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Conflitti attribuzione - C. Cost. n. 487/00

La dispensa si riferisce al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 487 emessa dalla Corte Costituzionale nel 2000.
La Corte ha accolto... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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ESTRATTO DOCUMENTO

SENTENZA N. 487 - ANNO 2000

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

Cesare MIRABELLI Presidente, - Francesco GUIZZI Giudice, - Fernando SANTOSUOSSO -

Massimo VARI - Cesare RUPERTO - Riccardo CHIEPPA - Valerio ONIDA - Fernanda CONTRI -

Guido NEPPI MODONA - Piero Alberto CAPOTOSTI - Annibale MARINI - Franco BILE -

Giovanni Maria FLICK ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei giudizi per conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sorti a seguito della richiesta al Giudice per

le indagini preliminari del Tribunale di Bologna in data 3 maggio 1999, di non doversi procedere nei

confronti di funzionari del SISDE e della polizia per essere le fonti di prova incise da segreto di Stato e

del successivo decreto dello stesso Giudice per le indagini preliminari del 31 maggio 1999, promossi

con ricorsi del Presidente del Consiglio dei ministri notificati il 19 luglio 1999, depositati in Cancelleria

il 27 successivo ed iscritti ai nn. 23 e 24 del registro conflitti 1999.

Visti gli atti di costituzione del Procuratore della Repubblica e del Giudice per le indagini preliminari

del Tribunale di Bologna;

udito nell’udienza del 10 ottobre 2000 il Giudice relatore Fernanda Contri;

uditi il dott. Paolo Giovagnoli per il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Bologna nonché

l’avv. dello Stato Ignazio Francesco Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1. - Con ricorso del 5 luglio 1999 - depositato il 6 luglio 1999 e, a séguito dell'ordinanza di

ammissibilità del conflitto n. 321 del 1999, regolarmente notificato il 19 e nuovamente depositato il 27

luglio 1999 - il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato, previa la necessaria deliberazione del

Consiglio dei ministri, assunta in data 30 giugno 1999, conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei

confronti del pubblico ministero, in persona del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di

Bologna, in relazione alla richiesta, dal medesimo presentata in data 3 maggio 1999 al Giudice per le

indagini preliminari presso lo stesso Tribunale, di “non doversi procedere” nei confronti di funzionari

del SISDE e di funzionari di polizia che con essi avevano collaborato, per la esistenza di un segreto di

Stato ritualmente opposto dal Presidente del Consiglio dei ministri ex art. 12 della legge 24 ottobre

1977, n. 801 (Istituzione e ordinamento dei servizi per le informazioni e la sicurezza e disciplina del

segreto di Stato) e “confermato dalla Corte costituzionale con le sentenze nn. 110 e 410 del 1998”.

In relazione a tale attività del pubblico ministero, consistente nella richiesta di archiviazione al giudice

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per le indagini preliminari per l’esistenza di un segreto di Stato - deducendo la violazione degli artt. 1,

5, 52, 87, 94, 95, 102 e 126 della Costituzione, in relazione agli artt. 12 e 16 della legge 24 ottobre

1977, n. 801, agli artt. 202, 256 e 362 del codice di procedura penale, e con riferimento alle sentenze

nn. 110 e 410 del 1998 della Corte costituzionale - il Presidente del Consiglio solleva l’odierno

conflitto, ritenendo la motivazione della richiesta del pubblico ministero contraddittoria e atta a

provocare, da parte del giudice, il provvedimento di fissazione dell’udienza in camera di consiglio, ex

art. 409, comma 2, cod. proc. pen., ed altresì lamentando che la detta richiesta è stata corredata di tutta

la documentazione, anche segretata, la quale accompagnava le precedenti richieste di rinvio a giudizio,

rispettivamente annullate da questa Corte con le sentenze nn. 110 e 410 del 1998.

Allo scopo di inquadrare il presente conflitto nel contesto dell'intera vicenda in cui si inserisce, il

ricorrente ripercorre preliminarmente i fatti dai quali hanno tratto occasione i due conflitti di

attribuzione in precedenza sollevati dal Presidente del Consiglio dei ministri nei confronti della Procura

della Repubblica di Bologna, definiti da questa Corte con le citate sentenze n. 110 e n. 410 del 1998.

Nel presente giudizio, il ricorrente si duole che il Procuratore della Repubblica, invece di restituire i

documenti segretati ai legittimi detentori e di avanzare richiesta di archiviazione, abbia nuovamente

violato il segreto, attentando alle prerogative del Presidente del Consiglio dei ministri. In particolare,

l’iniziativa della Procura di porre nella disponibilità del giudicante gli atti segretati non solo

contrasterebbe con le statuizioni contenute nelle citate sentenze della Corte costituzionale nn. 110 e 410

del 1998, ma avrebbe determinato anche l’ulteriore effetto di rendere conoscibile al giudice per le

indagini preliminari, in sede di delibazione della menzionata richiesta di archiviazione, emergenze

documentali di cui il medesimo giudice non dovrebbe prendere cognizione e di offrire la

documentazione segreta alla pubblicità dell’udienza.

