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I comportamentismo (o psicologia dello stimolo-risposta) è una scuola psicologica che si differenzia da tutte quelle

fino ad ora considerate perché fornisce una teoria della personalità maggiormente legata alle metodologie empiriche

delle scienze naturali.

Il behaviorismo si limita ad osservare come l’uomo reagisce agli stimoli provenienti dall’ambiente, partendo dal

principio che non può impiegarsi la introspezione per comprendere la condotta umana perché tutto ciò che avviene

nell’intimo della persona non può essere conosciuto ed è al più solo intuibile o ipotizzabile: quanto può conoscersi con

obiettiva certezza dell’uomo è solo il suo comportamento che è visibile e verificabile anche sperimentalmente. Da

questa premessa, subito emerge la profonda differenza con le altre teorie della personalità che, secondo diversi

modelli, mirano a spiegare e a comprendere le ragioni e i meccanismi psicologici che sottendono al comportamento

umano: per il behaviorismo la psicologia si deve limitare allo studio del comportamento.

Secondo Watson (1914) della struttura della persona può essere conosciuto solo il sistema delle risposte ai molteplici

stimoli e sollecitazioni che l’ambiente pone a ciascuna persona. Può solo studiarsi come l’individuo reagisce al suo

ambiente, prescindendo da ogni analisi di ciò che avviene dentro di lui.

Da questi presupposti la psicologia comportamentista è giunta ad un altro suo fondamentale contenuto: la condotta

umana può essere indirizzata a seconda di come l’ambiente, con i suoi diversi stimoli, contrasta o ricompensa o

rafforza il comportamento. L’uomo, cioè, non è libero nella sua condotta ma ne è guidato dalle condizioni ambientali

secondo il meccanismo dello stimolo risposta: pertanto, modificando l’ambiente può indirizzarsi il comportamento

nel senso voluto. Sarebbe inutile pertanto invocare tendenze innate, eredità o variabili psicologiche e biologiche

individuali: esiste invece un’elevata regolarità nelle risposte per cui, in circostanze analoghe, la maggior parte degli

individui reagisce agli stimoli esterni in ugual modo. Le risposte mutano in modo statisticamente significativo non tanto

per le variabili dei singoli individui quanto col mutare delle condizioni esterne in funzione degli stimoli cui gli individui

stessi sono sottoposti.

La psicologia comportamentistica, e soprattutto quella di Skinner (1953) ha influenzato anche il pensiero sociologico,

fornendo un sistema interpretativo della personalità umana rigidamente deterministico, secondo il quale date certe

condizioni, verrebbero lasciati strettissimi margini di libertà alla scelta comportamentale dei singoli.

Secondo Skinner la psicologia deve studiare quali sono i rinforzi che tendono a indirizzare il comportamento e come

applicarli più efficacemente. Vi possono essere rinforzi positivi (gratificazioni) ovvero rinforzi negativi

(frustrazioni) che sono rappresentati da tutti quegli eventi capaci statisticamente di influenzare la comparsa delle

risposte volute. Una corretta utilizzazione dei rinforzi avrà come risultato di far sì che le persone indirizzino

stabilmente la loro condotta in un certo senso: da qui la visione utopica di una società ideale ove con una preordinata

applicazione di stimoli e di rinforzi adeguati, potranno essere eliminate tutte le anomalie comportamentali.

La visone behavioristica è dunque quella dell’uomo determinato e condizionato dalla situazioni ambientali e dalle

modificazioni e dalle manipolazioni degli stimoli, dunque privo di sostanziali alternative e le cui scelte,

apparentemente libere, sono invece semplici deviazioni nell’ambito di un indirizzo prefissato dalla struttura sociale o

dalla cultura del suo momento.

Dal punto di vista criminologico il comportamentismo è stato utilizzato per identificare quali siano gli stimoli e i rinforzi

che, provenendo dall’ambiente, portano alla condotta criminosa.

I principi della psicologia behavioristica sono stati anche utilizzati in una specifica prospettiva criminologia nella teoria

della frustrazione-aggressione di Dollard (1939) secondo cui l’emergere di un comportamento aggressivo

presupporrebbe sempre l’esistenza di una frustrazione (lo stimolo) ed esso porterebbe sempre a qualche forma di

aggressione (la risposta). Perciò quanto più una società pone mete complesse tanto più facilmente diverrà arduo il

conseguirle e si realizzeranno molte più occasioni di vivere situazioni frustranti. L’aumento di aggressività, e più in

generale di criminalità, nella società moderna sarebbe pertanto la conseguenza di sempre maggiori occasioni

frustranti per l’eccesso di stimoli a conseguire mete sempre più alte. E’ chiaro a questo punto il richiamo alla teoria

dell’anomia di Merton.

L’impedimento temporaneo o definitivo al raggiungimento di un intento può essere perciò una delle cause della

condotta criminosa. Quindi,anche la delinquenza è intesa come reazione comportamentale alla frustrazione.

Va sottolineato che il meccanismo dello stimolo risposta ha un valore solo statistico nel senso che la risposta

voluta è prevedibilmente ottenibile solo in una percentuale significativa di soggetti ma non in tutti coloro che hanno

ricevuto quello stimolo. Vi è sempre una quota di persone che si comporteranno in modo diverso. Gli uomini, infatti,

non sono tutti uguali e ciascuno conserva pur sempre un suo spazio di libertà di scelta e questo spazio rimane

comunque quali che siano i rinforzi che vengono effettuati.

Le critiche che possiamo rivolgere alla teoria della frustrazione/aggressione sono:

non tutte le condotte delittuose possono intendersi come atti aggressivi anche in senso lato;

o non tutte le condotte aggressive hanno la loro origine nelle frustrazioni e non tutte le frustrazioni

o provocano aggressività – il diverso livello di tolleranza alla frustrazione gioca infatti un ruolo molto

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importante nel provocare tipi diversi di riposte così come lo giocano la qualità, l’intensità e la

frequenza delle frustrazioni.

La frustrazione può dar luogo all’aggressione ma, a seconda delle circostanze e delle persone,

o può causare anche la fuga o la rinunzia.

La frustrazione è una componente ineliminabile della vita umana e l’idea che si possa vivere

o senza è illusoria: non solo essa può essere stimolante ma evitare qualsiasi occasione di

frustrazione (come nel caso di una educazione troppo permissiva) impedisce la strutturazione di

personalità forti e mature.

57. La psicologia cognitiva

La psicologia cognitiva concepisce la mente come un elaboratore elettronico attivo che di continuo verifica la

congruenza fra i propri progetti di comportamento e le condizioni oggettive esistenti nella realtà, filtrando le

informazioni ma anche auto-correggendosi.

La prima formulazione teorica è di Neisser (1967), partito dalla cibernetica e dagli studi di informatica sui programmi

per calcolatori.

Il cognitivismo nasce in opposizione al comportamentismo: mentre per questa scuola l’apprendimento e la condotta

umana sono interpretata sulla base del legame associativo stimolo risposta, per i cognitivisti la mente dell’uomo

non è un passivo ricettore di stimoli che gli provengono dall’ambiente ma funziona in modo attivo e selettivo nei loro

confronti, recependoli ed elaborandoli secondo un suo preciso progetto comportamentale. La mente è intesa come

una “scatola nera” e con la sua elaborazione attiva verifica in continuazione la congruenza fra il proprio progetto

comportamentale e le condizioni oggettive esistenti, compie ininterrottamente scelte tra gli elementi in entrata

operando una serie di elaborazioni e decisioni in uscita che sono il risultato delle verifiche e delle elaborazioni mentali

compiute. Le conoscenze derivano all’individuo di ipotesi, categorie, schemi, strutturazioni, dati dell’ambiente, regole

di comportamento che sono indipendenti dagli stimoli attuali ma che sono stati acquisiti anche nel passato e costruiti

dall’attività mentale nel corso della maturazione della personalità: gli schemi di elaborazione delle informazioni sono

cioè indipendenti rispetto alle situazioni nelle quali si sono progressivamente formati.

I presupposti del cognitivismo confortano pertanto una visione della condotta delittuosa come frutto di un progetto

comportamentale: il delinquente non è dunque da intendersi come un individuo governato dalle pulsioni e dalle

psicodinamiche del profondo o dai suoi complessi e problematiche psicologiche consapevoli o inconsapevoli che

siano. La mente umana è intesa come un sistema organizzato di strutture e di processi che, oltre ad elaborare i dati

provenienti dall’ambiente è programmata per risolvere i problemi che via via si presentano nel corso della vita,

facendo uso degli strumenti psichici di cui è dotata. La percezione dell’uomo (e, di conseguenza, anche quella del

criminale) riacquista quindi autonomia, libertà e conseguentemente responsabilità morale.

CAPITOLO 5

BIOLOGIA E CRIMINALITA’ 47

58 – L’approccio naturalistico

Come approccio naturalistico, si considera un campo di indagine che pur senza ritenere le condotte criminose come

unicamente riconducibili a cause organiche, riserva particolare attenzione a certi fattori quali gli istinti, l’ereditarietà e

le predisposizioni all’aggressività, che rientrano nell’abito dell’indagine delle scienze biologiche e mediche.

Questo filone della criminologia è visto frequentemente in antitesi a quello sociologico e psicologico ma va ricordato

che è da evitarsi la visione dicotomica corpo-mente e che lo studio della condotta criminosa deve condursi nella

prospettiva più ampia possibile, mirando a integrare le conoscenze da qualsiasi settore dello scibile esse provengano.

L’approccio naturalistico può essere dunque limitativo solo se inteso come unica fonte di conoscenza con la pretesa

di considerare l’uomo come struttura esclusivamente biologica avulsa dal suo ambiente sociale.

Lo studio del crimine secondo l’approccio naturalistico, può essere affrontato secondo diverse prospettive, quindi,

possiamo distinguere:

a. teorie della predisposizione – per “predisposizione” si intende l’aumentata suscettibilità di un

individuo ad ammalarsi. Il trasferire questo termine alla criminologia può comportare il rischio di

considerare la delinquenza come una sorta di malattia mentre, invece, bisogna ben guardarsi dal

cadere nell’errore di associare malattia e criminalità. Possono inoltre ricondursi alla predisposizione

biologica solamente alcune caratteristiche psichiche o certe strutture di personalità che possono

facilitare talune condotte delittuose ma senza che esista alcun diretto rapporto fra tali aspetti psichici

e la criminalità. Gli approcci relativi alle predisposizioni biologiche consentono semplicemente di

evidenziare taluni elementi facilitanti le scelte delinquenziali: questa agevolazione è connessa alla

esistenza di alcune condizioni psichiche “a rischio” biologicamente determinate nel senso che esse

sono collocate nel novero dei fattori di vulnerabilità individuale.

b. Teorie degli istinti – secondo le quali il comportamento delinquenziale (certi tipi di delinquenza

particolarmente violenta) deriverebbero dal prevalere di pulsioni istintuali aggressive o predatorie.

Queste teorie, cadute in discredito, sono state riportate all’attenzione grazie alle più recenti scoperte

delle neuroscienze che hanno fornito nuove angolature per indagare e comprendere le relazioni fra

struttura biologica, psiche e comportamento.

c. Sociobiologia – è un filone recentemente riproposto che mira a identificare anche nel

comportamento sociale un’origine ereditaria anziché vedere le strutture sociali come solo dovute

all’evolvere della cultura.

59 – teorie della predisposizione: eredità e delitto

L’ipotesi di una correlazione fra eredità e delitto, nel senso che esisterebbero taluni individui dotati, per ragioni

genetiche, di una sorta di predisposizione innata al delitto è da considerarsi improponibile in quanto si tratta di due

entità tra di loro non confrontabili. La criminalità, infatti, è un comportamento definito tale per convenzione sociale e

perciò variabile a seconda del mutare della cultura e delle norme; i fattori ereditari sono invece una non modificabile

realtà biologica, essendo legati al patrimonio genetico di ciascun individuo che è indipendente dai fatti culturali e

sociali.

Dalla comparsa dei nostri diretti progenitori si sono succedute innumerevoli culture e organizzazioni sociali: per

l’essere umano il progresso dalle forme più arcaiche a quelle attuali si è dunque verificato per una evoluzione

culturale più rapida e diversificata, rispetto ai tempi e ai modi dell’evoluzione biologica, che in tutti questi millenni è

rimasta immutata. Non è pertanto possibile che esista una qualsiasi correlazione fra struttura biologica (ereditaria e

da un centinaio di millenni non modificata) e la criminalità ( che è connessa al più rapido evolversi della cultura).

Esistono invece sicure correlazioni fra la struttura biologica degli individui e certi aspetti della loro mente che possono

favorire la criminalità: hanno sicuramente matrice genetica l’aggressività, certe componenti dell’intelligenza, lo spirito

d’iniziativa, l’inventiva, la reattività. Esistono dunque fra struttura biologica (cioè fattori psichici ereditariamente

acquisiti) e criminalità delle correlazioni indirette.

E’ inoltre molto importante riuscire a separare i fattori genetici da quelli ambientali: ciò è possibile adottando quello

che i genetisti denominano “metodo gemellare” esaminando coppie di gemelli omozigoti (che hanno lo stesso

patrimonio genetico) ciascuno dei quali sia stato allevato in un contesto familiare sociale e culturale diverso. Si tratta

di gemelli che fin dalla nascita sono stati divisi in quanto affidati a genitori adottivi di diversa estrazione e di differente

condizione sociale. Proprio questi studi hanno consentito di accertare che alcuni aspetti psichici e comportamentali

erano identici nei due gemelli nonostante le diverse condizioni d’ambiente nelle quali erano cresciuti. Ciò significa che

questi tratti parrebbero avere una matrice genetica perché si manifestano in entrambi i gemelli nonostante le

differenze d’ambiente. 48

Altre indagini con la medesima finalità di scoprire una predisposizione innata verso la criminalità sono state condotte

mediante lo studio delle famiglie dei criminali. Da questi studi è emerso:

1. la frequenza di soggetti condannati fra ascendenti e collaterali è statisticamente maggiore di quanto si possa

trovare nelle famiglie di coloro che non sono mai stati condannati;

2. coloro che hanno avuto genitori criminali possono essere maggiormente esposti a divenire essi stessi

delinquenti senza per questo dimenticare che questi individui delinquono perché hanno avuto una cattiva

educazione e perché i loro ambiente familiare è stato carente.

In conclusione, è semplicistico parlare di disposizioni ereditarie del delitto. L’eredità ha importanza per la trasmissione

di certe caratteristiche somatiche,o malattie mentali,o aspetti del temperamento o del modo di reagire agli eventi della

vita;ma il fattore genetico non si può invocare a modalità di condotta criminale nella quale interferiscono circostanze

ambientali e situazionali diverse. La criminalità quindi è culturalmente definita ma non naturalmente data.

Ma è indubbio che ciascun individuo è portatore di un patrimonio genetico diverso da quello di ogni altro,anche se la

struttura genetica generale della specie è sempre la stessa ed è comune a tutti gli individui di quella specie:da qui

deriva l’unicità e l’irripetibilità di ciascuno. Così come è unico e irripetibile anche l’insieme dei fattori ambientali

(famiglia,educazione,scuola,esperienze di vita):dalla combinazione di tutti questi fattori con il patrimonio genetico

deriva l’unicità di ogni individuo.

60 – Teorie degli istinti: l’orientamento istintivistico e quello ambientalistico

L’antica questione mai risolta è se delinquenti si nasce o si diventa? Poiché gli istinti sono innati vi è l’opportunità di

affrontare la questione secondo gli insegnamenti che derivano dalla biologia.

In biologia si sono a lungo contrapposti due antitetici orientamenti per quel che riguarda le determinanti del

comportamento, sia degli animali sia dell’uomo: quello che privilegia l’istinto (secondo il quale il comportamento è

l’effetto delle predisposizioni congenite) e quello che dà maggiore rilievo all’ambiente (secondo il quale il

comportamento è la conseguenza delle condizioni e degli stimoli ambientali). Vediamoli:

1) orientamento istintivistico – secondo questo vecchio orientamento per istinto si intendeva una serie di

spinte ad agire in modo sempre uguale e in prefisse direzioni per conseguire certi fini senza che

l’animale avesse alcuna consapevolezza dello scopo ultimo cui il suo agire mirava; si riteneva che gli

istinti fossero esclusivamente trasmessi per via ereditaria e che fossero in numero relativamente scarso. Essi

erano concepiti inoltre come una potenzialità innata, come una forza che spinge all’azione senza la necessità

di alcun apporto proveniente dall’ambiente o meglio l’ambiente forniva solo dei segnali che scatenavano

l’azione istintuale. Questa concezione è andata successivamente temperandosi con gli studi di Karl Lorenz e

degli altri etologi i quali hanno scoperto che gli istinti vanno intesi come semplici schemi operativi generali:

tendenze innati che devono essere integrate con l’apprendimento, l’esperienza, l’insegnamento da parte dei

genitori, cioè con fattori che provengono dall’ambiente. La scuola dell’etologia facente capo a Lorenz,

partendo dall’osservazione degli animali, ha fondato il suo contenuto teorico sul principio secondo cui

qualsiasi essere vivente e il suo ambiente naturale non sono concepibili separatamente ma si influenzano e si

realizzano continuamente in un reciproco rapporto di stimoli e risposte. L’organismo animale è strutturato in

modo da raccogliere segnali dall’ambiente e le risposte a taluni stimoli sono, ma solo in parte,

congenitamente determinate. Per questo motivo, Lorenz preferisce chiamare gli istinti “schemi di azione”. Il

principi mutuati dall’etologia naturalmente valgono anche per l’uomo con la differenza però che nell’uomo,

meno condizionato degli animali dai fattori della natura, l’ambiente è da intendersi come ambiente sociale e

come tale è molto più complesso e mutevole di quello che non sia per gli animali.

2) L’orientamento ambientalistico – secondo questo orientamento non può distinguersi nella condotta ciò che

è determinato congenitamente da ciò che viene appreso dall’ambiente. La dotazione genetica si

manifesterebbe nella diversa capacità dell’animale di recepire (cioè apprendere) i messaggi provenienti

dall’ambiente che sarebbe, in definitiva, il principale fattore inducente le varie modalità di condotta. Il

comportamento sarebbe solo genericamente ricollegabile ai geni ereditari mentre la differenziazione

individuale delle condotte viene ritenuto sostanzialmente attribuibile alle varie circostanze ambientali che gli

individui incontrano. Enorme importanza ha quindi l’apprendimento correlato alle mutevoli stimolazioni e alle

occasioni fornite dall’ambiente.

3) Orientamento correlazionistico – da un po’ di tempo, in biologia, si tenda superare l’antinomia fra istinto e

ambiente per giungere a una visione che miri invece a sottolineare sempre più la stretta interdipendenza dei

due termini. Si è cercato di risolvere il dilemma alla luce di una concezione che considera da un lato taluni

comportamenti fondamentali (basilari e tipici di ogni specie) come programmi comportamenti di massima

condizionati solo geneticamente; dall’altro vi sarebbero altri programmi di dettaglio dove le variabili

comportamentali si ricollegano più strettamente a fattori ambientali pur nell’ambito degli schemi generali

genetici. 49

L’antinomia fra istinto e ambiente verrebbe superata, come suggerisce Gottlieb (1971), considerando due distinti tipi

fondamentali di comportamento.

- Il comportamento innato, esclusivo degli esseri viventi più semplici (che si può rappresentare con uno schema del

tipo: geni struttura biologica maturazione comportamento innato) in cui la determinante ereditaria si riflette

  

sulla struttura biologica individuale la quale, giunta a maturazione e senza necessità di interventi dell’ambiente, dà

luogo al comportamento.

- La maggior parte dei comportamenti ha però le caratteristiche del Comportamento acquisito,che si attua secondo

un meccanismo più complesso(genistrutturaapprendimentoesperienza acquisito);quindi

comportamento

come i fattori genetici,comportando una struttura individuale diversificata, fanno sì che gli individui interagiscano con

l’ambiente in modo differente in quanto agenti sul diverso modo di apprendere e sul modo con cui i successivi

apprendimenti si traducono in esperienza,il comportamento acquisito perciò è la risultante integrata e correlata sia dei

fattori genetici sia dei fattori ambientali.

Quindi la risposta alla domanda,se criminali si nasce o si diventa,possiamo ricevere un arisposta integrata.

62 – Teorie degli istinti: la sociobiologia

La sociobiologia si è imposta all’attenzione del grande pubblico nel 1975 con l’opera di Wilson “Sociobiologia. La

nuova sintesi” come lo studio sistematico delle basi biologiche di ogni forma di comportamento sociale. Osservando

le società degli animali che vivono in gruppo,la sociobiologia ha cercato di fornire una chiave di comprensione delle

loro strutture,delle caste che si creano al loro interno basandosi su principi genetici,notando comportamenti genetici

innati. Questa teoria è stata applicata anche alle società umane,la sociobiologia afferma che anche le società umane,

come quelle animali, devono essere “adattive” devono cioè soddisfare al massimo il principio di idoneità biologica in

senso darwiniano, vale a dire per tutto quanto attiene ai fini fondamentali dell’evoluzione e sopravvivenza della

specie. Quindi non sono tanto gli individui ad assumere importanza per tali fini quanto il “gene” cioè il patrimonio

genetico ereditario trasmettitore degli schemi di comportamento che solitamente chiamiamo istinti: il gene condiziona

individui e società proprio per la sua connaturata e specifica spinta alla sopravvivenza e alla riproduzione; per questo

motivo gli sono estranee considerazioni d’ordine etico o comunque culturale, proprie degli uomini e delle società , e

che nella prospettiva sociobiologia sono anch’essi subordinati e dominati dal gene. La denominazione di “gene

egoista” data da alcuni sociobiologi trova allora la sua ragione nel fatto che il gene si preoccupa solo della propria

sopravvivenza cui è legata quella della specie.

Anche l’altruismo perde in questa prospettiva qualsiasi connotazione di ordine etico e di merito: il gene, infatti, oltre

che egoistico può anche indurre a comportamenti altruistici ma solo qualora siano funzionali alla sopravvivenza della

specie.

La sociobiologia si pone dunque quale antitesi al principio che vede nella cultura il motore fondamentale dell’evolversi

e del diverso caratterizzarsi del genere umano attraverso un processo di apprendimento e trasmissione culturale.

Uno dei principi basilari della sociobiologia è dunque l’utilizzazione della teoria evoluzionistica quale paradigma valido

non solo per le scienze biologiche ma anche per lo studio del comportamento sociale umano.

La sociobiologia ha dato adito a molte critiche, certamente valide nei confronti degli esponenti più estremisti:

1) per aver arbitrariamente esteso al comportamento umano osservazioni fatte sugli animali, dimenticando o

sottostimando la dimensione culturale dell’uomo, e svalutando in tal modo le scienze sociali e l’etica;

2) per la visione per la quale le società risulterebbero non tanto il frutto del lungo evolversi storico e culturale, dei

conflitti di potere e del succedersi di sempre nuovi ideali e valori, ma piuttosto la risultante inevitabile di fattori

insiti nella informazione genetica.

Venendo all’utilizzazione in criminologia dei principi della sociobiologia, potrebbe ipotizzarsi che i comportamenti

aggressivi, le violenze sui più deboli non sono comportamenti scelti e voluti dai loro autori in spregio all’etica e alle

norme ma sono una sorte di inevitabile conseguenza di una selezione naturale che è venuta a privilegiare i più forti, i

più violenti e i più aggressivi.Comunque, non può certamente ammettersi che esista un “gene della criminalità” né

potrebbe esistere in quanto nel nostro DNA non è inscritto alcun destino (delinquenziale o meno) da cui sia

impossibile sottrarsi; l’unicità e la prerogativa della nostra specie risiedono nella sua natura dicotomica, biologica e

culturale, soggette all’influenza di entrambe queste determinanti.

62 - L’aggressività nella prospettiva biologica

Aggressività non vuol dire criminalità anche se molti delitti sono espressione di motivazioni aggressive. Da un punto di

vista strettamente biologico, non può considerarsi l’istinto come una spinta ineluttabile e non modificabile verso alcuni

tipi di condotta: anche gli istinti aggressivi non possono intendersi come una disposizione ineluttabile verso la violenza

ma si deve ritenere piuttosto che anche i fattori legati all’ambiente vengono a giocare una parte molto rilevante nel

favorire la condotta aggressiva istintuale, ovvero nell’inibirla.

In biologia è da tempo noto che la pulsione ad assalire e quella a fuggire ovvero a immobilizzarsi dinnanzi a un

pericolo non sono due istinti primari contrapposti. Questi stati emotivi primordiali di collera o di paura non sono

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considerati come entità disgiunte: un animale posto di fronte a una situazione minacciosa esprimerà rispettivamente

con la fuga o con l’attacco il suo stato interiore di paura o di rabbia ma ciò determina il tipo di reazione motoria

(l’attacco oppure la fuga o l’immobilizzazione) non è solo la natura dello stimolo, ma anche il modo secondo cui

l’animale lo vive e lo percepisce emotivamente in relazione a sé e all’ambiente. Già a livello proto-emotivo sussiste

quindi una stretta correlazione tra due stati affettivi di segno contrario, in cui indubbiamente processi cognitivi ed

esperienze giocano un ruolo determinante nella motivazione comportamentale.

L’ambiente poi esercita un ruolo fondamentale ed è l’interpretazione dell’ambiente da parte dell’animale a decidere il

tipo di risposta, di aggressione o di fuga, che non è pertanto legata a schemi di azione esclusivamente dovuto

all’istinto.

Passando dal mondo animale a quello umano si ritiene che fattori biologici e sociologici interagiscano fra loro nel

produrre più o meno facilmente un comportamento violento.

