Presidente della Repubblica

Capo II - Tutela anticipata avverso gli atti di esclusione dai

procedimenti elettorali preparatori per le elezioni comunali,

provinciali e regionali

Art. 129 - Giudizio avverso gli atti di esclusione dal

procedimento preparatorio per le elezioni comunali, provinciali e

regionali

Capo III - Rito relativo alle operazioni elettorali di comuni,

province, regioni e Parlamento europeo

Art. 130 - Procedimento in primo grado in relazione alle

operazioni elettorali di comuni, province, regioni e Parlamento

europeo Art. 131 - Procedimento in appello in relazione alle

operazioni elettorali di comuni, province e regioni

Art. 132 - Procedimento in appello in relazione alle

operazioni elettorali di comuni, province, regioni e del Parlamento

europeo LIBRO QUINTO

NORME FINALI

Art. 133 - Materie di giurisdizione esclusiva

Art. 134 - Materie di giurisdizione estesa al merito

Art. 135 - Competenza funzionale inderogabile del Tribunale

amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma

Art. 136 - Disposizioni sulle comunicazioni e sui depositi

informatici

Art. 137 - Norma finanziaria

ALLEGATO 2

Norme di attuazione

Titolo I - Registri - Orario di segreteria

Art. 1 - Registro generale dei ricorsi

Art. 2 - Ruoli e registri particolari, collazione dei

provvedimenti e forme di comunicazione

Art. 3 - Registrazioni in forma automatizzata

Art. 4 - Orario

Titolo II - Fascicoli di parte e d'ufficio

Art. 5 - Formazione e tenuta dei fascicoli di parte e

d'ufficio. Surrogazione di copie agli originali mancanti e

ricostituzione di atti

Art. 6 - Ritiro e trasmissione dei fascicoli di parte e del

fascicolo d'ufficio

Art. 7 - Rilascio di copie

Titolo III - Ordine di fissazione dei ricorsi - Udienze

Art. 8 - Ordine di fissazione dei ricorsi

Art. 9 - Calendario delle udienze

Art. 10 - Toghe e divise

Art. 11 - Direzione dell'udienza

Art. 12 - Polizia dell'udienza

Titolo IV - Processo amministrativo telematico

Art. 13 - Processo telematico

Titolo V - Spese di giustizia

Art. 14 - Commissione per l'ammissione al patrocinio a

spese dello Stato

Art. 15 - Devoluzione del gettito delle sanzioni pecuniarie

Art. 16 - Misure straordinarie per la riduzione

dell'arretrato e per l'incentivazione della produttivita'

ALLEGATO 3

Norme transitorie

Titolo I - Definizione dei ricorsi pendenti da piu' di cinque

anni alla data di entrata in vigore del codice del processo

amministrativo

Art. 1 - Nuova istanza di fissazione d'udienza

Titolo II - Ulteriori disposizioni transitorie

Art. 2 - Ultrattivita' della disciplina previgente

Art. 3 - Disposizione particolare per il giudizio di

appello ALLEGATO 4

Norme di coordinamento e abrogazioni

Art. 1 - Norme di coordinamento e abrogazioni in materia di

elezioni politiche e del Parlamento europeo

Art. 2 - Norme di coordinamento e abrogazioni in materia

di elezioni amministrative

Art. 3 - Ulteriori norme di coordinamento

Art. 4 - Ulteriori abrogazioni

ALLEGATO 1

Codice del processo amministrativo

LIBRO PRIMO

DISPOSIZIONI GENERALI

Titolo I

Principi e organi della giurisdizione amministrativa

Capo I

Principi generali

Art. 1

Effettivita'

1. La giurisdizione amministrativa assicura una tutela piena ed

effettiva secondo i principi della Costituzione e del diritto

europeo. Art. 2

Giusto processo

1. Il processo amministrativo attua i principi della parita'

delle parti, del contraddittorio e del giusto processo previsto

dall'articolo 111, primo comma, della Costituzione.

2. Il giudice amministrativo e le parti cooperano per la

realizzazione della ragionevole durata del processo.

Art. 3

Dovere di motivazione e sinteticita' degli atti

1. Ogni provvedimento decisorio del giudice e' motivato.

2. Il giudice e le parti redigono gli atti in maniera chiara e

sintetica. Capo II

Organi della giurisdizione amministrativa

Art. 4

Giurisdizione dei giudici amministrativi

1. La giurisdizione amministrativa e' esercitata dai tribunali

amministrativi regionali e dal Consiglio di Stato secondo le norme

del presente codice. Art. 5

Tribunali amministrativi regionali

1. Sono organi di giurisdizione amministrativa di primo grado i

tribunali amministrativi regionali e il Tribunale regionale di

giustizia amministrativa per la regione autonoma del Trentino - Alto

Adige.

2. Il tribunale amministrativo regionale decide con l'intervento

di tre magistrati, compreso il presidente. In mancanza del

presidente, il collegio e' presieduto dal magistrato con maggiore

anzianita' nel ruolo.

3. Il Tribunale regionale di giustizia amministrativa per la

regione autonoma del Trentino - Alto Adige resta disciplinato dallo

statuto speciale e dalle relative norme di attuazione.

Art. 6

Consiglio di Stato

1. Il Consiglio di Stato e' organo di ultimo grado della

giurisdizione amministrativa.

2. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale decide con

l'intervento di cinque magistrati, di cui un presidente di sezione e

quattro consiglieri. In caso di impedimento del presidente, il

collegio e' presieduto dal consigliere piu' anziano nella qualifica.

3. Salvo quanto previsto dalle norme di attuazione richiamate al

comma 6, l'adunanza plenaria e' composta dal presidente del Consiglio

di Stato che la presiede e da dodici magistrati del Consiglio di

Stato, assegnati alle sezioni giurisdizionali.

4. In caso di impedimento, il presidente del Consiglio di Stato

e' sostituito dal presidente di sezione giurisdizionale piu' anziano

nel ruolo; gli altri componenti dell'adunanza plenaria, in caso di

assenza o di impedimento, sono sostituiti dal magistrato piu' anziano

nella stessa qualifica della rispettiva sezione.

5. Per gli appelli avverso le pronunce della sezione autonoma di

Bolzano del Tribunale regionale di giustizia amministrativa si

applicano anche le disposizioni dello statuto speciale e delle

relative norme di attuazione.

6. Gli appelli avverso le pronunce del Tribunale amministrativo

regionale della Sicilia sono proposti al Consiglio di giustizia

amministrativa per la Regione siciliana, nel rispetto delle

disposizioni dello statuto speciale e delle relative norme di

attuazione. Capo III

Giurisdizione amministrativa

Art. 7

Giurisdizione amministrativa

1. Sono devolute alla giurisdizione amministrativa le

controversie, nelle quali si faccia questione di interessi legittimi

e, nelle particolari materie indicate dalla legge, di diritti

soggettivi, concernenti l'esercizio o il mancato esercizio del potere

amministrativo, riguardanti provvedimenti, atti, accordi o

comportamenti riconducibili anche mediatamente all'esercizio di tale

potere, posti in essere da pubbliche amministrazioni. Non sono

impugnabili gli atti o provvedimenti emanati dal Governo

nell'esercizio del potere politico.

2. Per pubbliche amministrazioni, ai fini del presente codice, si

intendono anche i soggetti ad esse equiparati o comunque tenuti al

rispetto dei principi del procedimento amministrativo.

3. La giurisdizione amministrativa si articola in giurisdizione

generale di legittimita', esclusiva ed estesa al merito.

4. Sono attribuite alla giurisdizione generale di legittimita'

del giudice amministrativo le controversie relative ad atti,

provvedimenti o omissioni delle pubbliche amministrazioni, comprese

quelle relative al risarcimento del danno per lesione di interessi

legittimi e agli altri diritti patrimoniali consequenziali, pure se

introdotte in via autonoma.

5. Nelle materie di giurisdizione esclusiva, indicate dalla legge

e dall'articolo 133, il giudice amministrativo conosce, pure ai fini

risarcitori, anche delle controversie nelle quali si faccia questione

di diritti soggettivi.

6. Il giudice amministrativo esercita giurisdizione con

cognizione estesa al merito nelle controversie indicate dalla legge e

dall'articolo 134. Nell'esercizio di tale giurisdizione il giudice

amministrativo puo' sostituirsi all'amministrazione.

7. Il principio di effettivita' e' realizzato attraverso la

concentrazione davanti al giudice amministrativo di ogni forma di

tutela degli interessi legittimi e, nelle particolari materie

indicate dalla legge, dei diritti soggettivi.

8. Il ricorso straordinario e' ammesso unicamente per le

controversie devolute alla giurisdizione amministrativa.

Art. 8

Cognizione incidentale e questioni pregiudiziali

1. Il giudice amministrativo nelle materie in cui non ha

giurisdizione esclusiva conosce, senza efficacia di giudicato, di

tutte le questioni pregiudiziali o incidentali relative a diritti, la

cui risoluzione sia necessaria per pronunciare sulla questione

principale.

