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Contabilità irregolare - C. Strasburgo 2004 Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario tenute dal Prof. Simone Francesco Cociani nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo del 2006 in cui si affrontano i seguenti argomenti:... Vedi di più

Esame di Diritto Tributario docente Prof. S. Cociani

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una base sufficiente per l'esame dei fatti del caso di specie. A suo giudizio, le questioni contestate

avevano un carattere tecnico marcato poiché si fondavano sul rapporto di ispezione fiscale e una

tale controversia si prestava meglio ad un esame scritto piuttosto che ad uno orale. Nulla indicava

che vi fosse una questione di fatto o di diritto che non potesse essere adeguatamente risolta sulla

base del fascicolo e delle osservazioni scritte dell'interessato, dell'ispettrice e dell'esperto.

L'audizione dell'ispettrice e dell'esperto, richiesta dal ricorrente, non avrebbe potuto apportare

alcuna informazione supplementare. Inoltre, l'interessato avrebbe avuto la possibilità di presentare

per iscritto ogni osservazione che ritenesse determinante per l'esito del procedimento o di

commentare in qualsiasi momento dello stesso le informazioni che le autorità fiscali avrebbero

potuto offrire. Avrebbe altresì potuto esercitare un ricorso davanti al Tribunale amministrativo

regionale e alla Corte amministrativa suprema, che avevano piena giurisdizione per pronunciarsi in

merito al caso e la competenza per annullare le decisioni delle autorità fiscali. Si dovrebbe

concludere che le circostanze della fattispecie permettevano alle autorità di astenersi dal tenere

un'udienza. B. Valutazione della Corte

dell'art. 6

1. Sull'applicabilità

29. Il presente caso attiene ad un procedimento al termine del quale il ricorrente si è visto

comminare una rettifica fiscale a titolo di IVA e una maggiorazione d'imposta pari al 10 % delle tasse

di cui fu giudicato debitore, in considerazione di errori che avrebbe commesso nelle sue dichiarazioni

fiscali. Non essendo applicabile l'art. 6, sotto il profilo civile, alla determinazione dell'imposizione e

alla maggiorazione d'imposta (v. la sentenza Ferrazzini c. Italia, GC, ricorso n. 44759/98, par. 29), la

nel significato

questione che si pone nella fattispecie è se il contenzioso sia di natura «penale»

autonomo dell'art. 6 e se, a questo titolo, sia idoneo a determinare l'applicazione delle garanzie

previste dal profilo penale di questa disposizione.

30. Secondo la giurisprudenza costante della Corte, l'applicabilità dell'art. 6 sotto il suo profilo

penale deve essere valutata sulla base di tre elementi. Questi, che sono talvolta definiti «criteri

Engel», sono stati confermati da ultimo dalla Grande Camera nella sentenza resa nel caso Ezeh e

Connors c. Regno Unito (GC, ricorsi n. 39665/98 e 40086/98, par. 82):

(...) Occorre anzitutto sapere se il o i testi che definiscono l'infrazione incriminata

«82.

appartengono, secondo la tecnica giuridica dello Stato convenuto, al diritto penale, al diritto

disciplinare o ad entrambi. Si tratta tuttavia di un semplice punto di partenza. L'indicazione che

fornisce ha solo un valore formale e relativo; occorre esaminarli alla luce del denominatore comune

alle rispettive legislazioni dei diversi Stati contraenti.

La natura stessa dell'infrazione rappresenta un elemento di valutazione di maggior peso. (...)

Il controllo della Corte non si esaurisce in ciò. In generale, sarebbe illusorio se non prendesse anche

in considerazione il grado di severità della sanzione che l'interessato rischia di subire (...)»

31. Il secondo e terzo criterio sono alternativi e non necessariamente cumulativi. Affinché sia

applicabile l'art. 6, è sufficiente che la violazione in causa sia di natura penale o abbia esposto

l'interessato ad una sanzione che, per la sua natura e il suo livello di gravità, sia riconducibile in

Ezeh e Connors, par. 86). La debolezza

generale alla materia penale (v. la già citata sentenza

relativa della posta in gioco non fa venire meno l'intrinseco carattere penale dell'infrazione (v. la

sentenza 21 febbraio 1984 nel caso serie A n. 73, par. 54, e la sentenza 25

Öztürk c. Germania,

agosto 1987 nel caso Lutz c. Germania, serie A n. 123, par. 55). Ciò non impedisce l'adozione di un

approccio cumulativo se l'analisi distinta di ciascun criterio non permette di giungere ad una

conclusione chiara in merito all'esistenza di un'accusa in materia penale (v. la già citata sentenza

Ezeh e Connors, Bendenoun c. Francia,

par. 86, che si riferisce in particolare alla già citata sentenza

par. 47).

32. La Corte ha valutato se poteva basarsi su elementi della propria giurisprudenza per applicare

un altro metodo in materia fiscale. Ricorda che, nella sentenza Bendenoun c. Francia (cit.), in cui

erano in causa ammende fiscali e maggiorazioni d'imposta per frode fiscale inflitte rispettivamente

alla società diretta dal ricorrente (a titolo di IVA e di imposta sulle società) e a quest'ultimo (a titolo

di imposta sul reddito), non ha fatto esplicito riferimento alla sentenza Engel e ha citato i quattro

elementi che riteneva pertinenti in quel caso per risolvere la questione circa l'applicabilità dell'art. 6,

rilevando che la legge che prevedeva le sanzioni riguardava tutti i cittadini nella loro qualità di

contribuenti, che le maggiorazioni fiscali non erano dirette ad una riparazione pecuniaria di un

pregiudizio ma miravano essenzialmente a punire per impedire la reiterazione delle condotte

incriminate, che esse erano basate su una norma di carattere generale il cui scopo era, al tempo

stesso, preventivo e repressivo e che le somme pretese a questo titolo erano di un ammontare

considerevole (422.534 franchi francesi (FRF) per il ricorrente, vale a dire 64.415 EUR, e 570.398 FRF

per la società, ossia 86.957 EUR). Tuttavia, nel contesto di questo caso, gli elementi in questione

potevano essere considerati come parte di quelli che la Corte ha ritenuto per pronunciarsi in merito

all'applicazione del secondo e terzo criterio Engel ai fatti in causa, poiché nulla indica che essa abbia

inteso allontanarsi dalla sua giurisprudenza anteriore o porre principi diversi in materia fiscale.

