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ESTRATTO DOCUMENTO

Svolgimento del processo

Renata Tosi intimava a Giancarlo Odetti licenza per finita locazione dell'appartamento sito in Genova, Via

S. Pio X n. 12, int. 15, e conveniva il medesimo Odetti davanti al Pretore di Genova per la convalida.

All'udienza del 26 luglio 1982 il pretore di Genova, sentite le parti, pronunciava ordinanza con la quale,

l'art. 665 c.p.c.,

visto ordinava il rilascio dell'immobile al 31 ottobre 1982, fissando l'esecuzione non prima

del 30 giugno 1983, faceva salve le eccezioni dell'intimato e fissava il termine di tre mesi per la riassunzione

della causa davanti al Tribunale competente.

Con ricorso al Pretore di Genova in data 6 agosto 1984 Giancarlo Odetti e la di lui madre Olga Bozzi ved.

Odetti esponevano: che il primo era nudo proprietario per metà e la seconda era usufruttuaria per tale metà e

piena proprietaria per l'altra metà dell'appartamento sito in Genova, Via Livorno n. 14, int. 12, condotto in

locazione da Mario Bianchi ed Angela Sisti; che essi avevano necessità di disporre di tale appartamento per

destinarlo ad abitazione di Giancarlo Odetti e della sua famiglia, in conseguenza di detta ordinanza 26 luglio

1982 dello stesso Pretore di Genova, e con lettera raccomandata r.r. in data 13 febbraio 1982 avevano

comunicato ai conduttori che intendevano recedere dal contratto di locazione ai sensi dell'art. 59, primo

legge 27 luglio 1978, n. 392.

comma, n. 1, della Concludevano che fosse dichiarato il loro diritto di

recedere dal contratto di locazione e che il Bianchi e la Sisti fossero condannati al rilascio dell'appartamento.

Gli intimati eccepivano che Angela Sisti non era conduttrice dell'appartamento e, nel merito, contestavano

l'esistenza della necessità deducendo che dopo l'ordinanza di rilascio la causa non era stata riassunta davanti

al Tribunale e pertanto, essendosi estinto il giudizio, la detta ordinanza era divenuta inefficace.

L'adito Pretore, con sentenza 25 maggio 1983, rilevato il difetto di legittimazione attiva di Giancarlo Odetti,

dichiarava cessato al 13 agosto 1982 il rapporto di locazione tra Olga Bozzi ved. Odetti, locatrice, e Mario

Bianchi ed Angela Sisti, conduttori, condannava costoro a rilasciare l'immobile locato in favore della prima e

dichiarava interamente compensate fra le parti le spese del giudizio.

Proposto appello dal Bianchi e dalla Sisti, il Tribunale di Genova, con sentenza 21 aprile 1984, in parziale

riforma dell'impugnata pronuncia, dichiarava il difetto di legittimazione passiva di Angela Sisti, confermava nel

resto la decisione di primo grado e dichiarava interamente compensate fra le parti le spese del giudizio di

secondo grado. art. 665 c.p.c.

Il Tribunale di Genova considerava che l'ordinanza di rilascio emessa ex è

immediatamente esecutiva ed ha natura costitutiva in quanto risolve il rapporto locatizio; e considerava inoltre

che la mancata riassunzione del giudizio di merito dinanzi al giudice indicato competente "nell'ordinanza di

convalida" e l'estinzione di tale giudizio non comportano alcuna inefficacia della ordinanza già emessa.

Avverso questa sentenza Mario Bianchi ha proposto ricorso per cassazione deducendo due motivi.

Giancarlo Odetti resiste con controricorso.

L'altra intimata non si è costituita. 2

Motivi della decisione 665 c.p.c.