2. Restano riservate all'autorita' giudiziaria ordinaria le

questioni pregiudiziali concernenti lo stato e la capacita' delle

persone, salvo che si tratti della capacita' di stare in giudizio, e

la risoluzione dell'incidente di falso.

Art. 9

Difetto di giurisdizione

1. Il difetto di giurisdizione e' rilevato in primo grado anche

d'ufficio. Nei giudizi di impugnazione e' rilevato se dedotto con

specifico motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che, in

modo implicito o esplicito, ha statuito sulla giurisdizione.

Art. 10

Regolamento preventivo di giurisdizione

1. Nel giudizio davanti ai tribunali amministrativi regionali e'

ammesso il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione

previsto dall'articolo 41 del codice di procedura civile. Si applica

il primo comma dell'articolo 367 dello stesso codice.

2. Nel giudizio sospeso possono essere chieste misure cautelari,

ma il giudice non puo' disporle se non ritiene sussistente la propria

giurisdizione. Art. 11

Decisione sulle questioni di giurisdizione

1. Il giudice amministrativo, quando declina la propria

giurisdizione, indica, se esistente, il giudice nazionale che ne e'

fornito.

2. Quando la giurisdizione e' declinata dal giudice

amministrativo in favore di altro giudice nazionale o viceversa,

ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti

salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il

processo e' riproposto innanzi al giudice indicato nella pronuncia

che declina la giurisdizione, entro il termine perentorio di tre mesi

dal suo passaggio in giudicato.

3. Quando il giudizio e' tempestivamente riproposto davanti al

giudice amministrativo, quest'ultimo, alla prima udienza, puo'

sollevare anche d'ufficio il conflitto di giurisdizione.

4. Se in una controversia introdotta davanti ad altro giudice le

sezioni unite della Corte di cassazione, investite della questione di

giurisdizione, attribuiscono quest'ultima al giudice amministrativo,

ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti

salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda, se il

giudizio e' riproposto dalla parte che vi ha interesse nel termine di

tre mesi dalla pubblicazione della decisione delle sezioni unite.

5. Nei giudizi riproposti, il giudice, con riguardo alle

preclusioni e decadenze intervenute, puo' concedere la rimessione in

termini per errore scusabile ove ne ricorrano i presupposti.

6. Nel giudizio riproposto davanti al giudice amministrativo, le

prove raccolte nel processo davanti al giudice privo di giurisdizione

possono essere valutate come argomenti di prova.

7. Le misure cautelari perdono la loro efficacia trenta giorni

dopo la pubblicazione del provvedimento che dichiara il difetto di

giurisdizione del giudice che le ha emanate. Le parti possono

riproporre le domande cautelari al giudice munito di giurisdizione.

Art. 12

Rapporti con l'arbitrato

1. Le controversie concernenti diritti soggettivi devolute alla

giurisdizione del giudice amministrativo possono essere risolte

mediante arbitrato rituale di diritto.

Capo IV

Competenza

Art. 13

Competenza territoriale inderogabile

1. Sulle controversie riguardanti provvedimenti, atti, accordi o

comportamenti di pubbliche amministrazioni e' inderogabilmente

competente il tribunale amministrativo regionale nella cui

circoscrizione territoriale esse hanno sede. Il tribunale

amministrativo regionale e' comunque inderogabilmente competente

sulle controversie riguardanti provvedimenti, atti, accordi o

comportamenti di pubbliche amministrazioni i cui effetti diretti sono

limitati all'ambito territoriale della regione in cui il tribunale ha

sede.

2. Per le controversie riguardanti pubblici dipendenti e'

inderogabilmente competente il tribunale nella cui circoscrizione

territoriale e' situata la sede di servizio.

3. Negli altri casi e' inderogabilmente competente, per gli atti

statali, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di

Roma e, per gli atti dei soggetti pubblici a carattere ultra

regionale, il tribunale amministrativo regionale nella cui

circoscrizione ha sede il soggetto.

4. La competenza territoriale del tribunale amministrativo

regionale non e' derogabile. Art. 14

Competenza funzionale inderogabile

1. Sono devolute funzionalmente alla competenza inderogabile del

Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, le

controversie indicate dall'articolo 135 e dalla legge.

2. Sono devolute funzionalmente alla competenza inderogabile del

Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, sede di Milano,

le controversie relative ai poteri esercitati dall'Autorita' per

l'energia elettrica e il gas.

3. La competenza e' funzionalmente inderogabile altresi' per i

giudizi di cui agli articoli 113 e 119, nonche' per ogni altro

giudizio per il quale la legge o il presente codice individuino il

giudice competente con criteri diversi da quelli di cui all'articolo

13. Art. 15

Rilievo dell'incompetenza e regolamento preventivo di competenza

1. Il difetto di competenza e' rilevato in primo grado anche

d'ufficio. Nei giudizi di impugnazione esso e' rilevato se dedotto

con specifico motivo avverso il capo della pronuncia impugnata che,

in modo implicito o esplicito, ha statuito sulla competenza.

2. Finche' la causa non e' decisa in primo grado, ciascuna parte

puo' chiedere al Consiglio di Stato di regolare la competenza. Non

rilevano, a tal fine, le pronunce istruttorie o interlocutorie di cui

all'articolo 36, comma 1, ne' quelle che respingono l'istanza

cautelare senza riferimento espresso alla questione di competenza. Il

regolamento e' proposto con istanza notificata alle altre parti e

depositata, unitamente a copia degli atti utili al fine del decidere,

entro quindici giorni dall'ultima notificazione presso la segreteria

del Consiglio di Stato.

3. Il Consiglio di Stato decide in camera di consiglio con

ordinanza, con la quale provvede anche sulle spese del regolamento.

La pronuncia sulle spese conserva efficacia anche dopo la sentenza

che definisce il giudizio, salvo

diversa statuizione espressa nella sentenza. Al procedimento si

applicano i termini di cui all'articolo 55, commi da 5 a 8.

4. La pronuncia del Consiglio di Stato vincola i tribunali

amministrativi regionali. Se viene indicato come competente un

tribunale diverso da quello adito, il giudizio deve essere riassunto

nel termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione

dell'ordinanza che pronuncia sul regolamento, ovvero entro sessanta

giorni dalla sua pubblicazione.

5. Quando e' proposta domanda cautelare il tribunale adito, ove

non riconosca la propria competenza ai sensi degli articoli 13 e 14,

non decide su tale domanda e, se non ritiene di provvedere ai sensi

dell'articolo 16, comma 2, richiede d'ufficio, con ordinanza, il

regolamento di competenza, indicando il tribunale che reputa

competente.

6. L'ordinanza con cui e' richiesto il regolamento e'

immediatamente trasmessa d'ufficio al Consiglio di Stato a cura della

segreteria. Della camera di consiglio fissata per regolare la

competenza ai sensi del comma 4 e' dato avviso, almeno dieci giorni

prima, ai difensori che si siano costituiti davanti al Consiglio di

Stato. Fino a due giorni liberi prima e' ammesso il deposito di

memorie e documenti e sono sentiti in camera di consiglio i difensori

che ne facciano richiesta.

7. Nelle more del procedimento di cui al comma 6, il ricorrente

puo' riproporre le istanze cautelari al tribunale amministrativo

regionale indicato nell'ordinanza di cui al comma 5 il quale decide

in ogni caso sulla domanda cautelare, fermo quanto previsto dal comma

8. 8. Le pronunce sull'istanza cautelare rese dal giudice dichiarato

incompetente perdono comunque efficacia dopo trenta giorni dalla data

di pubblicazione dell'ordinanza che regola la competenza.

9. Le parti possono sempre riproporre le istanze cautelari al

giudice dichiarato competente.

10. La disciplina dei commi 8 e 9 si applica anche alle pronunce

sull'istanza cautelare rese dal giudice privato del potere di

decidere il ricorso dall'ordinanza presidenziale di cui all'articolo

47, comma 2. Art. 16

Regime della competenza

1. La competenza di cui agli articoli 13 e 14 e' inderogabile

anche in ordine alle misure cautelari.

2. Il difetto di competenza e' rilevato, anche d'ufficio, con

ordinanza che indica il giudice competente. Se, nel termine

perentorio di trenta giorni dalla comunicazione di tale ordinanza, la

causa e' riassunta davanti al giudice dichiarato competente, il

processo segue davanti al nuovo giudice.

3. L'ordinanza con cui il giudice adito dichiara la propria

competenza o incompetenza e' impugnabile nel termine di trenta giorni

dalla notificazione, ovvero di sessanta giorni dalla sua

pubblicazione, con il regolamento di competenza di cui all'articolo

15. Il regolamento puo' essere altresi' richiesto d'ufficio, con

ordinanza, dal giudice dinanzi al quale il giudizio e' stato

riassunto ai sensi del comma 2; in tale caso si procede ai sensi

dell'articolo 15, comma 6.