E’ da sottolineare che l’aggressività negli animali non ha nulla a che vedere con ciò che noi intendiamo per violenza

fra gli uomini. Esiste poi una profonda differenza fra l’aggressività rivolta verso animali di specie diversa e

l’aggressività intraspecifica cioè tra individui della stessa specie e l’aggressività tra specie diverse (molto rara

salvo quando ricorra il rapporto di predatore/preda). L’aggressione intraspecifica negli animali oltre a svolgere precise

funzioni di sopravvivenza dell’individuo e della specie, difficilmente ha esiti mortali in quanto sussiste un insieme di

meccanismi di contenimento dell’aggressività atti a inibire o bloccare l’aggressività del rivale ma si tratta di una vera e

propria ritualizzazione della lotta condotta con scopi ben precisi (selezione sessuale, difesa del territorio,

regolamento degli schemi elementari di condotta e dei rapporti sociali). In definitiva, quindi, nel comportamento

animale pur essendo generalizzata e determinante, l’aggressività risulta quasi sempre funzionale e in armonia con le

finalità biologiche e non mette in pericolo la specie perché frenata da meccanismi spontanei di auto-contenimento:

meccanismi che nell’uomo sono andati perduti o vengono rifiutati col risultato che egli è divenuto l’essere vivente più

aggressivo che mai sia comparso sulla faccia della terra.

64 – Aggressività e neuroscienze

Sempre in tema di aggressività merita un cenno quel che le scienze neurofisiologiche hanno consentito di appurare

relativamente al rapporto fra struttura biologica e inclinazione alla violenza di taluni individui.I recenti studi condotti sul

funzionamento del cervello, starebbero ad indicare che taluni individui sono più violenti di altri proprio per certe

caratteristiche organiche del loro sistema nervoso. A questo proposito occorre ricordare la teoria triunitaria di

MacLean introdotta nell’ambito criminologia da F. Bruno (1987). Essa fornisce informazioni sull’organizzazione

evolutiva del cervello umano che sarebbe costituito da tre tipi fondamentali di sistemi:

1. la struttura filogeneticamente più antica ricorda morfologicamente le forme più rudimentali del cervello dei

vertebrati e presiede ad attività di tipo istintuale (difesa del territorio, caccia, accoppiamento, nutrizione,

organizzazione gerarchica);

2. un secondo sistema è deputato al controllo degli stati emozionali (collera, paura, piacere);

3. il sistema più recente e perfezionato è quello che ha consentito all’uomo il maggiore e più avanzato sviluppo,

rappresentato proprio lo strumento delle sua peculiari capacità intellettive.

Tale sistema, essendo passato per trasformazioni evolutive più incisive e rapide, non è riuscito a integrarsi del tutto

armonicamente con le strutture cerebrali più antiche che sono rimaste relativamente immutate. Da questo, la non

perfetta integrazione di un prodigioso sviluppo delle capacità cognitive, operative e intellettuali, cui non ha corrisposto

una analogo progresso nel controllo delle più antiche funzioni emozionali e istintuali.

La teoria trinitaria può fornire un modello atto a spiegare taluni comportamenti delittuosi nei quali si può constatare il

ricorso di condotte agite sotto la spinta degli istinti o dell’emotività eludendo transitoriamente i controlli superiori.

63- Aggressività e neuroscienze

Molto interessanti sono le ricerche che hanno messo in luce, in anni recenti, i rapporti fra difetti neurologici (verificatisi

durante lo sviluppo o acquisiti più tardi) e la propensione all’aggressività. Da un punto di vista anatomico il

comportamento violento è associato a disfunzioni o lesioni nei lobi frontali e temporali. Gli esiti comportamentali

associati a lesioni dei lobi frontali di diversa origine sono ampiamente documentati,e il grado di sconvolgimento che

una lesione di tali aree celebrali è in grado di apportare alla personalità e alla vita di relazione di un soggetto delle

diverse turbe comportamentali. Tra le possibili anomalie neuro comportamentali si possono osservare quelle che

definiamo anomalie per eccesso,dove riscontriamo manifestazioni di discontrollo emotivo comportamentale,cioè un

ridotto controllo degli impulsi. L’aggressività si manifesterà in varie forme che andranno da quella verbale a quella

gestuale. Le alterazioni comportamentali possono tendere a cronicizzarsi in quella che Damasio(1994)denomina

sociopatia acquisita, cioè insieme dei comportamenti anomali caratterizzati da insensibilità e mancanza di

empatia,ossia incapacità di comprendere i comportamenti degli altri in termini di stati mentali. Si possono riscontrare

anche disturbi di tipo cognitivo,i cosiddetti deficit esecutivi ossia inefficienza nella programmazione o organizzazione

di azioni abituali o non. Nessuno di questi studi ha concretamente dimostrato che un disturbo della corteccia

prefrontale possa ritenersi predittivo di un crimine violento,ma in ogni caso si può al più parlare di un rapporto fra

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biologia e comportamento violento, non fra biologia e criminalità. Ma ci sono altri fattori che possono influenzare il

passaggio all’atto violento e sono:

- fattori biochimici:cioè fra i sistemi neurotrasmettitori centrali,quello serotoninergico è quello implicato nella

modulazione di comportamenti aggressivi.

- fattori neuroendocrini:cioè l’aggressività del maschio è legata alla presenza di ormoni androgeni,invece

nelle donne la depressione,l’irritabilità e aggressività sarebbero correlate con le variazioni ormonali

connesse al ciclo ovarico.

64 – Aggressività umana, cultura, criminalità violenta

L’aggressività umana è assolutamente diversa da quella esistente negli animali. Per comprendere questa nostra

straordinaria aggressività bisogna ritenere o che l’uomo sia biologicamente diverso da tutti gli altri esseri viventi o che

la sua elevatissima aggressività debba ricollegarsi a fattori diversi da quelli biologici. In primo luogo è da ricordare

che i meccanismi automatici di regolazione dell’aggressività che nel regno animale consentono, mediante la

ritualizzazione e la ri-direzione, di salvaguardare allo stesso tempo la conservazione della specie e quella

dell’individuo, nell’uomo hanno perduto gran parte della loro significatività: man mano che egli è evoluto sempre più

allontanandosi dallo stato di natura, non è stato più l’istinto a guidare le fondamentali modalità di comportamento ma

piuttosto l’apprendimento, l’esperienza, gli insegnamenti e tutto l’ingente patrimonio di conoscenze e nozioni che egli

è andato lentamente acquisendo nei millenni.

Nell’uomo, l’aggressività ha finito per essere priva di meccanismi di contenimento e di autoregolazione, essendo

disgiunta dall’istinto e deriva piuttosto dai fattori che provengono dalla cultura. Quella cultura cioè che ai

comportamenti primari informa e regola nella specie umana ogni tipo di condotta di maggiore complessità. Dalla

perdita dei meccanismi di comportamento istintuale dell’aggressività è derivato che nell’uomo essa non svolge più

quelle funzioni biologiche che la rendono utili e relativamente innocua ma appare invece come una forza distruttiva e

negativa,”maligna”. La peculiare aggressività umana è stata denominata da Erich Fromm (1975), proprio per

differenziarla da quella degli animali superiori, aggressività maligna o distruttiva. Egli ha distinto infatti due tipi di

aggressività:

1. l’aggressività benigna-difensiva – comune a tutte le specie di animali superiori, quale impulso istintuale

programmato verso l’attacco o verso la fuga quando sono in gioco gli interessi biologici vitali, aggressività

pertanto non necessariamente nociva e che non minaccia ma anzi favorisce la sopravvivenza della specie;

2. l’aggressività maligna o distruttiva – propria dell’uomo che non è istintuale ma dipende dalla struttura

sociale, è appresa attraverso i rapporti interpersonali e da questi sostenuta, venendo a far parte della cultura

delle diverse società. Non è rivolta alla conservazione degli interessi biologici vitali ma è frutto della più

evoluta e complessa organizzazione sociale tipica dell’uomo.

I comportamenti fondamentali, che negli animali sono trasmessi per via naturale, nell’uomo sono invece trasmessi

mediante forme sociali di apprendimento: non sono pertanto istintivi ma culturali e fra ciò che la cultura trasmette vi è

anche la valorizzazione dell’aggressività. L’aggressività è quindi diventata “valore culturale” essendosi dimostrata

vantaggiosa per soddisfare la sua volontà di potenza; d’altra parte, proprio la cultura rappresenta nell’uomo e nella

società umana lo strumento fondamentale di regolazione del comportamento, essendosi globalmente sostituita ai

meccanismi biologicamente determinati.

La società umana poggia fondamentalmente sulla violenza, che è lo strumento di regolazione di tutti i rapporti di

potere e la sua intera storia si è sviluppata sulla lotta. E anche i valori culturali, pur positivi (relativi al successo, alla

forza, al coraggio, al sacrificio di sé per il trionfo della propria causa, al patriottismo) sono legati all’aggressività per

quanto sublimata e quindi non da intendersi solo in accezione negativa, che ha permeato così fin dalle più profonde

radici la cultura dell’uomo.

Da millenni l’uomo vive in un clima di valori e di ideali che lo spingono a essere violento, coerentemente con la

propria cultura anche se spesso non si ha consapevolezza delle sottostanti pulsionalità violente, perché appunto sono

state sublimate, mascherate e razionalizzate quali condotte positive dalle ideologie, dalla morale, dai costumi.

I contenuti della cultura hanno però anche sempre tentato di contenere la violenza con le leggi, con le regole morali,

con gli ideali, con le religioni. Ciò ha creato una situazione contraddittoria e ambivalente che rende conto della minore

efficacia di questi strumenti di contenimento e regolamentazione dell’aggressività rispetto a quelli esistenti nel mondo

animale. I messaggi culturali non violenti e i sistemi di controllo della violenza sono poi dotati di ambivalenza perché

nello stesso momento per certi ambiti di comportamento sollecitano la violenza, mentre per altri suggeriscono la non-

violenza. I molti strumenti normativi e i valori anti-aggrssivi che sono stati via via proposti nel corso della storia si sono

spesso dimostrati troppo deboli proprio per la contraddittorietà e l’ambivalenza insita alla loro radice: bastano

situazioni particolari di fragilità delle istituzioni o di crisi per vedere riaffiorare la distruttività insita negli uomini. Di

conseguenza, se è illusorio pensare che la violenza cessi di essere uno dei fondamentali strumenti nel regolare i

rapporti di potere tra gli uomini è anche vero che essa può essere contenuta solo mediante una sempre maggiore

efficacia degli unici mezzi disponibili, cioè quelli delle norme e dei valori della cultura perché se dalla cultura la

violenza deriva, ancora e solo nella cultura può trovarsi lo strumento per contrastarla. 52

Infine secondo alcuni studiosi, l’aggressività sarebbe una delle pulsioni istintuali o delle motivazioni psichiche che più

frequentemente entrano in gioco nella criminogenesi,perciò è necessario distinguere tra aggressione, intesa come

effettivo comportamento lesivo di persone e aggressività, che si riferisce invece a una disposizione o atteggiamento

psichico favorevole all’aggressione. L’aggressività può essere incanalata, mediante processi della dislocazione e

della sublimazione, verso altri obiettivi; infatti, non sempre l’aggressività si esprime con condotte giuridicamente

perseguibili ma frequentemente può trovare modi di esprimersi socializzati o quanto meno socialmente tollerati: essa

è addirittura necessaria alla sopravvivenza dell’uomo e della sua affermazione sociale. Sotto questo profilo, audacia,

spirito di iniziativa, intraprendenza, scalata sociale, ambizione, competitività, possono rappresentare altrettante

maniere di indirizzare o sublimare l’aggressività secondo modalità socialmente accettate o addirittura qualificanti.

65 – Struttura biologica e libertà.

Se dai geni dipendono talune qualità psichiche come oggi alcuni studiosi prospettano, se le sempre maggiori

conoscenze sul funzionamento cerebrale sembrano indicare la presenza di circuiti innati nei quali l’uomo è

biologicamente costretto, dove va a finire la sua libertà?

Il patrimonio delle informazioni trasmesse dal DNA di ciascun essere vivente è identico per quanto attiene alle qualità

fondamentali comuni a tutti gli appartenenti a una stessa specie ma si diversifica per aspetti secondari dall’uno

all’altro soggetto. Ciò rende conto della variabilità genetica individuale dal momento che ciascuno pur nell’ambito

dello schema generale tipico della sua specie è diverso ed irripetibile per altri aspetti. Tali variabili comprendono oltre

a qualità fisiche anche aspetti psichici così che venendo al problema dell’aggressività possono darsi individui con

maggior aggressività biologicamente determinata e altri con una carica pulsionale aggressiva meno intensa.

Sempre nell’ambito delle sole condotte aggressive, esse non possono in ogni caso essere spiegate solo in base alle

differenze del patrimonio dei geni ma devono essere viste anche in rapporto al tipo di esperienze, di ambiente e di

sollecitazioni che il singolo individuo ha incontrato nel corso della sua vita.

In definitiva, gli uomini possono comportarsi in modo variabilmente aggressivo sia perché è in assoluto diversa la loro

dotazione biologica sia perché a cagione delle variabili caratteristiche dell’ambiente sociale nel quale sono vissuti,

diverse sono state le sollecitazioni o le inibizioni ad agire in modo aggressivo sia perché in ogni individuo è diverso il

grado di recettività nei confronti delle sollecitazioni alla violenza che gli provengono dalla cultura e dalla società.

La sempre più raffinata conoscenza del funzionamento del cervello, da cui dipende l’attività mentale, non contraddice

affatto l’assunto della libertà e quindi della responsabilità: anzi, proprio i dati acquisiti sul funzionamento cerebrale ci

portano a una migliore comprensione dell’individuo in quanto agente responsabile, e in tal modo ci chiariscono i

problemi di corpo/mente e di responsabilità/determinismo.

Quanto oggi si sa sul funzionamento del cervello consente di verificare che il singolo individuo è pur sempre in grado

di scegliere e di orientare gli infiniti programmi e circuiti che sono insiti nella sua organizzazione cerebrale. La sua

struttura innata costituisce semplicemente “lo strumento” per organizzare il pensiero, senza che il tipo dei processi

iscritti nella struttura cerebrale lo obblighi a certi piuttosto che ad altri pensieri. Così, la libertà non è negata e rimane

pur sempre lo spazio per nuovi pensieri e nuovi progetti anche se tale spazio non è illimitato perché circoscritto dalla

struttura biologica del cervello.

Non esistono in tutti gli animali superiori e in modo particolare per l’uomo, moduli comportamentali fissi e perciò

meccanicisticamente vincolanti la condotta: la moderna scienza biologica ha pertanto accantonato il determinismo

fatale, e da essa derivano addirittura indicazioni su come la scelta e la non-determinazione del comportamento siano

peculiarmente umani in funzione della plasticità del cervello.

CAPITOLO 6

FENOMENOLOGIA DEI CRIMINI E DEI CRIMINALI,tipologie e correlazioni

66-delinquenza e delitti 53

Delinquenza è il termine che indica tutti quei comportamenti per i quali sono previste del codice e da altre leggi delle

sanzioni penali,e dunque comprende una varietà di azioni proibite; in senso strettamente giuridico esso indica il

“resto “,mentre nel linguaggio comune si utilizza il termine “delitto” per indicare i vari tipi di infrazione alle leggi penali.

La criminologia occupandosi della fenomenologia dei delitti,cioè di come questi si manifestano nella realtà e dei

rapporti che il delitto ha con le varie influenze sociali,culturali ecc;si afferma sui delitti in relazione all’età dei loro

autori.

In termini quantitativi il contributo della delinquenza dei minorenni è in numero superiore rispetto alla popolazione

generica;e come le altre forme di devianza anche la criminalità coinvolge in modo particolare i più giovani anche per

motivi legati alle caratteristiche psicologiche dell’età adolescenziale. In quest’età infatti alle crisi di identità,alle

insicurezze si aggiungono tre elementi fondamentali che spiegano meglio la vulnerabilità degli adolescenti nei

confronti della devianza:

la non percezione del rischio,fino alla negazione della morte

- il desiderio di trasgredire

- l’importanza,per l’adolescente ,del gruppo odi riferimento

-

I minori commettono per lo più reati contro il patrimonio o comunque reati minori definiti Micky Mouse Crimes, ma in

particolare una manifestazione che oggi desta preoccupazione è quella del bullismo. Si esprime nella voglia di

provocazione e delle prepotenze messe in atto da uno o più bambini nei confronti di uno o più coetanei dotati di

minori risorse per difendersi,si può manifestare in aggressioni fisiche o morali e di solito è frequente maggiormente a

scuola. In Italia invece è molto alta la partecipazione dei minori alle criminalità organizzate. In ogni caso il principio

che vige alla base della legge penale è quello di far evitare il carcere al minore. Fino ai 14 anni infatti il minore non è

imputabile e tra i 14 e i 18 anni si deve invece valutare la sua capacità di agire che coincide con la sua maturità. In

alternativa al carcere viene poi messo a disposizione del minore il collocamento in comunità, e il carcere in senso

stretto è applicato come misura cautelare e finisce per essere una pena “anticipata” o una risposta di urgenza a

situazioni difficilmente gestibili sul piano sociale (minori stranieri),di solito i minori soggetti a questa misura

appartengono alle fasce più deprivate della popolazione. Fra gli adulti la fasci di età compresa fra i 18 e i 40 anni è

quella che fornisce il più elevato tasso di criminalità,e non solo un numero assoluto(cioè quantità reati di autori di

reati)ma anche in numero relativo correlato cioè alla rilevanza numerica delle classi di popolazione di tale età. La

delittuosità rilevata è pertanto,nel suo complesso,un fenomeno statisticamente prevalente nelle classi più giovani e di

età media. In termini quantitativi gli adulti tendono a differenza dei giovani a partecipare ad attività legali o comunque

a far parte della criminalità organizzata in quei lavori o posizioni meno rischiose o meno identificabili(come la

ricettazione o il favoreggiamento).E’ stato però identificato che la criminalità dei più giovani come altre forme di

devianza che si identifica per incompletezza della personalità,inesperienza per fattori psicologici e

sociali,incertezza,ecc;tende statisticamente a ridursi con il sopraggiungere dell’età matura in cui magari si raggiunge

la maturità psicologica, si fanno più esperienze e c’è maggiore consapevolezza delle conseguenze negative della

delinquenza; Resta comunque il fatto che la criminalità si manifesta in misura rilevante fra i giovani e che è

espressione si cattiva o incompiuta socializzazione. Per quanto riguarda gli anziani invece il tasso di criminalità è

quantitativamente molto basso ,ciò può essere dovuto in primo luogo:se la delinquenza è una delle tante modalità di

comportamento nella società,la minore partecipazione a tutte le attività che la violenza comporta si traduce in una

minore delittuosità; in secondo luogo nell’età senile è inferiore l’impegno di accumulare denaro. Tutto questo riguarda

però i delinquenti abituali o professionisti,ma c’è anche un numero di delinquenti che si affacciano per la prima volta al

delitto proprio nella terza età. In vecchiaia sono frequenti i reati di violenza verbale(diffamazione, ingiuria)e

fisica(lesioni, percosse,omicidi),sono invece scarsi i reati contro i patrimonio mentre sono maggiori i reati “minori” di

natura sessuale ,come esibizionismo e molestie. La maggior parte di quest’ultimi è dovuta a due fattori specifici della

senilità:

80- Correlazioni tra famiglia e delinquenza

Le correlazioni fra delittuosità e famiglia sono state largamente studiate dalla criminologia,data la grande importanza

che l’istituzione familiare ha nella nostra cultura,nonostante la crisi di trasformazione che essa sta

attraversando,essendo i fattori familiari elementi che possono favorire la condotta criminosa si fanno dei studi

approfonditi senza dimenticare però che non si dovranno mai trarre delle conclusioni obbligate perché la larga

variabilità delle relazioni dei singoli e delle dinamiche interpersonali rende impossibile identificare un rapporto rigido di

causa ed effetto tra fattori familiari e futura condotta delinquenziale. Gli aspetti di queste correlazioni sono numerosi e

complessi. Significativo è il fatto che la famiglia rappresenta il principale ,e certamente i primo, canale di

comunicazione normativa attraverso cui sono appresi, i contenuti etici di un dato contesto sociale,le regole da

rispettare,le condotte da evitare. Ne consegue che il tipo di famiglia,con i valori morali in essa accolti,può influenzare

in modo diretto la formazione dei principi e dei parametri comportamentali di colui che vi cresce,quindi una delle sue

funzioni maggiori è quella di “trasmettere ai figli”. Una famiglia “normale” può agire negativamente anche attraverso la

comunicazione verbale sbagliata,valori negativi,programmi di vita egoistici, tutti principi e proposte comportamentali

che possono tradursi più tardi in fattori tesi a favorire la delinquenza. La famiglia opera anche come importante

agenzia di controllo sociale del comportamento attraverso l’autorità, le pressioni, le intimidazioni, i premi e le

54

gratificazioni, le punizioni ed è in grado di influire in modo rilevante sul comportamento dei suoi membri. L’inefficienza

educativa e l’eccessivo permissivismo sono fra le più frequenti cause di fallimento del controllo(infatti la perdita

dell’autorevolezza è tipica del nostro tempo). Allo stesso tempo però anche l’educazione eccessivamente rigida

induce a meccanismi di ribellione e sentimenti di ingiustizia che possono generare difficoltà nei confronti di figure

autoritarie e condotte inosservanti delle norme. Fondamentalmente dalla famiglia ci si aspetta che il tipo di disciplina

sia funzionale alla qualità dei valori trasmessi,sia coerente con l’esempio fornito dalla condotta degli educatori,non sia

discontinuo e contraddittorio,sia quindi prevedibile e comprensibile per il giovane,e supportato dal sostegno affettivo.

Essa fornisce anche le prime regole di rapporto gerarchico ,essendo anch’essa già improntata con ruoli ben

definiti. La disciplina familiare è essenziale per l’apprendimento del rispetto e delle norme, e la capacità di esercitarla

sui figli è un fattore importante per la futura capacità di adattarsi alla disciplina sociale. La famiglia inoltre rappresenta

nell’infanzia e nell’età formativa della personalità,il principale nucleo di appoggio e di gratificazione affettiva,e il

soddisfacimento di questi bisogni è fondamentale per l’armonioso sviluppo,e quando ciò viene a mancare la

personalità ha maggiori probabilità di strutturarsi in modo meno armonico e disturbata. La criminologia studiando le

biografie di criminali violenti, ritrova proprio violenze e abusi all’interno della famiglia,si parla di “ciclo dell’abuso”. Ma

anche l‘iperprotezione scatena immaturità e disadattamenti comportamentali. E’ all’interno della famiglia che si

realizzano i primi processi di identificazione, cioè processi psicologici dove vengono assunti i modelli ideali di

condotta,di solito quelli dei genitori,che successivamente si sviluppano formando ciascuno i propri valori etici e una

propria coscienza morale facendo inconsciamente propri i valori e i principi dei modelli seguiti. C’è da dire che oggi la

fisionomia delle famiglie è mutata,in famiglie monoparentali o ricostituite da precedenti nuclei che però non vengono

più definite “anormali”o “disfunzionali”,anzi,sono statisticamente molto frequenti, tanto che gli stessi bambini che un

tempo potevano sentirsi “diversi” oggi non si sentono più “etichettati” o “esclusi” e quindi avranno una minore

propensione a delinquere.

81- Carriera scolastica e criminalità

Consideriamo ora i rapporti tra delinquenza e carriera scolastica. Di solito nei delinquenti si riscontrano carenze nel

curriculum scolastico. Le cause possono riscontrarsi nelle condizioni socioeconomiche,con il precoce arresto della

carriera scolastica,il non aver terminato il ciclo dell’obbligo,l’istruzione scadente,tutti fenomeni ricollegabili a coloro

che appartengono alla “delinquenza povera”;per la precoce interruzione degli studi e per l’ insuccesso scolastico o a

volte a caratteristiche individuali. La scuola rappresenta il primo impatto con la società e le sue norme, si metterà alla

prova la capacità di adeguamento sociale mediante il confronto con gli altri, la volontà di affermarsi. Inoltre particolare

significato è stato attribuito a dalla psicologia al ruolo occupato nella scuola dal futuro delinquente. La posizione di

escluso, di emarginato,di ripetente,ultimo della classe, costituiscono condizioni che possono influire sullo sviluppo

della personalità perche non sempre la scuola è strumento di promozione,anzi, a volte accentua e ufficializza le

carenze di soggetti che provengono da ambienti sfavoriti.

82-Condizioni economiche,delinquenza povera e delinquenza ricca

I primi studi criminologici evidenziavano che i crimini provenivano maggiormente da ceti miseri,ma più recentemente

si è chiarito che in tutti i gruppi sociali,compresi quelli ad alto reddito,si commettono reati con la differenza che quelli

commessi dai ceti più abbienti sono sottoposti a minori indagini. Si costata che i fattori economici possono essere

cruciali nel condizionare una criminalità per bisogno,ma in realtà identificare il delitto come conseguenza diretta di

carenze economiche è erroneo. Neanche nel mondo della delinquenza vi è uguaglianza,vi sono due criminalità,una

ricca e una povera.

La criminalità povera chiamata microcriminalità:

-viene usato il termine micro(piccola), in contrapposizione alla “grande” criminalità organizzata

-la microcriminalità,detta anche dei “reati di strada”,non è costituita da reati di poco conto,questi delitti procurano

spesso un forte sconvolgimento alla vittima,un sentimento di insicurezza nella popolazione.

Gli autori di questi reati sono perlopiù persone inette,spesso falliti e diseredati, alcolizzati cronici o

tossicomani,rassegnati a vivere una vita di stenti ed emarginata.

La criminalità ricca che è la delinquenza economica,dei professionisti e dei colletti bianchi,dei politici,la criminalità

organizzata mafiosa,delle imprese,ma anche quella comune.

In rapporto ali standard economici e sociali di un aspecifica popolazione,vengono sottolineati non tanto la mancanza

di beni fondamentali per la sopravvivenza,quanto quella diversa distribuzione dei beni e di opportunità,quel confronto

con chi ha di più. Il non poter acquistare beni,un tempo considerati superflui o simbolo di agiatezza per

pochi,costituisce attualmente una causa di frustrazione che in termini psicologici è assimilata a quella che è la

povertà.

83- Delinquenza e primi flussi migratori 55

Gli emigranti sono in prevalenza uomini di giovane età, spesso sono oggetto di discriminazione. Negli ultimi anni si è

assistito ad un massiccio aumento dei flussi migratori verso gli usa,l’italia e l’europa;e a causa di questo continuo

flusso si è generalizzato i rapporto fra flusso migratorio e delinquenza ritrovando fra loro una correlazione positiva.

