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Continenza di cause

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce l'ordinanza n. 20596 del 2007 della Corte di Cassazione Civile; oggetto di essa è... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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in Foro it. 2008, I, 2613

— dal momento del deposito, fino a quello della scadenza del termine stabilito ai sensi dell’art. 641

c.p.c., il ricorrente non può ritirare i documenti allegati al ricorso (art. 638, 3° comma, c.p.c.).

Più in generale, deve rilevarsi che il conseguimento dell’esecutorietà del decreto conseguente

all’estinzione del giudizio di opposizione (art. 647 e 653 c.p.c.) o alla conciliazione (art. 652 c.p.c.)

sono effetti definitivi idonei a conferire una propria autonomia al subprocedimento sommario, che

ha inizio con la proposizione della domanda d’ingiunzione. Tutti tali effetti debbono trovare una

base normativa e una spiegazione logico-giuridica, mentre l’interpretazione tradizionale, come è

stato efficacemente osservato in dottrina, «getterebbe ... la fase ricorso - decreto ingiuntivo ... nel

mistero», collocando, tra l’altro, fuori dal processo tutte le attività proprie dell’ufficio giudiziario

che seguono al deposito del ricorso (Cass. 5597/92, cit.). Conseguenza che sarebbe coerente con

quelle autorevoli, ma isolate, impostazioni teoriche che negano che il decreto ingiuntivo possa mai

conseguire tra le parti la stessa autorità della sentenza, costituendo una mera possibilità o un

tentativo di provvedimento, ma che contrasta palesemente con il diritto positivo.

4.5. - Spinge a ricercare un’interpretazione coerente con i principî generali e i dati normativi sopra

evidenziati anche il dovere di preferire una soluzione ermeneutica costituzionalmente orientata. Tra

i principî costituzionali che debbono guidare l’interpretazione delle norme processuali, ai fini della

soluzione del contrasto, assume precipuo rilievo quello della ragionevole durata del processo che

deve far prevalere quelle soluzioni che, in assenza di esigenze meritevoli di tutela, disincentivano la

duplicazione di procedimenti aventi lo stesso oggetto e quindi quell’interpretazione che possa

indurre il debitore a far valere nel giudizio di opposizione quelle ragioni che potrebbe essere indotto

a dedurre in un autonomo giudizio di cognizione, al solo scopo di ottenere la dichiarazione di nullità

del decreto ingiuntivo e la cancellazione di eventuali ipoteche giudiziali.

5. - Tutte le ragioni indicate inducono a condividere l’opinione di quella parte della dottrina che

interpreta l’art. 643, 3° comma, c.p.c. nel senso che la notificazione del ricorso e del decreto è

condizione per il determinarsi della litispendenza, ma non coincide anche il momento in cui si

verifica. Tale momento, secondo i principî generali che reggono i procedimenti su domanda di

parte, è quello in cui è proposta la domanda d’ingiunzione e, pertanto, la litispendenza si verifica

solo se il ricorso e il decreto sono notificati, ma retroagisce al momento del deposito del ricorso.

Tale interpretazione non contrasta con il dato letterale, sul quale si basa sostanzialmente in via

esclusiva l’orientamento tradizionale, sia perché il verbo «determinare» ben può avere il significato

di «causare», «produrre» o «condizionare», sia perché, a differenza dal 3° comma dell’art. 39 c.p.c.,

che fa riferimento a un effetto di precisa natura temporale come la «prevenzione», il 3° comma

dell’art. 643 si riferisce alla più ampia nozione di «pendenza», nell’ambito della quale si possono

identificare significati e fenomeni processuali diversi, che vanno dalla litispendenza «semplice» a

quella «qualificata», che si verifica quando la lite pende davanti a un giudice determinato, e che

comprende anche la situazione di quiescenza, come quella in cui si trova la lite nel tempo

intercorrente tra la pronuncia della decisione e la proposizione dell’impugnazione o tra la

dichiarazione d’incompetenza e la riassunzione e tra la cassazione e l’inizio del giudizio di rinvio.

