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Il Discours de la Connoissance des Bétes (1672) costituisce, assieme

alle Nouvelles difticultez proposées par un Péripateticien à l'Auteur du

Voyage du Monde de Descartes (1693) . la risposta opposta dai Gesuiti peri-

patetici alle tesi macchiniste dei cartesiani Oratoriani. Daniel e Pardies, con-

tro il macchinismo cartesiano, riaffermano l'copinione comune» della sensi-

bilità animale, la giustificano mediante il riferimento a una c forma so-

stanziale », riscoprono la differentia specifica dell'uomo nel possesso di

un'anima immortale.

Pardies in particolare muove dalla distinzione aristotelico-tomistica

tra conoscenza spirituale (percezione intima e riflessiva) riportabile alla

ragione indivisibile, e conoscenza sensibile (percezione degli oggetti priva

di riflessione) riportabile alla fantasia o immaginazione. Le bestie, prive

certamente di conoscenza razionale, sono però dotate di conoscenza sen-

sibile. Il loro principio deve pertanto essere un'anima materiale, an-che se

non corporea, dal momento che solo l'atto della riflessione su se stessi

rimanda a un principio indivisibile e pertanto spirituale. Come si vede il

contesto del Discours de la Connoissance des Bétes è puramente filo-

sofico e pres<:inde da qualsiasi osservazione diretta del mondo animale.

L'abito sperimentalista che Pardies dimostra nell'ambito fisico viene meno

quando tratta degli animali, che gli interessano non come oggetto diretto

di studio ma solo come mezzo per trattare del problema filosofico della

anima. Non stupis<:e pertanto che Pardies non abbia neppure presente

(se non una sola rapida volta) quelle che, nel mondo sei-settecentesco,

erano considerate le c specificità» del comportamento animale e cioè

l'infallibilità, l'uniformità, la funzionalità ai bisogni. Gli importa solo ri-

badire, in un contesto sostanzialmente polemico, il carattere attivo della

vita animale. E per far questo gli basta applicare alla bestia gli schemi

conoscitivi umani. attribuirle cioè quelle facoltà (l'immaginazione e l'ap-

petito sensibile) che anche l'uomo possiede.

Più che per gli aspetti positivi, però, il trattato di Pardies è signifi-

cativo per le critiche rivolte al cartesianesimo. Critiche che non da tutti

i contemporanei vennero colte: la precisione con cui il gesuita esponeva,

l

nella parte del Discours, la tesi macchinista, e il gran numero di pagine

(più della metà dell'intero libretto) ad essa dedicato fecero sorgere a

più d'uno il sospetto che Pardies fosse di fatto un cartesiano masche.

« corrispondenza con vari scienziati tra cui lo stesso Newton e, tra l'altro

rato ». Così nelle Nouvelles de la Republique des Lettres» (marzo 1684)

« pubblicò ne~le Phil~sophical Transa.ctions» (1672-73;84-85)i Remarque;

«

Bayle rifletteva: Tutti hanno sospettato che il padre Pardies abbia vo-

« Sur la théorze newtonzenne de la Lumlère. Voltaire nel Catalogue des Escri-

luto sostenere astutamente l'opinione di Descartes pur fingendo di con. vains Français con cui conclude Le Siècle de Louis XIV, lo ricorda oltre

futarla. E in effetti egli risponde così bene alle sue obiezioni, e quelle che per il Discours de la Connoissanee des Betes, per gli Elém~ de

che lascia senza risposta sono così deboli, che non è difficile indovinare il Géométrie (Paris 1671).Accanto a quest'opera di larga diffusione (venne

suo pensiero », formulando un giudizio che, tra l'altro, sarebbe stato ripre- tradotta a Iena da Schmitz nel 1685e a Utrecht da Serrurier nel 1711) si

so dal Padre Daniel. Ancora, il traduttore italiano del trattato (Venezia possono ricordare, a testimonianza della sua attività scientifica: la Disser-

1684),notando la differenza tra la «chiarezza» e la «forza» usate nello tatio de motu et natura Cometarum (Bordeaux 1665),il Diseours du mouve.