---- XIX° sec. Flusso immigratorio negli USA anche di Italiani, soprattutto del meridione. Questo flusso, comportò

anche l’innesto della criminalità mafiosa, produzione e contrabbando di alcolici (all’epoca del proibizionismo),

prostituzione e attualmente traffico di stupefacenti. Ad eccezione di questo fenomeno, non si riscontrò un aumento

della criminalità dovuto esclusivamente all’emigrazione, vi furono infatti altri fattori, fra i quali la crisi economica del

‘1929. Una ricerca di Sellin dimostrò che la criminalità aumentò tra i figli degli immigrati poiché tutti i fattori ambientali

negativi si ripercossero soprattutto su di loro. Contribuirono alla criminalità soprattutto gli emigranti negli USA

provenienti dall’America latina.

- Dopo la IIa guerra mondiale i flussi arrivarono anche in europa, in cui si certificò la diminuzione della criminalità

proprio grazie al lavoro offerto dalla manodopera. E conflitti rintracciati erano ancora quelli fra i figli degli immirati

che nn riuscivano a vedere un futuro per loro.

- Infine negli anni ‘50-’70 ci fu un incremento del flusso migratorio tra il meridione e il triangolo industriale del nord

Italia, con discreto aumento della criminalità dovuta anche al rapido mutamento causato dalla rapida

industrializzazione. Si è piuttosto assistito allo spostamento geografico dal sud al nord di criminalità organizzata

mafiosa. Questa situazione ha creato un circolo pericoloso fra chi doveva restituire forti somme di denaro alle

organizzazioni criminali(che hanno reso possibile il trasporto e i documenti falsi degli immigrati che non essendoci

lavoro faceva lievitare il numero di clandestini)ricorrendo inevitabilmente ad attività illecite. Si è quindi dimostrato

che questo fenomeno non è quindi da porsi a carico dell’immigrazione bensì dalla sempre crescente espansione

delle organizzazioni di tipo mafioso.

84:Criminalità organizzata e nuova immigrazione in Italia

87: delinquenti recidivi

La legge distingue gli autori di reati in:

P : coloro che non hanno precedenti penali

RIMARI

R :

ECIDIVI

- Recidivi generici: coloro che commettono reati più volte, indipendentemente dalla loro natura.

- Recidivi specifici: coloro che commettono reati della stessa indole (manifestazione di un medesimo impulso

delittuoso).

La criminologia considera il recidivismo non tanto come la semplice successione cronologica di più reati(come la

legge), ma piuttosto come l’espressione del persistere nel tempo di motivazioni, di aspetti della personalità, di stile di

vita, per i quali il recidivo tende a perseverare nella condotta delittuosa.

Il recidivo interessa tanto la criminologia perché rappresenta la prova che le misure penali e penitenziario attuate per

combattere la criminalità non hanno raggiunto lo scopo che si erano prefissate dato che il recidivismo oggi

rappresenta la regola e non l’eccezione.

Veri sono i fattori che spiegano il perché questo si verifichi:

- Fattori ambientali situazionali: tornare nel medesimo gruppo delinquenziale dopo la pena.

- Interesse economico: fonte di reddito.

- Efficienza del sistema giudiziario; tanto più le pene sono poche, severe, e lente le procedure tanto meno

intimidiscono.

- Effetti della carcerazione; sottocultura carceraria,contagio interdelinquenziale,comunità carceraria possono

influenzare negativamente il soggetto e in più decolpevolizzarlo e deresponsabilizzarlo ovvero la condanna

subita appare come un torto

- Effetti della stigmatizzazione ; teoria dell’etichettamento,dopo l’esperienza carceraria il reo trova ante

difficoltà e tornare a delinquere diviene una necessità piuttosto che una scelta.

- Aspetti personologici; alcuni disturbi della personalità, maggiore aggressività etc.oramai insiti nell’individuo

lo spingono a delinquere ancora..

In base al modo di percepire la pena sofferta:

. : .

ALCUNI SOGG SENTONO LA PENA COME MOTIVAZIONE FRENANTE LA PENA DIVENTA INEFFICACE POICHÉ DOPO IL SOGG RIPRENDERÀ

A DELINQUERE O PECHÈ IL DELITTO APPARE COME UN INDISPENSABILE FONTE DI GUADAGNO O PERCHÉ RESTANO IN CONTATTO CN

.

CRININALI DEL CARCERE

R es mafiosi,il carcere viene vissuto come un rischio che fa parte del gioco,delinquente

EALTÀ INDIFFERENTE

professionista

M : ricerca la tutela offerta dal carcere, losi considera un rifugio

OTIVAZIONE FACILITANTE LA RECIDIVA SI 56

89 tipologia dei delinquenti secondo il criterio della normalità

Un delitto può essere giudicato normale o anormale,per l‘insolita modalità di esecuzione,per le motivazione oppure

per il numero delle vittime. Un delinquente può essere definito anormale secondo:

Una prospettiva psichiatrica. Tra i cosiddetti anormali rientrano i: delinquenti con ritardo mentale, tossicomani,

cerebropatici, alcolisti, portatori di disturbi della personalità etc. In realtà fra i delinquenti, sono predominanti quelli

considerati da una prospettiva psichiatrica come normali (privi di deficienze psichiche); quindi non si deve pensare

che i crimini più efferati siano opera di anormali poiché, spesso tali crimini sono opera di soggetti normali.

Può parlarsi di anormalità anche in senso psicologico. Ogni individuo è unico e irripetibile, ciononostante, esistono

dei tratti psicologici più frequenti che si possono rilevare tra coloro che compiono delitti (instabilità, immaturità,

impulsività, scarsa tolleranza ala frustrazione etc). E’ erroneo voler identificare il “delinquente tipo”, vi sono piuttosto,

un’infinità variabilità di individui che compiono delitti. Non è lecito far coincidere ciò che una persona fa con ciò che

una persona è. La confusione tra personalità e comportamento ha causato esisti disastrosi quali ad es. la teoria del

Tipo normativo d’autore, di origine nazista, con la quale si pretendeva di identificare una tipologia psicologica per ogni

reato (la psicologia del ladro, del truffatore etc), e prevedere la pena anche per il potenziale reo. Ciò che veramente

distingue il criminale dal non criminale è la sua condotta.

Per ciò che concerne la normalità in senso sociale e giuridico: solo in tale prospettiva, il delinquente può essere

considerato anormale perché non si adegua alle norme,ovvero qui l’anormalità è considerata come non conformità

alle norme.

Infine c’è l’anormalità statistica:qui essa costituisce l’eccezione e non la norma di comportamento.

90: Tipologia dei delinquenti secondo la responsabilità morale

Ultima classificazione dei delitti è quella fondata sulla differente responsabilità morale,ovvero maggiore o minore

colpevolezza o rimproverabilità in dipendenza del fatto che i delitti siano la risultante di un programma criminoso di

una scelta subitanea La maggior parte dei delitti sono da considerarsi quale criminalità programmata. Tutti i crimini

qualificabili come frutto di un programma o di un progetto delittuoso sono la conseguenza di una scelta che è stata

effettuata prima di commettere il fatto. La criminalità come scelta subitanea è invece frutto di un atto non

programmato in precedenza, ma emerso dalle circostanze del momento (raptus, reato d’impeto). Le due tipologie

possono anche coesistere es. rapina (programmata) con omicidio (uccide per paura). La reazione sociale è differente,

nel caso della criminalità come scelta subitanea, la stigmatizzazione è minore, poiché si vede nell’atto compiuto una

minore responsabilità morale,invece in quello programmato il giudizio morale è più severo c’è una minore indulgenza

e una maggiore richiesta sanzionatoria.

CAPITOLO 7

I DISTURBI MENTALI IN CRIMINOLOGIA

Evoluzione nella percezione e nel trattamento della malattia mentale

L’evoluzione storica può essere utile per comprendere come nel contesto sociale si siano modificate le strategie di

controllo e le cure nei confronti dei malati di mente. Nelle epoche prima dell’Illuminismo non esisteva una chiara

definizione di “follia”,spesso era considerata come una vera malattia o come conseguenza di malefici o riti demoniaci.

In ogni caso il pazzo era un individuo che aveva perduto la ragione e l’unico rimedio era quello di rinchiuderli in

apposite istituzioni con lo scopo di isolarli e di contenere il loro comportamento con maltrattamenti e catene.

Nei primi decenni dell’8oo,furono negate le spiegazioni magico – demoniache,e la follia fu intesa come “malattia di

mente” e il luogo per la cura era un apposito”asilo” per malati;in questa visione il pazzo fu percepito come una

persona da rieducare al vivere sociale. Poi con il progresso scientifica nella seconda metà del’800 si delineò una

nuova visione della malattia mentale, la follia era una disfunzione organica da affrontare in chiave medica senza dar

peso alla storia del malato e alle sue difficoltà esistenziali. Tipico di questo momento è stato il grande sviluppo del

sistema manicomiale,il “MANICOMIO” era il luogo che doveva assolvere sia la funzione di cura sia quella di tutela

sociale. La concezione del malato di mente come individuo le cui dinamiche psichiche sono del tutto

incomprensibili,diverse e alienate della psicologia del sano,fu posta in crisi:

-la psicoanalisi riteneva che esistessero malattie della psiche dovute unicamente a fattori psicologici e non a cause

organiche.

-il secondo elemento che ha posto in crisi la visione unicamente medica o patologistica della malattia mentale è

rappresentato dalla nuova dimensione sociale che ha investito la psichiatria,con nuovi approcci di cura in senso socio

terapico,nel tentativo di eliminare le cause del disturbo devianti dai conflitti interpersonali.

-La scoperta e l’utilizzazione degli psicofarmaci,nel 1952 ha demolito il mito dell’incurabilità del disturbo mentale.

-Negli anni ’60, il movimento dell’antipsichiatria arrivò a negare l’esistenza della malattia mentale. Nel 1978 (legge

Basaglia n. 180) venne promulgata la legge che ha sancito la chiusura dei manicomi. 57

L’introduzione della psicofarmacologia ha consentito di fare ulteriore passi in avanti per la cura dei disturbi

- mentali. E’inoltre previsto un Trattamento Sanitario Obbligatorio quando:

1) si è in presenza di alterazioni psichiche 2) non accettazione delle cure 3) assenza di condizoni per adottare

tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere.

Imputabilità e malattia mentale

Già nell’antica Roma vigeva il principio giuridico secondo il quale il folle non sarebbe responsabile e non dovesse

pertanto subire una pena per i delitti eventualmente commessi,e nonostante le eccezioni del medioevo in cui la

malattia mentale era considerata come espressione della possessione diabolica, questo principio è giunto fino al XIX

secolo,principio giuridico della non imputabilità dei folli oppure anche quello della ridotta imputabilità per i casi meno

gravi di malattia mentale. Tale questione è stata affrontata dai codici moderni secondo tre indirizzi:

- metodo puramente psicopatologico:considera non punibili i malati che abbiano commesso un reato se sono

afflitti da determinate malattie mentali. Per questo metodo è dunque sufficiente una certa diagnosi psichica per

escludere la responsabilità penale,senza dover valutare se e quanto l’infermità ha inciso sulla capacità di volere e

intendere.

- Metodo esclusivamente normativo:opposto a quello precedente afferma che per non esserci imputabilità è

sufficiente che il momento del fatto,il soggetto sia stato giudicato incapace di intendere e di volere prescindendo

dall’identificazione di una precisa infermità

- Metodo psicopatologico normativo:richiede il ricorso di un’infermità di mente e poi la valutazione della sua

incidenza sulla capacità di intendere e di volere al momento del commesso delitto;è dunque fondamentale

accettare l’infermità.

Principio giuridico fondamentale è dunque quello che possono essere sottoposti a pena solo le persone imputabili

mentre non lo sono coloro che non sono dotati del requisito dell’imputabilità.

E’imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere.

Per imputabilità: condizione psichica nel quale si deve trovare un soggetto per poter essere sottoposto alla sanzione

penale,requisito individuale legato al possesso della capacità di intendere e volere che in Italia acquisisce al

compimento del 14°anno di età. La capacità di intendere e di volere è il requisito necessario per essere imputabili ed

entrambe le facoltà devono essere presenti.

Intendere :discernere nettamente il significato e il valore e le conseguenze morali e giuridiche di atti e fatti,non

considerare la responsabilità giuridica e morale delle proprie azioni.

Volere :esercitare in modo autonomo le proprie scelte secondo motivi coscienti. Tale capacità richiede tanto l’integrità

dell’intelletto quanto le componenti affettive.

Caratteristica del metodo psicopatologico-normativo che è quello prescritto dal nostro codice è una sorta di

compromesso fra la rigidità medico nosografica del metodo psicologico e la criteriologia del metodo normativo.

L’incontro tra questi due metodi ha dato vita a varie concezioni discordanti sull’imputabilità,ma si è arrivato comunque

ad affermare che è impossibile fissare una misura esatta dell’imputabilità nel senso di capacità del soggetto di agire

diversamente da come in realtà ha agito. Sulla questione della responsabilità penale si è passati dall’astratta alla

generalizzata follia o pazzia ,al principio di individualizzazione;la valutazione sull’imputabilità è eseguita caso per

caso,è abbandonato il criterio secondo cui una data diagnosi debba obbligatoriamente corrispondere ad un giudizio

di incapacità di intendere e di volere. L’imputabilità è incentrata sul fatto che esistono singoli malati e non malattie

come realtà ontologicamente date.

Vizio totale e vizio parziale di mente

Per stabilire l’imputabilità dobbiamo rilevare :art.88 vizio totale di mente. Non è imputabile che,nel momento in cui ha

commesso il fatto era,per infermità,n tale stato di mente da escludere la capacità di intendere o di volere. Art.89 vizio

parziale di mente:chi nel momento in cui ha commesso il fatto .era, per infermità mentale,in tale stato di mente da

scemare grandemente senza escluderla la capacità di intendere e volere,risponde al reato commesso;ma la pena è

diminuita.

È dunque principio basilare del nostro codice che solo le cause patologiche(infermità) giustificano la non imputabilità

e solo qualora possa provarsi che esse abbiano compromesso la capacità di intendere e di volere nel momento

stesso in cui è stato compiuto un determinato reato. Bisogna chiarire il concetto di infermità:così come posto dal

codice panale tale concetto è più ampio di qll di malattia poiché nn si limita esclusivamente alle vere e proprie

malattie mentali ma comprende qualsiasi condizione patologica che sia stata in grado di interferire sulla capacità di

intendere e di volere anche solo transitoriamente. L’esistenza dell ‘infermità al momento del fatto delittuoso non

comporta necessariamente un giudizio di non imputabilità dovendo fare su richiesta del codice penale una

valutazione a carattere quantitativo:cioè un’infermità per essere significativa ai fini dell’imputabilità deve avere anche

rilevanza clinica ed essere idonea a compromettere le funzioni psichiche del colpevole;le infermità lievi sono

irrilevanti. E a carattere qualitativo:invece qualsiasi condizione morbosa è idonea a configurare il vizio totale o

parziale di mente,purchè il suo grado sia tale da abolire fortemente la capacità di intendere e volere. In tema di

imputabilità si deve quindi indagare caso per caso con criterio clinico sulla personalità e sui meccanismi psichici e

psichici patologici messi in atto al momento del commesso reato.

Alla formulazione di una data diagnosi psichiatrica non segue cioè un giudizio automatico sulla capacità di intendere

e di volere del reo e ciò per 3 ragioni: 58

1)il giudizio sull’imputabilità va riferito al momento della commissione del fatto delittuoso,cioè può accadere che una

condizione patologica fosse presente al momento del delitto e non è più in atto al momento del giudizio psichiatrico-

forense(infermità transitoria).

2)il giudizio di eventuale imputabilità deve comportare il riconoscimento di un rapporto di casualità fra il disturbo

mentale e il delitto,cioè nn basta la presenza di una grave infermità ma l’infermità deve avere caratteristiche tali da

aver partecipato alla genesi e dinamica di quel particolare reato.

3)la malattia mentale non sempre e non necessariamente investe tutta la personalità

In conclusione quindi sia il giudizio di responsabilità che quello di imputabilità seguiranno il principio di

individualizzazione.

Pericolosità dei malati di mente

Così come la responsabilità l’imputabilità ecc devo essere accertati caso per caso anche la pericolosità dei malati di

mente va acclarata caso per caso. Oggi si è finalmente superato lo stereotipo malattia mentale=pericolosità; e in tal

senso la nostra legge ha rigettato il cardine del passato sistema penale che prevedeva la presunzione di pericolosità

per tutti i malati riconosciuti non imputabili per vizio totale di mente:e mentre prima il prosciolto era assegnato

all’ospedale psichiatrico giudiziario,attualmente ciò avviene solo se vi è una valutazione individualizzata di persistente

pericolosità al momento in cui la misura deve essere applicata.

Elementi di nosografia psichiatrica

In psichiatria si parla di D e non più di malattia mentale. L’American Psychiatric Association ha

ISTURBO MENTALE

redatto il M IV (DSM-IV) per unificare a livello

ANUALE DIAGNOSTICO E STATISTICO DEI DISTURBI MENTALI VERSIONE

internazionale la terminologia psichiatrica. Seguendo il DMS intendiamo per disturbo mentale ogni sindrome di

significativo rilievo clinico,meritevole di interesse psichiatrico,connessa a disfunzione psichica o biologica o

comportamentale che possa produrre disagio o disabilità nel funzionamento sociale e che accompagni una

limitazione della libertà.

Ritardo mentale e demenze

Il è caratterizzato da un deficit significativo rispetto alla media del funzionamento intellettivo,

RITARDO MENTALE

comportante inadeguatezza o incapacità nell’adattamento sociale.

Il deficit riguarda essenzialmente l’intelligenza;esso può essere di vari gradi:

 L : alcuni casi possono dipendere da fattori extra organici: grave indigenza, mancanza di stimoli. Sono

IEVE

persone che partecipando alla vita sociale, possono avere un ruolo anche nell’attività criminale, ma per la loro

vulnerabilità possono essere più facilmente vittime delle pressioni criminogenetiche del loro ambiente marginale.

Possono essere autori di crimini dettati dall’impulsività.

 M : Possono essere più che altro strumento dell’attività criminosa

ODERATO

 G G : limitate possibilità di commettere reati.

RAVE E RAVISSIMO

Per quanto riguarda le Correlazioni tra intelligenza e criminalità può accadere che oltre alle deficienze mentali, si

unisca l’appartenenza a ceti altamente sfavoriti e questa condizione può facilitare l’esito in senso criminale delle

difficoltà del vivere. La rilevazione statistica su un gruppo di carcerati, indica un livello di intelligenza al di sotto della

media. L’intelligenza gioca un ruolo importante nella criminalità,nel senso che coloro che si comporteranno in modo

antisociale,saranno più facilmente identificati e puniti quelli che,per difetto d’intelligenza,svolgono il ruolo di

delinquente in modo maldestro e quindi più sottoposti a rischio di incriminazione. Non si può parlare di generale

correlazione tra insufficienza collettiva e criminalità,ma solo di una correlazione tra ritardo mentale,avverse condizioni

sociali e criminalità di basso rango.

Le D implicano un deterioramento dell’attività psichica dovuta a (demenza senile, demenza vascolare, pre-

EMENZE

senile alzheimer, da intossicazione alcolica o da stupefacenti o da trauma). La D è la perdita il

EMENZA RITARDO

è un mancato sviluppo. I reati messi in atto da persone affetti da demenza sono per lo più legati allo

MENTALE

scadimento dei freni inibitori e, sono, numericamente poco rilevanti.

LE PSICOSI

Con “psicosi” si intende una delle più gravi patologie mentali dove la rilevante alterazione di molteplici funzioni

psichiche impedisce l’integrazione con la realtà,infatti comporta l’incapacità ad un soggetto di esaminare ,di

giudicare,non riesce a valutare correttamente i suoi pensieri e le percezioni. Le sue manifestazioni fondamentali

sono:

 D : disturbo del pensiero che consiste in convincimenti e idee che risultano in aperta contraddizione con la

ELIRIO

realtà e che non recedono né all’evidenza né alla persuasione.

 L’ : vedere, udire o percepire cose che non esiste.

ALLUCINAZIONE

 D : : perdita dei nessi logici delle idee, I : il pensiero risulta assurdo,

ISTURBI DEL PENSIERO DISSOCIAZIONE NCOERENZA

frantumato. 59

 A ’I : l’individuo può giungere a non riconoscersi.

LTERAZIONE DELLA COSCIENZA DELL O

La P è una sindrome psicopatologica caratterizzata dal distacco più o meno accentuato fino alla perdita del

SICOSI

contatto con la realtà; non è una specifica entità morbosa, ma un insieme di sintomi (sindrome) che si manifestano

nel corso di molte affezioni es schizofrenia, paranoia etc.

SCHIZOFRENIA

La S è uno dei più gravi disturbi psichiatrici. Tale disturbo comporta una forte alterazione delle funzioni

CHIZOFRENIA

psichiche. Di solito esordisce nella prima adolescenza e colpisce con uguale frequenza i due sessi. Questo disturba

comporta un grave impoverimento dell’intelligenza e della personalità tale da essere stato denominato demenza

precoce. Inizialmente può anche non esserci deficit intellettivo, anzi il soggetto può avere un’intelligenza

particolarmente brillante, ma poi può avvenire un deterioramento delle facoltà intellettive. Spesso la storia infantile

può essere caratterizzata da disturbi della personalità (personalità premorbosa). L’esordio della malattia può avvenire

in concomitanza di situazioni stressanti o di intossicazioni. Non sono ancora state scoperte le cause primogene di

questo disturbo.

Nel DSM-IV sono descritti 4 sottotipi di schizofrenia:

- P : presenza di un sistema delirante bizzarro.

ARANOIDE

- D : profonda disorganizzazione, può avere allucinazioni acustiche.

ISORGANIZZATO

- C : prevalente espressione motoria catatonia con immobilismo e altro. Rara

ATATONICO

- I : tipo misto.

NDIFFERENZIATO

- R : meno grossolanamente alterato.

ESIDUO

Nello schizofrenico prevale il mondo interno. Lo schizofrenico grave normalmente riceve una pensione di invalidità.

Un aspetto clinico della schizofrenia è la mancata consapevolezza rispetto al proprio stato. Fondamentale per la cura

di questo disturbo è l’assunzione corretta di farmaci. Non è detto che lo schizofrenico sia pericoloso. Può verificarsi,

nel caso in cui i sintomi psicotici prevalgano, il rischio di aggressioni a persone o cose. Può accadere che la

schizofrenia si riveli proprio durante il compimento di un delitto violento delitto-sintomo. Possono avere luogo anche

psicosi reattive brevi.

DISTURBO DELIRANTE

Il D ( )è caratterizzato da un sistema delirante stabile, coerente e duraturo, senza

ISTURBO DELIRANTE PARANOIA

deterioramento della personalità,nasce da una distorsione cognitiva,attraverso la quale stimoli esterni diversi

vengono interpretati attribuendo significati minacciosi e allusivi. Il delirio è la certezza soggettiva di alcune

convinzioni,esso si associa anche a episodi di alterazione dell’umore,e vi sono varie forme:

D : la persona è convinta di essere in contatto con la divinità

ELIRIO DI GRNDEZZA

D : ci si ritiene vittime di ingiustizie, fatti di poco conto vengono interpretati come gravi e

ELIRIO DA PERSECUZIONE

profonde ingiustizie verso se stessi. Spesso si ricorre alla giustizia per denunciare i presunti malfattori e si giunge a

trascinare in tribunale i presunti persecutori.

D - : si atteggiano a profeti.

ELIRIO MISTICO RELIGIOSO

D : il soggetto è convinto di essere oggetto di attenzioni amorose da parte di un particolare

ELIRIO EROTOMANICO

individuo, spesso una star dello spettacolo.

D : il soggetto è infondatamente convinto che il partner gli sia infedele.

ELIRIO DI GELOSIA

P : riguarda gli anziani afflitti da senso di persecuzione di vicini o parenti.

ARANOIA INVOLUTIVA O PARAFRENIA

I reati che può compiere il paranoico sono: la calunnia, molestia, ingiuria, le offese fino ad arrivare all’omicidio,

magari del presunto persecutore.

DISTURBI DEL’UMORE

L’umore rappresenta la disposizione a provare sentimenti piacevoli o spiacevoli.

I DISTURBI DELL’UMORE riguardano la possibilità di andare da un estremo di gioia euforia al suo opposto di

sofferenza e dolore malinconia, e di solito sono privi di sintomi psicotici.

U : reazione affettiva a fatti importanti della vita.

MORE REATTIVO

U : generale disposizione verso sentimenti piacevoli e spiacevoli.

MORE FONDAMENTALE

La depressione colpisce circa il 20% della popolazione globale e interessa maggiormente le donne. I disturbi

dell’umore hanno un substrato biologico e sono trasmessi geneticamente. Comunque, i disturbi depressivi si

distinguono dalle normali flessioni dell’umore. L’Episodio Depressivo Maggiore può essere accompagnato da sintomi

psicotici quali deliri congrui e allucinazioni. Forme depressive meno gravi sono la distimia (cronica e priva di deliri) e

disturbi dell’adattamento con umore depresso (legati ad un fatto specifico e di breve durata).

Può accadere che il depresso arrivi a togliersi la vita unitamente a quella dei suoi cari omicidio-suicidio. Nei disturbi

bipolari gli episodi depressivi si alternano in modo imprevedibile con quelli maniacali. La M è la situazione

ANIA

opposta alla depressione e comporta una grande euforia. Vi possono essere forme chiaramente maniacali forme

ipomaniacali (sintomi legati alla sola loquacità ed umore elevato). Lo stato maniacale, per la sua iperattività può

causare la commissione di reati quali: l’aggressione, ingiurie, vilipendio, guida spericolata. Ai fini criminologici è

importante l’intervallo lucido. 60

DISTURBI D’ANSIA

I D ’ sono anche denominati N ( ). Il disagio del nevrotico si esprime

ISTURBI D ANSIA EVROSI STATI DI SOFFERENZA SOGGETTIVA

con modalità autoplastica o egodistonica (verso l’interno). Secondo la psicoanalisi la nevrosi è data da un conflitto tra

l’ES e il SUPER-IO. Per altre scuole psicologiche, in un’ottica di psico-sociale il disturbo è dovuto ad un conflitto con

l’ambiente.