4. Durante la pendenza del regolamento di competenza, il

ricorrente puo' sempre proporre l'istanza cautelare al tribunale

amministrativo regionale indicato nell'ordinanza di cui al comma 2 o

in quella di cui all'articolo 15, comma 5, il quale decide in ogni

caso sulla domanda cautelare, fermo restando quanto previsto

dall'articolo 15, comma 8. Capo V

Astensione e ricusazione

Art. 17

Astensione

1. Al giudice amministrativo si applicano le cause e le modalita'

di astensione previste dal codice di procedura civile.

Art. 18

Ricusazione

1. Al giudice amministrativo si applicano le cause di ricusazione

previste dal codice di procedura civile.

2. La ricusazione si propone, almeno tre giorni prima

dell'udienza designata, con domanda diretta al presidente, quando

sono noti i magistrati che devono prendere parte all'udienza; in caso

contrario, puo' proporsi oralmente all'udienza medesima prima della

discussione.

3. La domanda deve indicare i motivi ed i mezzi di prova ed

essere firmata dalla parte o dall'avvocato munito di procura

speciale.

4. Proposta la ricusazione, il collegio investito della

controversia puo' disporre la prosecuzione del giudizio, se ad un

sommario esame ritiene l'istanza inammissibile o manifestamente

infondata.

5. In ogni caso la decisione definitiva sull'istanza e' adottata,

entro trenta giorni dalla sua proposizione, dal collegio previa

sostituzione del magistrato ricusato, che deve essere sentito.

6. I componenti del collegio chiamato a decidere sulla

ricusazione non sono ricusabili.

7. Il giudice, con l'ordinanza con cui dichiara inammissibile o

respinge l'istanza di ricusazione, provvede sulle spese e puo'

condannare la parte che l'ha proposta ad una sanzione pecuniaria non

superiore ad euro cinquecento.

8. La ricusazione o l'astensione non hanno effetto sugli atti

anteriori. L'accoglimento dell'istanza di ricusazione rende nulli gli

atti compiuti ai sensi del comma 4 con la partecipazione del giudice

ricusato. Capo VI

Ausiliari del giudice

Art. 19

Verificatore e consulente tecnico

1. Il giudice puo' farsi assistere, per il compimento di singoli

atti o per tutto il processo, da uno o piu' verificatori, ovvero, se

indispensabile, da uno o piu' consulenti.

2. L'incarico di consulenza puo' essere affidato a dipendenti

pubblici, professionisti iscritti negli albi di cui all'articolo 13

delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, o

altri soggetti aventi particolare competenza tecnica. Non possono

essere nominati coloro che prestano attivita' in favore delle parti

del giudizio. La verificazione e' affidata a un organismo pubblico,

estraneo alle parti del giudizio, munito di specifiche competenze

tecniche.

3. Il verificatore e il consulente compiono le indagini che sono

loro affidate dal giudice e forniscono anche oralmente i chiarimenti

richiesti. Art. 20

Obbligo di assumere l'incarico e ricusazione del consulente

1. Il verificatore e il consulente, se scelto tra i dipendenti

pubblici o tra gli iscritti negli albi di cui all'articolo 13 delle

disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, hanno

l'obbligo di prestare il loro ufficio, tranne che il giudice

riconosca l'esistenza di un giustificato motivo.

2. Il consulente, o il verificatore, puo' essere ricusato dalle

parti per i motivi indicati nell'articolo 51 del codice di procedura

civile. Della ricusazione conosce il giudice che l'ha nominato.

Art. 21

Commissario ad acta

1. Nell'ambito della propria giurisdizione, il giudice

amministrativo, se deve sostituirsi all'amministrazione, puo'

nominare come proprio ausiliario un commissario ad acta. Si applica

l'articolo 20, comma 2. Titolo II

Parti e difensori

Art. 22

Patrocinio

1. Salvo quanto previsto dall'articolo 23, nei giudizi davanti ai

tribunali amministrativi regionali e' obbligatorio il patrocinio di

avvocato.

2. Per i giudizi davanti al Consiglio di Stato e' obbligatorio il

ministero di avvocato ammesso al patrocinio innanzi alle

giurisdizioni superiori.

3. La parte o la persona che la rappresenta, quando ha la

qualita' necessaria per esercitare l'ufficio di difensore con procura

presso il giudice adito, puo' stare in giudizio senza il ministero di

altro difensore. Art. 23

Difesa personale delle parti

1. Le parti possono stare in giudizio personalmente senza

l'assistenza del difensore nei giudizi in materia di accesso, in

materia elettorale e nei giudizi relativi al diritto dei cittadini

dell'Unione europea e dei loro familiari di circolare e di

soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Art. 24

Procura alle liti

1. La procura rilasciata per agire e contraddire davanti al

giudice si intende conferita anche per proporre motivi aggiunti e

ricorso incidentale, salvo che in essa sia diversamente disposto.

Art. 25

Domicilio

1. Nei giudizi davanti ai tribunali amministrativi regionali, la

parte, se non elegge domicilio nel comune sede del tribunale

amministrativo regionale o della sezione staccata dove pende il

ricorso, si intende domiciliata, ad ogni effetto, presso la

segreteria del tribunale amministrativo regionale o della sezione

staccata.

2. Nei giudizi davanti al Consiglio di Stato, la parte, se non

elegge domicilio in Roma, si intende domiciliata, ad ogni effetto,

presso la segreteria del Consiglio di Stato.

Art. 26

Spese di giudizio

1. Quando emette una decisione, il giudice provvede anche sulle

spese del giudizio, secondo gli articoli 91, 92, 93, 94, 96 e 97 del

codice di procedura civile.

2. Il giudice, nel pronunciare sulle spese, puo' altresi'

condannare, anche d'ufficio, la parte soccombente al pagamento in

favore dell'altra parte di una somma di denaro equitativamente

determinata, quando la decisione e' fondata su ragioni manifeste o

orientamenti giurisprudenziali consolidati.

Titolo III

Azioni e domande

Capo I

Contraddittorio e intervento

Art. 27

Contraddittorio

1. Il contraddittorio e' integralmente costituito quando l'atto

introduttivo e' notificato all'amministrazione resistente e, ove

esistenti, ai controinteressati.

2. Se il giudizio e' promosso solo contro alcune delle parti e

non si e' verificata alcuna decadenza, il giudice ordina

l'integrazione del contraddittorio nei confronti delle altre entro un

termine perentorio. Nelle more dell'integrazione del contraddittorio

il giudice puo' pronunciare provvedimenti cautelari interinali.

Art. 28

Intervento

1. Se il giudizio non e' stato promosso contro alcuna delle parti

nei cui confronti la sentenza deve essere pronunciata, queste possono

intervenirvi, senza pregiudizio del diritto di difesa.

2. Chiunque non sia parte del giudizio e non sia decaduto

dall'esercizio delle relative azioni, ma vi abbia interesse, puo'

intervenire accettando lo stato e il grado in cui il giudizio si

trova.

3. Il giudice, anche su istanza di parte, quando ritiene

opportuno che il processo si svolga nei confronti di un terzo, ne

ordina l'intervento. Capo II

Azioni di cognizione

Art. 29

Azione di annullamento

1. L'azione di annullamento per violazione di legge, incompetenza

ed eccesso di potere si propone nel termine di decadenza di sessanta

giorni. Art. 30

Azione di condanna

1. L'azione di condanna puo' essere proposta contestualmente ad

altra azione o, nei soli casi di giurisdizione esclusiva e nei casi

di cui al presente articolo, anche in via autonoma.

2. Puo' essere chiesta la condanna al risarcimento del danno

ingiusto derivante dall'illegittimo esercizio dell'attivita'

amministrativa o dal mancato esercizio di quella obbligatoria. Nei

casi di giurisdizione esclusiva puo' altresi' essere chiesto il

risarcimento del danno da lesione di diritti soggettivi. Sussistendo

i presupposti previsti dall'articolo 2058 del codice civile, puo'

essere chiesto il risarcimento del danno in forma specifica.

3. La domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi

e' proposta entro il termine di decadenza di centoventi giorni

decorrente dal giorno in cui il fatto si e' verificato ovvero dalla

conoscenza del provvedimento se il danno deriva direttamente da

questo. Nel determinare il risarcimento il giudice valuta tutte le

circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle parti e,

comunque, esclude il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti

evitare usando l'ordinaria diligenza, anche attraverso l'esperimento

degli strumenti di tutela previsti.

4. Per il risarcimento dell'eventuale danno che il ricorrente

comprovi di aver subito in conseguenza dell'inosservanza dolosa o

colposa del termine di conclusione del procedimento, il termine di

cui al comma 3 non decorre fintanto che perdura l'inadempimento. Il

termine di cui al comma 3 inizia comunque a decorrere dopo un anno

dalla scadenza del termine per provvedere.

5. Nel caso in cui sia stata proposta azione di annullamento la

domanda risarcitoria puo' essere formulata nel corso del giudizio o,

comunque, sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della

relativa sentenza.

6. Di ogni domanda di condanna al risarcimento di danni per

lesioni di interessi legittimi o, nelle materie di giurisdizione

esclusiva, di diritti soggettivi conosce esclusivamente il giudice

amministrativo. Art. 31

Azione avverso il silenzio e declaratoria di nullita'

1. Decorsi i termini per la conclusione del procedimento

amministrativo, chi vi ha interesse puo' chiedere l'accertamento

dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere.