stabilire l'opinione dei macchinisti e la debolezza con cui veniva sostenuta ment loeal (1670), la Statique ou la seienee des forces mouvantes (1673).

l'opinione tradizionale, parlava di cautela» e di letteraria ipocrisia»

« « Morì n~l 1673,lasciando, tra l'altro. molti manoscritti tra cui un'Optique,

del gesuita. Per contro i Mémoires de Trevoux », organo ufficiale dei

« un Tralté de la Guerre e una Description du globe celeste. Nel 1725 a

Gesuiti, pubblicando l'Eloge di Pardies. riconoscevano la perfetta orto- Lyon venne pubblicata un'edizione delle sue opere.

dossia dell'operetta e le attribuivano il titolo di miglior difesa» dell'a.

«

nima delle bestie. In realtà la tesi sostenuta dall'Eloge dei «Mémoires

de Trevoux», anche se dettata da ovvie ragioni di scuola, trova un suo

fondamento effettivo nel contenuto del Discours. Nel quale la bete-machine

viene confutata non - come era avvenuto nelle Nouvelles Difficultez di

Daniel - attraverso un'analisi minuta della tesi macchinista sia nei suoi

esiti tecnici sia nei suoi esiti filosofici, ma attraverso un esame dei fon-

damenti metodologici, metafisici e fisici dell'intera filosofia cartesiana. In

primo luogo viene messo in crisi lo stesso criterio metodologico della

chiarezza e della distinzione, inconsistente perché non universalmente ap-

plicabile: i cartesiani che accusano gli aristotelici di far uso di termini

oscuri e incomprensibili come forma, virtù, facoltà, ricorrono a termini

ancora più oscuri come atomi, spiriti, disposizioni meccaniche; la stessa

nozione di movimento su cui la bete machine si fonda risulta inspiegabile

se non si chiamano in causa i modi e gli accidenti. Esistono d'altronde

alcune nozioni matematiche (l'incommensurabilità delle rette, l'infinita

divisibilità, la natura delle asindote) che per definizione sono oscure; per-

tanto l'intera matematica, assurta nel sistema cartesiano a modello me-

todologico e scientifico, contraddice l'esigenza di chiarezza e di distin-

zione. In secondo luogo il trattato di Pardies contiene una confutazione

assai esplicita sia del dubbio cartesiano sia di quella ipotesi del Dio in-

gannatore che del procedimento del dubbio è momento importante. Del

dubbio viene denunciato il carattere artificioso; d'altro canto la nozione

innata di un Dio infinitamente buono e saggio, idea inestirpabile da qual.

siasi ragionamento, è già invocata a garanzia dell'esistenza della realtà

esterna. Se a tutte queste critiche si aggiunge il fondamentale rilievo cri.

tico dell'impossibilità di una spiegazione della vita in termini meccanici,

l'opinione dei «Mémoires de Trevoux» può essere tranquillamente con-

divisa.

Ignace Gaston Pardies nacque a Pau nel 1636.Gesuita molto noto an-

che nei salotti parigini, insegnò matematica a Clermont e al Collège Louis

Le Grand di Parigi. Legato alI'Académie Royale des Scienees, intrattenne Il (1676) può consi-

Traité de l'Ame et de la COnflOissance des Bétes

derarsi come una sorta di compendio delle argomentazioni cartesiano-

malebranchiane in ordine al problema dell'automatismo. Ritorna (nel cap.

XV), quasi ad indicare la fonte tecnica di ispirazione della béte-machine,

uno dei più ricorrenti dei sostenitori dell'automatismo: l'elenca-

topoi

zione delle macchine meravigliose costruite dall'uomo (qui la sfera d'Ar-

chimede, la testa d'Alberto Magno che rispondeva se interrogata, l'aquila

di Regiomontano ecc.), segno per analogia di ben più perfette macchine

create dall'infinita bontà di Dio. Ritorna (nel cap. XVI) un altro topos

degliautomatisti: l'elencazione delle funzioni umane che si eseguono mec-

canicamente e che legittimano, sempre per analogia, una spiegazione del-

la vita animale in termini soltanto meccanici. Ma queste argomentazioni

vengono riassorbite nel disegno generale di ricerca della «vera natura

dell'anima umana ». Solo per questo si deve «riconoscenza» a Descartes;