Il Presidente del Consiglio, deducendo la violazione dei menzionati parametri costituzionali, anche in

relazione alle citate sentenze nn. 110 e 410 del 1998, chiede a questa Corte di dichiarare che non spetta

al pubblico ministero corredare una richiesta di non doversi procedere per l’esistenza di un segreto di

Stato dei documenti che da quel segreto sono coperti e che non spetta al pubblico ministero motivare

tale richiesta in modo contraddittorio ed atto, comunque, a provocare da parte del giudice per le

indagini preliminari una richiesta di ulteriori indagini o una imputazione coatta, con il conseguente

annullamento della richiesta di archiviazione del 3 maggio 1999 e con l’ordine di restituzione dei

documenti coperti da segreto di Stato ai loro legittimi detentori.

2.- Con l'ordinanza n. 321 del 1999, questa Corte ha dichiarato ammissibile questo nuovo conflitto

proposto dal Presidente del Consiglio dei ministri nei confronti del pubblico ministero, in persona del

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna.

3.- Nel giudizio davanti a questa Corte quest'ultimo si è costituito, per argomentare l'inammissibilità e

l'infondatezza del ricorso del Presidente del Consiglio.

In primo luogo, il pubblico ministero obietta che "non sarebbe stato possibile tecnicamente espungere

materialmente dal fascicolo processuale la documentazione sia perché ne è parte integrante", sia

perché, proprio la Corte costituzionale, con la sentenza n. 145 del 1991, ha affermato, si legge nell'atto

di costituzione, "l'obbligo inderogabile dell'integrale trasmissione degli atti processuali, comunque

compiuti, al G.i.p. per le sue valutazioni". A questo riguardo, il resistente aggiunge che "nessuna norma

del codice autorizza, se pure indirettamente e per qualunque motivo, l'eliminazione di atti e documenti

dai fascicoli processuali". Inoltre, si afferma nell'atto di costituzione, "la stessa Corte [costituzionale]

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non ha mai ritenuto di indicare espressamente e specificamente i documenti colpiti dalla ricordata

sanzione processuale".

In secondo luogo, il resistente asserisce la propria incompetenza a decidere sulla inutilizzabilità degli

atti e dei documenti coperti da segreto di Stato, spettando esclusivamente al giudice "applicare la

sanzione dell'inutilizzabilità".

4.- In prossimità della data fissata per l'udienza, il ricorrente ha depositato una memoria illustrativa, per

insistere nell'accoglimento del ricorso e per sviluppare ulteriormente quanto già dedotto in sede di

promovimento del presente giudizio.

Nella memoria - che nell'identico testo, data “la sostanziale identità della linea difensiva avversa in

entrambi i conflitti”, è stata depositata anche in vista dell'udienza prevista per la trattazione del

conflitto n. 24 - il ricorrente richiama l'ordinanza di questa Corte n. 344 del 2000, che ha dichiarato,

escludendone il carattere pregiudiziale, la manifesta inammissibilità della questione di legittimità

costituzionale - sollevata, in riferimento all’art. 3, secondo (recte: primo) comma, 101, secondo

comma, e 112 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di

Bologna, nel corso del procedimento instaurato a norma dell’art. 409, comma 2, cod. proc. pen. con il

provvedimento all'origine del conflitto n. 24 - dell’art. 256 cod. proc. pen., “nella parte in cui consente

di opporre il segreto di Stato anche in relazione ad atti privi del connotato della segretezza in quanto già

contenuti ed acquisiti al fascicolo processuale, o comunque ad atti che, venendo contestualmente

trasmessi alla A.G., perdono le loro caratteristiche di segretezza, ovvero laddove non prevede che il

segreto in precedenza ritualmente e correttamente opposto diventi inefficace nel caso in cui l’atto da

esso coperto abbia perso il suo carattere di segretezza”.

Il ricorrente contesta poi l’affermazione del resistente circa “la pretesa giuridica impossibilità di

espungere dal fascicolo atti ancorché coperti da segreto”, osservando che sebbene “nessuna norma di

legge preveda esplicitamente tale espungibilità, ciò rientrerebbe nella generale regola di comune buon

senso che nessuna espressa previsione normativa è necessaria per legittimare i comportamenti leciti che

non solo rientrano nella logica del sistema ma il cui compimento è addirittura doveroso in quanto

necessario per evitare conseguenze gravissime o addirittura la commissione di reati”. Diversamente

opinando, conclude la difesa erariale, “accettando la logica della controparte, un p.m. ed un g.i.p. nei

cui incarti processuali fosse stato per avventura versato l'elenco completo degli agenti ed informatori di

SISDE e SISMI dovrebbero comunque offrire tale elenco alla pubblicità del processo e sufficiente

garanzia del bene pubblico e del pubblico interesse sarebbe solo l'inutilizzabilità dell'elenco ai fini del

decidere”.

