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contabile molto semplice che esprime il valore della produzione come somma dei costi

sostenuti per realizzarla: costo per gli acquisti di beni e servizi intermedi (l’aggregato

consumi intermedi) e costo per la remunerazione dei fattori produttivi primari (lavoro e

capitale), che come vedremo è l’aggregato valore aggiunto o prodotto lordo.

Quest’ultimo è un aggregato molto importante ottenuto a saldo del conto, come

differenza tra altri aggregati: il valore della produzione, dato dalla somma delle

produzioni di beni e servizi di tutte le imprese del sistema economico, e il valore dei

consumi intermedi, dato dalla somma di tutti gli acquisti di beni e servizi intermedi da

parte delle medesime imprese.

Gli aggregati ottenuti a saldo di ogni conto (prodotto lordo, reddito nazionale, reddito

disponibile, risparmio) sono particolarmente importanti, non solo perché sono quelli

più significativi ai fini dell’analisi economica, ma anche perché svolgono una funzione

di collegamento tra le diverse equazioni contabili. La CN non è infatti costituita da un

insieme scollegato di conti. E’ invece un sistema integrato di equazioni contabili,

ognuna delle quali descrive uno stadio del processo economico ed è collegata alla

successiva proprio attraverso l’aggregato ottenuto a saldo, che viene ripreso per essere

analizzato sotto un altro profilo. Ad esempio, il risparmio è ottenuto a saldo dell’ultimo

conto relativo alla distribuzione secondaria del reddito (è la parte di reddito non

consumata) ed è ripreso dal successivo conto della formazione del capitale come fonte

di finanziamento dell’accumulazione, cioè per l’acquisto di beni di investimento.

1.2.1. Il sistema semplificato di CN in economia chiusa

Per definire un primo schema semplificato di CN consideriamo un sistema economico

chiuso, senza rapporti con il resto del mondo, in cui agiscono due soli blocchi di

operatori: quelli che producono (le imprese); quelli che detengono i fattori produttivi

primari, lavoro e capitale, e che utilizzano i beni finali prodotti (le famiglie). Si ipotizza

dunque, come ulteriore semplificazione, che le famiglie non acquistino solo i beni di

consumo finale, ma anche quelli destinati alla formazione del capitale (i beni di

investimento), beni capitali che vengono poi prestati alle imprese.

In questa rappresentazione semplificata del sistema economico l’attenzione è centrata

sul mercato dei fattori produttivi primari (lavoro e capitale) e, per quanto riguarda i

beni, sul solo mercato dei beni finali. Quei beni, cioè, che non sono più soggetti a

trasformazione e possono essere utilizzati per soddisfare i bisogni attuali tramite i

consumi, o quelli futuri tramite gli investimenti, che aumentando la capacità produttiva

consentono di aumentare produzione e consumo in periodi successivi. Non viene invece

considerato il mercato dei beni intermedi, il che non consente di cogliere la fitta rete di

relazioni che si stabilisce all’interno del blocco dei produttori (scambi di beni e servizi

intermedi), che è visto come un’unica grande azienda integrata. I flussi di scambi tra

produttori la CN li descrive attraverso gli schemi di contabilità disaggregata, le

cosiddette tavole Input Output, che non verranno però trattati nel seguito.

Il mercato dei fattori produttivi primari e quello dei beni finali possono essere

rappresentati dal classico schema che descrive i due circuiti, uno reale e uno monetario,

6

che caratterizzano un sistema economico con due blocchi di operatori, riportato nella

figura seguente: Consumi e investimenti

Mercato

beni finali

Ricavi UTILIZZATORI

PRODUTTORI FINALI

Redditi

Mercato

fattori primari

Lavoro e capitale

Il circuito reale. Gli utilizzatori finali cedono i fattori produttivi primari lavoro e

capitale ai produttori, che li impiegano nel processo produttivo insieme ai beni e servizi

intermedi per realizzare la produzione. La produzione che esce dal blocco dei

produttori, cioè la produzione finale di beni di consumo e di investimento, viene ceduta

agli utilizzatori finali.

Il circuito monetario. A fronte della cessione dei fattori produttivi primari ai produttori

gli utilizzatori finali ricevono salari e stipendi, interessi, dividendi, ecc. (cioè redditi),

con i quali acquistano i beni di consumo e di investimento assicurando i relativi ricavi

ai produttori.

Dallo schema precedente derivano alcune identità contabili particolarmente importanti

per la CN:

- il valore della produzione finale realizzata dai produttori coincide con la spesa

finale effettuata dagli utilizzatori finali per acquistare i beni di consumo e di

investimento che la compongono (in economia chiusa la produzione finale non

può avere altro sbocco che questo). Dunque: produzione finale = spesa finale;

- il valore della produzione finale, che per definizione è dato dalla somma dei

costi sostenuti per realizzarla, coincide con le remunerazioni dei fattori

produttivi primari, poiché gli acquisti di beni e servizi intermedi si traducono in

costi per alcune imprese e ricavi per altre e quindi si compensano nell’ambito

del blocco dei produttori, considerato come un’unica azienda integrata. Dunque:

produzione finale = reddito; 7

- il reddito percepito dagli utilizzatori finali viene interamente speso per

soddisfare i bisogni attuali e futuri, ovvero per acquistare i beni finali di

consumo e di investimento. In realtà, una parte del reddito viene risparmiata, ma

il risparmio, come si vedrà tra poco, è contabilmente equivalente agli

investimenti. Dunque: spesa finale = reddito.

In conclusione, tre fenomeni distinti come la produzione finale, il reddito e la spesa

finale, che emergono in fasi diverse del processo economico, assumono lo stesso valore

monetario. Da qui la centralità di tale aggregato, che per ora chiamiamo semplicemente

reddito o prodotto lordo, nei sistemi di CN e nell’analisi economica.

Dal medesimo schema e dalle relative identità contabili appena richiamate derivano

inoltre le tre note equazioni keynesiane che costituiscono il nucleo essenziale della CN

in economia chiusa. Se indichiamo con Y il prodotto finale (uguale al reddito), con C la

spesa per consumi finali e con I quella per beni di investimento, possiamo scrivere una

prima equazione che pone in relazione il prodotto finale e la spesa per consumi e

investimenti e che pertanto esprime l’equilibrio sul mercato dei beni e servizi tra

l’offerta globale (di beni finali) e la relativa domanda:

Y = C + I

Riprendiamo ora l’aggregato Y, questa volta inteso come reddito, e analizziamone le

utilizzazioni che ne possono fare gli utilizzatori finali. Abbiamo appena detto che lo

destinano tutto all’acquisto di beni di consumo e investimento. In realtà possiamo

considerare un passaggio intermedio: gli utilizzatori finali una parte del reddito la

consumano e un’altra la risparmiano. Se indichiamo con S il risparmio, possiamo

dunque scrivere:

C + S = Y

Il risparmio, per assicurare un consumo futuro, dovrà però essere destinato all’acquisto

di beni di investimento e quindi si avrà:

I = S

che è la condizione affinché la spesa finale (C + I) sia uguale al prodotto finale e al

reddito. A proposito di questa identità contabile va chiarito che essa è necessariamente

vera, in economia chiusa, una volta inteso il risparmio come tutto il reddito non speso

in beni di consumo e una volta considerato l’investimento comprensivo della variazione

delle scorte. Anche considerando che una parte del risparmio delle famiglie non venga

utilizzata direttamente, dalle famiglie stesse, per acquistare beni di investimento,

l’uguaglianza resta vera, poiché a quella parte di reddito non spesa e non investita

corrispondono comunque beni finali prodotti (data l’uguaglianza tra produzione finale e

reddito), beni finali che saranno stati necessariamente o acquistati da altre imprese (e

quindi fanno parte degli investimenti) o restati invenduti presso le imprese che li hanno

prodotti (e quindi fanno parte delle scorte e di conseguenza ancora degli investimenti). 8

La prima equazione contabile descrive in modo semplificato lo stadio della formazione

e dell’impiego delle risorse: la formazione delle risorse in economia chiusa deriva

soltanto dalla produzione (finale), mentre gli impieghi finali sono costituiti da consumi

e investimenti. L’equazione contabile è una versione semplificata di quello che nel

seguito verrà chiamato conto delle risorse e degli impieghi. La seconda equazione è

legata alla prima attraverso l’anello di congiunzione costituito dal prodotto finale Y, ora

ripreso nella accezione di reddito per descriverne l’utilizzazione in consumo o

risparmio e definisce un conto del reddito (che in seguito vedremo come l’ultimo conto

che descrive lo stadio della distribuzione e ridistribuzione del reddito). Il saldo di

questo secondo conto, il risparmio S, è l’anello di congiunzione con il terzo dove viene

ripreso come fonte di finanziamento degli investimenti: conto della formazione del

capitale, che si riferisce allo stadio della accumulazione.

1.2.2. L’uguaglianza tra produzione e reddito a partire dai dati aziendali

L’uguaglianza tra produzione finale e reddito di un sistema economico senza scambi

con l’estero, emersa dallo schema dei flussi reali e monetari tra due blocchi di

operatori, la possiamo verificare anche a partire dai dati aziendali, considerando un

sistema economico (chiuso) visto come l’insieme di tre aziende integrate.

Indichiamo con cx , y , p , rispettivamente i costi per beni e servizi intermedi, il valore

i i i

aggiunto e la produzione della generica azienda i. Supponiamo, inoltre, che la prima

azienda impieghi solo fattori primari e ceda la produzione alla seconda, che la utilizza

come impieghi intermedi, la quale realizza a sua volta una produzione che cede alla

terza azienda, che infine destina la sua produzione a usi finali. Lo schema seguente

illustra la situazione descritta: Costi di produzione

Aziende Consumi Valore Produzione

intermedi aggiunto

1 c = 0 y p

x1 1 1

2 c = p y p

x2 1 2 2

3 c = p y p

x3 2 3 3

In complesso Cx Y Pt

Per aggregazione dei flussi relativi alle singole imprese si ottengono i corrispondenti

aggregati della CN relativa al sistema semplificato descritto, ovvero la produzione

totale (Pt), i consumi intermedi (Cx) e il valore aggiunto (Y) sono dati dalla somma

delle produzioni (p ), dei consumi intermedi (c ) e dei valori aggiunti (y ) delle singole

i xi i

imprese. Nel caso dell’esempio si ottiene:

Cx = p + p

1 2

Pt = p + p + p

1 2 3

Y = y + y + y

1 2 3 9

La produzione finale in questo schema corrisponde a p è cioè la produzione della terza

3,

e ultima impresa, l’unica che cede la produzione ad usi finali. E si vede

immediatamente che la produzione finale è uguale al valore aggiunto. Infatti il valore

aggiunto Y è anche la differenza tra la produzione totale e i consumi intermedi, ovvero

Y = Pt – Cx, da cui:

Y = (p + p + p ) - (p + p ) = p

1 2 3 1 2 3

In conclusione, la somma dei valori aggiunti aziendali Y, che è la somma delle

remunerazioni dei fattori produttivi primari e quindi il reddito, è uguale alla produzione

finale.

Nella tabella seguente l’uguaglianza tra produzione finale e reddito viene mostrata con

1

un esempio .

Tabella 1.1. Produzione finale e reddito in un sistema di tre aziende integrate

Costi di produzione

Branche Beni Fattori Valore

intermedi primari produzione

Agricoltura - 100 100

Industria 100 200 300

600

Servizi 300 300

600

Totale 400 1000

1.2.3. Dai dati aziendali ai conti della CN

Oltre alla uguaglianza tra produzione finale e reddito, dalla aggregazione dei flussi

compresi nello schema precedente deriva immediatamente, sommando per colonna, un

altro conto non compreso nel sistema semplificato precedente. E’ il conto della

produzione del paese, che esprime il valore della produzione (Pt) come somma dei costi

sostenuti per realizzarla, ovvero il costo per i beni e servizi intermedi impiegati nella

produzione (Cx) e quello per la remunerazione dei fattori produttivi primari (Y):

Cx + Y = Pt

Peraltro, poiché il valore aggiunto (reddito) Y è uguale alla produzione finale e questa

in economia chiusa non è altro che la somma dei consumi finali (C) e degli investimenti

(I), supponendo noti C ed I, si può scrivere anche un’altra equazione contabile:

Pt = Cx + C + I

1 Lo schema è ripreso da V. Siesto, La contabilità nazionale italiana, Il Mulino, Bologna 1996. 10

Tale equazione, denominata conto di equilibrio dei beni e servizi, esprime l’equilibrio

tra l’offerta globale, che in economia chiusa è costituita soltanto dalla produzione

totale, e la domanda globale, che è costituita dalla domanda per beni e servizi intermedi

e da quella per beni e servizi finali.

E’ facile verificare che la prima delle tre equazioni keynesiane del sistema semplificato

di CN, ovvero il conto delle risorse e degli impieghi, si ottiene anche per

consolidamento delle due precedenti, sostituendo la prima nella seconda ed eliminando

i consumi intermedi che figurano sia al primo che al secondo membro dell’equazione:

Cx + Y = Cx + C + I

Y = C + I

Come già detto, quest’ultimo conto mostra l’equilibrio tra le risorse disponibili per usi

finali (in economia chiusa, solo quelle prodotte) e i relativi impieghi finali (in economia

chiusa, solo per consumi e investimenti).

Come si vedrà più avanti, le tre precedenti equazioni contabili costituiscono i primi

conti del SEC, quelli che descrivono la fase della formazione e dell’impiego delle

risorse.

1.2.4. Il sistema semplificato di CN in economia aperta

Rimuoviamo ora la principale semplificazione, ovvero l’ipotesi di economia chiusa, e

consideriamo che nel sistema economico avvengono anche operazioni con il resto del

mondo: scambi di beni e servizi, che si traducono in importazioni ed esportazioni;

operazioni relative all’impiego di fattori produttivi (lavoro e capitale) da cui derivano

redditi; operazioni unilaterali (aiuti internazionali, rimesse degli emigrati) da cui

derivano trasferimenti. Oltre agli aggregati precedenti, indichiamo con:

M = importazioni;

E = esportazioni;

R = redditi e trasferimenti netti dall’estero (ricevuti meno versati)

B = accreditamento verso l’estero.

Il sistema contabile costituito dalle precedenti tre equazioni keynesiane può essere

facilmente adattato al caso di economia aperta. Le tre equazioni diventano

rispettivamente:

Risorse e impieghi:

M + Y = C + I + E

Distribuzione e utilizzazione del reddito:

C + S = Y + R

Formazione del capitale:

I + B = S 11

In economia aperta alle tre equazione precedenti se ne aggiunge inoltre una quarta, che

riassume le transazioni con operatori non residenti:

Conto del resto del mondo:

E + R = M + B

Nel primo conto, tra le risorse disponibili per l’impiego finale non figura più soltanto la

produzione, ma anche l’importazione di beni e servizi, mentre dal lato degli impieghi

figurano non solo i consumi e gli investimenti, ma anche le esportazioni.

Nel secondo conto il reddito (Y) inteso come contropartita della produzione finale

realizzata nel paese non rappresenta l’unica componente di reddito disponibile per il

consumo o per il risparmio. A Y va sommato (algebricamente) R, ovvero vanno

aggiunti tutti i redditi derivanti dall’impiego di fattori produttivi fuori del paese

(dividendi di azioni di società estere, redditi da lavoro guadagnati occasionalmente

all’estero e così via) e sottratti quelli in direzione opposta (redditi netti dall’estero); così

come vanno sommati i trasferimenti netti dall’estero, ovvero i flussi unilaterali non

dipendenti dall’impiego di fattori produttivi (ad esempio le rimesse degli emigrati). La

somma di Y ed R dà luogo ad un nuovo aggregato, il reddito disponibile, che si

determina a conclusione di diverse fasi della distribuzione del reddito (che come

vedremo più avanti sono descritte da diversi conti) e che è l’aggregato che viene

effettivamente suddiviso tra consumo e risparmio.

Nel terzo conto l’identità contabile tra risparmio ed investimento viene meno poiché in

economia aperta si può investire più di quanto si è risparmiato, ricorrendo

all’indebitamento con l’estero (in tal caso B sarà negativo), oppure il risparmio può

eccedere gli investimenti, nel qual caso si ha di conseguenza un accreditamento verso

l’estero (B positivo).