2. L'azione puo' essere proposta fintanto che perdura

l'inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del

termine di conclusione del procedimento. E' fatta salva la

riproponibilita' dell'istanza di avvio del procedimento ove ne

ricorrano i presupposti.

3. Il giudice puo' pronunciare sulla fondatezza della pretesa

dedotta in giudizio solo quando si tratta di attivita' vincolata o

quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della

discrezionalita' e non sono necessari adempimenti istruttori che

debbano essere compiuti dall'amministrazione.

4. La domanda volta all'accertamento delle nullita' previste

dalla legge si propone entro il termine di decadenza di centottanta

giorni. La nullita' dell'atto puo' sempre essere opposta dalla parte

resistente o essere rilevata d'ufficio dal giudice. Le disposizioni

del presente comma non si applicano alle nullita' di cui all'articolo

114, comma 4, lettera b), per le quali restano ferme le disposizioni

del Titolo I del Libro IV. Art. 32

Pluralita' delle domande e conversione delle azioni

1. E' sempre possibile nello stesso giudizio il cumulo di domande

connesse proposte in via principale o incidentale. Se le azioni sono

soggette a riti diversi, si applica quello ordinario, salvo quanto

previsto dai Capi I e II del Titolo V del Libro IV.

2. Il giudice qualifica l'azione proposta in base ai suoi

elementi sostanziali. Sussistendone i presupposti il giudice puo'

sempre disporre la conversione delle azioni.

Titolo IV

Pronunce giurisdizionali

Art. 33

Provvedimenti del giudice

1. Il giudice pronuncia:

a) sentenza quando definisce in tutto o in parte il giudizio;

b) ordinanza quando assume misure cautelari o interlocutorie,

ovvero decide sulla competenza;

c) decreto nei casi previsti dalla legge.

2. Le sentenze di primo grado sono esecutive.

3. Le ordinanze e i decreti, se non pronunciati in udienza o in

camera di consiglio e inseriti nel relativo verbale, sono comunicati

alle parti dalla segreteria nel termine di cui all'articolo 89, comma

3. 4. L'ordinanza che dichiara l'incompetenza indica in ogni caso il

giudice competente. Art. 34

Sentenze di merito

1. In caso di accoglimento del ricorso il giudice, nei limiti

della domanda:

a) annulla in tutto o in parte il provvedimento impugnato;

b) ordina all'amministrazione, rimasta inerte, di provvedere

entro un termine;

c) condanna al pagamento di una somma di denaro, anche a titolo

di risarcimento del danno, all'adozione delle misure idonee a

tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio e

dispone misure di risarcimento in forma specifica ai sensi

dell'articolo 2058 del codice civile;

d) nei casi di giurisdizione di merito, adotta un nuovo atto,

ovvero modifica o riforma quello impugnato;

e) dispone le misure idonee ad assicurare l'attuazione del

giudicato e delle pronunce non sospese, compresa la nomina di un

commissario ad acta, che puo' avvenire anche in sede di cognizione

con effetto dalla scadenza di un termine assegnato per

l'ottemperanza.

2. In nessun caso il giudice puo' pronunciare con riferimento a

poteri amministrativi non ancora esercitati. Salvo quanto previsto

dal comma 3 e dall'articolo 30, comma 3, il giudice non puo'

conoscere della legittimita' degli atti che il ricorrente avrebbe

dovuto impugnare con l'azione di annullamento di cui all'articolo 29.

3. Quando, nel corso del giudizio, l'annullamento del

provvedimento impugnato non risulta piu' utile per il ricorrente, il

giudice accerta l'illegittimita' dell'atto se sussiste l'interesse ai

fini risarcitori.

4. In caso di condanna pecuniaria, il giudice puo', in mancanza

di opposizione delle parti, stabilire i criteri in base ai quali il

debitore deve proporre a favore del creditore il pagamento di una

somma entro un congruo termine. Se le parti non giungono ad un

accordo, ovvero non adempiono agli obblighi derivanti dall'accordo

concluso, con il ricorso previsto dal Titolo I del Libro IV, possono

essere chiesti la determinazione della somma dovuta ovvero

l'adempimento degli obblighi ineseguiti.

5. Qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente

risulti pienamente soddisfatta, il giudice dichiara cessata la

materia del contendere. Art. 35

Pronunce di rito

1. Il giudice dichiara, anche d'ufficio, il ricorso:

a) irricevibile se accerta la tardivita' della notificazione o

del deposito;

b) inammissibile quando e' carente l'interesse o sussistono altre

ragioni ostative ad una pronuncia sul merito;

c) improcedibile quando nel corso del giudizio sopravviene il

difetto di interesse delle parti alla decisione, o non sia stato

integrato il contraddittorio nel termine assegnato, ovvero

sopravvengono altre ragioni ostative ad una pronuncia sul merito.

2. Il giudice dichiara estinto il giudizio:

a) se, nei casi previsti dal presente codice, non viene

proseguito o riassunto nel termine perentorio fissato dalla legge o

assegnato dal giudice;

b) per perenzione;

c) per rinuncia. Art. 36

Pronunce interlocutorie

1. Salvo che il presente codice disponga diversamente, il giudice

provvede con ordinanza in tutti i casi in cui non definisce nemmeno

in parte il giudizio.

2. Il giudice pronuncia sentenza non definitiva quando decide

solo su alcune delle questioni, anche se adotta provvedimenti

istruttori per l'ulteriore trattazione della causa.

Art. 37

Errore scusabile

1. Il giudice puo' disporre, anche d'ufficio, la rimessione in

termini per errore scusabile in presenza di oggettive ragioni di

incertezza su questioni di diritto o di gravi impedimenti di fatto.

Titolo V

Disposizioni di rinvio

Art. 38

Rinvio interno

1. Il processo amministrativo si svolge secondo le disposizioni

del Libro II che, se non espressamente derogate, si applicano anche

alle impugnazioni e ai riti speciali.

Art. 39

Rinvio esterno

1. Per quanto non disciplinato dal presente codice si applicano

le disposizioni del codice di procedura civile, in quanto compatibili

o espressione di principi generali.

2. Le notificazioni degli atti del processo amministrativo sono

comunque disciplinate dal codice di procedura civile e dalle leggi

speciali concernenti la notificazione degli atti giudiziari in

materia civile. LIBRO SECONDO

PROCESSO AMMINISTRATIVO DI PRIMO GRADO

Titolo I

Disposizioni generali

Capo I

Ricorso

Sezione I

Ricorso e costituzione delle parti

Art. 40

Contenuto del ricorso

1. Il ricorso deve contenere:

a) gli elementi identificativi del ricorrente, del suo difensore

e delle parti nei cui confronti il ricorso e' proposto;

b) l'indicazione dell'oggetto della domanda, ivi compreso l'atto

o il provvedimento eventualmente impugnato, e la data della sua

notificazione, comunicazione o comunque della sua conoscenza;

c) l'esposizione sommaria dei fatti, i motivi specifici su cui si

fonda il ricorso, l'indicazione dei mezzi di prova e dei

provvedimenti chiesti al giudice;

d) la sottoscrizione del ricorrente, se esso sta in giudizio

personalmente, oppure del difensore, con indicazione, in questo caso,

della procura speciale. Art. 41

Notificazione del ricorso e suoi destinatari

1. Le domande si introducono con ricorso al tribunale

amministrativo regionale competente.

2. Qualora sia proposta azione di annullamento il ricorso deve

essere notificato, a pena di decadenza, alla pubblica amministrazione

che ha emesso l'atto impugnato e ad almeno uno dei controinteressati

che sia individuato nell'atto stesso entro il termine previsto dalla

legge, decorrente dalla notificazione, comunicazione o piena

conoscenza, ovvero, per gli atti di cui non sia richiesta la

notificazione individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine

della pubblicazione se questa sia prevista dalla legge o in base alla

legge. Qualora sia proposta azione di condanna, anche in via

autonoma, il ricorso e' notificato altresi' agli eventuali

beneficiari dell'atto illegittimo, ai sensi dell'articolo 102 del

codice di procedura civile; altrimenti il giudice provvede ai sensi

dell'articolo 49.

3. La notificazione dei ricorsi nei confronti delle

amministrazioni dello Stato e' effettuata secondo le norme vigenti

per la difesa in giudizio delle stesse.

4. Quando la notificazione del ricorso nei modi ordinari sia

particolarmente difficile per il numero delle persone da chiamare in

giudizio il presidente del tribunale o della sezione cui e' assegnato

il ricorso puo' disporre, su richiesta di parte, che la notificazione

sia effettuata per pubblici proclami prescrivendone le modalita'.

5. Il termine per la notificazione del ricorso e' aumentato di

trenta giorni, se le parti o alcune di esse risiedono in altro Stato

d'Europa, o di novanta giorni se risiedono fuori d'Europa.