Con il primo motivo ricorrente, denunciando violazione dell'art. e dell'art. 59 n. 1 della

legge 27 luglio 1978, n. 392 all'art. 360 n. 3 c.p.c.,

in relazione lamenta che il Tribunale di Genova

abbia errato nell'asserire che, pur essendosi estinto il giudizio di merito per mancata riassunzione del

art. 665 c.p.c.

processo nel termine perentorio stabilito, l'ordinanza di rilascio ex non era divenuta inefficace

e quindi continuava a conservare il carattere di titolo esecutivo, mentre sarebbe principio di diritto che la detta

ordinanza diviene inefficace qualora il giudizio di merito non venga riassunto nel termine fissato dal giudice,

poiché tutti i provvedimenti interinali emanati nel corso del giudizio si caducano nell'ipotesi di estinzione del

giudizio medesimo; e rileva che il Tribunale di Genova ha fatto una grave confusione tra l'ordinanza di

convalida di licenza o di sfratto, regolata dagli artt. 657 e segg. c.p.c., e l'ordinanza di rilascio emanata a

seguito dell'opposizione dell'intimato a norma dell'art. 665 c.p.c.

Il motivo è infondato.

In effetti, come rilevato dal ricorrente, nella motivazione della sentenza impugnata si evidenzia una

art. 665 c.p.c.

confusione tra ordinanza di rilascio ex ed ordinanza di convalida della licenza o dello sfratto

per finita locazione o per necessità; ma si tratta di una confusione soltanto terminologica, perché la questione

da risolvere era se, emessa la ordinanza di rilascio con riserva delle eccezioni dell'intimato di cui all'art. 665

c.p.c. e successivamente estintosi il giudizio di merito per mancata riassunzione del processo davanti al

giudice competente nel termine fissato nell'ordinanza stessa, questa, nella sua qualità di titolo esecutivo per il

rilascio, perda o no efficacia, e tale questione il Tribunale di Genova ha risolto, in senso negativo, con ovvio

riferimento, appunto, all'ordinanza di rilascio.

La detta questione viene ora riproposta in questa sede di legittimità; questione che è discussa in dottrina

ed in giurisprudenza, con varie soluzioni circa la natura di quel provvedimento, optandosi, in relazione alla

qualificazione ritenuta esatta, per la permanenza o per la cessazione dell'efficacia dell'ordinanza in ipotesi di

estinzione del processo cognitivo ordinario in cui il processo sommario si è trasformato a seguito

dell'opposizione alla convalida formulata dall'intimato comparso.

Nell'iter logico, affinché si pervenga ad una soluzione esatta della questione, si rende necessario ­ come

art.

sempre si è fatto nella dottrina e nella giurisprudenza ­ determinare la natura dell'ordinanza di rilascio ex

665 c.p.c., individuando la categoria di provvedimenti giurisdizionali nella quale rientra; con previa

precisazione, utile a tal fine, della struttura del processo sommario di convalida e delle posizioni difensive con

relativo onere, asseritivo e probatorio, dell'una e dell'altra parte.

Il processo sommario ha genesi in una domanda giudiziale proposta dal locatore, correlata alla

contestuale intimazione, fatta al conduttore, di licenza o di sfratto per finita locazione oppure di sfratto per

morosità: domanda di accertamento della legittimità dell'intimazione di licenza o di sfratto e di attribuzione ad

essa di operatività giuridica, con qualità di titolo esecutivo. Domanda giudiziale strutturata, nelle enunciazioni

assertive del soggetto che la propone, dalle condizioni dell'azione esercitata, delle quali ­ secondo le regole

generali ­ il giudice deve accertare la esistenza o meno al fine della emanazione del provvedimento, positivo o

negativo. E delle condizioni dell'azione ­ sempre secondo le regole generali ­ il locatore, che ha proposto la

domanda, ha l'onere di provare l'esistenza: essendo dedotta la cessazione della locazione per scadenza del

terminale, con valenza dell'atto di intimazione quale esclusione di rinnovazione, o per morosità, con valenza

del medesimo atto quale operata unilateralmente risoluzione del contratto, l'onere probatorio dell'intimante

3

consiste nella, ed è limitata ala, dimostrazione del contratto di locazione nonché alla pattuizione di un termine

legge 27 luglio 1978, n. 392)

finale (salvo il termine minimo imposto dalla o del canone pattuito.