Né può ritenersi che la lite la cui pendenza è condizionata dalla notifica del ricorso e del decreto sia

diversa da quella introdotta con la domanda d’ingiunzione, come sostiene quella dottrina che

interpreta l’art. 643, 3° comma, c.p.c. come anticipazione degli effetti dell’opposizione, non solo

perché l’opposizione è meramente eventuale ma anche perché oggetto dell’opposizione è la stessa

lite i cui termini soggettivi e oggettivi sono definiti nella domanda d’ingiunzione.

D’altra parte, poiché la fondamentale funzione della notifica del ricorso e del decreto è di

provocare il contraddittorio mentre, come è stato rilevato (v. Cass. n. 5597 del 1992, cit.), «la

prevenzione è un effetto della costituzione del processo e non della realizzazione del

contraddittorio», non contrasta con la predetta funzione riconoscere che il principale effetto

processuale della pendenza retroagisca al momento della proposizione della domanda. Né il fatto

che, a differenza dagli altri procedimenti su ricorso, nel procedimento d’ingiunzione il giudizio a

cognizione piena è meramente eventuale, può escludere l’applicazione del principio generale

enunciato nell’indicata decisione di queste sezioni unite, perché, comunque, il diritto di difesa

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dell’ingiunto è garantito dalla necessità che, per il verificarsi della litispendenza, con decorrenza

dalla data del deposito del ricorso, il ricorso stesso e il decreto debbono essere notificati.

Il principio di diritto che, pertanto, dev’essere affermato è che il 3° comma dell’art. 643 c.p.c. deve

interpretarsi nel senso che la lite introdotta con la domanda d’ingiunzione deve considerarsi

pendente a seguito della notifica del ricorso e del decreto, ma gli effetti della pendenza

retroagiscono al momento del deposito del ricorso.

6. - Nella specie il Tribunale di Parma è competente sia sulla domanda di condanna di cui al ricorso

per ingiunzione che sulla domanda proposta davanti al Tribunale di Bologna. E poiché gli effetti

della pendenza determinatasi con la notifica del ricorso e del decreto avvenuta il 6 settembre 2002

retroagiscono alla data di deposito del ricorso, che è anteriore e prossima all’11 luglio 2002, data di

emissione del decreto ingiuntivo, la prevenzione gioca a favore del Tribunale di Parma e non del

Tribunale di Bologna, adìto con atto di citazione notificato tra il 29 luglio e il 2 agosto 2002. Il

Tribunale di Parma ha quindi errato nell’affermare la prevenzione a favore del Tribunale di

Bologna e, altresì, nel dichiarare la nullità del decreto ingiuntivo.

La sentenza impugnata dev’essere pertanto cassata e si deve dichiarare la competenza del

Tribunale di Parma.

(1) I. - Negli stessi identici termini, v. Cass., sez. un., 1° ottobre 2007, nn. 20597-20600, Foro it., Mass., 1583 e 1584.

Nel caso di specie, il Tribunale di Parma, con decreto emesso l’11 luglio 2002 e notificato, unitamente al ricorso, il 6

settembre 2002, aveva ingiunto alla società debitrice e ai garanti di quest’ultima il pagamento di somme corrispondenti

ai saldi passivi di due conti correnti, in favore della banca ricorrente. Nel giudizio di opposizione, la società ingiunta e i

garanti avevano eccepito l’incompetenza per territorio del tribunale adìto e la litispendenza con un altro giudizio

preventivamente instaurato presso il Tribunale di Bologna (tra il 29 luglio e il 2 agosto 2002) dalla stessa società nei

confronti della stessa e di altra banca, diretto ad ottenere la dichiarazione di nullità o inesistenza delle clausole relative

ai medesimi contratti di conto corrente oggetto del decreto ingiuntivo, oltre alla condanna al risarcimento dei danni

della banca e all’accertamento dell’inefficacia di una cessione di credito.