Art. 42

Ricorso incidentale e domanda riconvenzionale

1. Le parti resistenti e i controinteressati possono proporre

domande il cui interesse sorge in dipendenza della domanda proposta

in via principale, a mezzo di ricorso incidentale. Il ricorso si

propone nel termine di sessanta giorni decorrente dalla ricevuta

notificazione del ricorso principale. Per i soggetti intervenuti il

termine decorre dall'effettiva conoscenza della proposizione del

ricorso principale.

2. Il ricorso incidentale, notificato ai sensi dell'articolo 41

alle controparti personalmente o, se costituite, ai sensi

dell'articolo 170 del codice di procedura civile, ha i contenuti di

cui all'articolo 40 ed e' depositato nei termini e secondo le

modalita' previste dall'articolo 45.

3. Le altre parti possono presentare memorie e produrre documenti

nei termini e secondo le modalita' previsti dall'articolo 46.

4. La cognizione del ricorso incidentale e' attribuita al giudice

competente per quello principale, salvo che la domanda introdotta con

il ricorso incidentale sia devoluta alla competenza del Tribunale

amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, ovvero alla

competenza funzionale di un tribunale amministrativo regionale, ai

sensi dell'articolo 14; in tal caso la competenza a conoscere

dell'intero giudizio spetta al Tribunale amministrativo regionale del

Lazio, sede di Roma, ovvero al tribunale amministrativo regionale

avente competenza funzionale ai sensi dell'articolo 14.

5. Nelle controversie in cui si faccia questione di diritti

soggettivi le domande riconvenzionali dipendenti da titoli gia'

dedotti in giudizio sono proposte nei termini e con le modalita' di

cui al presente articolo. Art. 43

Motivi aggiunti

1. I ricorrenti, principale e incidentale, possono introdurre con

motivi aggiunti nuove ragioni a sostegno delle domande gia' proposte,

ovvero domande nuove purche' connesse a quelle gia' proposte. Ai

motivi aggiunti si applica la disciplina prevista per il ricorso, ivi

compresa quella relativa ai termini.

2. Le notifiche alle controparti costituite avvengono ai sensi

dell'articolo 170 del codice di procedura civile.

3. Se la domanda nuova di cui al comma 1 e' stata proposta con

ricorso separato davanti allo stesso tribunale, il giudice provvede

alla riunione dei ricorsi ai sensi dell'articolo 70.

Art. 44

Vizi del ricorso e della notificazione

1. Il ricorso e' nullo:

a) se manca la sottoscrizione;

b) se, per l'inosservanza delle altre norme prescritte

nell'articolo 40, vi e' incertezza assoluta sulle persone o

sull'oggetto della domanda.

2. Se il ricorso contiene irregolarita', il collegio puo'

ordinare che sia rinnovato entro un termine a tal fine fissato.

3. La costituzione degli intimati sana la nullita' della

notificazione del ricorso, salvi i diritti acquisiti anteriormente

alla comparizione, nonche' le irregolarita' di cui al comma 2.

4. Nei casi in cui sia nulla la notificazione e il destinatario

non si costituisca in giudizio, il giudice, se ritiene che l'esito

negativo della notificazione dipenda da causa non imputabile al

notificante, fissa al ricorrente un termine perentorio per

rinnovarla. La rinnovazione impedisce ogni decadenza.

Art. 45

Deposito del ricorso e degli altri atti processuali

1. Il ricorso e gli altri atti processuali soggetti a preventiva

notificazione sono depositati nella segreteria del giudice nel

termine perentorio di trenta giorni, decorrente dal momento in cui

l'ultima notificazione dell'atto stesso si e' perfezionata anche per

il destinatario. I termini di cui al presente comma sono aumentati

nei casi e nella misura di cui all'articolo 41, comma 5.

2. E' fatta salva la facolta' della parte di effettuare il

deposito dell'atto, anche se non ancora pervenuto al destinatario,

sin dal momento in cui la notificazione del ricorso si perfeziona per

il notificante.

3. La parte che si avvale della facolta' di cui al comma 2 e'

tenuta a depositare la documentazione comprovante la data in cui la

notificazione si e' perfezionata anche per il destinatario. In

assenza di tale prova le domande introdotte con l'atto non possono

essere esaminate.

4. La mancata produzione, da parte del ricorrente, della copia

del provvedimento impugnato e della documentazione a sostegno del

ricorso non implica decadenza. Art. 46

Costituzione delle parti intimate

1. Nel termine di sessanta giorni dal perfezionamento nei propri

confronti della notificazione del ricorso, le parti intimate possono

costituirsi, presentare memorie, fare istanze, indicare i mezzi di

prova di cui intendono valersi e produrre documenti.

2. L'amministrazione, nel termine di cui al comma 1, deve

produrre l'eventuale provvedimento impugnato, nonche' gli atti e i

documenti in base ai quali l'atto e' stato emanato, quelli in esso

citati e quelli che l'amministrazione ritiene utili al giudizio.

3. Della produzione di cui al comma 2 e' data comunicazione alle

parti costituite a cura della segreteria.

4. I termini di cui al presente articolo sono aumentati nei casi

e nella misura di cui all'articolo 41, comma 5.

Art. 47

Ripartizione delle controversie tra tribunali amministrativi

regionali e sezioni staccate

1. Nei ricorsi devoluti alle sezioni staccate in base ai criteri

di cui all'articolo 13, il deposito del ricorso e' effettuato presso

la segreteria della sezione staccata. Fuori dei casi di cui

all'articolo 14, non e' considerata questione di competenza la

ripartizione delle controversie tra tribunale amministrativo

regionale con sede nel capoluogo e sezione staccata.

2. Se una parte, diversa dal ricorrente, ritiene che il ricorso

debba essere deciso dal tribunale amministrativo regionale con sede

nel capoluogo anziche' dalla sezione staccata, o viceversa, deve

eccepirlo nell'atto di costituzione o, comunque, con atto depositato

non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine di cui articolo

46, comma 1. Il presidente del tribunale amministrativo regionale

provvede sulla eccezione con ordinanza motivata non impugnabile,

udite le parti che ne facciano richiesta. Se sono state disposte

misure cautelari, si applica l'articolo 15, commi 8 e 9.

3. Salvo quanto previsto dall'ultimo periodo del comma 2, alla

ripartizione di cui al presente articolo non si applica l'articolo

15. Art. 48

Giudizio conseguente alla trasposizione del ricorso straordinario

1. Qualora la parte nei cui confronti sia stato proposto ricorso

straordinario ai sensi degli articoli 8 e seguenti del decreto del

Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, proponga

opposizione, il giudizio segue dinanzi al tribunale amministrativo

regionale se il ricorrente, entro il termine perentorio di sessanta

giorni dal ricevimento dell'atto di opposizione, deposita nella

relativa segreteria l'atto di costituzione in giudizio, dandone

avviso mediante notificazione alle altre parti.

2. Le pronunce sull'istanza cautelare rese in sede straordinaria

perdono efficacia alla scadenza del sessantesimo giorno successivo

alla data di deposito dell'atto di costituzione in giudizio previsto

dal comma 1. Il ricorrente puo' comunque riproporre l'istanza

cautelare al tribunale amministrativo regionale.

3. Qualora l'opposizione sia inammissibile, il tribunale

amministrativo regionale dispone la restituzione del fascicolo per la

prosecuzione del giudizio in sede straordinaria.

Art. 49

Integrazione del contraddittorio

1. Quando il ricorso sia stato proposto solo contro taluno dei

controinteressati, il presidente o il collegio ordina l'integrazione

del contraddittorio nei confronti degli altri.

2. L'integrazione del contraddittorio non e' ordinata nel caso in

cui il ricorso sia manifestamente irricevibile, inammissibile,

improcedibile o infondato; in tali casi il collegio provvede con

sentenza in forma semplificata ai sensi dell'articolo 74.

3. Il giudice, nell'ordinare l'integrazione del contraddittorio,

fissa il relativo termine, indicando le parti cui il ricorso deve

essere notificato. Puo' autorizzare, se ne ricorrono i presupposti,

la notificazione per pubblici proclami prescrivendone le modalita'.

Se l'atto di integrazione del contraddittorio non e' tempestivamente

notificato e depositato, il giudice provvede ai sensi dell'articolo

35. 4. I soggetti nei cui confronti e' integrato il contraddittorio

ai sensi del comma 1 non sono pregiudicati dagli atti processuali

anteriormente compiuti. Art. 50

Intervento volontario in causa

1. L'intervento e' proposto con atto diretto al giudice adito,

recante l'indicazione delle generalita' dell'interveniente. L'atto

deve contenere le ragioni su cui si fonda, con la produzione dei

documenti giustificativi, e deve essere sottoscritto ai sensi

dell'articolo 40, comma 1, lettera d).

2. L'atto di intervento e' notificato alle altre parti ed e'

depositato nei termini di cui all'articolo 45; nei confronti di

quelle costituite e' notificato ai sensi dell'articolo 170 del codice

di procedura civile.

3. Il deposito dell'atto di intervento di cui all'articolo 28,

comma 2, e' ammesso fino a trenta giorni prima dell'udienza.