La quarta equazione contabile, infine, riprende l’aggregato ottenuto a saldo dalla

precedente (B) e lo esprime in relazione a tutti gli aggregati relativi a operazioni con il

resto del mondo e quindi mostra come all’accreditamento o all’indebitamento verso

l’estero hanno contribuito le varie componenti delle transazioni internazionali: il saldo

tra esportazioni ed importazione e quello dei redditi e trasferimenti con l’estero.

Nella Tabella 1.2. viene presentato lo schema semplificato di CN relativo all’Italia nel

2005. Come si vede, i rapporti con l’estero hanno tutti un saldo negativo, che si traduce

tra l’altro in un reddito disponibile per i consumi e il risparmio minore di quello

prodotto e in un indebitamento del paese nei confronti del resto del mondo. 12

Tabella 1.2. Sistema semplificato di contabilità nazionale. Italia 2005 (milioni di euro)

Conto risorse e impieghi

M - Importazioni 371780 C – Consumi finali 1130291

Y - Prodotto lordo 1423049 I - Investimenti 293807

E - Esportazioni 370731

totale 1794829 totale 1794829

Conto del reddito

C – Consumi finali 1130291 Y - Reddito 1423049

S - Risparmio 276667 R - Redditi e trasf. dall'estero -16091

Totale 1406958 Reddito disponibile 1406958

Conto formazione del capitale

S - Risparmio 276667

I - Investimenti 293807

B - Accreditamento/indebit.* -17140

Totale 276667 Totale 276667

Conto resto del mondo

E - Esportazioni 370731 M - Importazioni 371780

R - Redditi e trasf. dall'estero -16091 B - Accreditamento/indebit.* -17140

Totale 354640 Totale 354640

(*) Dato approssimato, poiché il conto della formazione del capitale è in forma semplificata.

ESERCIZIO 1

Dati i seguenti aggregati relativi all’economia italiana nel 2006 (milioni di euro):

Consumi finali 1174481

Investimenti 313031

Importazioni 422843

Esportazioni 410732

Redditi e trasferimenti dall’estero -17214

Costruire i quattro conti del sistema semplificato di contabilità nazionale in economia

aperta. 13

Soluzione:

Per costruire il primo di tali conti manca il prodotto lordo, che può però essere ricavato

a saldo dal conto delle risorse e degli impieghi:

Y = C + I + E – M = 1174481 + 313031 + 410732 – 422843 = 1475401.

Sostituito Y nella seconda equazione possiamo calcolare a saldo il risparmio:

S = Y + R – C = 1475401 – 17214 – 1174481 = 283706.

Sostituito a sua volta nella terza equazione calcoliamo a saldo l’accreditamento o

indebitamento (va ricordato però che l’effettivo conto della formazione del capitale

comprende altri aggregati minori che vedremo in seguito e che qui vengono trascurati):

B = S – I = 283706 – 313031 = -29325.

I quattro conti sono pertanto:

Conto risorse e impieghi:

M + Y = C + I + E

422843 + 1475401 = 1174481 + 313031 + 410 732

Conto del reddito:

C + S = Y + R

1174481 + 283706 = 1475401 - 17214

Conto formazione del capitale:

I + B = S

313031 – 29325 = 283706

Conto del resto del mondo:

E + R = M + B

410732 – 17214 = 422843 - 29325

1.3. Le basi del sistema europeo di contabilità nazionale SEC95

I sistemi di contabilità nazionale effettivamente costruiti, sia in Europa che negli altri

paesi del mondo, sono molto più articolati di quello semplificato sopra descritto. Come

già detto, per i paesi europei il sistema utilizzato a partire dal 1999 è il Sistema Europeo

dei Conti SEC95, a sua volta derivato dallo SNA93 definito in sede ONU.

Sia lo SNA, a livello mondiale, che il SEC, per i paesi europei, fissano una serie di

norme e definizioni atte a garantire la confrontabilità a livello internazionale degli

aggregati di CN. Tali norme – concordate a livello internazionale e nel caso del SEC95

fissate in un Regolamento del Consiglio dell’Unione europea – si riferiscono, oltre che

alla definizione e ai criteri di valutazione degli aggregati (che verranno illustrati di volta

in volta), anche ad aspetti di carattere generale come la delimitazione dell’economia

nazionale, la classificazione degli operatori e delle unità produttive, la classificazione

delle operazioni e degli aggregati, che vengono brevemente accennati nel seguito.

1.3.1. La delimitazione dell’economia nazionale

Le operazioni rilevanti per la CN di un paese sono quelle compiute da soggetti

economici appartenenti al sistema economico di quel paese, intendendo per

appartenenti al sistema gli operatori che hanno nel territorio economico del paese un

centro di interesse economico, e che vengono per questo definiti come residenti. Alla

14

residenza economica non corrisponde dunque necessariamente la residenza anagrafica o

giuridica.

Il territorio economico è per lo più costituito dal territorio geografico, ma comprende

anche altre porzioni di territorio, come ad esempio le acque territoriali, i giacimenti

situati in acque internazionali sfruttati da operatori residenti, le zone franche, ecc. Si ha

invece centro di interesse economico in un paese quando in esso l’operatore svolge

una attività economica significativa a tempo indeterminato o comunque per un periodo

sufficientemente lungo (almeno un anno). Non sono dunque considerati residenti, ad

esempio, i lavoratori occupati in altri paesi che svolgono nel paese considerato lavori

per un breve periodo dell’anno. Sono al contrario considerati residenti dal punto di vista

economico i lavoratori stranieri che vi operano per un lungo periodo (superiore

all’anno), anche senza che vi abbiano stabilito la residenza anagrafica, e perfino se privi

di permesso di soggiorno nel paese. A maggior ragione è considerata residente una

filiale di una impresa estera, limitatamente agli stabilimenti insediati nel paese.

1.3.2. La classificazione degli operatori economici in settori istituzionali

Gli operatori economici sono centri elementari di decisione economica, caratterizzati da

autonomia di decisione in campo economico e finanziario e in genere dal possesso

(almeno potenziale) di una contabilità completa. I soggetti economici che possiedono

queste caratteristiche – persone fisiche, imprese individuali, società, banche,

assicurazioni, amministrazioni pubbliche, associazioni, ecc. – sono dal SEC definiti

unità istituzionali e classificati in settori istituzionali, sulla base dell’uniformità di

comportamento nell’esercizio della loro funzione principale.

Nello schema semplificato visto in precedenza gli operatori erano classificati in due soli

blocchi: i produttori (le imprese) e gli utilizzatori finali (le famiglie). Il SEC invece

articola la classificazione degli operatori residenti in più settori. Intanto perché

ovviamente considera anche le pubbliche amministrazioni, che nello schema

semplificato venivano trascurate; poi perché lo stesso blocco delle imprese viene

articolato in più settori; infine perché considera anche le istituzioni senza scopo di

lucro, come le associazioni, fondazioni ecc. I settori identificati dal SEC sono pertanto i

seguenti cinque:

Società e quasi-società non finanziarie:

comprende le imprese che producono beni agricoli e industriali e servizi non finanziari

organizzate in forma societaria (società di capitali, cooperative, di persone); ma

comprende anche le imprese che non posseggono una personalità giuridica autonoma

(imprese individuali, società semplici) e che tuttavia hanno un comportamento

economico distinto da quello dei proprietari e pertanto sono assimilate alle società (e

definite quasi-società). Nella pratica si considerano quasi-società tutte le imprese prive

di personalità giuridica che hanno almeno cinque dipendenti.

Società e quasi-società finanziarie:

comprende le società e quasi-società la cui funzione principale consiste nel fornire

servizi di intermediazione finanziaria e di assicurazione (banche, ausiliari finanziari,

assicurazioni, fondi pensione, fondi comuni di investimento, ecc.) 15

Amministrazioni pubbliche:

comprende tutti gli enti e le istituzioni pubbliche centrali e periferiche che producono

servizi non destinabili alla vendita finanziati prevalentemente tramite versamenti

obbligatori da parte di altri soggetti e che operano nel campo della ridistribuzione del

reddito e della ricchezza (amministrazioni centrali e locali, enti di previdenza e

assistenza).

Famiglie, distinte in:

famiglie consumatrici: comprende le persone fisiche nella loro funzione principale di

consumatori finali;

famiglie produttrici: comprende tutte le imprese individuali e familiari di piccole

dimensioni che non rientrano nel concetto di quasi-società (perché con meno di cinque

dipendenti), per le quali non è sempre agevole distinguere le operazioni compiute dai

titolari nella veste di imprenditori da quelle compiute come membri delle rispettive

famiglie. Tra le famiglie produttrici sono considerati anche i soggetti che producono

beni e servizi per uso proprio.

Istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie:

il settore, denominato più semplicemente Istituzioni sociali private (ISP), comprende

tutti gli organismi senza scopo di lucro dotati di personalità giuridica che producono

servizi (non destinabili alla vendita) a vantaggio delle famiglie e si finanziano

prevalentemente attraverso contributi volontari versati dalle famiglie stesse

(associazioni di volontariato, di consumatori, religiose, sportive, sindacati, partiti

politici, fondazioni, ecc.)

Resto del mondo:

comprende tutti i soggetti non residenti (imprese, famiglie, pubbliche amministrazioni,

ecc.) che effettuano operazioni con unità istituzionali residenti. Comprende anche le

istituzioni dell’Unione europea, che tra l’altro prelevano imposte ed erogano contributi

ai soggetti residenti, e le organizzazioni internazionali. A differenza dei quattro

precedenti settori interni, che raggruppano unità istituzionali sufficientemente

omogenee in quanto a comportamento economico, obiettivi e funzioni nel sistema,

quest’ultimo è invece un settore sui generis costituito da unità eterogenee.

La classificazione dell’economia in settori interni omogenei consente di analizzare i

flussi di transazioni economiche che avvengono tra di essi durante il periodo contabile e

di definire la maggior parte degli aggregati economici che caratterizzano l’economia

nazionale anche nella loro articolazione settoriale, attraverso i cosiddetti conti

settoriali. Così sarà possibile, come vedremo più avanti, misurare aggregati

particolarmente rilevanti per l’analisi economica come, ad esempio, il reddito

disponibile o il risparmio delle famiglie, il risultato di gestione o la formazione del

capitale delle imprese, l’indebitamento (deficit) della pubblica amministrazione, ecc.

Nella tabella seguente è riportato il valore aggiunto prodotto in Italia nel 2005

classificato per settori istituzionali. Come si vede, più della metà del valore aggiunto

complessivo è prodotto dalle società non finanziarie, ma è molto rilevante (poco meno

del 30%) anche la quota di valore aggiunto prodotta dalle famiglie (produttrici), data la

16

particolare rilevanza delle micro imprese famigliari e del lavoro autonomo nel nostro

paese. Tabella 1.3. Valore aggiunto dei settori istituzionali. Italia 2005 (milioni di euro)

Valore

Settori istituzionali aggiunto

Società non finanziarie 662313

Società finanziarie 55571

Amministrazioni pubbliche 190129

Famiglie e istituzioni sociali private 369979

Totale 1277992

1.3.3. La classificazione delle unità produttive in branche di attività economica

Oltre alla classificazione dei soggetti economici in settori istituzionali, il SEC prevede

una seconda classificazione dell’economia nazionale, prendendo a riferimento non più

le unità istituzionali, ovvero gli operatori caratterizzati da autonomia decisionale

(imprese, famiglie, ecc.), ma le unità produttive, che non sempre coincidono con le

unità istituzionali. In molti casi, infatti, le unità istituzionali che producono beni e

servizi esercitano una pluralità di attività, alcune principali altre secondarie, ad esempio

attività principale nell’industria o nell’agricoltura e attività secondarie nel commercio o

in altri servizi, o viceversa.

Per analizzare gli aspetti concernenti la produzione e lo scambio di beni e servizi, ad

esempio per misurare la produzione o il valore aggiunto dell’industria, occorre allora

distinguere, nell’ambito delle unità istituzionali impegnate in più attività, le unità

elementari che svolgono le singole attività omogenee quanto a tipo di produzione.

Queste unità elementari (stabilimenti, negozi, uffici, ecc.), che a differenza delle unità

istituzionali non hanno alcuna autonomia e alcun potere di decisione economica, ma

sono semplici strutture produttive, dal SEC vengono chiamate unità di attività

economica a livello locale (Uael) e vengono classificate in branche di attività

economica. Ogni branca comprende unità produttive (Uael) che producono i soli beni e

servizi che la definiscono: prodotti dell’agricoltura, dell’industria alimentare, mezzi di

trasporto, servizi commerciali, di intermediazione finanziaria, di istruzione, sanitari e

così via.

In definitiva, la CN classifica il complesso dell’attività economica di un paese in due

modi alternativi: da un lato osservando le unità elementari di produzione per descrivere

la produzione e lo scambio di beni e servizi, dall’altro osservando le unità istituzionali

aventi autonomia in campo economico per descrivere il loro comportamento soprattutto

nella distribuzione e impiego del reddito, nell’attività di accumulazione e in quella

finanziaria. E’ dunque evidente che nell’analisi dei primi stadi del processo economico,

quelli che descrivono in particolare l’attività di produzione, è più rilevante la

17

classificazione in branche di attività, mentre negli stadi superiori, dalla distribuzione del

reddito in poi, ha senso soltanto la classificazione in settori istituzionali.

Nella tabella seguente è riportato il valore aggiunto prodotto in Italia nel 2005 questa

volta classificato per branche di attività. Ne emerge in primo luogo il grande peso dei

servizi nell’economia del paese (oltre il 70% del valore aggiunto complessivo).

Tabella 1.4. Valore aggiunto delle branche di attività. Italia 2005 (milioni di euro)

Valore

Branche di attività aggiunto

Agricoltura, silvicoltura, pesca 28048

Industria in senso stretto 263376

Estrazione di minerali 5130

Industria manifatturiera 232758

Energia, gas, acqua 25488

Costruzioni 76683

Servizi 909885

Commercio, riparazioni, alberghi e pubblici esercizi 199945

Trasporti e comunicazioni 98063

Intermediazione finanziaria e servizi alle imprese 343360

Altre attività di servizio 268517

Totale 1277992

1.3.4. La classificazione delle operazioni e degli aggregati

Nelle pagine precedenti abbiamo già introdotto i concetti di operazioni economiche e di

aggregati economici e anche alcune loro caratteristiche, ad esempio il carattere

bilaterale o unilaterale delle operazioni. Ora questi concetti vengono ripresi e collocati

nel quadro delle definizioni e classificazioni previste dal SEC.

Una prima classificazione delle operazioni economiche è nelle seguenti tre classi

fondamentali:

- operazioni su beni e servizi, che si riferiscono alla produzione e allo scambio

di beni e servizi e quindi si realizzano nella fase della formazione e impiego

delle risorse e in quella della formazione del capitale;

- operazioni di distribuzione e redistribuzione del reddito e della ricchezza,

che si riferiscono alla distribuzione del reddito derivante dall’attività produttiva

ai fattori della produzione e ai trasferimenti operati prevalentemente dalle PA e

si realizzano dunque nella fase della distribuzione primaria del reddito e in

quella della distribuzione secondaria o ridistribuzione; 18

- operazioni su strumenti finanziari, che hanno la proprietà di modificare

crediti e debiti degli operatori e si realizzano nella fase dell’accumulazione.

Le operazioni appartenenti alla prima e alla terza classe (su beni e servizi o su strumenti

finanziari) sono sempre bilaterali, sono relative cioè ad uno scambio (con

contropartita) tra operatori; quelle appartenenti alla seconda classe possono essere sia

bilaterali, come la distribuzione del reddito ai fattori produttivi, sia unilaterali, come i

trasferimenti che avvengono nel quadro della distribuzione secondaria e ridistribuzione

del reddito, in particolare ad opera dello Stato (imposte, contributi, prestazioni sociali).

Una seconda classificazione delle operazioni è in:

- operazioni correnti, svolte con continuità nell’esercizio dell’attività corrente

degli operatori, si riferiscono alle operazioni su beni e servizi e a gran parte dei

trasferimenti, come le imposte correnti sul reddito e sul patrimonio, le

prestazioni sociali, ecc.;

- operazioni in conto capitale, fatte in funzione dell’accumulazione, talvolta a

carattere eccezionale, come le imposte straordinarie sul patrimonio, le donazioni

di rilevante importo, i contributi pubblici agli investimenti.

