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ESTRATTO DOCUMENTO

Circ.M.LL.PP. del 10/04/1997 n.65

Istruzioni per l'applicazione delle Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche di cui al decreto ministeriale 16.01.1996.

Per facilitarne la consultazione, il testo della presente circolare è stato articolato in paragrafi aventi

lo stesso ordine e lo stesso numero di riferimento del testo delle norme.[Vedi]

B - C RITERI GENERALI DI PROGETTAZIONE

B.1. - Disposizioni preliminari

Preliminare a qualsiasi decisione sul tipo di analisi da adottare (statica o dinamica) o a qualsiasi

altra decisione riguardante la modellazione della struttura, è l'individuazione degli elementi non

strutturali che, per rigidezza e resistenza, sono in grado di collaborare con la struttura nel sopportare

le azioni sismiche o comunque possono indurre nella struttura comportamenti indesiderati.

Comportamenti di tal genere possono, ad esempio, essere indotti in una struttura intelaiata, in

cemento armato o metallica, dalla presenza di pannelli di muratura, o di altro materiale non

strutturale, inseriti tra le maglie dei telai a formare telai tamponati distribuiti in modo non simmetrico in

pianta e/o in elevazione, quando tale presenza alteri in misura significativa la rigidezza della nuda

ossatura. In tal caso il progettista valuterà l'opportunità di analizzare l'edificio nel suo insieme

utilizzando due modelli strutturali, con e senza pannelli, dimensionando poi gli elementi strutturali per

la più severa delle due condizioni. Un possibile modello di calcolo per tener conto della presenza di

pannelli in un telaio è riportato nell'Allegato 2.

Per l'impostazione e la redazione della relazione di calcolo della struttura può farsi utile riferimento

alle istruzioni C.N.R. - 10024/86 Analisi di strutture mediante elaboratore: Impostazione e redazione

delle relazioni di calcolo.

Quanto poi ai risultati forniti dall'analisi, statica o dinamica che sia, occorre tenere a mente che le

sollecitazioni provocate dall'azione sismica vengono valutate, seguendo i criteri contenuti nella

sezione B, delle norme, inevitabilmente in modo largamente convenzionale. La convenzionalità

dell'analisi è principalmente riconducibile all'entità attribuita dalla normativa alle azioni sismiche e alla

contemporanea ipotesi di comportamento elastico lineare della struttura; in realtà le azioni sismiche

effettive possono avere entità maggiore di quella imposta dalla normativa e di conseguenza viene e

cadere l'ipotesi di comportamento elastico lineare della struttura. La valutazione delle sollecitazioni

conseguita in accordo con la normativa è dunque convenzionale; peraltro, considerazioni teoriche ed

evidenze sperimentali dimostrano che la convenzione adottata è idonea a conseguire il desiderato

livello di sicurezza, purché la struttura possegga un sufficiente grado di duttilità.

In alternativa, possono eseguirsi analisi più approfondite fondate su una opportuna e motivata

scelta di un terremoto di progetto, ma tali analisi debbono adottare procedimenti di calcolo basati su

ipotesi e su risultati sperimentali chiaramente comprovati, ed utilizzare modelli e codici di calcolo non

lineari, più aderenti all'effettivo comportamento della struttura.

Come già accennato, dal carattere convenzionale dei procedimenti di progetto-verifica suggeriti

dalla normativa consegue direttamente l'importanza attribuita, nell'assicurare l'effettivo

conseguimento dei risultati desiderati specie nei confronti del collasso, ad un comportamento duttile

della struttura. A tal fine, dovendo accettare che la struttura esca dal campo elastico subendo

fenomeni di plasticizzazione e/o di danneggiamento, come requisito minimo da assicurare, vengono

più avanti indicati alcuni accorgimenti costruttivi atti a conseguire una certa duttilità locale e globale.

Peraltro, da qualche tempo, sono state individuate tecniche costruttive finalizzate a ridurre l'entità

della entrata in campo non lineare delle strutture antisismiche; tali tecniche vengono generalmente

indicate con il termine di tecniche di protezione passiva. Esse sostanzialmente consistono, nello

sconnettere l'edificio dalle sue fondazioni interponendo tra la struttura e le fondazioni stesse dei

particolari apparecchi d'appoggio, detti isolatori, dotati di elevata rigidezza per carichi verticali e

limitata rigidezza per carichi orizzontali, ovvero nel collegare alla struttura dei dissipatori, ossia

apparecchi capaci, all'atto del sisma, di assorbire grandi quantità di energia, o infine nell'adottare

contemporaneamente ambedue gli accorgimenti detti.

Con l'inserimento degli isolatori si consegue un sostanziale disaccoppiamento tra moto dell'edificio

e moto del terreno, così da ridurre drasticamente l'energia cinetica che il sisma fornisce all'edificio

stesso, e quindi anche l'entità delle deformazioni e delle sollecitazioni della struttura.

Con l'inserimento dei dissipatori resta immutata l'energia cinetica fornita dal sisma al complesso

edificio più dissipatori, ma la maggior parte di essa viene assorbita dai dissipatori stessi, con

conseguente significativa riduzione delle sollecitazioni e degli spostamenti richiesti alla struttura e,

dunque, dell'escursione in campo plastico.

Sia l'utilizzazione degli isolatori che quella dei dissipatori hanno origini relativamente recenti e, fino

a quando non sarà emanata una specifica normativa d'uso l'adozione dei dispositivi richiede, affinché

siano effettivamente conseguiti i comportamenti desiderati e prima brevemente descritti, che il

complesso struttura-dispositivi venga progettato ed eseguito nel rispetto di alcune regole peculiari

legate sia alla tipologia strutturale adottata che alle caratteristiche proprie degli apparecchi utilizzati.

Ciò rende necessaria la preventiva approvazione del progetto, riguardante il sistema

edificio-dispositivi, da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

B.4. - Analisi statica

E' consentito valutare il comportamento sismico di una costruzione attraverso un'analisi statica

quando questa presenti una significativa tendenza a rispondere all'azione sismica con una forma di

oscillazione unica, a sviluppo semplice lungo l'altezza, e contenuta nel piano di eccitazione.

Queste caratteristiche della risposta da un lato forniscono ragionevole assicurazione che

l'intervento della fase inelastica non produca brusche variazioni di comportamento, dall'altro

consentono di calcolare gli effetti dell'azione sismica con modelli ed analisi strutturali semplificati

(modelli piani ed analisi di tipo statico).