Art. 51

Intervento per ordine del giudice

1. Il giudice, ove disponga l'intervento di cui all'articolo 28,

comma 3, ordina alla parte di chiamare il terzo in giudizio,

indicando gli atti da notificare e il termine della notificazione.

2. La costituzione dell'interventore avviene secondo le modalita'

di cui all'articolo 46. Si applica l'articolo 49, comma 3, terzo

periodo. Sezione II

Abbreviazione, proroga e sospensione dei termini

Art. 52

Termini e forme speciali di notificazione

1. I termini assegnati dal giudice, salva diversa previsione,

sono perentori.

2. Il presidente puo' autorizzare la notificazione del ricorso o

di provvedimenti anche direttamente dal difensore con qualunque mezzo

idoneo, compresi quelli per via telematica o fax, ai sensi

dell'articolo 151 del codice di procedura civile.

3. Se il giorno di scadenza e' festivo il termine fissato dalla

legge o dal giudice per l'adempimento e' prorogato di diritto al

primo giorno seguente non festivo.

4. Per i termini computati a ritroso, la scadenza e' anticipata

al giorno antecedente non festivo.

5. La proroga di cui al comma 3 si applica anche ai termini che

scadono nella giornata del sabato.

Art. 53

Abbreviazione dei termini

1. Nei casi d'urgenza, il presidente del tribunale puo', su

istanza di parte, abbreviare fino alla meta' i termini previsti dal

presente codice per la fissazione di udienze o di camere di

consiglio. Conseguentemente sono ridotti proporzionalmente i termini

per le difese della relativa fase.

2. Il decreto di abbreviazione del termine, redatto in calce alla

domanda, e' notificato, a cura della parte che lo ha richiesto,

all'amministrazione intimata e ai controinteressati; il termine

abbreviato comincia a decorrere dall'avvenuta notificazione del

decreto. Art. 54

Deposito tardivo di memorie e documenti e sospensione dei termini

1. La presentazione tardiva di memorie o documenti, su richiesta

di parte, puo' essere eccezionalmente autorizzata dal collegio,

assicurando comunque il pieno rispetto del diritto delle controparti

al contraddittorio su tali atti, quando la produzione nel termine di

legge risulta estremamente difficile.

2. I termini processuali sono sospesi dal 1° agosto al 15

settembre di ciascun anno.

3. La sospensione dei termini prevista dal comma 2 non si applica

al procedimento cautelare. Titolo II

Procedimento cautelare

Art. 55

Misure cautelari collegiali

1. Se il ricorrente, allegando di subire un pregiudizio grave e

irreparabile durante il tempo necessario a giungere alla decisione

sul ricorso, chiede l'emanazione di misure cautelari, compresa

l'ingiunzione a pagare una somma in via provvisoria, che appaiono,

secondo le circostanze, piu' idonee ad assicurare interinalmente gli

effetti della decisione sul ricorso, il collegio si pronuncia con

ordinanza emessa in camera di consiglio.

2. Qualora dalla decisione sulla domanda cautelare derivino

effetti irreversibili, il collegio puo' disporre la prestazione di

una cauzione, anche mediante fideiussione, cui subordinare la

concessione o il diniego della misura cautelare. La concessione o il

diniego della misura cautelare non puo' essere subordinata a cauzione

quando la domanda cautelare attenga a diritti fondamentali della

persona o ad altri beni di primario rilievo costituzionale. Il

provvedimento che impone la cauzione ne indica l'oggetto, il modo di

prestarla e il termine entro cui la prestazione va eseguita.

3. La domanda cautelare puo' essere proposta con il ricorso di

merito o con distinto ricorso notificato alle altre parti.

4. La domanda cautelare e' improcedibile finche' non e'

presentata l'istanza di fissazione dell'udienza di merito, salvo che

essa debba essere fissata d'ufficio.

5. Sulla domanda cautelare il collegio pronuncia nella prima

camera di consiglio successiva al ventesimo giorno dal

perfezionamento, anche per il destinatario, dell'ultima notificazione

e, altresi', al decimo giorno dal deposito del ricorso. Le parti

possono depositare memorie e documenti fino a due giorni liberi prima

della camera di consiglio.

6. Ai fini del giudizio cautelare, se la notificazione e'

effettuata a mezzo del servizio postale, il ricorrente, se non e'

ancora in possesso dell'avviso di ricevimento, puo' provare la data

di perfezionamento della notificazione producendo copia

dell'attestazione di consegna del servizio di monitoraggio della

corrispondenza nel sito internet delle poste. E' fatta salva la prova

contraria.

7. Nella camera di consiglio le parti possono costituirsi e i

difensori sono sentiti ove ne facciano richiesta. La trattazione si

svolge oralmente e in modo sintetico.

8. Il collegio, per gravi ed eccezionali ragioni, puo'

autorizzare la produzione in camera di consiglio di documenti, con

consegna di copia alle altre parti fino all'inizio di discussione.

9. L'ordinanza cautelare motiva in ordine alla valutazione del

pregiudizio allegato e indica i profili che, ad un sommario esame,

inducono ad una ragionevole previsione sull'esito del ricorso.

10. Il tribunale amministrativo regionale, in sede cautelare, se

ritiene che le esigenze del ricorrente siano apprezzabili

favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita

definizione del giudizio nel merito, fissa con ordinanza collegiale

la data di discussione del ricorso nel merito. Nello stesso senso

puo' provvedere il Consiglio di Stato, motivando sulle ragioni per

cui ritiene di riformare l'ordinanza cautelare di primo grado; in tal

caso, la pronuncia di appello e' trasmessa al tribunale

amministrativo regionale per la sollecita fissazione dell'udienza di

merito.

11. L'ordinanza con cui e' disposta una misura cautelare fissa la

data di discussione del ricorso nel merito. In caso di mancata

fissazione dell'udienza, il Consiglio di Stato, se conferma in

appello la misura cautelare, dispone che il tribunale amministrativo

regionale provveda alla fissazione della stessa con priorita'. A tal

fine l'ordinanza e' trasmessa a cura della segreteria al primo

giudice.

12. In sede di esame della domanda cautelare il collegio adotta,

su istanza di parte, i provvedimenti necessari per assicurare la

completezza dell'istruttoria e l'integrita' del contraddittorio.

13. Il giudice adito puo' disporre misure cautelari solo se

ritiene sussistente la propria competenza ai sensi degli articoli 13

e 14; altrimenti provvede ai sensi dell'articolo 15, commi 5 e 6.

Art. 56

Misure cautelari monocratiche

1. Prima della trattazione della domanda cautelare da parte del

collegio, in caso di estrema gravita' ed urgenza, tale da non

consentire neppure la dilazione fino alla data della camera di

consiglio, il ricorrente puo', con la domanda cautelare o con

distinto ricorso notificato alle controparti, chiedere al presidente

del tribunale amministrativo regionale, o della sezione cui il

ricorso e' assegnato, di disporre misure cautelari provvisorie. La

domanda cautelare e' improcedibile finche' non e' presentata

l'istanza di fissazione d'udienza per il merito, salvo che essa debba

essere fissata d'ufficio. Il presidente provvede sulla domanda solo

se ritiene la competenza del tribunale amministrativo regionale,

altrimenti rimette le parti al collegio per i provvedimenti di cui

all'articolo 55, comma 13.

2. Il presidente o un magistrato da lui delegato verifica che la

notificazione del ricorso si sia perfezionata nei confronti dei

destinatari o almeno della parte pubblica e di uno dei

controinteressati e provvede con decreto motivato non impugnabile. La

notificazione puo' avvenire da parte del difensore anche a mezzo fax.

Si applica l'articolo 55, comma 6. Qualora l'esigenza cautelare non

consenta l'accertamento del perfezionamento delle notificazioni, per

cause non imputabili al ricorrente, il presidente puo' comunque

provvedere, fatto salvo il potere di revoca. Ove ritenuto necessario

il presidente, fuori udienza e senza formalita', sente, anche

separatamente, le parti che si siano rese disponibili prima

dell'emanazione del decreto.

3. Qualora dalla decisione sulla domanda cautelare derivino

effetti irreversibili, il presidente puo' subordinare la concessione

o il diniego della misura cautelare alla prestazione di una cauzione,

anche mediante fideiussione, determinata con riguardo all'entita'

degli effetti irreversibili che possono prodursi per le parti e i

terzi.

4. Il decreto, nel quale deve essere comunque indicata la camera

di consiglio di cui all'articolo 55, comma 5, in caso di accoglimento

e' efficace sino a detta camera di consiglio. Il decreto perde

efficacia se il collegio non provvede sulla domanda cautelare nella

camera di consiglio di cui al periodo precedente. Fino a quando

conserva efficacia, il decreto e' sempre revocabile o modificabile su

istanza di parte notificata. A quest'ultima si applica il comma 2.

5. Se la parte si avvale della facolta' di cui al secondo periodo

del comma 2 le misure cautelari perdono efficacia se il ricorso non

viene notificato per via ordinaria entro cinque giorni dalla

richiesta delle misure cautelari provvisorie.