Per quanto riguarda invece gli aggregati, la principale distinzione da fare è tra:

- aggregati interni, relativi a flussi che si verificano nel territorio economico del

paese, senza alcuna considerazione della residenza degli operatori. Ad esempio,

il prodotto interno lordo, che come vedremo misura la produzione finale

realizzata nel paese, anche impiegando fattori produttivi appartenenti ad unità

non residenti;

- aggregati nazionali, che si riferiscono invece a flussi relativi ai soli operatori

residenti nel territorio economico del paese. Ad esempio, il reddito nazionale,

che come vedremo è il reddito realizzato anche al di fuori del paese attraverso

l’impiego di fattori produttivi appartenenti ad operatori residenti; o il consumo

nazionale, che comprende anche le spese effettuate dai residenti per i soggiorni

all’estero, ma non quelle effettuate dai turisti stranieri nel paese considerato. 19

2. La formazione e l’impiego delle risorse

2.1. La produzione

2.1.1. Definizione e criteri di delimitazione del concetto di produzione

L’attività di produzione è di fondamentale importanza per il sistema economico e di

conseguenza anche per il sistema di CN, che ha il compito di descriverlo. La misura

della produzione richiede in primo luogo che sia univoco il concetto adottato e chiara la

sua delimitazione.

Il SEC stabilisce che la produzione è un flusso di beni o servizi atti a soddisfare

bisogni (o comunque ad essere scambiati) che deriva da ogni attività nella quale vi

sia un impiego di fattori produttivi remunerati sotto il controllo e la responsabilità di

una unità istituzionale.

La caratteristica che meglio consente di discriminare ciò che è da ciò che non è

produzione per la CN è l’impiego di fattori produttivi remunerati.

Infatti, per il SEC non rientrano nel concetto di produzione:

- i servizi che le famiglie producono autonomamente e che trovano impiego finale

nelle medesime famiglie. In particolare i servizi domestici e il lavoro di cura fatto

da membri della famiglia – che rientra nel concetto di produzione solo se affidato

a terzi dietro compenso – o i servizi di trasporto che quasi ogni famiglia si auto-

produce con i mezzi di trasporto che possiede;

- i guadagni e le perdite in conto capitale, come la rivalutazione di merci in

magazzino o di titoli in portafoglio per effetto dell’aumento dei corsi di borsa, e

così via, perché si verificano come semplice effetto di variazioni dei prezzi, al di

fuori dell’attività produttiva come sopra definita;

- i processi naturali di crescita indipendenti dall’opera dell’uomo, come la crescita

delle foreste o l’accrescimento delle risorse ittiche.

In base alla precedente definizione invece rientra nel concetto di produzione

l’economia irregolare. Il SEC95 esplicita infatti che la produzione comprende, oltre alle

attività regolari, anche quelle attività che sono classificate come illegali, informali e

sommerse.

Illegali sono le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o

possesso sono vietate dalla legge o sono svolte da operatori non autorizzati. Sono

comprese nel concetto di produzione se danno luogo a pagamenti volontari, come il

contrabbando, la produzione e il commercio di droga, lo sfruttamento della

prostituzione. La stima delle attività illegali comporta tuttavia notevoli difficoltà,

pertanto né l’Italia, né gli altri paesi europei hanno finora concretamente inserito la

valutazione di queste attività nella contabilità nazionale. 20

Informali sono le attività che riguardano unità istituzionali caratterizzate da relazioni di

lavoro basate su vincoli di parentela o relazioni personali, con basso livello

organizzativo e scarsa o nessuna divisione tra lavoro e capitale. Sono attività

quantitativamente rilevanti nei paesi in via di sviluppo, mentre nei paesi sviluppati sono

sostanzialmente irrilevanti, essendo limitate ad alcune attività svolte nel settore

agricolo, nelle costruzioni, il lavoro a domicilio, le attività non registrate di piccoli

commercianti.

Sommerse sono le attività relative alla produzione legale, svolta in unità produttive

organizzate, non direttamente osservate per ragioni sia di natura statistica, sia di natura

economica. Il sommerso statistico è costituito da quelle attività – legali e regolari sotto

il profilo economico – che le rilevazioni statistiche non riescono a cogliere a causa dei

limiti di copertura e di aggiornamento dei registri delle unità produttive, che come

vedremo sono lo strumento per fare le indagini sulle imprese. Nel nostro paese tali

limiti sono dovuti soprattutto alle caratteristiche di notevole polverizzazione del sistema

delle imprese e al peso crescente di forme particolari di partecipazione al processo

produttivo (liberi professionisti, collaboratori, consulenti) difficilmente rilevabili

attraverso le indagini rivolte alle imprese.

Il sommerso economico è originato invece dalla volontà di una parte delle imprese di

evadere il fisco o i contributi sociali, o di non rispettare altre norme (sui salari minimi,

sul numero massimo di ore di lavoro, ecc.) In pratica, il sommerso economico è

identificato con l’utilizzo del lavoro non regolare e con la sottodichiarazione della

produzione regolare da parte delle unità produttive. Come vedremo più avanti il

sommerso economico è oggetto di una apposita valutazione indiretta che ha l’obiettivo

di misurarne l’entità e di integrare quindi la valutazione della produzione e del valore

aggiunto che deriva dalla osservazione della economia “emersa”.

2.1.2. Classificazione della produzione

Nell’ambito del concetto di produzione sono identificabili tre categorie ben distinte dal

punto di vista economico.

La prima è la produzione di beni e servizi destinabili alla vendita, ovvero da un lato

la produzione messa sul mercato e venduta a prezzi economicamente significativi (che

coprono almeno il 50% del costo di produzione); dall’altro la produzione

potenzialmente vendibile sul mercato, ma ceduta sotto forma di retribuzione in natura,

o anche ceduta per un impiego intermedio da una unità produttiva ad un’altra

appartenente alla stessa unità istituzionale, o infine compresa nella variazione delle

scorte.

La seconda è la produzione destinata ad uso finale del produttore, ovvero la

produzione di beni e servizi destinati all’auto-consumo o all’auto-investimento da parte

della stessa unità istituzionale che li ha prodotti. Si tratta in particolare: dei prodotti

agricoli auto-consumati dalle famiglie degli stessi agricoltori; dei servizi di abitazione

goduti da persone e famiglie che occupano la propria casa; dei servizi domestici

prodotti impiegando personale retribuito; della produzione di beni di investimento

(macchine, fabbricati, software) realizzata da imprese e destinati a soddisfare proprie

21

esigenze di investimento; delle abitazioni costruite o ampliate in proprio dalle famiglie

(altra forma di auto-investimento).

La terza categoria è costituita dalla produzione di beni e servizi non destinabili alla

vendita, ovvero la produzione di beni e servizi da parte di amministrazioni pubbliche e

istituzioni sociali private offerta gratuitamente o comunque a prezzi non

economicamente significativi (che coprono meno del 50% dei costi di produzione).

Alle tre categorie di produzione corrispondono necessariamente tre diversi metodi di

stima. Per la produzione destinabile alla vendita, che peraltro rappresenta la quota

largamente prevalente dell’intero aggregato, la stima avviene prevalentemente

attraverso la rilevazione (totalitaria o campionaria) di dati contabili presso le aziende e

successiva aggregazione. Vediamo allora prima di tutto come si definisce e si calcolano

la produzione e il valore aggiunto a livello di impresa.

2.1.3. Produzione e valore aggiunto a livello di impresa

La produzione di un’impresa è data dal valore dei beni e servizi prodotti in un dato

intervallo di tempo (ad esempio, un anno) e che sono stati venduti o che avrebbero

potuto esserlo ma non lo sono stati per diverse ragioni. Tali ragioni possono essere: a)

che la produzione è rimasta invenduta e pertanto è affluita alle scorte di prodotti finiti;

b) che la produzione non è ancora terminata perché il processo produttivo ha durata

maggiore del periodo di tempo considerato (è il caso in particolare della produzione

edilizia o dei cantieri navali); c) che la produzione non è destinata ad essere venduta in

quanto si tratta di beni o servizi intermedi reimpiegati all’interno della stessa impresa

(ma attraverso lo scambio tra due sue Uael diverse) ovvero di capitali prodotti in

proprio e da impiegare nell’impresa stessa. D’altro canto, le vendite effettuate nel

periodo considerato possono essere maggiori della produzione perché sono in parte

prelevate dalle scorte di magazzino.

Ai fini della determinazione della produzione a livello aziendale, indichiamo con:

: produzione;

p

v : vendite (fatturato, compresi i ricavi accessori: contributi ricevuti, fitti attivi);

r : reimpieghi di origine interna;

k : incremento capitali fissi prodotti in proprio;

i : variazione giacenze di prodotti finiti;

g

f

g : variazione giacenze di prodotti in corso di lavorazione.

c

Per la definizione appena formulata, la produzione è dunque:

p = v + r + k + g + g .

i f c

Il valore aggiunto di un’impresa è dato dalla differenza tra il valore della produzione

realizzata nel periodo contabile e quello dei beni e servizi intermedi impiegati nel

processo produttivo e rappresenta la remunerazione dei fattori produttivi primari.

Oltre alle notazioni precedenti, indichiamo con: 22

y : valore aggiunto;

c : impieghi di beni e servizi intermedi (consumi intermedi);

x

a : acquisti di beni e servizi intermedi;

g : variazione giacenze di beni e servizi intermedi.

a

I consumi intermedi, che comprendono anche i reimpieghi di origine interna, sono:

= (a + r) - g

c

x a

mentre il valore aggiunto (o prodotto lordo) dell’impresa sarà:

y = p - c = v + r + k + g + g - (a + r - g )

x i f c a

= v + k + g + g + g – a.

i f c a

ESERCIZIO 2

Consideriamo un sistema economico chiuso costituito da tre aziende di cui sono noti i

dati dei costi e dei ricavi sono riportati nella tabella seguente.

Voci di costo e ricavo Azienda 1 Azienda 2 Azienda 3

Acquisti beni e servizi intermedi 0 600 800

Variazione giacenze beni e servizi intermedi 0 30 -20

Vendite 800 1000 1400

Incremento capitali fissi prodotti in proprio 0 20 0

Variazione giacenze prodotti finiti 20 -10 -20

Variazione giacenze prodotti in corso lavorazione 0 50 0

a) Costruire il conto della produzione;

b) Posto che la produzione finale sia ripartita in consumi per l’80% e in investimenti

per il restante 20%, costruire il conto di equilibrio dei beni e servizi e il conto delle

risorse e degli impieghi.

Soluzione:

a) Come già visto nel capitolo 1, dalla aggregazione dei dati aziendali si ottiene il conto

della produzione: Cx + Y = Pt. Occorre dunque calcolare la produzione, i consumi

intermedi e il valore aggiunto delle tre aziende e aggregarli per determinare i

corrispondenti aggregati del paese.

Per la azienda 1:

p = 800 + 20 = 820; Cx = 0; y = 820.

1 1 1

Per la azienda 2:

p = 1000 + 20 –10 + 50 = 1060; Cx = 600 – 30 = 570; y = 1060 – 570 = 490.

2 2 2

Per la azienda 2:

p = 1400 – 20 = 1380; Cx = 800 + 20 = 820; y = 1380 – 820 = 560.

2 3 3

Aggregando si ottiene :

Pt = 820 + 1060 + 1380 = 3260;

Cx = 570 + 820 = 1390; 23

Y = 820 + 490 + 560 = 1870.

Il conto della produzione è pertanto :

Cx + Y = Pt

1390 + 1870 = 3260.

b) La produzione finale è la differenza tra Pt e Cx ed è pari al valore aggiunto (reddito):

Y = 1870. I consumi finali e gli investimenti sono:

C = 0.8 1870 = 1496; I = 0.2 1870 = 374.

Pertanto si ha:

conto di equilibrio beni e servizi:

Pt = Cx + C + I

3260 = 1390 + 1496 + 374;

conto risorse e impieghi:

Y = C + I

1870 = 1496 + 374.

2.1.4. I prezzi di valutazione della produzione e del valore aggiunto

I flussi che formano gli aggregati della CN vengono in genere valutati ai prezzi di

mercato, ovvero al prezzo sostenuto dall’acquirente (prezzo di acquisto). Per la

produzione il SEC però assume l’”ottica del produttore” per cui il prezzo da applicare

non è quello pagato dall’acquirente ma quello percepito dal produttore, che viene

chiamato prezzo base. La differenza è costituita dalle componenti del prezzo che

derivano da imposte prelevate dalle PA o da contributi che le PA erogano alle imprese.

Più precisamente, si tratta delle imposte (indirette) sui prodotti e dei relativi contributi.

Le imposte sui prodotti (Tp) sono imposte commisurate alla quantità o al valore dei

beni e servizi prodotti o scambiati (IVA, imposte e dazi sulle importazioni, imposte di

fabbricazione, diritti sugli spettacoli, imposte sulla pubblicità, ecc.). Tali imposte

ovviamente gravano sui costi di acquisto dei prodotti sostenuti dagli acquirenti, ma

vengono versate allo Stato e non fanno certo parte dei ricavi dei produttori.

I contributi ai prodotti (Rcp) sono invece erogati dalle PA ai produttori e commisurati

ai beni e servizi prodotti o scambiati, compresi quelli importati, in genere proprio per

tenere basso il prezzo di mercato, integrando le entrate dei produttori medesimi. Ad

esempio, i contributi alla produzione di olio d’oliva, i contributi alle società di trasporto

pubblico a copertura delle perdite subite dovendo praticare prezzi inferiori ai costi di

produzione in ottemperanza ad indirizzi di politica sociale stabiliti dalle PA. Sono

insomma una sorta di imposte negative, che fanno parte dei ricavi dei produttori (sono

parte dei cosiddetti ricavi accessori compresi nel fatturato) ma non del prezzo di

acquisto degli acquirenti.

Se indichiamo con Pt la produzione totale a prezzi base e con Pt la stessa

(pb) (pm)

produzione valutata a prezzi di mercato si ha:

Pt = Pt - Tp + Rcp = Pt - (Tp - Rcp),

(pb) (pm) (pm)

dove (Tp - Rcp) sono le imposte sui prodotti al netto dei relativi contributi. 24

La medesima valutazione a prezzi base è prevista anche per il valore aggiunto, ottenuto

come differenza tra la produzione totale a prezzi base e i consumi intermedi valutati a

prezzi di mercato. Indicato con Y il valore aggiunto a prezzi base e con Y quello

(pb) (pm)

a prezzi di mercato, valgono pertanto analoghe relazioni:

Y = Y - Tp + Rcp = Y - (Tp - Rcp).

(pb) (pm) (pm)

Per il valore aggiunto, pur non previsto dal SEC, si utilizza spesso anche un terzo

criterio di valutazione, ovvero la valutazione al costo dei fattori. Poiché il valore

aggiunto esprime anche, come più volte ricordato, la remunerazione dei fattori

produttivi primari, la valutazione al costo dei fattori intende far coincidere esattamente

il valore aggiunto con la somma di tali remunerazioni, il che comporta l’esclusione di

altre imposte (sulla produzione) e l’inclusione di altri contributi (alla produzione).

Le altre imposte sulla produzione (Tp’) comprendono tutte le imposte prelevate sulle

imprese a motivo dell’attività di produzione, non commisurate alla quantità o al valore

dei beni e servizi prodotti o scambiati (IRAP; imposte sulla proprietà o sull’utilizzo di

terreni o fabbricati impiegati dalle imprese nell’attività di produzione; tasse relative a

licenze professionali o per l’esercizio di attività; imposte sull’inquinamento provocato

dalle attività di produzione, ecc.). Tutte queste imposte gravano anch’esse sul prezzo di

mercato, e sono anche comprese nel prezzo base, ma riducono il reddito da distribuire

tra i fattori produttivi e vanno dunque sottratte, se si intende effettuare una valutazione

del valore aggiunto al costo dei fattori.

Gli altri contributi alla produzione (Rcp’) comprendono tutti i contributi erogati dalle

PA alle imprese a motivo dell’esercizio dell’attività di produzione e non commisurati ai

beni e servizi prodotti: contributi per l’occupazione di particolari categorie di lavoratori

(disabili, disoccupati di lunga durata, ecc.) o per la formazione professionale; per la

riduzione dell’inquinamento; contributi in conto interessi. Al contrario delle imposte di

cui sopra, questi contributi aumentano il reddito da distribuire tra i fattori produttivi e

nella valutazione al costo dei fattori vanno quindi aggiunti.

il valore aggiunto al costo dei fattori, vale dunque la seguente

Indicato con Y

(cf)

relazione:

Y = Y - (Tp’ - Rcp’)

(cf) (pb)

e poiché Y = Y - (Tp - Rcp), si ha anche

(pb) (pm)

Y = Y - (Tp - Rcp) - (Tp’ + Rcp’).

