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consiste nella, ed è limitata ala, dimostrazione del contratto di locazione nonché alla pattuizione di un termine

legge 27 luglio 1978, n. 392)

finale (salvo il termine minimo imposto dalla o del canone pattuito.

Nella dialettica delle contrapposte posizioni difensive, il conduttore intimato ha l'onere di dedurre e

provare i fatti impeditivi od estintivi del diritto fatto valere dal locatore intimante (eccezioni in senso proprio): in

particolare, l'avvenuta rinnovazione, espressa o tacita, del contratto o l'effettuato adempimento della sua

obbligazione di pagare il canone pattuito nel contratto (o quello legale).

Se il conduttore intimato non comparisce all'udienza fissata o comparendo non si oppone, il giudice, a

dell'art. 663 c.p.c.,

norma convalida (con ordinanza) la licenza o lo sfratto, disponendo, con ordinanza in

calce alla citazione, la apposizione, su questa, della formula esecutiva. Provvedimento definitivo sostanziale

positivo, questo, che chiude il processo sommario. E provvedimento che, essendo giurisdizionale cognitivo ­

pur se a cognizione sommaria ­, presuppone l'accertamento, da parte del giudice, delle condizioni dell'azione

esercitata dal locatore intimante: accertamento basato sulla scrittura documentante il contratto di locazione

con le sue clausole, se prodotta dal locatore; oppure, se il conduttore intimato non è comparso o comparendo

non si è opposto, sulla ammissione da parte sua, legalmente ritenuta, dell'esistenza di quelle condizioni

dell'azione.

L'opposizione dell'intimato, impedendo la convalida della licenza o dello sfratto, determina la

trasformazione del processo sommario in processo ordinario di cognizione. Ma prima di tale trasformazione,

se le eccezioni opposte dell'intimato non sono fondate su prova scritta, il giudice, sulla relativa istanza del

locatore intimante, valutata la sussistenza o meno di gravi motivi in contrario, emette o nega l'ordinanza di

all'art. 665 c.p.c.

rilascio di cui Emesso il provvedimento con il quale viene pronunciata o negata

l'ordinanza di rilascio, si verifica la detta trasformazione. Il processo sommario di convalida si chiude ed inizia,

senza soluzione di continuità, il processo di ordinario di cognizione, che si incardina davanti allo stesso giudice

se competente o che, altrimenti, la parte interessata ha l'onere di riassumere davanti al diverso giudice

competente nel termine perentorio fissato nel provvedimento suddetto che chiude il processo sommario. E,

per effetto di tale trasformazione, la domanda di convalida della licenza o dello sfratto, che era a fondamento

del processo sommario, si converte in domanda di accertamento della cessazione del rapporto locatizio per

scadenza del termine finale o di risoluzione del contratto di locazione per morosità del conduttore e, in

entrambi i casi, di condanna di quest'ultimo al rilascio della cosa locata.

L'ordinanza di rilascio dunque (se emessa), chiudendo il processo sommario (al quale si ricollega il

processo ordinario di cognizione), determina, in via provvisoria, una situazione giuridica favorevole per il

locatore, il quale potrà ottenere il rilascio della cosa locata, salvo lo esito del futuro giudizio di merito.

Non si tratta di un provvedimento ordinatorio (così è qualificata da Cass. 5 luglio 1960 n. 1767);

intendendosi, correttamente, per tale il provvedimento che, rimanendo e producendo i suoi effetti nell'ambito

art. 665 c.p.c.

del processo, ha la funzione di regolare lo svolgimento dell'iter processuale. L'ordinanza ex

ha incidenza, e produce il suo effetto, in via provvisoria, nella realtà giuridica sostanziale, poiché

attribuisce al locatore, non definitivamente, il diritto, attuabile con esecuzione forzata, al rilascio della cosa

locata: attribuisce quindi al locatore, non definitivamente, il bene della vita controverso. Non provvedimento

ordinatorio dunque, ma provvedimento sostanziale provvisorio.

Quanto alla natura di tale provvedimento, alla categoria generale in cui farlo rientrare, sembra al Collegio

che, in base al sistema, siano prospettabili due alternative.

4 art. 665 c.p.c.

La prima alternativa è che l'ordinanza provvisoria di rilascio ex sia configurabile come

strumentale rispetto alla decisione definitiva di merito, che verrà pronunciata a conclusione dell'instaurando

processo ordinario di cognizione. Strumentalità nel senso che, accertata con deliberazione sommaria la

probabilità di esistenza del diritto dedotto dal locatore, di tale diritto verrebbe disposta l'attuazione in via

anticipata e provvisoria, fino alla decisione di merito, che accerterà definitivamente l'esistenza o meno del

diritto (in questo senso di strumentalità sembra che vada intesa la definizione, che pure viene data alla detta

ordinanza, di provvedimento interinale).