Occorre poi sottolineare che, nella sentenza Bendenoun, la Corte ha ritenuto che nessuno di questi

elementi apparisse di per sé decisivo e che ha optato per un approccio cumulativo che l'ha indotta a

concludere per l'applicabilità del profilo penale dell'art. 6.

33. Nella sentenza che ha reso nel caso Janosevic c. Svezia (ricorso n. 34619/97), alla luce dei criteri

Engel prima ricordati, la Corte non ha citato la sentenza Bendenoun e non ha seguito il particolare

approccio che aveva adottato allora. La constatazione della gravità della sanzione incorsa e di

quella che fu effettivamente inflitta al signor Janosevic (che consisteva in una maggiorazione il cui

ammontare non raggiungeva il limite massimo e che fu fissato in 161.261 corone svedesi, ossia

17.284 EUR), ha costituito un motivo supplementare e distinto tale da attribuire all'infrazione il

Janosevic,

carattere penale che le aveva già riconosciuto esaminandone la natura (v. la sentenza

cit., par. 68-69, e la sentenza 23 luglio 2002 nel caso Vastberga Taxi Aktiebolag e Vulic c. Svezia,

ricorso n. 36985/97, che la Corte ha adottato nello stesso periodo seguendo un ragionamento

analogo).

34. In compenso, nella decisione sul caso Morel c. Francia (ricorso n. 54559/00, di cui ha avuto

notizia in seguito), la Corte ha ritenuto che K02l'art. 6 non si applicasse ad una maggiorazione

d'imposta del 10% (corrispondente a 4.450 franchi, ossia 678 EUR), che fosse di «importanza

minima» e fosse quindi dal ricoprire l'ampiezza considerevole» necessaria per considerare

«lontana

il carattere penale del caso. La decisione in questione, in cui la Corte ha applicato i criteri Bendenoun

piuttosto che i criteri Engel, riconosce un peso preminente al livello di gravità della sanzione a

scapito degli altri elementi considerati nella decisione Bendenoun, in particolare quello relativo alla

natura della violazione (e allo scopo della sanzione) e non fa alcun riferimento alla sentenza

Janosevic, più recente. In essa, sembrava essere più in sintonia con l'approccio della Commissione

che, nel caso Bendenoun c. Francia (ricorso n. 12547/86, rapporto del 10 dicembre 1992), si era

basata essenzialmente sul grado di severità della sanzione per pronunciarsi a favore

dell'applicabilità dell'art. 6 mentre la Corte, nello stesso caso, ha scelto di bilanciare tutti gli aspetti

del contenzioso secondo un approccio strettamente cumulativo. Il caso Morel, in cui la Corte si è

basata sul carattere veniale della sanzione per concludere che il contenzioso non rientrava nel

contesto dell'art. 6, anche quando le altre condizioni richieste per l'applicazione di tale disposizione

(generalità della norma, sanzione priva di carattere indennitario che perseguisse uno scopo

preventivo e repressivo) erano incontestabilmente presenti, costituisce un'eccezione tra i casi

pubblicati.

35. La Grande Camera condivide l'impostazione adottata dalla Camera che aveva reso, nel caso

Janosevic, una sentenza di merito dopo aver proceduto ad un'analisi minuziosa degli aspetti del

contenzioso e aveva ascoltato le spiegazioni rese dalle parti (il caso Morel aveva determinato una

decisione di irricevibilità). Non esiste dunque, nella giurisprudenza della Corte, alcun precedente che

consenta di sostenere che la tenuità della sanzione costituisce, in materia fiscale o in altra materia,

un fattore decisivo per escludere dall'ambito di applicazione dell'art. 6 una violazione che rivesta

peraltro un carattere penale.

36. Inoltre, la Corte non è convinta della tesi secondo la quale i procedimenti di rettifica fiscale, in

considerazione della loro stessa natura, devono o dovrebbero sfuggire alla protezione dell'art. 6. Le

argomentazioni che sono state invocate a sostegno di una tale teoria in materia di disciplina

penitenziaria e di violazioni lievi delle norme del codice della strada sono state respinte dalla Corte

Ezeh e Connors e Se la Corte non dubita

(v. tra le altre, le già citate sentenze Öztürk).

dell'importanza delle imposte per il buon funzionamento dello Stato, non è convinta del fatto che

bisognerebbe non riconoscere alle sanzioni fiscali le garanzie processuali contenute nell'art. 6 per

preservare l'efficacia del sistema fiscale né, del resto, che tale impostazione si possa conciliare con


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Tributario tenute dal Prof. Simone Francesco Cociani nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo del 2006 in cui si affrontano i seguenti argomenti: irregolarità contabili, rettifiche fiscali, rifiuto di audizione dell'imputato nel contenzioso tributario con conseguente violazione del diritto di difesa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cociani Simone Francesco.

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