(cf) (pm)

Dalle relazioni precedenti possiamo ovviamente esprimere anche la valutazione ai

prezzi di mercato in relazione a quelle a prezzi base e al costo dei fattori, nel modo

seguente:

Y = Y + (Tp - Rcp)

(pm) (pb)

Y = Y + (Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’).

(pm) (cf) 25

2.2. I conti della formazione e dell’impiego delle risorse secondo il SEC95

I primi conti del sistema di CN sono tutti relativi ad operazioni su beni e servizi e

descrivono la formazione delle risorse disponibili nel sistema economico e il loro

impiego. Come già accennato, tali conti sono:

- il conto di equilibrio dei beni e servizi;

- il conto della produzione;

- il conto delle risorse e degli impieghi.

Conto di equilibrio dei beni e servizi

E’ il primo conto del sistema e rappresenta il bilancio tra gli elementi dell’offerta

complessiva di risorse di cui dispone il sistema economico e gli elementi della

domanda complessiva, ovviamente per un sistema economico aperto agli scambi con il

resto del mondo. Tra gli elementi dell’offerta figurano la produzione totale, compresa

quella destinata ad usi intermedi di altre imprese, e le importazioni di beni e servizi

dall’estero. Tra gli elementi della domanda figurano i consumi intermedi e gli

elementi della domanda finale, sia interna (i consumi finali e gli investimenti), sia

estera (le esportazioni). Gli investimenti a loro volta sono articolati in diverse

componenti: gli investimenti fissi lordi, le variazioni delle scorte e gli investimenti

in oggetti di valore.

Rinviando a più avanti le definizioni di ognuno di questi aggregati, vediamo intanto

come si esprime questa prima equazione contabile. Riprendiamo alcune notazioni già

introdotte e aggiungiamo le altre necessarie:

Pt : Produzione totale (a prezzi base);

Tp : Imposte sui prodotti;

Rcp : Contributi ai prodotti;

M : Importazioni di beni e servizi;

Cx : Consumi intermedi;

Cf : Consumi finali;

If : Investimenti fissi lordi;

Ivs : Investimenti in variazione delle scorte;

Iov : Investimenti in oggetti di valore;

E : Esportazioni di beni e servizi.

Il conto di equilibrio dei beni e servizi assume la seguente forma:

M + Pt + (Tp - Rcp) = Cx + Cf + If + Ivs + Iov + E

Come si vede, nella equazione contabile figurano, oltre agli aggregati sopra menzionati,

anche le imposte sui prodotti al netto dei relativi contributi. La ragione è che la

produzione totale, come già detto, è valutata a prezzi base, mentre tutti gli altri

aggregati sono valutati a prezzi di acquisto o di mercato e quindi affinché l’equilibrio

del conto sia assicurato occorre aggiungere l’aggregato (Tp - Rcp) dal lato dell’offerta.

26

Conto della produzione

Come ripetuto più volte, il conto della produzione esprime il valore della produzione

totale come somma dei costi sostenuti per ottenerla: i costi per beni e servizi

intermedi e quelli per la remunerazione dei fattori produttivi primari. La somma delle

remunerazioni dei fattori produttivi primari è l’aggregato valore aggiunto, più

precisamente denominato, quando ci si riferisce all’intera economia, prodotto interno

lordo (Pil). Va precisato infatti che nella terminologia della CN l’espressione valore

aggiunto è utilizzata per esprimere lo stesso concetto del Pil a livello di branca di

attività. Si parla cioè di valore aggiunto dell’agricoltura o dell’industria o dei servizi e

di prodotto interno lordo del paese. Il Pil ai prezzi di mercato misura il risultato finale

dell’attività produttiva delle unità residenti ed è pari alla somma dei valori aggiunti

delle branche aumentata delle imposte nette sui prodotti (compresa l’IVA). Va notato

che il Pil ai prezzi di mercato coinciderebbe esattamente con la somma dei valori

aggiunti di branca se anche questi fossero valutati ai prezzi di mercato.

Il conto della produzione assume dunque la seguente forma:

Cx + Yp = Pt + (Tp - Rcp)

dove

Yp : Prodotto interno lordo.

Il conto della produzione ci mostra che il Pil si ottiene anche sottraendo i consumi

intermedi alla produzione totale, e quindi può anche essere inteso, oltre che come

reddito, anche come produzione finale, ovvero come l’aggregato che esprime il risultato

privo di duplicazioni del processo di creazione di nuova ricchezza.

Conto delle risorse e degli impieghi

Il conto delle risorse e degli impieghi deriva dalla fusione del conto di equilibrio dei

beni e servizi e del conto della produzione, sommando le due sezioni di destra e le due

di sinistra e cancellando per compensazione i flussi di uguale denominazione e diverso

segno: M + Yp = Cf + If + Ivs + Iov + E

In questo conto non compaiono più né la produzione totale, né i consumi intermedi, ma

soltanto risorse e impieghi finali. Il conto esprime pertanto il bilancio tra le risorse e

gli impieghi di beni e servizi per usi finali. Peraltro, tutti gli aggregati del conto sono a

prezzi di mercato e quindi non vi compaiono più neppure le imposte nette sui prodotti.

Dal conto delle risorse e degli impieghi risulta chiaro anche il terzo concetto che il Pil

esprime: quello di spesa finale. Il Pil è infatti ottenibile come somma delle componenti

della domanda finale interna (consumi finali e investimenti) e delle esportazioni nette

(E – M). 27

2.3. I metodi di valutazione del Pil

Come si è visto, il prodotto interno lordo esprime contemporaneamente tre diversi

concetti: quello di produzione finale; quello di reddito percepito dai fattori produttivi

primari; quello di spesa finale. Ad ognuno di tali concetti corrisponde un possibile

metodo di stima, come nello schema seguente:

Concetto espresso dal Pil Metodo di valutazione

Produzione finale Metodo reale o del valore aggiunto

Reddito Metodo personale o del reddito

Spesa finale Metodo del bilancio o della spesa

Il metodo reale (o del valore aggiunto) vede il Pil come produzione finale, ovvero

come differenza tra produzione totale e consumi intermedi. Può essere pertanto valutato

a partire dai dati aziendali e successiva aggregazione per determinare il valore aggiunto

delle branche di attività. Il Pil è infine ottenuto come somma dei valori aggiunti delle

branche. Con un accorgimento però: poiché il valore aggiunto di ogni branca è valutato

a prezzi base e non ai prezzi di mercato – essendo ottenuto sottraendo i consumi

intermedi alla produzione totale valutata a prezzo base – per ottenere il prodotto interno

lordo, che è valutato invece ai prezzi di mercato, alla somma dei valori aggiunti delle

branche vanno sommate le imposte sui prodotti al netto dei relativi contributi, che come

si è visto fanno appunto la differenza tra un aggregato valutato a prezzi base e il

il valore aggiunto di

medesimo aggregato valutato a prezzi di mercato. Indicato con Y h

una generica branca h si ha:

Yp = Y + (Tp - Rcp).

h

h

Il metodo personale (o del reddito) vede il Pil come somma delle remunerazioni dei

fattori primari impiegati nel processo produttivo. Può essere pertanto valutato a partire

dai dati personali (di origine fiscale) concernenti i redditi percepiti dai titolari dei fattori

produttivi (lavoro, capitale, impresa) impiegati per realizzare la produzione. Anche in

questo caso tuttavia la semplice somma dei redditi guadagnati dai titolari dei fattori

produttivi primari non conduce direttamente al valore del Pil ai prezzi di mercato, ma

alla valutazione del valore aggiunto al costo dei fattori. A tale valutazione occorre

pertanto aggiungere tutte le imposte sui prodotti e sulla produzione al netto dei relativi

contributi:

= Y + (Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’).

Y

(pm) (cf)

Il metodo del bilancio (o della spesa) vede il Pil come somma delle spese finali

sostenute dagli operatori. Può essere pertanto valutato a partire dalle stime degli

28

aggregati di domanda, ovvero dei consumi finali, delle diverse componenti degli

investimenti, delle esportazioni nette. A differenza dei metodi precedenti, in

quest’ultimo caso gli aggregati da cui deriva il Pil sono tutti valutati a prezzi di mercato

e quindi lo stesso Pil ne risulta valutato a prezzi di mercato, senza apportare alcun

aggiustamento:

Yp = Cf + If + Ivs + Iov + (E - M).

La scelta dell’uno o dell’altro metodo dipende dalle caratteristiche dei sistemi statistici

dei diversi paesi. Ad esempio, è evidente che il metodo personale è concretamente

applicabile solo se sono considerate sufficientemente affidabili le relative informazioni

contenute nelle banche dati fiscali e se, di conseguenza, il sistema statistico è in

condizione di fondarsi anche su tale fonte statistica di tipo amministrativo.

In Italia l’affidabilità dei dati di origine fiscale come noto non è particolarmente

elevata. Di conseguenza, la stima del valore aggiunto e del Pil avviene attraverso il

metodo reale ed è quindi basata essenzialmente su informazioni derivanti da indagini

statistiche sulle imprese. Le stime indipendenti delle diverse componenti della domanda

finale, cui si accennerà più avanti, consentono poi di utilizzare il metodo del bilancio o

della spesa come metodo di controllo della compatibilità delle diverse stime ottenute.

ESERCIZIO 3

Nella tabella seguente sono riportati alcuni aggregati relativi all’economia italiana nel

2006 (milioni di euro).

Aggregati Valore

Valore aggiunto (a prezzi base)

Agricoltura 27192

Industria in senso stretto 270001

Costruzioni 79776

Servizi 939618

Produzione totale (a prezzi base) 2923833

Consumi finali 1174481

Consumi intermedi 1607249

Investimenti fissi lordi 306605

Variazione scorte e oggetti di valore 6426

Importazioni 422843

Esportazioni 410732

Imposte sui prodotti al netto dei contributi 158817

Altre imposte sulla produzione al netto dei contributi 44652

a) Calcolare il prodotto interno lordo in tutti i modi possibili.

b) Calcolare inoltre, nei vari modi possibili, il valore aggiunto ai prezzi base e al costo

dei fattori. 29

Soluzione:

a) Con i dati a disposizione, il prodotto interno lordo può essere calcolato nei modi

seguenti:

1) come somma dei valori aggiunti di branca a prezzi base più le imposte sui prodotti al

netto dei contributi (metodo reale):

Yp = Y + (Tp - Rcp).

h

h

= (27192 + 270001 + 79776 + 939615) + 158817 = 1475401;

2) a saldo del conto delle risorse e degli impieghi (metodo del bilancio):

Yp = Cf + If + (Ivs + Iov) + E – M

= 1174481 + 306605 + 6426 + 410732 – 422843 = 1475401;

3) a saldo del conto della produzione:

Yp = Pt + (Tp - Rcp) – Cx

= 2923833 + 158817 – 1607249 = 1475401.

è la soma dei valori aggiunti delle branche:

b) Il valore aggiunto a prezzi base Y

(pb)

Y = 27192 + 270001 + 79776 + 939615 = 1316584;

(pb)

ma si può anche ottenere come differenza tra la produzione totale a prezzi base e i

consumi intermedi:

Y = Pt - Cx = 2923833 – 1607249 = 1316584;

(pb)

o anche dal Pil ai prezzi di mercato meno le imposte sui prodotti al netto dei contributi:

Y = Y - (Tp - Rcp) = 1475401 – 158817 = 1316584.

(pb) (pm)

Il valore aggiunto al costo dei fattori è dato dal valore aggiunto a prezzi base meno le

altre imposte sulla produzione al netto dei contributi:

Y = Y - (Tp’ - Rcp’) = 1316584 – 44652 = 1271932

(cf) (pb)

o anche dal Pil ai prezzi di mercato meno le imposte sui prodotti e sulla produzione al

netto dei contributi:

Y = Y - (Tp - Rcp) - (Tp’ + Rcp’) = 1475401 – 158817 – 44652 = 1271932.

(cf) (pm)

2.4. I consumi finali

I consumi finali sono la componente largamente prevalente dell’impiego delle risorse

disponibili per usi finali (Pil e importazioni): in Italia circa l’62% del totale (e l’80%

del Pil). L’aggregato consumi finali rappresenta la spesa sostenuta per soddisfare i

bisogni, compresi quelli di carattere collettivo soddisfatti dalle pubbliche

amministrazioni. Più precisamente, i consumi finali sono costituiti dagli acquisti di

beni e servizi fatti, nel paese o all’estero, dalle famiglie, dalle PA o dalle istituzioni

sociali private per soddisfare bisogni individuali e collettivi della popolazione.

A differenza del Pil, i consumi finali sono dunque definiti su base nazionale (consumi

finali nazionali): come si è detto, comprendono infatti tutte le spese sostenute dai

residenti, comprese quelle effettuate all’estero (in particolare le spese per turismo fuori

dal paese) ed escluse invece le spese per consumi dei non residenti effettuate nel

territorio economico del paese (in particolare le spese dei turisti stranieri). 30

Come emerge dalla precedente definizione, i consumi finali possono essere classificati

secondo due criteri:

- la natura dei bisogni soddisfatti: individuali, espressi dalle singole persone o

famiglie, come l’alimentazione, il vestiario, i trasporti, ecc.; collettivi, ovvero

bisogni indivisibili espressi collettivamente dalla popolazione, come la difesa

nazionale, la sicurezza pubblica, ecc.;

- i soggetti che sostengono la spesa: famiglie, pubbliche amministrazioni,

istituzioni sociali private.

La spesa delle famiglie è ovviamente tutta destinata al soddisfacimento di bisogni

individuali. Anche la spesa delle istituzioni sociali private (al servizio delle famiglie)

è considerata come destinata a soddisfare bisogni esclusivamente individuali. La spesa

delle pubbliche amministrazioni è invece rivolta a soddisfare sia bisogni collettivi,

come quelli sopra ricordati (difesa, sicurezza) ed altri ancora, che solo le PA possono

soddisfare, sia bisogni a carattere individuale, come l’istruzione, la sanità, i trasporti

pubblici, i servizi sociali, ecc., che invece possono essere soddisfatti anche da soggetti

privati. L’estensione di questa seconda componente della spesa delle PA può di

conseguenza variare molto da paese a paese, in particolare a seconda dell’orientamento

politico prevalente con riferimento alla estensione dell’intervento dello stato in campo

sociale.

Lo schema seguente esprime la classificazione dei consumi finali secondo i due criteri:

Soggetti che Natura dei bisogni

sostengono Totale spesa

la spesa Individuali Collettivi

Famiglie X Spesa delle famiglie

PA X X Spesa delle PA

ISP X Spesa delle ISP

Consumi Consumi Consumi finali

In complesso individuali collettivi

In definitiva, l’aggregato consumi finali può essere visto alternativamente come la

somma dei tre aggregati di spesa – delle famiglie, delle PA, delle ISP – o come la

somma dei due aggregati che esprimono le due diverse tipologie di bisogni soddisfatti: i

consumi finali individuali e i consumi finali collettivi. In particolare, l’aggregato

consumi finali individuali esprime un concetto molto rilevante per l’analisi economica e

sociale: quello di consumi finali effettivi delle famiglie, ovvero il valore dei beni e

servizi da esse effettivamente consumati per soddisfare i propri bisogni individuali,

indipendentemente dalla circostanza che le famiglie stesse abbiano sostenuto

direttamente o no la relativa spesa. I consumi finali effettivi esprimono dunque più

completamente e correttamente di quanto non faccia la spesa delle famiglie i bisogni da

esse effettivamente soddisfatti e quindi il loro livello di benessere. 31

Cerchiamo ora di precisare meglio che cosa comprendono le diverse componenti dei

consumi finali e poi attraverso quali metodi essi vengono stimati.

La Spesa delle famiglie comprende tutte le spese da esse sostenute per acquistare sul

mercato beni e servizi destinati al consumo. Comprende tuttavia anche tutte quelle

componenti viste in precedenza, che rientrano nel concetto di produzione e sono

destinate al consumo senza passare per il mercato: la produzione per uso proprio

(autoconsumi) dei produttori agricoli; la produzione (e il conseguente autoconsumo) di

servizi abitativi da parte delle famiglie che abitano la casa di proprietà (fitti figurativi);

le retribuzioni in natura percepite dai lavoratori dipendenti; i servizi domestici prodotti

dalle famiglie con personale retribuito e utilizzati (consumati) dalle famiglie stesse.