 A : stato d’allarme

NSIA

 A stati d’ansia particolarmente profondi

NGOSCIA

 P stato d’ansia estrema

ANICO

Tra i disturbi d’ansia vi sono:

 ’ : stato d’ansia diffuso,non limitata a una specifica circostanza;è intensa e

DISTURBO D ANSIA GENERALIZZATA

incontrollabile,modo pessimistico di valutare sé e il mondo.

 D : crisi di ansia acutissima e breve che sorge senza segnali di preavviso. Di solito

ISTURBI DA ATTACCHI DI PANICO

sono scatenati da “claustrofobia”o disturbi da attacchi di panico con agorafobia,cioè sensazione di paura e forte

disagio.

 D :paura immotivata irrazionale e può essere sociale(situazoni)e specifica(animali).

ISTURBI FOBICI

 - : disturbo tipicamente cronico che si caratterizza con vere e proprie ossessioni. Le

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

compulsioni sono impulsi e possono riguardare es. la pulizia, collocare oggetti in un determinato posto,

controllare ripetutamente di aver spento il gas etc.

La nevrosi non è condizione che favorisca condotte criminose. Vi sono però delle eccezioni: delinquente con senso

di colpa, cleptomane, disturbi compulsivi che sfociano nella violenza sessuale o pedofilia.

DISTURBI MENTALI TRANSITORI E STATI EMOTIVI PASSIONALI

Gli non escludono né diminuiscono l’imputabilità.Emozioni: stati affettivi di breve durata.

STATI EMOTIVI E PEASSIONALI

Passioni: condizioni affettive di maggiore durata.

Gli stati affettivi definibili quali emozioni e passioni non vengono ritenuti idonei a incidere sull’imputabilità.

Tra i reati facenti parte di questo ambito vi sono i delitti d’impeto,dal rapporto con la vittima scaturisce una situazione

violenta.

Diverso è il caso di D per i quali è prevista una minore imputabilità,cioè quando il disturbo si

ISTURBI MENTALI TRANSITORI

scatena solo e in coincidenza con situazioni delittuose,che in passato non figuravano. La discriminante tra semplice

stato emotivo e disturbi mentali transitori è dato dai seguenti elementi:

alterazione della coscienza durante la commissione del fatto

- frattura nei confronti della realtà

- perdita della memoria del fatto.

-

In conclusione,si differenziano dai semplici stati emotivi e passionali quelle condizioni psicotiche insorte al momento

del fatto in soggetti che non avevano mai presentato in precedenza disturbi mentali e che si concretizzano in atti di

grave violenza,generalmente non premeditati.

DISTURBI Di PERSONALITA’

I D si riferiscono a modelli abituali di comportamento che devia marcatamente rispetto alle

ISTURBI DI PERSONALITÀ

aspettative culturale dell’ambiente in cui si vive. Vi sono due parametri per riconoscerli:

 C

ARATTERE ABNORME

 G

IUDIZI DI VALORE NEGATIVI DA PARTE DELLA SOCIETÀ

Tra le caratteristiche principali:

-Tendenza alloplastica (verso l’esterno)tipica degli individui che esauriscono la tensione con l’azione,e quindi,a

rispondere all’azione con la frustrazione e ai conflitti agendo verso l’ esterno,riversando sull’ambiente i loro problemi

mediante la condotta abnorme.

-Egosintonia,,secondo la quale il soggetto ritiene la sua condizione consona, accettabile e coerente con il resto della

personalità, e fa sì che il comportamento non determini sensi di colpa.

-Abitualità,le anomalie del comportamento si trasformano in stile di vita.

Non si riscontra una propensione alla criminalità se non a talune specie di delitti. E’ scarsa la rilevanza invece per la

delinquenza occasionale, dei colletti bianchi e economica.

I disturbi di personalità più significativi sono:

: distacco dalle relazioni sociali, gamma ristretta di espressioni emotive,

 DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALITÀ

freddezza, attività solitarie. Spesso è autore di reati violenti: rapina, omicidio, violenza carnale. E’ indifferente alle

reazioni altrui: omicidio a freddo dei killer.

B : instabilità nelle relazioni sociali, promiscuità sessuale, spendere oltre le

 DISTURBO ORDERLINE DI PERSONALITÀ

proprie capacità. Frequenti i tentativi di suicidio.

D : tendenza a rapportarsi con gli altri in maniera manipolatoria ed

 ISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ

esclusivamente nel proprio interesse. Confronti con realtà frustranti sono da temere. 61

D diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti della gente che possono

 ISTURBO PARANOIDE DI PERSONALITÀ

anche condurre al delirio di querela. Affini sono poi le personalità fanatiche le quali si possono riscontrare tra i

terroristi e gli adepti di culti religiosi. Es. suicidi collettivi.

D si comportano in modo drammatico, raccontano molte bugie,cercano di

 ISTURBO ISTRIONICO DI PERSONALITÀ

attrarre l’attenzione su di sé. Spesso sono mitomani,si immedesimano talmente nei ruoli descritti che si

costruiscono un personaggio inesistente,che trae in inganno se stesso e gli altri.

D spesso sono inosservanti dei diritti altrui. Già da ragazzi compiono atti

 ISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITÀ

vandalici e sono ribelli. Fanno abituale ricorso ad alcol e droghe. Facilmente sono inseriti in ambienti di

sottocultura giovanile.

D

ISTURBO DEL CONTROLLA SUGLI IMPULSI

Riguarda l’incapacità trattenersi nell’ agire secondo un impulso pericoloso per sé o per gli altri.

 C : spesso colpisce le donne, incapacità di resistere all’impulso di rubare anche cose senza valore.

LEPTOMANIA

 P : tendenza a provocare intenzionalmente incendi.

IROMANIA

 D ’ : tendenza impulsiva a spendere forti somme di denaro al gioco.

ISTURBO DA GIOCO D AZZARDO PATOLOGICO

 D : colpisce soprattutto le donne,paura fobica di prendere peso.

ISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

PARAFILIE,DEVIANZE SESSUALI E DELITTI SESSUALI.

Le P sono particolari disturbi psichici che attengono esclusivamente alla sfera sessuale. Sono tre i parametri

ARAFILIE

cui fare riferimento per valutare un comportamento sessuale come abnorme:

1. Criterio medico-biologico:

2. Criterio sociologico

3. Criterio giuridico

Le P hanno come caratteristica quella di ricorrere a fantasie o comportamenti che vanno al di là di quelli che

ARAFILIE

sono gli abituali schemi, per conseguire l’eccitazione sessuale. Tra le principali vi sono: P ( di solito cronica e

EDOFILIA

più frequente tra gli uomini),GERONTOFILIA(interesse verso persone anziane). CORPOLALIA

TELEFONICA(pronunciare frasi oscene per telefono), ZOOFILIA,FROTTEURISMO(toccare una persona non

consenziente).NECROFILIA(interesse per cadaveri).ESIBIZIONISMO,VOYERISMO(vedere altre

coppie),MASOCHISMO,FETICISMO, TRANSESSUALESIMO o disturbo d’identità sessuale.

 In una prospettiva biologica l’omosessualità dovrebbe essere considerata una parafilia,ma ormai c’è molta

tolleranza nel costume attuale.

 Secondo una prospettiva sociologica sono chiamate condotte sessuali devianti quelle censurate perché contrarie

alle norme e al costume della società.

 Secondo una prospettiva giuridica si parla di (violenza sessuale, atti osceni, incesto) che sono

DELITTI SESSUALI

quei comportamenti motivati dall’impulso sessuale proibiti dalla legge.

Vi è dunque una doppia normativa una morale ed una legale.

Gli autori di Stupro sono spesso persone normali che non presentano perversioni.

M : i parafilici non vivono il proprio disturbo come malattia. La loro perversione non è mette

ALATTIA MENTALE E PARAFILIA

in dubbio la loro capacità di intendere e di volere e dunque non riduce la loro imputabilità. Quando invece si

manifestano in soggetti con malattie psichiche l’imputabilità verrà valutata secondo i criteri che si adottano

abitualmente.

DISTURBI MENTALI CARCERARI

Può accadere che durante la permanenza in carcere, a causa dell’isolamento dalla società, del regime di vita

imposto, della lontananza dagli affetti, si verifichino problemi di patologia mentale. Nei casi di delitto-sintomo il reo

può manifestare per la prima volta ad esempio la schizofrenia. Può verificarsi la slatentizzazione di forme paranoiche

o meccanismi psicotici prima latenti e poi, dopo la carcerizzazione, sviluppatisi in tutta la loro violenza. Si possono

verificare:

R : nella fase iniziale della detenzione. A causa del particolare ambiente carcerario: depressione con

EAZIONI ABNORMI

tentato suicidio, eccitazione, autolesionismo.

P : forme morbose caratterizzate dalla specificità del legame fra disturbo e stato di detenzione.

SICOSI CARCERARIE

P : forme paranoiche con senso di persecuzione.

SICOSI DELIRANTI

S : forma morbosa di tipo deteriorativo dovuta alla routine e alla mancanza di stimoli e

INDROME DI PRISONIZZAZIONE

informazioni. Prisonizzazione è un termine coniato da Clemmer 1940 che fa riferimento non a forme patologiche

quanto a modificazioni della personalità del detenuto. Vere e proprie modificazioni del sé.

S G : forme di tipo isterico messe in atto al fine di essere reputati incapaci di intendere e di volere. Si

INDROME DI ANSER

verifica soprattutto tra quei carcerati in attesa di giudizio. Rientrano nel medesimo ambito le pseudo-demenze.

L’attuale codice di procedura penale ha rivolto particolare attenzione agli imputati in detenzione che presentano

disturbi mentali. Inoltre va ricordato a coloro che operano nel contesto carcerario che si deve sempre tener conto di

una falsificazione intenzionale della sintomatologia,infatti viene definita “Simulazione”la produzione intenzionale di

sintomi fisici o psicologici falsi. 62

CAPITOLO 8

ABUSO Di SOSTANZE E CRIMINALITA’

Sostanza Voluttuarie

Le S P inducono una modificazione dello stato psichico che è tipica e diversa per ogni sostanza. Ad

OSTANZE SICOATTIVE

es. l’alcol è una sostanza psicoattiva che produce ebbrezza, sicurezza di sé e produce effetti su varie funzioni

mentali.

Sono S (alcol, tabacco, caffè, tè, sostanze stupefacenti) tutte le sostanze psicoattive che

OSTANZE VOLUTTUARIE

producono effetti piacevoli. Alcune possono provocare seri danni se consumate a lungo nel tempo: dannosità di

ordine fisico, psichico e comportamentale. La caratteristica fondamentale delle droghe è quella di creare dipendenza

e assuefazione.

D : sostanze psicoattive di cui l’uso è illegittimo. La legge distingue tra droghe pesanti, leggere e droghe pallide

ROGHE

(psicofarmaci utilizzati come sostitutivi degli stupefacenti). L’assunzione di stupefacenti può causare dipendenza

fisica e/o psichica. La mancata assunzione può provocare la sindrome da astinenza che varia a seconda delle

sostanze. La capacità di uncinamento di una droga è la capacità di agganciamento nel senso di provocare

dipendenza.

Diffusione della droga e motivazioni al consumo

Nell’800 e fino agli anni ’60 il problema droga non esisteva. Si è diffusa poi negli USA e in Europa in concomitanza

con i movimenti di contestazione. La ricerca ha creato mercato. Nei tempi a noi più vicini,negli anni ’60,gli anni degli

hippies, le motivazioni ideologiche sono andate scomparendo, legando all’assunzione di droga, solo la ricerca di

piacere. Alcuni soggetti sono più attratti dalle droghe, altri no, ciò dipende da una loro particolare struttura psicologica

tossicofilia ossia la propensione di coloro per i quali la droga è un bene appetibile. Le cause sono varie…e di natura

psicologica. Una delle teorie più accreditate sulla motivazione all’uso di droghe fa riferimento ai processi di

imitazione e socializzazione,di apprendimento sociale,soprattutto per gli adolescenti.

Le diverse modalità di coinvolgimento con la droga

Il rapporto che si instaura fra la droga e colui che ne fa uso può dar luogo a diverse situazioni,vi sono infatti nella

realtà modi estremamente diversi di essere coinvolti dagli stupefacenti e la diversità dell’uso è legata sia a fattori

estremamente diversi di essere coinvolti dagli stupefacenti e la diversità dell’uso è legata sia a fattori individuali,sa al

tipo di sostanza. Si effettua una distinzione a seconda di due parametri: il tipo di dipendenza e il tipo di

funzionamento sociale:

 C : utilizzano dosaggi innocui ,saltuari,che non comportano significativi disturbi nell’inserimento

ONSUMATORI

sociale. Es. droghe leggere, alcol

 T : coloro nei quali si è instaurata la dipendenza. L’individuo può essere ancora recuperato ed è

OSSICODIPENDENTI

spesso in grado di mantenere ruoli e legami suoi propri nella società. Può accadere che per bisogno di procurarsi

denaro faccia ricorso a mezzi illegittimi.

 : di solito eroinomani, per loro la droga diviene l’unica ragione di vita. Non riescono a mantenere ruoli

TOSSICOMANI

e legami preesistenti con la società, spesso vivono ai margini e delinquono.

I VARI TIPI Di DROGA

E la più pericolosa è un derivato semisintetico della morfina. Su di essa gravitano i colossali interessi della

 ROINA

grande criminalità organizzata. Causa gravi danni fisici: coma o morte per overdose, carie, amenorrea nelle

donne e impotenza negli uomini, AIDS e infezioni come l’epatite a causa delle siringhe infette. Non si rilevano

particolari danni psichici se non una modificazione del carattere o un deterioramento intellettivo.

: è un alcaloide estratto dalle piante di coca. E’ eccitante del sistema nervoso. Secondo un primo

 COCAINA

orientamento la cocaina non avrebbe dato luogo dipendenza, successivamente venne segnalata la possibilità di

una dipendenza psichiatrica, attualmente si utilizza il termine di neuroadattamento. La dipendenza è frequente

ma spesso poco imperativa. La cocaina viene utilizzata anche per migliorare le proprie prestazioni lavorative,

aderendo maggiormente così ad alcuni attuali valori sociali.

C : provengono dalla pianta della canapa sia marijuana che hashish. Possono causare una

 ANNABIS INDICA

dipendenza psichica. Il consumatore mantiene inalterati lo standard e il proprio inserimento sociale. In alcuni

paesi europei l’uso di questa sostanza è tollerato anche se non legalizzato. In Italia viene contrastata la

liberalizzazione per due motivi 1) il consumatore entra in contatto con una sottocultura delinquenziale 2)

l’assunzione di queste droghe può provocare a lungo andare una sindrome demotivazionale.

A : sostanze in grado di provocare allucinazioni. Oltre ai naturali es peyote c’è LSD. I rischi sono legati

 LLUCINOGENI

al fatto che questa droga può indurre gravi disturbi dell’attività mentale (psicosi). Non da dipendenza fisica e

permette di mantenere i precedenti standard di vita sociale.

A : Sostanze chimiche ad azione eccitante sul sistema nervoso. Inducono dipendenza.

 MFETAMINE

N : ad es.l’ecstasy. Sono droghe sintetiche, possono provocare allucinazioni. Può causare il colpo di

 UOVE DROGHE

calore con aumento del battito cardiaco e crampi che può portare anche alla morte.

120. A

BUSO DI SOSTANZE VOLUTTUARIE E DI DROGHE COME CONDOTTA DEVIANTE 63

Il grado di tolleranza nei confronti delle differenti sostanze stupefacenti varia da cultura a cultura. In Italia vengono

bandite soprattutto per i danni fisici e mentali che possono causare.

121. S

TRATEGIE DI LOTTA CONTRO LA DROGA

Non vi è coincidenza tra il concetto di devianza (fatto socialmente e moralmente riprovato) e quello di criminalità

(violazione di norme giuridica). Nei confronti degli stupefacenti è stata da tempo fatta la scelta di ostacolarne il

consumo e il traffico mediante il ricorso alla legge.

S ’ :

TRATEGIE PER CONTRASTARE L OFFERTA

consiste nella lotta contro i narcotrafficanti e le organizzazioni criminali (attraverso il controllo dei capitali derivanti dal

traffico). Vi sono normative nazionali e internazionali. Gli obiettivi sono:

1) I : se ne occupano istituzioni internazionali facenti capo all’ONU.

MPEDIRE O RIDURRE LA PRODUZIONE DI DROGA

2) : viene messo in atto tramite la

COMBATTERE IL TRASFERIMENTO DELLA MATERIA PRIMA DAI LUOGHI DI PRODUZIONE

collaborazione delle polizie dei vari paesi coinvolti nel fenomeno e mirano ad individuare i laboratori clandestini.

3) R : si cerca di reprimere la distribuzione al minuto.

EPRIMERE LA DISTRIBUZIONE CAPILLARE

4) C : legge Rognoni-La Torre per controllare i capitali sporchi.

OLPIRE LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI

S :

TRATEGIE PER CONTRASTARE LA RICHIESTA

si attua tramite

1) L :

EGGI INIBENTI IL CONSUMO

P ’

 ROIBIZIONE DELL USO

L

 IBERALIZZAZIONE

N

 ON PUNIBILITÀ DEL CONSUMATORE

In Italia fino al ’75 era punibile anche la sola detenzione, con la legge del 22 dec ’75 venne sancito il principio del

consumo personale di per sé non punibile. Con il DPR del ’90 era stato scelto di punire penalmente la produzione

e il traffico applicando sanzioni amministrative (ritiro patente e passaporto) anche con segnalazione ai SERT dei

tossicodipendenti che facessero di sostanze stupefacenti uso personale e non superassero la dose media

giornaliera. Con la legge del ’93 il principio di dose media giornaliera è stato abrogato

2) T : tre modelli:

RATTAMENTI DI RECUPERO DEI TOSSICODIPENDENTI

 O la legge oggi in vigore è orientata in senso

BBLIGATORIETÀ DI SOTTOPORSI A TRATTAMENTI TERAPEUTICI

terapeutico, considerando il drogato come malato e non colpevole.

 L (DPR ’90)

IBERTÀ DI SOTTOSTARE AGLI INTERVENTI .

 ALTERNATIVA TRA SANZIONE PENALE PER IL CONSUMO E ACCETTAZIONE DEL RECUPERO

3) PREVENZIONE

M ODALITÀ DI TRATTAMENTO E RECUPERO DEI TOSSICODIPENDENTI

L’attuale legislazione, prevede interventi a vari livelli:

Trattamenti in ambulatori e centri specializzati

- Trattamenti farmacologici

- Ricoveri ospedalieri per disintossicazione medica.

- Comunità alloggio di tipo aperto

- Comunità terapeutiche chiuse

-

P

REVENZIONE

Gli interventi sono rivolti ai giovani con appositi programmi. Recentemente è stata fatta una campagna ideata dal

Ministero per la solidarietà sociale e riguarda le nuove droghe.

D ROGA E CRIMINALITÀ

E’ aumentata la violenza. A livello mondiale, connessa alle imprese criminali che gestiscono il traffico di droga. Le

lotte tra cosche sono più crudeli e non risparmiano né donne né bambini. Per ciò che attiene alle correlazioni tra

droga e criminalità del tossicomane vanno distinte:

C : reati eseguiti sotto effetto di droghe. Molto rari.

 RIMINALITÀ DIRETTA

C : atti delittuosi commessi in una particolare condizione di sofferenza

 RIMINALITÀ DA SINDROME DI CARENZA

angosciosa (rapine, furti impulsivi).

C : per necessità di procurarsi il denaro per acquistare droga; si tratta di eroinomani che

 RIMINALITÀ INDIRETTA

possono compiere: furti, prostituzione, rapine e scippi e sono perciò dotati di una particolare pericolosità sociale.

C : connessa con la sottocultura e le aree criminose. Fra i delinquenti comuni l’uso di droghe

 RIMINALITÀ DA AMBIENTE

è molto diffuso.

ALCOLISMO ACUTO E CRONICO:GLI EFFETTI

Abuso di bevande alcoliche. In Italia sostanze voluttuarie più diffuse. Può indurre dipendenza sia fisica che psichica.

L’alcol costituisce problema medico e/o sociale solo quando ne venga fatto abuso. Due prospettive:

1) - I (la sintomatologia scompare

CONCENTRAZIONE MOMENTANEA NTOSSICAZIONE ALCOLICA ACUTA 64

2) P : si manifesta etilismo cronico o alcolismo propriamente detto.I

ROLUNGAMENTO NEL TEMPO NTOSSICAZIONE ALCOLICA

(vengono lesi in modo più o meno permanente certe strutture organiche con alterazioni fisiche e

CRONICA

psichiche anche in periodi di astinenza – duplice sintomatologia: una dovuta al frequente succedersi di stati di

ebbrezza acuta e l’altra legata alle alterazioni provocate dall’abuso protratto per anni). Tra i fenomeni

psicopatologici: deterioramento intellettivo, alterazioni della memoria, irritabilità.

Gli abusi di alcol determinano sfavorevoli conseguenze sociali: condotte antisociali.

All’alcolismo che prima riguardava i braccianti e i contadini (diminuito) si è andato affiancando quell’alcolismo legato

al benessere (superalcolici) che riguarda anche le donne e i più giovani.

Fra le motivazioni individuali che inducono all’alcolismo: tratti psicologici legati all’insicurezza, depressione,

immaturità. Vi è anche l’influenza di fattori sociali e culturali quali la tolleranza della nostra cultura verso il consumo di

alcool.

Gli effetti tossici che si manifestano sul cervello danno luogo ai tipici sintomi dell’etilismo acuto. L’azione

farmacologica dell’alcol è di tipo depressivo sui centri nervosi, agendo come un narcotico. Primo stadio di

ubriachezza: effetto piacevole di euforia e disinibizione. Secondo stadio: depressione dei centri nervosi, calma,

riflessi lenti e insicurezza nei movimentiTerzo stadio: coscienza compromessa, subentra torpore sonno profondo e

nei bambini è possibile il coma e rari casi di morte.

Si possono avere casi di ebbrezza patologica con conseguente aggressività verso persone e oggetti. Si può incorrere

nei reati di: guida in stato di ebbrezza con conseguenti incidenti stradali. L’alcol è una sostanza che favorisce per

effetto diretto la commissione di reati.

I asi più gravi danno origine a : psicosi alcoliche, deliri di gelosia, delirium tremens, demenza alcolica. L’alcolismo si

C

può considerare come fattore selettivo nel facilitare le condotte delittuose. La correlazione tra criminalità ed etilismo

dei genitori è espressione delle gravi ripercussioni sui figli dei bevitori. L’etilismo cronico agisce sia direttamente

sulla condotta delittuosa che indirettamente, ossia attraverso alterazioni dello stile di vita. Sono invece più chiare le

correlazioni tra etilismo acuto e criminalità (stato di ebbrezza che slatentizza la violenza e si posso verificare reati di:

aggressione, violenza sessuale, percosse incidenti stradali).

Non sono considerati dal legislatore rilevanti sull’imputabilità gli effetti psichici di sostanze alcoliche o stupefacenti,

poiché ciascuno deve essere in grado di controllarne l’uso. Sono quindi perseguibili gli attori di reati commessi sotto

l’effetto di sostanze stupefacenti. Es. intossicazione colposa (incidente in auto), intossicazione acuta preordinata

(assunzione di sostanze per facilitare il proprio compito nel crimine, in tal caso la pena è aumentata), solo in caso

fortuito o di forza maggiore l’imputabilità può essere compromessa.

Le I sono idonee a ridurre o abolire l’imputabilità.

NTOSSICAZIONI CRONICHE

Per ciò che riguarda i T sono ritenuti imputabili. Ci possono essere delle attenuanti se il crimine si è

OSSICOMANI

verificato durante una crisi acuta di astinenza.

L’ di sostanze comporta una maggiorazione della pena.

ABUSO ABITUALE

capitolo 7

In tutte le epoche e in tutte le civiltà si sono assunte certe sostanze esclusivamente per 'effetto derivante dal loro

uso;si denominano sostanze psicoattive quel tipo di sostanza che comporta una modificazione dello stato

psichico,che è tipica e diversa per ogni sostanza. le sostanze psicoattive sono numerose comprendendo anche alcuni

farmaci;tra queste sostanze si collocano le sostanze voluttarie quelle che sono capaci di provocare effetti psichici

particolari ricercati perchè piacevoli ;tali sono il tabacco il caffè l'alcol.gli effetti sul sistema nervoso variano aseconda

della sostanza e delle quantità della stessa,talvolta un uso prolungato può provocare :una dannosità di ordine fisico

,danni psichici,e delle conseguenze comportamentali negative.

fra le sostanze voluttarie interessano dal punto di vista criminologico le droghe vale a dire le sostanze psicoattive di

cui l'uso è illecito;le droghe possono essere intse come" pesanti" (l'eroina,cocaina morfina.....)quelle che più

severamente vengono punite e quelle" leggere"(hashish marjuana..)che prevedono sanzioni inferiori.La caratterisitca

fondamentale delle droghe è quella di instaurare un particolare legame con chi ne fa uso ,questo fenomeno si chiama

dipendenza una condizione che si instaura nel tempo col consumatore;la dipendenZA potrà poi essere psichica se

riguarda un fatto mentale ,e fisica quando il richiamo della sostanza è dovuto a un bisogno organico.In un soggetto

dipendente può verificarsi la sindrome di astinenza cioè quell insieme dei disturbi che si manifestano quando viene a

cessare la somministrazione ,una sindrome tipica ad es.per i dipendenti di eroina.un altra caratteristica della

dipendenza è la capacità di uncinamento cioè che alcune sostanze creano una più elevata dipendenza rispetto ad

altre sostanze e che alcuni soggetti sono dipendenti più dalcune sostanze rispetto ad altre ,quindi la diepndenza

dipende dal tipo di sostanza e dalle caratteristiche bio-psicologiche della persona.

nell 800 fino agli anni 60 le droghe nn esercitavano grande interesse per i giovani,più tardi cn le rivolte studentesche

degli stati uniti e poi seguite in europail consumo delle drgohe è andato estendendosi tra i giovani,in alcune comunità l

u so della droga rappresentava l 'esempio di una condotta trasgressiva e prorpio in questo momento si è venuto a

creare poi un mercato di potenziali consumatori di cui le organizzazioni di tipo mafioso hann provedduto ad

incentivare. 65

alcuni soggetti presentano una particolare struttura psicologica TOSSICOFILIA la propensione per coloro secondo i

quali la drogaè unbene appettibile ,non presentano tossicofilia coloro che rifiutano le droghe perchè ne è proibito l'uso

o per le conseguenze negative;le cause di tossicofilia possono essere dovute particolare nei giovani a l

disadattamento ambientale alla difficoltà dei rapporti familiari,in quanto i soggetti tossicofili sono incapaci di dare uno

scopo accettabile alla loro vita rispetto ad altri coetanei che lo trovano nell impegno lavorativo ,nello studio ;anni

addietro invece notiamo che il consumo della droga aveva il significato di ricerca di un modno migliore ,oggi invece è

espressione di rinuncia .