Il requisito di regolarità è di difficile codificazione, in quanto le possibili combinazioni topologiche

che possono dar luogo a comportamento non regolare sono troppo numerose per essere prevedibili

e classificabili. Spesso, inoltre, non è possibile operare una distinzione netta tra comportamento

regolare ed irregolare, essendo più appropriato riferirsi ad un grado di irregolarità, che può essere più

o meno pronunciato.

Le indicazioni in tema di regolarità riportate nelle normative internazionali più recenti sono in

massima parte di natura qualitativa, così come quelle riportate nelle norme tecniche nazionali, ove

peraltro viene esplicitamente affermato che dette indicazioni costituiscono condizione necessaria, ma

non sempre sufficiente, spettando al progettista di accertare la eventuale presenza di caratteristiche

singolari che possano dar luogo ad una risposta irregolare.

Con riferimento al caso degli edifici, si riportano di seguito, a titolo indicativo, alcuni criteri di

valutazione di adozione più diffusa:

Regolarità in pianta

La struttura dell'edificio presenta una sostanziale doppia simmetria ortogonale nei confronti sia

delle rigidezze che delle masse.

La forma in pianta è di tipo compatto, ossia priva di ali che si estendono notevolmente a partire

dal nucleo centrale (come ad es. forme ad H, I, L, X, etc.). Le dimensioni di eventuali rientranze lungo

il perimetro dell'edificio non superano il 25% della lunghezza del lato corrispondente.

I solai sono sufficientemente rigidi rispetto alle strutture verticali, in modo da fungere da

diaframmi indeformabili nel loro piano.

Sotto l'azione di un sistema di forze orizzontali, proporzionali alle masse dei piani, lo spostamento

massimo a ciascun piano non supera di più del 20% lo spostamento medio di quel piano.

Regolarità in elevazione

Tutti gli elementi verticali che presentano resistenza significativa all'azione sismica (telai, pareti e

nuclei), si estendono senza interruzione dalla fondazione fino alla sommità della parte di edificio

interessata.

Rigidezza e massa si mantengono costanti o si riducono gradualmente procedendo dal basso

verso l'alto.

Negli edifici a telaio, il rapporto tra la resistenza di colonne e pareti, ad un certo piano

effettivamente conseguita, e la resistenza richiesta dal calcolo, si mantiene approssimativamente

costante per tutti i piani.

Un comportamento non regolare può essere indotto, dalla presenza di pannelli, in muratura o di

altro materiale, inseriti tra le maglie dei telai in modo non simmetrico in pianta e/o in elevazione.

B.6. - Analisi dinamica

Il modello usato per l'analisi dinamica può coincidere con quello utilizzato per l'analisi statica. Al

fine della valutazione delle forze d'inerzia e, quindi, della risposta dinamica, è possibile concentrare le

masse in un numero di nodi inferiore a quelli che descrivono la geometria strutturale. Va osservato

che nell'operazione di concentrazione delle masse potrà essere necessario includere anche i

momenti di inerzia rotazionali.

La tecnica dell'analisi modale consente di semplificare il problema della valutazione della risposta

dinamica utilizzando un numero di modi inferiore al numero di gradi di libertà; tuttavia è bene dare un

giudizio quantitativo sull'efficacia della semplificazione ottenuta limitando tale numero. Se si

considera un numero di modi pari al numero di gradi di libertà, la soluzione ottenuta è esatta,

limitatamente alla rappresentazione delle masse.

Ciascun modo mette in movimento una certa quantità della massa strutturale. Una misura della

massa attivata da ciascun modo j in ciascuna direzione, nel caso di matrice delle masse diagonale, è

data dalla espressione: 2

 

N

∑ ⋅ Φ

 

j

M

 

ix ix 100

= ⋅

1

1N [ ]

E ( )

N N

∑ ∑

2

⋅ Φ j

M M

i 1 ix

1 1

ove la sommatoria a numeratore è estesa a tutte le masse attribuite ai gradi di libertà nella

direzione di eccitazione (x, nella formula indicata); il termine a denominatore della prima frazione

rappresenta la massa modale j-esima, i termini Mix sono le masse associate ai gradi di libertà i nella

Φjix

direzione di eccitazione (x, nella formula indicata); i termini sono le ampiezze dell'autovettore j

relative al nodo i nella direzione di eccitazione (x, nella formula indicata).

Se si sommano i termini Ejx relativi a tutti i modi, per ciascuna direzione si ottiene 100.

Si può osservare che usualmente i primi modi di vibrare danno contributi maggiori alla massa

eccitata. E' buona norma considerare un numero di modi di vibrare sino ad ottenere che la somma

delle masse attivate sia pari almeno all'85% della massa totale.

Per quanto riguarda la combinazione dei diversi modi di vibrare, in accordo al punto B.2., si

assumono due eccitazioni orizzontali, secondo la direzione x, ed y rispettivamente, prefissate dal

progettista. Con gli indici x ed y si indicano sforzi o spostamenti riferiti alle due eccitazioni

considerate. Precisamente siano:

α una componente dello stato di sforzo in un punto o della sollecitazione in una sezione,

η una componente generica dello spostamento in un punto,

αx α

il valore assunto da durante l'eccitazione lungo la direzione x,

ηx η

il valore assunto da durante l'eccitazione lungo la direzione x

αy α

il valore assunto da durante l'eccitazione lungo la direzione y,

ηy η

il valore assunto da durante l'eccitazione lungo la direzione y,

αix αx

il contributo di del modo iesimo di vibrare durante la eccitazione in direzione x,

αiy l'analoga grandezza, riferita all'eccitazione in direzione y,

ηix ηx,

il contributo del modo iesimo allo spostamento durante l'eccitazione in direzione x,

ηiy ηy,

il contributo del modo iesimo allo spostamento durante l'eccitazione in direzione y.

In accordo al punto B.6. è: ∑ ∑ 2

α = α η = η

2

x ix x

i i ix

∑ ∑ 2

α = α η = η

2

y iy y

i i iy

e analogamente per l'eccitazione verticale,

∑ ∑ 2

α = α η = η

2

v iv v

i i iv

Qualora la componente verticale dell'eccitazione sismica sia significativa, la sovrapposizione degli

effetti deve essere effettuata mediante le seguenti relazioni:

α = α + α η = η + η

2 2 2 2

1) xv x v xv x v

α = α + α η = η + η

2 2 2 2

2) yv y v yv y v

αxv αyv

e rappresentano la tensione (o la sollecitazione) richiamata nel paragrafo B.8.,

ηxv ηyv

e rappresentano lo spostamento richiamato al punto B.9. αx αy

In caso contrario, se la componente verticale della eccitazione sismica non è significativa, e

ηx ηy

rappresentano la tensione (o la sollecitazione) richiamata nel paragrafo B.8., e e rappresentano

lo spostamento richiamato al punto B.9.