Nell’ambito della spesa delle famiglie possono sorgere problemi di confine tra ciò che

va considerato consumo finale e ciò che invece potrebbe essere consumo intermedio o

perfino investimento, poiché i beni acquistati dalle famiglie non sempre hanno in sé la

connotazione di beni di consumo finale. Il problema sorge soprattutto per alcune spese

– energia elettrica, carburanti, mobili, automobili, ecc. – delle famiglie di lavoratori

autonomi, professionisti, piccoli imprenditori, per le quali bisogna distinguere gli

acquisti fatti per l’attività dell’impresa da quelli fatti per le esigenze della famiglia. Nel

primo caso si tratta di beni e servizi impiegati nel processo produttivo e quindi le

relative spese vanno considerate consumi intermedi (nel caso della energia elettrica o

dei carburanti, ad esempio) o investimenti (nel caso dei mobili, delle automobili e dei

beni durevoli in genere). Nel secondo caso si tratta invece sempre di consumi finali.

Un caso particolare riguarda le spese di trasporto sostenute dai lavoratori dipendenti per

recarsi al lavoro: pur trattandosi di spese sostenute per la produzione del reddito,

rientrano nei consumi finali e non in quelli intermedi, non essendo a carico dei datori di

lavoro ma degli stessi lavoratori dipendenti. Le imprese possono infatti conteggiare tra i

consumi intermedi soltanto le spese effettivamente sostenute, non anche quelle che, pur

funzionali all’attività di produzione, sono sostenute da altri soggetti.

In base allo stesso criterio, peraltro, tutta la produzione di servizi non destinabili alla

vendita delle pubbliche amministrazioni è considerata finale, anche se in parte se ne

avvantaggiano le imprese nel loro processo produttivo, come nel caso, ad esempio, dei

servizi prodotti dai ministeri delle attività produttive o dai corrispondenti assessorati

regionali o degli enti locali.

L’acquisto (o la produzione in proprio) di abitazioni da parte delle famiglie costituisce

invece l’unico esempio di investimento fatto dalle famiglie stesse, in corrispondenza

del quale ogni anno dovrà essere valutata la produzione di servizi che tale bene capitale

produce, da considerare, come già detto, nell’aggregato produzione e in quello dei

consumi finali.

La stima della spesa delle famiglie può essere fatta utilizzando tre diversi metodi, a

seconda della disponibilità di informazioni e del tipo di beni:

- il metodo della spesa, che consiste nel rilevare, con una apposita indagine, il

valore degli acquisti fatti dalle famiglie; 32

- il metodo delle vendite, che consiste nel rilevare lo stesso valore dai soggetti che

vendono (in particolare i commercianti) o facendo ricorso a statistiche

amministrative (ad esempio, immatricolazioni di automobili nel pubblico registro

automobilistico);

- il metodo della disponibilità, che è una variante del precedente, e che consiste

nel determinare le “vendite apparenti” sottraendo al totale delle risorse disponibili

di un determinato bene (produzione totale e importazioni) gli impieghi diversi dai

consumi finali (consumi intermedi o investimenti).

In Italia si utilizza prevalentemente il metodo della spesa, che si basa su una estesa

indagine sui consumi delle famiglie. Si tratta di una indagine campionaria su circa

24.000 famiglie – ognuna delle quali impegnata per una settimana – con la quale si

rilevano, insieme alle principali caratteristiche delle famiglie (numero di componenti,

condizione professionale, tipo di comune di residenza, ecc.) tutte le spese sostenute per

consumi finali. Per gli acquisti ricorrenti, la rilevazione avviene attraverso la

registrazione su un libretto delle spese di ogni singolo acquisto effettuato in ogni giorno

della settimana dai membri della famiglia. Per gli acquisti meno ricorrenti, la

rilevazione viene invece fatta con riferimento alle spese sostenute nel corso dell’ultimo

trimestre.

La Spesa delle pubbliche amministrazioni per consumi finali è la somma di due

componenti. La prima è costituita dal valore della produzione di beni e servizi delle PA,

compresa in parte nei consumi individuali e in parte nei consumi collettivi, a seconda

del tipo di servizio. Ad esempio, la produzione di servizi di ordine pubblico o relativi

alla amministrazione generale dello stato, compresa nei consumi collettivi; la

produzione dei servizi degli ospedali pubblici o delle scuole pubbliche, compresa nei

consumi individuali. Il valore di questa componente della spesa è pari al valore della

produzione (totale) dei relativi servizi delle PA, valutata al costo (beni e servizi

intermedi impiegati più valore aggiunto). La seconda componente della spesa delle PA

è costituita dal valore dei beni e servizi acquistati sul mercato e ceduti dalle PA alle

famiglie senza corrispettivo, come prestazioni sociali in natura. Ad esempio, i

medicinali a carico del servizio sanitario nazionale, i servizi sanitari presso case di cura

private convenzionate, ecc.

La Spesa delle istituzioni sociali private è formata dalle medesime due componenti

della spesa per consumi individuali delle PA: a) il valore della produzione di beni e

servizi prodotti da tali istituzioni, che essendo al servizio esclusivo delle famiglie sono

tutti considerati di tipo individuale. Analogamente a quanto appena detto per la PA, il

valore di questa componente della spesa è pari al valore della produzione (totale) dei

relativi servizi (beni e servizi intermedi più valore aggiunto); b) il valore dei beni e

servizi acquistati sul mercato e ceduti dalle ISP alle famiglie senza corrispettivo, come

prestazioni sociali in natura.

Nella tabella seguente sono riportati i consumi finali dell’Italia nel 2005 classificati per

settore che sostiene la spesa e con separazione dei consumi individuali da quelli

collettivi nell’ambito della spesa delle PA. 33

Tabella 2.1. Consumi finali. Italia 2005 (milioni di euro) Valore

Aggregati consumi

Spesa delle famiglie 834264

Spesa delle pubbliche amministrazioni 290636

per consumi individuali 171160

per consumi collettivi 119476

Spesa delle Istituzioni sociali private 5391

Consumi finali 1130291

ESERCIZIO 4

Con i dati della tabella precedente calcolare i consumi finali effettivi delle famiglie.

Soluzione:

I consumi finali effettivi delle famiglie coincidono con il totale dei consumi individuali,

sono cioè dati dalla somma della spesa delle famiglie delle ISP e della parte di spesa

delle PA destinata a consumi individuali:

Consumi finali effettivi = 834264 + 5391 + 171160 = 1010815.

2.5. Gli investimenti lordi

Gli investimenti lordi sono costituiti dalle acquisizioni, al netto delle cessioni, da parte

dei produttori di beni destinati a generare reddito in uno o più periodi successivi. Essi

sono articolati in tre diversi aggregati:

- gli investimenti fissi lordi;

- la variazione delle scorte;

- gli acquisti netti di oggetti di valore.

Gli investimenti fissi lordi. Sono definiti come il valore dei beni materiali e

immateriali prodotti acquistati dai produttori per essere impiegati nel processo

produttivo per un periodo superiore ad un anno.

Si tratta dunque di beni:

- materiali, come i fabbricati, i macchinari, gli autoveicoli, ecc.;

- ma anche immateriali, come il software, gli originali di opere letterarie e

artistiche, ecc.;

- prodotti, ovvero derivanti da una attività di produzione; il che esclude ad

esempio l’acquisto di terreni o di giacimenti minerari: nel conto delle risorse e

degli impieghi solo ciò che fa parte delle risorse – la produzione (o le

importazioni) – può far parte degli impieghi e quindi degli investimenti; 34

- impiegati nel processo produttivo, il che esclude altri beni capitali come ad

esempio gli armamenti, che sono infatti compresi nei consumi della pubblica

amministrazione;

- per un periodo superiore all’anno, il che esclude dal novero degli investimenti i

beni non durevoli, che rientrano tra i consumi intermedi.

Nell’aggregato investimenti fissi rientrano peraltro i servizi in essi incorporati, forniti

da intermediari e notai, che gravano anche sullo scambio di beni di investimento usati.

In quest’ultimo caso a livello del complessivo sistema economico gli acquisti e le

cessioni si compensano e quindi contribuiscono all’aggregato investimenti fissi soltanto

tali servizi. Poiché ne aumentano la durata e l’efficienza, sono inoltre compresi negli

investimenti fissi anche le manutenzioni e riparazioni straordinarie.

I possibili metodi di calcolo degli investimenti fissi sono gli stessi visti a proposito dei

consumi finali:

- metodo della spesa, basato cioè sulla rilevazione diretta degli acquisti di beni di

investimento fatti dalle imprese. Per la CN italiana le informazioni sono raccolte

con due indagini correnti sulle imprese (vedi Cap. 7);

- metodo delle vendite, utilizzato per gli acquisti di beni di investimento soggetti a

registrazione amministrativa (autoveicoli, navi, aerei, macchine agricole

semoventi);

- metodo delle disponibilità, utilizzato per le costruzioni, i macchinari, le

attrezzature, la cui produzione (e importazione) ha come possibile destinazione

soltanto l’investimento e le esportazioni. Valutate queste ultime, ne deriva a saldo

la stima degli investimenti.

Nell’ambito degli investimenti fissi lordi è importante la distinzione tra investimenti

sostitutivi e investimenti aggiuntivi. I primi sono gli investimenti necessari per

ripristinare il capitale “consumato” nel corso del processo produttivo, che ha subito

una riduzione di valore per effetto del logorio fisico e della obsolescenza economica

(invecchiamento tecnologico). Come si è visto, tale perdita di valore è misurata dagli

ammortamenti e quindi gli stessi ammortamenti rappresentano i cosiddetti investimenti

sostitutivi. Gli investimenti aggiuntivi sono la parte residua: la differenza tra

investimenti fissi lordi e ammortamenti, ovvero gli investimenti fissi netti. Questi

ultimi misurano dunque l’effettivo incremento di dotazione di capitale fisso del sistema

produttivo.

I dati sugli investimenti sono articolati per branche di attività secondo due diverse

modalità:

- per branche proprietarie, ovvero gli acquisti di beni di investimento fatti dalle

unità produttive appartenenti alle varie branche;

- per branche produttrici, ovvero il valore dei beni di investimento prodotti dalle

varie branche. 35

E’ evidente che tutte le branche di attività presentano valori significativi degli

investimenti classificati secondo il primo criterio, mentre soltanto alcune branche, cioè

quelle che producono beni di investimento (costruzioni, meccanica, mezzi di trasporto),

presentano valori non nulli degli investimenti classificati per branche produttrici.

Nelle tabelle seguenti sono riportati gli investimenti fissi lordi dell’Italia nel 2005

classificati per branche proprietarie e per branche produttrici.

Tabella 2.2. Investimenti fissi lordi per branche proprietarie.

Italia 2005 (milioni di euro) Valore

Branche proprietarie investimenti

Agricoltura 12340

Industria in senso stretto 70464

Costruzioni 9799

Servizi 200018

Totale 292621

Tabella 2.3. Investimenti fissi lordi per branche produttrici.

Italia 2005 (milioni di euro) Valore

Branche produttrici investimenti

Prodotti in metallo e macchine 93902

Mezzi di trasporto 26903

Costruzioni 138330

Altri prodotti 33486

Totale 292621

La variazione delle scorte. Misura la variazione del capitale circolante che si è

verificata durante il periodo contabile. Come già rilevato a proposito della valutazione

della produzione e del valore aggiunto a livello aziendale, si possono distinguere tre

diversi tipi di scorte:

- materie prime e beni intermedi acquistati dai produttori;

- prodotti finiti ma non ancora venduti;

- prodotti in corso di lavorazione.

La variazione deve essere valutata in termini fisici, separatamente per le tre tipologie

di scorte, e applicando ad ognuna delle tre variazioni appropriati prezzi medi del

periodo contabile. I dati aziendali non sono quindi utilizzabili neppure in questo caso,

36

poiché nei bilanci delle aziende la differenza tra i valori assegnati alle scorte alla fine e

all’inizio del periodo contabile riflette non solo le variazioni delle quantità di beni (del

livello fisico delle scorte), ma anche le eventuali variazioni dei prezzi verificatesi

durante il periodo contabile. Ma come sappiamo, le variazioni dei prezzi non possono

essere conteggiate perché costituiscono variazioni in conto capitale e quindi non

rientrano nel concetto di produzione: anche per le scorte vale la regola che solo ciò che

viene registrato tra le risorse (produzione e importazioni) può essere registrato tra gli

impieghi. I prezzi medi da applicare devono peraltro essere coerenti con quelli adottati

per la valutazione della produzione e dei consumi intermedi. Pertanto alla variazione

delle scorte di beni e servizi intermedi si applicano i prezzi di acquisto; a quella dei

prodotti finiti si applicano i prezzi base e alla variazione dei prodotti in corso di

lavorazione i costi di produzione.

Le acquisizioni meno cessioni di oggetti di valore. Gli oggetti di valore sono beni non

finanziari acquistati e posseduti soprattutto come beni rifugio: oggetti d’arte, da

collezione e di antiquariato, gioielli, pietre preziose, oro non monetario, ecc. Per le loro

specifiche caratteristiche di beni rifugio non utilizzati nei processi produttivi, se non

secondariamente (ad esempio, i mobili di antiquariato negli uffici delle aziende), questi

beni non fanno parte degli investimenti fissi e tuttavia concorrono alla formazione lorda

del capitale, sia delle imprese, sia delle famiglie. Per quanto riguarda la compravendita

degli oggetti di valore, poiché a livello dell’intero sistema economico gli acquisti e le

cessioni si compensano tra loro, contribuiscono all’aggregato soltanto i margini degli

intermediari. A questi naturalmente va aggiunto il valore della nuova produzione del

periodo, valutata ai prezzi base, come tutta la produzione.

2.6. Le importazioni e le esportazioni

Le importazioni e le esportazioni sono operazioni su beni e servizi tra residenti e non

residenti. Le importazioni sono la componente estera della formazione (offerta) di

risorse, le esportazioni la componente estera del loro impiego (domanda). Entrambi gli

aggregati riguardano sia beni che servizi.

Le importazioni e le esportazioni di beni comprendono gli scambi di merci a titolo

oneroso o gratuito tra residenti e non residenti e sono registrate nel momento in cui

avviene il trasferimento di proprietà. Entrambi gli aggregati sono valutati a prezzi Fob

(free on board), che comprendono: il prezzo base del bene; il costo dei servizi di

distribuzione e trasporto fino alla frontiera; le imposte sui prodotti meno i contributi.

Le importazioni e le esportazioni di servizi comprendono tutti i servizi (di trasporto,

comunicazioni, assicurazioni, istruzione, sanitari, turistici, ecc.) prestati da non

residenti a favore di residenti (importazioni) o da residenti a favore di non residenti

(esportazioni). Le spese per viaggi all’estero riguardano sia beni che servizi, ma per

semplicità vengono considerate tra le importazioni o esportazioni di servizi.

Come già detto a proposito dei consumi finali, le spese delle famiglie residenti per

viaggi all’estero sono comprese tra i consumi finali. Un aggregato di pari valore ora lo

ritroviamo dal lato dell’offerta tra le importazioni di servizi. D’altro canto, i consumi

finali (nazionali) non comprendono le spese nel paese dei turisti stranieri, che ora

compaiono nel conto risorse e impieghi tra le esportazioni. La coerenza contabile dei

37

diversi aggregati è dunque assicurata ed è anche spiegata la ragione per cui la

valutazione dei consumi finali è fatta su base nazionale.

A conclusione di questo capitolo, nelle tabelle seguenti sono riportati i conti della

produzione e delle risorse e impieghi dell’Italia nel 2005.

Tabella 2.4. Conto della produzione. Italia 2005 (milioni di euro)

Aggregati Valore

RISORSE

Produzione totale (a prezzi base) 2792552

Imposte nette sui prodotti 145056

IMPIEGHI

Consumi intermedi 1514560

Prodotto interno lordo 1423048

Tabella 2.5. Conto delle risorse e degli impieghi. Italia 2005 (milioni di euro)

Aggregati Valore

RISORSE

Prodotto interno lordo 1423048

Importazioni 371770

IMPIEGHI

Consumi finali 1130291

Investimenti fissi lordi 292621

Variazione scorte -1191

Oggetti di valore 2377

Esportazioni 370731 38

ESERCIZIO 5

Nella tabella seguente sono riportati alcuni aggregati relativi all’economia italiana nel

2006 (milioni di euro)

Aggregati Valore

Importazioni 422843

Esportazioni 410732

Spesa delle famiglie 869209

Spesa delle PA 299512

Spesa delle ISP 5760

Investimenti fissi lordi 306605

Produzione totale (a prezzi base) 2923833

Consumi intermedi 1607249

Imposte sui prodotti al netto dei contributi 158817

Altre imposte sulla produzione al netto dei contributi 44652

Costruire il conto delle risorse e degli impieghi.

