Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

cessazione della materia del contendere, che attiene all'oggetto del giudizio e presuppone

l'annullamento o la revoca dell'atto oggetto dell'impugnazione. Essendo peraltro venuto obiettivamente

meno, a seguito della modifica dell'art. 68 della Costituzione, l'interesse a ricorrere, che deve sussistere

nella fase iniziale della proposizione del ricorso e perdurare fino al momento della decisione sul

conflitto, la difesa della Camera dei deputati ha concluso chiedendo che venga dichiarata

l'inammissibilità per ragioni sopravvenute o l'improcedibilità del conflitto per sopravvenuta carenza di

interesse. Considerato in diritto

l. - Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha sollevato conflitto di attribuzione

nei confronti della Camera dei deputati in relazione al diniego, deliberato nella seduta del 29 aprile

1993, di autorizzazione a procedere, per alcuni dei reati per i quali la richiesta era stata formulata, nei

confronti dell'on. Craxi Benedetto, detto Bettino.

Il ricorrente ritiene che la mancata concessione dell'autorizzazione a procedere per i capi d'imputazione

concernenti reati di corruzione, mentre l'autorizzazione é stata concessa per i capi di imputazione

concernenti reati di violazione delle norme sul finanziamento pubblico dei partiti politici,

determinerebbe un'invasione della sfera propria dell'autorità giudiziaria, interferendo sulla ricostruzione

dei fatti e sulla loro qualificazione giuridica. Il ricorrente deduce la violazione degli artt. 68, 101, 102,

104 e 112 della Costituzione e chiede alla Corte di dichiarare che spetta all'autorità giudiziaria,

rappresentata dal pubblico ministero in sede di indagini preliminari e di esercizio dell'azione penale,

ricostruire il fatto per cui si procede e deciderne la qualificazione giuridica, con la formulazione della

richiesta di autorizzazione a procedere, mentre spetta alla Camera concedere o negare l'autorizzazione

in relazione a tale ricostruzione e qualificazione giuridica senza alcuna modifica o condizione, che, si

assume, deriverebbe dalla autorizzazione concessa solo per alcuni reati e non per altri.

Il ricorrente chiede pertanto che, annullato il diniego di autorizzazione a procedere, gli atti siano

rinviati alla Camera dei deputati per una nuova deliberazione.

Resiste al ricorso la Camera dei deputati, sostenendo che esso é inammissibile e, nel merito, infondato.

2. - Nelle more del giudizio é sopravvenuta la nuova disciplina dettata dalla legge costituzionale 29

ottobre 1993, n. 3, che, modificando l'art. 68 della Costituzione, non richiede più l'autorizzazione della

Camera di appartenenza per sottoporre a procedimento penale un membro del Parlamento.

3. - Prima di valutare se la nuova situazione determinata dalla legge di revisione dell'art. 68 della

Costituzione abbia influenza sulla prosecuzione del giudizio in corso, é necessario verificare

definitivamente se sussistano i requisiti, già sommariamente delibati nella prima fase del giudizio di

ammissibilità (ordinanza n. 265 del 1993), per l'instaurazione di un giudizio per conflitto di

attribuzione tra poteri dello Stato.

La Corte ha già ritenuto, esaminando un contestuale ricorso di analogo contenuto (sentenza n.462 del

1993), che nel corso delle indagini preliminari - per la cui prosecuzione é necessaria l'autorizzazione a

procedere della Camera di appartenenza della persona alla quale il reato é attribuito (art. 68 della

Costituzione, nel testo anteriore alla revisione apportata con la legge costituzionale n. 3 del 1993; artt.

343 e 344 del codice di procedura penale) - l'ufficio del pubblico ministero procedente é l'organo

legittimato a proporre conflitto per il diniego, che assuma lesivo delle proprie attribuzioni, di

autorizzazione a sottoporre a procedimento penale un parlamentare.

Al pubblico ministero é, in questo caso, da riconoscere la competenza a dichiarare definitivamente la

5 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

volontà del potere cui appartiene, così come richiede l'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, per

l'ammissibilità soggettiva del conflitto.