Vi sono nella reltà differenti modi di essere coinvolti dagli stupefacenti,la diversità come ben sappiamo è legata sia a

fattori individuali sia alla sostanza impiegata

I CONSUMATORI:sono coloro che consumano droga in modo occasionale ..in situazioni eccezionali o in modo

ripetuto e qst modalità d 'uso nn comporta gravi disturbi nell inserimento sociale ovviamente la condizione di

consumatore dipende sia dalla sostanza che circostanze legate all individuo ad es l alcol ,la maggior parte delle

persone apprezza quantità modiche di vino ma anche in grado di gestire liberamente l'assunzione.

TOSSICODIPENDENTI:sono coloro nei quali la dipendenza si è instaurata anche se in qst fase nn è totalmente

schiavo della sostanza e puo quindi mantenere ancora i prp interessie legami sociali.

TOSSICOMANI:sono coloro che sono toalmente dipendenti d auna sostanza tanto d afarne l 'unica ragione di vita,un

tipico esempio sono gli eroinomani che perdono ogni interesse ad ogni tipo di attività andando incontro a delle

compromissioni della personalità non riuscendo piu a controllar il bisogno e liberarsi della dipendenza.

VARI TIPI DI DROGHE

EROINA: l'oppio e i suoi derivanTI tra cui l'eroina sono le droghe piu pericolose e nefaste sia per la dipendenza fisica

sia x quella psichica;l'eroina oltre ad avere dei costi molto elevati produce un impellente dipendenza al punto che in

caso di astinenza prevede reazioni violentissime,tale sostanza induce uno stato di benessere che garantisce

gratificazione e calma come tuttavia spesso provoca danni fisici irreversibili,l'eccesso di dose (overdose) provoca

coma ,talora la morte.

COCAINA:è un alcaloide estratto dalle foglie,è una droga eccitante del sistema nervoso provoca euforia sensazione

di efficacia acutezza e resistenza,un eccessiva quantità può comportare stati di angoscia allucinazioni,la questione

della dipendenza per qnt riguarda qst sostanza è ampiamente dibattuta prima si pensava che non ci fosse nessuna

dipendenza fino a che si giunse al fatto che la cocaina provoca sopratt una dipendenza psichica,il cocainomane

comunque riesce a mantenere una normale integrazione sociale a diff del eroinomane (vedi su).

CANNABIS:TIPICI SN LA MARJUANA E LHASHISH producono uno stato di sogno e di euforia simile ad un

ubriacatura,il basso costo e la mancanza di un bisogno imperativo esclude i rapporti cn la criminalità,l abuso

comporta 1 sindrome demotivazionale consistente in un indebolimento della personalità,il fumatore abituale può porsi

in condizioni edonistica e rinunciataria .

ALLUCINOGENI: l'uso PROVOCa ALTERAZIONI ALLE PERCEZIONI,compatibile cn un normale funzionamento

sociale e non comporta la perdita dei precedenti standard di vita .

ANFETAMINE:sostanze di sintesi chimica i loro effetti eliminano il bisogno di sonno e sopprime sensazioni di

fame,produce sia una dipendenza fisica ke psichica.

NUOVE DROGHE le nuove sono quelle prodotte in laboratori clandestini cm l ectasy l mdma che sono definite droghe

empatogene e entactogene si sn diffuse a partire dagli 80 cn finalità ricreative,si usano in modo saltuario sn definite le

clas siche droghe del sabato sera o da discoteca producono colpi di calore ,innalzamento della temperatura,le

correlazioni cn la criminalità appaiono scarse in quanto relativamente econimiche esiste però una connessione con la

delittuosità colposa per incidente stradale .

il consumo o l abuso di sostanze voluttuarie e di droghe viene considerato deviante in modo discrezionale nei tempi

e nei luoghi cm del resto è compensibil data la natura stessa del concetto di devianza. Il loro uso e infatti da

considerare anche un fatto di costume;la cannabis ad es.anche se è legalmente proibita oggi in italia sono molti a

kiederne la liberalizzazione ,o l alcol ke nella nostra cultura rappresenta una sostanza voluttuaria privilegiata ,non

solo tollerata ma anche pubblicizzata ;nei confronti dell alcol è ritenuto deviante solo l ‘ubriacarsi troppo o tropp

frequentemente perché solo l’abuso provoca una censura sociale.E cmq difficile identificare le ragioni per cui alcune

culture tollerano e altre rifutao il consumo di certe sostanze ;i parametri che si ritengono oggi fondamentali nella

nostra cultura per il rifuto di certe sostanze sono 2 :il danno alla salute e le implicazioni socio –comportamentali

negative(ad es il tabagismo meglio conosciuto come fumare, è l'atto di bruciare le foglie secche della pianta del

tabacco e inalare il fumo derivato per piacere, per fini rituali, come abitudine o dipendenza, sicuramente e di effetto

dannoso alal salute ma da esso nn deriva nessun disturbo nella condotta).

Come si è detto più volte ,non vi è coincidenza tra il concetto di devianza(fatto socialmente riprovato) e

criminalità(violazione norme giuridiche);nell ‘ abuso di sostanze l’intervento della reazione sociale raramente si è

limitato alla sola qualifica morale ma si è piu spesso fatto ricorso allo strumento penale .vengono in primo luogo

elencate dalla legge,quali sono le sostanze illegali nei confronti delle quali sn imposte proibizioni di produzione

commercio e traffico ;qst leggi unite alle convenzioni internazionali si pongono il fine di conseguire l’obbiettivo di

contrastare l’offerta e la richiesta .LE STRATEGIE PER CONTRATSARE L’OFFERTA sono rivolte a combattere la

produzione il traffico delle 2 droghe più pericolose :l’eroina e la cocaina mentre per le droghe cosiddette leggere

l’impegno di lotta e meno prioritario,le strategie in questione si articolano attraverso normative nazionali e accordi

internazionali ;la lotta contro i monopoli criminali che controllano eroina e cocaina mirano ai seguenti obiettivi :

1mpedire o ridurre all origine la produzione laddove viene coltivata la pianta,2ombattere il trasferimento dai luoghi di

produzione e quindi contrastare i canali di importazione ,3 reprimere la distribuzione capillare(spaccio),4colpire le 66

organizzazione criminali attraverso l’identificazione e il controllo dei capitali derivanti dal traffico e il loro riciclaggio in

attività illecite;nel primo obiettivo si occupano LE istituzioni dell’onu,sul secondo obiettivo la lotta viene condotta

mediante convenzioni e collaborazione delle polizie dei paesi maggiormente coinvolti;LE STRATEGIE PER

CONTRASTARE LA RICHIESTA,gli sforzi dei paesi si sono rivolti a intervenire su chi fa usodi stupefacenti conleggi

inibenti di consumo , cn modalità di recupero per i tossicodipendenti con la prevenzione,iniziando dal 1 punto le

differenti scelte legislative nei confronti dei consumatori di stupefacenti possono riassumersi in 3 modelli 1 proibizione

dell’uso che costituisce un illecito ke comporta sanzione 2 liberalizzazione dell ‘uso 3 non punibilità del consumatore

nonostante l uso rimane illecito ma cn sanzioni diverse da quell penali.con il d.p.r del 1990 era stato scelto di punire

penalmente sl la produzione e il traffico illecito di sostanze stupefacenti,e di applicare invece sanzioni amministrative

come la sospensione patente o passaporto di chi di tali sostanze facesse un uso strettamente personale.Nello stesso

modo ,scelte legislative differenziate sono state compiute nei differenti paesi ,per quanto riguarda le strategie legali di

trattamento dei tossicodipendenti,anche qui i modelli sono 3 :1 obbligatorietà di sottoporsi a trattamenti terapeutici 2

libertà di sottostare o meno agli interventi 3 alternativa fra sanzione penale per il consumo ,ovvero accettazione di 1

programma di trattamento.

Tornando alle scelte di strategie legali per contrastare i consumi gli orientamenti sono antitetici ;da un lato per

combattere il potere delle organizzazioni che prosperano sul traffico di stupefacenti e scoraggiare la delinquenza

indotta nel tossicomane ,si propone la liberalizzazione dell ‘uso di droghe ,si parte dal presupposto che se la vendita

della droga fosse legale verrebbe meno il coinvolgimento del drogato nell’ attività criminosa,e verrebbe tolta alle

organizzazioni criminose una fonte importante dei loro guadagni;tali proposte sottovalutarono però il rischio di un

ulteriore incremento dell’uso,il contrapposto orientamento sanzionatorio sostiene la necessità che l uso di

qualsivoglia sostanza stupefacente configuri di nuovo la punibilità del consumatore ,le criche di quet ultimo

orientamento riguardano la quasi certa inefficacia intimidativa della punizione nei confronti di ki è pesantemente

coinvolto nell ‘eroina,esisterebbe inoltre il rischio di radicalizzare il processo di criminalizazione dei tossicomani

dovuto alla sanzione penale per il semplice uso.

LE MODALITà DI TRATTAMENTO DEI TOSSICODIPENDENTI –la legge riconosce al tossicodipendente di essere

curato in strutture e da medici da lui scelti .le varie modalità di intervento che vanno intese come scelte differenziate

in funzione delle diverse tipologie di personalità e delle differenti modalità di coinvolgimento nell uso della droga ,esse

sn rivolte quasi esclusivamente agli eroinomani e sono trattamenti ambulatoriali in centri pubblici quali interventi di

assistenza ,supporto psicologico ,poi trattamenti farmacologici con farmaci sostitutivi all eroina ,ricoveri ospedalieri

che risolvono però solo casi di emergenza,comunità.alloggio che forniscono modelli risocializzativi ,comunità-

terapeutiche dove l eroina è bandita e si osserva una ristrutturazione della personalità.

Per quanto concerne la prevenzione la legge contempla programmi rivolti soprattutto ai giovani ,particolare accenno

merita la campagna informativa del ministero della solidarietà sociale riguardante le nuove droghe ;qui viene

elaborato un materiale in formato di opuscoli ,targhette promemoria .ancora con riguardo alla prevenzione si vuole qui

infine accennare alle molteplici attvità spesso organizzate dal volontariato o dal privato sociale in collaborazione cn

gli enti pubblici che fanno capo alle cosiddette unità di strada,l ‘utilità di tali unità è quella di fornire un informazione

sanitaria più capillare .

DROGA E CRIMINALITà- riprendendo l’argomento della criminalità organizzata di stampo mafioso e i suoi legami al

traffico della droga, si sottolinea che il grande impero finanziario di tali organizzazioni ha comportato un aumento

quantitativo di delinquenza a livello mondiale e uan modificazione qualitativa nello stile criminoso(oggi infatti notiamo

che nei maxi processi di carattere mafioso le lotte tra cosche sono più violente e crudeli senza regole in quanto

coinvolgono anche donne e bambini).

Consideriamo le correlazioni tra droga e criminalità del tossicomane che sono complesse e molteplici,vanno

distinte:la criminalita diretta cioè la commisione di reati sotto effetto di droghe,2 una criminalità da sindrome di

carenza ,3 una criminalità indiretta cioè procurarsi denaro per comprarsi la droga ,4 una criminalità d ambiente

connessa cn la sottocultura e le aree criminose dv confluiscono i tossicomani .

,in primo luogo però non è d acredere che l’uso di droga induca sempre effetti immediati e diretti quindi i dati relativi

ai cirmini sotto effetto di droghe sono poco rilevanti a esclusione dell eroina che è la droga selettivamente

criminogena a causa come ben sappiamo dell’imprevedibilità dell eroionomane.Una particolare criminalità e quell

riconducibile ai delitti compiuti nella sindrome di carenza ,quindi la criminalità del tossicomane è in correlazione

mediatacn la droga o meglio con l’eroina in qnt è luniko stupefacente che conduce alla criminalizzazione perché l

‘eroinomane è indotto a procurarsi l’eroina a qualsiasi prezzo e con qualsiasi mezzo data l elevata dipendenza.Vi è

anche e tra droga e criminalità una correlazione ambientale cioè aree urbane e ambiente dove il consumo è più

elevato ad es in certe aree di delinquenza comune molti delinquenti abituali divengono tossicomani questa può

chiamarsi tossicomania dei delinquenti .

ALCOLISMO –si denomina alcolismo(etilismo) l’abuso di bevande alcoliche,tali bevande rappresentano da noi le

sostanze voluttuarie più diffuse dove può essere tollerato o addirittura stimolato il loro consumo;l’alcol viene a

costituire un problema medico e sociale quando se ne fa un eccessiva assunzione ;e conseguono 2 tipi di

intossicazione legati all alcol un intossicazione acuta quando ne è stati ingerito troppo oltrepassando i limiti ,e una

cronica quando si ripete quotidianamente o per anni,l alcolismo può considerarsi una tossicomania che induce

dipendenza sia fisica che psichica,le ragioni che portano all alcolismo possono essere motivazioni individuali come

carenze, disturbi di personalità, deficienze intellettive depressioni,comunque l alcolismo rappresenta una forma di

devianza passiva come disimpegno fuga dalle responsabilità .l’alcol provoca dei sintomi quali etilismo acuto o

ubriachezza in quanto l’azione è di tipo depressivo sui centri nervosi ,ciò provoca l’ebbrezza rappresentata da 67

numerose variabili che quando sono particolarmente accentuate si verifica un ubriachezza patologica che può

comparire anche con dosi modeste di alcol;i riverberi dello stato di ebbrezza anche non patologica possono essere

alla base di un incongruità comportamentale e di reati ,statisticamente infatti l’incidenza dello stato di ubriachezza

nella commissione di certi delitti è particolarmente rilevante in particolare i delitti di violenza sono connessi con

l’etilismo acuto. Fra i fenomeni psicopatologici hanno particolare importanza dei disturbi psichici che comportano

deterioramento ,compromissione della propria dignità,ad es ci sono psicosi alcoliche che sono vere e porpie malattie

mentali come i deliri di gelosia cioè convincimenti erronei sull ‘infedeltà del proprio partner .

Essendo l’alcolismo una condizione morbosa che si riflette in modo rilevante sul comportamento è facilmente

constatabile la sua importanza criminogenetica;può pertanto considerarsi l’alcolismo come fattore selettivo nel

facilitare le condotte delittuose ,un gran numero di investigazioni indica come molto frequente l’alcolismo fra gli

ascendenti dei criminali particolarmente fra i padri ,però non c’è correlazione ereditaria tra alcolismo e

delinquenza ;più frequentemente però la correlazione fra criminalità e etilismo dei genitori è espressione delle gravi

ripercussioni che derivano in seno alla famiglia qnd uno o entrambi i genitori sono alcolisti ;la correlazione è più

ambientale che non biologica.L’etilismo acuto rispetto a quello cronico ha una più evidente correlazione con la

criminalità infatt lo stato di ebbrezza delimita i feni morali e normativi spingendo a una condotta violenta e

aggressiva,caratteristici sono i reati sessuali compiuti in stato di ebbrezza .

La legge prevede diverse ipotesi circa l’imputabilità di chi commette reati mentre si trova in uno stato di alterazione

mentale dovuto ad alcol;la legge penale considera imputabile chi commette un reato in stato di intossicazione acuta

volontaria ,se specificamente ricercata ,esiste anche un intossicazione preordinata conseguita appositamente per

crearsi un alibi in questo caso la pena è aumentata,solo se l’ubriachezza è dovuta a caso fortuito o di forza maggiore

l’imputabilità può essere compromessa. l’art .95. considera l’imputabilità nella intossicazione cronica sia da alcol che

da stupefacenti quale condizione morbosa ;le croniche intossicazioni possono ridurre o abolire l’imputabilità.

Particolarmente delicata è la valutazione della tossicodipendenza da stupefacenti sulla capacità di intendere e di

volere;mentre engli alcolizzati lo stato mentale e quasi sempre deteriorato ,nei tossicomani le condizioni psichiche

sono in genere ben conservate ;è d adire inoltre che la maggior parte dei reati commessi dai tossicomani furti ,rapine

è dato dal bisogno di denaro per procurarsi la droga.

La legge penale prevede infine una condizione di abuso abituale ,la commissione di reati di chi abusa

frequentemente senza essere cronicamente intossicato comporta la piena imputabilità e la maggiorazione della

pena .

cap 8 interventi giuridico -normativi contro la criminalità

In ogni epoca , e società si è mirato a reprimere e prevenire i delitti per il mantenimento della conformità del

comportamento e la salvaguardia dei valori portanti.

Lo scopo di assicurare l'osservanza delle regole del vivere sociale è oggi perseguito utilizzando diversi strumenti di

controllo;il principale tra questi continuano a essere el leggi e le sanzioni penali.

va in ogni caso distinto i problemi dei fini della pena dal problema dei mezzi con cui la si attua,la pena deve essere

intese quale irrunciabile strumento di controllo sociale;quel che conta è ricordare che la punizione è necessità del

vivere sociale anche se nelle varie culture si è assistito al mutare delle concrete modalità di esecuzione della pena.

Relativamente ai fini e ai meZzi della pena considereremo il loro mutare nel tempo: nella cultura pre-

illuministica,esistevano principi giuridici che attribuivano alla pena anche significati di emenda e espiazione spirituale

,ma primario restava l'aspetto vendicativo che consisteva nel punire il reo nel fisico cioè farlo soffrire

proporzionalmente al male commesso; nel 19esimo sec con l'influenza dell idee illuministichE e di Beccaria si

generalizzano in europa dei codici penali e una procedura penale la cui osservanza è un principio fondamentale, e la

cui validità è universale .Interviene in qst momento un cambiamento nel modo di concepire i fini della pena viene

superato il fondmaento vendicativo-intimidativo e, coerentemente cn gli ideali filosofici del 700'-800' prende vita cm

finalità primaria della pena il pRincipio di retribuzione ,il carcere viene inteso come mezzo di punizione ma anche di

autocorrezione e ciò si faceva cn gli sturmenti ritenuti più idoenei in quell epoca come ad es.l'obbligo alle pratiche

religiose,dose di sofferenza fisica per favorire pentiMEnto.Avvicinandosi ao nostri tempile componenti afflittive della

pena sono state via via ridotte ..il singificato afflittivo afflittivo della pena si è andato almeno idealmente identificando

nella pura e semplice privazione della libertà,nel xx sec si affermava la nuova finalità risocializzativa second la quale

la pena deve mirare oltre che a punire, a offrire al condananto i mezzi per rieducarsi alla vita socialmente

integrata;tutto ciò si è concretizzato nel concetto di trattamento della criminalità intesa come un male sociale ,non

più solo da reprimenre e punire ma anche da prevenire e curare.

Le finalità della pena possono ricondursi a 3 componenti essenziali.1 idea -base retributiva ,per cui al bene segue il

bene ,2 prevenzione generale azione diretta a distogliere la generalità dei consociati a commettere reati ,3 la

prevenzione speciale azione diretta sul singolo affinchè non ricada nel delitto .

Più analiticamente ,la funzione retributiva vuole indicare il pagamento attravers la pena del delitto commesso,la

giusta sofferenza che ristabilisce l'equilibrio sociale rotto con il delitto ;ovviamente il principio della retribuzione

pressupone una visione dell'uomo libero e perciò responsabile della propria condotta;caratteri essenziali della pena

retributiva sono :la afflittività cioè cm privazione di un bene disgiunta d aogni carattere di inutile sofferenza-

2responsabilità penale personale con esclusione punizioni collettive -3 proporzionalità della pena corrispondenz tra

68

male inflitto e male inferto -4determinatezza della pena con esclusione sanzioni snz un preciso confine temporale -5

inderogabilità della pena nel senso che deve essere sempre necessariamente scontata.

LA FUNZIONE INTIMIDATIVA - svolge un effetto general- preventivo consistente del dissuaedere a compiere delitti

mediante la minaccia della sanzione ;il principio di deterrenza è connesso a ogni previsione penale ,la deterrenza

non è comiunque di per sè sufficient ad assicurare la conformità di tutti i consociati.Ma è da dire che oltre alla

funzione intimidativa e general -preventiva ,è attribuile alla pena pure una funzione di rafforzamento e di promozione

di valori sociale ;ad es. porre come imperativo nella elgge penale l'obbligo di certi comportamenti può divenire la

morale della generazione successiva .

La funzione di difesa sociale - si rifà al principio specialpreventivo sui singoli autori di delitti e ha come suo obiettivo

quello di tutelare la società mediante la temporanea" neutralizzazione" carceraria;questa funzione privilegiata dalla

scuola positiva .anche s eoggi si è consapevoli dei gravi rischi che comporta una difesa basat sulla predizione ,nn

deve essere misconosciua la necessità di esprimere predizioni sulla condotta dei futuri rei per cautelarsi dalla

particolare pericolosità di alcuni di essi,il concetto di pericolosità pur essendo stato oggetto di numerose critiche

mantiene pero sempre la sua utilità nei confornti della criminalità organizzata.Ultima tr ale funzioni della pena è quella

risocializzativa che si è imposta nel pensiero penalistico nel xx sec;a qsta funzione ha corrisposto un ideologia del

trattamento che informerà poi le scelte di politic apenale in tutto il mondo occidentale .in italia la rieduazione è stata

considerata un tempo una finalità fondamentale ma non esclusiva coerentemente al dettato costituzionale ,la

consistenza di diverse finalità nella pena non può porsi in temrini di priorità l'un rispetto all 'altra ma deve accettarsi

piuttosto il principio di una molteplicità di fini.Nonostante poi come si dirà in seguito della crisi dell ideologia ,la pena

manterrà al sua ragion d'essere quale struemnto retributivo ,intimidativo e di difesa sociale .

DI un altrà finalità della pena,è oppurtuno far menzione alla funzione satisfatoria della pena che mira a soddisfare

più in generale la richiesta che tutti i cittadini elevano dinnanzi al delitto , e che serve a dare soddisfazione al bisogno

di giustizia.il significato di tale pena è stato al lungo misconosciuto ma risponde ad una necessità dei singoli e della

società.anche se tale significato p stato assorbito e mitigato nel concetto della retribuzione .anticamente come

abbiamo gia visto il dirito nasceva quale rappresentazione di una vendetta privata ,col tempo la pena si è andata

spogliando del suo concetto rpimtiivo comuqnue mantendnedo quella lontana radice vendicativa che oggi prefriamo

piu radiclamente definirla di contenuto satisfatorio della pena;dunque la funzione satisfatoria è una finalità

fondamentale della pena perchè nn può esservi società umana senza continua conferma del confine tra bene e male .

Agli inizi dell xx sec vedremo superamento della concezione prevalentemente retributiva e l'introduzione del principio

di trattamento rieducativo del reo con il correlato concetto di pena utile in sostituzion della pena certa ,inftt la pena

certa nell ideologia classica si basava su una valutazione dei principi etici assoluti (delittoè male ,la pena suo

prezzo),alla finalità retributiva ed espiativa.al principio proporzionalità tariffaria al principio di certezza e a quello di

eguaglianza(al medesimo reato corrispond medesima sanzione ,ma tale paradigma perderà ogni valenza a vantaggio

della pena utile capace cioè non tanto di punire ma di eliminar ei fattori che hann portato alla delinquenza (qst

mutamento verrà rappresentato dal welfare state nuova concezion che ved lo stato quale garante del benessere).in

qst prospettiva la pena utile assume senso di strumento correlazionale che si attua cn l ausilio dei servizi sociale e

anche strumento terapeutico cm se la delinquenza fosse 1 malattia da curare .il rovesciamento del paradigma

retribuzionistico si andrà organizzando in varie forme :con pratiche trattamentali all interno dei penitenziari dove le

scienze dell'uomo mirano a modificare la personalità del reo rendendolo conforme alle regole del vivere sociale ,poi

ci saranno pratiche di trattamento extramurario ma affianco a questi comunque sopravvive il carcere nel quale sono

reclusi i soggetti più irriducibili e pericolosi .

Questi principi incentrati sull ideologia del trattamento si diffonderanno in tutti i paesi dell area occidentale attraverso

pratiche di decarcerizzazione e di interventi inframurari.Negli stati uniti verrà introdotto il sistema delle parole,i

tribunali si pronunciano sull’infrazione o colpevolezza dell’accusato e il giudice stabilisce un termine minimo e un

massimo della pena carceraria ,,pena che verrà fissata d aun organo di natura amministrativa.

Sorgono nuovi istituti penali il cui denominatore comune consiste nel fornire alternative alla carcerazione con un

sistema di controlli e supporti di libertà

fra questi vi è la probation cioè una misura sospensiva della sentenza con il quale il giudice rinunzia a condannar

el’imputato e lo affida a un operatore sociale; con la probation si ha dunque un accertamento giudiziario della sola

responsabilità penale il proseguimento verrà affidato a una valutazione negativa della prova effettuata dal probation

office.

Piu recente è l’istituto della diversion sorto negli stati uniti negli anni 70’ sistema di intervento correlazionale mediante

procedimenti extragiudiziali,si concretizza in 1 rinunzia dell’ intervento nella giustizia penale in favore di programmi di

trattamento guidato da organizzazioni indipendenti al sistema giudiziario;consiste quindi in una alternativa all

‘azione penale anche se le prescrizioni hann cmq carattere sanzionatorio e imperativo.

