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Crescita e progresso tecnico

Di seguito sono indicati gli argomenti trattati in questo materiale:
- Richiami di teoria della crescita: neoclassica ed endogena.
- Teoria dell’ ottimo uso delle risorse naturali.
- Le modalità della crescita economica in concreto e gli effetti sulle risorse naturali: curve di Kuznets e intensità energetica.
- La “diffusione” del progresso tecnico.
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Esame di Economia dell'ambiente docente Prof. L. Castellucci

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risposta sarà diversa a seconda dello strumento di intervento utilizzato. Per questo una

letteratura, non troppo limitata, si dedica ad analizzare gli effetti dell’intervento pubblico e

a comparare i risultati conseguenti ai diversi strumenti che lo stato può scegliere per il

proprio intervento . Da essa può sinteticamente trarsi l’insegnamento che gli effetti delle

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politiche ambientali sullo sviluppo e diffusione del progresso tecnico saranno proprio

decisivi per il successo o il fallimento della protezione ambientale. Non sorprende perciò

che tutti gli stati siano in generale impegnati a sostenere le spese in R&D o almeno a non

scoraggiare gli investimenti delle imprese in tali spese. Di nuovo la conoscenza degli effetti

conseguenti a ciascun tipo di strumento si rivela determinante per le decisioni pubbliche

anche se il ranking in termini di efficacia dei vari strumenti non è invariante rispetto alla

teoria economica dell’impresa incorporata nell’analisi ( cioè quella tradizionale ottimizzante

oppure quella evolutiva) e ciò indebolisce i risultati.

Nell’insieme possiamo dire che mentre l’innovazione tecnologica rimane piuttosto

“misteriosa” ed anche il suo legame con le spese in R&D non permette di predirne

l’andamento, sebbene gli studi si stiano affinando, i meccanismi relativi alla diffusione

tecnologica sono più conosciuti. La “lentezza” che caratterizza la diffusione del progresso

tecnico può per esempio essere spiegata con i processi su menzionati. Così l’effetto lock­in

spiega questa lentezza mettendo in evidenza come quando un processo tecnologico sia stato

adottato, i rendimenti di adozione aumentano e ciò impedisce a nuove e superiori tecnologie

di venire adottate; ugualmente, nei mercati dove gli effetti esterni di rete siano rilevanti si

formano inefficienze tanto più gravi quanto più esistano difetti di informazione tra le

imprese, ciò che, ancora una volta, impedisce l’adozione delle nuove tecnologie; infine ed

analogamente, i processi di apprendimento attraverso l’uso (learning­by­doing e/o by­using

), tendenzialmente riducono il costo medio di produzione del prodotto e perciò frenano il

cambiamento tecnologico. Anche quando l’innovazione sia avvenuta, il processo di

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diffusione spontaneo è così lento da richiedere l’intervento pubblico ai fini della sua

adozione. Tutto ciò consolida le convinzioni degli scettici sulle possibilità di affidare la

protezione ambientale a processi evolutivi spontanei di mercato.

19 per esempio Kerr S.,Newell R.G., “Policy­induced technology adoption: evidence from the US lead

phasedown”,Journal of Industrial Economics, n.3, 2003.

20 Per una sintetica rassegna si veda Jaffe A.B., Newell R.G., Stavins R.N., “Technological Change and the

Environment,” in Maeler­Vincent, Handbook of environmental economics, North Holland, 2003,p.461.

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5. La fiducia che il progresso tecnico possa come in passato assicurare la crescita del

reddito pro­capite o che addirittura, nella forma di conoscenza umana, secondo quanto

ipotizzato dalla teoria della crescita endogena, "possa conciliare lo sviluppo economico con

la conservazione ambientale" , sembra al momento poco fondata. Alcuni aspetti

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decisamente controversi e altri contradditori autorizzano a ritenere che i “misteri” della

crescita si siano trasformati nei “misteri” del progresso tecnico nel senso della non

conoscenza della sua evoluzione. Inoltre sembra semmai appurato che l’evoluzione

spontanea (di mercato) del progresso tecnico non sia così positiva nei confronti

dell'ottimizzazione nell'uso delle risorse naturali e/o la sostenibilità dello sviluppo.