«lui solo - si dice nell'Introduzione - insegnandoci a conoscere la

natura della nostra anima, ha indicato il vero carattere che ci distingue

dalle bestie e che ci rende di una condizione infinitamente più elevata

della loro, anche se poi non ha tratto dalla sua tesi tutte le conseguenze in

essa implicite. L'esigenza di sviluppare queste conseguenze comporta una

accentuazione del rapporto Cartesio-Agostino, sia per quanto riguarda la

natura dell'anima (la volontà e il pensiero per Cartesio come per Ago-

stino), sia per quanto riguarda appunto la giustificata, se-

béte-machine

condo gli schemi malebranchiani. facendo leva sulla bontà e sull'onnipo-

tenza divine. Solo che, mentre Malebranche, Darmanson, Poisson, Victor

ecc. sottolineavano il rapporto sussistente tra il peccato e la sofferenza

sì che le bestie innocenti non meritavano di soffrire, Dilly, con un'interes-

sante inversione di prospettiva, dà alla sofferenza il valore di merito per

la conquista della vita eterna, sì che le bestie, indegne di assurgere al pa-

radiso e a Dio, non possono soffrire. Pertanto il dolore fisico da peccato

diventa virtù, in una visione globale che si allontana alquanto dai pericoli

di eresia contenuti nell'interpretazione protestante e giansenista di Ago-

stino.

Nel di Dilly, come si vede, il discorso si sposta dall'ambito fisico

Traité

di discussione sulla sensibilità degli animali, all'ambito religioso della

bontà di Dio e del significato del peccato e del1a virtù. Un identico spo-

stamento di orizzonte è rilevabile nei capitoli dedicati alla confutazione

del1a tesi di Pardies: la discussione che. come spesso avviene in questa

querelle, assume i toni del1a polemica personale, si svolge suI tema squi·

sitamente filosofico del1a veracità divina e del problema del1'errore. L'o-

biezione di Pardies relativa all'inganno che Dio opererebbe nei nostri

confronti se le bestie fossero automi, non regge per Di1ly;il quale, metten-

do in opera la dottrina cartesiana che riporta l'errore alla precipitazione

del1a volontà, ritiene che solo all'uomo vada comunque imputata la scor-

rettezza di un giudizio fal1ace.

Altri esiti non perfettamente ortodossi del cartesianesimo emergono

però con evidenza. La identificazione in Dio del1a possibilità con la neces-

sità (Dio può produrre tutto ciò che non è contradditorio; se può pro-

durlo di fatto lo ha prodotto) apre la via allo spinozismo. La riduzione

del1'idea a modo d'essere dell'anima mette in luce chiaramente le infles·

sioni idealistiche del Cartesianesimo. Questi rilievi, oltre che sottolineare

la perfetta adesione di Di1ly alla filosofia cartesiana, hanno il solo scopo

di indicare l'ambito filosofico-religioso delle argomentazioni presenti nel

Traité de l'Ame.

La figura di Antoine Dilly. autore riconosciuto del Traité de l'Ame et

de la Connoissance des Betes, uscito anonimo a Lione nel 1676,è difficil·

mente definibile. Bayle Nouvelles de la Republique des Lettres,., mar·

(<<

zo 1684),ce lo presenta come «prete d'Ambrun morto poco tempo dopo la

pubblicazione del libro e queste scarse notizie non sono state ampliate

»,

né da Busson. né dalla Cohen Rosenfield che di Dilly si sono occupati.

Eppure il Traité ha goduto, nel Sei-Settecento, di larga fortuna e ha avuto

molteplici edizioni (tra l'altro una settecentesca traduzione italiana).


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Storia del pensiero scientifico, tenute dal Prof. Nunzio Allocca nell'anno accademico 2011 e tratta il pensiero di Thomas Willis, Ignace Gaston Pardies, Antoine Dilly, David Renaud Boullier come viene esposto nel "Discorso sulla conoscenza delle bestie".


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allocca Nunzio.

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