B.7. - Verifiche

La verifica di resistenza è finalizzata a garantire la sopravvivenza della struttura a fronte di

terremoti di grande intensità, aventi limitate probabilità di manifestarsi durante la vita utile della

struttura. Questi terremoti sono caratterizzati da spettri di risposta di un ordine di grandezza più severi

di quelli definiti nelle norme. A fronte di tali eventi sono favorite le strutture alle quali il sistema

costruttivo, nelle sue caratteristiche di insieme e nei dettagli esecutivi, assicuri buona duttilità, cioè

capacità di sostenere cicli di escursioni anelastiche senza subire un significativo degrado.

Le azioni sismiche definite nel decreto sono state pertanto concettualmente ottenute riducendo le

azioni effettive con un coefficiente di riduzione (maggiore di 1) che dipende dalla duttilità della

struttura.

Nell'Allegato 1 si presentano alcune indicazioni costruttive alle quali può farsi riferimento per

assicurare un minimo di duttilità alle costruzioni in calcestruzzo armato. Il rispetto di tali regole non

esclude, tuttavia, che qualche meccanismo di rottura fragile possa comunque manifestarsi.

Ove del caso il controllo degli spostamenti viene condotto per valutare la danneggiabilità dei

pannelli murari di tamponamento al fine della verifica al collasso per perdita di connessione tra

elementi strutturali essenziali.

E' chiaro che la verifica di danneggiabilità va riferita ad azioni sismiche meno intense rispetto a

quelle utilizzate per la verifica allo stato limite ultimo.

Per quanto sopra osservato, è evidente che gli spostamenti considerati per le verifiche di

danneggiabilità sono più piccoli di quelli considerati per le verifiche ultime, come evidenziato in B.9.

Le verifiche di danneggiabilità dei pannelli murari di tamponamento devono essere sempre

eseguite negli edifici intelaiati, come richiesto in C.6.3.

Le verifiche di spostamento per il controllo dei requisiti di sicurezza, (stato limite ultimo), devono

invece essere fatte se vi è la possibilità di perdite di connessione tra gli elementi essenziali ed in

generale in presenza di particolari dispositivi di vincolo e di collegamento.

Gli edifici in muratura sono in generale poco deformabili, pertanto il controllo delle deformazioni

risulta già garantito dal controllo dello stato di sollecitazione.

Nessun controllo è richiesto nelle costruzioni in muratura per le quali non siano da effettuare

verifiche di resistenza.

B.8. - Verifiche di resistenza

Le verifiche di resistenza possono essere effettuate verificando lo stato di tensione, secondo il

metodo delle tensioni ammissibili, oppure verificando lo stato di sollecitazione per i diversi stati limiti

ultimi secondo il metodo degli stati limite.

Quando i carichi agenti si riducono al peso proprio e ad un solo carico accidentale (nella

fattispecie al carico sismico), i due metodi di verifica, alle tensioni ammissibili ed agli stati limite,

portano ad ottenere, sostanzialmente, le stesse sezioni resistenti. Quando siano presenti più carichi

di esercizio, il metodo agli stati limite offre, in generale, un approccio più razionale, in quanto mette in

conto la probabilità di contemporanea presenza dei diversi carichi. In pratica, questo si traduce

generalmente in sezioni resistenti più contenute.

Nella formulazione delle norme, si è riconosciuta, per la prima volta, la possibilità di utilizzare,

nelle zone sismiche, il criterio agli stati limite. Si è tuttavia inteso mantenere inalterato il livello di

γ

protezione a fronte di eventi sismici, e pertanto i fattori sono stati scelti in modo che, anche in

presenza di più azioni di carico, le verifiche condotte secondo i due metodi fossero equivalenti agli

effetti della resistenza.

Se in uno o più piani di rigidezza complessiva offerta dai pannelli in muratura o di altro materiale

subisce una brusca riduzione rispetto a quella offerta ai piani adiacenti (come avviene

frequentemente ai piani terra), è opportuno che gli elementi verticali ed orizzontali inferiori e superiori

di ciascun piano interessato alla riduzione, siano provvisti di un margine di sovraresistenza rispetto ai

risultati dell'analisi, che, per edifici di altezza fino ad otto piani, è non inferiore al 40%, e di valore

adeguatamente più elevato per altezze maggiori.

B.9. - Spostamenti e deformazioni

Gli spostamenti dovuti all'azione sismica sono, di fatto, più grandi di quelli determinabili con le

azioni di progetto definite dalle norme. Infatti, in considerazione della duttilità delle strutture, le azioni

di progetto, impiegate per simulare l'effetto del sisma, sono convenzionalmente ridotte di intensità

rispetto a quelle che sarebbe necessario considerare ove il comportamento effettivo della struttura

fosse perfettamente elastico. Perciò, gli spostamenti e le deformazioni determinati con le azioni di

progetto indicate nelle norme vanno moltiplicati per un fattore (maggiore di uno), mediante il quale le

azioni stesse sono state in precedenza ridotte.

Per quanto riguarda le combinazioni degli spostamenti sismici con quelli prodotti dalle altre azioni

χ

da prendere in considerazione, è utile una precisazione: essa riguarda il coefficiente utilizzato nelle

due formule di verifica che sono:

per limitare la danneggiabilità:

( )

η = η ± λη χ

/

p xv

( )

η = η ± λη χ

/

p yv

per i requisiti di sicurezza:

( )

η = η ± η χ

9 /

p xv

( )

η = η ± η χ

9 /

p yv

χ ηp

Al coefficiente è da attribuire il valore 1, quando gli spostamenti e gli spostamenti sismici

sono valutati in base alla combinazione delle azioni da assumere per la verifica alle tensioni

ηp

ammissibili. E' da attribuire il valore 1,5, quando gli spostamenti e gli spostamenti sismici sono

valutati in base alla combinazione delle azioni da assumere per la verifica agli stati limite.

B.10. - Fondazioni

Le prescrizioni relative alle fondazioni sono connesse ai problemi posti dalla presenza di azioni

sismiche sia relativamente alla valutazione delle sollecitazioni sul terreno di fondazione che in ordine

alla valutazione delle sollecitazioni sulle strutture di fondazione.