Sul regolamento di competenza proposto dalla banca opposta avverso la sentenza di accoglimento dell’opposizione, la

terza sezione civile della Suprema corte ha rimesso gli atti al primo presidente per assegnare la causa alle sezioni unite

in ragione del contrasto di giurisprudenza relativo alla determinazione della prevenzione tra una domanda introdotta con

ricorso per decreto ingiuntivo e una contrapposta domanda di accertamento negativo del credito.

Le sezioni unite, in accoglimento del ricorso, hanno affermato: a) la continenza tra le due cause (escludendo la

litispendenza); b) la competenza del Tribunale di Parma in ragione del fatto che questi fosse stato preventivamente

adìto.

II. - In generale, sulla nozione di continenza, nel senso che questa sussiste non solo quando due cause sono

caratterizzate da identità di soggetti e titolo e da una differenza soltanto quantitativa dell’oggetto, ma anche quando le

stesse sono legate da un rapporto d’interdipendenza per contrapposizione o alternatività, v., da ultimo, Cass. 21 febbraio

2007, n. 4089, ibid., 355 (nella specie, la Suprema corte ha escluso un nesso di continenza tra il giudizio di opposizione

a decreto ingiuntivo emesso dal creditore nei confronti del fideiussore e il giudizio promosso da debitore principale e

fideiussore per l’accertamento negativo del credito, uniti soltanto da un rapporto di connessione per garanzia ex art. 32

c.p.c.); nello stesso senso, in via di obiter dictum, v. Cass., sez. un., 13 luglio 2006, n. 15905, id., 2007, I, 471, secondo

cui il giudice che ravvisi la continenza tra una causa propostagli e altra precedentemente instaurata innanzi ad un

giudice diverso deve, peraltro, verificare la competenza di quest’ultimo in relazione non soltanto alla causa da

rimettergli ma anche a quella già innanzi a lui pendente.

Nel senso che, accertata la continenza e la prevenzione a favore del giudice della causa ordinaria sul rapporto, il

giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo, nell’esercizio della propria competenza funzionale e inderogabile

sull’opposizione, deve dichiarare l’incompetenza del giudice che ha emesso il decreto e, conseguentemente, la nullità

del medesimo, fissando un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la causa davanti al primo

giudice, v. Cass., sez. un., 23 luglio 2001, n. 10011, id., 2001, I, 3613, con nota di P. GALLO; 30 novembre 2005, n.

26076, id., Rep. 2006, voce Competenza civile, n. 108, e Corriere giur., 2006, 1105, con nota critica di L. PENASA,

Coordinamento tra procedimento monitorio e connesso giudizio previamente instaurato: continenza, sospensione

necessaria o altro ancora? Per ulteriori indicazioni, cfr. V. POZZI, Azione in prevenzione promossa dal debitore

ingiunto, opposizione a decreto ed eccezione di continenza: la Cassazione tra conferme e prospettive di cambiamento,

in Nuova giur. civ., 2003, I, 835.

Sull’opportunità di qualificare il rapporto tra giudizio di mero accertamento negativo e giudizio di condanna per il

medesimo credito come un’ipotesi di continenza di cause, v. E. MERLIN, Su alcune ricorrenti questioni in tema di

procedimento monitorio, continenza e azione in prevenzione del debitore, in Giur. it., 1989, I, 2, 605 ss.

Sui confini tra continenza e litispendenza, v. A. LORENZETTO PESERICO, La continenza di cause, Padova, 1992, 40

ss. Per l’inapplicabilità dell’istituto della continenza intesa in senso «ampio» alle cause che si riferiscono a rapporti di

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natura non contrattuale, v. A. CARRATTA, Disorientamenti della Cassazione in tema di continenza di cause, in Resp.

civ., 1997, 1115.