Art. 57

Spese del procedimento cautelare

1. Con l'ordinanza che decide sulla domanda il giudice provvede

sulle spese della fase cautelare. La pronuncia sulle spese conserva

efficacia anche dopo la sentenza che definisce il giudizio, salvo

diversa statuizione espressa nella sentenza.

Art. 58

Revoca o modifica delle misure cautelari collegiali e riproposizione

della domanda cautelare respinta

1. Le parti possono riproporre la domanda cautelare al collegio o

chiedere la revoca o la modifica del provvedimento cautelare

collegiale se si verificano mutamenti nelle circostanze o se allegano

fatti anteriori di cui si e' acquisita conoscenza successivamente al

provvedimento cautelare. In tale caso, l'istante deve fornire la

prova del momento in cui ne e' venuto a conoscenza.

2. La revoca puo' essere altresi' richiesta nei casi di cui

all'articolo 395 del codice di procedura civile.

Art. 59

Esecuzione delle misure cautelari

1. Qualora i provvedimenti cautelari non siano eseguiti, in tutto

o in parte, l'interessato, con istanza motivata e notificata alle

altre parti, puo' chiedere al tribunale amministrativo regionale le

opportune misure attuative. Il tribunale esercita i poteri inerenti

al giudizio di ottemperanza di cui al Titolo I del Libro IV e

provvede sulle spese. La liquidazione delle spese operata ai sensi

del presente comma prescinde da quella conseguente al giudizio di

merito, salvo diversa statuizione espressa nella sentenza.

Art. 60

Definizione del giudizio in esito all'udienza cautelare

1. In sede di decisione della domanda cautelare, purche' siano

trascorsi almeno venti giorni dall'ultima notificazione del ricorso,

il collegio, accertata la completezza del contraddittorio e

dell'istruttoria, sentite sul punto le parti costituite, puo'

definire, in camera di consiglio, il giudizio con sentenza in forma

semplificata, salvo che una delle parti dichiari che intende proporre

motivi aggiunti, ricorso incidentale o regolamento di competenza,

ovvero regolamento di giurisdizione. Se la parte dichiara che intende

proporre regolamento di competenza o di giurisdizione, il giudice

assegna un termine non superiore a trenta giorni. Ove ne ricorrano i

presupposti, il collegio dispone l'integrazione del contraddittorio o

il rinvio per consentire la proposizione di motivi aggiunti, ricorso

incidentale, regolamento di competenza o di giurisdizione e fissa

contestualmente la data per il prosieguo della trattazione.

Art. 61

Misure cautelari anteriori alla causa

1. In caso di eccezionale gravita' e urgenza, tale da non

consentire neppure la previa notificazione del ricorso e la domanda

di misure cautelari provvisorie con decreto presidenziale, il

soggetto legittimato al ricorso puo' proporre istanza per l'adozione

delle misure interinali e provvisorie che appaiono indispensabili

durante il tempo occorrente per la proposizione del ricorso di merito

e della domanda cautelare in corso di causa.

2. L'istanza, notificata con le forme prescritte per la

notificazione del ricorso, si propone al presidente del tribunale

amministrativo regionale competente per il giudizio. Il presidente o

un magistrato da lui delegato, accertato il perfezionamento della

notificazione per i destinatari, provvede sull'istanza, sentite, ove

necessario, le parti e omessa ogni altra formalita'. La notificazione

puo' essere effettuata dal difensore a mezzo fax. Qualora l'esigenza

cautelare non consenta l'accertamento del perfezionamento delle

notificazioni, per cause non imputabili al ricorrente, il presidente

puo' comunque provvedere, fatto salvo il potere di revoca da

esercitare nelle forme di cui all'articolo 56, comma 4, terzo e

quarto periodo.

3. L'incompetenza del giudice e' rilevabile d'ufficio.

4. Il decreto che rigetta l'istanza non e' impugnabile; tuttavia

la stessa puo' essere riproposta dopo l'inizio del giudizio di merito

con le forme delle domande cautelari in corso di causa.

5. Il provvedimento di accoglimento e' notificato dal richiedente

alle altre parti entro il termine perentorio fissato dal giudice, non

superiore a cinque giorni. Qualora dall'esecuzione del provvedimento

cautelare emanato ai sensi del presente articolo derivino effetti

irreversibili il presidente puo' disporre la prestazione di una

cauzione, anche mediante fideiussione, cui subordinare la concessione

della misura cautelare. Il provvedimento di accoglimento perde

comunque effetto ove entro quindici giorni dalla sua emanazione non

venga notificato il ricorso con la domanda cautelare ed esso non sia

depositato nei successivi cinque giorni corredato da istanza di

fissazione di udienza; in ogni caso la misura concessa ai sensi del

presente articolo perde effetto con il decorso di sessanta giorni

dalla sua emissione, dopo di che restano efficaci le sole misure

cautelari che siano confermate o disposte in corso di causa. Il

provvedimento di accoglimento non e' appellabile ma, fino a quando

conserva efficacia, e' sempre revocabile o modificabile su istanza di

parte previamente notificata. A quest'ultima si applica il comma 2.

6. Per l'attuazione del provvedimento cautelare e per la

pronuncia in ordine alle spese si applicano le disposizioni sui

provvedimenti cautelari in corso di causa.

7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai

giudizi in grado di appello. Art. 62

Appello cautelare

1. Contro le ordinanze cautelari e' ammesso appello al Consiglio

di Stato, da proporre nel termine di trenta giorni dalla

notificazione dell'ordinanza, ovvero di sessanta giorni dalla sua

pubblicazione.

2. L'appello, depositato nel termine di cui all'articolo 45, e'

deciso in camera di consiglio con ordinanza. Al giudizio si applicano

gli articoli 55, comma 2 e commi da 5 a 10, 56 e 57.

3. L'ordinanza di accoglimento che dispone misure cautelari e'

trasmessa a cura della segreteria al primo giudice, anche agli

effetti dell'articolo 55, comma 11.

4. Nel giudizio di cui al presente articolo e' rilevata anche

d'ufficio la violazione, in primo grado, degli articoli 10, comma 2,

13, 14, 15, comma 5, 42, comma 4, e 55, comma 13. Se rileva la

violazione degli articoli 13, 14, 15, comma 5, 42, comma 4, e 55,

comma 13, il giudice competente per l'appello cautelare sottopone la

questione al contraddittorio delle parti ai sensi dell'articolo 73,

comma 3, e regola d'ufficio la competenza ai sensi dell'articolo 15,

comma 4. Quando dichiara l'incompetenza del tribunale amministrativo

regionale adito, con la stessa ordinanza annulla le misure cautelari

emanate da un giudice diverso da quello di cui all'articolo 15, comma

7. Per la definizione della fase cautelare si applica l'articolo 15,

comma 9. Titolo III

Mezzi di prova e attivita' istruttoria

Capo I

Mezzi di prova

Art. 63

Mezzi di prova

1. Fermo restando l'onere della prova a loro carico, il giudice

puo' chiedere alle parti anche d'ufficio chiarimenti o documenti.

2. Il giudice, anche d'ufficio, puo' ordinare anche a terzi di

esibire in giudizio i documenti o quanto altro ritenga necessario,

secondo il disposto degli articoli 210 e seguenti del codice di

procedura civile; puo' altresi' disporre l'ispezione ai sensi

dell'articolo 118 dello stesso codice.

3. Su istanza di parte il giudice puo' ammettere la prova

testimoniale, che e' sempre assunta in forma scritta ai sensi del

codice di procedura civile.

4. Qualora reputi necessario l'accertamento di fatti o

l'acquisizione di valutazioni che richiedono particolari competenze

tecniche, il giudice puo' ordinare l'esecuzione di una verificazione

ovvero, se indispensabile, puo' disporre una consulenza tecnica.

5. Il giudice puo' disporre anche l'assunzione degli altri mezzi

di prova previsti dal codice di procedura civile, esclusi

l'interrogatorio formale e il giuramento.

Capo II

Ammissione e assunzione delle prove

Art. 64

Disponibilita', onere e valutazione della prova

1. Spetta alle parti l'onere di fornire gli elementi di prova che

siano nella loro disponibilita' riguardanti i fatti posti a

fondamento delle domande e delle eccezioni.

2. Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a

fondamento della decisione le prove proposte dalle parti nonche' i

fatti non specificatamente contestati dalle parti costituite.

3. Il giudice amministrativo puo' disporre, anche d'ufficio,

l'acquisizione di informazioni e documenti utili ai fini del decidere

che siano nella disponibilita' della pubblica amministrazione.

4. Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente

apprezzamento e puo' desumere argomenti di prova dal comportamento

tenuto dalle parti nel corso del processo.

Art. 65

Istruttoria presidenziale e collegiale

1. Il presidente della sezione o un magistrato da lui delegato

adotta, su istanza motivata di parte, i provvedimenti necessari per

assicurare la completezza dell'istruttoria.

2. Quando l'istruttoria e' disposta dal collegio, questo provvede

con ordinanza con la quale e' contestualmente fissata la data della

successiva udienza di trattazione del ricorso. La decisione sulla

consulenza tecnica e sulla verificazione e' sempre adottata dal

collegio.