Quattro diverse tipologie di questioni non risolte fanno da sostegno a questa posizione. La

prima riguarda il concetto di sviluppo sostenibile, la seconda l'effettiva conciliabilità tra la

crescita e la protezione ambientale, la terza i prezzi delle materie prime e la quarta

l'adeguatezza degli strumenti con i quali pretendiamo di spiegare le interrelazioni ambiente­

economia.

i. In generale può sottolinearsi come, in tutti i casi nei quali si trovi che la società

"sovrautilizza" le risorse naturali, la dottrina economica prevalente ne attribuisce la

responsabilità al fatto che i mercati dei servizi ambientali sono "imperfetti" e che basterebbe

conoscere il " vero valore" di tali servizi per poterli usare efficientemente. In verità la

questione è assai più complessa e l'efficienza nell'uso dell' ambiente non coincide con la

sostenibilità dello sviluppo che è principalmente una questione di equità

intergenerazionale . Ovviamente l'uso efficiente migliora le prospettive per la sostenibilità

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ma non la garantisce. Nè d'altra parte può risolversi una questione di equità intra e

intergenerazionale senza una precisa esplicitazione di ciò che riteniamo equo. Se, per

esempio, siamo disposti a ritenere equo passare alle generazioni future uno stock di capitale

complessivo (naturale e prodotto dall'uomo) che assicuri un consumo pro­capite per le

generazioni future almeno uguale a quello delle generazioni presenti, come propone

21 Smulders S., Entropy, Environment and Endogeneous Economic Growth,International Tax and

Public Finance, 1995, n.2, p.335.

22 Howarth R.B.­Norgaard R.B.,"Environmental Evaluation under Sustainable

Development",American Economic Review, 1992, p.473.

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Hartwick, allora si è in grado di determinare il sentiero di sviluppo sostenibile (che

evidentemente è anche efficiente) e potenzialmente di percorrerlo tramite il reinvestimento

della rendita ottenuta sul capitale naturale. (La regola di Hartwick del reinvestimento della

rendita si basa sull'ipotesi di completa sostituibilità tra capitale naturale e prodotto

dall'uomo). Occorre perciò rendere espliciti i termini dell'equità e poi cercare le regole

economiche che possano soddisfarli. 23

ii. La supposta conciliazione tra crescita e protezione ambientale che la teoria della crescita

endogena dovrebbe riuscire ad assicurare grazie all'enfasi sul progresso tecnico come

"conoscenza", non esce certo rafforzata dagli studi empirici, per esempio di Denison, sulla

riduzione del tasso di crescita della produttività negli Stati Uniti manifestatosi negli anni '70.

Questi studi troverebbero che tra le cause del rallentamento vi sarebbe l'introduzione e

l'applicazione di stringenti regolamentazioni per la protezione ambientale. Senza attribuire

maggiore importanza a questi risultati di quanto non facciano gli autori, ci sembra però che

debbano almeno contribuire a non ritenere automatica questa conciliazione via progresso

tecnico. Può anche darsi che non siano conciliabili. Rafforzano l'argomentazione gli studi

sull'esportazione delle sostanze tossiche verso paesi a regolamentazioni ambientali meno

stringenti .

24

iii. Secondo la teoria dei prezzi delle materie prime non rinnovabili, tuttora esprimibile nella

regola di Hotelling, essi dovrebbero crescere esponenzialmente al tasso di interesse. Questa

loro crescita non sarebbe però infinita perchè raggiunto un certo livello, ed ad un tempo

imprevedibile, entrerebbe in funzione la tecnologia di backstop che costringe il prezzo a

rimanere costante o a ridursi. Nonostante l'estrema semplificazione del quadro di riferimento

teorico qui riferito, esso sembra in grado di spiegare la dinamica dei prezzi delle materie

prime (escluso il legno vivo). Essi sono infatti cresciuti significatamente in dati periodi, si

sono ridotti in altri, hanno ripreso a crescere e così via, ma hanno mostrato un trend

23 Oltre alla soluzione Hartwick sono stati elaborati altri criteri anche con diversa filosofia, come per

esempio il "safe minimum standard" (Bishop R.C.,"Endangered Species and Uncertainty: the Economics of a

Safe Minimum Standard",American Journal of Agricultural Economics,1978, 60), o i principi operativi di Daly

H., "Toward some operational principles of Sustainable Development", Ecological Economics, 1990, n.2.