Difatti al pubblico ministero, configurato come organo inserito nel complesso del potere giudiziario

(sentenze n. 190 del 1970, n. 96 del 1975 e n. 88 del 1991), sono attribuiti l'iniziativa e l'esercizio

dell'azione penale (art. 74 dell'Ordinamento giudiziario; art. 50 del codice di procedura penale), la cui

titolarità ed il cui obbligatorio esercizio hanno una base costituzionale (art. 112 della Costituzione). Le

attribuzioni della procura della Repubblica in questa materia non possono essere surrogate da altri

organi giudiziari, tanto che anche nel caso di mancato accoglimento della richiesta di archiviazione il

giudice dell'udienza preliminare non provvede all'imputazione, ma può solo disporre che il pubblico

ministero la formuli (art. 409 del codice di procedura penale).

Al fine di valutare la legittimazione del ricorrente, e non di altri organi del pubblico ministero, é da

ricordare che nell'ambito dell'articolazione di tali uffici le funzioni relative alle indagini preliminari,

comprese nell'iniziativa e preordinate all'esercizio dell'azione penale, sono attribuite al pubblico

ministero presso il giudice competente in ordine al reato per il quale si procede (art. 51 del codice di

procedura penale).

Questo ufficio, nel caso in esame la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, é idoneo

ad assumere determinazioni definitive per l'iniziativa penale in ordine ai fatti per i quali vi é

competenza del giudice presso il quale egli esercita le proprie funzioni.

Il potere di soluzione dei possibili contrasti tra pubblici ministeri affidato, a seconda dei casi, al

Procuratore generale presso la Corte d'appello o al Procuratore generale presso la Corte di cassazione,

ancorato ai criteri della competenza, non configura una sostituzione dell'ufficio procedente

nell'iniziativa e nell'esercizio dell'azione. Il potere di sorveglianza sui magistrati e sugli uffici conferito

al Procuratore generale presso la Corte d'appello (art. 16 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946,

n. 511, nel testo sostituito dall'art. 30 del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 449) non incide sulle competenze

e sulle determinazioni processuali del pubblico ministero procedente. Non vale, difatti, né ad escludere

né a limitare le attribuzioni proprie del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale, senza alcuna

direttiva, interferenza o sostituzione nelle indagini volte all'iniziativa ed all'esercizio dell'azione penale,

nei termini stabiliti dalla legge.

Anche il potere di avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell'azione penale,

attribuito al Procuratore generale presso la Corte d'appello (art. 412 del codice di procedura penale),

non incide sulla competenza della Procura della Repubblica di Milano, nella fase nella quale il conflitto

é insorto, a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene. Nella disciplina vigente

l'avocazione non tende alla sostituzione di un organo del pubblico ministero ad un altro organo del

pubblico ministero nella conduzione delle indagini e nella assunzione delle determinazioni relative

all'esercizio dell'azione, così come si configurava nel precedente codice di procedura penale.

L'avocazione costituisce solo un'ulteriore e successiva garanzia di esercizio dell'azione, e presuppone

necessariamente l'inerzia del pubblico ministero procedente ed il mancato esercizio del potere allo

stesso rimesso.

Si deve, in conclusione, ritenere, che il Procuratore della Repubblica di Milano é soggetto legittimato a

proporre il conflitto di attribuzione sottoposto al giudizio della Corte.

Quanto all'altro soggetto del conflitto nessun dubbio sussiste, né é stato ipotizzato, sull'idoneità

dell'Assemblea parlamentare a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene.

6 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

4. - La sussistenza dei requisiti oggettivi di ammissibilità del ricorso "per la delimitazione della sfera di

attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali" (art. 37 della legge 11 marzo 1953, n.

87) deve essere valutata secondo la prospettazione della domanda offerta dal ricorso,

indipendentemente da ogni apprezzamento sulla sua fondatezza.