Per quanto attiene al terreno di fondazione, occorre sottolineare che la vigente normativa

geotecnica fa sistematico riferimento, per quanto riguarda l'individuazione del comportamento del

terreno e la valutazione dei carichi massimi su di esso applicabili, ai metodi propri dell'analisi limite ed

ai relativi meccanismi di rottura. Quando però si passa a definire i coefficienti riduttivi da applicare a

detti carichi massimi, onde poterli confrontare con i carichi effettivamente agenti, e dunque controllare

se si sia conseguito o meno il desiderato livello di sicurezza, detti coefficienti riduttivi hanno entità tale

da poter essere correttamente utilizzati solo per un confronto con i carichi relativi agli stati limite di

esercizio, non per un confronto con i carichi limite ultimi.

Quanto detto spiega la necessità evidenziata al primo capoverso del punto B.10., di effettuare le

verifiche di stabilità del terreno di fondazione utilizzando sollecitazioni valutate a partire da azioni prive

di maggiorazioni, ossia valutate per coefficienti moltiplicativi unitari.

Per quanto attiene alle strutture di fondazione, occorre sottolineare che una funzione importante è

quella di assorbire gli spostamenti relativi indotti dalla propagazione nel terreno delle onde sismiche,

senza che tali spostamenti relativi si ripercuotano negativamente sul funzionamento delle strutture in

elevazione. Tale funzione può essere svolta in due diversi modi.

Un primo modo consiste nel dotare le strutture di fondazione di collegamenti che, impedendo o

comunque riducendo sensibilmente tali spostamenti relativi, garantiscano la ridotta entità delle

sollecitazioni sulla struttura in elevazione dovute a tali spostamenti. E' questa la soluzione suggerita al

punto a) laddove si impone alle strutture di fondazione di essere collegate tra loro da un reticolo di

travi proporzionate in modo da sopportare forze assiali prefissate; si sottolinea che, specie in una

struttura intelaiata, tale reticolo di collegamento è soggetto non soltanto agli sforzi assiali di

trazione-compressione dovuti alle azioni sismiche, ma anche agli sforzi assiali dovuti al

funzionamento a telaio delle strutture in elevazione e che detti sforzi si sovrappongono a quelli di

origine sismica. Occorre dunque, nella verifica del reticolo di collegamento, tener correttamente conto

di ambedue i sistemi di forze sopra evidenziati.

Un secondo modo di risolvere il problema posto dagli spostamenti relativi delle strutture di

fondazione, modo tipicamente consigliabile per strutture nelle quali la forte distanza tra gli elementi

verticali renda difficile l'adozione del reticolo di travi di collegamento (capannoni industriali, ponti,

ecc.), consiste nel verificare le strutture, sia di fondazione che in elevazione, in presenza degli

spostamenti relativi attesi. Tale verifica deve essere condotta sia in termini di capacità di resistere

della struttura in elevazione alle sollecitazioni prodotte dagli spostamenti relativi (vedi Tab. 1a), che in

termini di compatibilità tra collegamenti e vincoli della struttura e spostamenti impressi in fondazione

(vedi Tab. 1b).

C - E DIFICI

C.1. - Sistemi costruttivi

Una importante modifica a carattere innovativo, introdotta alla lettera a) del punto C.1. riguarda gli

edifici con struttura in muratura, la cui tipologia è stata estesa ad un ambito più vasto, comprendente

sia la muratura ordinaria sia la muratura armata.

La muratura armata è disciplinata da apposite regole progettuali e costruttive, contenute nei punti

C.5.1. e C.5.3.

Appare quindi evidente che, ove siano rispettate tutte le prescrizioni contenute nei suddetti punti

della norma, l'impiego della muratura armata non richiede alcuna certificazione di idoneità tecnica da

parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

Tale obbligo permane, invece, per gli edifici costituiti da pannelli prefabbricati in muratura armata,

che risultano indicati tra i sistemi costruttivi a pannelli portanti di cui alla lett. c) del punto C.1.

C.2. - Altezza massima dei nuovi edifici

Si segnala un'imprecisione contenuta nell'ultimo comma del punto C.2. Come è evidente, nel testo

viene erroneamente richiamata la tabella 1, anziché la tabella 2.

C.3. - Limitazione dell'altezza in funzione della larghezza stradale

Sono da segnalare le modifiche apportate al testo del 1° comma del punto C.3., che, rispetto alla

precedente norma introduce una più graduale variazione, oltre ad un necessario adeguamento, dei

limiti di altezza degli edifici in funzione della larghezza delle strade su cui prospettano.

Si ritiene utile evidenziare anche la soppressione dell'ultimo comma del punto C.3. delle previgenti

norme (D.M. 24.1.86) che consentiva, per le zone con grado di sismicità S = 9, su strade di larghezza

inferiore ai metri dieci, di costruire edifici di tre piani in elevazione e comunque di altezza massima m

10,00 purché con le prescrizioni relative ad S = 12, ai fini del dimensionamento delle strutture.

C.5. - Edifici in muratura

C.5.1. - Regole generali

Le prescrizioni qui contenute si applicano a tutti gli edifici, sia in muratura ordinaria sia in muratura

armata.

Si rammenta anzitutto che, conformemente a quanto stabilito dall'art. 3, 1° comma, della L. 2.2.74,

n. 64,[Vedi] è fatto obbligo di osservare, oltre alle norme per le costruzioni sismiche, le norme di

carattere generale concernenti la sicurezza delle costruzioni, indicate dall'art. 1, 3° comma, della

legge stessa.

Pertanto nella realizzazione delle costruzioni sismiche in muratura, deve comunque tenersi conto

delle vigenti norme tecniche riguardanti gli edifici in muratura (D.M. 20.11.87),[Vedi] i carichi ed i

sovraccarichi (D.M. 16.1.96), [Vedi] i terreni e le opere di fondazione (D.M. 11.3.88), [Vedi] e degli

eventuali successivi loro aggiornamenti.

Per quanto concerne le caratteristiche dei materiali ed i relativi controlli, mentre le norme di cui al

precedente decreto 24 gennaio 1986 recavano disposizioni nell'apposito allegato, le attuali norme

stabiliscono, al 3° comma del punto C.5.1., alcuni requisiti minimi di resistenza, ad integrazione di

quanto indicato nelle norme per gli edifici in muratura emanate con il decreto 20 novembre 1987.

I controlli sui materiali vanno effettuati, secondo quanto previsto nel decreto sopracitato, sia

all'origine, obbligatoriamente, presso gli stabilimenti di produzione, sia in cantiere, ai fini della loro

accettazione per l'impiego.