Gli istituti ispirati all’ideologia del trattamento subiranno un aciris apartire dagli stati uniti e i paesi della commow

law ,la cause furono eccessiva fiducia dell scienze umane di modificare personalità antisociali,estrema

discrezionalità degli organi amministrativi e discriminazioni di razza,mancane di garanzie per il delinquente e di

certezza di diritto e scarsa tutela della società.i riflessi della crisi dell ideologia risocializzativa sono stati l abbandono

del principio della pena utile ,inasprimento generalizzato delle pene e i provvedimenti di incapacitazione selettiva

.negli usa si e verificato un radicale mutamento della politica penale che ha preso il nome di” zero

tolerance”(nessuna tolleranza) nn solo dei gravi recidivi ma anche degli autori dei reati di strada.le cause del

fallimento sono anche di carattere psicologico ,si era creata un illusione correlazionale e rieducativa che i criminologi

hanno definito mito risocializzativo mito perché la risocializzaione è un processo realizzabile ma solo mediante la 69

violenza.in definitiva si parla di mito risocializzativo quando si ritiene ceh al rieducazione sia un obiettivo

raggiungibile d chiunque grazie a miracolistici trattamenti degli esperti ,mentre essa è una realtà alternativa dovuta

solo ad una scelta individuale semmai favorita ma nn dovuta agli interventi correlazionali:la risocializzazione è dunque

una potenzialità riserbata a quei pochi individui che intendono conseguirla ma nn è possibile imporla a

chicchessia.per qnt riguarda le misure alternative dell effetto risocializzativo sono rispondenti al principio dell

umanizzazione della pena ,coerenti con il riduttivismo carceraio ,aumentano cosi le speranze dei carcerari ;ma da

queste misure traspariscono delle incongruenze in quanto le piu ampie misure introdotte nel 1986 con la legge

Gozzini si sono trasformate nella politica dello scambio penitenziario LA Pena poteva essere ridotta o scontata negli

istituti di semi-libertà .ma questi prescindevano dall ‘effettivo intento risocializzativo .

LA situazione di incertezza e ambiguità condurrà anche noi ad una pena indeterminata simile a quelle degli altri paesi

che ha determinato l’affossamento dell’ideologia risocializzativa e trattamentale .

Comunque la finalità risocializzativa della pena rimane nel nostro sistema pur sempre imperante,cosi cm anche in

prospettiva di limitazione del ricorso al carcere nn si può rinunciare né alla deterrenza né alla difesa sociale .

DECARCERIZZAZIONE:è l’indirizzo di politica penale che ha trovato in europa più concreta e incisiva attuazione si

tratta di un orientamento di riduttivismo della pena detentiva che nn dovrebbe piu essere la pena elettiva e

maggiormente usata per ogni tipo di delittuosità.la filosofia della decarcerizzazione prevede di superar eil concetto

che il carcere sia l’unica pena e quindi di ricorrere meno all’istituziohne penitenziaria ;gli obiettivi sn stati attuati

attraverso varie modalità: riduzione della durata delle pene carceraie maggior permeabilità tra carcere e ambiente

sociale (maggiori contatti cn le famiglie licenze ..etc etc.) rinuncia alla detenzione qualora sia comminata una pena

di breve durata (pena di breve durata viene detta short ,sharp,shock in md da lasciare segno intimidativo nel

condannato)misure globalmente alternative alla detenzione di reati anche di maggior rilevanza ,misure semi-

alternative al carcere ,ricorso alla detenzione domiciliare ,utilizzazione di pene pecuniarie ,obbligo di prestare un

lavoro socialmente utile e infine liberazione condizionale.

DEPENALIZZAZIONE -consiste nella rinunzia alla sanzione di comportamenti che non sn meritevoli di sanzione

mediante sistema delle pene ,ciò si è realizzato:per porre rimedio alla confusione e contraddizione dovute alla pletora

non sempre coerente di norme penali ,nei confronti di condotte reato-valutate di minor dannosità,per taluni

comportamenti che hanno perduto pregnanza negativa nella percezione sociale e vengono ricondotti nell ambito

della discrezionalità etica soggettiva,La depenalizzazione consiste in pratica nel depennare dalle leggi penali alcune

fattispecie di reati minori ovvero nel far defluire nell’ ambito di sanzioni amministrative infrazioni considerate

precedentemente di competenza della giustizia penale ;però va a cnhe sottolineato che molti non sono d accordo ad

es. con l’eccessiva indulgenza nei confronti delinquenza di strada e microcriminalità.

DEGIURISDIZIONALIZZAZIONE : si intende lo spostamento della competenza giudicante per certe violazioni dal

giudice penale a un organo amministrativo cm nn giudiziario(in italia si è realizzata cn le infrazioni in materia fiscale

affidat alla commissione tributaria ,la finalità è dunque quella di escludere dai canali di giustizia penale autori di fatti

delittuosi di poco rilievo ,col far uso di sanzioni prescrizioni volti ad agevolare gli i interventi trattamentali .nella

prospettiva della degiurisdizionalizzazione si collocano programmi di mediazione penale secondo principi giustizia

concilitativa che mirano al conciliamento fra autore e vittima reato al fine di sottrarre alla giustizia penale situazioni

risolvibili in via privatistica ,questa via di intervento diffusasi soprattuto nei paesi di lingua inglese ha pur sempre

carattere sanzionatorio e vincolante che può spaziare d aun semplice ammonizione o comportare imposizioni di

cure trattamenti psicologici.

LA MEDIAZIONE PENALE –negli anni 70 è emerso nei sistemi di controllo la pratica della mediazione ,x mediazione

si intende una nuova tecnica o gestione dei conflitti in ambito familiare ,sociale attraverso l ‘intervento di un

mediatore ,in campo penale la mediazione è 1 nuova modalità di gestione delle problematiche dove si propone tra

l’autore e la vittima del danno una riparazione simbolica .la mediazione rappresenta la nascita di un nuovo paradigma

quello della” restorative justice” ( giustizia riparativa) . la responsabilizzazione e risocializzazione del reo avviene

attraverso una ripazione del danno attraverso lavori svolti dal reo a favore della comunita è attraverso la

mediazione.alcuni caratteri della mediazione sono che i mediatori che rappresentano la parte neutrale nn impongono

accordi essi si prendono cura dei conflitti senza volerli” curare”,le parti interessate hanno a parlare e di negoziare

possibili soluzioni, quindi la mediazione ha prp lo scopo di facilitare la risoluzione del conflitto permettendo di

esprimere i punti di vista i propri bisogni.

Le esperienze straniere – 1 esempio di mediazione nel 1974 fu applicato da Kitchener,i programmi mediazione si

diffusero in Inghilterra francia ,e ,in riferimento al sistema giuridico francese il carattere esemplare consiste nella

nuova definizione della maison de justice che operano al di fuori degli abituali percorsi di giustizia attuate nel 1989 ma

oggi in francia la mediazione è affiancata anche daltre forme cm le boutique de droit grz all iniziativa consigli

comunali e alla delegazione interministeriale.

La legislazione italiana –la soluzione più favorevole è suggerita dagli art 9(accertamenti sulla personalità del

minorenne )27(non luogo a procedure per irrilevanza del fatto)28(sospensione del processo e messa alla

prova)29(estinzione del reato per esito positivo);la 1 iniziativa italiana venne attuata nel 1995 presso il tribunale dei

minorenni di torino,un problema riguardo al processo minorile consiste nel fatto che lo svolgimento della mediazione

potendo avvenire gia nella fase procedimentale con l’invito al minore indagato a confrontarsi cn la vittima di fronte a

servizi estranei alla struttura giudiziaria ,può scontrarsi con il principio di innocenza di presunzione e il diritto di

silenzio.nell ambito del processo pretorile una norma che si avvicina agli obiettivi della mediazione e l’art 564 dv il P.M

può citare innanzi a sé l’indagato e la vittima e delegare all’uopo la polizia giudiziaria per 1 tentativoconciliazione al

fine remissione querela. 70

Le fondamentali linee della politica penale risocializzazione e del riduttivismo hanno trovato eco anche in italia,la

traduzione di tali linee è stata d anoi attuata nel 1975 n.354 “norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure

privative e limitative della libertà”,tutto ciò avvenuto in contrasto con le tendenze neoretribuzionistiche degli usa con il

risultato che il sistema giudiziario italiano è uno dei più miti d’europa dei più tolleranti e permissivi;con la

conseguenza negativa della perdita di certezza e inderogabilità delle sanzioni penali,va cmq precisato che la finalità

retributiva da noi non è mai stata del tt ripudiata cm altrove.

Le riforme dell’ ordinamento penitenziario hann 3 differenti contenuti :disposizioni sull organizzazione carceraria 2

identificaz di interventi trattamentali e rieducativi ,3 sistemi sanzionatori extramurari.

La organizzazione delle istituzioni carcerarie risponde al principio dell’umanizzazione della pena detentiva garantisce

il rispetto della personalità assicurandone l’istruzione ,un sistema regolamentato con ricompense e cn sanzioni.Nel

1986 con l abolizione delle carceri speciali ai tempi del terrorismo è revisto un sistema di sorveglianza particolare che

anziché prevedere come nei precedenti istituti appositi ad alta sicurezza per i piu pericolosi si prescrive un regime

particolare da applicarsi alle singole persone all interno di carceri normali.

Le finalità trattamentali si incentrano sul principio dell’individualizzazione assicurando il rispetto della dignità della

persona ,a proposit del termine trattamento esso e inteso in due accezioni :inframurale (interventi esercitati da parte

operatori penitenziari)extramurale (attraverso impiego misure premiali o semidetentive).

Nella prospettiva di trattamento inframurale l’ordinamento penitenziario prevede laddove e possibile ke venga redatto

un programma di trattamento predisposto all’inizio della carcerazione.Questa osservazione si spira ad identificara in

ogni soggetto le cause della sua condotta delinquenziale ,osservazione che poi si riduce solo a un fatto burocratico

perchè l obiettivo di identificare cause fisio-psichice ,è palesemente irrealizzabile ;cmq sia il regolamento carceraio

verrà redatto dalla equipe di osservazione e trattamento composta da esperti in scienze dell’uomo assistenti sociali

educatori .la legge prevede nuove figure di operatori che dovrebbero essere artefici della rieducazione ,una figura

esistente importante è quella dell’educatore che organizza le attività ricreative e culturali e supporta le richieste e

necessità dei detenuti.

Si intende per trattamento extramurario quello attuato attraverso misure alternative,premiali sempre finalizzati alla

risocializzazione;il riduttivismo carcerario si realizza con le innovazioni introdotte dalle modifiche dell’ordinamento del

1986 secondo 2 distinti piani:1-allargamento delle opportunità di uscita temporanea secondo logica meno carcere,2-

allargamento delle opportunità di esenzione sec logica non ingresso in carcere. Questi istituti soddisfano lo scopo di

umanizzare la pena carceraria ;L’ abbreviare o abolire la detenzione e ben accetto a chi ne fruisce ma non puo

sapersi se tali benefici sono recepiti cm stimolo verso la risocializzazione ,tali benefici se applicati eccessivamente

possono risultare espressione di indulgenzialismo.

Considerando la questione delle recidive e delle evasioni:le recidive ,dp aver fruito delle misure premiali e di

decarcerizzazion mancano dato certi e prolungati nel tempo sulla commissione di reati da part edi coloro che en

hann fruito.relativamente alle evasioni non sono del pari percentualmente molto elevate(vedi libro nuovo ).

L’ordinamento penitenziario è lo strumento normativo che ha introdotto nuovo istituti giuridici nuove forme di pena

e opportunità mirate nelle intenzioni del legislatore ;deve essere ben chiaro che tutti questi nuovi istituti sono

riservati a coloro che hanno gia riportato una sentenza defintiva.fondamentale è inoltre il fatto ceh ,attraverso l’ampia

gamma di istituti previsti dall’ordinamento hanno anche significato premiale il condannato assume ruolo centrale

diventa soggettioattivo della propria sorte e viene coinvolto nei comportamenti coerenti con la finalità rieducativi.LA

REsponsabilizzazzione costituisce l’idea portante dell’ordinamento,da qui consegue il carattere di relativa

indeterminatezza della pena ,un altro tratto è la flessibilità dell’esecuzione penale .

L a tutela dei diritti soggettivi prevede degli interventi giurisdizionali con l’introduzione dei giudici di sorveglianza.

Il magistrato di sorveglianza è giudice monocratico i cui principali compiti sono: vigilare sull’organizzazione degli

istituti di prevenzione e pena ,esercitare la vigilanza diretta,sovrintendere all’esecuzione delle misure di sicurezza

personali ,approvare programma di trattamento individuale provvedere sui reclami dei detenuti.

Il tribunale di sorveglianza è un organo collegiale composto da 2 magistrati di sorveglianza a da 2 esperti scelti tra

cultori di psicologia servizio sociale criminologia clinica ,alla collegialità mista sn attribuite le più importanti

decisioni;le competenze del tribunale riguardano :la concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale ,il rinvio

obbligat o facoltativ delle esecuzione dlle pene detentive ;rinvio obbligatori in casi di infezione hiv casi incompatibilità

con lo stato detenzione all ‘art 268.bis comma1 ,rinvio facoltativo qnd c’è la domanda di grazia per un periodo di

differimento pena nn superiore a 6 mesi ;ad es nei confronti di ki si trova in condizioni di infermità fisica ovvero

donna ke ha partorito d apiu di 6 mesi am d ameno di 1 anno e nn vi sia modo di affidare il figlio ad altri ke alla

madre vi è:concessione della liberazione condizionale ,revoca o cessazione dei suddetti benefici ,funzioni di appello

sui ricorsi avverso provvedimento del magistrato di sorveglianza,

AFFIDAMENTO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE – è L’istituto che più si avvicina al sistema della proibition

,consiste nella scarcerizzazione del condannato e esercitare su di esso un controllo di assistenza ,può essere

concesso se la pena irrogata in sentenza non supera i 3 anni ma anke qnd è di 3 anni la pena residua di una piu

severa condanna ;in ogni caso è applicabile laddove si ritiene che il provvedimento contribuisca alla rieducazione

del reo inftt requisito fondamentale dovrebbero essere la mancanza di pericolosità sociale del condannato.

DETENZIONE DOMICILIARE-è per coloro che anno riportato una condanna ann piu di 4 anni di reclusione e a,

coloro che stiano scontando gli ultimi 4 anni di pena più lunga,si tratta di una misura ispirata alla logica della

decarcerizzazione ma sopratt ai criteri umanitari puo essere concess asl ad alcuni soggetti donna incinta o madre di

prole di età inferior a 10 anni ,persona in condizioni di salute particolarmente gravi che risiedono contatti frequenti

cn i presidi sanitari ,persona di età minore di 21 anni per esigenze di famiglia ,studio lavoro.La detenzione domiciliare

71

può essere applicata in caso di condanna a pena nn superior a 2 anni .

SEMILIBERTà- questo istituto si pone nella prospettiva di ridurre il tempo di permanenza in carcere e di favorire

gradualmente un rinserimento nella società,sono stabiliti dal tribunale degli orari limitazioni tipi di attività,consiste prp

nella facoltà di trascorrere la giornata fuori all istituto facendo ritorno la sera .Il regime di semi libertà può essere

concesso ,purchè sia stat scontata metà della pena ,ne può beneficiare anche chi è condannato all’ergastolo ,quando

siano trascorsi 20 anni di reclusione,inoltre puo essere concessa prima dell’espiazione di metà della pena

(affidamento in prova al servizio sociale ).

LIBERAZIONE ANTICIPATA- è un abbuono applicabile senza distinzioni a chiunque stia espiando uan pena

detentiva consistente nello sconto di 45 gg per ogni semestre di pena eseguita,l’istituto della liberazione anticipata si

è dimostrato piu che uno strumento risocializzativo sopratt efficace ai fini del controllo all’interno del carcere

,facendo leva sul’interesse da parte dei detenuti a mantenere una condotta disciplinata,l’obiettivo del nostro

legislatore di ridurre la permanenza in carcere si rispekkia anche nel fatto che lo sconto dei 45 giorni ogni

semestre si riflette anche erodendo i limiti previsti x la concessione delle altre misure alternative.

AFFIDAMENTO IN PROVa IN CASI PARTICOLARI- prevede l’affidamento in prova ,per il caso in cui il condannato

della pena detentiva sia una persona tossicodipendente che abbia in corso un programma terapeutico di

recupero(art 94 del D.P.R. N309 1990).

In tale ipotesi se la pena inflitta nn supera limite 4 anni l ‘interessato puo kiedere di essere affidato in ogni momento

servizi sociali ,il beneficio ha esclusive finalità terapeutiche dato che viene meno necessità di un periodo anche

minimo di osservazione in carcere ,dove il soggetto potrà anche nn entrare purchè inizi trattamento specifico .

PERMESSI PREMIO E LICENZE- al fine di rinserimento sociale del condannato e del mantenimento dei rapporti

familiari vengono concessi dei permessi premio dati d aun magistrato di sorveglianza ai condannati che hanno

mostrato una regolare condotta e che non risultano socialmente pericolosi,consentono al detenuto di coltivare

interessi affettivi culturali o di lavoro;il permesso premio puà essere concesso in ongi momento in caso di condanna

all’arresto o alla reclusione non superiore a 3 anni. LA LICENZA è 1 istituto che sostanzialmente ha le stesse finalità

del permesso premio salvo ke e riservata ai semiliberi e agli internati in esecuzione di misura di sicurezza

detentiva.

LAVORO ALL ‘ESTERNO- la possibilità del lavoro all’ esterno è revista per chi abbia tenuto una buona condotta e

abbia dato prova di affidabilità,il condannato viene inviato a svolgere attività lavorative sotto il controllo della direzione

dell’istituto.

RESTRIZIONI IN FUNZIONE DEL TIPO DI REATO- l’art 4 bis ord.penit. individua 2 fasce di autori di reati di

particolare gravità che hanno facoltà di accedere alle misure premiali soltanto se vengono riscontrate determinate

condizioni espressamente previste dalla normativa.è escluso dai benefici coloro che si trovano nell e condizioni art

416 bis (associazione di tipo mafioso) ovvero agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo

,sequestro di persona a scopo estorsione a qst soggetti viene negato l’accesso al lavoro all’esterno ,unica via che

consente ai detenuti di rendere inoperante tale divieto è la collaborazione con la giustizia .

Ulteriori provvedimenti di decarcerizzazione- ( è stat introdotta legge Simeone 165/1998 che ha ulteriormente

spalancato le porte del carcere) il legislatore ha stabilito che il pubblico ministero sospenda l’esecuzione dell ordine

di carcerazione ,allorquando la pena detentiva non sia superiore a 3 anni ovver a 4 per tossicodipendenti , la

sospensione nn puo essere disposta piu di una volta.

SANZIONI SOSTITUTIVE DELLE PENE DETENTIVE BREVI – va considerato che si tratta di sanzioni per reati di

competenza pretorile ,tali sanzioni si sipirano ad una finalità di decarcerizzazione a pene di durata al max di 1 anno .

Le sanzioni sostituitive sono:la semidetenzione applicabile qnd il pretore ritiene di dover determinare la durata

della pena detentiva entro limite un anno tale misura simile alla semilibertà;la liberta controllata applicabile quando il

pretore ritiene di dover determinare durata della pena detentiva entro limite di 6 mesi comporta il permanere del

condannato in libertà ma cn l’obbligo di nn allontanarsi dal comune di residenza;la sostituzione della carcerazione

con la pena pecuniaria nel caso in cui pretore ritenga di dover determinare la pena detentiva entro limite 3 mesi.

MISURE DI SICUREZZA E DI PREVENZIONE SPECIALE- il presupposto epr l’applicazione di entrambe e costituito

dalla pericolosità sociale ,il sistema misure di sicurezza deriva dai contenuti scuola positiva ke sostituiva alla pena

misur aindetemrinata,nessun ordinamento penale ha mai attuato un integrale sostituzione delle pene con le misure

di sicurezza ma esse sn andate inserendosi nel diritto positivo di mlt paesi di cui il nostro per compensare alcune

carenze,tali manchevolezze consistevano: nell’insufficiente protezione della società nei confronti dei soggetti

plurirecidivi ,la società nn era abbastanz tutelata da i soggetti riconosciuti nn imputabili per infermità mentale ,ultima

carenza mancanza interventi risocializzativi.il sistema delle misure di sicurezza compromesso tra principi scuola

classica e scuola positiva d a1 lato prevedevan pene proporzionate gravità del reato dall altro introdotte misure di

sicurezza detentive irrogate ai soggetti pericolosi sani di mente,le misure di sicurezza privative libertà della libertà

personale sono sancite nei confornti di coloro che sono stati riconosciuti autori di reato e vengano giudicati

socialment pericolosi.i delinquenti non infermi di mente il codice prevede una pericolosità ritenuta dal giudice e una

presunta a allorquando venivan ricorrere certe circostanze previste dal codice ;delinquenti professionali coloro che

riportano condanna per un altro reato e si deve ritenere vivano abitualmente anche in parte dei proventi dei

delitti;delinquente per tendenza autore reato nn colposo contro la vita o l’incolumità personale ,i vari tipi di misure

applicabili ai soggetti ritenuti pericolosi consistono in ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario ,ricovero casa di

cura o custodia ,internamento in casa di lavoro o colonia agricola riformatorio giudiziario .le misure sicurezza

dovevan essere sistema altamente individualizzato incentrato sulla identificazione caso per caso vale a dire della

probabilità di commettere nuovo reati.inoltre la legge prevedeva un tassativo termine minimo inq nt la misura di 72

sicurezza doveva cessare solo se nel momento del riesame della pericolosità si fosse riconosciuto il suo venir

meno .

PERICOLOSITà PRESUNTA si è rilevata fonte di inconvenienti ,le misure applicabili ai delinquenti pericolosi ma

sani di mente sono apparse nell’applicazione concreta ben poco dotate di idoneità risocializzativa in qnt trattamento

incentrato sul ‘obbligo del lavoro ,nella prativa veniva adottato nei confronti di detenuti plurireicidivi sistema simile a

quello degli statti uniti a diffrenza ke qui venivan applicate pene detneitve piu severe a nn a misure di sicurezza.per

qnt attiene ai prosciolti per vizio totale di mente il criterio della presunione era tale per cui la permanenza nel

manicomio criminale era commisurata alla gravità del reato anziché gravità malattia,l’istituto del manicomio

giudiziario è poi diventuto stridente col mutare della percezione sociale sulla malattia di mente e della normativa che

ha abolito i manicomi civili ,anche se i trattamenti psichiatrici sono assai migliorati rimane tuttora irrisolta la questione

della loro soppressione da tnt parti invocata.

Nel caso di soggetti riconosciuti portatori di viizo parziale di mente le presunzioni di pericolosità se anche meno rigide

che nn per i prosciolti erano pur sempre connesse alla gravità delitto.i molti inconvenienti dlle misure di sicurezza

hann fatto si ke il loro utilizzo nei confronti dei sani di mente venisse sempre meno utilizzato dai giudici.tale scarso

utilizzo rimane immutato anche se attualmente la situazione sia di molto mutata per una serie di interventi legislativi

che hanno posto rimedio ai piu gravi difetti del sistema delle misure di sicurezza in particolare per l’abolizione della

pericolosità presunta.in questo momento della percezione dei legislatori e di molti giudici di orientamento cosi detto

progressista ,il piu che giustificato allarme per la delinquenza di tipo mafioso ha fatto si ke le misure

specialpreventive vengano adottate solo nei confronti di costoro che parebbero gli unici delinquenti pericolosi .

Gli interventi legislativi che hanno pressoché svuotato le misure di sicurezza del loro significato di prevenzione e

difesa sociale sn i seguenti:abolizione di tutte le presunzioni di pericolosità ,questa innovazione ha abolito le misure

di sicurezza nei confronti delinquenti abituali e professionali ,e qst innovazione assume grande rilievo nei confronti

del prosciolto per vizio totale ,2 – non è più tassativamente prefissato il temrine minimo della misura un tempo nn

suscettibile di abbreviazione ,3- infine è previsto per tutti gli internati in istituti per misure di sicurezza un largo

impiego di licenze e di semilibertà secondo l’llusioria convinzione che qst benefici favoriscano la risocializzazione.

Per quanto riguarda le MISURE DI PREVENZIONE ispirate a esigenze di difesa sociale nei confornti di varie tipologie

di soggetti per esercitare un piu attento controllo su di loro al fine di prevenire la pericolosità che si ha motivo di

sospettare .

Esiste cioè nei confornti di costoro una presunzione di potenziale delittuosità.Queste misure furono concepite (cn la

legge 27 dicembr 1956 n1423) x controllare la delinquenza comune ;esse colpivano: gli oziosi e i vagabondi

abituali ,coloro che per la condotta e il tenore di vita debab ritenersi che vivano con il provento delitti o

favoreggiamento,chi è ritenuto dedito allo sfruttamento e alal prostituzione al contrabbando ,infine coloro che

svolgono attività contrarie alla morale pubblica .le successive integrazioni della legge (31 magg 1965 n 575 e 13 sett

1982 n646)rispecchiano però la mutata realtà criminale ed estendono le stesse misure anche agli appartenenti alle

associazioni mafiose e di tipo assimilabile .con l’introduzione del reato di tipo mafioso le misure di prevenzione sono

le seguenti:la diffida di competenza del questore che con tale strumento ingiunge di cambiar condotta al diffidato ;il

foglio di via obbligatorio che consente di rinviare al comune di origine delle persone pericolose per la sicurezza

pubblica e la pubblica moralità;la sorveglianza speciale è comminata dal tribunale con garanzie di difese e appello

comporta una serie di prescrizioni e di divieti(ad es doversi recare periodicamente alla polizia giudiziaria);alla

sorveglianza speciale può essere aggiunto il divieto di soggiorno in una o più comuni ,o l’obbligo in un determinato

comune.talvolta qst misure nei confronti degli appartenenti alla criminalità organizzata possono risultare inefficaci;le

misure di prevenzione avrebbero più significato nei confronti dei delinquenti plurirecidivi che godono di un trattamento

di favore.

La pericolosità è 1 dei pilastri valutativi sui quali si regge nel suo complesso il sistema penale occore chiarire cos ala

legge intende per pericolosità ;l’art 203 c.p cosi recita “agli effetti della legge penale ,è socialmente pericolosa la

persona ,anche se non imputabile e non punibile quando è probabile che commetta nuovi fatti previsti dalla legge

come reati”.