La Camera, deliberando in ordine alle richieste di autorizzazione a procedere formulate dalla Procura

della Repubblica di Milano con una distinta elencazione di imputazioni, ha certamente esercitato,

secondo le regole rimesse alla propria autonomia organizzativa, un potere ad essa attribuito dall'art. 68

della Costituzione, in base alla disciplina allora vigente. Il ricorrente deduce tuttavia che la Camera,

nell'esercizio di tale potere, avrebbe sconfinato dalle proprie attribuzioni sino a concedere

un'autorizzazione a procedere non solo parziale, ma tale da subordinare l'esercizio dell'azione penale

alla possibilità di ravvisare, in relazione ai fatti per i quali si procede, solo talune ipotesi di reato.

Ai limitati fini della valutazione di ammissibilità del conflitto, non rileva apprezzare la corrispondenza

tra le singole imputazioni per le quali é stata richiesta l'autorizzazione a procedere e le correlative

deliberazioni di con cessione o di diniego dell'autorizzazione stessa, adottate dalla Camera in

conformità al proprio regolamento. Il preliminare giudizio di ammissibilità richiede solo di valutare se

la materia dedotta sia possibile oggetto di conflitto.

La Corte ha ritenuto, esaminando un contestuale ed analogo ricorso già in precedenza richiamato, che il

conflitto riguarda attribuzioni, come quella relativa all'autorizzazione a procedere spettante a ciascuna

Camera nei confronti dei propri membri e quella attinente all'azione penale il cui obbligatorio esercizio

é demandato al pubblico ministero, che sono determinate, rispettivamente, dall'art. 68, secondo comma,

e dall'art. 112 della Costituzione. La Corte ha anche ritenuto che l'esercizio del potere di autorizzazione

a procedere non può essere considerato come assolutamente insindacabile e di per sé non idoneo a

produrre interferenze lesive nei confronti di altri poteri dello Stato (sent. 462 del 1993).

Sussistono, quindi, oltre che i requisiti soggettivi, anche quelli oggettivi richiesti per la legittima

instaurazione del giudizio.

5. - Successivamente all'entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 1993, che ha sostituito

interamente il testo dell'art. 68 della Costituzione ed ha eliminato la disposizione che richiedeva

l'autorizzazione della Camera di appartenenza per sottoporre a procedimento penale un membro del

Parlamento, nell'udienza del 14 dicembre 1993 le parti in giudizio hanno modificato e precisato le

conclusioni precedentemente enunciate, ritenendo che non vi sia più interesse alla decisione del ricorso.

In particolare la difesa della Procura della Repubblica di Milano ha affermato che é venuto meno

l'ostacolo alla procedibilità in ordine ai fatti- reato oggetto della deliberazione di diniego

dell'autorizzazione a procedere, in relazione alla quale é insorto il conflitto di attribuzione. La difesa

della Camera dei deputati, ritenendo che non si possa dar luogo a cessazione della materia del

contendere, la quale presuppone l'eliminazione dell'atto oggetto dell'impugnazione, ha sostenuto che é

venuto obiettivamente meno l'interesse al ricorso.

In conclusione le stesse parti ritengono che non vi sia più alcun interesse ad ottenere una decisione sul

merito del conflitto.

Si deve constatare che successivamente all'instaurarsi del giudizio é intervenuta una revisione dell'art.

68, secondo comma, della Costituzione che ha abolito l'istituto dell'autorizzazione a procedere a

decorrere dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 1993. Ritenuto che, in

conseguenza, é venuto meno l'interesse delle parti, pur originariamente sussistente, ad avere una

7 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


PAGINE

8

PESO

541.19 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 463 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1993.
La Corte ha stabilito che nel corso delle indagini preliminari, la legittimazione a proporre ricorso per conflitto di attribuzione spetta al p.m. presso il giudice competente in ordine al reato per cui si procede.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale civile i

Introduzione causa - Schemi
Dispensa
Modelli verbali udienza
Dispensa
Trattazione causa- Schema
Dispensa
Procedimenti di cognizione
Dispensa