24 World Bank, Symposium on International Trade and the Environment, Washington, D.C., 1991.

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decrescente . In questo caso il progresso tecnico sembra svolgere un ruolo decisamente

25

positivo in quanto arresta la crescita dei prezzi ma dal punto di vista delle risorse naturali

l'effetto non è facilmente registrabile come tale. Se consideriamo infatti l'aumento del prezzo

(relativo) di una risorsa come indice di scarsità, il fatto che il progresso tecnico ne freni la

crescita nell'immediato, impedisce semplicemente il diffondersi del segnale della scarsità di

tale risorsa e con ciò riduce le informazioni utili per giudicare la sostenibilità della crescita

piuttosto che allentarne i vincoli. Ovviamente la questione dei prezzi delle materie prime è

molto complessa sia dal punto di vista teorico che empirico ma ciò su cui ci sembra si debba

riflettere è il tipo di progresso tecnico sul quale contiamo. Per essere positivo nei confronti

delle risorse non rinnovabili deve consentirne la sostituzione e non semplicemente arrestare

l' aumento dei prezzi nel breve periodo.

iv. E' appena il caso di puntualizzare che per affrontare i temi dell'ottimo uso delle risorse

naturali in relazione allo sviluppo sostenibile bisognerebbe dotarsi di una strumentazione

adeguata all'ambiziosità del tema. Tale esigenza non ci sembra possa essere soddisfatta

dalla semplice introduzione nei modelli di crescita, sia neoclassici che di crescita endogena,

di qualche variabile che rappresenti le risorse naturali o capitale naturale (studi già

disponibili) perchè ciò non permette di cogliere le conseguenze economiche delle interazioni

tra le dinamiche dei due sistemi, quello economico e quello naturale. In altri termini

sarebbero necessari modelli dinamici integrati del tipo RICE di Nordhaus o quello

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elaborato dall' OECD conosciuto come GREEN e utilizzato, per esempio, per verificare la

capacità di risposta dei vari strumenti di intervento al cambiamento climatico . Soltanto

27

questo tipo di modelli, al momento piuttosto rari, possono consentire di simulare gli effetti

dei sentieri di crescita che stiamo seguendo e chiarire quanto e in che senso possano

ritenersi sostenibili.

25 Ciò è quanto ottenuto da Nordhaus W.D.,"Lethal Model II: the Limits to Growth Revisited",

Brookings Papers on Economic Activity, 1992, n.2. Una precisazione: la riduzione dei prezzi di queste materie

è in termini relativi rispetto al salario.

26 Nordhaus W.­Yang Z., "A Regional Dynamic General­Equilibrium Model of Alternative Climate­

Change Strategies",American Economic Review, 1996, settembre.

27 OECD,The Costs of Cutting Carbon Emissions: Results from Global Models, Parigi, 1993.

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6. Conclusioni.

L’evoluzione e la diffusione del progresso tecnico hanno sempre rivestito e rivestono, un

ruolo cruciale nell’attività economica.

Il progresso tecnico è certamente una fonte della crescita ma cosa effettivamente sia o come

lo si possa favorire è piuttosto oscuro. In linea di massima esso sarebbe il frutto di spese in

R&S che per la maggior quota sono affrontate dalle imprese. La motivazione di efficienza è

perciò alla base di esso e perciò soltanto per una fortunata coincidenza può essere

favorevole alla conservazione, come nel caso dell'efficienza energetica sopra richiamato.

Ancora una volta possiamo ribadire che la sostenibilità, come oggi diciamo, o i limiti alla

crescita come si diceva negli anni 70, è sì legata al progresso tecnico ma non abbiamo motivi

validi, teorici o di evidenza empirica, per aspettarci che questo si evolva spontaneamente in

modo favorevole alla sostenibilità. Perciò per quanto sia importante attribuire un valore ai

servizi ambientali, il loro semplice inserimento nel processo decisionale può portare

all'efficienza ma non necessariamente alla sostenibilità. La sovrautilizzazione delle risorse

ittiche non è dovuta ad assenza di prezzi ombra ma all'efficienza negli strumenti per la pesca