In sintesi in tutit i casi il giudizio di pericolosità consiste nella previsione di probabile futura condotta delittuosa

,l’origine di questo concetto è di derivazione positivistica .

Il codice penale del 1930 come abbiamo citato precedetemente ha introdotto la misura di sicurezza indeterminata ;la

pericolosità sociale ,come definita dal citato art 203 consiste in un giudizio individualizzato di previsione

delinquenziale ,essa dovrebbe indicare la propensione a delinquere di coloro ritenuti pericolosi .molte critiche sono

state avanzate sul concetto di pericolosità in primo luogo nei confronti di molte fattispecie di pericolosità presunta ,tale

presunzione è stat eliminata dalla legge 10 ott 1986 n 663legge gozzini modifiche ordinamento penitenziario,il

legislatore ha soltanto eliminato l’obbligatorietà della applicazione di misure di sicurezza quale conseguenza di

insuperabile presunzione di pericolosità sociale .In secondo luogo le critiche si coniugano con le reali possibilità

umane di stabilire quale sarà la condotta futura di qualsiasi persona ;è importante però considerare tutte quei criteri

qui il giudicante dv far riferimento sono valutazioni relative alle circostanze oggettive e soggettive alle aggravanti e

attenuanti comuni,valutazioni riguardo al dolo le motivazioni a delinquere e predizioni sulla condotta futura.

In particolare,il codice penale fissa i criteri cui il giudice deve attenersi nel giudizio di pericolosità,sono quelli del

tuttora vigente art 133 c.p e comprendono :la gravità del reato e la capacità a delinquere. Concludendo ,esistono

margini che consentono una valutazione della pericolosità ,una posizione equilibrata appare quella che prevede un

concetto di pericolosità come qualità eventuale dell’autore di un reato una predizione pur sempre modificabile ,il piu

possibile aderente alla realtà concreta del soggetto.la valutazione presuntiva di pericolosità è stata mantenuta cm si è

73

detto nei confronti di quei criminali che vengono esclusi dai benefici di depenalizzazione perché appartenenti a

organizzazioni mafiose.

Per quanto riguarda la politica penale per minorenni nel nostro paese il trattamento penale è sempre stato improntato

su criteri di minor severità,cn il R.D.L 20 luglio 1934 n1404 venne introdotto organo giurisdizionale appunto il

tribunale per i minorenni,tale tribunale gli vennero conferite oltre alla competenza penale funzioni amministrative e

civili.

La competenza penale riguarda i reati commessi dai minori in età comprea tra i 14 e i 18 (prima dei 14 anni il minore

nn e mai imputabile) la loro competenza era limitata ai minori nn coimputati con gli adulti.

La competenza amministrativa concerne invece l’utilizzo misure rieducative per minori che pure se non hanno

commesso reati diano prove di irregolarità ;tali misure amministrativ oltre ke per i minori potevano essere applicate

anche ai prosciolti per incapacità di intendere e volere senza applicaz misura detentiva.

La competenza civile ha la funzione di difesa e protezione del minore riconoscendo al giudice la patria potestà cn

l’allontamento dal nucleo familiare perché inadeguato.

Principio fondamentale del nostro sistema penale è presumere che dopo il 18esimo anno tutti gli individui siano

imputabili perché capaci di intendere e di volere ,nessuno è imputabile al di sotto dei 14 anni .

La giurisprudenza e la dottrina hanno riconosciuto nel concetto di immaturità un parametro per escludere la capacità

di intendere e volere e qundi la responsabilità penale ; si è assistito a un interpretazione assai differenziata

dell’immaturità:vi è chi ha accostato situazioni di immaturità a situazioni che si identifican cm forme di patologia

mentale ,ltri hanno incluso anche situazioni di disagio psicologico dovuto a conflittualità familiari,una concezione

ancor piu estensiva ha ricompresso le conseguenze della deprivazione scolastica ;alla fine la stessa criminalità

minorile è stata intesa cm espressione immaturità del minore e quindi della sua non imputabilità.

Le scelte di politica penale si possono sintetizzare in un succedersi di fasi;in 1 prima fase l’ideologia dominante è

stata quella di una prevalente visione retributivo-punitiva ,l’attenuazione della pena si configura nel fatto che le

sanzioni previste dal codice penale sono ridotte in misura nn eccedente a un terzo ;e ancora nell ‘istituto del perdono

giudiziale consistente nell ‘annullamento effetti della sentenza ove comporti una restrizione della libertà non

superiore ad anni 2.

Il principio della individualizzazione si concretizza in peculiari norme procedurali comportanti l’accertamento della

effettiva capacità di intendere e di volere di ogni imputato.La finalità educativa veniva perseguita nei primi anni di

applicazione della legge secondo modelli pedagogici,era realizzata nell ambito istituti correlazionali che

comprendevano le case di rieducazione e il riformatorio giudiziario .

Una seconda fase inizia quando la preminente finalità rieducativi della giustizia minorile ;il settore peculiare e che le

misure amministrative sostituiscono le pene per casi meno gravi .

Un terzo momento dell’ evoluzione politica penale verso i minorenn si manifesta quando si impone principio

deistituzionalizzazione e decarcerizzazione secondo il quale nn viene piu accettato che l’educazione e l’esecuzione

delle pene debbano essere praticate all’interno di strutture carcerarie o simil-carcerarie quali erano pur sempre anche

le case di rieducazione ,ma viene anche messa in crisi l’ideologia rieducativi trattamentale si crea cosi un clima di

sfiducia ;dominante è al critica delle istituzioni chiuse sia che si tratti delel case di rieducazione sia degli istituti per

l’esecuzione penale .l’esigenza della destituzionalizzazione sia è riflessa sia sul piano interventi penali sia su quelli

amministrativi,con l’intento di togliere un maggior numero di minori possibile dal carcere senza un adeguamento

normativo si propose una giurisprudenza incentrata sull’uso della pronuncia di proscioglimento con la formula

dell’incapacità di intendere e volere per immaturità;la prassi per il proscioglimento per immaturità nn è rimasta cmq

senza conseguenze .

La 4 fase occorerà attendere fino al 1988 per vedere sostanziali mutamenti di legge con delle nuove disposizioni sul

processo penale a carico di imputati minorenni,si realizzerà una vera e propria rivoluzione nel campo del sistema

rieducativi le case di rieducazione vengono abolite cosi come i gabinetti i focolari di semi –libertà ,la funzione

rieducativi rimane riserbata ai servizi del ministero di grazia e giustizia solo ai giovani che stanno eseguendo pena

detentiva .in ogni caso l’aspetto più importante di questo trasferimento di funzioni è rappresentato dalla convinzione

inutile l’intervento sul singolo se non inserito in un più vasto programma che riguardi tt i giovani a rischio .

Il sistema di giustizia minorile deve avere come obiettivo la tutela del giovane e assicurare che la misura adottata nei

confronti del giovane sia proporzionale alle circostanze del reato e all autore dello stesso. i punti fondamentali del

nuovo processo sono un intervento penale ne confronti delinquenza minorile il carcere inteso come estrema ratio e

nn più come regola valente in ogni caso ,la detenzione viene prevista secondo il principio del massimo riduttivismo

carcerario ,la pena concepita come finalità esclusivamente rieducativi ,individualizzazione pena adeguata alle singole

necessità ,infine brevità e gradualità del trattamento penale cioè opportunità e incentivi.

L’obiettivo della decarcerizzazione si realizza poi fin dal momento delle misure cautelari precedenti al giudizio

sostitutive della vecchia carcerazione preventiva .

Anche per la esecuzione della pena la carcerazione costituisce l’ultima risorsa e viene riservata solo agli autori di

reati particolarmente gravi .Ultimo nuovo istituto che coinvolge ancora una volta responsabilità del minore e ke mira

sottrarlo al circuito penale è la sospensione processo e messa alla prova ,si ispira alla probation e consiste nella

possibilità di rinunciare alla celebrazione del processo quando il giudice abbia motivo di ritener che l’adozione di

determinati tipi di intervento siano sufficienti a garantire il ravvedimento del minore.in sintesi le nuove disposizioni

costituiscono uno strumento giudiziario penale che oltre a ripudiare la severità sanzionatoria offre strumenti alternativi

di varia natura che responsabilizzano il minore mediante prescrizioni e sanzioni individualizzate.

L’evolversi della politica penale nei confronti dei minorenni mostra cm sis sia ricercata negli anni una conciliazione 74

fra la necessità di punire e di garantire la difesa sociale.la filosofia della educazione e della decarcerizz. Si è andata

scontrando in tt i paesi delal nostra area culturale cn una delinquenza giovanile in costante aumento.l’allarme

sociale e l’inefficacia della politica si è tradotta in alcuni paesi come una svolta ,si è parlato cm sappiamo della zero

tolerance che reprime nn solo la grave criminalità ma anche quella piu modesta;comuqneu la politica penale solo

rieducativi e indulgenziale nn tiene conto della necessità del giovane delinquente di risocializzarsi quando il giudice

propone di occuparsi di questo;talvolta la giustizia agli occhi del giovane puo anche apparire cm contraddittoria in

qnt vale il criterio di mascherare la punizione cm rieducazione.

Le scelte di politica penale ancor di piu per i minorenni non sono facili e gli orientamenti sono molto contrastanti

esiste l esigenza di difesa sociale che si va facendo pressante dinnanzi a fenomeni che turbano gravemente la

tranquillità e la sicurezza dei cittadini. non è peraltro compito del criminologo fornire suggerimenti sulle strade

miglioria seguire;a lui compete di fare ricerche di dare informazioni e fornire dati empirici mentre le scelte su come

intervenire sono di carattere giudiziarioe politico.

cap 9 Criminologia clinica o applicata

la criminologia costituisce un corpo di nozioni ,conoscenze empiriche configurante un sapere dottrinale organizzato in

disciplina che si occupa dei fenomeni della criminalità.nel cap 9 ci occuperemo dell utilizzazione pratica della

criminologia e quindi criminologia applicata e della sua funzione clinica proprio perchè utilizza nelle concrete

fattispecie individuali l'insieme delle conoscenze criminologiche nelle molteplici questioni ceh la prassi giudiziaria e

l'esecuzione penale vengono a porre.è preferibile però usare il termine criminologia applicata per svincolare la

criminologia da una lunga tradizione di stampo medico.la criminologia clinica o applicata si avvale di propri sistemi

conoscitivi di particolari tecniche applicative .

per comprendere meglio i rapporti tra criminologia applicata e sistema della giustizia si sono contrapposti 2

fondamentali modelli di filosofia penale :il 1 “modello del fatto” incentrato sul paradigma dell’oggettività secondo il

quale l’interesse converge essenzialmente sul fatto reato mentre l’autore è situato in una posizione secondaria ,si

può paragonare al modello classicistico perché gli assi portanti sono rappresentati dalla certezza del diritto. il 2

modello ,”modello della persona” si rifà al paradigma della soggettività e si riconnette al principio della scuola positiva

,è incentrato sulla personalità del delinquente e sull ‘individualizzazione della sanzione a seconda delle caratteristiche

dei singoli rei.

Secondo tale dicotomia dei modelli si può considerare cm si sn evolute nel tempo le direttrici essenziali della politica

penale ,secondo fasi che si sono alternate e che sintetizzano il lungo iter della giustizia .FASE DELLA

CONTRAPPOSIZONE- I 2 MODELLI SN SCHIERATI SU POSIZIONI DI ANTAGONISMO ,il sistema della giustizia è

gestito di fatto da noi e in tutta l’Europa sec i principi della scuola classica ,la sanzione penale è centrata sulla

gravità del reato ben poco spazio dedicato all’apprezzamento della personalità del reo. FASE DEL COMPROMESSO-

vi è una simbiosi fra paradigma classicistico e quello positivistico ,il nuovo codice penale rocco introduce il cosiddetto

doppio binario costituito dalla previsione secondo modello classicistico ;nel diritto sostanziale entra il concetto di

capacità a delinquere quale parametro per l’esercizio della discrezionalità .il compromesso sarà solo apparente il

prevalere della presunzione di pericolosità svuota di significato la valutazione del singolo soggetto ,la pericolosità dei

condannati può essere valutata solo dal giudice ,il processo e l’esecuzione penale restano di fatto incentrati sul

parametro dell’oggettività.FASE DEL CONNUBIO – si parlerà di simbiosi della oggettività e soggettività che

diventeranno concrete nel momento in cui viene introdotto nella politica penale il principio di trattamento

risocializzativo .la criminologia diviene asse portante della politica penale anche in italia dove si iniziano interventi

tecnici risocializzativi . FASE DEL PREDOMINIO DELL’IDEOLOGIA TRATTAMENTALE – nella prassi di alcuni paesi

dell ‘area culturale dell ‘occidente si rende dominante il principio della pena utile che va scelta secondo criteri

positivistici soggettivi ,la pena deve mirare alla risocializzazione avvalendosi dei contributi della criminologia clinica

.FASE DELLA CRISI DEL MITO TRATTAMENTALE- vede la fine di un sistema di giustizia penale unicamente

incentrato sugli interventi risocializzativi .FASE DELLA DIVISIONE DEI CAMPI- si è andato delineando in italia un

sistema nel quale la individualizzazione non tanto si realizza nel momento del giudizio qnt piuttosto in quello

dell’esecuzione,la fase del giudizio mira a fornire la certezza dell’attribuibilità del fatto all’imputato .

FASE DEL RITORNO AL MODELLO DI FATTO- è la tendenza del momento che stiamo vivendo difficile da definire

perché ne siamo all un tempo attori e spettatori perché esistono differenti orientamenti nei differenti paesi; ad es si

manifestando dall’america all ‘europa una inversione della filosofia penale con prassi giudiziarie piu severe che

sembrano ritornare al modello classicistico ;non è comunque da buttare la scienza della criminologia clinica poiché

grandi spazi gli sn tuttora aperti .

Osservazione criminlogica-si parlerà di come questi interventi clinico-criminologici vengano attuati nella fase

diagnostica rappresentata appunto dall’osservazione .l’osservanza è in ogni caso cardinale oltre che per formulare il

programma di trattamento anche per fornire alla magistratura di sorveglianza le info sulla personalità per le sue

decisioni ;l’osservazione scientifica della personalità suole denominarsi momento diagnostico .l’osservazione

criminologia mira solamente a conoscere i tratti della personalità e le caratteristiche socio-ambientali quindi l’esame

dell psiche e della famiglia e l’influenza che ha avuto nell’ agire delittuoso,l’osservazione è eseguita d a più persone

con diverse competenze. Momento fondamentale è inanzitutto il colloquio clinico che consente di approfondire la

conoscenza della persona all ‘espèrto;il colloquio ha lo scopo di mettere in luce la criminogenesi cioè fornire una 75

spiegazione di come hanno interagito le caratteristiche psicologiche , il colloquio mira anche a comprendere la

criminodinamica che si basa sulla comprensione del come ,inoltre il colloquio non è richiesto dal soggetto in

osservazione ma d aun amministrazione penitenziaria quindi l’esaminatore deve sapere che può correre dei rischi

come la non sincerità dell esaminato ; in sintesi il colloquio è una tecnica di comunicazione che si svolge in una

situazione istituzionale e chi lo conduce deve conoscere approfonditamente la criminologia generale e fattori

personali e ambientali favorenti la delittuosità.

L’osservazione può anche avvalersi di reattivi mentali ,cioè prove standardizzate che servono a mettere in evidenza

alcuni caratteri psichici dell’individuo secondo metodologie piu obiettive del colloquio.i reattivi mentali si distinguono in

2 fondamentali tipi :i test di efficienza inteleltiva che permettono una valutazione qualitativa e quantitativa

dell’intelligenza esprimendola con il quoziente intellettivo ,questi test misurano alcune componenti quali la memoria

l’attenzione cpacità di osservazione .in definitiva il test di intelligenza è un buono strumento ma che deve essere cmq

integrato cn altri metodi valutativi.

I test di personalità forniscono una piu ampia gamma di elementi per meglio conoscere la struttura psichica della

persona ,tra i piu usati c sono quelli che sfruttano il meccanismo della proiezione che si denominano test proiettivi

valutano il modo in cui il soggetto proietta su di uno stimolo proposto talune caratteristiche della sua personalità e

inoltre evidenziano anche potenzialità virtuali .

Altra fase importante è quella della inchiesta sociale che è affidata agli assistenti sociali del ministero di grazia e di

giustizia;l’inchiesta si indirizza all analisi della famiglia considera i gruppi abitualmente frequentati dal

soggetto;emergeranno cosi le condizioni economiche lo stile di vita familiare i legami affettivi i riferimenti lavorativi.

L’esame comportamentale descrive e analizza le modalità di condotta ; riguarda i ruoli ,gli atteggiamenti di

subordinazione o di leadership verso la comunità dei compagni di prigionia ,il modo di vivere la solidarietà l’omertà,la

conservazione dei rapporti con i familiari,l’assiduità lavorativa ;a tale esame è stato delegato l’educatore che

rappresenta oggi una figura chiave dell’istituzione carceraria che funge da organizzatore di tutte le attività

socializzanti all’interno della prigione .

È comunque opportuno conoscere elementi delle passate vicende del soggetto quali emergono da dati

documentali,un indagine accurata richiederà la documentazione del curriculum criminoso.

L’osservazione criminologia trova utilizzazione anche in una prospettiva che si suole definire momento prognostico

,meglio può denominarsi fase predittiva poiché comporta un giudizio sull’eventualità del futuro,va ricordato che la

criminologia si occupa della predizione sociale anche in una prospettiva scientifica ,si tratta di ricerche empiriche .

Il criminologo quale esperto delle scienze dell’uomo dovrebbe possedere metodi e strumenti piu validi rispetto al

buon senso empirico del giudice .Non è pero da credere che prevedere il futuro comportamento di un uomo e

questione di poco conto ,anche per le incognite che gravano su ogni giudizio predittivo :in primo luogo ,tali incognite

sono dovute al fatto che le previsioni su qlsiasi comportamento umano sono fondate su di un criterio statistico ;si

tratta di esprimere un giudizio sulla futura condotta tenendo conto di quelle caratteristiche che si ritrovano in analoghe

circostanze .

In 2 luogo- per quanto la persona umana è dotata di libertà di scelta ne consegue che ogni predizione contiene

possibilità di errore ,in 3 luogo - l’etichettamento negativo costituisce un fattore che può confermare quell ‘individuo in

scelte e in ruoli effettivamente negativi. Il sapere criminologico ele scienze dell’uomo forniscono un patrimonio

cognitivo che puo ridurre il margine di errore della predizione comportamentale anche se questo e ineliminabile

,occorre pertanto in queste previsioni criminologiche aver consapevolezza della relatività dei propri giudizi ciò che

deve comportare una consapevole prudenza nel formularli.

La criminologia si è sforzata di studiare metodologie predittive ,uno dei più noti sistemi predittivi è quello di glueck

che attribuisce diverso valore e punteggio ai singoli parametri utilizzati nella predizione. questi studiosi hanno estratto

3 serie di tavole di predizione rispettiv attinenti alla famiglia tratti caratteriali e quelli di personalità,altri sistemi

predittivi sono stati proposti come schemi di riferimento tra questi schiedt ha considerato ha considerato importanti

la criminalità in altri membri della famiglia la cattiva educazione familiare la carriera scolastica il cattivo comportam in

carcere ,ma comunque tali fattori devono essere integrati cn altri dato perché solo cosi si ha una valutazione che

potrà ridurre il pericolo di errori.

L’orientamento attuale della criminologia clinica è quello dettato dalla consapevolezza che cmq che gli interventi che

abbiamo citato hanno grandi limiti , e che possono fornire riusultati solo se c’è una disponiblità del soggetto ad

essere aiutato;cosi come il trattamento risocializzativo non può intendersi cm strumento efficiente esso e sl un offerta

di servizio come appunto modo per aprire il ventaglio delle opportunità,in sintesi il delinquente si recupera,non può

venir recuperato.

Si è visto che il trattamento risocializzativo ha l accezione di esser utile a fini del reintegrazione da un punto di vista

clinico-criminologico ,ma è bene considerare che l’operatore criminologico.clinico sa che la sua attività è come un

seme e laddove non raccoglie frutti non debba sentirsi frustrato.

Nell’ambito criminologico in tempi nn lontani sono stati applicati anche altri interventi non privi di efficacia quali la

castrazione per i delinquenti sessuali col consenso del soggetto tuttora in alcuni paesi vengono usati dei farmaci che

inducono all ‘impotenza .non sembra però necessario insistere che si tratta di modalità che ripugnano la nostra

coscienza ,quel che oggi riteniamo lecito e fattibile sono quegli interventi psicologici ben piu rispettosi della dignita e

libertà della persona ;in concreto le modalità di intervento trattamentale possono identificarsi nei seguenti tipi:

COLLOQUIO PSICOLOGICO DI SOSTEGNO dialogo che mira a fornire appoggio per superare le difficoltà ,il

criminologo dopo aver approfondito la conoscenza delle situazioni di vita del soggetto tramite l’osservazione

esercitano una funzione di guida forniscono suggerimenti propongono soluzioni. 76

PSICOTERAPIA agisce piu in profondità per far comprendere meglio al soggetto le motivazioni che l hanno spinto

alla condotta delinquenziale al fine di poter effettuare scelte maggiormente lucide e razionali per comprendere meglio

se stesso.

GROUP COUNSELING nn è usato in ambito criminologico, e si attua mediante riunioni periodiche dv vengono tenute

discussioni collettive,qste consultazioni psicologiche hanno l’obbietivo di muover meccanismi psicologici di

ripensamento e mutamento si vuole prp far emergere la responsabilità individuale mediante la presa di coscienza

dei prp errori infatti è simile alla psicoterapia.

ADDESTRAMENTO ALLE CAPACITà SOCIALI nell’ambito criminologico spesso si è attribuita la condotta

deliqneunziale a una carenza di competenza sociale ,infatti l’obiettivo di questa tecnica è proprio quello di operare

cambiamenti nelle modalità di risposta del soggetto alla stimolazione dell’ambiente ;al detenuto non viene fornita la

soluzione compiuta di un problema ,ma la generica capacità di risolvere i problemi attraverso degli schemi mentali

con soluz più efficaci.

COMUNITà TERAPEUTICA ha avuto ampia utilizzazione per i tossicodipendenti al fine di sollecitare sentimenti

comunitari per sviluppare un nuovo modo di sentire il rapporto fra se e gli altri,essa è una gestione collettiva di talune

attività ricreative sportive culturali,qst tecnica mira diciamo a modificare le strutture carcerarie tradizionali e quindi

favorire una comunicazione nn piu unidirezionale.

ATTIVITà SCOLASTICHE E RISOCIALIZZATIVE sia le une che le altre sono indirizzate a fornire al detenuto

strumenti per una sua migliore collocazione quando rientrerà nella società.

Infine ci sono I TRATTAMENTI DI INTERVENTO SOCIALE rivolti ai dimessi e i dimettenti del carcere bisognosi di

aiuto materiale.un particolare tipo di intervento sociale dall ‘ordinamento penitenziario è quello che si attua nei

confront dei soggetti sottoposti al regime dell affidamento del servizio sociale ,questo servizio per ciò che attiene alla

supervisione e delgatoa seguire il comportamento dell’affidato in prova e a verificar epoi l’andamento della prova

,per ciò che attiene all attività assistenziale consiste negli interventi su coloro che posti in libertà cercano lavoro

contatti con i familiari per sussidi ;sia per tutte le varie tecniche che per il trattamento risocializzativo dobbiamo

ricordare che le indicazioni valgono caso per caso il principio è sempre quello dell’individualizzazione;inoltre è da

considerare che la questione di fornire un ventaglio di opportunità risocializzative sia un obbligo morale da parte della

società ppr per i risultati che spesso possono essere ambigui e contradditori.

Si parlerà di PREVENZIONE che comprende tutti i mezzi utilizzati per cercare di ridurre la commissione di delitti;una

prima componente è la prevenzione generale come esempio ovvero quella che si rivolge a tutti i consociati anche se

non è possibile sapere su quale di essi avrà effetto prp cm sollecitazione al comportamento socialmente integrato,la

seconda componente è la prevenzione generale mediante la minaccia legale,vi è anche un 3tipo di prevenzione

giuridica special-prevenzione si attua con l’applicazione delle misure di sicurezza e di prevenzione sociale per i

soggetti piu pericolosi,l’obiettivo è quello di neutralizzare alcuni tipi di delinquenti o gli autori di taluni delitti che si

vogliono reprimere,la special pevenzione si traduce in una incapacitazione selettiva che mette fuori gioco una certa

tipologia di individui reputati particolarmente nocivi si tratta dunque di una modalità preventiva che ha una finalità di

difesa sociale ,ovviamente la criminologia clinica è esclusa da qst tipo di prevenzione poiché si tratta di provvedimenti

che risp a dei criteri di tipo classicistico.

Si affianca a quella giuridica un prevenzione con strumenti non giuridici ,detta nuova prevenzione,si tratta di una

modalità mirante ridurre la frequenza dei delitti ricorrendo a soluzioni diverse da quelle offerte dal sistema di giustizia

penale .

La prevenzione ante delictum è rivolta si soggetti esposti al rischio di delinquenza ;si distinguono le seguenti

modalità :prevenzione individuale rivolta ai giovani a rischi di criminalizzazione (per devianza ,inadeguatezza

familiare..),essa prevede trattamenti psicologici di sostegno ,laboratori protetti.

Prevenzione sociale- mira al miglioramento delle condizioni di vita dell’area di residenza dei giovani con l’allestimento

di centri sociali di assistenza rientranti nella prospettiva del welfare( nei paesi dv servizi e sicurezza sociale sono

assicuratia tutti il tasso di criminalità è piu alto) ;prevenzione situazionale – che crea degli ostacoli materiali per

rendere piu difficili certi delitti (porte blindate,sistemi di allarme..)poi vi è una prevenzione mediante l’addestramento

della difesa individuale contro scippatori,violentatori ;infine ha assunto diffusione il coinvolgimento dei cittadini

comprendente una maggior cooperazione con la polizia queste vanno dai corpi isistuiti da volontari in divisa ma

disarmati( i cosiddetti “angeli”)che pattugliano le zone di maggiore rischio.