Quanto alla lamentata impossibilità di individuare con esattezza gli atti e i documenti coperti da

segreto, il Presidente del Consiglio osserva che "una semplice lettura degli atti del procedimento di

segretazione (segnatamente della motivazione della conferma) effettuata in spirito di leale

collaborazione, sarebbe stata sufficiente, a tacer d'altro, per intendere quali documenti fossero coperti

da segreto di Stato".

5. - Con ricorso del 5 luglio 1999 - depositato il 6 luglio 1999 e, a séguito dell'ordinanza di

ammissibilità del conflitto n. 321 del 1999, regolarmente notificato il 19 e nuovamente depositato il 27

luglio 1999 - il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato, previa la necessaria deliberazione del

Consiglio dei ministri, assunta in data 30 giugno 1999, conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei

confronti del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bologna in relazione al decreto,

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emesso ai sensi dell’art. 409, secondo comma, cod. proc. pen. in data 31 maggio 1999, con il quale è

stata fissata al 14 luglio 1999 l’udienza in camera di consiglio, a séguito della richiesta del Procuratore

della Repubblica presso il Tribunale di Bologna di non doversi procedere nei confronti di funzionari

del SISDE e di polizia, per essere le fonti di prova incise da segreto di Stato ritualmente opposto dal

Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell’art. 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801 (Istituzione

e ordinamento dei servizi per le informazioni e la sicurezza e disciplina del segreto di Stato).

Il ricorrente lamenta che il provvedimento all'origine del conflitto sarebbe stato adottato sulla base di

tutta la documentazione, compresa quella segretata, che accompagnava le precedenti richieste di rinvio

a giudizio proposte dal pubblico ministero riguardo ai medesimi fatti, e costituirebbe quindi esercizio di

attività giurisdizionale in materie sottratte alla competenza dell’autorità giudiziaria, con conseguente

lesione delle proprie attribuzioni costituzionali, come definite dagli artt. 1, 5, 52, 87, 94, 95, 102 e 126

della Costituzione, in relazione agli artt. 12 e 16 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, agli artt. 202, 256

e 362 cod. proc. pen. e con riferimento alle sentenze nn. 110 e 410 del 1998 della Corte costituzionale.

Allo scopo di inquadrare il presente conflitto nel contesto dell'intera vicenda in cui si inserisce, il

ricorrente, anche in questo secondo ricorso, ripercorre preliminarmente i fatti dai quali hanno tratto

occasione i due conflitti di attribuzione in precedenza sollevati dal Presidente del Consiglio dei ministri

nei confronti della Procura della Repubblica di Bologna, definiti da questa Corte con le citate sentenze

n. 110 e n. 410 del 1998.

Nell'atto introduttivo del presente giudizio, il ricorrente si riporta a quanto affermato da questa Corte

nelle menzionate sentenze nn. 110 e 410 del 1998, ed in particolare ai principi secondo i quali i rapporti

tra Governo ed autorità giudiziaria debbono essere ispirati a correttezza e lealtà, e l’opposizione del

segreto di Stato non comporta alcuna immunità sostanziale e non impedisce l’esercizio dell’azione

penale, ma ha l’effetto di inibire all’autorità giudiziaria l’acquisizione, in via diretta o indiretta, degli

elementi di conoscenza e di prova coperti dal segreto al fine di fondare su di essi l’esercizio dell’azione

penale, che può essere esercitata solo qualora vi siano elementi indizianti del tutto autonomi ed

indipendenti.

Secondo il ricorrente, l’iniziativa del Procuratore della Repubblica di porre nella disponibilità del

Giudice per le indagini preliminari, con la richiesta di archiviazione, gli atti segretati, da un lato, si è

posta in contrasto con quanto statuito da questa Corte con le sentenze nn. 110 e 410 del 1998;

dall’altro, ha posto il giudice nella posizione di delibare detta richiesta sulla base di emergenze

documentali di cui non avrebbe dovuto prendere cognizione.

Il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene quindi che il provvedimento del Giudice per le indagini

preliminari di fissazione dell’udienza in camera di consiglio, pronunciato ai sensi dell’art. 409, secondo

comma, cod. proc. pen., abbia violato le prerogative del Governo nella materia del segreto di Stato, dal

momento che è stato adottato sulla base di documenti coperti da tale segreto e quindi non conoscibili

dal giudice; che esso è idoneo ad offrire la documentazione segreta alla pubblicità dell'udienza; e

ancora che esso è prodromico ad ulteriori attività giurisdizionali – l’ordinanza con la quale si indica la

necessità di ulteriori indagini, o l’ordinanza con la quale si dispone che il pubblico ministero formuli

l’imputazione – che restano precluse dal segreto opposto.

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto conflitto per sentir dichiarare che non spetta al

Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bologna, né acquisire, né utilizzare sotto

alcun profilo, direttamente o indirettamente, atti o documenti sui quali è stato legalmente opposto e

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 487 emessa dalla Corte Costituzionale nel 2000.
La Corte ha accolto il ricorso per conflitto di attribuzione promosso dal Presidente del Consiglio nei confronti del p.m. presso il Tribunale di Bologna.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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