Soluzione:

Per costruire il conto mancano due aggregati: il prodotto interno lordo e la variazione

delle scorte e oggetti di valore (che per semplicità consideriamo un solo aggregato). Il

primo lo possiamo calcolare attraverso gli aggregati del conto della produzione, nel

modo seguente (come già visto nell’esercizio n. 5):

Yp = Pt + (Tp - Rcp) – Cx

= 2923833 + 158817 – 1607249 = 1475401.

La variazione delle scorte e oggetti di valore lo ricaviamo invece a saldo del conto delle

risorse e degli impieghi, dopo aver calcolato i consumi finali come somma delle tre

componenti di spesa (delle famiglie, delle PA e delle ISP):

Cf = 869209 + 299512 + 5760 = 1174481

(Ivs + Iov) = Yp + M – ( Cf + If + E)

= 1475401 + 422843 – (1174481 + 306605 + 410732) = 6426.

E quindi il conto delle risorse e degli impieghi è il seguente:

Yp + M = Cf + If + (Ivs + Iov) + E

1475401 + 422843 = 1174481 + 306605 + 6426 + 410732 39

3. La distribuzione e ridistribuzione del reddito

Le fasi della distribuzione e ridistribuzione del reddito riguardano le operazioni

mediante le quali il risultato della attività produttiva viene ripartito tra i soggetti titolari

dei fattori produttivi, nonché le operazioni con le quali si realizza la ridistribuzione del

reddito e della ricchezza, prevalentemente per effetto dell’intervento dello Stato. La

prima è la distribuzione primaria del reddito, così denominata perché riguarda i redditi

che si formano nel processo economico attraverso l’impiego dei fattori produttivi

primari; la seconda è la distribuzione secondaria o ridistribuzione del reddito, che

modifica il potere di acquisto dei soggetti economici attraverso flussi indipendenti

dall’impiego di fattori produttivi (trasferimenti).

3.1. La distribuzione primaria del reddito

Il conto della produzione genera a saldo il Pil, da cui, detratti gli ammortamenti, si

ottiene il prodotto interno netto, che rappresenta da un lato il valore della nuova

ricchezza creata nel processo produttivo, dall’altro la somma delle remunerazioni dei

fattori primari impiegati. Il prodotto interno netto è l’aggregato da ripartire e questa

operazione di ripartizione costituisce la distribuzione primaria del reddito. Il SEC95

prevede che la distribuzione primaria del reddito venga descritta attraverso due conti:

- conto della generazione del reddito (o distribuzione del valore aggiunto), che

descrive la ripartizione del risultato dell’attività produttiva tra i fattori primari che

vi hanno concorso;

- conto della attribuzione dei redditi primari, che descrive la fase, speculare alla

precedente, della appropriazione dei redditi derivanti dall’impiego dei fattori nel

processo di produzione da parte dei soggetti economici (unità istituzionali) che li

possiedono.

3.1.1. Conto della generazione del reddito (distribuzione del valore aggiunto)

L’aggregato da ripartire è il prodotto interno netto (Yp’), che essendo valutato ai prezzi

di mercato comprende, oltre ai costi dell’impiego dei fattori produttivi primari (oggetto

della ripartizione), tutte le imposte indirette sulla produzione e sulle importazioni al

netto dei relativi contributi. Dunque, dal lato delle uscite del conto figurano anche le

imposte sui prodotti e le altre imposte sulla produzione e con segno negativo i relativi

contributi (imposte negative).

I fattori primari della produzione, come abbiamo visto nel capitolo 2, sono il lavoro, il

capitale e l’attività imprenditoriale. Ad essi corrispondono, secondo la teoria

economica, tre diversi tipi di reddito: il reddito da lavoro (salari e stipendi); il reddito

da capitale (interessi e rendite); il reddito di impresa (profitto). Nella realtà tuttavia le

tre precedenti categorie di redditi non sono sempre misurabili separatamente, poiché

accanto ai percettori “puri” di redditi da lavoro (operai, impiegati, dirigenti) o di redditi

da capitale (titolari di azioni o obbligazioni, proprietari di terreni o fabbricati, ecc.),

40

molti soggetti economici riassumono nella stessa persona più di un fattore produttivo e

percepiscono pertanto un reddito che remunera complessivamente diversi fattori.

E’ soprattutto il caso dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti), delle piccole

imprese familiari e dei liberi professionisti, che percepiscono un reddito che remunera il

lavoro da essi svolto, il capitale investito (automezzi, attrezzature, magazzini, locali,

ecc.) e il rischio della loro attività imprenditoriale. Il reddito percepito da tutti questi

soggetti, che sono classificati tra le famiglie produttrici, viene di conseguenza definito

reddito misto.

Vi sono poi, soprattutto in Italia, moltissime piccole e medie (e grandi) imprese nelle

quali l’imprenditore, oltre ad apportare il capitale, svolge direttamente la funzione di

direzione aziendale: percepisce pertanto un reddito che remunera entrambi i fattori

produttivi, che è chiamato reddito di capitale-impresa.

Inoltre, nell’ambito degli stessi redditi da capitale non è agevole identificare la quota

riferibile all’impiego di capitale nella attività produttiva, alla quale corrispondono

redditi primari, dalla quota che invece si riferisce ad altre operazioni economiche

(interessi sui finanziamenti ottenuti per far fronte a spese personali impreviste, mutui

per finanziare partecipazioni in altre società, e così via). Di conseguenza, i flussi dei

redditi da capitale vengono descritti complessivamente nel successivo conto della

attribuzione dei redditi primari.

In conclusione, gli unici redditi primari che la CN riesce ad identificare separatamente

sono i redditi da lavoro dipendente (Wp), valutati i quali si ottiene a saldo un

aggregato residuale, denominato risultato di gestione e redditi misti (O) che

comprende tutti gli altri redditi primari complessivamente considerati.

I redditi interni da lavoro dipendente rappresentano il costo del lavoro sostenuto

dalle imprese per l’impiego di lavoratori dipendenti, residenti o no, nelle loro attività

produttive insediate nel territorio economico del paese (redditi valutati su base

interna). Tali redditi sono costituiti da due componenti:

- le retribuzioni lorde;

- i contributi sociali a carico del datore di lavoro.

Le retribuzioni lorde comprendono tutti i compensi, monetari e in natura, riconosciuti

ai lavoratori dipendenti, valutati al lordo delle imposte e dei contributi sociali a carico

dei dipendenti stessi, trattenuti alla fonte per essere versati alla amministrazione fiscale

o agli enti previdenziali. Tra le retribuzioni in natura sono compresi i buoni pasto, i

servizi degli asili nido aziendali, i fitti non pagati relativi ad abitazioni messe a

disposizione dei dipendenti, le azioni gratuite distribuite ai dipendenti, le riduzioni di

interessi sui prestiti concessi dal datore di lavoro, ecc.

I contributi sociali a carico del datore di lavoro possono essere effettivi o figurativi.

I primi sono versamenti fatti dai datori di lavoro agli enti previdenziali o alle imprese di

assicurazione o ai fondi pensione a copertura dei rischi e bisogni sociali dei dipendenti

(malattia, invalidità, maternità, carichi di famiglia, disoccupazione, vecchiaia,

indigenza, ecc.) e quindi al fine di garantire le corrispondenti prestazioni sociali

(indennità di malattia, di maternità, di disoccupazione, assegni famigliari, pensioni di

invalidità, di vecchiaia, ecc.). I secondi (contributi figurativi) rappresentano la

41

contropartita delle prestazioni sociali erogate ai dipendenti o ex-dipendenti direttamente

dai datori di lavoro e non per il tramite di enti previdenziali o assicurazioni o fondi

pensione e senza costituzione di riserve a tale fine.

I redditi da lavoro dipendente vengono valutati a partire dalla stima delle unità di

lavoro (Vedi Cap. 6) dipendenti. Moltiplicando le unità di lavoro dipendenti per le

retribuzioni lorde unitarie, stimate tramite indagini ad hoc, si determinano le

retribuzioni lorde complessive. I contributi sociali effettivi si rilevano dalle entrate

degli enti previdenziali o degli organismi assicurativi. Quelli figurativi si stimano

attraverso le informazioni fornite dai datori di lavoro.

Il risultato di gestione e i redditi misti esprimono il reddito da capitale-impresa delle

società e i redditi misti dei lavoratori in proprio e delle micro-imprese familiari. Da

notare che a partire dal risultato di gestione e dai redditi misti si può determinare

facilmente un aggregato equivalente al reddito di impresa, ovvero agli utili correnti

prima della distribuzione e al lordo dell’imposta sul reddito. Il reddito d’impresa si

ottiene infatti sommando al risultato di gestione o al reddito misto i redditi da capitale

derivanti dalle attività finanziarie e dalle altre attività appartenenti all’impresa e

sottraendo gli interessi da versare sui debiti contratti e i canoni di affitto da pagare per

la locazione di terreni da parte dell’impresa.

Per il paese il conto della generazione del reddito assume la seguente forma:

Wp + (Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’) + O = Yp’

La somma del reddito interno da lavoro dipendente (Wp) e del risultato di gestione e

redditi misti netti (O) è il valore aggiunto (netto) al costo dei fattori (escluse tutte le

imposte e compresi tutti i contributi).

Il conto della generazione del reddito è l’ultimo conto del SEC che può essere costruito

sia per branche che per settori istituzionali. Dal conto successivo non ha più senso

ragionale per unità di produzione e branche, ma solo per unità istituzionali e settori.

Nella tabella seguente è riportato il conto della generazione del reddito dell’Italia nel

2005. 42

Tabella 3.1. Conto della generazione del reddito. Italia 2005 (milioni di euro)

Aggregati Valore

RISORSE

Prodotto interno lordo 1423048

Ammortamenti (-) 222223

Prodotto interno netto 1200825

IMPIEGHI

Redditi dal lavoro dipendente 581122

Retribuzioni lorde 422323

Contributi sociali a carico datori di lavoro 158799

Risultato di gestione e redditi misti 431729

Imposte nette sui prodotti 145056

Altre imposte nette sulla produzione 42918

3.1.2. Conto della attribuzione dei redditi primari

Per questo conto, come per tutti i successivi, i soggetti di interesse sono le unità

istituzionali, le uniche caratterizzate da autonomia di decisione in campo economico e

finanziario, e quindi le sole protagoniste delle fasi di distribuzione e redistribuzione del

reddito e dei processi di accumulazione. Il conto viene pertanto costruito anche per

settori istituzionali, oltre che per il paese in complesso.

Il conto della attribuzione dei redditi primari per settori istituzionali è costituito da due

sezioni: la prima descrive l’acquisizione del reddito da parte dei soggetti (unità

istituzionali) titolari dei fattori della produzione; la seconda mostra l’intera circolazione

dei redditi da capitale, come nello schema seguente.

Aggregati Società Famiglie Pubbliche In

ammin. complesso

Redditi lavoro dipendente - W - W

Risultato gestione e reddito misto O O O O

(s) (f) (pa)

Imposte indirette nette - - T-Rc T-Rc

Redditi da capitale attivi K K K K

(s) (f) (pa)

Redditi da capitale passivi (-) Kp Kp Kp Kp

(s) (f) (pa)

Saldo redditi primari Yn Yn Yn Yn

(s) (f) (pa) 43

Il reddito da lavoro dipendente è ovviamente attribuito al settore famiglie, tenendo

conto però che le famiglie che appartengono all’omonimo settore istituzionale sono

quelle residenti (in senso economico) e pertanto i redditi da lavoro dipendente da

attribuire non sono quelli interni Wp, ma i corrispondenti redditi nazionali da lavoro

dipendente W:

W = Wp - Wm + We

dove Wm e We rappresentano, rispettivamente, i redditi da lavoro dipendente

guadagnati nel paese dai lavoratori non residenti e quelli guadagnati all’estero dai

lavoratori residenti.

Il risultato di gestione e i redditi misti vanno attribuiti in parte alle società – i redditi

da capitale-impresa, O – in parte alle famiglie – i redditi misti delle famiglie

(s)

produttrici, O – e in piccola parte anche alle PA, O .

(f) (pa)

Le imposte indirette sulla produzione e sulle importazioni al netto dei contributi

vanno ovviamente attribuite alle PA, ma soltanto quelle di competenza delle PA

residenti (T - Rc), ottenute sottraendo dalle complessive quelle di competenza

dell’Unione europea (Tm - Rce):

(T - Rc) = [(Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’)] - (Tm - Rce)

Nella seconda sezione per ogni settore istituzionale vengono registrati i redditi da

capitale complessivamente ricevuti (attivi) e quelli complessivamente pagati (passivi). I

redditi da capitale sono i redditi percepiti dai proprietari di attività finanziarie o di beni

materiali non prodotti quale corrispettivo per aver messo tali attività a disposizione di

un’altra unità istituzionale. Si tratta dunque di:

- interessi (percepiti dai titolari di depositi, titoli diversi dalle azioni, prestiti);

- utili distribuiti dalle società (dividendi percepiti dai proprietari di azioni, redditi

prelevati dai membri delle quasi-società);

- utili reinvestiti di investimenti diretti all’estero (utili non distribuiti e reinvestiti

di società estere controllate e filiali estere appartenenti ad investitori residenti);

- redditi da capitale attribuiti agli assicurati (redditi primari ricavati

dall’investimento di riserve tecniche di assicurazione);

- fitti di terreni e diritti di sfruttamento di giacimenti (corrisposti ai proprietari

di terreni o di giacimenti minerari).

Per chiarire meglio come i redditi da capitale vengono registrati nei conti dei settori

istituzionali e in quello consolidato del paese, consideriamo la seguente tabella a doppia

entrata in cui in fiancata figurano i settori che pagano redditi da capitale e in testata

quelli che li ricevono. 44

Settori che ricevono

Settori In

Società Famiglie Pubbliche Resto del

che pagano complesso

ammin. mondo

Società K K K K Kp

s,s s,f s,pa s,rm (s)

Famiglie K K K K Kp

f,s f,f f,pa f,rm (f)

Pubbliche ammin. K K K K Kp

pa,s pa,f pa,pa pa,rm (pa)

K

Resto del mondo K K

rm,s rm,f rm,pa Kp

In complesso K K K K

(s) (f) (pa)

I flussi ovviamente riguardano anche i rapporti con i non residenti, che da un lato

possono pagare redditi da capitale a unità istituzionali residenti (ad esempio dividendi

relativi ad investimenti azionari in società estere) e dall’altro possono riceverne da unità

residenti (investitori stranieri in azioni di società residenti o in titoli del debito

pubblico).

Nei conti generali del paese la CN non registra però tutti i flussi da settore a settore che

compaiono nella tabella, ma solo i totali di colonna e di riga relativi ai settori residenti.

ricevuti dagli operatori

Vi figurano cioè da un lato tutti i redditi da capitale attivi K

(i)

residenti anche da operatori non residenti, e dall’altro tutti i redditi da capitale passivi

Kp pagati dagli operatori residenti anche a non residenti.

(i)

Nella tabella precedente, sommando per riga gli aggregati relativi ai diversi settori

istituzionali si ottengono i corrispondenti aggregati relativi al complesso del paese:

W : reddito nazionale da lavoro dipendente;

O : risultato di gestione e reddito misto;

T-Rc: imposte indirette nette versate alle PA residenti;

K: redditi da capitale attivi;

Kp: redditi da capitale passivi.

I redditi da capitale attivi (K) e quelli passivi (Kp) sono pressoché equivalenti, dato che

gli attivi per un soggetto residente sono passivi per un altro e viceversa. La differenza

tra i due aggregati (K – Kp) dipende soltanto dai flussi derivanti da operazioni con unità

non residenti ed esprime i redditi da capitale netti dall’estero.

Il conto del paese assume pertanto la seguente forma:

Kp + Yn = O + W + (T - Rc) + K

Il saldo del conto del paese è il reddito nazionale netto (Yn) ed esprime l’insieme dei

redditi guadagnati, nel paese e nel resto del mondo, dai fattori produttivi posseduti da

unità residenti.

Dal prodotto interno netto al reddito nazionale netto. Si può vedere facilmente che

il reddito nazionale netto differisce dal prodotto interno netto per l’importo dei redditi

45

dei fattori (lavoro e capitale) netti dall’estero e per l’ammontare delle imposte indirette

pagate all’Unione europea al netto dei contributi concessi (Tm - Rce).