(2) I. - Sulla questione relativa alla determinazione della prevenzione della lite tra una causa introdotta con il

procedimento per ingiunzione e quella di accertamento negativo del credito proposta con atto di citazione, le sezioni

unite compongono il contrasto di giurisprudenza, aderendo alla soluzione per la quale la prevenzione deve individuarsi

con riferimento alla data del deposito del ricorso e non della notifica dello stesso.

In questa direzione, nel senso che, quando la parte nei cui confronti è stato chiesto decreto ingiuntivo proponga

domanda di accertamento negativo del credito davanti ad altro giudice prima che ricorso e decreto ingiuntivo le siano

stati notificati, se (come nel caso in epigrafe), per effetto della continenza tra le due cause, quella di accertamento

negativo si presta ad essere riunita a quella di opposizione, la continenza deve operare in questo senso, sempre che la

domanda d’ingiunzione sia stata proposta al giudice che alla data in cui è stata presentata era competente a conoscerne,

v. Cass. 18 marzo 2003, n. 3978, Foro it., 2003, I, 3067, con nota adesiva di G. SBARAGLIO, Procedimento di

ingiunzione e continenza: un opportuno intervento correttivo della Suprema corte, e Corriere giur., 2005, 68, con nota

critica di S. GHIRARDI, Prevenzione tra monitorio ed azione di accertamento: il nuovo approccio sceveratore della

Suprema corte.

Con specifico riguardo all’individuazione del giudice competente nel procedimento monitorio, si è fatto riferimento

alla data del deposito del ricorso introduttivo, anche ai fini dell’operatività della norma transitoria di cui all’art. 43 l. 21

novembre 1991 n. 374, essendo soltanto eventuale la fase dell’opposizione; infatti, l’art. 643 c.p.c. individua

inequivocabilmente la pendenza della lite nella data di notificazione del ricorso e del decreto ingiuntivo e, dal momento

che tale norma è finalizzata alla costituzione del contraddittorio e agli effetti sostanziali e processuali (dall’interruzione

della prescrizione alla prevenzione) nell’eventualità dell’opposizione, essa non priva d’efficacia gli atti già venuti in

essere nella fase introduttiva: Cass. 27 luglio 1999, n. 8118, Foro it., Rep. 1999, voce Ingiunzione (procedimento per),

n. 29, secondo cui, in applicazione dell’art. 5 c.p.c., deve escludersi la rilevanza dei mutamenti della legge successivi

alla proposizione della domanda, sicché, qualora il decreto ingiuntivo proposto davanti al conciliatore sia stato

depositato anteriormente al 1° maggio 1995 (data di entrata in vigore della l. n. 374 del 1991), la causa deve

considerarsi pendente a tale data; v., altresì, Cass. 15 maggio 1998, n. 4904, id., 1998, I, 2423; nella stessa direzione, v.

Trib. Milano 8 marzo 1996, id., 1996, I, 3526 (in senso conforme, per profili diversi, v. G. DE LUCA, Procedimento

d’ingiunzione e adempimento del debitore, in Corriere giur., 1993, 1330); contra, nel senso che, se deve applicarsi la

disposizione transitoria di cui all’art. 90, 3° comma, l. 26 novembre 1990 n. 353, la competenza si determina avuto

riguardo al momento della pendenza della lite, e quindi della notifica del decreto ingiuntivo, e non a quello del deposito

del ricorso, v. Trib. Roma 18 settembre 1996, Foro it., Rep. 1997, voce cit., n. 28, e Giur. it., 1997, I, 2, 438, con nota

adesiva di B. GHITTONI, La disciplina transitoria della competenza nel procedimento monitorio; 13 giugno 1996, Foro

it., Rep. 1996, voce cit., n. 37, e Giust. civ., 1996, I, 2415, con nota di N. IZZO, Decreto ingiuntivo e «giudizio

pendente» nella fase transitoria della novella processuale; Trib. Latina 12 marzo 1996, Foro it., 1997, I, 2704, e 12

dicembre 1996, ibid., 1986, con nota critica di A. SCALA, Procedimento di ingiunzione e giudizi pendenti ex art. 90 l.