In particolare, il direttore dei lavori è tenuto a verificare che ciascuna fornitura, riguardante tanto gli

elementi per la muratura (mattoni o blocchi), quanto le barre di acciaio nel caso della muratura

armata, sia accompagnata dal relativo certificato di origine, controllando che le caratteristiche

certificate corrispondano a quanto richiesto dal progetto e dalle norme.

Inoltre, nell'ambito della propria sfera di discrezionalità, il direttore dei lavori può responsabilmente

valutare l'opportunità di disporre ulteriori controlli, per accertare che i materiali da mettere in opera

posseggano effettivamente le caratteristiche dichiarate dal produttore.

Anche per la muratura armata, oltre alle norme per le costruzioni sismiche, sono da osservare,

per quanto applicabili, le norme di cui al decreto 20 novembre 1987.

E' opportuno rammentare che in ogni caso gli elementi resistenti che compongono la muratura

(mattoni o blocchi) devono essere collegati fra di loro tramite malta cementizia (di classe M1 - M2)

che deve assicurare il ricoprimento dei giunti orizzontali e di quelli verticali.

C.5.2. - Edifici in muratura ordinaria

Sono state introdotte alcune modifiche, concettualmente importanti, che consentono un'ampia

libertà progettuale nella realizzazione degli edifici in muratura ordinaria. Fermo restando il rispetto dei

principî e delle regole generali contenute nel precedente punto C.5.1. possono infatti adottarsi, per la

verifica sismica dell'edificio, gli stessi criteri di calcolo già previsti dal punto C.9.5. per l'adeguamento

degli edifici esistenti. In tal caso non è necessario tener conto delle prescrizioni morfologiche e

costruttive indicate nel punto C.5.2., che, invece, devono essere applicate quando si esegua il

procedimento di verifica semplificato. Relativamente alla valutazione delle azioni suggerite al punto

β2

C.9.5.3., si segnala che, per i nuovi edifici in muratura, il coefficiente deve essere assunto pari a 1,

perché la norma specifica (D.M. 20.11.87), già per proprio conto, distingue i valori da attribuire alla

resistenza del materiale a seconda del metodo adottato per il controllo della sicurezza (γm = 3 nel

caso di verifica col metodo agli stati limite ultimi).

E' ovvio, peraltro, che il valore delle azioni sismiche da adottare nelle verifiche è quello definito al

γE

paragrafo C.9.5.3 senza fare riferimento al coefficiente di cui al punto B.8. delle norme.

In conclusione quindi il livello di sicurezza di calcolo richiesto per gli edifici di nuova costruzione

soggetti a verifica è del 50% circa superiore a quello richiesto per gli edifici esistenti.

Nessuna specifica verifica di sicurezza è invece prevista per la realizzazione di nuovi edifici in

muratura listata, per i quali valgono le regole di dimensionamento riportate nel 2° cpv della lett. f).

Riguardo agli spessori minimi dei muri, indicati nella Tabella 3 per i vari piani dell'edificio, è

opportuno far notare che la tabella stessa è genericamente riferita ad un edificio costituito dal

massimo numero di piani consentito dalla norma (due piani fuori terra oltre ad un piano cantinato o

seminterrato); quindi, nel caso in cui l'edificio, nel suo complesso, sia costituito da un minor numero

di piani, gli spessori minimi dei relativi muri vanno assunti opportunamente scalando le righe della

tabella stessa.

C.5.3. - Edifici in muratura armata

La muratura armata è una tecnica costruttiva che conferisce alle strutture murarie caratteristiche

di monoliticità, di resistenza (a compressione ed a trazione) e di duttilità tali da migliorarne in modo

sostanziale il comportamento sotto l'azione sismica.

In virtù di tali migliori prestazioni le norme consentono per tale tipologia altezze massime superiori

a quelle permesse per la muratura ordinaria.

Ruolo delle armature metalliche

Si distingue tra le armature richieste dall'analisi strutturale e quelle aggiuntive, necessarie per

soddisfare le esigenze di monoliticità, continuità e duttilità, i cui valori minimi sono fissati dalle norme.

Le armature derivanti dall'analisi sono quelle verticali, da disporsi agli incroci e ai bordi dei pannelli

murari, nonché quelle orizzontali lungo i bordi delle aperture (architravi o travi di collegamento tra

pannelli affiancati).

Le armature aggiuntive comprendono:

armature verticali disposte nel corpo dei pannelli, con interasse non superiore a 5 m;

armature orizzontali

· nei cordoli al livello di ciascun solaio, e nel corpo dei pannelli, ad interasse non superiore a 4 m,

con funzione di incatenamento;

· distribuite, ad interasse non superiore a 0,6 m.

Per i soli edifici con coefficiente di protezione sismica I > 1 è obbligatoria una ulteriore armatura

diffusa sia orizzontale che verticale, con interasse non superiore al doppio dello spessore della

parete, quella orizzontale a sostituzione dell'ultima sopra richiamata.

Stante il ruolo decisivo che le armature metalliche hanno nel trasformare il comportamento della

struttura muraria, è essenziale il rigoroso rispetto delle prescrizioni normative non solo riguardo alla

quantità, ma anche e soprattutto per quanto concerne il posizionamento, l'ancoraggio e la

sovrapposizione, nonché la protezione dalla corrosione.

Modello di calcolo

Quando l'altezza supera il valore ammesso per un edificio in muratura non armata è sempre

obbligatorio effettuare il calcolo delle sollecitazioni indotte dall'azione sismica, sulla base di un

modello della struttura che ne rappresenti il suo carattere tridimensionale.

Nei casi comuni tale modello sarà costituito da un insieme di pareti disposte in pianta secondo

due direzioni ortogonali e collegate ai piani da diaframmi assunti come rigidi. Le pareti comprendenti

aperture regolarmente disposte lungo l'altezza potranno essere schematizzate con modelli a telaio,

con le pareti piene costituenti i montanti e con le fasce sovraporta e sovrafinestra costituenti le travi.

Forze di calcolo e criteri di verifica

Il testo normativo attuale prevede espressamente, per questa tipologia, il metodo delle tensioni

ammissibili, con le seguenti specifiche: β β

azioni di calcolo: coefficiente di struttura = 1,5 riducibile a = 1,4 in presenza della armatura

γE

aggiuntiva diffusa; coefficiente = 1;

tensioni ammissibili: per l'acciaio quelle previste dalle norme per le costruzioni in cemento

armato; per la muratura quelle previste dalle norme vigenti per le costruzioni in muratura, moltiplicate

per il coefficiente 2.

