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e tutta orientata alla difesa dei propri interessi, è invece la persona che si svolge e si sviluppa

attivamente, senza limiti e confini predeterminati.

In un primo tempo la formula dell’art. 2 venne considerata di “chiusura”, cioè riassuntiva di

tutte le libertà elencate nelle successive disposizioni dall’art. 13 in poi. Secondo questa

interpretazione vengono riconosciuti come diritti inviolabili dell’uomo esclusivamente quelli

espressamente elencati nella Carta. Successivamente si è fatta strada l’interpretazione che vede

nell’art. 2 una “fattispecie aperta”, un concetto deliberatamente indeterminato, tale da

ricomprendere tutte le domande emergenti di libertà che si vanni imponendo nella coscienza

sociale. Tale è stato l’orientamento della Corte costituzionale in una serie di sentenze, ma anche

2

del legislatore ordinario .

Il precedente conservatorismo poggiava sulla distinzione arbitraria tra norme precettive e

norme programmatiche, considerando le prime immediatamente applicabili, le seconde, invece,

indirizzate al legislatore così sollecitato ad emanare norme conseguenti.

Nell’art. 3 la costituzione fa un’affermazione di principio di capitale importanza ai fini del

ruolo da assegnare ai diritti sociali: l’eguaglianza non è una condizione di fatto né dal punto di vista

naturale né da quello sociale. L’eguaglianza non è un dato ma una regola che impone di

considerare eguali tutti gli uomini. Si tratta però di stabilire tra chi deve esserci eguaglianza e

rispetto a che cosa. Occorre sancire innanzitutto l’eguaglianza dei cittadini fra di loro e rispetto alla

legge. È il principio dell’eguaglianza formale. La legge deve dettare una disciplina eguale per tutti,

senza discriminazioni. Ma, per evitare il rischio del summum jus summa iniuria, si deve ritenere

che sono da evitare non tutte le discriminazioni, ma quelle irragionevoli, che si verificano quando

situazioni eguali vengono trattate in modo diverso e quando situazioni diverse vengono trattate in

modo eguale. Il principio di eguaglianza è dunque il divieto di qualunque disparità di trattamento

irragionevole.

Il criterio della ragionevolezza è molto elastico e storicamente mutevole. La ragionevolezza

di una disposizione legislativa deve essere giustificata in base ad argomenti che in una data

società e in un determinato momento storico risultano convincenti erga omnes. Dunque sulla base

del principio di eguaglianza così concepito è lecito che la legge attenui o perda le sue

caratteristiche di generalità e astrattezza e si riferisca a categorie specifiche di cittadini

(ovviamente l’arbitrio è sempre in agguato).

Ma l’art. 3 nel secondo comma afferma chiarissimamente il principio di eguaglianza

sostanziale. Qui si configura una condizione che non è soddisfatta e che per certi versi è

addirittura negata dall’applicazione rigida del principio di eguaglianza formale, inteso come divieto

di differenziazioni. Infatti la garanzia dei diritti sul piano legale non rimuove le differenze di ordine

sociale ed economico che rendono diseguali le posizioni dei cittadini. L’ eguaglianza formale non è

in grado di impedire l’ineguaglianza sostanziale causata da motivi di ordine economico e sociale.

Le leggi dunque debbono operare creando discipline differenziate per promuovere i gruppi sociali

svantaggiati. L’eguaglianza sostanziale deve essere perseguita dal legislatore, che usa per questo

3

lo strumento di un vero e proprio diritto diseguale (esattamente quello propugnato da Marx) .

2 Citiamo tra le sentenze della Corte: n. 561/1987 sul diritto alla libertà sessuale, n. 183/1988 sul diritto del

minore ad avere una famiglia, n. 252/1989 e n. 310/1991 sul diritto all’abitazione, n. 346/1989 sul diritto dei

disabili all’accompagnamento, n. 139/1990 sul diritto alla privacy; fra le leggi: n. 300/1970 (Statuto dei

lavoratori), n. 898/1970 (divorzio), n. 151/1975 (riforma del diritto di famiglia), n. 194/1978 (aborto).

3 Non è esagerato affermare che l’art. 3, secondo comma, costituisce l’introduzione di un sostanzioso

elemento di socialismo nell’ordinamento italiano.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento al corso di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale tenuto dal prof. Salvatore Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento propone un commento e un'analisi della Costituzione italiana.
Punti e autori chiave: Mortati, sovranità popolare, uguaglianza formale e sostanziale, diritti inviolabili, ragionevolezza, rapporti etico-sociali, rapporti economici.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Costantino Salvatore.

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