353/90, a cui si rinvia per ulteriori richiami di dottrina e giurisprudenza. Cfr. inoltre, nello stesso senso, con riferimento

al decreto ingiuntivo relativo a canoni di locazione, emesso prima del 30 aprile 1995, Trib. Roma 29 febbraio 1996, id.,

Rep. 1996, voce cit., n. 39, e Rass. locazioni, 1996, 200, con nota concorde di G. SPAGNUOLO, La pendenza del

giudizio riferita al procedimento di ingiunzione per l’applicazione della disciplina transitoria della novella processuale.

Attribuiscono rilevanza al deposito del ricorso per decreto ingiuntivo al fine di computare il valore della causa ai sensi

dell’art. 10 c.p.c., cumulando, alla somma capitale, i soli interessi maturati fino alla suddetta data, Cass. 13 giugno

1992, n. 7292, Foro it., Rep. 1992, voce Competenza civile, n. 45, ovvero la rivalutazione monetaria, 23 dicembre 1997,

n. 13006, id., Rep. 1997, voce cit., n. 75; nel senso che il deposito del ricorso costituisce il dies a quo per il decorso

degli interessi anatocistici, v. Cass. 24 maggio 1999, n. 5035, id., Rep. 1999, voce Interessi, n. 22; 10 settembre 1990, n.

9311, id., Rep. 1990, voce cit., n. 13, e Corriere giur., 1990, 1271, con nota di R. MURRA, Sul saggio degli interessi

anatocistici.

Nel senso che, ai fini dell’applicazione del criterio della prevenzione, secondo l’art. 39, ultimo comma, c.p.c. in tema di

litispendenza e continenza di cause, deve aversi riguardo al momento in cui la notifica della citazione si è perfezionata,

con la ricezione dell’atto da parte del destinatario o con il compimento delle formalità surrogatorie di essa, e non a

quello in cui la notifica è stata richiesta dall’attore all’ufficiale giudiziario, momento, quest’ultimo, rilevante ai soli fini

dell’esclusione di eventuali decadenze per il notificante, sicché deve ritenersi competente il giudice adìto con ricorso

per decreto ingiuntivo depositato nella stessa data del perfezionamento della notifica — richiesta in data anteriore — di

atto di citazione per giudizio ordinario davanti ad altro giudice, v. Cass. 20 aprile 2006, n. 9181, Foro it., Rep. 2006,

voce Competenza civile, n. 96, e 16 dicembre 2005, n. 27710, ibid., n. 107 (peraltro, sull’illegittimità costituzionale del

combinato disposto dell’art. 149 c.p.c. e dell’art. 4, 3° comma, l. 20 novembre 1982 n. 890, nella parte in cui prevede

che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziché a

quella, antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, v., citata in motivazione, Corte cost. 26 novembre

2002, n. 477, id., 2003, I, 13, con nota di R. CAPONI, La notificazione a mezzo posta si perfeziona per il notificante

alla data di consegna all’ufficiale giudiziario: la parte non risponde delle negligenze di terzi; adde, però, nel senso che è

infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli art. 139 e 148 c.p.c., nella parte in cui

prevederebbe che le notificazioni si perfezionino, per il notificante, alla data del compimento delle formalità di notifica

poste in essere dall’ufficiale giudiziario e da questi attestate nella relazione di notificazione, anziché alla data,

in Foro it. 2008, I, 2613

antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, in riferimento agli art. 3 e 24 Cost., Corte cost. 23 gennaio

2004, n. 28, id., 2004, I, 645, con nota di R. CAPONI, Sul perfezionamento della notificazione nel processo civile (e su

qualche disattenzione della Corte costituzionale); per ulteriori approfondimenti sul tema, v. R. CAPONI, La nuova

disciplina del perfezionamento della notificazione nel processo civile (art. 149, 3° comma, c.p.c.), id., 2006, V, 165).