Si tratterebbe di un provvedimento analogo a quello cautelare, mancando soltanto il requisito, richiesto

per quest'ultimo, del cosiddetto "periculum in mora". art. 665 c.p.c.,

E, come il provvedimento cautelare, l'ordinanza di rilascio ex essendo strumentalmente

collegata, con funzione anticipatoria, alla futura decisione definitiva di merito (che riesaminerà "funditus" ed

integralmente, a seguito di cognizione piena, le correlate situazioni giuridiche sostanziali delle parti), cesserà

la sua funzione provvisoria, e quindi perderà efficacia, non solo nel momento in cui la decisione definitiva di

merito, passata in giudicato, produrrà il suo effetto incontrovertibile nella realtà giuridica sostanziale, ma anche

in ipotesi di estinzione del processo di cognizione ordinario conseguente al processo sommario.

art. 665 c.p.c.

La seconda alternativa è che l'ordinanza provvisoria di rilascio ex rientri nella categoria

dei procedimenti di condanna con riserva delle eccezioni del convenuto (in tal senso, Cass. 21 ottobre 1954 n.

3953, 27 gennaio 1949 n. 120). Il giudice, accertati (con deliberazione sommaria, stante la natura del

processo), sulla base degli elementi probatori offerti dall'intimante ­ in adempimento dell'onere probatorio

suddetto, che è a suo carico ­, l'esistenza del contratto di locazione (anche in relazione alle deduzioni

dell'intimato al riguardo) e la data di scadenza del termine finale del rapporto locatizio o la morosità del

conduttore, se ritiene che non ricorrano gravi motivi in contrario, sul presupposto della cessazione del rapporto

o della risoluzione del contratto, condanna, in via provvisoria, il conduttore intimato a rilasciare la cosa locata

in favore del locatore intimante, riservando al successivo giudizio di merito (nell'instaurando processo di

cognizione ordinaria) l'esame delle eccezioni opposte dal conduttore (fatti impeditivi od estintivi del diritto fatto

valere dal locatore). L'ordinanza provvisoria contiene l'accertamento della sussistenza delle condizioni

dell'azione esercitata dal locatore, senza esame delle eccezioni (in senso proprio), riservato, opposte dal

conduttore. E nel successivo processo di cognizione ordinaria verranno esaminate tali eccezioni; naturalmente

in relazione ai fatti costitutivi (accertati nel processo sommario) del diritto fatto valere dal locatore (appunto

perché trattasi di fatti impeditivi o estintivi), avendosi in tal senso un giudizio di merito, coinvolgente la

reciproche situazioni giuridiche sostanziali delle parti. dell'art.

Ritiene il Collegio che sia da adottare la seconda alternativa, stante la precisa formulazione

665 c.p.c.: "il giudice, su istanza del locatore, ..... pronuncia ordinanza non impugnabile di rilascio, con

riserva delle eccezioni del convenuto". Pertanto, provvedimento provvisorio, sul presupposto della cessazione

del rapporto locatizio o della risoluzione del contratto di locazione, di condanna del conduttore al rilascio della

cosa locata in favore del locatore, con riserva delle eccezioni (in senso proprio) opposte dal conduttore, che

verranno esaminate nel successivo processo di cognizione ordinaria. La decisione di tale processo accerterà

la infondatezza o la fondatezza delle eccezioni (riservate) opposte dal conduttore: nella prima ipotesi, rimarrà

art. 655 c.p.c.)

ferma, e diventerà definitiva, la pronunciata (con l'ordinanza ex condanna del conduttore al

rilascio della cosa locata, sul presupposto della cessazione del rapporto locatizio o della risoluzione del

contratto di locazione; nella seconda ipotesi, essendosi accertato un fatto impeditivo od estintivo del diritto

art. 665 c.p.c.