Nella dialettica delle contrapposte posizioni difensive, il conduttore intimato ha l'onere di dedurre e

provare i fatti impeditivi od estintivi del diritto fatto valere dal locatore intimante (eccezioni in senso proprio): in

particolare, l'avvenuta rinnovazione, espressa o tacita, del contratto o l'effettuato adempimento della sua

obbligazione di pagare il canone pattuito nel contratto (o quello legale).

Se il conduttore intimato non comparisce all'udienza fissata o comparendo non si oppone, il giudice, a

dell'art. 663 c.p.c.,

norma convalida (con ordinanza) la licenza o lo sfratto, disponendo, con ordinanza in

calce alla citazione, la apposizione, su questa, della formula esecutiva. Provvedimento definitivo sostanziale

positivo, questo, che chiude il processo sommario. E provvedimento che, essendo giurisdizionale cognitivo ­

pur se a cognizione sommaria ­, presuppone l'accertamento, da parte del giudice, delle condizioni dell'azione

esercitata dal locatore intimante: accertamento basato sulla scrittura documentante il contratto di locazione

con le sue clausole, se prodotta dal locatore; oppure, se il conduttore intimato non è comparso o comparendo

non si è opposto, sulla ammissione da parte sua, legalmente ritenuta, dell'esistenza di quelle condizioni

dell'azione.

L'opposizione dell'intimato, impedendo la convalida della licenza o dello sfratto, determina la

trasformazione del processo sommario in processo ordinario di cognizione. Ma prima di tale trasformazione,

se le eccezioni opposte dell'intimato non sono fondate su prova scritta, il giudice, sulla relativa istanza del

locatore intimante, valutata la sussistenza o meno di gravi motivi in contrario, emette o nega l'ordinanza di

all'art. 665 c.p.c.

rilascio di cui Emesso il provvedimento con il quale viene pronunciata o negata

l'ordinanza di rilascio, si verifica la detta trasformazione. Il processo sommario di convalida si chiude ed inizia,

senza soluzione di continuità, il processo di ordinario di cognizione, che si incardina davanti allo stesso giudice

se competente o che, altrimenti, la parte interessata ha l'onere di riassumere davanti al diverso giudice

competente nel termine perentorio fissato nel provvedimento suddetto che chiude il processo sommario. E,

per effetto di tale trasformazione, la domanda di convalida della licenza o dello sfratto, che era a fondamento

del processo sommario, si converte in domanda di accertamento della cessazione del rapporto locatizio per

scadenza del termine finale o di risoluzione del contratto di locazione per morosità del conduttore e, in

entrambi i casi, di condanna di quest'ultimo al rilascio della cosa locata.

L'ordinanza di rilascio dunque (se emessa), chiudendo il processo sommario (al quale si ricollega il

processo ordinario di cognizione), determina, in via provvisoria, una situazione giuridica favorevole per il

locatore, il quale potrà ottenere il rilascio della cosa locata, salvo lo esito del futuro giudizio di merito.

Non si tratta di un provvedimento ordinatorio (così è qualificata da Cass. 5 luglio 1960 n. 1767);

intendendosi, correttamente, per tale il provvedimento che, rimanendo e producendo i suoi effetti nell'ambito

art. 665 c.p.c.

del processo, ha la funzione di regolare lo svolgimento dell'iter processuale. L'ordinanza ex

ha incidenza, e produce il suo effetto, in via provvisoria, nella realtà giuridica sostanziale, poiché

attribuisce al locatore, non definitivamente, il diritto, attuabile con esecuzione forzata, al rilascio della cosa

locata: attribuisce quindi al locatore, non definitivamente, il bene della vita controverso. Non provvedimento

ordinatorio dunque, ma provvedimento sostanziale provvisorio.

Quanto alla natura di tale provvedimento, alla categoria generale in cui farlo rientrare, sembra al Collegio

che, in base al sistema, siano prospettabili due alternative.

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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile tenute dalla Prof. ssa Elena D'Alessandro nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 2619 emessa dalla Corte di Cassazione nel 1990 in cui si affrontano i seguenti argomenti: convalida di sfratto, art. 665 cpc, rilascio dell'immobile, rapporti nudo proprietario e usufruttuario ai fini della locazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof D'Alessandro Elena.

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