Qualora si voglia utilizzare il metodo agli stati limite, devono valere invece, le seguenti

specificazioni: β β

azioni di calcolo: coefficiente di struttura = 1,5 riducibile a = 1,4 in presenza della armatura

γE

aggiuntiva diffusa; coefficiente = 1,5;

resistenze: per l'acciaio quelle previste dalle norme per le costruzioni in cemento armato; per la

muratura quelle previste dalle norme vigenti per le costruzioni in muratura, moltiplicate per 2 (quindi

γm/2).

adozione del valore

C.5.4. - Strutture miste

La trasmissione delle azioni sismiche in una struttura mista può avvenire attraverso un organismo

strutturale che presenti elementi in muratura ed elementi in cemento armato o in acciaio funzionanti

in parallelo (ossia disposti altimetricamente allo stesso piano) oppure in serie (ossia disposti

altimetricamente su piani successivi). Nel primo caso le azioni sismiche devono essere integralmente

affidate alla struttura muraria.

La prescrizione è riconducibile alla maggiore rigidezza e minore duttilità che le strutture in

muratura tipicamente presentano rispetto alle strutture monodimensionali in cemento armato o in

acciaio.

La compatibilità tra le deformazioni subite dai diversi elementi costruttivi deve essere

espressamente valutata; in particolare si dovrà controllare che le azioni sismiche siano effettivamente

attribuibili tutte alla scatola muraria e che la presenza di elementi in cemento armato o in acciaio

distribuiti in modo disuniforme sia planimetricamente che altimetricamente non modifichi

significativamente la posizione del centro di rigidezza della sola scatola muraria e la ripartizione delle

azioni orizzontali tra i diversi setti murari. A tal fine, è da considerare con particolare attenzione

l'adozione di corpi scala e/o corpi ascensore realizzati con pareti in cemento armato, per la forte

rigidezza alle azioni orizzontali tipica di tali strutture, ed analoga attenzione deve essere prestata nel

caso di elementi verticali in cemento armato o in acciaio dotati di elevata rigidezza a flessione ed a

taglio.

Particolare importanza rivestono i collegamenti tra elementi di tecnologia differente

(orizzontamenti, cordoli, travi di ripartizione). Gli orizzontamenti consentono alle diverse pareti in

muratura di scambiare tra loro forze orizzontali nell'ambito di un complessivo comportamento

scatolare ed assicurano la trasmissione alla scatola muraria delle forze d'inerzia di origine sismica di

diretta competenza delle masse gravanti sulle strutture in cls armato o in acciaio. Occorrerà dunque

verificare che gli orizzontamenti, sia in termini di rigidezza che in termini di resistenza a flessione e

taglio nel loro piano, consentano il corretto realizzarsi del meccanismo globale di funzionamento

sopra illustrato. Contemporaneamente si dovrà verificare che non si raggiungano tensioni eccessive

per effetto delle azioni concentrate che gli elementi in cemento armato o in acciaio e i solai si

scambiano a causa del sisma e dei carichi verticali; tale risultato si conseguirà adottando

sistematicamente provvedimenti finalizzati alla diffusione dei carichi (cordoli, travi di ripartizione,

ecc.), e con una continua attenzione alla centratura dei carichi verticali sugli elementi resistenti

sottostanti.

Quanto alle prescrizioni relative agli edifici costituiti da struttura muraria nella parte inferiore e

sormontati da un piano con struttura in cemento armato o in acciaio, la limitazione sull'altezza

massima è riconducibile all'intento di contenere le tensioni su tali edifici entro gli ambiti propri degli

edifici totalmente in muratura, ad essi assimilandoli; mentre la prescrizione sulle azioni da attribuire

alla parte superiore in cemento armato o in acciaio è legata all'esigenza di evitare per dette strutture

plasticizzazioni premature e conseguenti eccessive richieste di duttilità.

C.6.1.1. - Azioni orizzontali.

Sono da segnalare, rispetto alle precedenti norme, alcune lievi modifiche ed aggiunte a carattere

migliorativo, riguardanti:

le categorie di locali corrisponenti, nella Tabella 5, ai differenti valori del coefficiente di riduzione

del sovraccarico accidentale s; ε;

il coefficiente di fondazione

il coefficiente di risposta R. Per quanto concerne il concetto di regolarità della costruzione, si

richiama quanto indicato nel precedente punto B.4.;

β.

il coefficiente di struttura

C.6.1.3. - Azioni verticali.

L'analisi dinamica deve essere eseguita per le strutture con periodo proprio To > 1,4 secondi, ed

in tutte quelle strutture, definite irregolari, nelle quali si possono eccitare modi superiori locali che non

possono essere individuati con un'analisi statica. Questi modi possono dare luogo a sollecitazioni

localizzate importanti.

Al fine della valutazione dell'effetto dell'eccitazione indotta dalle componenti di moto sismico

verticale, si può impiegare lo stesso spettro di risposta usato per le azioni orizzontali, ma moltiplicato

per 2 nel caso di strutture con luci superiori a 20 metri nonché di strutture spingenti quali archi o travi

inclinate, ovvero per 4 nel caso di sbalzi. Questi incrementi sono dovuti alle ridotte duttilità e capacità

dissipativa usualmente associate ai modi di collasso indotti da questo tipo di strutture. Le

amplificazioni sono d'altronde analoghe a quelle considerate nell'analisi statica.

C.6.2. - Analisi dinamica

E' stata introdotta la possibilità di eseguire l'analisi dinamica per valutare la risposta alle azioni

verticali, quando richiesto.

Si impiega lo spettro di risposta utilizzato per le azioni orizzontali, che tuttavia va amplificato per

tener conto della minore duttilità disponibile. A tal fine esso va moltiplicato per 2 nella verifica di

strutture di luce maggiori di 20 metri, e di strutture spingenti (volte, archi), ovvero per 4 nel caso di

sbalzi.

C.6.4. - Elementi divisori e pannelli esterni

La disposizione riguardante gli elementi divisori interni è stata integrata sulla base delle indicazioni

attualmente riportate nel punto B.9., consentendo, in definitiva, una maggiore libertà progettuale.

C.9.1. - Interventi sugli edifici esistenti

Possibili tecniche di intervento sono illustrate nell'Allegato 3 per quanto riguarda gli edifici in

muratura e nell'Allegato 4 per gli edifici in cemento armato.

C.9.1.1. - Intervento di adeguamento

Si segnala la soppressione del paragrafo e) del punto C.9.1.1. - comma 2° del precedente D.M.