3. Ove l'amministrazione non provveda al deposito del

provvedimento impugnato e degli altri atti ai sensi dell'articolo 46,

il presidente o un magistrato da lui delegato ovvero il collegio

ordina, anche su istanza di parte, l'esibizione degli atti e dei

documenti nel termine e nei modi opportuni.

Art. 66

Verificazione

1. Il collegio, quando dispone la verificazione, con ordinanza

individua l'organismo che deve provvedervi, formula i quesiti e fissa

un termine per il suo compimento e per il deposito della relazione

conclusiva. Il capo dell'organismo verificatore, o il suo delegato se

il giudice ha autorizzato la delega, e' responsabile del compimento

di tutte le operazioni.

2. L'ordinanza e' comunicata dalla segreteria all'organismo

verificatore.

3. Con l'ordinanza di cui al comma 1 il collegio puo' disporre

che venga corrisposto all'organismo verificatore, o al suo delegato,

un anticipo sul compenso.

4. Terminata la verificazione, su istanza dell'organismo o del

suo delegato, il presidente liquida con decreto il compenso

complessivamente

spettante al verificatore, ponendolo provvisoriamente a carico di

una delle

parti. Si applicano le tariffe stabilite dalle disposizioni in

materia di spese di giustizia, ovvero, se inferiori, quelle

eventualmente stabilite per i servizi resi dall'organismo

verificatore. Con la sentenza che definisce il giudizio il Collegio

regola definitivamente il relativo onere.

Art. 67

Consulenza tecnica d'ufficio

1. Con l'ordinanza con cui dispone la consulenza tecnica

d'ufficio, il collegio nomina il consulente, formula i quesiti e

fissa il termine entro cui il consulente incaricato deve comparire

dinanzi al magistrato a tal fine delegato per assumere l'incarico e

prestare giuramento ai sensi del comma 4. L'ordinanza e' comunicata

al consulente tecnico a cura della segreteria.

2. Le eventuali istanze di astensione e ricusazione del

consulente sono proposte, a pena di decadenza, entro il termine di

cui al comma 1 e sono decise dal presidente o dal magistrato delegato

con decreto non impugnabile.

3. Il collegio, con la stessa ordinanza di cui al comma 1,

assegna termini successivi, prorogabili ai sensi dell'articolo 154

del codice di procedura civile, per:

a) la corresponsione al consulente tecnico di un anticipo sul suo

compenso;

b) l'eventuale nomina, con dichiarazione ricevuta dal segretario,

di consulenti tecnici delle parti, i quali, oltre a poter assistere

alle operazioni del consulente del giudice e a interloquire con

questo, possono partecipare all'udienza e alla camera di consiglio

ogni volta che e' presente il consulente del giudice per chiarire e

svolgere, con l'autorizzazione del presidente, le loro osservazioni

sui risultati delle indagini tecniche;

c) la trasmissione, ad opera del consulente tecnico d'ufficio, di

uno schema della propria relazione alle parti ovvero, se nominati, ai

loro consulenti tecnici;

d) la trasmissione al consulente tecnico d'ufficio delle

eventuali osservazioni e conclusioni dei consulenti tecnici di parte;

e) il deposito in segreteria della relazione finale, in cui il

consulente tecnico d'ufficio da' altresi' conto delle osservazioni e

delle conclusioni dei consulenti di parte e prende specificamente

posizione su di esse.

4. Il giuramento del consulente e' reso davanti al magistrato a

tal fine delegato, secondo le modalita' stabilite dall'articolo 193

del codice di procedura civile.

5. Il compenso complessivamente spettante al consulente d'ufficio

e' liquidato, al termine delle operazioni, ai sensi dell'articolo 66,

comma 4, primo e terzo periodo. Art. 68

Termini e modalita' dell'istruttoria

1. Il presidente o il magistrato delegato, ovvero il collegio,

nell'ammettere i mezzi istruttori stabiliscono i termini da osservare

e ne determinano il luogo e il modo dell'assunzione applicando, in

quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura civile.

2. Per l'assunzione fuori udienza dei mezzi di prova e' delegato

uno dei componenti del collegio, il quale procede con l'assistenza

del segretario che redige i relativi verbali. Il segretario comunica

alle parti almeno cinque giorni prima il giorno, l'ora e il luogo

delle operazioni.

3. Se il mezzo istruttorio deve essere eseguito fuori dal

territorio della Repubblica, la richiesta e' formulata mediante

rogatoria o per delega al console competente, ai sensi dell'articolo

204 del codice di procedura civile.

4. Il segretario comunica alle parti l'avviso che l'istruttoria

disposta e' stata eseguita e che i relativi atti sono presso la

segreteria a loro disposizione. Art. 69

Surrogazione del giudice delegato all'istruttoria

1. La surrogazione del magistrato delegato o la nomina di altro

magistrato che debba sostituirlo in qualche atto relativo

all'esecuzione della prova e' disposta con provvedimento del

presidente, ancorche' la delega abbia avuto luogo con ordinanza

collegiale. Titolo IV

Riunione, discussione e decisione dei ricorsi

Capo I

Riunione dei ricorsi

Art. 70

Riunione dei ricorsi

1. Il collegio puo', su istanza di parte o d'ufficio, disporre la

riunione di ricorsi connessi. Capo II

Discussione

Art. 71

Fissazione dell'udienza

1. La fissazione dell'udienza di discussione deve essere chiesta

da una delle parti con apposita istanza, non revocabile, da

presentare entro il termine massimo di un anno dal deposito del

ricorso o dalla cancellazione della causa dal ruolo.

2. La parte puo' segnalare l'urgenza del ricorso depositando

istanza di prelievo.

3. Il presidente, decorso il termine per la costituzione delle

altre parti, fissa l'udienza per la discussione del ricorso.

4. La pendenza del termine di cui all'articolo 15, comma 2, e la

proposizione del regolamento di competenza non precludono la

fissazione dell'udienza di discussione ne' la decisione del ricorso,

anche ai sensi degli articoli 60 e 74, salvo che nel termine di cui

all'articolo 73, comma 1, la parte interessata depositi l'istanza di

regolamento di competenza notificata ai sensi dello stesso articolo

15, comma 2. In tal caso, il giudice puo' differire la decisione fino

alla decisione del regolamento di competenza.

5. Il decreto di fissazione e' comunicato a cura dell'ufficio di

segreteria, almeno sessanta giorni prima dell'udienza fissata, sia al

ricorrente che alle parti costituite in giudizio. Tale termine e'

ridotto a quarantacinque giorni, su accordo delle parti, se l'udienza

di merito e' fissata a seguito di rinuncia alla definizione autonoma

della domanda cautelare.

6. Il presidente designa il relatore almeno trenta giorni prima

della data di udienza. Art. 72

Priorita' nella trattazione dei ricorsi vertenti su un'unica

questione

1. Se al fine della decisione della controversia occorre

risolvere una singola questione di diritto, anche a seguito di

rinuncia a tutti i motivi o eccezioni, e se le parti concordano sui

fatti di causa, il presidente fissa con priorita' l'udienza di

discussione.

2. Il collegio, se rileva l'insussistenza dei presupposti di cui

al comma 1, dispone con ordinanza che la trattazione della causa

prosegua con le modalita' ordinarie.

Art. 73

Udienza di discussione

1. Le parti possono produrre documenti fino a quaranta giorni

liberi prima dell'udienza, memorie fino a trenta giorni liberi e

presentare repliche fino a venti giorni liberi.

2. Nell'udienza le parti possono discutere sinteticamente.

3. Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una

questione rilevata d'ufficio, il giudice la indica in udienza dandone

atto a verbale. Se la questione emerge dopo il passaggio in

decisione, il giudice riserva quest'ultima e con ordinanza assegna

alle parti un termine non superiore a trenta giorni per il deposito

di memorie. Art. 74

Sentenze in forma semplificata

1. Nel caso in cui ravvisi la manifesta fondatezza ovvero la

manifesta irricevibilita', inammissibilita', improcedibilita' o

infondatezza del ricorso, il giudice decide con sentenza in forma

semplificata. La motivazione della sentenza puo' consistere in un

sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto

risolutivo ovvero, se del caso, ad un precedente conforme.

Capo III

Deliberazione

Art. 75

Deliberazione del collegio

1. Il collegio, dopo la discussione, decide la causa.

2. La decisione puo' essere differita a una delle successive

camere di consiglio. Art. 76

Modalita' della votazione


PAGINE

203

PESO

1.15 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Amministrativo II, tenute dal Prof. Alfredo Corpaci nell'anno accademico 2010.
Il documento riproduce il testo del decreto legislativo emanato pe il riordino del processo amministrativo, il n. 104/2010, in attuazione della legge delega n. 69/2009.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Corpaci Alfredo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto amministrativo ii

Sistema amministrativo - Materiale normativo
Dispensa
Sistema amministrativo - Legislazione
Dispensa
Appalti pubblici - d.lgs n. 53/10
Dispensa
Giurisdizione amministrativa esclusiva
Dispensa