In senso contrario al provvedimento in epigrafe, la stessa corte ha invece ritenuto che la pendenza della lite si

determina con riferimento alla notifica del ricorso e del conseguente decreto ingiuntivo, come disposto dall’art. 643

c.p.c., che è norma speciale e non soggetta a deroghe in base a principî di carattere generale; pertanto, al fine di

determinare l’eventuale spostamento di competenza per continenza di una causa di opposizione a decreto ingiuntivo e di

una controversia introdotta con rito ordinario, occorre avere riguardo alla data di instaurazione della lite secondo il

criterio sopra indicato, ferma restando la competenza funzionale inderogabile del giudice che ha pronunciato il decreto

a dichiararne la nullità: v., da ultimo, Cass. 2 febbraio 2006, n. 2319, id., Rep. 2006, voce cit., n. 105; 15 febbraio 2001,

n. 2214, id., Rep. 2002, voce cit., n. 146, e Nuova giur. civ., 2002, I, 626; 29 ottobre 1998, n. 10784, Foro it., Rep.

1998, voce cit., n. 198; 19 ottobre 1998, n. 10330, ibid., n. 199; 8 ottobre 1993, n. 9988, id., Rep. 1993, voce cit., n.

103; 7 ottobre 1991, n. 10484, id., Rep. 1991, voce cit., n. 133; 28 aprile 1981, n. 2566, id., Rep. 1981, voce

Ingiunzione (procedimento per), n. 28; 28 aprile 1981, n. 2588, ibid., n. 29; 8 gennaio 1980 n. 121, id., Rep. 1980, voce

Competenza civile, n. 180; 11 gennaio 1978, n. 94, id., Rep. 1978, voce Ingiunzione (procedimento per), n. 32; 2 aprile

1975, n. 1200, id., Rep. 1975, voce cit., n. 36; 29 settembre 1964, n. 2474, id., 1965, I, 263; 26 luglio 1963, n. 2067, id.,

1963, I, 2108, con nota di G.D. MAGRONE.

In dottrina, per una ricognizione delle due tesi contrapposte, cfr. A. RONCO, Procedimento per decreto ingiuntivo, in I

procedimenti sommari e speciali a cura di S. CHIARLONI e C. CONSOLO, Torino, 2005, 300 ss. (nonché ID.,

Struttura e disciplina del rito monitorio, Torino, 2000, 193 ss.), il quale, nella stessa direzione dell’ordinanza in

epigrafe, attribuisce all’art. 643 c.p.c. la funzione di «ancorare alla notifica del ricorso e del decreto non il tempo di

produzione degli effetti della domanda, ma il presupposto essenziale affinché tali effetti si producano: presupposto che,

una volta realizzato, varrà a collegare tali effetti al momento stesso in cui la domanda, attraverso il deposito del ricorso,

è stata proposta».

Per ulteriori riferimenti, v. A. STORTO, in Il procedimento d’ingiunzione diretto da B. CAPPONI, Bologna, 2005, 198

ss.; nonché, sul tema specifico, E. D’ALESSANDRO, Procedimento d’ingiunzione e azione di accertamento negativo

del credito innanzi a giudici diversi, in Ventiquattrore avvocato, 2006, fasc. 1, 61.

II. - Con particolare riferimento all’individuazione del momento che determina la pendenza della lite nei processi che

iniziano con ricorso, nel senso che l’art. 39, 3° comma, c.p.c., non è applicabile neppure in via analogica e che, pertanto,

la litispendenza si determina con il deposito del ricorso introduttivo nella cancelleria del giudice, instaurandosi in

questo momento un rapporto tra due dei tre soggetti tra i quali si svolge il giudizio, v., per le controversie di lavoro,

Cass., sez. un., 11 maggio 1992, n. 5597, Foro it., 1992, I, 2089, con nota di G. COSTANTINO, Successione di leggi

nel tempo, criteri di competenza e controversie relative a rapporti di lavoro parasubordinato, e Riv. dir. proc., 1993,