fatto valere dal locatore, l'ordinanza provvisoria di rilascio ex perderà efficacia, in quanto

incompatibile con quell'accertamento. 5

L'ordinanza di rilascio ex art. 665 Corte c.p.c. è, dunque, un provvedimento sostanziale provvisorio che,

accertata l'esistenza dei fatti costitutivi del diritto fatto valere dal locatore intimante, incide, producendo effetto,

nella realtà giuridica sostanziale, nel senso di gravame, in tale realtà­ ma non ancora in via definitiva ­ la

certezza della cessazione del rapporto locatizio o la risoluzione del contratto di locazione, e

conseguentemente l'attribuzione al locatore del diritto, nei confronti del conduttore, al rilascio della cosa

locata, attuabile, indipendentemente dall'adempimento del conduttore, con l'esecuzione forzata. Ma,

trattandosi di provvedimento sostanziale provvisorio, tale effetto prodotto nella realtà giuridica sostanziale, non

ancora definitivo stante la riserva delle eccezioni opposte dal conduttore intimato, acquisterà definitività o

cesserà, rispettivamente, se, nel successivo processo di cognizione ordinaria, la sentenza definitiva accerterà

la infondatezza delle eccezioni opposte, confermando l'ordinanza di rilascio, oppure ne accerterà, in tutto od in

parte, la fondatezza, revocando l'ordinanza. Ne consegue che, stante la non definitività degli effetti nella realtà

giuridica sostanziale, sull'ordinanza di rilascio non si forma la cosa giudicata, la quale, invece, si formerà sulla

sentenza definitiva che chiuderà il processo di cognizione ordinaria.

Fatte queste precisazioni, va risolto il problema se l'estinzione del processo di cognizione ordinaria ­

conseguente al, e nel quale si è trasformato il, processo sommario ­ incide o no sull'ordinanza di rilascio ex

art. 665 c.p.c., togliendole o no efficacia. Problema, questo, che va risolto in senso negativo: estintosi il

processo di cognizione ordinaria, continua l'efficacia dell'ordinanza di rilascio con riserva delle eccezioni

opposte dal conduttore, il cui esame è stato riservato in quel conseguente processo ordinario.

Tale soluzione discende dalla natura dell'ordinanza: provvedimento di condanna del conduttore al rilascio,

sul presupposto suddetto, previo accertamento dell'esistenza dei fatti costitutivi del diritto fatto valere dal

locatore (condizioni dell'azione), con riserva delle eccezioni (in senso proprio) opposte dal conduttore;

provvedimento che produce immediatamente il suo effetto nella realtà giuridica sostanziale, permanendo fino

alla sentenza definitiva nel processo di cognizione ordinaria, nel quale momento l'effetto dell'ordinaria o

diverrà definitivo o cesserà.

Escluso un rapporto di strumentalità con una decisione successiva che sia definitiva integralmente sul

merito (con totale riesame dei fatti costitutivi del diritto fatto valere e dei fatti impeditivi od estintivi opposti), la

ordinanza di rilascio con riserva delle eccezioni del conduttore è correlata, in ordine alla definitività od alla

cessazione dei suoi effetti nella realtà giuridica sostanziale, alla sentenza definitiva pronunciata nel e che

conclude il successivo conseguente processo ordinario di cognizione; escludendosi, pertanto, che possa

incidere su quegli effetti, provocandone la cessazione, l'estinzione del processo cognitivo ordinario.

Soltanto se la legge avesse disposto la decadenza del conduttore delle eccezioni da lui opposte qualora,

con la sua inattività, lasciasse estinguere il processo di cognizione ordinaria, tale estinzione, precludendo la

ulteriore proponibilità delle eccezioni, renderebbe definitivi gli effetti, nella realtà giuridica sostanziale,

dell'ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. Ma non esistendo una siffatta disposizione legislativa, estintosi il

processo, il conduttore può proporre e far valere le sue eccezioni in un nuovo processo, fino al verificarsi della

prescrizione; verificatasi la quale, gli effetti dell'ordinanza di rilascio diventerebbero definitivi.

Pertanto, esattamente il Tribunale di Genova, nella sentenza impugnata, ha escluso che l'ordinanza 26

luglio 1982, con la quale il Pretore di Genova, nel processo di convalida di licenza per finita locazione

promosso da Renata Tosi contro Giancarlo Odetti, aveva ordinato a questo ultimo, conduttore, di rilasciare alla

prima, locatrice, l'appartamento sito in Genova, Via S. Pio X n. 12, int. 15, con riserva delle eccezioni

dell'intimato, fosse divenuta inefficace per non essere stata riassunta la causa davanti allo stesso Tribunale di

Genova nel termine fissato nella ordinanza. 6


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile tenute dalla Prof. ssa Elena D'Alessandro nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 2619 emessa dalla Corte di Cassazione nel 1990 in cui si affrontano i seguenti argomenti: convalida di sfratto, art. 665 cpc, rilascio dell'immobile, rapporti nudo proprietario e usufruttuario ai fini della locazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof D'Alessandro Elena.

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