Riprendiamo l’espressione del prodotto interno netto derivante dal conto della

generazione del reddito:

Yp’ = Wp + (Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’) + O

e quella del reddito nazionale netto derivante dal conto precedente:

Yn = O + W + (T - Rc) + (K - Kp).

Sottraendo la prima dalla seconda si ottiene infatti:

Yn = Yp’ + (W - Wp) + (K - Kp) - (Tm - Rce)

dove -(Tm - Rce) = (T - Rc) - [(Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’)].

Pertanto, il reddito nazionale netto è uguale al prodotto interno netto, più i redditi da

lavoro netti dall’estero, più i redditi da capitale netti dall’estero, meno le imposte

indirette nette versate alla Unione europea (ovvero: più i contributi ricevuti dalla Ue al

netto delle imposte indirette versate).

I redditi primari dei settori istituzionali. Al livello dei settori istituzionali il saldo del

conto è denominato saldo dei redditi primari o semplicemente reddito primario. Una

particolare avvertenza merita la differenza tra i redditi da capitale attivi e i

corrispondenti passivi, che per ogni settore istituzionale esprime i redditi da capitale

netti non dal resto del mondo (come nel conto del paese) ma dagli altri settori

istituzionali, compreso il resto del mondo. Ad esempio, i consistenti redditi da capitale

netti delle famiglie (vedi Tabella 4.2.) derivano principalmente dalla larga prevalenza di

redditi attivi percepiti dagli altri settori residenti (ad esempio, dalle società per i

dividendi o per gli interessi sui depositi bancari, dalle pubbliche amministrazioni per gli

interessi sui titoli del debito pubblico) rispetto a quelli passivi da esse versati ai

medesimi settori (ad esempio, interessi sui mutui contratti per l’acquisto di abitazioni).

Vediamo di seguito le espressioni contabili del reddito primario settore per settore.

è dato da:

Per le società (finanziarie e non finanziarie), il reddito primario netto Yn (s)

Yn = O + (K - Kp )

(s) (s) (s) (s)

dove

O : risultato di gestione attribuito al settore istituzionale società;

(s)

(K - Kp ) : redditi da capitale netti (attivi meno passivi) dagli altri settori istituzionali

(s) (s)

(compreso il resto del mondo).

Per le famiglie (produttrici e consumatrici) il reddito primario netto Yn è dato da:

(f)

Yn = W + O + (K - Kp )

(f) (f) (f) (f) 46

dove

W : reddito (nazionale) da lavoro dipendente;

O : risultato di gestione e reddito misto attribuito al settore famiglie;

(f)

(K - Kp ) : redditi da capitale netti (attivi meno passivi) dagli altri settori istituzionali

(s) (s)

(compreso il resto del mondo).

Per le pubbliche amministrazioni il reddito primario netto Yn è dato da:

(pa)

Yn = O + (T - Rc) + (K - Kp )

(pa) (pa) (pa) (pa)

dove

O : risultato di gestione attribuito al settore PA;

(pa)

(T - Rc) : imposte indirette nette, escluse quelle di competenza della Ue;

(K - Kp ) : redditi da capitale netti (attivi meno passivi) dagli altri settori

(pa) (pa)

istituzionali (compreso il resto del mondo).

Nella tabella seguente è riportato il conto della attribuzione dei redditi primari per

settori istituzionali dell’Italia nel 2005. Come si vede, gran parte del reddito primario

spetta alle famiglie (86%), in quanto titolari non solo del fattore lavoro e dei relativi

redditi, ma anche di gran parte dei redditi da capitale attivi (che comprendono gli utili

distribuiti dalle società).

Tabella 3.2. Conto della attribuzione dei redditi primari per settore istituzionale. Italia 2005

(milioni di euro) Pubbliche Famiglie e In

Aggregati Società ammin. ISP complesso

RISORSE

Redditi da lavoro dipendente (nazionale) 580569 580569

Risultato di gestione e reddito misto (netto) 184708 -1098 248117 431727

Imposte indirette nette 189508 189508

Redditi da capitale attivi meno passivi -150478 -57962 201250 -7190

IMPIEGHI 130448 1029936 1194614

Saldo redditi primari / Reddito nazionale 34230 47

ESERCIZIO 6

Nella tabella seguente sono riportati alcuni aggregati relativi all’economia italiana nel

2006 (milioni di euro)

Aggregati Valore

Importazioni 422843

Esportazioni 410732

Consumi finali 1174481

Investimenti fissi netti 74933

Variazione delle scorte e oggetti di valore 6426

Ammortamenti 231672

Retribuzioni lorde 442805

Contributi sociali a carico datori di lavoro 164894

Redditi da lavoro netti dall’estero -318

Redditi da capitale netti dall’estero -4941

Imposte sui prodotti al netto dei contributi 158817

Altre imposte sulla produzione al netto dei contributi 44652

Imposte indirette nette versate alla Ue -1242

a) calcolare il prodotto interno lordo, il prodotto interno netto e il reddito nazionale

netto;

b) costruire il conto della generazione del reddito e quello della attribuzione dei

redditi primari.

Soluzione:

a) Il Pil si può calcolare con il metodo del bilancio o della spesa dal conto risorse e

impieghi, una volta calcolati gli investimenti lordi (somma di quelli netti e degli

ammortamenti):

If = 74933 + 231672 = 306605

Yp = Cf + If + (Ivs + Iov) + E - M

= 1174481 + 306605 + 6426 + 410732 - 422843= 1475401.

Il prodotto interno netto (Pin) è il Pil meno gli ammortamenti:

Yp’ = 1475401 – 231672 = 1243729.

Il reddito nazionale netto si ottiene sommando al Pin i redditi dei fattori primari netti

dall’estero e sottraendo le imposte nette versate alla Ue:

Yn = Yp’ + (W - Wp) + (K - Kp) - (Tm - Rce)

= 1243729 – 318 – 4941 + 1242 = 1239712

b) Prima calcoliamo il reddito interno da lavoro dipendente come somma delle

retribuzioni lorde e dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro:

Wp = 442805 + 164894 = 607699.

Per costruire il conto della generazione del reddito manca l’aggregato risultato di

gestione e redditi misti netti, che si ottiene a saldo:

O = Yp’ – [Wp + (Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’)]

= 1243729 – (607699 + 158817 + 44652) = 432561.

Per costruire il conto della attribuzione dei redditi primari occorre prima calcolare il

reddito da lavoro dipendente nazionale e le imposte indirette al netto di quelle versate

alla Ue: 48

W = Wp + (We – Wm) = 607699 – 318 = 607381

(T- Rc) = [(Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’)] - (Tm - Rce)

= 158817 + 44652 + 1242 = 204711.

E quindi

Yn = O + W + (T - Rc) + (K - Kp).

1239712 = 432561 + 607381 + 204711 – 4941.

3.2. La distribuzione secondaria del reddito

La distribuzione secondaria del reddito descrive il passaggio dal saldo dei redditi

primari dei settori istituzionali e dal reddito nazionale per l’intera economia al reddito

disponibile tramite i trasferimenti correnti. E’ la fase della distribuzione del reddito che

descrive le modificazioni di potere d’acquisto delle unità istituzionali non per effetto

dell’impiego di fattori produttivi, ma prevalentemente per effetto dell’intervento dello

Stato, attraverso le imposte correnti sul reddito e sul patrimonio e le prestazioni sociali,

e in parte attraverso sistemi privati (assicurazioni, casse mutue, fondi pensione).

I trasferimenti correnti sono flussi unilaterali indipendenti dall’impiego di fattori

produttivi. Sono flussi unilaterali (di denaro, ma anche di beni o servizi) perché

avvengono senza contropartita contestuale, ovvero senza uno scambio sul mercato. E

sono definiti correnti perché sono prevalentemente destinati a finanziare i consumi

(sono invece definiti trasferimenti in conto capitale, come vedremo in seguito, quelli

destinati a sostenere i processi di accumulazione, ovvero a finanziare gli investimenti).

La maggior parte della distribuzione delle risorse da parte dello Stato avviene in

denaro (pensioni, indennità di disoccupazione, assegni familiari, ecc.), ma una parte

avviene in natura, in particolare sotto forma di servizi di istruzione e prestazioni

sanitarie prodotte ed erogate direttamente o acquistate e fornite ai cittadini con

finanziamento a carico delle amministrazioni pubbliche. Ai due aspetti corrispondono

due fasi della distribuzione secondaria o redistribuzione del reddito.

3.2.1. Conto della ridistribuzione del reddito

Per ogni settore istituzionale, il conto della redistribuzione del reddito in denaro

aggiunge tra le entrate al saldo dei redditi primari determinato nel conto precedente i

trasferimenti correnti attivi, mentre registra tra le uscite i trasferimenti correnti

passivi.

I principali trasferimenti correnti in denaro sono:

- le imposte correnti sul reddito e sul patrimonio: versate alle PA dagli altri

settori istituzionali (imposte sulle persone fisiche e sulle società, sugli interessi,

tasse automobilistiche, ecc.); 49

- i contributi sociali: compresi nel reddito da lavoro dipendente e quindi attribuiti

alle famiglie nel conto della attribuzione dei redditi primari, ora contabilmente

trasferiti dalle famiglie alle PA (o alle società, nel caso di sistemi previdenziali

privati);

- le prestazioni sociali: corrisposte alle famiglie dalle PA (pensioni, indennità di

disoccupazione, assegni familiari, ecc.) o dalle società, nel caso di sistemi

previdenziali privati, per far fronte a determinati rischi o eventi (malattia,

vecchiaia, invalidità, disoccupazione, ecc.);

- gli altri trasferimenti correnti: premi e indennizzi di assicurazioni contro i danni

(da e verso società di assicurazione); trasferimenti correnti tra PA; aiuti

internazionali correnti; trasferimenti correnti diversi (borse di studio, rimesse

degli emigrati).

Lo schema dei flussi di trasferimenti tra settori istituzionali, del tutto simile a quello già

visto a proposito di redditi da capitale, è riportato nella tabella seguente:

Settori che ricevono

Settori In

Società Famiglie Pubbliche Resto del

che pagano complesso

ammin. mondo

Società R R R R Rp

s,s s,f s,pa s,rm (s)

Famiglie R R R R Rp

f,s f,f f,pa f,rm (f)

R R R Rp

Pubbliche ammin. R pa,s pa,f pa,pa pa,rm (pa)

Resto del mondo R R R

rm,s rm,f rm,pa Rp

In complesso R R R R

(s) (f) (pa)

Anche in questo caso la CN non registra però tutti i flussi da settore a settore che

2 . Nei conti generali del paese la CN registra soltanto i totali di

compaiono nella tabella

colonna e di riga relativi ai settori residenti: i trasferimenti attivi R ricevuti dagli

(i)

operatori residenti anche dai non residenti e i trasferimenti passivi Rp versati dagli

(i)

operatori residenti anche a non residenti. I primi vanno aggiunti e i secondi sottratti al

saldo dei redditi primari dei corrispondenti settori istituzionali, come nello schema

seguente:

Aggregati Società Famiglie Pubbliche In

ammin. complesso

Saldo redditi primari Yn Yn Yn Yn

(s) (f) (pa)

Trasferimenti correnti attivi R R R R

(s) (f) (pa)

Trasferimenti correnti passivi(-) Rp Rp Rp Rp

(s) (f) (pa)

Reddito disponibile netto Yd Yd Yd Yd

(s) (f) (pa)

2 Tali flussi sono invece una componente fondamentale di schemi di contabilità nazionale disaggregata

come le matrici di contabilità sociale, che qui non vengono tuttavia trattate. 50

Il conto del Paese è il riepilogo di quelli settoriali e assume la seguente forma:

Rp + Yd = Yn + R

Analogamente a quanto visto per i redditi da capitale, il conto presenta duplicati tutti i

flussi di ridistribuzione. E anche in questo caso, se si consolidano i flussi tra residenti il

conto fa emergere soltanto i trasferimenti correnti netti dall’estero, che rappresentano il

passaggio dal reddito nazionale netto al reddito nazionale disponibile netto (Yd).

Si ha infatti:

Yd = Yn + (R – Rp)

Ovvero, il reddito disponibile netto è dato dal reddito nazionale netto più i trasferimenti

correnti netti dall’estero.

Il reddito disponibile netto del paese esprime la capacità di acquisto del complesso

delle unità istituzionali, ovvero le risorse disponibili per soddisfare i bisogni attuali o

futuri, per acquistare beni e servizi di consumo o risparmiare.

Il reddito disponibile dei settori istituzionali. Il saldo per i singoli settori istituzionali

costituisce il loro reddito disponibile netto, che esprime la capacità di acquisto di

ciascun settore.

Analogamente a quanto visto per il paese, per il generico settore istituzionale i il reddito

disponibile è dato dalla seguente espressione:

Yd = Yn + (R - Rp )

(i) (i) (i) (i)

Dove (R - Rp ) rappresenta trasferimenti correnti netti dagli altri settori istituzionali,

(i) (i)

compreso il resto del mondo.

Nella tabella seguente è riportato il conto delle ridistribuzione del reddito per settori

istituzionali dell’Italia nel 2005.

Tabella 3.3. Conto della ridistribuzione del reddito. Italia 2005 (milioni di euro)

Pubbliche Famiglie In

Aggregati Società ammin. e ISP complesso

RISORSE

Saldo redditi primari / Reddito nazionale 34230 130448 1029936 1194614

Trasferimenti correnti attivi meno passivi -27720 125183 -107344 -9881

IMPIEGHI

Reddito disponibile 6510 255631 922592 1184733

Il primo elemento di interesse che emerge dal conto è che a livello del complesso del

paese il reddito disponibile è minore del reddito nazionale, poiché i trasferimenti

51

correnti netti dall’estero sono negativi, in particolare per effetto delle rimesse all’estero

degli immigrati nel nostro paese. A livello di settori si osserva invece come il ruolo

ridistribuivo dello Stato riduca, rispetto al reddito primario, il reddito disponibile sia

delle famiglie, sia delle società, ovviamente a vantaggio delle PA che in questo modo

aumentano le risorse disponibili per i consumi pubblici, sia individuali che collettivi.

La ridistribuzione del reddito in natura. Come già visto a proposito di consumi finali

effettivi delle famiglie, la capacità di acquisto non coincide con la capacità di acquisire

e usufruire di beni e servizi, poiché quest’ultima deriva anche dai beni e servizi prodotti

o acquistati dalle PA e dalle Istituzioni sociali private e trasferiti alle famiglie come

trasferimenti sociali in natura. Tali trasferimenti vengono ora conteggiati al fine di

determinare il reddito disponibile corretto dei diversi settori istituzionali interessati a

tali trasferimenti: le PA e le ISP, per le quali detti trasferimenti diminuiscono il reddito

disponibile calcolato con il conto precedente; per le famiglie, per le quali invece lo

incrementano nella stessa misura. Di conseguenza, a livello dell’intero paese i

trasferimenti in natura attivi (delle famiglie) si compensano con quelli passivi (delle PA

e delle ISP) e pertanto il reddito nazionale disponibile corretto coincide con il reddito

nazionale disponibile.

3.2.2. Conto della utilizzazione del reddito disponibile

Il conto descrive la ripartizione del reddito disponibile tra spesa per consumi finali e

risparmio netto (S) ottenuto a saldo. A livello di settori istituzionali, per la

determinazione del risparmio occorre tuttavia tenere conto anche di una rettifica per le

variazioni dei diritti netti delle famiglie sui fondi pensione privati. Se nel periodo

contabile si verifica una variazione in aumento delle riserve, perché i contributi versati

superano le prestazioni erogate, si determina un credito delle famiglie, che ne aumenta

il risparmio. Le rettifiche riguardano quindi le famiglie (in aggiunta) e le società, in

particolare le società finanziarie (in diminuzione).

I flussi da considerare per costruire il conto per i settori istituzionali e per il paese sono

riportati nello schema seguente:

Aggregati Società Famiglie Pubbliche In

ammin. complesso

Reddito disponibile Yd Yd Yd Yd

(s) (f) (pa)

Rettifica (-) Ret (+) Ret - -

Consumi finali - Cf Cf Cf

(f) (pa)

S S S

Risparmio netto S (s) (f) (pa)

Il conto del paese assume dunque la seguente forma:

Cf + S = Yd 52

Il risparmio dei settori istituzionali. Il saldo per i singoli settori istituzionali

costituisce il loro risparmio netto. Vediamo di seguito come si determina per i singoli

settori.