(capitale prodotto dall'uomo) che riducono i costi (per esempio il tempo) per unità di

prodotto. Se questo è il progresso tecnico che conoscono gli economisti (quando appunto non

l'assumono esogeno ma tentano di spiegarlo) bisogna che lo stato lo indirizzi verso gli

obiettivi di sostenibilità che si è dato. Se non lo indirizza, seguirà gli impulsi che gli vengono

dai prezzi e dalle imprese. Quest'ultime non possono che ragionare in termini di "fertilità"

delle spese di R&S, di diritti di proprietà ovvero di "brevetti" che rendano appropriabile il

frutto della innovazione tecnologica e simili e non certo in termini di "conservazione". Se gli

stati hanno davvero nella funzione del benessere sociale le generazioni future, ovvero la

crescita sostenibile, dovranno indirizzare il progresso tecnico in una direzione che non è

quella cui automanticamente esso è diretto e lo potranno fare sia aumentando le loro spese

in R&S, dirette evidentemente alla ricerca di base, che ricorrendo agli strumenti tradizionali

e meno per la protezione ambientale. Il pregio delle molto raccomandate tasse ambientali

starebbe proprio nella loro efficacia dinamica ovvero nell'indirizzare l'impresa verso

l'impiego di tecnologie pulite e di conseguenza anche verso la ricerca di nuove tecnologie

quando quelle disponibili risultino inquinanti. Ciò che riteniamo poco fondato è aspettarsi

che il progresso tecnico, di per sè

, concili la crescita economica con la sostenibilità. Non a

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caso ci è sembrato istruttivo richiamare gli studi relativi alla riduzione nel tasso di crescita

della produttività in USA dai quali risulterebbe che tale riduzione sarebbe proprio l'effetto

del ricorso a rigide regole di protezione ambientale. Infine, anche quando i prezzi segnalano

correttamente la scarsità del bene o risorsa, lasciare l'allocazione al mercato potrebbe non

essere ottimo. Pensiamo per esempio al caso del legno. Come abbiamo già avuto modo di

menzionare, esso è l'unica risorsa naturale il cui prezzo (relativo) mostra un trend crescente

e cionostante la produzione della carta è interessata all'uso della risorsa secondaria

soltanto in quantità modesta (carta riciclata). Nonostante il prezzo crescente, il mercato è

"lento" nel recepire la scarsità e se si aspetta che il prezzo della materia prima (legno)

cresca di quanto è necessario a rendere economico l'uso della materia secondaria,

probabilmente la quota di foreste nel globo sarà ridotta a livelli "insostenibili" sia come

riproducibilità della risorsa che come capacità della stessa di produrre quelle esternalità

positive per la vita sul pianeta come l'assorbimento di CO e la regolazione climatica

2

complessiva. Anche in questo caso l'intervento pubblico tramite l'uso di imposte sulla

"materia prima naturale" (legno vivo) potrebbe rendere immediatamente economico l'uso

della materia secondaria, con ciò favorendo la conservazione e riproducibilità delle foreste.

In ultima analisi non sorprende che continui ad emergere la necessità dell'intervento

pubblico: il bene ambientale in quanto bene pubblico (o privato con forti esternalità) è

evidentemente sottoprodotto dal mercato.

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APPENDICE. Figura 1

Il ruolo del progresso tecnico nel modello di crescita neoclassico

Figura 2

Il progresso tecnico nell'uso delle risorse rinnovabili

Fonte: nostra elaborazione

Figura 3

La regola di Hotelling e la tecnologia di backstop

Fonte: nostra elaborazione

Figura 4

Intensità energetica in Italia e in altri paesi selezionati, 1973­2000

(tonnellate equivalenti per migliaia di $ a prezzi e parità di acquisto 1990)

Fonte: OECD, Energy Policies of IEA Countries. 1999 Review, Paris, 2000


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Di seguito sono indicati gli argomenti trattati in questo materiale:
- Richiami di teoria della crescita: neoclassica ed endogena.
- Teoria dell’ ottimo uso delle risorse naturali.
- Le modalità della crescita economica in concreto e gli effetti sulle risorse naturali: curve di Kuznets e intensità energetica.
- La “diffusione” del progresso tecnico.
File contenente dispense della Prof.ssa Laura Castellucci del corso di Economia dell'ambiente alla triennale di Economia, che si ringrazia per aver gentilmente messo a disposizione il materiale scaricabile dal sito:
[url=http://www.economia.uniroma2.it/nuovo/facolta/docenti/docenti.asp?IdProfessore=89&IdProfessore=&IdProfessore=&B1=VISUALIZZA]http://www.economia.uniroma2.it/nuovo/facolta/docenti/docenti.asp?IdProfessore=89&IdProfessore=&IdProfessore=&B1=VISUALIZZA[/url]


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia dei mercati e degli intermediari finanziari
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dell'ambiente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Castellucci Laura.

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