24.1.86.

C.9.1.2. Intervento di miglioramento

Con riferimento al terzo comma, che integra le precedenti disposizioni relative agli interventi di

miglioramento sismico, si rileva quanto segue.

L'intervento di restauro statico su edifici di carattere monumentale ricadenti in zona sismica,

specie se tali edifici sono correntemente utilizzati, pone problemi peculiari al professionista incaricato.

Accade spesso che tali edifici evidenzino un dimensionamento, un uso degli elementi strutturali, una

organizzazione planimetrica ed altimetrica, del tutto diversi da quelli tipici della moderna ingegneria

antisismica, specie per quanto concerne i livelli minimi di sicurezza che occorre garantire e che in tali

edifici risultano usualmente sensibilmente inferiori a quelli minimi attualmente ammessi.

Modificare tali livelli di sicurezza adeguandoli a quelli attuali, come richiesto dalle esigenze di

sicurezza connesse all'uso cui tali edifici sono attualmente destinati, richiederebbe peraltro interventi

di adeguamento pesanti e dunque tali da snaturare completamente l'edificio monumentale privandolo

di conseguenza di alcune delle caratteristiche intrinseche che ne fanno un bene monumentale. Tale

contrasto tra esigenze di sicurezza d'uso e di conservazione dell'impianto originario, rende sovente,

problematica l'individuazione del tipo di intervento più appropriato.

Per armonizzare le varie esigenze è stato introdotto, accanto al concetto di adeguamento, il

concetto di miglioramento.

Posto che le esigenze della conservazione sono in certi casi da anteporre a quelle della sicurezza,

ne consegue che non è necessario adeguare i livelli di sicurezza dell'edificio monumentale a quelli

minimi fissati dalla normativa per gli edifici di nuova costruzione, bensì è sufficiente che i livelli di

sicurezza vengano semplicemente migliorati rispetto a quelli antecedenti all'intervento.

Per i beni architettonici le tecniche di intervento debbono tener conto in modo compiuto dei

caratteri architettonici e storico-artistici di detti beni; conseguentemente il miglioramento dovrà essere

conseguito senza che si producano sostanziali modifiche nel comportamento strutturale globale

dell'edificio (vedi C.9.2.2.) ed utilizzando, per quanto possibile, tecniche di intervento e metodologie

operative volte alla conservazione dei fabbricati, che privilegino l'uso dei materiali e tecniche

tradizionali e/o contemporanee, coerenti con la logica costruttiva.

Pertanto le tecniche di intervento usuali per le costruzioni ordinarie, ed in particolare quelle di cui

all'Allegato 3 della presente circolare, non possono essere acriticamente applicate ai predetti beni

architettonici. Ovviamente, per ogni intervento, deve essere valutata, in forma anche semplificata, la

sicurezza strutturale finale e l'incremento di sicurezza conseguito.

C.9.3.3. Provvedimenti tecnici in fondazione negli interventi di adeguamento

Come sempre avviene nel caso delle fondazioni, per le quali la valutazione del livello di sicurezza

deve riguardare sia il terreno interessato dai carichi trasmessi dalle strutture di fondazione che le

strutture di fondazione stesse, le prescrizioni interessano sia il terreno che le strutture.

Per quanto concerne i livelli di carico attribuibili al terreno, l'attenzione è focalizzata sia su

fenomeni di carattere locale (relativi alla capacità portante) che su fenomeni di carattere globale

(stabilità dei pendii). Riguardo ai fenomeni locali, i coefficienti di sicurezza possono essere ridotti del

20%, in quanto si è in presenza di strutture realizzate da lungo tempo per le quali un attento esame

del comportamento passato fornisce indicazioni utili a ridurre i margini di incertezza. Riguardo ai

fenomeni globali, ferma restando la possibilità di ridurre i coefficienti di sicurezza del 20% per i motivi

già illustrati, nel caso di verifiche insoddisfacenti o di possibili liquefazioni, l'efficacia degli interventi

adottati deve essere documentata in termini sperimentali.

Per quanto concerne le strutture di fondazione, le informazioni ricavabili dalla storia della

costruzione vengono tenute nel dovuto conto, tanto che è possibile omettere interventi sulle strutture

di fondazione, nonché le relative verifiche, qualora siano contemporaneamente presenti tutte le

condizioni puntualmente elencate dalla normativa, condizioni sinteticamente riassumibili in una

valutazione positiva della efficacia della struttura esistente con un motivato giudizio del progettista

basato sull'accertamento dell'assenza di dissesti, sia presenti che passati, e sull'accertamento che

l'intervento di adeguamento non turbi significativamente lo schema strutturale ed i carichi in

fondazione.

C.9.5.3. Verifica sismica

Come già evidenziato nel precedente paragrafo C.5.2., per i vecchi edifici in muratura non deve

γE

applicarsi il coefficiente di cui al punto B.8. delle norme, in quanto l'azione sismica risulta

compiutamente definita dal presente paragrafo.

C.9.10. Complessi edilizi

Per quanto riguarda i complessi edilizi, nel caso di assenza di giunti, i calcoli di verifica devono

tener conto, anche con valutazioni approssimate, delle eventuali azioni trasmesse dagli edifici

contigui.

Per gli edifici in muratura, ciò può essere fatto, in prima approssimazione, aumentando

convenzionalmente le forze orizzontali di progetto, facendo gravare sulle strutture resistenti

dell'edificio in esame una quota parte delle masse relative agli edifici adiacenti.

D - O

PERE DI SOSTEGNO DEI TERRENI

D.0

L'entità e la distribuzione delle spinte trasmesse dal terreno ad un'opera di sostegno dipendono

dalle caratteristiche meccaniche del materiale costituente il terrapieno, dall'entità dell'azione sismica

locale, dalla tipologia e deformabilità dell'opera di sostegno e dalla entità dei possibili spostamenti

rigidi.

E' richiesta la valutazione dell'equilibrio limite globale dell'opera di sostegno attraverso il

procedimento dovuto a Coulomb prendendo in conto sia le forze di inerzia di origine sismica agenti

sul cuneo di terreno spingente, quantificate al punto 1, che le forze di inerzia agenti sull'opera di

sostegno e sull'eventuale terreno di zavorra, quantificate al punto 2.

Le assunzioni implicite nel procedimento sono le seguenti:

l'opera subisce movimenti tali da produrre nel terreno retrostante un regime di spinta attiva (tali

movimenti possono essere dovuti alla inflessione della struttura oppure a rotazioni e scorrimenti rigidi

di essa);

il cuneo di spinta (Coulomb) si comporta come un corpo rigido anche in presenza delle azioni

sismiche;

le forze d'inerzia sull'opera sono valutate considerando la struttura stessa come rigida.