La prevenzione post delictum prevede che il trattamento esercitato in carcere e le misure di decarcerizzazione hanno

un contenuto preventivo e sono anche tipi di intervento che mirano prevenire la recidiva.

Per quanto attiene alla efficacia valgono le riserve relative ai trattamenti risocializzativi.

Gli interventi di prevenzione certa agiscono indipendentemente dalla partecipazione del soggetto.

Le prevenzioni aleatorie prevedono una partecipazione collaborativi del soggetto ;l’efficacia dell’ intimidazione penale

e la pena come esempio dipendono dal modo con il quale il soggetto vive la sollecitazione etica .in questi interventi

di prevenzione partecipativa il soggetto è arbitro del risultato.nei confronti della delinquenza povera e di quella anche

piu grave ma occasionale la prevenzione aleatoria mantiene sempre un indubbia validità con1 utilizzazione

ampiamente discrezionale .

LA VITTIMA- non solo negli anni 60 ma anche col diritto positivo è stato più volte fatto un torto alla figura della

vittima prp perché è stata trascurata e ignorata facendo si che si verificasse una vittimizzazione del reo.a proposito

di tali torti è importante considerare anche le reazioni emotive dell ’opinione pubblica ,basterà poi che il presunto

colpevole diventi imputato che si verifica un mutamento dell’opinione pubblica spostando l’attenzione dalla vittima alla

persona che è chiamata in giudizio.come si è gia detto però sociologici e psicologici si sono attivati nell 77

organizzazione di comitati in modo da conferire alla vittima nella prospettiva del restorative justice un ruolo

maggiormente incisivo e partecipativo nella vicenda delittuosa.la vittima è una figura molto complessa di cui il

criminologo clinico per qnt non se ne occupa principalmente deve tenerne conto(mentre al criminologia ha prp cm

oggetto lo studio della vittima del crimine la sua personalità le sue caratteristiche psicologiche ) essa varia in funzione

del reato vi sono reati dv la vittima è impersonale ,ci sono i cosiddetti reati senza vittima ,reati in cui la vittima è

sentita lontana ,e vi sono quelli dove invece si instaurano reazioni emotive di identificazione con la singola vittima

.CLASSIFICAZIONE DELLE VITTIME :ci sono le vittime passive che si distinguono perché il reato è frutto dell’attività

del reo ,in loro non è ravvisabile alcun atteggiamento psicologico e si possono distinguere 2 tipi le vittime accidentali

quelle che tali diventano per puro caso ad es coloro che sono derubati dell’automobile lasciata fra altre mille;e le

vittima preferenziale e quella che il delinquente sceglie per il suo ruolo,per la posizione economica e per altre

circostanze favorenti al delitto.

Si può parlare di vittime simboliche quando si vuol colpire in un individuo tutto un gruppo una categoria,un ideologia.

Le vittime trasversali quando non potendo colpire il vero bersaglio l’azione criminosa viene indirizzata sul familiare di

costui come el caso dellvendette di mafia contro i parenti dei pentiti.

Anche le vittime attive si suddividono in tipologie ,non pretendono di essere esaurienti e hanno come le precedenti

un mero significato di esemplificazione didattica. Si parla di vittima per la loro specifica professione quando ad es

polizia guardie giurate debbono attivamente contrastare una rapina rimangono vittime di quel conflitto a fuoco,poi vi

è la vittima che aggredisce ove il comportamento della vittima puo addirittura aver favorito il delitto,la vittima

provocatrice che subisceuna violenza per aver in precedenza suscitato l’esaperazione la ribellione di colui che poi

reagirà perché provocato. In altri casi la vittima non si rende conto di provocare crede semplicemente di difender il

suo diritto,il comportamento provocatorio talvolta puo essere anche non dichiaramene intenzionale ,è questo il caso

della vittima incosciamente provocatrice.Più sfumato è il rapporto che esiste fra il reo e quella che possiamo chiamare

vittima favorente pur senza il ricorso di vera e propria ostilità la vittima si comporta in modo da facilitare in qlk modo

la commissione del delitto ,tipica è la cosiddetta truffa all americana dove la vittima cade nel tranello facendogli

credere di far eun affare vantaggioso. La vittima disonorante che con la sua condotta lesiva dell’onore sessuale del

congiunto o del coniuge finisce per favorire la reazione violenta di qst ultimo.infine la vittima consenziente si ha nel

caso in cui taluno acconsente a che altri lo uccida o lo richiede ad es in caso di eutanasia consapevolment

solleciatata.l’elenco potrebbe includere altri tipi con lo scopo prp di identificare le varie tipologie psicologiche e

situazionali che comprendono in ogni suo aspetto il fatto delittuoso .

CAPITOLO 10

CRIMINOLOGIA CLINICA O APPLICATA

Prendendo in considerazione la criminologia nella sua utilizzazione pratica nell’ambito del sistema della giustizia

penale;oggi non la si denomina più come criminologia “clinica” poiché si potrebbe commettere l’errore di guardare al

crimine come una malattia,patologia individuale,ma come criminologia “applicata”:da considerarsi come l’insieme

degli interventi che mirano ad affrontare le varie questioni per le quali il sistema della giustizia necessita delle sue

particolari conoscenze.

L’evolversi dei rapporti fra criminologia e sistema della giustizia

Nel rapporto fra criminologia e sistema della giustizia dobbiamo considerare due fondamentali modelli di filosofia

penale:

1)modello del fatto:figlio della scuola Classica,basata su principi quali la certezza del diritto,che assicura una pena

uguale a tutti i condannati per uguali reati e proporzionata alla loro gravità senza considerare la situazione psicologica

del reo,tale modello è incentrata sul paradigma dell’oggettività.

L’interesse è sul fatto-reato mentre l’autore è situato in una posizione secondaria.

2)Modello della persona,figlio della scuola Positiva,invece tale modello si rifà al paradigma della

soggettività,incentrato sulla personalità del delinquente e sull’individualizzazione della sanzione,a seconda delle

caratteristiche dei singoli rei e non del tipo di reati da loro commessi.

Tale rapporto ha attraversato varie fasi:

-Fase della contrapposizione:i due modelli si trovano su posizioni antagoniste,il sistema della giustizia è però

gestito di fatto dalla scuola Classica,mentre la scuola positiva non vede applicazioni concrete.(epoca anteriore al

codice Rocco 1930)

- Fase del compromesso:si cerca una conciliazione fra i due paradigmi in tutti i paesi Europei,in Italia nasce il

“doppio binario”con il codice Rocco costituito dalla previsione di pene determinate e certe alla quale si affiancano,per i

soggetti socialmente pericolosi, le misure di sicurezza indeterminate. Viene introdotto il concetto di capacità a

delinquere,la pena è proporzionale al reato ma le caratteristiche della personalità del soggetto incidono sulla

condanna da infliggere,sull’eventuale giudizio di pericolosità e sull’applicazione di misure di sicurezza. Tale

compromesso in realtà è solo apparente poiché i condannati potranno essere valutati solo dal giudice e il processo e

l’esecuzione penale restano incentrati sul parametro dell’oggettività.

-Fase del connubio:l prospettiva di conciliazione tra questi due paradigmi si realizzano quando nella politica penale

nasce il principio del trattamento risocializzativo,qui la pena è visto come strumento per favorire recupero sociale e si

78

va edificando l’ideologia del trattamento. La criminologia diviene fondamentale nella politica penale anche in Italia

durante gli interventi risocializzativi,ma in altri paesi invece entrerà a far parte anche dei processi,il criminologo infatti

effettuerà una vera perizia sulla personalità e pericolosità del soggetto.

-Fase del predominio dell’ideologia tratta mentale: nasce il principio della pena utile gestito secondo i principi

positivistici. La pena mirerà solo alla risocializzazione del reo attraverso i contributi della criminologia clinica e delle

scienze dell’uomo.

-Fase della crisi del trattamento:si assiste alla fine di un sistema di giustizia penale incentrato sugli interventi

risocializzativi.

-Fase della divisione dei campi:dopo l’entrata in vigore del codice di procedura penale e delle riforme

dell’ordinamento penitenziale si ha:una fase processuale in cui non vi sono interventi di natura clinica o

criminologica,ovvero c’è il divieto di eseguire perizie sulla personalità dell’imputato la cui valutazione spetta al

giudice;e una fase dell’esecuzione penale in cui si ha ampio spazio del paradigma della soggettività della criminologia

e della psicologia.

-Fase del ritorno al modello del fatto:si ha un ritorno ai principi oggettivi della scuola classica,le sanzioni sono

applicate in rapporto alla tipologia dei delitti commessi.

L ‘osservazione criminologica

Gli interventi clinico-criminologici vengono concretamente attuati nella fase diagnostica(osservazione),nella fase

prognostica o predittiva e nel trattamento risocializzativo.

-Fase DIAGNOSTICA:

l’osservazione è basilare per fornire alla magistratura di sorveglianza le informazioni sulla personalità del soggetto per

le sue decisioni. In criminologia essa è un attività preliminare,un’osservazione effettuata per conoscere i tratti della

personalità e le caratteristiche socio ambientali che consentono di ricostruire criminogenesi e criminodinamica. Essa è

eseguita da più persone con competenze diverse(educatore,assistente sociale ecc;)e prevede varie fasi.

Innanzitutto il momento fondamentale di ogni osservazione è il colloquio,cioè quella reazione verbale che si instaura

con il preciso obiettivo di consentire all’esperto di approfondire la conoscenza della persona su cui dovrà esprimere

un’opinione. In criminologia invece il colloquio ha come obiettivo quello di fornire informazioni sulla personalità del

soggetto in relazione alla genesi e alla dinamica del reato;cioè mettere in evidenza la criminogenesi (il perché del

delitto)e la criminodinamica(il come è stato compiuto il singolo delitto o comunque il progetto di vita indirizzato al

crimine).

Oltre ai colloqui l’osservazione può avvalersi anche dei reattivi test mentali. Essi consistono in prove standardizzate

che servono a mettere in evidenza i caratteri psichici dell’individuo secondo metodologie più obiettive di quelle del

colloquio. Essi consentono di ridurre le interferenze soggettive dell’esaminatore e in criminologia forniscono un ausilio

per conoscere meglio la psicologia del soggetto. I test mentali più frequentemente usati in criminologia sono: i test di

efficienza intellettiva che permettono una valutazione qualitativa e quantitativa dell’intelligenza esprimendola

numericamente con il quoziente intellettivo(QI). Da soli questi test anche se sono utili non danno sempre risultati

oggettivi, e devono essere integrati con altri elementi valutativi che si utilizzano per l’osservazione.

I test di personalità:permettono di conoscere meglio la struttura psichica della persona e tratti della personalità che il

colloquio non è in grado di chiarire. Tra i test di personalità più usati vi sono i test proiettivi: essi valutano il modo in

cui il soggetto proietta su di uno stimolo presentato(immagine o disegno) alcune caratteristiche della sua

personalità,quello più diffuso è il test di Rorschach.(si presentano al soggetto macchie di precise significato e senza

una forma chiedendogli cosa vede in esse). Tali test in criminologia consentono una migliore conoscenza della

personalità.

Un'altra fase è quella dell’inchiesta sociale affidata agli assistenti dei servizi sociali del ministero di Grazia e Giustizia

o di enti pubblici. Essa è un indagine condotta sull’ambiente micro sociale(famiglia e relazioni esterne) nel quale vive

ed è vissuto il detenuto che possono interessare per comprendere meglio il caso.

L’esame comportamentale:descrive e analizza la condotta dell’individuo.

Per la migliore obiettività dell’osservazione si utilizzano i dati documentali,cioè le passate vicende del

soggetto(curriculum criminoso)

La predizione del comportamento criminoso

Si tratta della possibilità di prevedere la recidiva o di valutare la pericolosità sociale,che altro non è se non la

predizione probabilistica della futura condotta criminosa del reo. Questo fenomeno crea però delle incognite: 1)perché

fondato su un criterio statistico,cioè si tratta di esprimere un giudizio sulla futura condotta tenendo conto,per

l’esperienza maturata e per le conoscenze acquisite, di quelle caratteristiche pià frequentemente si riscontrano in chi

si è trovato in analoghe circostanze;

2)poiché ogni persona è dotata di libertà di scelta,è impensabile credere che essa agisca secondo schemi

meccanicistici.3)La formulazione di un giudizio negativo influenza la condotta futura. Il giudizio sfavorevole su di una

persona mette in moto meccanismi psicologici e reazioni sociali stigmatizzanti ed emarginanti che possono

condizionare la sua condotta.

Tra gli indici che possono influenzare negativamente il giudizio ci sono quelle che attengono alla persona(disturbi

nello sviluppo,nel sistema nervoso,iperattività)e alla famiglia di origine, e ciò specialmente per i giovani delinquenti,e

risultano esposti ad un più accentuato rischio di criminalità quei soggetti che provengono da famiglie

disgregate,affettivamente carenti. Alla carriera criminosa. A controbilanciare quelli negativi ci sono gli indici positivi tra

cui un buon rapporto affettivo con almeno uno dei genitori o comunque un adulto. In definitiva però la predizione deve

essere il frutto di un giudizio integrato, che tenga conto del maggior numero possibile di indici significavi. La 79

criminologia si è sforzata di studiare metodologie predittive che dessero ai giudizi di predizione più attendibilità. Il

più noto dei sistemi predittivi è quello predisposto dai coniugi Glueck elaborato sulle caratteristiche dei giovani

delinquenti,questo metodo consiste nell’attribuire un diverso valore e quindi un diverso punteggio ai singoli parametri

utilizzati per la predizione. Il punteggio attribuito a teli indici è il risultato del più frequente riscontro di tali

caratteristiche in un gruppo di controllo di giovani che hanno mantenuto una condotta regolare(età,sesso,origine

etnica). Questi studiosi hanno ricavato tre serie di tavole di predizione,rispettivamente attinenti:

-Alle caratteristiche della famiglia(sistema educativo debole o troppo severo)

-Ai tratti caratteriali(desiderio di affermazione sociale,diffidenza,sfrontatezza)

-A quelli della personalità(spirito d’avventura,suggestionabilità,caparbietà)

Anche attraverso questa metodologia si è dimostrato come le componenti legate all’inadeguatezza del nucleo

familiare siano un elemento cardine per il destino sociale di una persona. E’ evidente però il rischio di una prognosi

che tenga conto solo dei fattori qui elencati che necessitano d’integrazione con molteplici altri dati,poiché sono una

valutazione integrata ed effettuata caso per caso,senza schematismi rigidi,può ridurre il pericolosi errori.

I trattamenti risocializzativi

Partono da una disponibilità del soggetto ad essere aiutato a risolvere i suoi problemi di convivenza sociale. Il

trattamento risocializzativo non può reputarsi come strumento sempre efficiente,ma solamente come un’ offerta di

servizio affinché,se vi è motivazione ad avvalersene,sia facilitato in cambiamento:questo servizio è da considerarsi

come un mezzo che consente di ampliare il ventaglio delle opportunità e delle possibilità per scegliere di vivere in

modo non conflittuale con le norme legali;esso deve avvenire nel rispetto della persona,della sua libertà di scelta e

nella consapevolezza della responsabilità che a ciascuno deriva dalle proprie decisioni. Quindi,il delinquente si

recupera,non può essere recuperato. A differenza del passato,in cui si utilizzavano per la risocializzazione del

soggetto mezzi non rispettosi per la dignità(castrazione,lobotomia),oggi invece si utilizzano quegli intervento

psicologici più rispettosi della dignità e della libertà della persona e comunque impiegati solo su richiesta del soggetto.

Le modalità di intervento tratta mentale possono identificarsi nei seguenti tipi fondamentali:

il colloquio psicologico di sostegno che consiste in un dialogo più o meno prolungato fra l’operatore e il

soggetto,che mira a fornire appoggio per superare le difficoltà del momento relative alla carcerazione,oppure per

vagliare alternative e possibilità di reinserimento, per discutere come affrontarle,per studiare insieme nuove e più

socializzate strategie di vita.

L’utilizzo della psicoterapia propriamente detta,individuale o di gruppo, ha lo scopo di agire più in profondità per far

prendere coscienza al soggetto delle motivazioni psicologiche che lo hanno indotto alla condotta delinquenziale. Il

detenuto deve trarre dalla psicoterapia stimolo per iniziare il riesame critico del passato,per mettere in crisi le scelte

antisociali precedenti,ricevere strumenti che lo aiutano a effettuare scelte diverse. In carcere sono più utilizzate le

psicoterapie brevi o le terapie di gruppo. Il fine è quello di aumentare le risorse psicologiche del detenuto per

effettuare scelte maggiormente lucide e razionali, per comprendere meglio se stesso,per rendersi conto dei

meccanismi di auto giustificazione che spesso coltiva dentro di sé,perché in definitiva sia in gradi di accrescere la

maturazione sociale e di assumersi in pieno la responsabilità morale della condotta criminosa.

Il group counseling(consultazione del gruppo) è una tecnica studiata per dare sostegno e guida a persone che

debbono affrontare difficoltà in campo sociale,e anche in ambito criminologico si attua mediante riunioni periodiche

nel corso delle quali sono tenute discussioni collettive da parte di un ristretto numero di detenuti,sotto la guida di un

monitore che dovrebbe essere il portavoce dei valori integrati. Questo trattamento favorisce la messa in luce dei

problemi personali ,l’autocritica, il confronto con valori e contenuti diversi da quelli prevalenti nella comunità del

carcere. Con il group counseling si vuole inoltre sviluppare la responsabilità individuale ,mediante la presa di

coscienza dei propri errori e delle proprie manchevolezze. Migliora poi sensibilmente le relazioni fra detenuti e staff

custodialistico,con l’inserimento nel gruppo anche degli agenti di custodia in una situazione non gerarchica,che

favorisce la modificazione dell’ambiente rigido dell’istituzione carceraria.

Le tecniche di addestramento alle capacità sociali hanno trovato larga applicazione in ambito criminologico dove si

vuole migliorare la competenza sociale mediante un addestramento psicologico in gruppo che dovrebbe facilitare la

scelta di comportamenti non criminosi. Al detenuto viene fornita la soluzione di compiuta dei problemi ,la capacità di

risolverli ,cioè viene stimolato lo sviluppo di schemi mentali attraverso cui ricercare la soluzione più efficace e meno

dannosa dei propri problemi. Le competenze sociali vengono distinte in due tipi:cognitivo e comportamentale.

Il trattamento di comunità terapeutica,nell’utilizzazione carceraria esso si concretizza in riunioni assembleari di

agenti,educatori, di esperti e si propone di creare uno spirito di socialità nell’ambito dell’istituzione

carceraria,eliminare taluni aspetti emarginativi suoi propri,favorire la socializzazione e la presa di coscienza dei

problemi collettivi e porre in crisi la visione individualistica e solo preoccupata di sé tipica di taluni delinquenti.

Le attività socialistiche e lavorative, benché non rientrano fra i trattamenti tecnici su base psicologica,sono

indirizzate a fornire al detenuto strumenti per una migliore collocazione quando rientrerà nella società. Legati al

momento della scarcerazione sono invece i trattamenti di intervento sociale,rivolti ai dimessi dal carcere bisognosi

di aiuto materiale,di cui sono interessati i servizi sociali degli enti pubblici. Tali servizi hanno come obiettivo la

supervisione e assistenza,svolte attraverso un duplice ruolo sociale e di sostegno. Essi hanno il compito di

sorvegliare il comportamento dell’individuo che messo in prova dalla magistratura,in caso di esito negativo tale

affidamento verrà rievocato,se con esito positivo il reato si estingue. Infine non esiste un trattamento ottimale ma le

indicazioni valgono caso per caso secondo il principio dell’individualizzazione.

La nuova prevenzione del crimine e il problema della sicurezza 80

Il tema della prevenzione del crimine è stato da sempre di grande interesse per i criminologi ma anche per i policy

makers,cioè gli organi di informazione per i semplici cittadini. Per molto tempo il compito della prevenzione è stato

affidato al diritto penale attraverso la minaccia della pena,facendo riferimento ad una prevenzione generale,cioè

all’efficacia che la sanzione penale esercita sulla generalità per trattenerla dal commettere reati, ed una prevenzione

speciale che riguarda invece l’efficacia che la pena esercita sul singolo. Con il tempo la prevenzione si svincola dallo

scopo della pena per avvicinarsi a politiche pubbliche diverse da quelle penali in senso stretto. Nascono una “nuova

prevenzione”,”prevenzione moderna”,”prevenzione funzionale”,comune a tutte è il desiderio di allontanarsi dalle

modalità del sistema penale definendo la prevenzione come l’insieme di tutte le iniziative pubbliche e private,diverse

da quelle che rappresentano una applicazione della legge penale,finalizzate a impedire gli atti definiti come criminali

dallo stato. Nasce una prevenzione sociale:il crimine è qui visto come il prodotto di deprivazione e di disagio. Questa

prevenzione comprende tutte quelle misure che hanno come scopo l’eliminazione dei fattori criminogenetici

focalizzandosi su una modalità di prevenzione orientata all’autore del reato non solo come singolo individuo ma

all’interno del suo contesto generale e sociale. Alla p.s si sviluppa la prevenzione situazionale quest’ultima si

allontana dai tradizionali paradigmi preventivi per agire invece sul contesto in modo da ridurre le “occasioni” di

divenirne vittima. Clarke rifacendosi a Becker afferma infatti che l’autore di un crimine assume decisioni in cui la

volontà può essere condizionata da circostanze di tempo e di luogo e di disponibilità d’informazione;a tal proposito

egli distingue tre gruppi di misure applicabili in un’ottica di prevenzione situazionale:

tecniche che aumentano la difficoltà per l’autore di commettere reato,target hardering

- tecniche che aumentano il rischio per il reo,ad esempio misure di sorveglianza formali ed informali.

- Tecniche che rendono impossibile o riducono l’attività illecita

-

Infine Clarke introduce il concetto di prevenzione situazione partecipata che ha alla base il coinvolgimento di tutti i

cittadini nell’attività di prevenzione e sorveglianza.

Il maggior coinvolgimento della collettività è anche un modo per operare sulla paura delle persone che altro non è se

non l’altra faccia del senso di insicurezza della collettività.

E’ stato dimostrato che il senso di insicurezza non dipende solo da fenomeni criminali ma altre sono le variabili che

possono incidere(condizioni ambientale,maggiore o minore fiducia nella polizia,conoscenza di persone

vittimizzate,presenza nella propria zona di indicatori di inciviltà,spacciatori prostitute ecc.). A tal proposito si mira

quindi ad una “prevenzione combinata”che sottolinea l’importanza di un maggior coordinamento tra i vari progetti che

incidano tanto sui fenomeno criminali,tanto sul senso di insicurezza.

Il profilo criminale

Da qualche anno a questa parte riscuote un particolare successo l’applicazione delle conoscenze della criminologia

clinica e della psicologia criminale all’elaborazione del profilo criminale.

Partendo dal presupposto che il comportamento riflette la personalità del reo si tratta di osservare le azioni commesse

dal criminale per inferirne le caratteristiche di personalità. Il primo passo è quello di analizzare al scena del

crimine”scena comunicativa” evidenziando in particolare il modus operandi,ovvero il comportamento messo in atto

dall’aggressore per portare a compimento il reato considerando anche la possibilità che egli ha messo in atto

strategie di staging ossia di alterazione della scena del crimine per far depistare le indagini;e la signature o firma

,comportamento a cui si presta attenzione per capire le esigenze psicologiche dell’autore. In base alle osservazioni

compiute nel contesto degli omicidi dalla FBI si distingue: l’omicidio organizzato:che è quello in cui l’aggressione è

pianificata,la vittima sconosciuta,la scena del crimine è in completo controllo da parte dell’autore e il cadavere è

nascosto;la personalità dell’autore qui è quella di un soggetto intelligente socialmente adeguato che ha controllo

dell’emotività. L’omicidio disorganizzato:la scena del crimine è caotica l’aggressione non è pianificata e non vi è

tentativo di occultare il cadavere,la personalità del criminale è quella di un soggetto con scarsa intelligenza

socialmente inadeguato e con problemi psicopatologici. David Canter distinse i reati(omicidi,stupri,ecc)in

espressivi,cioè quelli effettuati in risposta a situazioni emotive impulsive e di rabbia;e strumentali che sono invece

delitti attraverso cui si cerca di ottenere qualcosa. Oltre al profilo criminologico delineato da Bond di fondamentale

importanza per la criminologia è diventato il “profilo geografico” il cui obiettivo è delimitate l’area di probabile

residenza dell’autore di un reato o di una serie di reati. Ciò che è di fondamentale importanza è ricordare che il profilo

criminale può essere utilizzato per indirizzare le indagini nel caso in cui non sia stato individuato un sospetto ma non

è assolutamente operare viceversa ovvero voler cercare l’autore di un delitto attribuendo quest’ultimo al primo

sospettato,quindi la colpevolezza o l’innocenza si devono basare su prove certe.

La vittima

Per lungo tempo la criminologia si è incentrata sullo studio dei fattori psicologici e sociali del delinquente trascurando

la vittima,affiancandosi anche alle reazioni emotive dell’opinione pubblica nei confronti di quest’ultima,che viene

trascurata a favore dell’attenzione posta sul reato,sul perché sia stato commesso e sulla personalità/vita

dell’imputato/detenuto. Le cose vanno mutando e oggi l’interesse per la vittima si fa sempre più vivo,è nata infatti la

cosìdetta giustizia ripartiva che conferisce alla vittima un ruolo maggiormente incisivo e partecipativo nella vicenda

delittuosa e la mediazione penale in cui si cerca di risanare i fatti delittuosi tra vittima e reo.

L’interesse è cresciuto poi attraverso la vittimologia definita come la disciplina che studia il crimine dalla parte della

vittima con scopi diagnostici riparativi e tratta mentali del reato e della conseguente vittimizzazione. La reazione

emotiva insorgente in connessione con la parola vittima varia in funzione di reato,si distinguono infatti:

-reati senza vittima

-reati dove la vittima è impersonale e astratta e il bene violato si configura come interesse pubblico

-reati in cui la vittima è sentita come lontana,estranea 81


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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Bettini Romano.

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