574, con nota di G. MONTELEONE, Litispendenza nelle controversie di lavoro: una svista della Corte di cassazione

(peraltro, come rilevato dal provvedimento in epigrafe, nella fattispecie le sezioni unite hanno altresì affermato che

l’art. 643, 3° comma, c.p.c. deroga all’operatività del principio); per i giudizi di opposizione a sanzioni amministrative

ex art. 22 e 23 l. n. 689 del 1981, v. Cass. 21 maggio 2002, n. 7433, Foro it., Rep. 2002, voce Sanzioni amministrative e

depenalizzazione, n. 80, sicché, al fine di valutare la tempestività dell’opposizione alla cartella esattoriale contenente

richiesta di pagamento di sanzioni amministrative, deve aversi riguardo al deposito del ricorso in cancelleria, a

decorrere dal quale il giudizio pende a tutti gli effetti, a nulla rilevando il momento della successiva notifica del ricorso

alla controparte o la data dell’eventuale riassunzione del giudizio, ovvero il passaggio della causa dalla sezione lavoro

ad altra sezione civile del medesimo ufficio giudiziario; per i giudizi di separazione personale, v. Cass. 28 giugno 2006,

n. 15017, id., Rep. 2006, voce Separazione di coniugi, n. 181; 30 marzo 2001, n. 4686, id., Rep. 2001, voce

Competenza civile, n. 156 (che peraltro esclude l’operatività del principio generale al rito monitorio per il quale vige la

diversa regola di cui all’art. 643, 3° comma, c.p.c.); 8 settembre 1992, n. 10291, id., 1993, I, 116; per i procedimenti di

impugnazione delle sentenze di separazione e di divorzio, v. Cass. 22 febbraio 2006, n. 3837, id., Rep. 2006, voce

Separazione di coniugi, n. 200, e Giur. it., 2006, 2339, e Dir. e giustizia, 2006, fasc. 17, 27; 21 novembre 1998, n.

11774, Foro it., Rep. 1998, voce Matrimonio, n. 193; 17 maggio 1995, n. 5433, id., Rep. 1995, voce cit., n. 177.

In dottrina, nel senso che, quanto meno ai fini della continenza o della litispendenza o di altre questioni processuali, la

pendenza è determinata dal deposito del ricorso in cancelleria, v., tra gli altri, G. SCARSELLI, Note in tema di

continenza di cause nel processo ordinario di cognizione, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1986, 1370.

Sul tema, v., inoltre, G. COSTANTINO, Procedimenti introdotti con ricorso e novella del processo civile, in Foro it.,

1996, V, 245, nonché G. TRISORIO LIUZZI, La pendenza dei processi da ricorso, in Dir. e giur., 1979, 262.

III. - Con riguardo al regime di operatività della disciplina relativa al passaggio dal rito ordinario al rito societario di

cui all’art. 1, 5° comma, d.leg. 5/03, nel senso che, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo relativo ad un

rapporto societario, promosso nelle forme ordinarie con atto di citazione notificato dopo l’entrata in vigore del d.leg.

5/03, la pendenza della lite si determina con il deposito del ricorso, e non con la notificazione del ricorso e del decreto,

v. B. POLISENO, in nota a Trib. L’Aquila 16 aprile 2004, Foro it., 2004, I, 1922, a cui si rinvia per ulteriori indicazioni

(la sentenza è riportata anche in Società, 2005, 103, con nota di POLISENO, Il passaggio al rito societario nel giudizio

di opposizione a decreto ingiuntivo; Giur. it., 2004, 2098, con nota di A. RONCO, Opposizione a decreto ingiuntivo,

istanza ex art. 648 c.p.c. e conversione del rito da ordinario a societario (si salvi il salvabile), che ritiene operante il rito


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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa fa riferimento al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riproduce l'ordinanza n. 20596 del 2007 della Corte di Cassazione Civile; oggetto di essa è la definizione del concetto di continenza di cause e la determinazione della pendenza del processo nel procedimento ingiuntivo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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