Quanto detto evidenzia che, qualora l'opera sia molto rigida ed incapace di produrre i desiderati

movimenti attraverso traslazioni e rotazioni rigide (muri a gravità fondati su roccia o su pali, muri

tiranti, ecc.) si possono avere valori di spinta maggiori della spinta attiva. Il riferimento alla teoria di

Coulomb evidenzia inoltre che, qualora l'opera di sostegno sia zavorrata dal terreno sovrastante

l'opera di fondazione, detta zavorra deve essere pensata muoversi rigidamente in modo solidale al

muro e dunque soggetta alle stesse forze di inerzia orizzontale cui è soggetto il muro. Eventuali

carichi accidentali, invece, mentre andranno presi in conto quali azioni verticali, non andranno

conteggiati in termini di forze di inerzia sismiche.

Si sottolinea inoltre che l'assunzione di un comportamento rigido dell'opera può essere non

sufficientemente conservativo e dunque le assunzioni di cui al punto 2 possono dover essere riviste

nel senso di aumentare l'entità delle azioni e di allontanare da terra il loro punto di applicazione.

Si segnala infine che, nelle prescrizioni normative, non è esplicitamente menzionato il contributo

dovuto all'azione dinamica sull'acqua presente nel terreno retrostante il muro.

Qualora detto terreno sia saturo d'acqua la presenza del liquido dovrà essere resa in conto in

termini di azioni dinamiche da esso prodotte, distinguendo i terreni permeabili da quelli non

permeabili.

Collaudo statico

Per le opere in cemento armato, normale e precompresso, ed a struttura metallica, il collaudo

statico è previsto dall'art. 7 della legge 5.11.1971 n. 1086 [Vedi] ed i relativi adempimenti tecnici sono

indicati nelle norme tecniche di cui all'art. 21 della medesima legge. Per strutture di tipo diverso, il

collaudo statico è previsto dalle norme tecniche di cui all'art. 1 della legge 2.2.74 n. 64.[Vedi]

Tale adempimento, fondamentale in linea generale per assicurare la verifica della rispondenza

della costruzione ai requisiti previsti in progetto ed alle relative normative, assume nel caso

particolare delle costruzioni in zona sismica, ancora maggiore rilevanza.

In effetti è appena il caso di ricordare l'importanza che riveste la verifica continua delle varie fasi

esecutive di una struttura, durante tutto il processo costruttivo della medesima; è pertanto necessario

che il collaudo, sia delle nuove costruzioni da realizzarsi in zona sismica, sia degli interventi di

adeguamento sismico, avvenga in corso d'opera.

Relativamente a questi ultimi tipi d'intervento, le norme sismiche contengono, al punto C.9.4.

specifiche prescrizioni.

A 1 - I

LLEGATO NDICAZIONI COSTRUTTIVE PER STRUTTURE IN CALCESTRUZZO ARMATO

0. Al fine di conseguire le desiderate caratteristiche di duttilità locale e globale può farsi riferimento

alle seguenti indicazioni sulla geometria e sulle armature degli elementi.

I quantitativi di armatura e le dimensioni indicate nel seguito rappresentano valori minimi,

indipendenti dalle richieste evidenziate dall'analisi.

Staffe di contenimento: sono staffe chiuse o eliche di diametro minimo 6 mm con piegature a 135°

alle due estremità, prolungate ciascuna per almeno 10 diametri.

Legature (o cravatte): sono costituite da barre di diametro minimo 6 mm con piegature a 135° alle

due estremità, prolungate ciascuna per almeno 10 diametri.

Le piegature, (o uncini) delle staffe, devono essere assicurate alle barre longitudinali. Le piegature

delle legature devono essere assicurate alle staffe (fig. 1).

1. Travi

1.1. Definizione e limiti geometrici

Si definiscono travi, ai fini di applicare le regole contenute in questo articolo, gli elementi soggetti a

flessione e sforzo assiale, quando quest'ultimo non supera il valore:

⋅ ⋅ ⋅ χ

N = 0,05 A R

c ck

dove:

N la massima sollecitazione di sforzo assiale di progetto in condizioni sismiche;

Ac è l'area della sezione trasversale dell'elemento;

Rck è la resistenza caratteristica cubica del conglomerato;

χ è pari a 1 se si utilizza il metodo delle tensioni ammissibili; è pari a 1,5 se si utilizza il metodo

degli stati limite.

La lunghezza libera delle travi non deve essere minore di tre volte l'altezza, h, della sezione

trasversale. In caso contrario l'elemento si definisce trave corta e dovrà soddisfare le particolari

prescrizioni di cui al par. 4.3.

La larghezza della trave, b, non deve essere minore di 20 cm e, per le travi basse comunemente

denominate a spessore, non maggiore della larghezza del pilastro, aumentata da ogni lato di metà

dell'altezza della sezione trasversale del pilastro stesso.

Il rapporto b/h non deve essere minore di 0,25.

1.2. Armature longitudinali

In ogni sezione della trave, il rapporto d'armatura al bordo superiore (As) e quello al bordo

inferiore (Ai) devono essere compresi tra i seguenti limiti

1

,

4 7

< ρ <

f f

yk yk

dove:

ρ è il rapporto geometrico di armatura = As/(b·h) oppure Ai/(b·h)

ove As e Ai rappresentano l'area dell'armatura longitudinale, rispettivamente, superiore e

inferiore;

fyk è la tensione caratteristica di snervamento dell'acciaio (in N/mm²).

Almeno due barre di diametro non inferiore a 12 mm devono essere presenti superiormente e

inferiormente per tutta la lunghezza della trave.

A ciascuna estremità collegata con pilastri, per un tratto pari a due volte l'altezza utile della

sezione trasversale, la percentuale di armatura compressa non deve essere minore della metà di

quella tesa nella stessa sezione.

Almeno un quarto dell'armatura superiore necessaria alle estremità della trave deve essere

mantenuta per tutto il bordo superiore della trave.

1.3. Armature trasversali

Nelle zone di attacco con i pilastri, per un tratto pari a due volte l'altezza utile della sezione

trasversale, devono essere previste staffe di contenimento. La prima staffa di contenimento deve

distare non più di 5 cm dalla sezione a filo pilastro; le successive devono essere disposte ad un


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AUTORE

Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria civile
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica delle costruzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof D'assisi Ricciardelli Francesco.

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