Per le Società, il risparmio netto S è dato da:

(s)

S = Yd - Ret

(s) (s)

dove

Yd : reddito disponibile delle società;

(s)

Ret : rettifica variazione riserve fondi pensione;

Per le Famiglie, il risparmio netto S è dato da:

(f)

S = Yd + Ret - Cf

(f) (f) (f)

dove

Yd : reddito disponibile delle famiglie;

(f)

Cf : spesa per consumi delle famiglie.

(f)

Per le Pubbliche amministrazioni, il risparmio netto S è dato da:

(pa)

= Yd - Cf

S (pa) (pa) (pa)

dove

Yd : reddito disponibile delle PA;

(pa)

Cf : spesa per consumi delle PA.

(pa)

Nella tabella seguente viene riportato il conto della utilizzazione del reddito per settori

istituzionali dell’Italia nel 2005, da cui si rileva che l’unico settore che presenta un

risparmio positivo è quello delle famiglie.

Tabella 3.4. Conto della utilizzazione del reddito. Italia 2005 (milioni di euro)

Pubbliche Famiglie In

Aggregati Società ammin. e ISP complesso

RISORSE

Reddito disponibile 6510 255631 922592 1184733

Rettifica -10161 10161

IMPIEGHI

Consumi finali 290636 839655 1130291

Risparmio -3651 -35005 93098 54443

53

ESERCIZIO 7

Nella tabella seguente sono riportati alcuni aggregati relativi all’economia italiana nel

2006 (milioni di euro)

Aggregati Valore

Consumi finali nazionali 1174481

Spesa delle famiglie e delle ISP 874969

Redditi da lavoro dipendente nazionali 607381

Risultato di gestione e redditi misti netti 432561

Redditi da capitale netti dall’estero -4941

Trasferimenti correnti netti dall’estero -13197

Imposte sui prodotti al netto dei contributi 158817

Altre imposte sulla produzione al netto dei contributi 44652

Imposte indirette nette versate alla Ue -1242

Rettifica per diritti famiglie su riserve fondi pensione privati 9981

a) calcolare il reddito nazionale netto, il reddito disponibile netto e il risparmio

netto;

b) noto che il reddito disponibile netto delle società e delle PA è pari,

rispettivamente, a -13523 e 291538 (milioni di euro), calcolare il reddito

disponibile netto e il risparmio netto delle famiglie (comprese le ISP);

c) calcolare il risparmio netto delle PA.

Soluzione:

a) Calcolate le imposte indirette nette alle PA residenti, come nell’esercizio precedente:

(T - Rc) = [(Tp - Rcp) + (Tp’ - Rcp’)] - (Tm - Rce)

= 158817 + 44652 + 1242 = 204711

il reddito nazionale netto deriva dal conto della attribuzione dei redditi primari

(anch’esso già calcolato nell’esercizio precedente):

Yn = O + W + (T - Rc) + (K - Kp).

= 432561 + 607381 + 204711 – 4941 = 1239712.

Dal conto della distribuzione secondaria del reddito, il reddito disponibile netto si

ottiene sommando al reddito nazionale netto i trasferimenti correnti netti dall’estero:

Yd = Yn + (R – Rp) = 1239712 – 13197 = 1226515.

Dal conto della utilizzazione del reddito, il risparmio netto si ottiene sottraendo al

reddito disponibile netto il consumi finali:

S = Yd – Cf = 1226515 – 1174481 = 52034.

b) Dal conto della distribuzione secondaria del reddito per settori, il reddito disponibile

del paese può anche essere visto come la somma dei redditi disponibili dei settori

istituzionali. Pertanto, il reddito disponibile delle famiglie è:

= Yd – Yd – Yd = 1226515 + 13523 – 291538 = 948500.

Yd (f) (s) (pa)

Il risparmio delle famiglie e delle ISP si ottiene sommando al reddito disponibile del

settore le rettifiche per i diritti delle famiglie sulle variazioni delle riserve dei fondi

pensione privati e sottraendo la loro spesa per consumi: 54

S = Yd + Ret - Cf = 948500 + 9981 - 874969 = 83512.

(f) (f) (f)

c) Dal conto della utilizzazione del reddito per settori istituzionali, il risparmio delle PA

si ottiene come differenza tra il risparmio netto del paese e quello degli altri settori

istituzionali:

= S – S – S

S (pa) (s) (f).

Il risparmio netto delle famiglie è stato appena calcolato, mentre quello delle società è

dato dal reddito disponibile del settore meno le rettifiche:

S = Yd – Ret = -13523 – 9981 = -23504.

(s) (s)

E quindi:

= 52034 – 83512 + 23504 = -7974.

S (pa) 55

4. L’accumulazione e i conti patrimoniali

La fase della accumulazione è descritta dal conto della formazione del capitale fisso,

dal conto finanziario e da altri due conti di minore rilevanza, necessari per costruire i

conti patrimoniali, relativi alle variazioni del valore delle attività e passività

patrimoniali, da un lato per cause non riconducibili ai processi economici, dall’altro

causate da variazioni dei prezzi.

4.1. Il Conto della formazione del capitale

Dal conto della utilizzazione del reddito, il risparmio passa al conto della formazione

del capitale come fonte principale di finanziamento degli investimenti. Abbiamo visto

come in economia chiusa il conto dell’accumulazione è descritto semplicemente dalla

identità I=S e come in economia aperta occorre considerare anche l’accreditamento o

indebitamento B, talché l’equazione contabile diventa I+B=S. In realtà in economia

aperta, e a maggior ragione a livello di settori istituzionali, come fonte di finanziamento

della accumulazione di capitale, al risparmio dei settori istituzionali, e al risparmio del

paese, si devono però aggiungere i trasferimenti in conto capitale attivi (RK) al netto

di quelli passivi (RKp).

I trasferimenti in conto capitale sono flussi unilaterali (in denaro o in natura)

prevalentemente erogati o prelevati dalle PA nell’ambito dei processi di

accumulazione. Sono costituiti da:

- contributi agli investimenti, erogati dalle PA o dalla Ue allo scopo di finanziare

in tutto o in parte il costo di acquisizione del capitale fisso delle imprese

(macchinari, mezzi di trasporto, fabbricati, ecc.) o delle famiglie (ad esempio, per

la ristrutturazione dell’abitazione). Possono essere anche in natura: messa a

disposizione di altre unità istituzionali di mezzi di trasporto, fabbricati, ecc.;

- imposte in conto capitale, prelevate dalle PA a intervalli irregolari o

saltuariamente sul valore delle attività o del patrimonio netto (imposte

straordinarie sul patrimonio) o sul valore dei beni trasferiti tra unità istituzionali

(successioni, donazioni);

- altri trasferimenti in conto capitale, comprendono gli indennizzi di danni da

calamità naturali, trasferimenti tra amministrazioni pubbliche a copertura di

deficit, lasciti e donazioni.

Lo schema dei flussi di trasferimenti in conto capitale tra settori istituzionali, simile a

quelli precedenti, è riportato nella tabella seguente: 56

Settori che ricevono

Settori In

Società Famiglie Pubbliche Resto del

che pagano complesso

ammin. mondo

Società RK RK RK RK RKp

s,s s,f s,pa s,rm (s)

Famiglie RK RK RK RK RKp

f,s f,f f,pa f,rm (f)

Pubbliche ammin. RK RK RK RK RKp

pa,s pa,f pa,pa pa,rm (pa)

RK

Resto del mondo R K RK

rm,s rm,f rm,pa RKp

In complesso RK RK RK RK

(s) (f) (pa)

Anche per questi trasferimenti la CN registra, nei conti generali del paese, soltanto i

totali di colonna e di riga relativi ai settori residenti: i trasferimenti in conto capitale

ricevuti dagli operatori residenti anche dai non residenti e i trasferimenti

attivi RK

(i)

in conto capitale passivi RKp versati dagli operatori residenti anche a non residenti. I

(i)

primi vanno aggiunti e i secondi sottratti al risparmio netto dei corrispondenti settori

istituzionali, come nello schema riportato nella tabella seguente.

Aggregati Società Famiglie Pubbliche In

amm. complesso

Risparmio netto S S S S

(s) (f) (pa)

Trasferimenti in conto capitale

attivi RK RK RK RK

(s) (f) (pa)

Trasferimenti in conto capitale RKp RKp RKp

passivi (-) RKp (s) (f) (pa)

Investimenti netti I’ I’ I’

(s) (f) (pa) If’+Ivs+Iov

Acquisizioni nette di attività reali

non prodotte Anp Anp Anp Anp

(s) (f) (pa)

B B B

Accreditamento(+)/Indebitamento(-) B

(s) (f) (pa)

Va inoltre considerato che l’accumulazione di capitale non avviene soltanto in termini

di investimenti netti, ovvero tramite i tre aggregati investimenti fissi, variazione delle

scorte e acquisizioni meno cessioni di oggetti di valore che compaiono nel conto delle

risorse e degli impieghi. Avviene anche tramite l’acquisizione, al netto delle cessioni,

di attività reali non prodotte (Anp), ovvero di terreni, brevetti, avviamento

commerciale ecc. Attività non comprese negli investimenti perché non prodotte, ma che

fanno parte a tutti gli effetti della formazione del capitale delle unità istituzionali. 57

Il conto del paese assume dunque la forma seguente:

If ’ + Ivs + Iov + Anp + B = S + (Rk – RKp)

Il saldo del conto è l’accreditamento (se positivo) o l’indebitamento (se negativo) B nei

confronti dell’estero. Le unità istituzionali, i settori e il paese nel suo complesso

possono investire e incrementare lo stock di capitale anche al di là delle risorse

(risparmio proprio e trasferimenti in conto capitale) di cui dispongono, facendo ricorso

all’indebitamento. Oppure possono farlo in misura minore, nel qual caso si avrà un

accreditamento.

L’accreditamento o indebitamento dei settori istituzionali. Per i settori istituzionali

il conto assume la forma seguente:

I’ + Anp + B = S + (RK - RKp )

(i) (i) (i) (i) (i) (i)

dove

S : risparmio del settore i;

(i)

(RK - RKp ) : trasferimenti in conto capitale netti dagli altri settori, compreso il resto

(i) (i)

del mondo;

I’ : investimenti netti del settore i;

(i) : acquisizioni meno cessioni di attività non finanziarie non prodotte del settore i;

Anp (i)

B : accreditamento (+) o indebitamento (-) del settore i.

(i)

Pertanto, l’accreditamento o indebitamento del settore i è dato da:

B = S + (RK - RKp ) - I - Anp

(i) (i) (i) (i) (i) (i).

Se B è positivo significa che il settore i ha investito solo una parte delle risorse

(i)

disponibili (risparmio e trasferimenti netti in conto capitale) e quindi ha messo la

restante parte a disposizione di altri settori istituzionali (accreditamento). Questo è il

caso in particolare delle famiglie, che risparmiano molto più di quanto non investono e

quindi mettono gran parte del loro risparmio a disposizione di altri settori, in particolare

delle società e delle PA. Il contrario avviene se B è negativo (è il caso delle società e

(i)

delle PA).

L’accreditamento o indebitamento delle PA. Tra i diversi settori istituzionali, la

pubblica amministrazione è quello per cui è più interessante analizzare la composizione

dell’accreditamento o, come più spesso avviene, dell’indebitamento. A partire dal saldo

del conto della formazione del capitale delle PA, dato dalla seguente espressione:

B = S + (RK - RKp ) - I’ - Anp

(pa) (pa) (pa) (pa) (pa) (pa)

per identificare le “fonti” dell’indebitamento (o dell’accreditamento) della PA occorre

ripercorrere a ritroso i conti del settore relativi alla utilizzazione del reddito,

ridistribuzione e generazione del reddito e sostituire ai rispettivi saldi contabili le

corrispondenti espressioni, ovvero: 58

S = Yd - Cf ;

(pa) (pa) (pa)

Yd = Yn + (R - Rp ) ;

(pa) (pa) (pa) (pa)

Yn = O + (T - Rc) + (K - Kp )

(pa) (pa) (pa) (pa) .

Sostituiti nella espressione di B si ha:

(pa)

B = [O + K + T + R + RK ] - [Cf + I’ + Anp + Rc + Rp +

(pa) (pa) (pa) (pa) (pa) (pa) (pa) (pa) (pa)

+ RKp + Kp ]

(pa) (pa)

Ovvero, l’accreditamento (se positivo) o l’indebitamento (se negativo) delle PA è dato

dalla differenza tra tutte le entrate realizzate dalle PA nel periodo contabile (risultato di

gestione, redditi da capitale attivi, imposte indirette, imposte correnti sul reddito e sul

patrimonio, contributi sociali, imposte in conto capitale) e tutte le uscite nello stesso

periodo (spesa per consumi individuali e collettivi delle PA, investimenti pubblici,

acquisizioni nette di attività reali non prodotte, contributi ai prodotti e alla produzione,

prestazioni sociali, contributi agli investimenti, risarcimenti di danni da calamità

naturali, interessi passivi, in particolare sul debito pubblico).

Un sotto-aggregato dell’accreditamento o indebitamento delle PA, particolarmente

importante per l’analisi del bilancio pubblico, è il cosiddetto saldo primario, dato da

B al netto degli interessi sul debito pubblico.

(pa)

Nella tabella seguente viene riportato il conto della formazione del capitale per settori

istituzionali dell’Italia nel 2005.

Tabella 4.1. Conto della formazione del capitale per settori istituzionali. Italia 2005

(milioni di euro) pubbliche Famiglie In

Società ammin. e ISP complesso

RISORSE

Risparmio -3651 -35005 93098 54443

Trasferimenti in conto capitale 18633 -18771 1067 929

IMPIEGHI

Investimenti netti 35544 8011 28029 71584

Attività reali non prodotte -219 124 26 -69

Accreditamento/indebitamento -20343 -61911 66110 -16143

Dal conto si rileva che l’indebitamento del paese dipende dall’indebitamento delle PA e

delle società, non compensato da un pur rilevante accreditamento delle famiglie, i cui

investimenti, com’è naturale, sono stati molto minori del risparmio. 59

ESERCIZIO 8

Nella tabella seguente sono riportati alcuni aggregati relativi all’economia italiana nel

2006 (milioni di euro)

Aggregati Valore

Consumi finali nazionali 1174481

Investimenti fissi lordi 238098

Ammortamenti 231672

Variazione scorte e oggetti di valore 6426

Importazioni 422843

Esportazioni 410732

Reddito disponibile netto 1226515

Trasferimenti in conto capitale netti dall’estero 1991

Acquisizioni meno cessioni attività reali non prodotte 98

a) costruire il conto della formazione del capitale;

b) noto che l’accreditamento o indebitamento delle famiglie (e ISP) e delle società

è pari rispettivamente a 57718 e -19083 (milioni di euro), calcolare

l’indebitamento delle PA e il rapporto deficit/Pil.

Soluzione:

a) Calcolato il risparmio netto dal conto della utilizzazione del reddito (come

nell’esercizio precedente):

S = Yd – Cf = 1226515 – 1174481 = 52034,

e gli investimenti fissi netti:

If’ = If – A = 238098 – 231672 = 74933,

il conto della formazione del capitale è:

If ’ + (Ivs + Iov) + Anp + B = S + (Rk – RKp)

74933 + 6426 + 98 + B = 52034 + 1991

da cui B si ottiene a saldo:

B = 52034 + 1991 – (74933 + 6426 + 98) = -27432.

b) L’indebitamento delle PA si ottiene come differenza tra quello del paese e quelli

degli altri settori istituzionali:

B = B – B – B = - 27432 + 19083 - 57718 = - 66067.

(pa) (s) (f)

Il prodotto interno lordo, necessario per calcolare il rapporto deficit/Pil, si ottiene a

saldo del conto delle risorse e degli impieghi:

Yp = Cf + If + (Ivs + Iov) + E – M

= 1174481 + 306605 + 6426 + 410732 – 422843 = 1475401;

e il rapporto deficit/Pil è quindi:

B /Yp = 66067/1475401 = 0.045 (4.5 %)

(pa) 60


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Dispense di Statistica Economica sulla Contabilità Nazionale. All'interno delle dispense sono affrontati i seguenti argomenti: la contabilità nazionale ed una sua breve storia; Prodotto Interno Lordo e diagramma di flusso circolare; il REDDITO NAZIONALE LORDO (RNL); i grandi aggregati di Contabilità Nazionale; il deflatore del PIL.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in finanza e statistica
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Statistica Economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Bracalente Bruno.

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